Caro Steven

Caro Steven, ti ricordi di Duel? Lo so, è stato tanto tempi fa, tu eri giovane, io ero una bambina, e quando lo vidi, due anni dopo, a Cervinia, se non ricordo male, mi fece una paura fottuta. Da allora, lo confesso, non ho più guardato i camion allo stesso modo. Anche perché allora andavamo in giro con un amico di mio padre, che possedeva una Giulietta spider, ultimo ricordo di una ricchezza enorme sperperata al tavolo verde. Con quella faceva ciò che adesso definiremmo pudicamente sorpassi azzardati. Sono anni che ci penso, ma mentre andava in giro con noi potrebbero avergli persino ritirato la patente…comunque, Duel durava 91minuti. Lincoln dura tre ore tre. Di Duel mi ricordo fin troppo bene, dopo millanta anni. Di Lincoln? È perfetto, sceneggiatura, regia, attori fino all’ ultimo figurante, storicamente ineccepibile, come sempre quando passi dalle storie alla Storia, persino con le battute giuste. E sta pure incassando, il che non guasta. Ma la sobrietà? L’ asciutto arrivare al cuore della storia, all’ idea fondamentale, senza colare effetti e pezzi di bravura qui e là ( lo so con quelli ci fai l’ Oscar come Supporting Role). Steven, si chiama montaggio. Quello di cui eri un maestro riconosciuto.

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E tuttavia, zero pecore, ma comincia alle otto e mezzo, per fortuna.

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QT

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Zero pecore.

Eh sì, non tutti i filmoni sono uguali, ma anche Q T per il suo Django Unchained una sforbiciati a qua e là poteva anche darla. Certo, si tratta però di un peccato assolutamente veniale, dovuto probabilmente al troppo entusiasmo e amore per Leone, Corbucci e tutti gli altri specialisti degli spaghetti western. E questo è uno spaghetti western, che affastella molti degli stereotipi del genere ( vendetta, sangue, spari, cavalli e paesaggi mozzafiato) e aggiunge di suo il tema nuovo della schiavitù, con buona pace di quelli che si sono offesi se nel film i negri si chiamano negri, come nel 1858, giustamente. In più c’ è una robusta dose di umorismo tarantiniano, vedi l’ intero episodio del Ku Klux Klan i cui membri non riescono a vedere attraverso la maschera e se la prendono pure con uno di loro la cui moglie le ha cucite.
Sceneggiatura di ferro, attori al top ( perfetti i due protagonisti Christopher Waltz e Jamie Foxx, e Di Caprio, ma c’ è a fare particine tutto un mondo tarantiniano e pure Franco Nero), ritmo sostenuto ( zero pecore per quasi tre ore di film): insomma uno dei suoi migliori. C’ è pure lui, Q.T., e si è inquartato non poco dall’ultima volta. Troppi spaghetti?

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Zombiland

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nevica sul Plana

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Sempre più filmoni

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Zero pecore

Ormai è diventata una moda. Se non sono lunghi non li vogliamo. Anche Cloud Atlas, di Tom Tikwer e dei Wachowski (che sono diventati fratello e sorella) dura un sacco di tempo. Ma almeno, nonostante tutto, il film si segue con attenzione, e il complicato andirivieni di montaggio dal passato al passato prossimo, al futuro remoto, al totalmente fantascientifico. Ė molto affascinante la costruzione delle vicende, eppure l’assunto è molto semplice, l’amore lega gli uomini e ogni gesto ci rende tutti collegati, buono o cattivo che sia. Che straordinaria novità. Gli attori sono bravi e convincenti (e giuro non sono riuscita a riconoscere tutte le trasformazioni). Zero pecore. Non è la lunghezza a condizionare il risultato.

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Filmoni

Sono tornati di moda i filmoni. Nel giro di tre giorni ho visto tre film tutti più lunghi di due ore, il che di per sé non è una garanzia di solidità. L’anno inizia con il film di Tornatore, La migliore offerta, una straordinaria prova di attore con Geoffrey Rush, ma che avrebbe beneficiato di una sforbiciata nel finale, che é la cosa più debole del film. Tornatore è uno straordinario raccontatore, e sa costruire storie convincenti.

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Una pecora ( crollato a metà partita quando il film un po’ si avvita su se stesso)

Invece, il controverso The Master è un pippone noiosissimo che la bravura dei due attori principali non basta a salvare: non ha né capo né coda, e il guru, alla fine, a parte un po’ di sano dogmatismo non sembra particolarmente pericoloso. Quanto ci dica veramente su o di Scientology non é dato di sapere.

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Quattro pecore (inevitabilmente)

Tom Cruise, che di Scientology a Hollywood è il maggiore esponente, invece gigioneggia in un fumettone, dove picchia tutti quanti, perché lui è il buono e la sua psicologia fa sembrare Diabolik un esempio odi fenomenologia husserliana. Anche qui, inesplicabilmente, più di due ore per una storia semplicissima, e tre pecore (ci mette una vita a decollare)

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Infine, il terrorismo degli anni Settanta secondo Robert Redford, un autore che dovrebbe sapere il fatto suo in fatto di battaglie democratiche. Invece La regola del silenzio si rivela una sorta di commedia intimista, dove alla lotta politica si contrappongono i valori del sentimento e della famiglia. Le ragioni vere della battaglia dei Weathermen non emergono del tutto, ma Julie Christie nel ruolo della pasionaria non pentita ( meno male) è strepitosa.
Tre pecore ( per la seconda parte inconcludente) . Smetto di postare altre immagini di pecore, sennò ci ritroviamo con un intero gregge).
L’ anno è finito con Il sospetto di Thomas Vintenberg, in un clima di dubbio, tristezza e rancore che solo gli affetti più cari possono solo in parte lenire. Zero pecore, il film molto freddo e a tratti crudele è magnifico, ma c’ è poco da stare allegri.

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neve !!!

come si vede. di neve un quintale, di folla un milione (non qui per fortuna ) chamonix

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L’anno di Paperino

Quali auguri, per l’ anno di Paperino? Il ridicolo, già ė accanto a noi, sempre. Il drammatico, ce lo ha raccontato Nonno Napo ( che se si svegliava un attimo prima, quando ai più era apparso chiaro che i sacrifici li avrebbero fatti i soliti noti, cioè noi, era sicuramente meglio). Il terribile, sono quelli che nonostante tutto riescono a farsi ammazzare dai botti. Potrei parlarvi dei film che ho visto (lo farò in questi giorni), o della mia super gatta che ormai è più larga che lunga.

Preferisco tornare indietro a quest’estate e alla storia del piccolo stambecco dello Stolemberg, così come me l’ha raccontata la gestrice del bar al passo dei Salati. Il piccolo stambecco zoppicava e tutti i giorni , su consiglio del veterinario di Alagna, la gestrice gli preparava una apposita pappa, e la lasciava in un secchio vicino alla stazione della funivia e lui veniva a mangiarsela mattina e sera e la aspettava. Per dir la verità non erano molto ottimisti… Ma tutti speravano, e quindi mi sembra giusto iniziare l’anno nuovo con la speranza che abbia superato la sua prova.

eccolo qui

eccolo qui

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Racconto di Natale

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Ormai, visto che a forza di scrivere mi sento arrivata a Dickens, vi ammannirò un raccontìno di Natale, che in effetti continua le storie che raccontavo questa estate agli amici di radiopopolare. A metà ottobre la volontaria che ci aveva dato Patsy ci ha chiesto se volevamo un altro gatto, una femminuccia che viveva in strada in modo molto pericoloso, e che cercavano di prendere per sterilizzare. Ci abbiamo pensato su. Io l’avrei presa, perché l’idea di un gatto abbandonato mi faceva star male (c’è anche una micetta che gira per il nostro cortile e a cui il nostro signor Destro lascia le crocchette) La nostra principessa al solo sentir menzionare al telefono un altro gatto, e vi assicuro che è così, ha cominciato ad agitarsi, anzi ad agitarsi tantissimo. Finché abbiamo deciso che no, l’idea di aver due animali che litigavano per casa non ci entusiasmava. A questo punto entra in scena il cugino Itt, che essendo da solo si dice disposto ad adottare la gatta. Giriamo l’idea con entusiasmo alle volontarie. Che dopo due settimane ( e questo già avrebbe dovuto dieci qualcosa) riescono finalmente a catturare la bestiola e a sterilizzarla. Poi partono armate di tutto punto per la campagna con la gatta nel trasportino. La gatta appena liberata schizza via e va a nascondersi sotto un mobile. Parte una caccia al tesoro per ritrovarla. Nel frattempo io incontro al supermercato l’altro cugino che lavora con il cugino Itt, che si mostra molto scettico sulle possibilità di sopravvivenza della gatta. A me cominciano i sensi di colpa, e anche a Francesco. Intanto la gatta, che si chiama Milly, mangia e dorme in Santa pace, ma non si lascia prendere da nessuno e si dimostra molto poco adatta alla vita domestica. In più tutte le volontarie stanno dietro al cugino Itt, vuoi per controllare cosa fa, vuoi secondo me perché la buona parte di loro trova il cugino Itt, che è scapolo e benestante, molto simpatico.
Tre giorni dopo il suo arrivo, complice una porta lasciata aperta e il fatto che il cugino Itt, come molti albini, ha seri problemi di vista, la gatta scompare. Il cortile ė grande pieno di begli anfratti, e tanti gatti simpatici. Caccia al tesoro numero due, e noi sopraffatti dai sensi di colpa, cominciamo a raccontare a quelle brave donne un sacco di storie . Da notare che quando avevamo avuto Patsy, nessuno ci aveva detto una bel niente. Dopo aver passato una mezz’ora a raccontare proprio alla signora Angela una serie infinita di balle, ho cominciato a scantonare ogni volta che vedevo qualcuno ( Francesco che esce poco ha avuto meno problemi)
La piccola disgraziata intanto si faceva nuovi amici, trovava ogni giorno cibo e una bella cesta, si faceva vedere e insomma stava benone. Questo è andato avanti sino alla scorsa quando il tempo è diventato davvero invernale. Una bella mattina il cugino Itt l’ ha trovata al primo piano davanti alla porta, e lei è entrata come se niente fosse. Da allora non si è mai allontanata, nemmeno potendo, si siede sul divano con grazia quando il cugino Itt guarda la tv, ma non si fa prendere da nessuno. Stasera l’ho riaccompagnato a casa e me l’ha presentata: nel senso che ci siamo sdraiati tutti e due per guardare sotto il divano. Come lei mi ha visto, è scomparsa con uno scatto da centometrista. È bellissima, però, bianca con la testa e il dorso maculato.
I sensi di colpa sono scomparsi.
Morale ( controcorrente): far del bene a uomini e animali non è facile come il Vangelo vorrebbe ( ed è anche un sacco faticoso).

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Buonanotte

fino alla fine del mondo
Date le circostanze, molto appropriato

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Sino alla fine ecc.

Come dicevo prima, dubito che il mio matrimonio arrivi al fine settimana, perché anche una persona piena di sopportazione come me non ne può veramente più. Degli insulti, dei ” spero che tu muoia”, dei ” non ti sopporto più” , dei bastarda, cretina, decerebrata ecc. Poi mi chiede scusa, si macera nei sensi di colpa, mi riempie di regali, il che poi fa venire i sensi di colpa a me perché rimane senza soldi. ( A proposito, qualcuno mi invita per il pranzo di Natale?). In effetti, avrebbe forse bisogno di una mamma che gli faccia tutto, e all’ora che vuole lui. Avesse i soldi, basterebbe una governante, di quelle di una volta. Molto inglese, tutto considerato in linea con la sua tradizione. Quante donne italiane hanno rovinato i loro figli portando loro la colazione a letto – cosa che mia madre, grazie a Dio, non si è mai sognata di fare. Tornando alla sopportazione di prima, l’ incidente è nato perché io ho preparato la colazione, lui è arrivato al buio ( casa nostra sembra una catacomba) e ha fatto cadere la tazza da the con il filtro ( ultima cosa caduta di una lunga serie). Lui. Però è colpa mia. Che lasciò le cose sull’ orlo. Che non metto le pentole con il manico rivolto verso l’interno. (? Questa non l’ ho del tutto capita, perché bisogna essere un elefante per far rovinare giù le pentole che si trovano sulla cucina a gas. Lui fa cadere le cose e io rompo tutto ( per la mia mancanza di previsione). C’ è un passaggio logico che non capisco. Ma ormai sono molti i passaggi logici che non capisco. I suoi scoppi d’ ira in realtà ormai sono avvenuti davanti a terzi e persino Alberto gli ha detto di darsi una calmata. Ieri poi ha abbracciato il comodino, e adesso se ne andrà in giro con un occhio giallo e viola per tutte le vacanze.
In effetti, ora che siamo in periodo natalizio, e la casa di corso Borsalino è libera potrei scomparire per un po’ …

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