Divulgare al mondo

Allora, oggi è andato in onda, per così dire il secondo episodio del podcast. Come ho detto, ce ne saranno dieci. Non avete scuse, ci sono possibilità per tutti i gusti, e per ogni supporto:

Apple: https://podcasts.apple.com/it/podcast/alpslover/id1503248441 o dall’app Podcast sul telefono, basta scrivere Alpslover dove c’è la lente d’ingrandimento

Pocket casts https://pca.st/gmst1jej 

Breaker https://www.breaker.audio/alpslover

https://podcasts.google.com/?feed=aHR0cHM6Ly9hbmNob3IuZm0vcy8xNWVkZWUwNC9wb2RjYXN0L3Jzcw%3D%3D  – Google podcast (per Android – anche qui c’è l’app da telefono

Radio republic https://radiopublic.com/alpslover-G3OQjv

https://open.spotify.com/show/4228Nu0PSDjBpC2MczSWPT e last but not least Spotify, per chi ha l’app.

Ah l’applicazione madre è sempre Anchor http://anchor.fm/alpslover

Divulghiamo il verbo

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Ritorno in montagna, quella vera

Eh sì, avevo delle ferie del 2019 arretrate, perché a marzo, durante il lockdown, ho lavorato, chiudendomi letteralmente dentro l’ufficio. Quindi, complice un operaio che mi ha dato buca, lavori non fatti, e il primo caldo del natio Mandrognistan, con corollario di impending rogne, che arrivano anche loro al primo caldo, sono scappata. A Courmayeur, nel mio bene rifugio, così aiuterò non le mie finanze, ma almeno gli amici che gestiscono il delizioso hotel Dolonne ( a cui ho telefonato praticamente giusto prima di partire). Non ho nemmeno guardato le previsioni .

Domenica essendo in cerca di pace sono andata a Petosan, che mi ha fatto conoscere mia cugina Elisabetta, perché anche se vengo qui da prima che ci fosse “il buco”, ci sono sempre nuovi angoli da scoprire.

Petosan è una vasta conca prativa, un pascolo basso, dove le mucche vengono dopo la desarpa, tra La Thuile e il colle San Carlo. C’è un itinerario con le ciaspole, invernale , che si segue anche in estate, ma io ho fatto un giro ad anello del tutto casuale, trovando nel bosco un altro sterrato e finendo poi sulla provinciale da cui sono scesa al parcheggio di Petosan. Se volete degli itinerari più strutturati, che non è quello che cerco io quando vado lì, da località Le Granges come dal colle San Carlo si possono raggiungere le fortificazioni del principe Tommaso ( le guerre di successione sono passate anche di qui) e dal colle il lago d’Arpy, il colle della Croce e tanto altro

Io volevo solo i rododendri, il verde, le Jorasses che erano coperte dalle nubi

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Nuovo pezzo di cammino

Io sono già avanti ( se seguite il mio profilo instagram @alpsloveritaly), ma qui siamo ancora alla scorsa settimana . E al pezzo di cammino che abbiamo tentato di fare noi tre in maniera abbastanza estemporanea. Forse saprete che esiste un cammino, che parte dal Santuario di Crea e arriva a Superga, toccando altri luoghi di culto importanti nella storia piemontese come l’abbazia di Vezzolano e altri minori.
Mia cugina Millina che l’aveva fatto tutto anni fa, in tre giorni, ricorda come l’ultimo tratto verso Superga si svolgesse tra tratturi abbastanza poco segnalati e strade asfaltate – queste ultime abbastanza pericolose. Io e lei volevamo fare il tratto intorno a Vezzolano, ma a metà giugno siamo stati fermati da un bruttissimo pomeriggio di maltempo, in cui ad Aramengo la temperatura era precipitata a dieci gradi.
Così stavolta io Lulù e Marisa siamo partiti da Crea. Che è un altro buon esempio di come dovremmo sempre partire da ciò che ci circonda: infatti io c’ero stata l’ultima volta da fidanzata ( e mi sono sposata nel ’92), Lulù non la vedeva da sei anni e Marisa non c’era mai stata. A Crea hanno messoin atto tutte le adeguate misure di distanziamento, e anche la Chiesa ha gli ingressi contingentati. Non sono ancora conclusi i lavori di restauro e consolidamento del Paradiso, a causa di una frana che si è aperta in autunno. Le guardie forestali ci hanno detto che i lavori, sospesi per il covid, sono appena ripresi. La visita alle cappelle è interessante, e mostra tutte le varie fasi di splendore e ottocentesco abbandono che il sito ha subito. È soprattutto all’ombra mentre il primo tratto del cammino, la discesa e poi la risalita verso Moncalvo, che è proprio di fronte, no.
Anche restando su Crea, però, il panorama è strepitoso.
Tasso di assembramento 100 ( era l’ora della messa), ma ben distanziato. Crolla a tre, più gli asinelli, scendendo. In Frazione Madonnina alla ex stazione , una targa ricorda Arduino Bizzarro, partigiano della X Divisione “Garibaldi” che operava in Val Cerrina, Medaglia d’oroal Valor Militare.

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Entr’acte (davvero non sembra pertinente, ma sotto sotto lo è)

Sabato pomeriggio, dopo un salutare pomeriggio trascorso all’ombra delle colline casalesi, ma già caldo, siamo passate a casa della cugina di Lulù, per un salutare aperitivo dopo il quale nessuna ha più cenato (frutta, tisana, nanna). A parte la mia amica canadese Marisa, che è molto più giovane, eravamo un gruppo di coetanee, due delle quali avevano già raggiunto la fatidica cifra tonda. Intanto che mangiavamo, inevitabilmente siamo scivolate sulla situazione presente – non sulla fatica della passeggiata. Ma su quella che vedeva tre …enni vestite in modo non dissimile da quelle che potevano essere le loro figlie, e dato che in casa c’era appunto una figlia che stava tagliando il prato con papà, la cosa saltava abbastanza agli occhi. Jeans, magliette, sneakers, un cappello per Marisa che comincia ad aver caldo, un vestito corto per Lulù che veniva direttamente dal tribunale. E no, non era perché avevamo bisogno di apparire uguali alle nostre figlie vere o supposte ( oddio, in giro si vede anche questo, ed è davvero triste. Personalmente nemmeno se ritornassi ad avere il fisico, mi metterei i calzoncini a fil di posteriore, e pure oltre , che ho visto addosso a ragazzine quindicenni. Perché non ho la testa da quindicenne, e meno male.

Ma non ho nemmeno la testa da sessantenne. Non liceo, ma nemmeno museo, per dirla con i nostri vecchi. Mia madre, che pure a sessant’anni andava in montagna con sua cugina ( la regina madre, per intenderci), certe volte si lasciava condizionare dall’età, o meglio da quello che ci si aspettava dalla sua età – non solo dal fatto che né lei né mia zia, che era indiscutibilmente la più stilosa di famiglia non si sarebbero mai messe dei pantaloni ( se non per sciare, mia zia era anche l’unica in famiglia che sapesse sciare)

Ecco. Non non abbiamo aspettative legate all’età. Se sia un bene o un male non ci è dato di sapere.

Liceo
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Non di sola Val Borbera

Visto che ormai possiamo uscire e viaggiare, cioè darsi montagninamente alla pazza gioia (meteo permettendo, che sinora qualcosa ci ha pur rovinato) abbiamo continuato la nostra esplorazione locale e questa volta, complice una serie di commissioni da fare siamo andate in val Lemme a Carrosio. Lulù ricordava una serie di passeggiate che faceva da bambina, dato che lì aveva trascorso l’infanzia perchè il padre era il medico condotto. Purtroppo, come spesso avviene, molte cose sono cambiate, e non so parlando solo del fatto che siamo passate dall’infanzia alla vecchiaia in un amen. Sto parlando di paesaggio, antropizzazione, industrializzazione.

Nonostante la nostalgia del passato, il paese di Carrosio è molto grazioso, e molto ben tenuto, con una sua vocazione turistica legata alle colline del Gavi. Soprattutto, intorno al paese ci sono belle alture facilmente raggiungibili. Partendo dal parcheggio principale, dove poi la padrona del chiosco appena riaperto ci ha fatto un bell’aperitivo (probabilmente stupita di due avventori, nuovi, in un giorno feriale), si scende e si supera il torrente Lemme, si passa a fianco del campo sportivo , e si segue la strada che termina al b&b Villa Rocchetta (in realtà è interrotta al traffico perché la sede stradale siè deformata a causa delle frane dello scorso autunno). Però a piedi è facilmente percorribile e sicura e continua a svilupparsi all’interno del bosco. Camminando per un’oretta si raggiunge la sommità erbosa del monte Erbone in mezzo ai calanchi.

Tasso di assembramento zero 0 nul nada manco un grillo.

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Quattro passi sulle nostre montagne

Per uno dei cortocircuiti che accadono, non spesso e quindi è anche più bello, questa settimana l’articolo escursionistico andrà letto qui. Non temete, l’autore in entrambi i casi sono sempre io, nella duplice veste di storico e redattore. In questo post, se volete, si aggiunge la mia versione semiseria.

Il tasso di assembramento è pari a 2,1 (due persone e un cane – egualmente stupite di trovare altra gente) quindi significa trascorrere una giornata senza vedere praticamente nessuno. Certo, se cominciano radio Gold, il “Piccolo” e pure noi (dell’Isral) a diffondere le bellezze della Val Borbera, è finita. Ancora non mi capacito della folla che sale sul Tobbio, che non è proprio una passeggiatina. Mi consolo pensando che gli itinerari sono molti e forse non è nell’indole italica fare troppa fatica. Tranquilli, però, i due itinerari descritti sono veramente alla portata di tutti.

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Solitudine

Ricercare la solitudine non significa essere soli. Se, ora che è stato dato il liberi tutti, la montagna è /può essere il luogo privilegiato per trascorrere un’estate tranquilla, meglio non assembrarsi tutti nello stesso luogo, come i seguaci di un certo numero di partiti politici hanno fatto non molto tempo fa.

In questo, mi concederete, io ho una certa esperienza, che risale a ben prima del covid. Le folle oceaniche non mi sono mai piaciute, ad eccezione di alcune riunite per Bob Dylan o altri artisti così, e sono sempre disposta a fare un’eccezione per il Boss, qualora tornasse in Italia prima della senescenza mia e sua (probabilmente prima mia).

Per cui intendo suggerirvi qualche itinerario di varia lunghezza, partendo dal “vicino a me”, che sia rilassante e lontano dalla pazza folla.

Ho ripreso da poco a uscir di casa, spinta anche dalla cugina di mio marito che è una delle persone che cammina con me volentieri e viceversa. Al telefono mi dice di provare il Tobbio, e io penso con un brivido, nell’ordine, alla mia schiena, alla parte terminale con il sole a picco, e al fatto che come prima uscita il Tobbio è bello tosto.

Devo dire, meno male, perché a giudicare dalle fotografie che ho visto su Instagram, la cima del Tobbio quella domenica pareva la passeggiata a mare di Chiavari.

E poi, allora c’era ancora il divieto di espatrio regionale, e una serie di mete alternative mi sono state inesorabilmente bocciate dai confini. Poi ho pensato alla Val Borbera. Ho già scritto del santuario di Cà del Bello, e dell’itinerario classico che sale da Persi, ma in effetti per arrivarci ce ne sono altri tre. Noi siamo saliti da Alborasca (dopo Stazzano), dove si può lasciare l’auto in uno spiazzo, all’inizio del paese, poi si imbocca una stradina in salita che si chiama via Cà del Bello, che porta alla Bocchetta di Alborasca, dove si biforca il sentiero : a sinistra si va verso Sorli e poi attraverso la Bocchetta Barillaro si scende sino a Pertuso a destra (ma il cartello sembra puntare in basso) verso Stazzano. Da entrambe le parti il sentiero percorre la cresta, così si ha da un lato la parte pianeggiante della val Borbera, dall’altro la pianura tortonese.

Si passa il cippo che commemora il partigiano Rino Ghion (Tricoli) ucciso quasi alla fine della guerra, poi la strada scende verso Cà del Bello, il santuario della Madonna della Neve, edificato per la prima volta nel 1672 e poi ampliata a più riprese sino al Novecento. Luogo al fresco piacevole e panoramico, adattissimo per rifocillarsi. Ritorno all’auto per forza di cose dalla stessa strada. In tutto, un paio d’ore di passeggiata quasi sempre in ombra e con moltissimi fiori colorati.

tasso di assembramento 5 ( due ciclisti , un papà con due bambine che raccoglievano fiori)

qui l’altro itinerario da Persi, molto più corto, e pure carrozzabile, se avete la solita vecchia Panda.

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Da vedere

Anche se non siamo più in quarantena, per fortuna, ho trovato due cosette divertenti / interessanti da vedere, in attesa di completare una serie di articoli su escursionismo lontano dalle folle, che inizierà nel week end .

Quindi. Grazie a La Stampa, per aver condiviso questo video di Karpos su un atleta trentino, Alessandro Zeni, che però è in forza sezione militare di alta montagna del Centro sportivo dell’esercito di Courmayeur: Zeni ha scalato una placca (in realtà un insieme di vie concatenate ) valutata 9b, alla pari con il mitico Adam Ondra. Video qui

Secondo, troppo forte: le marmotte che litigano a Pila….

Terzo, un altro pazzo che è sceso con gli sci dal Monte Bianco, anzi dalla Poire, e siccome Edmond Joyeusaz, che spero non si offenderà per essere stato definito pazzo, è un quasi coetaneo, come dicono quelli di Boris che sono tornati di moda, daje!

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Con una sola fava

La lettura consigliata di metà settimana mette insieme tre cose per me importanti: la montagna, in questo caso la mia amata Val Divedro, Formazza, Devero e dintorni, il mio lavoro di storica, e anche quello di insegnante.

Io ho iniziato bene la giornata, quindi, enjoy Su Mountcity

Tra un po’ inizieranno a chiedermi i diritti…

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Prima che tutto finisca – tutto è finito

Le piante della Pista

Domenica scorsa ho voluto osservare la città un attimo prima della fine del blocco, prendendo la bici e il suo tremendo rumor di catena e attraversando Mandrognistan Ville da sud a nord, il che a una ciclista di età avanzata che viaggia con il Cancello ha preso esattamente venti minuti. Questo per dire come un posto come questo, ad una profondità inferiore al livello del mare, dovrebbe essere percorso solo da velocipedi. E invece no. Comunque in giro c’era, probabilmente a causa del tempo un po’ così, molta meno gente di quanto mi aspettassi: bambini e carrozzini, joggers in zona cimitero, vecchietti seduti sulle panchine, famigliole al parco Carrà, praticamente l’unico aperto, secondo un criterio che non mi è stato dato di capire, dato che è molto più piccolo dell’area argini e della Cittadella che invece sono chiusi e sono molto più grandi (vogliono impedire ai cingalesi di giocare a cricket?). lo ammetto, la città vuota mi piace, perché aumenta in questo modo il suo apsetto di esperimento razionalista popolato di zombi.

Poi hanno aperto tutto. Tutto che va inteso alla sabauda, non è tutto tutto aperto, anche perché secondo i dati del Post il natio Mandrognistan si colloca al nono posto tra le provincie più infettate dal coronavirus. Non bello.

Comunque, la sveglia me l’hanno data gli addetti del comune che hanno tagliato l’erba nel viale vicino a casa (ma non nei Giardini Pubblici) facendo un rumore da terza Guerra Mondiale nonostante i doppi vetri. A metà settimana ho fatto una scappata in ufficio, perché alcune cose dovevo assolutamente farle “in presenza”, come si usa dire. Noi come tutti gli Istituti culturali, abbiamo messo in atto le necessarie misure di distanziamento e di sicurezza, e i nostri abituali frequentatori sono rimasti basiti nel non poter più frequentare la sala di lettura (il che è stato fatto per il loro bene dato che i tre quarti di quelli che vengono per la lettura -i ricercatori di solito prendevano appuntamento anche prima- stanno ampiamente sopra gli ottant’anni). Sono andata e tornata sempre in bici, e il centro città, che infatti ho frequentato poco, era pieno di gente. Giovani pronti alla movida o comunque si chiami? nada: vecchietti come me che affollavano i dintorni dei bar aperti – pochi, c’è in corso una protesta – con cani, senza mascherine e senza distanza di alcun genere. In corso roma, invece era in corso la vasca, dove i giovani, con o senza mascherina, esibivano bermude e pance al vento. Giusto, abbiamo saltato la primavera a piè pari, ed è arrivata l’estate.

Sto preparandomi alla prima escursione fuori porta, per così dire, e ho già scoperto con raccapriccio che tutti i luoghi in cui volevo posare la mia schiena malandata sono oltre confine…

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Cosa c’è da sapere

Leggendo qui e là le nuove disposizioni vien fatto di pensare che siamo governati da pazzi : andare in spiaggia, fare il bagno solo per nuotare , ma non asciugarsi, nuotare ma non affogare perché non c’è il bagnino e altre amenità similari.

Quindi vi lascio da leggere, per chi ancora non l’ha letto/ trovato in giro il nuovo vademecum del Cai . In questa bella infografica si trova tutto quello che c’è da sapere su come rimettersi in piedi ( meglio “a”piedi) in sicurezza. Porrei un attimo l’attenzione sul “ valutare le proprie capacità”: per quanto tutti noi sportivi (nel mio caso, vabbè vuol dire tirarsela) abbiamo cercato di restare in forma, l’allenamento indoor non è mai come l’uscita sul terreno. E lo dice anche Robert Antonioli, uno che ne so molto più di me, che in un recente post su Instagram ha ricordato tre cose a chi si voglia buttare subito nello sci alpinismo ( ma vale per tutti noi).

1. La montagna è sempre lì, ma noi non ne conosciamo le condizioni, perché per tre mesi ci sono andati gli orsi, i lupi e gli stambecchi.

2. La montagna è sempre lì, ma noi siamo stati qui ( lui, beato in Valfurva). Possiamo tirarcela sin che vogliamo, ma la condizione non è da campionati mondiali.

3. Ha fatto caldo. Poi di nuovo freddo. Il tempo cambia in fretta e le condizioni della montagna richiedono una concentrazione assoluta. E infatti ci sono già stati incidenti di una certa gravità – la morte di Matteo Bernasconi dei Ragni di Lecco è notizia di oggi.

Se bazzicate Instagram, il suo profilo @robertaccio90 è pieno di splendide foto, animali soprattutto, il video di oggi vede protagonisti una volpe, un assembramento di stambecchi e una coppia di caprioli, e prima ancora un leprotto sotto la pioggia. Vi ricordo che io fotografo dei gatti in cucina…

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