In montagna (o no)

Sono stata a Noli innumerevoli volte (perché conosco parecchie persone che adorano quel posto) e non una volta per varie ragioni sono andata oltre la passeggiata a mare o la focaccia all’interno- quest’ultima veramente un’ottima ragione.

Lo ammetto il castello, che si vede benissimo dappertutto, mi pareva un po’ troppo lontano per le persone con cui ero, poi per i miei tendini sfilacciati

Spoiler, non è vero.

Volevamo, io e Amica giovane, passare un pomeriggio nel tepore, e dato che il tepore si trovava più a ponente, dopo un po’ di girovagare siamo finite a Noli – perché Varigotti non mi piace. Così, dopo la doverosa focaccia, dopo la sosta per ammirare il tramonto dalla spiaggia verso Capo Noli dopo che pareva che tutto il mondo fosse lì abbiamo cominciato a girare in tondo sinché siamo capitati in via Al Castello. Capito che la via usciva dalla zona pedonale, abbiamo tagliato per un sentiero, dicendoci – boh almeno abbiamo una vista. Perché in effetti salendo pian piano, a parte qualche edificio abbandonato e pure brutto, si cominciava a vedere l’intero golfo.

Siamo arrivati così all’accesso dell’ascensore che sale dalla spiaggia ad un grande albergo (chiuso) che è il luogo dove i giovani di Noli socializzano, lo si sentiva dal profumo nell’aria. Dopo la graziosa chiesetta ( chiusa) la stradina diventa sterrato e prosegue con vista su Spotorno e su alcuni orridi casermoni sinché ad un bivio abbiamo capito che a salire si arrivava al cimitero e a scendere si finiva appunto sull’Aurelia.

Una rapida occhiata a varie app confermava che dal cimitero il castello era vicinissimo e quindi siamo salite a mezza costa. Il sentiero è percorribile con qualunque tipo di scarpe, pure con le caviglie con l’osso (cioè la spina calcaneale). Certo, finisce al cimitero ( cappella chiusa ma ingresso esterno aperto). Dal piazzale non si può fare altro che ritornare sulla strada asfaltata e cercare l’ingresso, che comunque è ben segnalato. Peccato che il castello fosse, indovinate un po’, chiuso. O meglio abbiamo avuto la netta impressione che ci abbiano chiuso il cancello in faccia – erano la 16,30 e la chiusura era alla 17 e forse mezz’ora non era sufficiente per la visita, chissà. Comunque, se abbiamo capito bene dal cartello, l’apertura dovrebbe essere domenicale.

Se ci andate in auto ( perché alla fine ci si può andare) il posto migliore per parcheggiare è appunto il cimitero, dove si trova l’unico slargo dei dintorni. Noi siamo scese, alla fine, lungo via Al Castello guardando i giardini e invidiando un po’ i proprietari e facendo previsioni non proprio ottimistiche sul futuro dei borghi composti ormai di seconde case. Chiuse.

Tempo dell’operazione a piedi, un’ora e mezza, direi, ma non abbiamo calcolato nulla perché eravamo in modalità “ guarda che bello scorcio sul golfo”. Poi siamo andati a prendere qualcosa in uno dei tre bar aperti : quello dei motociclisti, quello sulla piazza, la pasticceria che fa buone cose, e questo in via Milano con le sciure di Noli che prendevano il the. Noi abbiamo preso un chinotto.

Pubblicato in allenamento, camminare, inmontagnadognicosto, Liguria, Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Inverno

UN GIORNO D’INVERNO A BRESSANONE
Sei sguardi, una città che si sveglia nella luce fredda dell’inverno.

Ci sono città che d’inverno si chiudono. E ce ne sono altre che, proprio quando il freddo
stringe le pietre, aprono piccoli mondi silenziosi: gesƟ che sfuggono ai più, ma che
raccontano un’intera stagione.
Bressanone è così: un intreccio di vite che all’alba, nel bosco, tra scaffali, piste e chiostri, dà
forma a un inverno che non ha bisogno di alzare la voce.
Questa è la sua giornata.

Alle 5: Benjamin Profanter, il pane che anticipa la luce
La città dorme ancora, ma nel laboratorio il forno vibra come un cuore in anƟcipo. Benjamin,
mani di farina e occhi attenti, ascolta l’impasto come fosse un racconto. È il primo respiro
caldo della giornata. Fuori il freddo è vetro, dentro tuƩo profuma di aƩesa. L’inverno, qui,
deve ancora accadere — ma il pane lo sa già.

All’alba: Maria Fink, che peƫtina la Plose con il suo gatto delle nevi
Il cielo passa lentamente dal blu al rosa, quasi avesse paura di rompere il silenzio. Maria
guida tra pendii e creste, unica donna battipiste della Plose. Ogni suo passaggio è una carezza
larga e lenta sulla neve. La montagna si lascia pettinare, docile solo per un momento. Poi
tornerà selvaggia, ma intanto le regala questa intimità rara che esiste solo prima del mondo.

A metà mattina: Max Röck, la neve che ascolta
Il bosco non parla, ma ascolta.
Max accompagna il suo gruppo su sentieri che sembrano nati quella notte. La neve
scricchiola piano, gli abeti trattengono il fiato, il sole esita tra i rami.
Lontano dal rumore della stagione, l’inverno qui diventa una lente: ingrandisce il silenzio,
avvicina le distanze, rivela ciò che resta quando il superfluo si scioglie.

In città: Bruno Kaser, il custode della quiete luminosa

Nella Biblioteca Civica la luce entra dritta come una riga di matita.
Bruno cammina tra scaffali che sanno di legno e di storie, sistema un volume, saluta un
lettore che arriva infreddolito.
L’inverno fa risuonare lo spazio più piano, più intimo.
Ci sono luoghi che accolgono: questa biblioteca è uno di quelli.

Nel pomeriggio: dott. Hanns-Paul Ties, l’eco dei secoli a Novacella
All’Abbazia di Novacella il freddo non è ostile, è memoria.
Il dott. Ties attraversa il chiostro con i suoi appunti, mentre il vento sfiora i mureƫ anƟchi.
Nel museo controlla una teca, annota una data, riconsidera un deƩaglio.
Quasi nove secoli di storia gli camminano accanto.
Non fa rumore, la storia — ma non dorme mai.

Sotto i portici: una signora che conosce il ritmo della città
La giornata declina lenta.
Lei cammina con passo corto, il fiato che si dissolve nell’aria grigia. Si ferma a guardare una
vetrina, accarezza la pietra tiepida.
Non ha fretta. L’inverno, qui, non si corre.
Ci si lascia semplicemente attraversare dalla sua calma.

Un inverno abitato
Sei sguardi, sei gesti, sei respiri di una città che d’inverno non si limita a esistere: vive, lavora,
pensa, custodisce, accompagna, ricorda.
Bressanone non è solo un luogo da visitare.
È un inverno abitato dalle persone che lo rendono possibile.

(i miei amici di http://www.brixen.org/ mi mandano questo bellissimo pezzo sulla tranquillità della città in inverno, così tranquilla, ovattata e serena. Tra meno di due settimane iniziano le Olimpiadi e saremo tutti in coda a Tirano come sempre)

© Bressanone Turismo_Fabio De Villa

( di Maria Fink, come leggerete sul link, avevo già parlato)

Pubblicato in #sponsorizzato, Bressanone, camminare in città | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Fenicotteri -ancora

L’altra visita che volevo fare in Francia, come alternativa alla contemplazione del mondo – e l’ho contemplato, comunque – era alla presqu’ile de Giens, vicino a Hyères. Dove avevo avuto la promessa di di vedere i fenicotteri. Ancora.

Tanti

In realtà ho sbagliato strada, perché sono rimasta sulla via principale che percorre la penisola (D197) mentre il punto di osservazione ornitologico si trova dall’altro lato, lungo la Route du Sel. In ogni caso anche se le foto non sono così chiare, i fenicotteri c’erano e anche tanti. E contemplarli – non facevano nulla di spettacolare, stavano lì e mangiavano – è comunque parte del mondo.

Poi ho deciso, fra le varie possibilità che avevo, di salire a vedere il tramonto a Giens, e ho scoperto che contemplare il tramonto dalle rovine del Castello è un’attività piuttosto gettonata, e che tutto sommato le mie ginocchia e ossicini vari parevano tutto sommato ben disposti verso un centinaio di scalini, salitelle e gente che nel frattempo giocava alla pétanque ( una delle cose che da sempre mi stupisce in Francia è come il gioco delle bocce sia assolutamente trasversale, interrazziale, intergenerazionale e non sessista. Nel campetto di Giens, nel giardino pubblico giocavano un ragazzo e una ragazza sui trent’anni, e giocavano ancora quando sono tornata al parcheggio, alla luce dei lampioni). A Giens non c’era un bar aperto.

Però il tramonto meritava.

Sia Giens sia Hyères davano davvero l’impressione di vivere solo d’estate. A Hyères, che ha un centro storico pittoresco e una torre dei templari, in giro non c’era assolutamente nessuno, e quelli che c’erano non davano l’impressione di essere tanto affidabili, ma magari è un’impressione sbagliata

La torre dei templari (non era una battuta, prima)
Pubblicato in #viaggimentali, camminare, Francia, French Riviera, Uncategorized | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Sono tornata in montagna

Avevo una mezza idea di fare alcune cose, ma sono incappata nella settimana freddissima di cui hanno parlato tutti con le temperature che la sera scendevano vicino o addirittura sotto lo zero (a St . Raphael – l’unico posto in cui la temperatura era accettabile era Cannes, e non credo che sia colpa del fatto si passi il confine del Var).

Così sono andata a fare un giro alle gorges du Verdon che non avevo mai visto e ne ho approfittato per fare una mini passeggiata ma sono proprio i primi tentativi (riuscito, ma non mettiamo il carro davanti alle zampe).

Ho fatto il percorso a nord (D952), che in inverno rimane al sole sino al tramonto (e però per fare le foto ricordate che siete contro sole): l’idea era di ritornare su Ayguine, ma al terzo tratto ghiacciato con le stalattiti di ghiaccio che precipitavano sulla strada ho deciso di lasciar perdere e di fermarmi nei vari punti panoramici e poi al lac de Sainte Croix. Il migliore resta comunque il point sublime all’inizio dove si può camminare anche un po’

Per il resto, bello è bello ma insomma è come la val Borbera – ésprit Mandrognistan at its finest.

Pubblicato in #viaggimentali, French Riviera, Uncategorized | Lascia un commento

Un modo alternativo per fare un picnic

Sono in vacanza, che è sempre un bel modo per iniziare l’anno, anche se quest’anno sono sola: per motivi diversi né Lulu né Amica Giovane hanno potuto venire – e non a causa di (nuovo) Fidanzato Ingegnere, che è un unicorno di uomo (nel senso che ha davvero tutte le virtù e se glielo chiedo viene anche a sistemarmi una presa difettosa nel bagno, perché ovviamente siamo stati già presentati): no, c’è di mezzo una questione di lavoro e lo sapevamo da un po’. Lulu invece ha la situazione familiare della maggior parte delle persone di una certa età: quella di essere l’unica caregiver di una persona ancora più anziana. E’ capitato anche a me e per molto tempo, tra l’altro.

Comunque sto nei dintorni di St. Raphael, in un posto praticamente deserto (in estate sicuramente no) dove ci siamo solo io, i locals, che sono piuttosto amichevoli, e gli scoiattoli.

Ma siccome se nasci storica poi ti tocca, stamattina, dopo essere andata a far la spesa, sono andata sino ad Agay, che è a due passi praticamente, a vedere un posto che avevo già costeggiato un paio di volte senza fermarmi (perché non è che puoi imporre le tue ossessioni storiche proprio a tutti. Ho trascinato mio marito a Mauthausen, e dopo mi ha pregato di smetterla- perché è una esperienza che non vuoi ripetere)

Sono andata alla Plage di Dramont, che ora a chiama, più pomposamente Plage du Debarquement. Perchè gli alleati, nel ‘44 non sono sbarcati solo in Normandia dove tra l’altro è morto un terzo delle vittime francesi di tutta la guerra. A ferragosto dopo qualche incertezza, hanno invaso la Francia anche da Sud, dove tra l’altro hanno incontrato molta meno resistenza – perché infatti si sono ben guardati dallo sbarcare a Marsiglia o a Tolone e a Frejus sono finiti sulle mine.

Comunque ho scoperto che la spiaggia vista mezzo da sbarco è un posto ideale per fare un picnic. Ieri c’erano almeno quattro gruppi di persone sedute ai tavoli di legno allestiti vista mezzi da sbarco.

Il mezzo da sbarco

C’è da dire che la spiaggia è in un posto decisamente caldo e assolato. Qui sta facendo freddissimo e tira un vento molto poco mediterraneo (ma d’altro canto siamo quasi in Provenza-

E il mistral dei poeti soffia in inverno

Pubblicato in Francia, French Riviera, Uncategorized, viaggi | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

L’anno non è ancora finito

Dato che oggi è una giornata strepitosa e io sto andando all’opera vi lascio una foto del nostro padre Viso.

Quel che si intravede sotto si chiama smog, ed è quella cosa che ogni volta che esco di casa mi fa tossire. Che gioia. Sarebbe una giornata da montagna ma il pericolo valanghe sul nostro pezzo di arco alpino sta tra 4 e 5. Lasciamo stare.

Aggiornamento: oggi 31 dicembre in Mandrognistan ville c’era la nebbia (o lo smog in forma visibile) , faceva un freddo degno di inverni di un tempo- e se tirate botti spaventando flora fauna e esseri umani, spero vi si attacchino alle mani ( Alpslover comprensiva per il sociale)

Buon Anno (che sarà come quello vecchio, come ben diceva il buon Leopardi)

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

All I want for Christmas is

Un ortopedico, lol. E l’ho avuto, tra l’altro, insieme a una bella infiltrazione di cortisone in situ. Però era molto più ottimista di me– e lì non ci vuole molto. E in più mi ha assicurato che ho ottime ginocchia per una persona della mia età. E su quest’ultima cosa temo non ci sia molto da fare o da dire ( una mia ex studentessa è diventata chirurgo plastico, almeno potrei farmi fare qualche punturina ma non nel ginocchio).

A oggi immagino avrete finito con i regali di Natale, messo su le pentole, salvato i doni per i bambini dalle grinfie del gatto, salvato l’albero di Natale dalle medesime grinfie _ ma okkio che anche i cani ci possono mettere del loro. Cosa manca? l’ansiolitico per il pranzo di Natale? Le bombe per capodanno no, per favore: non è perché ho dei gatti che tutto sommato del rumore se ne fregano che questo va bene per tutto.

Sta nevicando su mezzo nord Italia – mi diceva un collega di Cuneo che in città nevischia ma basta fare due passi più in là che fiocca secco. Quindi vi lascio con l’idea di potervi rotolare nella neve, adeguatamente bardati sino all’epifania, oppure sedervi davanti al mare con un buon libro e lasciar scorrere la vita. Va bene tutto.

Ci vediamo l’anno prossimo.

Pubblicato in #postserio, Anatra zoppa, cazzeggio, Uncategorized | Lascia un commento

La solita solfa (it ‘s beginning to look eccetera)

Allora questa la consueta lista in aggiornamento, di cose da fare sino a Natale- ossia stressarsi fuori casa, anziché in casa propria, perché Natale è bello per i bambini ma dalla fine dell’adolescenza in là, come si dice qui, finisce di essere un nolo.

PIEMONTE. Ad Asti, sino a Natale, mercatino natalizio in piazza Alfieri, con ruota panoramica, giostra natalizia ( va bene anche per gli anziani), cibarie ( tante) e addobbi, pantofole e i cappelli dell’ atelier di Valentina Pesce che mi piacciono molto. Nelle vicinanze, il villaggio di Natale di Govone.

Poi il mercato degli angeli a Sordevolo, il villaggio di Natale al ricetto di Candelo, le casette e la ruota panoramica di Mandrognistan Ville (disperato tentativo per non sprofondare ancora più in basso nella classifica delle province in cui si vive peggio): lo ammetto, non ho ancora avuto tempo di guardarle, ma stay posted.

Piazza Alfieri dall’alto

Nel week end di Sant’Ambrogio, la consueta kermesse di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo, dove ci sarà tutto il mondo e un altro po’. Il 13 presepe vivente in notturna a Pian Munè, che è bellissimo e vale davvero la pena -anche a salire in funivia come gli invalidi come gentilmente mi hanno suggerito di fare.

Si deve comunque scendere a piedi e quest’anno c’è la neve, quindi o ciaspole o ramponi. Per info i social di Pian Munè in particolare Instagram.

Valle d’Aosta. In pieno svolgimento il Marché Vert Noel ad Aosta, nella centralissima piazza Chanoux. E’ piccolo, raccolto, ha molte idee regalo graziose, e lo si può visitare praticamente in mezz’ora. Così vi avanza tempo per le mostre che ci sono ad Aosta, o per vedere l’area archeologica di St. Martin de Corléans. Ricordate la Fiera di San Martino? Ho accompagnato la mia amica unicamente perché volevo vedere il museo, che quel giorno, in contemporanea con la Fiera, era gratuito. Ne vale assolutamente la pena, è possibile toccare le stele e le incisioni (ecco magari meglio non abbracciarle in un afflato di neopaganesimo, ma è possibile toccarle -ricordate, i menhir di Carnac non si toccano). Portarsi via delle stele che pesano parecchie tonnellate non è facile come rubare i gioielli del LOUVRE, ma vi assicuro che probabilmente ci sono più allarmi. Comunque, interessantissimo, con un allestimento spettacolare e un’energia pazzesca. Tra l’altro stanno ancora scavando.

C’è un mercato natalizio a Chatillon, a Courma hanno già illuminato l’abete.

Trentino e sud Tirol

Sono già in pieno svolgimento i mercatini da Trento a Vipiteno. E la prima o quasi settimana di dicembre – è anche la settimana di San Nicola e della sfilata dei Krampus – i suoi aiutanti secondo molte tradizioni: San Nicola non solo non lascia regali per i bambini cattivi, ma li fa prendere dai Krampus che sembrano mamutones di Mamoiada con le corna.. Questa settimana sono in val di Fassa e nel Salisbughese. Di Innsbruck ho già parlato nel post precedente.

A Bressanone, al mercatino di Natale, alcune bancarelle speciali sono veri e propri tesori nascosti, dove l’antica arte artigianale si esibisce in tutta la sua magia.
Per la prima volta al mercatino di Natale si trova uno dei prodotti artigianali più originali: i ricami con penne di pavone. Ancora oggi questi ricami adornano i costumi tradizionali con cinture e bretelle riccamente decorate, ma allo stand XanderFederkielstickerei di Alexander Patzleitner si trovano anche borse e portafogli, nonché custodie per cellulari dal look tradizionale.
Per il falegname e designer Michael Lunger di Holz Live esiste solo il legno proveniente dalle foreste locali. Da esso ricava tipiche decorazioni natalizie e piccoli oggetti. Ama particolarmente il legno di cirmolo, che lavora per ricavarne cuori, stelle e lanterne.
Anche Johann Gafriller lavora il legno. Al mercatino di Natale espone i suoi lavori di tornitura, come ciotole e altri articoli decorativi natalizi.
Anche la produzione di candele è una tradizione in Alto Adige. Irmgard Mayrhofer con le sue figlie si è dedicata a questo mestiere e nel suo stand Mimata vende anche portacandele in argilla, radici di melo e altri prodotti in legno.
Le numerose palline di Natale colorate della Kunststube Lissy attirano davvero l’attenzione.  E qui mi piacerebbe davvero andare, e invece ( mi tocca lavorare). Se lo trovate, un bell’articolo di Jeanne Perego su “Il Dolomite” mette in evidenza l’aspetto solidale che c’è dietro alcuni stand. Un motivo in più per andare a Bressanone.

(Foto Brixentourism)

Francia

Il primo mercatino natalizio l’ho visto a Aix en Provence, deliziosa cittadina piena di fontane dove già a metà novembre occupava Cours Mirabeau, il pieno centro della città vecchia, un posto perfetto per un mercatino natalizio, perché il viale è pieno di caffè e ristoranti, e ci sono molte fontane coperte di muschio.

Il mercatino

Il 7 dicembre mercatino natalizio a Sospel, il 14 grande Mercato natalizio a Tenda ( tutte e due vicino alla frontiera italiana ora che il Tenda è finalmente aperto), itinerario dei presepi a Roquebrune, mercatini a Mentone e anche a La Turbie.

Pubblicato in #postserio, #sponsorizzato, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

It’s beginning to look a lot like Christmas…( con la musichetta)

Magari cantata da Micheal Bublè ( che personalmente preferisco a Mariah, anche se nessuno batte il buon Bing Crosby o Nat King Cole)

Eppure dicembre non è nemmeno incominciato, ed è Natale quasi dappertutto, e sì anch’io ho già fatto l’albero di Natale, con supervisione

Lo so, hanno un aspetto truce in questa foto, ma sono stati quasi bravi

E sì, anche Pepita ha la coda corta.

Comunque, prima di tediarvi con la solita solfa del cosa fare a Natale, che comunque è già in via di compilazione, vi scrivo qualcosa sul Natale a Innsbruck, che in effetti era una cosa che volevo vedere da parecchio tempo, ed è curioso , o meglio penso sia frutto di attenta programmazione il fatto che la Alpinmesse abbia coinciso con l’apertura dei due principali mercatini natalizi della città, quello alla Markthalle e quello della città vecchia. Che sono quelli più “vecchi” e tradizionali.

Adesso funziona anche quello in Maria-TheresienStrasse, e un altro si tiene anche nel quartiere più decentrato ma alla moda di Wilten.

Come si vede, molto colorato, molto artigianale ( in questo somiglia al mercato di Aosta), con oggetti in legno, vetro e ceramica, gioielli in argento, molti addobbi natalizi in legno, candele artigianali.

Specialità locali, anche, ma lo scopo sembra essere altro. E, onnipresente, il Glühwein, il vino speziato caldo che non chiamiamo vin brûlé , che onestamente alle dieci del mattino non mi pareva il caso. Sotto la neve molto romantico. Ma tutta la città era decorata, con grandi sagome di cavalli e renne e i personaggi di Alice. ( ok lo confesso, me lo aspettavo più grande più bello più tutto, come sempre le aspettative sono troppo alte, ma già ero contenta che ero arrivata sin lì e che che caviglia ginocchio e altre frattaglie stavano bene).

Il pomeriggio, approfittando dei de cuius stabili, ho fatto un salto sino ad Hall, ho manifestato un parcheggio per non pagare un altro esoso ticket, e ho scoperto che lì c’è un delizioso piccolo mercato molto locale di botteghe e artigianato, con le sciure eleganti del posto che bevevano Glühwein al posto dell’aperitivo (Hall è stata per parecchi secoli la capitale del Tirolo e la sede della Zecca), e i bambini che giocavano. Una meraviglia e zero turisti ( ma pure a Innsbruck in un giorno feriale).

Pubblicato in #postserio, Alpi, inmontagnadognicosto, Innsbruck, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | 1 commento

Una sintesi, adesso

Ieri sera ho iniziato a buttar giù alcune considerazioni sulla due giorni della Alpinmesse.

  • Cifre. ovviamente niente numeri ancora, ma tuti quelli con cui ho parlato sono stati concordi nel parlare di una notevole affluenza per il primo giorno, dato c’erano anche alcuni eventi per la stampa a cui io ovviamente non ho potuto partecipare perché ero per strada. Domenica di gente ce n’era, e alcuni incontri, come quello con Gerlinde Kaltenbrunner, erano ben pieni, con la gente in piedi e stravaccata qui e là (è quello penso che ha ucciso il mio ginocchio per metà pomeriggio, ma ci sta assolutamente). Tra l’altro Gerlinde è una delle mie atlete preferite con Nives Meroi e con la buonanima di Chantal Mauduit, e mi ha fatto piacere sentirla parlare, e capivo abbastanza anche quel che diceva. Meno piacere ovviamente sentire dire che le donne atlete in montagna hanno ancora difficoltà a trovare sponsor per finanziare le spedizioni. D’altro canto, programma alla mano, quello era anche l’unico incontro che avesse come protagoniste atlete donne.
  • Ho assistito ad altri due talk, e quello di Lukas Wörle era sicuramente il più interessante, non solo per il magnifico documentario che lo accompagnava. Panorami mozzafiato.
  • La fiera in sè: come sempre non grandissima e un po’ caotica (raggruppare tutti insieme gli istituzionali no?). Spazi stampa non pervenuti – ho chiesto. eccellente idea il guardaroba, che non ricordo se ci fosse nelle altre edizioni, ma le mie risalgono a prima del Covid. In ogni caso utilissimo: fuori si era a -5, dentro a +30 almeno. E non ho dovuto trascinarmi dietro il cappotto pesante. Era enorme: SalTo prendi nota. Ristorante un po’meh, l’ultima volta avevo peso un piatto caldo vero e proprio, questa volta la cosa migliore davvero erano i pokè di pollo riso avocado e chutney. In compenso tutti ti offrivano il caffè, quello che ho preso da Haglöf era particolarmente buono.
  • Come sempre gli spazi bambino numerosi e simpatici – gli unici con sedie e poltroncine in cui stravaccarsi, per genitori e nonni tra l’altro. In ogni caso, complimenti alla queen bionda di cinque anni – non di più di direi – che si arrampicava come un gatto con un vestitino di paillettes.
  • Gli italiani: Karpos, che aveva un paio di giacche antivento con l’esterno in pile davvero carine; Ferrino e Grivel (che però, confesso, non ho trovato). Lato turismo, l’Alpe Adria trail, che è un progetto interreg, la provincia di Cuneo, e le valli Maira e Lanzo. Tutti e due lamentavano di essere in un corridoio un po’ defilato, ma di avere comunque avuto, specie nella giornata di sabato, parecchi contatti. Gli ambienti della provincia di Cuneo penso siano apprezzabili dagli austriaci che amano i luoghi un po’defilati e selvaggi. E bene ha fatto la provincia di Cuneo a venire. Sicuramente la regione Piemonte dovrebbe allargare i suoi orizzonti , lo pensavano un po’ tutti gli operatori con cui ho parlato. Ah e Salewa è sempre il main sponsor dell’evento.
  • Una delle cose che in generale mi interessa approfondire è la fotografia con i droni. Al primo piano c’era un affare con almeno sei rotori, grande quanto il letto della stanza superior in cui sono alloggiata: oggettivamente dava l’impressione di poter abbattere una intera squadra di carriarmati. E forse, chissà, veniva da lì – non mi stupirei affatto. La versione piccola, grande come un IPad, costava 5000 e rotti euro, ridotti a 4200 dal prezzo fiera. Forse se me lo paga il National Geografic.
  • Per la roba più tecnica, vi faccio un post di consigli per gli acquisti, cioè di quello che mi è piaciuto, che tanto non mi paga nessuno, per Natale. Io il regalo di Natale me lo sono già fatto (a meno che non vogliamo chiamare regalo di natale il passaggio dall’ortopedico.
Salomon, ma non sciando non posso dirvi niente
Pubblicato in #postserio, #sponsorizzato, #viaggimentali, Collaborazioni, Innsbruck | Contrassegnato , , , | Lascia un commento