Primo giorno di caldo e quindi mischione

Come promesso, un po’ di foto dell’escursione da casa del Romano verso l’Antola con tanto di narcisi in bella vista.

Dato che oggi è stato il primo giorno veramente estivo (cioè di caldazzo, da queste parti), ho cercato di emigrare in altri lidi, salvo scoprire “dove va signora ?” “A Chianocco” ” ma deve andare a destra o sinistra (in effetti, dritto)? da Susa arriva la manifestazione No tav” “Ah grazie, torno verso Torino” Siccome il dialogo si è svolto ad un posto di blocco della polizia, e il poliziotto, per altro gentilissimo, aveva l’aspetto di quelli che tempo trenta secondi si mettono in assetto antisommossa, ho evitato di discutere sia con lui sia con i manifestanti no tav. Andando verso Borgone ho incontrato un bel po’ di gente che si sistemava per aspettare il corteo. Ho ideee molto definite su un sacco di cose, ma la questione NoTav mi ha sempre lasciato molto combattuta perché le ragioni della gente della valle sono assolutamente condivisibili, ma allo stesso tempo, togliere un po’ di tir dalle strade e di cappa caliginosa da Torino e dintorni non è male…Tra l’altro, l’edizione torinese del quotidiano sabaudo dava notiza della cosa, ma non è che leggo tutte le edizioni locali tutti i giorni (in realtà posso, ho un abbonamento digitale, in realtà sarà meglio, ogni volta che abbandono il mondo mandrognistano per uscira dalla provincia, non si sa mai). In ogni caso sono andata poi al colle del Lys, sperando di trovare un po’di fresco, e ho fatto una passeggiata (notate le parole) fotografando un po’ di rigogliosi rododendri.

come questo

Ho trovato molti motociclisti (la strada si presta, fate attenzione), molti ciclisti (c’è stato il giro d’Italia nel 2018, se non vado errata) e molti caprioli.

Il mio amico Manuel Chiacchiararelli, di cui vi ho già parlato, fotografo e guida naturalistica, ha passato un po’ di tempo con una famiglia di volpacchiotti: vi linko l’ultimo articolo

Ci sono i rimandi ai due precedenti e al video: le mie foto preferite sono le ultime due della prima serie (il volpacchiotto che si gratta l’orecchia): Manuel rispondendo al mio commento ha confermato che lui era il più avventuroso del gruppetto. Sono bellissimi.

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Cose da fare in primavera 2 (prima che sia troppo caldo e tra un diluvio e l’altro)

Premetto, per pigrizia non ho ancora scaricato le foto: molta pigrizia, dato che sono di domenica scorsa. Quindi per la galleria di foto rimando ad un prossimo post.

Fra le cose da fare in primavera, sicuramente, ci sono le esplorazioni degli Appennini, che diventano però un po’ troppo afosi in piena estate: si tratta per lo più di itinerari in cresta, dove il sole, in estate, è piuttosto potente.

Stranamente in tutti questi anni di vita, la mia famiglia ha sempre un po’snobbato gli Appennini, probabilmente per mere ragioni logistiche: mio padre non guidava. E arrivare sino a Casa del Romano, in fondo alla val Borbera, e sul versante ligure (siamo nel comune di Fascia), richiede in auto quasi due ore (con lo stesso tempo vai a Courmayeur, o direttamente in Francia) di strada provinciale stretta, ondulata, piena di buche, e spesso priva di protezioni. Una favola.

Probabilmente questa è la parte più faticosa dell’intera giornata. Una volta raggiunta la Casa del Romano (albergo ristorante dove, mi assicura la solita fonte fidedigna che mangia fuori più di me, si possono gustare eccellenti manicaretti), si parcheggia, e si prende a fianco della casa l’imbocco del sentiero 200, si supera la cappella di San Rocco, l’osservatorio astronomico, e seguendo i cartelli si prosegue in leggera salita sino a trovarsi sullo spartiacque. Il sentiero in falsopiano, ottimamente segnalato, rimane quasi sempre sul versante ligure, ma è possibile affacciarsi facilmente verso il versante della Val Borbera, a nord, mentre verso sud, man mano che ci si avvicina alla vetta dell’Antola compare il lago del Brugneto). Dopo il passo tre Croci, si passa al di sotto della vetta del Monte Tre Croci, si entra nel bosco e ci si ritrova sull’ampio costone della vetta del Monte Antola, da cui si vede benissimo la croce di vetta.

Ecco, io mi sono fermata più o meno lì: perché la bella pensata di scapicollarmi in fondo alla Val Borbera l’ho avuta nel primo pomeriggio di una bella domenica di sole, quindi sono arrivata nei dintorni di Fascia quando ormai le persone stavano abbandonando i luoghi. Non è stata una cattivissima idea, però: alle strette c’erano ancora le auto parcheggiate sin sugli alberi, e qualcuno alle prese con improbabili grigliate (per cena?), segno che il rilancio turistico del posto sta funzionando alla grande. Il bello è, però, ritrovarsi quasi da sola sui sentieri, con il sole in fronte ma non molto forte (per gli altri, meglio muoversi la mattina in modo, all’andata e al ritorno, da aver sempre il sole dietro alle spalle), e la temperatura più mite. Approfittando anche delle ormai lunghe ore di luce sono tornata a casa che il cielo era ancora chiaro: e ho potuto vedere due numerosi gruppi di caprioli, una volpe e una bella leprona (che spero non sia diventata la cena della volpe).

Se volete una descrizione più seria (ma in effetti non più precisa, è tra l’altro una descrizione invernale, vi indirizzo al sito del parco dell’Antola)

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Gattini

Ragazzi, questo sito sta diventando troppo serio, quindi un infrasettimanale di #gattini e #streamofsfiga ci vuole.

Lunedì ho preso ferie perché nel pomeriggio avevo ben due assemblee condominiali (quelle le liquido con una sola frase: abito e ho abitato con una manica di dementi, e dato che un sito è un luogo pubblico mi fermo qui), e perché, anche, ho una lunga serie di ferie non godute, dato che nel 2020, mentre l’Italia era bloccata, io ho lavorato in presenza nell’ufficio deserto – sicuramente un posto più sicuro di molti altri.

La mattina volevo andare a consegnare degli abiti in ottimo stato ad un’associazione che li raccoglie. Avevo fatto i miei scatoloni in garage e ho pensato di spostare Maggie la Mégane. Invano: Maggie la Mégane è morta lì. Tiro giù un paio di imprecazioni, faccio cadere la bicicletta, mi arrampico qua e là per recuperare i miei scatoloni e penso adesso chiamo l’elettrauto. Invano: ho dimenticato il telefono.

Pace. Carico i miei scatoloni sull’altra macchina, e penso che alla faccia dell’ecologia avere due macchine è una cosa sensata. Arrivo davanti all’associazione e sulla porta c’è un cartello che dice che il ritiro degli abiti usati è sospeso sino al 31 maggio. Lunedì era il 31 maggio. Penso eccheccavolo e scarico gli scatoloni. Morale: ho parlamentato per farmeli accettare dal responsabile. Probabilmente l’occhiataccia che gli tirato deve averlo convinto. Come ho già detto più volte, fare del bene è faticoso. Dato che il mio elettrauto è vicino all’associazione, vado direttamente.

Prime parole di Fabio l’elettrauto: <<Ma hai ancora quella macchina?!>> Ehm sì, ha quindici anni, ho capito che ormai posso guidarla solo io (gli altri si spaventano per la frizione che non va su e per il cambio che non entra) ma salvo complicazioni va benissimo. <<Va beh, vengo oggi>>.

A quel punto, visto che non avevo più frutta in casa, sono passata nella piazza vicina dove il lunedì c’è il secondo mercato di Mandrognistan Ville, quello agricolo (se volete comprare un pollo vivo è in piazza Perosi che dovete andare). Banchi di frutta a iosa, mi fermo nel più vicino che è abbastanza affollato. Compro albicocche fragole un melone un peperone; vicino a me un signore (sudamericano direi dall’accento) compra asparagi, un melone, albicocche e no no fragole, sono allergico. Paghiamo quasi insieme e ognuno va per la sua strada.

Arrivo a casa, faccio per mettere la giacca a posto nell’armadio e vedo che la porta del medesimo è socchiusa e mezza mia giacca di Max Mara è incastrata nella porta e qualcuno si è arrampicato sulla giacca e ha tirato tutti i fili. Al mio urlo qualcuno ha fatto praticamente un capriola ed è corso a nascondersi sotto il letto.

Caccio dentro la giacca (ho poi passato un’ora e mezza a risistemare trama e ordito e a stirare il tutto e insomma è ancora mettibile), torno in cucina, apro il sacchetto di plastica e dentro, rullo di tamburi, ci sono un melone, un cestino di albicocche, un mazzo di asparagi. Ho immaginato la faccia del tipo allergico alle fragole. Ho messo in frigo la roba, mi sono girata, e la borsa di plastica era in terra e sopra Fanny stava facendo una lunga e beata pipì, socchiudendo gli occhi come a dire grazie mamma. Non so perché ma la plastica l’attira irresistibilmente, se non c’è plastica in giro non sporca mai altrove. Per fortuna centra sempre perfettamente l’interno della borsa, così basta arrotolare i lembi ben stretti e buttare via il tutto e il pavimento è rimasto immacolato.

Nel pomeriggio è venuto Fabio e Maggie è di nuovo alive and kicking, visto che la terrò almeno sino alla prossima revisione. Dei dementi ho già detto; morale della favola, era meglio se lavoravo.

Gattini (c’è anche il colpevole)
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Cose da fare in primavera

Oggi tornerò a parlarvi della Valchiusella, che per me è un luogo del cuore. Dalle foto capirete che la mia visita risale al periodo giallo invernale, e che ora la visita è assai più remunerativa sia per i colori sia per gli animali .

Delle diverse parti della Valchiusella non ancora esplorate, una che mi ha sempre incuriosita è quella che circonda il bacino di Vistrorio.

Come si vede, qui il bacino è ancora in veste invernale, adesso il bacino sarà probabilmente più in secca.

Per arrivare al bacino, è meglio salire non dalla strada della Valchiusella, che passa a lato della sponda sinistra dell’invaso fatto dal torrente Chiusella chiuso dalla diga Gurzia, ma da Baldissero Canavese con la Sp 61 sino a Vidracco, dove si può lasciare l’auto a fianco del Municipio (una costruzione gialla in stile tipico anni Trenta. Subito dopo il Municipio si scende sulla destra verso il lago. L’itinerario che fa il giro ( a metà) del lago si chiama Sentiero dell’uomo: dal Municipio si è circa a metà: si può andare verso la diga, fermandosi ai casotti di osservazione degli animali, e poi, ritornare sui propri passi e risalire non dalla strada iniziale, ma passare vicino a un prato dove pascolavano diversi cavalli e poi tornare sulla provinciale oltre il paese. Un itinerario adatto a tutti, perfetto per i bambini (pensiamo anche a loro, dai), meno “famoso” del lago di Meugliano, ma tutta la Valchiusella è favolosa.

E anche qui c’è una diga.

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#Ripartenze 2

Ho deciso di scrivere, senza nessuna pretesa di voler essere esaustiva, o di fornire dati statistici generali, alcuni articoli su come la montagna ha affrontato questo secondo periodo di chiusure.

Il primo articolo è dedicato all’Alto Adige e alla zona di Bressanone, le cui iniziative, in questo periodo, ci parlano di una programmazione che si spinge a tutta l’estate.

Ho domandato a Erica Kircheis dell’Ufficio Turistico di Bressanone quale è stato l’impatto della pandemia e mi ha fornito alcuni dati:

“Bressanone è una destinazione che lavora bene tutto l’anno. Maggio e giugno che per noi sono mesi importanti grazie al Water Light Festival e ad altre iniziative purtroppo nel 2020 non si sono potuti tenere e così la stagione estiva è partita molto tardi. Infatti abbiamo lavorato nel mese di luglio, agosto e settembre.

A causa della seconda ondata a metà ottobre l’anno si è praticamente concluso togliendoci la stagione autunnale che con il Törggelen è molto attiva. Per non parlare delle perdite avute per il periodo natalizio che registra normalmente uno dei momenti clou del flusso turistico.

Di seguito alcuni dati per poter fare paragoni:

confronto: 2019 – 2020, -40% di pernottamenti

Giugno, -80%

Luglio, -30%

Agosto, -10%

Settembre, -30%

Lo stop invernale è stato durissimo, anche perché i mesi dicembre-aprile incidono circa 40% sui pernottamenti annui.

Le strutture ricettive, gestite soprattutto da famiglie, hanno retto bene… e non pensiamo (e ci auguriamo) di perdere qualcuno… Preoccupante, invece è la situazione nel commercio (soprattutto negozi)… qui vedremo le conseguenze fra qualche mese.” Per molti aspetti la situazione descritta è comune ad altre situazioni: sono le strutture commerciali (e in parte i ristoratori) ad aver avuto maggiori problemi e non tutti hanno avuto accesso ai risarcimenti (i “ristori” giornalisticamente intesi). Nelle cifre mostrate si vede come i due mesi migliori sono quelli estivi, agosto e luglio -settembre, solitamente i mesi migliiori per gli appassionati. Questo coincide anche con la nostra esperienza, di un agosto decisamente affollato, molto simile ad una situazione di quasi normalità, mentre luglio e settembre sono stati decisamente meno affollati, pur avendo frequentato luoghi diversi da Bressanone.

il lago di Varna, che io amo molto, (courtesy Brixen Tourism)
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Poche parole necessarie

Come sapete non sono un’agenzia di stampa, e di solito non commento l’attualità, ma mi è proprio impossibile tacere rispetto a quanto successo ieri sul Mottarone.

Cinicamente, un ritorno alla normalità? Dapprima l’epidemia di Covid ci ha chiuso momentaneamente gli occhi sul nostro paese in cui tutto o quasi scricchiola, e ora, che grazie ai vaccini le cose vanno leggermente meglio, ritorniamo alle care vecchie e in fondo evitabili catastrofi: ma alla fine per evitarle basta un pizzico di fortuna… insomma non trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Quante volte siamo saliti su una funivia e vi giuro che guardando fuori dai finestrini la domanda quanto siamo alti ? e se cade? me la sono sempre posta da quando a sei anni o giù di lì mi hanno messo sull’ovovia del Checrouit

lungolago di Stresa

Sono stata una sola volta al Mottarone, in auto, perché era inverno, faceva freddissimo, la funivia ovviamente era chiusa, e stavo pure covando un’influenza: il panorama era mozzafiato e il luogo deserto, non come ieri certamente.

Leggevo stamani di altri incidenti: io ricordo, personalmente, solo il Cermis, e lì non si trattava di incuria ma di devastante e colpevole errore umano. Non ho ovviamente soluzioni. ma certo, voglio sentirmi sicura, la prossima volta in cui metterò piede su una funivia e mi chiederò, come al solito, “Quanto è alto?”

Update 26 maggio: ho appena ascoltato le notizie, e mi è montata una rabbia enorme: perché nel mio cinismo avevo visto giusto, anzi peggio di quanto potessi immaginare. Per un po’ di profitto in più. E il nostro fantastico Presidente del Consiglio vuole togliere i controlli (in effetti, per come li fanno, la nostra vita è tutta un rischio non si sta quanto calcolato)

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Viaggi mentali o viaggi … e basta?

Cosa avranno fatto mai i poveri valdostani per rimanere sempre in zona arancione? Basta un focolaio a Courmayeur? O ad Aosta? (dovrei stare zitta, qui in Mandrognistan Ville un’intera scuola elementare è finita in quarantena, dopo che la dirigente ha cercato di occultare un focolaio…una delle maestre, fortunatamente non contagiata, è la figlia di un’amica e ho potuto seguire la faccenda sin dall’inizio. E’ successo il finimondo e alcune famiglie hanno deciso di presentare denuncia contro la dirigente. Giustamente. Sono contenta di non essere a scuola, in questo periodo. Anziché in ospedale sarei probabilmente finita in galera. Per omicidio. E ho un immenso rispetto per i colleghi che hanno dovuto affrontare la malattia, la didattica a distanza e pure certi dirigenti e hanno mantenuto la sanità mentale. Ci credevate, che avevo smesso di parlare del mondo?)

Il caso della Val d’Aosta è però emblematico del fatto che a fronte di molti progressi, che hanno un solo nome: vaccinazione di massa, dal gelido inverno non siamo ancora fuori. E la luminosa primavera per ora ci ha riservato più freschetto e pioggia che altro, il che per me va benissimo. In questo periodo ho sbagliato equipaggiamento una sola volta – avevo troppo caldo, ma fortunatamente ho sempre in auto la mia vecchia giacca Lafouma (un supersaldo in un negozio ormai defunto) che tengo in auto come emergenza. E come sapete la camminata sotto la pioggerella è uno dei miei must.

in viaggio

Adesso che possiamo più o meno andarcene di casa, posso dire che grazie al lavoro che faccio, me ne sono andata in giro per il Piemonte anche in zona rossa (l’ho già detto, ho disboscato un pezzo di foresta amazzonica a forza di autocertificazioni). Sono andata fotografare pezzi di Val d’Ossola e dintorni, che vedrete dalla prossima settimana, per un lavoro scientifico che spero passi la peer to peer verification. In ogni caso, con tutto chiuso per il covid, varie fondazioni che non rispondevano alle mail e altre amenità, non mi è restato che andarea fotografare di persona l’oggetto della mia ricerca (non sto a raccontarvi questioni legate all’uso di immagini protette da copyright: anche se le trovate su internet, di solito sotto c’è un disclaimer del tipo, sono sul tal sito, se sono protette sono cavoli tuoi, e in ogni caso, se lavori per un ente pubblico è meglio che non lo siano).

Per farla breve non ho incontrato nessuno, nessuno mi ha fermato o quasi, non ho subito inquisizioni di nessun tipo.

Solo un paio di scenette buffe. Ero a Cadarese in Val d’Ossola, davanti alla centrale dell’Enel (vi lascio la suspence di sapere perché di tutte le cose possibili sono andata in cerca di centrali elettriche): cancelli tutti aperti (sappiatelo, se volete fare attentati, che nessuno vi chiederà niente o quasi, santo cielo), entro pronta a spiegare, ho due macchine fotografiche, il treppiede preso a prestito, lo zaino e piovicchia, quindi ho il cappuccio della giacca a vento su, scatto quello che devo scattare e con la coda dell’occhio vedo un’auto dei carabinieri che sale da Premia, dove c’è la caserma, inchioda in mezzo alla strada e sta lì. Immaginate la scena: la centrale è di fronte a una zona picnic, in giro tranne me, la mia auto e loro non c’è un grillo e pure piove. Stanno un po’ lì e poi se ne vanno. Ho avuto un vago senso di sollievo.

Quel sabato lì è venuto il sole, faceva freddo, io sono stata poi a Valdo (centrale dismessa), Sottofrua, pure, cascate del Toce e Riale, ho incrociato l’auto in su o in giù almeno altre tre volte, a Valdo gli ho pure inchiodato davanti per trovare l’imbocco del parcheggio, e niente. Probabilmente avevano controllato la targa dell’auto e scoperto che sono perfettamente innocua. Un amico che è un ex dell’arma, ma come gli agenti segreti, una volta dentro sei carabiniere per sempre, mi diceva che hanno avuto regole d’ingaggio precise, cioè di non disturbare più del necessario. Per altro, ho sempre trovato pochissima gente in giro e quelli con cui mi è capitato di scambiare due parole, se erano forestieri erano gente da seconde case.

Seconda scenetta: ritorno da Varzo, ultima centrale, bella giornata, sette soli e pure caldo, statale del Sempione deserta, letteralmente, vedo un’auto dei carabinieri ferma in una piazzola, penso ora mi fermano, e infatti come mi avvicino, paletta e segno, accosto, metto il freno a mano, metto la mascherina che in auto non indosso, ovviamente, tiro giù il finestrino, ho le mie autocertificazioni sul sedile del passeggero, sono un ragazzo e una ragazza che faranno insieme quarant’anni: “buongiorno, signora, vada pure”, buongiorno a voi e ciao.

In entrambe le situazioni, io (e credo non molti altri) ho avuto un vago senso di colpa: per avere “una buona ragione” per muovermi, per avere la buona salute necessaria per farlo, e un lavoro alle spalle – un lavoro culturale, tra l’altro, di quelli che per i più sono sostanzialmente inutili – in un ambiente che in tutto questo anno e oltre ci ha protetti, me e gli altri che ci lavorano, e non lo dirò mai abbastanza, sono molto molto molto fortunata. E soprattutto mi sono sentita in colpa perché questo lavoro di ricerca, oltre che lavoro per me è divertimento , passione, e intanto che cercavo quello che mi serviva mi sono passata delle belle giornate in mezzo alla natura, camminando e in perfetta sicurezza: poca gente, all’aperto, mascherine tirate su se ci si incrociava da vicino, saluti.

In sintesi, no dal gelido inverno non siamo ancora fuori, e tra chi si assembra in mezzo al prossimo senza sessun senso civico e senso di colpa (ricordo che nemmeno prima ero un tipo da folla) e chi si sente in colpa in mezzo al nulla, direi che dobbiamo trovare una via di mezzo.

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#Ripartire

Visto che ormai siamo in periodo di “rischio calcolato” ( e speriamo che sia calcolato e non solo rischio) anche la montagna sta provando a ripartire .

Con solo la valle d’Aosta rimasta in zona arancione possiamo spaziare per un ampio numero di montagne. perosnalmente sono rimasta in Piemonte, unendo l’utile della ricerca con il dilettarsi di una bella camminata, in Alto Adige il comprensorio di Bressanone si sta preparando alla nuova stagione.

“Bressanone in Alto Adige, la Plose e le montagne circostanti sono pronte ad accogliere gli amanti della natura, le famiglie, gli escursionisti e i ciclisti sulla montagna di casa e sulle montagne vicine dopo la pausa di Covid19. La cabinovia della Plose sarà in funzione tutti i giorni dal 22 maggio dalle 9 alle 18 e garantisce un’esperienza naturale indescrivibile con tutte le precauzioni di sicurezza necessarie. Vendita online di corse in montagna e a valle, biglietti giornalieri e bike pass con ritiro presso le cassette di raccolta 24 ore su 24, così come la prenotazione online di noleggio bici e attrezzatura sono solo alcuni degli aspetti che contribuiscono a garantire una vacanza sicura a Bressanone e sulla Plose.

“A Bressanone e sulla Plose abbiamo la fortuna di essere circondati da tanto spazio e natura”, dice Werner Zanotti, direttore della Cooperativa Turistica di Bressanone. Soprattutto ora si può garantire un buon livello di sicurezza. Il benessere dei visitatori e dei dipendenti è l’obiettivo principale. Il lavoro è in pieno svolgimento per essere ben preparati per il segnale di partenza e per permettere esperienze e momenti unici entusiasmanti.” Così il comunicato stampa di Brixen Tourism Gem.

La sicurezza sugli impianti di risalita, specie quelli al chiuso, è decisamente una priorità; più facile è la gestione degli spazi aperti: nel comprensorio della Plose ricuramente non mancano, e d’estate mangiare all’aperto anche al sacco è molto piacevole (purchè con un cappello: la Plose è in larga parte al sole. I gestori della Malga Rossalm hannoa vuto un’idea davvero carina, che riporta dritto ai tempi eroici della montagna: la gerla da picnic. La gerla, una sorta di cesta in legno da portare sulle spalle, ai tempi dei nonni era un classico per trasportare ogni genere di prodotto sull’alpeggio. Si usava un po’ dappertutto sull’arco alpino, con forme leggermente diverse, più cilindriche o più squadrate, e non era sconosciuta nemmeno sulle nostre colline. I nuovi giovani gestori del rifugio, Christoph e Werner, l’hanno riportata in vita, facendola realizzare a mano da loro padre in legno locale di betulla e cirmolo. Questa pratica cesta in legno contiene una coperta da stendere sull’erba, deliziose specialità fatte in casa o di produttori locali e tutto ciò che fa battere il cuore degli amanti dei picnic. Questa è prenotabile e può essere facilmente portata con sé e gustata negli appositi punti panoramici intorno al rifugio.

non poteva mancare la panchina (foto courtesy Brixen tourism)

E poi tutt’intorno ci sono moltissimi itinerari, che vorrei tornare a provare. Noi due anni fa avevamo fatto un pezzo del Giro del Sass de Putia dal passo delle Erbe, ma ci sono molte altre escursioni, e sovente vengono organizzate escursioni con accompagnatori esperti. per saperne di più: brixen.org/escursioni

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Podcast podcast podcast

https://anchor.fm/alpslover/episodes/Memorie-o-come-si-dice-adesso-throwback-e10hnhd

Questo mi è venuto particolarmente divertente…

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#viaggimentali definitivo

Definitivo è che quello che mi manca in inverno e soprattutto in primavera è la Costa Azzurra, la French Riviera, il mare di Mentone e le montagne sopra Nizza, che in questa stagione hanno ancora la neve.

Ma devo accontentarmi. Sfortunatamente quella zona è ancora off limits a causa del covid, anche se Macron sta già parlando di caute aperture. Lo ammetto, non ho seguito così approfonditamente le vicende francesi, per cui non ho scavato nelle ragioni, ma tutta la costa ha ancora un livello di attenzione molto alto, mentre in Savoia, per dire le cose vanno molto meglio, probabilmente aver saltato tutta la stagione invernale ha tenuto basse le zone di contagio ( e però allora non si capisce perché la Valle D’Aosta continui a mantenere un alto livello di contagi: sarà colpa dell’eliski? – che è comunque una cosa irresponsabile, inqui ante e pericolosa.)

In ogni caso abbiamo, io e il cugino piacione, ripreso le nostre gite in Langa

Oggi abbiamo scoperto che anche un luogo come Govone ha il suo perché ( per il resto eravamo tornati a esplorare chiese barocche in quel di Cherasco).

Il castello è una residenza sabauda, che doveva essere un casino di caccia, visti i bassorilievi a carattere venatorio (c’è anche Ercole con l’idra). Per essere una dinastia di provincia, i Savoia hanno lasciato in giro un numero ragguardevole di castelli, anche a Castelceriolo c’è n’era uno. Da piazza Roma, davanti al castello, il panorama è mozzafiato e le foto non rendono assolutamente giustizia.

Quindi viva il turismo di casa nostra. Poi anche andare a cena , come solito alla Concordia di San Martino Alfieri, ci ha riportato a una parvenza di normalità (è la ragione per cui siamo finiti al castello di Govone, perché era ancora ora da merenda sinoira più che da cena. In ogni caso c’è uno splendido dehor nel cortile, alle sette di sera c’eravamo solo noi, e all’aperto si stava benissimo – più tardi ancora no, probabilmente, ma siamo in Piemonte e alle sette e mezzo i più hanno già lavato i piatti).

Lo so, occupandomi di turismo dovrei recensire tutti i locali da qui a La Morra, ma non me ne vorrete se invece delle novità preferisco il mio solito e piacevole confort food – in questo caso stufato di cinghiale.

E Barbera. Il cugino ha avuto da dire sulla Tarte Tatin, ma non per come era fatta ma per come è stata concepita in primo luogo da Madame Tatin. Una discussione di alta cucina, appunto.

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