Il movimento delle donne solitarie (II)

Come ho già scritto qualche volta fa, sul sito I Camosci bianchi è in corso un’interessante discussione sulle donne solitarie, e qui c’è un altro contributo: https://camoscibianchi.wordpress.com/2021/10/11/di-questa-intimita-oggi-ho-bisogno/

Tranquilli, non è perché in questo periodo ho poco da raccontare; in realtà è piuttosto il contrario, ma mi sembra interessante e necessario anche dare spazio a quello che accade là fuori, non solo dentro al mio ombelico. Mi è parso particolarmente interessante il contributo di Rita Perri, perché anch’io la penso allo stesso modo. <<Resisto però all’idea che da noi le donne solitarie siano un’eccezione.>>

Da noi è l’Italia Centrale. Da noi su al nord è abbastanza comune (escludo per un attimo il Friuli di cui non ho esperienza, ma leggendo i testi di Carla Reschia, che conosco e saluto, direi che possiamo includerlo tranquillamente; anche lei è una camminatrice anche solitaria). Posso dire di aver incontrato un po’ ovunque giovani e vecchie ragazze come me. Praticamente almeno una ogni volta che esco. All’estero ovunque (Francia Svizzera Austria Germania).

Io vado sola da trent’anni, forse più. E anche quando ero veramente una mosca bianca, salvo una volta o due (che naturalmente ancora mi ricordo, una volta in cima al monte Saxe, un’altra volta sopra il Nivolet, e in entrambi i casi erano pastori, sorry alla categoria, ma tant’è) non mi sono mai veramente a disagio. Il paradosso è che le uniche due volte in cui sono stata oggetto di pesanti attenzioni ero accompagnata, e i due tapini oltre a me hanno incontrato mio marito che era una persona mitissima, ma sino a un certo punto, e che soprattutto era di notevole stazza.

In ogni caso su un sentiero mi sento al sicuro. Sempre. Non solo perchè di solito vado su sentieri conosciuti e segnalati (solitaria sì, ma non scema, rompersi una caviglia in un luogo dimenticato da dio e dalle capre non è il massimo), ma perché nella natura mi sento sempre protetta (madre, non matrigna, peggio per te Giacomo).

Al lago d’Arpy
Pubblicato in #postserio | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Almeno su una cima, no

Questa volta ospito un breve intervento di Enrico Camanni (e poi vi dico la mia).

ALMENO SU UNA CIMA, NO

di Enrico Camanni

Vi invito tutti a sottoscrivere l’iniziativa che stiamo portando avanti per i 100 anni del Parco nazionale Gran Paradiso. Si tratta di un’idea rivoluzionaria per il nostro tempo avido di performance e povero di spirito. Niente di costrittivo, sia chiaro. La “Montagna Sacra” non sarà un luogo di divieti, perché un progetto culturale non può basarsi sull’imposizione. Il progetto non prevede alcuna interdizione formale, nessun divieto d’accesso, nessuna sanzione pecuniaria per chi non vorrà “astenersi”. Molto più semplicemente, l’impegno a non salire in cima è una scelta suggerita e argomentata, al fine che venga rispettata dall’intera comunità. Siamo assolutamente rispettosi della libertà altrui, ma faremo ogni sforzo perché la nostra visione venga compresa e condivisa dai più, non come atto di forza ma, al contrario, come gesto di liberazione.
Per leggere e sottoscrivere: www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/

Queste le parole di Camanni. Io ho firmato. Il mio nome comparirà a breve nell’elenco dei sottoscrittori. Ho guardato nel mio archivio fotografico, e credo di non avere nemmeno una foto di quella montagna, o meglio, dato che nel vallone di Forzo ci sono stata parecchi anni fa, è anche possibile che l’abbia fotografata, magari un pezzettino, senza saperlo. Magari ho pure pensato che somigliava al Monviso, al Cervino, al Nupse, whatever.

Da laica quale sono, la sacralizzazione delle cose mi lascia di solito freddina. Tuttavia, per il centenario del Parco Nazionale del Gran Paradiso, istituzione benemerita in Italia, rimarcare che non tutta la montagna è turismo di massa ci vuole. E’ un dovere.

Lo abbiamo visto (io come sapete da lontano, perché non facevo massa nemmeno prima, figuratevi adesso) quest’estate, quando le montagne sono state prese d’assalto da persone, che magari in buona fede – diamo il beneficio del dubbio – non avevamo mai messo piede su una montagna, italiana o straniera, e non sapevano assolutamente come muoversi. E quindi è giusto (anche) lasciarla in pace: lasciarla alla natura, agli animali, alle piante, alle pietre. Prima del Settecento e dell’Illuminismo, le montagne erano lì, e l’uomo non aveva ancora trovato un mezzo per rapportarsi: soltanto, faticosamente, valicava passi e costruiva strade (che poi la neve per lo più si riprendeva in inverno). Poi sono diventate oggetto di contemplazione; poi un terreno di gioco; poi un sistema economico – che sta mostrando la corda.

Ecco, esteticamente, torniamo a contemplarle: magari con stupore (che secondo Aristotele come è noto è l’anticamenra del pensiero – sono una filosofa prestata alla storia, scusate).

Pubblicato in #postserio, #sponsorizzato, media, montagna | Lascia un commento

Un giusto riconoscimento

Ho collaborato spesso con Marco Travaglini, che quest’anno è andato in pensione, beato lui, lasciandoci tristemente orfani delle sue competenze e della sua cultura (ci, qui, sta per tutti coloro che hanno avuto a che fare, in un modo o nell’altro, con i servizi culturali della Regione Piemonte).

Mi fa quindi molto piacere condividere la notizia del riconoscimento che gli è stato assegnato al  premio letterario internazionale italo-svizzero “Salviamo la montagna”. Potete leggere la notizia sul sito de “Il Torinese” https://iltorinese.it/2021/10/04/salviamo-la-montagna-travaglini-secondo-classificato-con-un-saggio-sul-futuro-delle-terre-alte/

In più se siete in Val Vigezzo sabato, fate un salto, che è anche periodo di foliage. Andate adesso prima che arrivino le milanesi.

Toceno (da illagomaggiore.it)
Pubblicato in #postserio, media, Ossola, Val Vigezzo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il mare in autunno

Pubblicato in #viaggimentali, Autunno, cambiamenti climatici, camminare, Mare, media | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Il lago di Garda a piedi

No, non sto suggerendo di camminare sulle acque, quantunque tutto può essere – non si sa mai

Però rispetto ad altri laghi, il lago di Garda, ha sicuramente il vantaggio di poter percorrere ampi spazi in bici e a piedi lungo le sponde.

Lo scorso anno avevamo parlato della ciclopedonale di Limone https://alpslover.com/2020/08/24/noi-solo-noi-di-limoni-e-di-limonaie-e-anche-altro/ ( e anche delle cose si potevano fare a Limone) e accennato pure allla panoramica strada del Ponale che da Riva del Garda arriva all’omonima cascata.

Quest’anno abbiamo esplorato l’altro lato. Da Garda a Bardolino a Lazise esiste una ciclopedonale, non così a piombo sul lago, perché le coste qui sono più basse, ma altrettanto remunerativa, perché scorre a filo d’acqua, come una sorta di lunga passeggiata a mare – a lago, in realtà. Ha l’enorme vantaggio di essere lontana dalla trafficatissima statale (questo va da sè riguarda i ciclisti – che però dovrebbero ricordarsi di scendere nei tratti in cui è obbligatorio), ed è abbastanza ampia per permettere a pedoni e ciclisti di utilizzarla senza pestarsi le scarpe- specialmente adesso.

Adesso è la stagione migliore, non più così caldo (ricordate che una delle difficoltà lo scorso anno era proprio caldo torrido), con le foglie che cominciano a cambiare colore il paesaggio è anche più suggestivo, ed è possibile partire da Punta San Vigilio ora che la spiaggia e il relativo accesso non è più sbarrato dalla spiaggia a pagamento. Per altro proprio quel tratto è ufficialmente chiuso perché difficoltoso a causa di una frana di alcun anni fa (ma in parecchi mi hanno detto di scavalcare… a vostro rischio e pericolo)

Quindi…camminare (e fermarsi, che i posti sono tanti – noi ci siamo fermati alla spiaggia del Pappagallo e nel chiosco, se è ancora aperto, si mangia benissimo)

Panchina
Pubblicato in allenamento, bicicletta, camminare, Laghi, Uncategorized, Veneto | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Il Lago di Garda ad uso del turista (non medio)

Il Lago di Garda, come il lago di Como e il lago d’Iseo, è uno di quelli che ho integralmente visitato. La parte meridionale con i miei genitori, da Sirmione a Salò (e non poteva essere diversamente, come tradizione di famiglia). E poi con Luisa il resto di entrambe le sponde, veronese e bresciana. Ci sono luoghi interensamente turistici, come Malcesine e Riva del Garda e Sirmione, e altri molto più tranquilli e pittoreschi (io per esempio amo molto Brenzone, Lazise e anche Limone, dove siamo state lo scorso anno e Salò)

E in queste zone così intensamente turistiche si possono incontrare gli idealtipi dei turisti, soprattutto tedeschi, a cui questo breve vademecum è dedicato e loro non lo sapranno mai, a meno che per qualche caso fortunato non lo venda a qualche giornale tedesco.

Intendiamoci, io amo moltissimo la Germania ( mi mancano dei pezzi, specie a nord, ma presto o tardi ricominceremo a viaggiare), e i tedeschi in generale, almeno quelli che ho incontrato sin qui. E però

E però, i sandali con i calzini no. No. Il marito della Merkel li mette? No. Fate come lui.

Il cappuccino dopo le 11? Anche no. Sul lago di Garda si è indulgenti in nome del Pil, ma il barman – nazi esiste e non solo nei libri ( il barista Massimo del bar Lume vi uccide per molto meno) Volete fare come i cinesi e gli americani? No dai.

I latini dicevano in vino veritas. In Germania fate ottimi vini del Reno, ma a fronte dei nostri vini pure i vini francesi sono leggeri. Soprattutto i rossi. Fate attenzione. Soprattutto non guidate auto moto e motoscafi dopo. I veneti sono indulgenti con l’alcool, anche i lombardi, ma tutto sommato meno. Con la cronaca nera molto meno.

Se siete sportivi troverete anime affini un po’ ovunque. Ricordate che purtroppo gli automobilisti non amano i ciclisti. Neanche gli automobilisti tedeschi amano i ciclisti . Quindi il problema sono gli automobilisti, non gli italiani.

In Italia, ricordate, la qualità ha il suo prezzo. Se non ce l’ha, non è troppo di qualità. Chiedete. Guardate in giro dove va la gente del posto ( che le trappole per turisti le evita) e uscite dal lungolago.

Malcesine
Pubblicato in #postpocoserio, cazzeggio, Italia, Laghi, Uncategorized, Veneto | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

E poi c’è il Tor

Franco Collè (foto Stefano Fante)

E poi, mentre Courmayeur dorme, qualcuno dalla piazzetta dell’Ange ha dato una bella sveglia al mondo, e non solo per la musica a palla e il frastuono dei badochis.

Franco Collè ha vinto il Tor des Géants, versione classica, in un tempo record : 66:43:57. Due volte un superuomo. E sì noi atleti da tastiera abbiamo aspettato le dirette giornaliere del duo Gadin e Parasacco ( ma perché hai le cuffie , eh sto seguendo il Tor), e chapeau proprio a chi c’era stamattina alle due ad intervistare Collè al Malatrà che una guida alpina guidava letteralmente su per una strada che già vista dall’alto ( io il Malatrà l’ho fatto dal lato migliore, cioè dalla Val Ferret a salire) è un notevole purgatorio.

Dietro c’è lo svizzero Russi, con cui ha passato quasi tutta la gara, e poi uno svedese e poi tutti gli altri ( la prima donna è nona assoluta e sta facendo il record femminile) Tranquilli però, che ci sono quelli del Tor des Glaciers, che se è possibile è ancora più lungo, e ne abbiamo almeno sino a giovedì.

edit di venerdì. 1. Ma Stephanie Cane? terza assoluta al Tor des Glaciers (quello delle alte vie tre e quattro, che non fa quasi nessuno) che è arrivata subito dopo i “gemelli diversi” Luca Papi (il varesino francese) e lo svizzero Jules Henri Gabioud che praticamente da La Thuile sono rotolati su e giù insieme. Ha detto che è stata durissima (ha viaggiato sempre da sola e un asino l’ha pure attaccata), ma ha dimostrato che si può fare e che le donne alla fine possono competere alla pari con gli uomini. Al Tor, se non lo sapete, la classifica è generale, maschi e femmine e poi ciascuno ha anche la sua competizione

2 Ma Silvia Trigueros Garrote? ha vinto tre volte di fila, ha mancato il record per poco, ed è arrivata tredicesima nell’assoluta del Tor classico. E qui non stiamo parlando di gente giovane…

3. Ma tutti gli altri? il bello dei due commentatori Silvano Gadin e Ivan Parasacco (soprattutto il primo)è che dopo l’arrivo dei marziani, si occupano della gente “normale” come me e voi (oddio, normale) quelli che arrivano mercoledì giovedì venerdì sabato entro le 150 ore prescritte . Per fare il Tor des glaciers devi avere fatto il Tor entro le 130 ore, e questo vuol dire gestire il riposo e il sonno (alle corte, chi vince, non dorme, o almeno riesce a fare riposini mirati di dieci minuti massimo). Diceva anni fa Giovanni Storti (quello di Aldo Giovanni e Giacomo) che è un finisher, che il vero problema del Tor è proprio questo, gestire il sonno. E poi, non è che corri sempre (Collè corre, la gente normale che viene intervistata strada facendo di solito cammina, almeno in salita e corricchia in discesa). Come dicevo, non è roba da teenagers.

4. Se volete seguire gli atleti potete andare sul tracking: https://owaka.live/tor450/ Io sto seguendo Giorgio Macchiavello, il giornalista de La Stampa. Al momento in cui scrivo, quasi a mezzanotte di venerdì, sta arrivando all’Ospizio del Gran san Bernardo. Finirà stanotte o in prima mattinata, ma ce la farà.(non vorrei mai tirargliela, per carità). C’è tempo sino a domani alle sei, tempo massimo 190 ore, sono rimasti, almeno a giudicare dal Tracking, una trentina. Per gli altri è caduta la mannaia del tempo massimo.

5. Se siete bergamaschi il Tor vi vien facile: il gruppo più numeroso di atleti viene da lì, ed è bergamasca, per dire, la seconda classificata Melissa Paganelli

Noi atleti da tastiera ci ispiriamo (lo dico davvero: vederli mi fa venire voglia di uscire)

Pubblicato in Alpi, Courmayeur, Italia, runners | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Anniversari

In questi giorni sono accaduti, per puro caso, due anniversari che sono pesanti per tutti, per chi vive di montagna, ma non solo.

Domenica 13 settembre erano giusto dieci anni che Walter Bonatti ci ha lasciato. Per chi era bambino/a negli anni Sessanta i suoi meravigliosi reportage su “Epoca“ erano un appuntamento irrinunciabile e una festa

In famiglia, mia zia nel piccolo paese dove abitava era abbonata ad “Epoca” e a me pareva che con quella rivista irrompesse un mondo più affascinante ed esotico di quello che si poteva vivere a Mandrognistan Ville e dintorni. Poi naturalmente, per chi aveva base a Courmayeur era una figura abbastanza familiare, e ricordo di averlo visto più volte, in anni più recenti anche con Rossana Podestà ( ricordo anche mia madre abbastanza scandalizzata che uno come Bonatti si fosse messo con un’attrice, ma mia madre, cui per altro non faceva nessunissimo effetto il fatto, ad esempio, che fossero tutti e due divorziati, era ovviamente una signora d’altri tempi). Mio padre poi era su a Courma la fatidica estate della tragedia Freney ( noi no, perché io ero a parere di allora troppo piccola per la montagna – ora ho visto neonati in carrozzina sullo Skyway ed è un’esagerazione anche questa). E naturalmente, ogni volta che capitava dalle nostre parti andavo a sentirlo.

Così, come potete ben capire, domenica sera ho visto la docufiction su Rai 1 Sul tetto del mondo. Walter Bonatti e Rossana Podestà. E ho acceso la tv che solitamente a casa mia è spenta o funzionante in streaming. E come potete capire sono partita prevenutissima, anche perché di Bonatti ho tutti i libri, anche quello che Rossana Podestà gli ha dedicato dopo la sua morte, Una vita libera, che sta sul tavolino nello studio insieme ad altri libri fotografici che mi piacciono.

E invece, alla fine, il docufiction non era affatto brutto, anzi raccontava in modo esauriente e anche appassionante non solo la storia d’amore, l’ingrediente necessario per attirare il grande pubblico, ma anche la vita di Bonatti, che emerge davvero con tutte le sue caratteristiche.

Epoca

Sabato poi, era anche un anniversario molto più pesante, i venti anni delle Torri Gemelle.

Tutti ci ricordiamo dove eravamo quel giorno. E anche se la memoria modifica e abbellisce il passato ( ricordate Rashomon?) dove eravamo allora c’è lo ricordiamo bene.

Io in particolare: ero in montagna. Per la precisione ero andata in montagna perché, nei primi giorni di scuola, non ero stata messa in orario e avevo avuto libero il martedì, anziché il mercoledì come al solito. Così io e mia mamma avevamo lasciato mio marito a casa ed eravamo andate in Valsesia. Avevamo lasciato l’auto nel parcheggio dell’Acqua Bianca, ora non si può più nemmeno in bassa stagione, e poi eravamo andate insieme sino alle Caldaie del Sesia. Da lì poi io ero andata a piedi sino al rifugio Barba Ferrero, praticamente senza incontrare nessuno, mentre mia madre restava più in basso. A raccogliere fiori, come sempre.

Era una giornata spettacolare ( da #oggiilcieloèblutrail se mai ce n’è stata una, e devo avere delle fotografie da qualche parte ) Tornando dopo le cinque mia madre che era seduta su una panchina riferisce che la radio ( le avevo lasciato le chiavi della macchina, la Mégane precedente a meggie) aveva parlato di un attentato, ma naturalmente lì in quota andava e veniva, per non parlare dei cellulari. Eravamo tornati, con l’intenzione di fermarci in un negozio a vedere delle maglie. E man mano che la radio ricominciava a captare in Fm la portata della cosa assumeva contorni sempre più tremendi. Le prime immagini le vedemmo nel negozio a Romagnano ( per la cronaca, Federico Cashmere, che non c’è più), perché la commessa aveva acceso la tv. Rimanemmo lì tutte e tre ipnotizzate.

Mio marito, che era a casa a fare le sue cose, non si accorse di nulla sino a sera, quando arrivai io ( e lo cazziai, naturalmente)

Edit del giorno dopo (sorry for the refusi, ma provate voi a scrivere sulla tastiera dell’Ipad con qualcuno che vuole dormire, e no la sua foto non ve la metto – aveva persino la boccuccia aperta)

Pubblicato in attualità, me, media, memoria, Uncategorized, Valsesia | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Il movimento delle donne solitarie

Comincio con un reblog: https://camoscibianchi.wordpress.com/2021/08/15/il-movimento-delle-donne-solitarie/#more-43807

E ovviamente posto il testo di Emanuela Provera perchè mi riconosco nella maggior parte di quello che scrive.

Certo, io vado sovente in montagna da sola perché sono proprio asociale. E ci sono volte in cui il silenzio in cui è avvolta la montagna è esattamente quello che cerco. Letteralmente, che nessuno mi rompa le scatole.

Perché vivo una vita molto sociale, anche se sono sola con tre gatti , e vi assicuro che interagiscono fin troppo, non sono tre animali che si fanno i fatti loro.

Perché faccio un lavoro sociale, che implica una costante interazione, anche ora che non sono più in classe (un lavoro, quello, che mi ispirava sovente fantasie di eremitaggio).

Perché ho una rete di persone, parenti e amici, che più o meno esplicitamente non mi lasciano mai sola, molto più adesso di prima, in realtà. E, va detto, io con loro sto benissimo

Ma in realtà in montagna è difficile essere soli. Ciò che è raccontato nell’articolo mi accade spesso sui sentieri, parlare con sconosciuti, giocare con bambini, sentirsi raccontare storie da persone incontrate per caso mentre fanno altre cose, come il signore che su a Baceno ci ha spiegato per filo e per segno tutte le caratteristiche del suo orto, aggiungendo che era nemmeno lontanamente paragonabile a quello dello scorso anno: per chi come me spia ansiosamente i suoi gerani e si sente in colpa se il caldo li uccide, è stata una lezione di botanica più valida di tre anni di biologia al liceo. O chi una sera di parecchi (tanti anni fa) mi domandò se andava tutto bene, dato che ero seduta a scrivere a fianco di un sentiero trafficatissimo del TMB. O l’infermiera di Brimingham che mi raccontò la sua vita mentre salivamo verso il Lac Noir in una calda giornata di settembre.

Non si è mai soli in montagna, neanche quando si è con se stessi.

Pubblicato in #viaggimentali, attualità, Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Tramonti su Malcesine

Pubblicato in camminare, Italia, Laghi, viaggi | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento