(Post semiserio- quello serio domani). Come già ho detto, chi va in montagna tende a prendersi molto sul serio ( non tutti, ma molti). Io devo andar dal dentista lunedì e può andare benissimo o malissimo. Io ho messo insieme le due cose , che no, da un punto di vista logico non stanno insieme, e sono andata a Innsbruck, per il secondo anno consecutivo, alla Alpinmesse. Mi sono parcheggiata a Rum – perché ogni manifestazione fa levitare troppo i prezzi per le freelance sulle spese, e il Rümerhof è piacevole confortevole e a cinque minuti di strada dal Centro Congressi.

Se vi sembra che sia un po’ troppo lontano per esorcizzare il dentista, vi ricordo se non lo sapete ancora che ai bei tempi in cui c’era un collegamento diretto tra Mandrognistan Ville e Parigi ci andavo per comperare i quaderni da Joseph Gibert sull’angolo di Place St. Michel. E per il burghy sul Boul. Mich’ poco più avanti ( lo ha ricordato pure Patrick Bruel in un’intervista radiofonica – autobiografico un casino) Per cui, finché ho ancora gambe e gomme, perché no? Fotografare l’heure bleu sull’Inn ha molto fascino e fare la vasca in centro – sì anche Innsbruck ha la vasca in centro di sabato, al netto dei giapponesi, dei cinesi e delle signore extra strong che fanno jogging in canottiera lungo l’Inn ( quello poi no , la canottiera, non il correre, sapete che con me la broncopolmonite è sempre in agguato)

Comunque l’ufficio dedicato alla presse ha cambiato posto, e io ho avuto un’upgrade con numerosi benefit nella goodie bag, comprese un caldo paio di calze antivesciche ( le ho viste esposte), un cuscino per sedersi ovunque ( sui pietroni, s’intende) e della sciolina che sarà prontamente passata a chi in famiglia scia davvero. Ho però apprezzato molto di più i bonus cena di Bressanone – che spero siano l’upgrade successivo: c’erano parecchi giornalisti fighetti, a cui secondo me non puoi non pagare almeno un pasto al self service ( anzi al Culinarium, il ristorante più posh: al self service c’erano würstel e crauti, canederli, arrosto e wiener schnitzel, non esattamente alta cucina). La presse ha anche a disposizione una sala lounge per rilassarsi e lavorare: ci sono andata anch’io, a fare entrambe le cose. Peccato che sia collocata esattamente nel mezzo tra due uscite : la temperatura era parecchi gradi inferiore a quella esterna, che si attesta la sera sui quattordici gradi. Non paragonabile a quella interna, ma ormai so che le magliette tecniche salvano non solo nello sport, ma nel caldo freddo degli ambienti chiusi. Credo che la simpatica Irene dell’ufficio stampa voglia uccidere qualche giornalista fighetto ( si riconoscono dalla pashmina lenta sul collo e dalla giacchetta avvitata ). Il resto del pubblico e degli espositori vira allo sportivo fricchettone, ad ogni età. Il fatto però che sia lo scorso anno, sia quest’anno una consistente fetta di pubblico sia costituita di gente di mezza età ancorché in forma ha convinto quelli dell’agenzia Gala che fornisce i modelli per la sfilata di moda che mette in mostra le novità degli espositori principali, ad aggiungere un signore con i capelli grigi. Molto cool ( alle corte, la sfilata è uno degli eventi di maggior successo, ne infatti si tiene nello spazio più vasto. L’ospite di quest’anno è il Nepal e il turismo nepalese ( highlight: il monte Everest e la casa natale del Buddha) e i progetti di aiuto dopo il terremoto.

E fuori, l’autunno di tutti i colori

Nota per i non mandrognistani: fare la vasca vuol dire andar a passeggio su e giù per la via principale della città ( ricordate Mimì Cefalonia e la moglie in Divorzio all’italiana? Un’abitudine molto italiana ma non solo)

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Toccare il cielo con un dito

Alla fine, ho avuto l’intervista che sognavo e di cui renderò conto prossimamente. Tamara Lunger è in realtà una persona disponibilissima e davvero speciale, con un’enorme luce interiore. Nella brutta istantanea che vedete qui sopra e che si riferisce alla serata finale, mi ha colpito quella immagine, che anche a lei piace molto, quel toccare il cielo con in dito che l’andare in montagna ti dà, e te lo dà sempre, che tu sia come lei la più forte alpinista vivente, o come Beat Kammerlander, che ha ritirato il premio della Paul Preuss Gesellschaft insieme ai suoi bambini e che come Preuss è un esteta del gesto, quasi un acrobata del rotpunkt, capace di volare, risalire e ripetere in libera una parete “di casa”, nel Montafon, già scalata e attrezzata due anni prima e poi liberata. E non stiamo parlando di un vado la scalo e torno (c’è anche questo, ovviamente, le gare di arrampicata si fanno così), ma di una ricerca. Che prende tutto il tempo necessario: volare può voler dire farsi male a un ginocchio – certo sei assicurato, ultrassicurato, ma il peso del corpo in caduta provoca strane traiettorie, e alla fine volente o nolente vai a sbattere . E allora aspetti di essere di nuovo al top della forma, perché a 58 anni – sì siamo coetanei… – non si guarisce così in fretta, anche per un top athlete.

Si è parlato molto di concentrazione e motivazione nei miei due giorni di Bressanone. Anche di ottimismo. Con l’ultratrailer e modella Gela Allmann che durante un servizio in Groenlandia (mettiti più in là cara che l’inquadratura è migliore è precipitata per ottocento metri lungo il fianco di una montagna e se l’è cavata con fratture multiple, emorragie, braccia e gambe massacrate e dice di essere stata molto molto fortunata. Ha smesso di correre e di fare scialpinismo (aveva fatto anche il Mezzalama) a livello top, ma non ha smesso di camminare, è diventata mamma, si è inventata una seconda vita anche sportiva e un metodo per ricostruirsi. Concentrarsi, visualizzare, amare se stessi, accettarsi, vivere la propria passione.

Concentrarsi sembra una parola chiave per parlare delle proprie esperienze in montagna: perché non sono situazioni da vivere superficialmente, anche se in montagna come in qualunque altra situazione si può passare e restare in superficie. Chi si concentra , si ferma a vivere l’esperienza.

Il più bell’elogio del festival di Bressanone me lo fatto Tamara Lunger durante l’intervista. “Sono venuta il primo anno, vedevo tutti questi grandi alpinisti e volevo essere come loro. Mi ha dato una spinta molto forte” : e ho aggiunto io sei diventata come loro. E infatti era seduta sul palco a farsi intervistare. Partecipare ha dato molta motivazione anche a me. Quindi… Lunga vita!

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Alla fine, è sempre questione di fondi

Cominciamo dalle buone notizie. Tamara Lunger mi ha dato buca. O meglio l’ha data a me e ad un altro giornalista già collaboratore di Alp, che però, ben più vecchio (sì è possibile) e smaliziato di me è riuscito a parlarci già oggi mentre io mi sono accontentata di una promessa… per domani. Ma ho il suo cellulare e posso stalkerarla sino in cima al K2 il prossimo inverno, casomai lei e Moro facessero la terza spedizione ( ci sono già due spedizioni pronte, il solito Urubko e Alex Txicon) Alla fine Erica Kircheis l’addetta stampa era più mortificata di me, e non ne poteva nulla . Diceva che è meglio trattare direttamente con gli atleti che con lo “staff” e che Honnold lo scorso anno li ha fatti ammattire salvo arrivare, gentile e disponibile molto diverso da come i rapporti con il suo agente lasciavano presagire. Se è così, un ‘agendina per scrivere gli appuntamenti non costa molto e funziona.

Non vorrei dire, ma con la mia partecipazione dal vivo ho ucciso anche l’IMS. Sto scherzando, ovviamente, ma sino ad un certo punto: questa probabilmente (molto probabilmente) è l’ultima edizione del festival con questa formula. I due fondatori sono intenzionati a lasciare ed avendo lavorato no profit per tutto questo tempo ( dieci anni) posso capire. Anche perché il 21 prossimo qui ci sono le elezioni e molte cose possono cambiare. A questo si aggiunge il concomitante festival dello Sport organizzato a Trento dalla Gazzetta e da RCS. Sono due eventi di taglio diverso: la Gazza è molto più generalista e ha dietro un budget non paragonabile, anche se la Provincia di Bolzano non è proprio indigente. Ma la sovrapposizione, se da un lato non può dirsi casuale, dato che l’IMS è sempre stato in queste date, ha confermato in qualche modo la vocazione “tedesca” di questo Summit come ho notato stasera nella sala stampa. In pratica, gli italiani eravamo noi . Niente di male, a Innsbruck l’italiana ero io, credo, e basta. Ma , come dire, Milano non è così lontana, per tutti gli eventi c’è la traduzione simultanea ( di cui ho deciso di avvalermi), di turisti Bressanone è piena, anche di italiani, stiamo vivendo un autunno così mite che oggi ero in maglietta mentre nel natio Mandrognistan ho già maglie e maglioni…ci vogliono più fondi per la promozione, che sono appunto quelli che mancano al budget finale.

Cosa dire…spero che italicamente cambi tutto per non cambiare nulla, perché anche dopo un pomeriggio in cui non ha funzionato praticamente nulla sono comunque soddisfatta

L’attesa del piacere, per dirla con la pubblicità

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Futuro

Ho sempre desiderato andare a Bressanone per l’International Mountain Summit. Anni fa, ancora ai bei tempi di Alp, un mio articolo era stato selezionato in un contest di racconti di montagna e io nemmeno allora avevo potuto andare. Quest’anno, grazie al nuovo lavoro, al Direttore, e alla possibilità di organizzare il mio orario in modo molto più flessibile, ci andrò. E in più mi si prospetta una possibilità che per una giornalista a mezzo servizio come me è, beh, il top. Intervistare Tamara Lunger. Sul suo nuovo libro, sulle sue esperienze, su.. ehi, venticinque lettori, avete suggerimenti?

Il festival è iniziato l’8, io potrò partecipare nel week end, ma mi sembra già una meraviglia. E se siete in zona… ( se siete nel Cuneese, vi ricordo le iniziative in zona Garessio e dintorni…poi ci sarà Milano, insomma, ci si prospetta un mese di ottobre davvero interessante)

#IMS

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Due donne, due cani, un Giulio, d’autunno

“Perché oggi non ci sono matrimoni in cascina? La gente a settembre non si sposa? Uhm…forse perché è ottobre inoltrato?

Ah…

Già , facile dimenticare che è ottobre inoltrato, se sei uscita alle cinque con i cani e dopo un quarto d’ora di sterrato,cominci ad avere caldo e non è colpa dei cani, che dopo una settimana di giardino sono come al solito preda di impazzimento olfattivo. C’è proprio una specie di afa e ci sono ancora le dannatissime zanzare. In più, ti fermi un attimo a fotografare un tramonto strepitoso, e Tobia si precipita giù per la scarpata.

La nostra passeggiata domenicale ci ha portato sui sentieri di Pellizza, in l’articolare il sentiero 153, che dai dintorni di Casalnoceto risale la collina e conduce al santuario della Fogliata, il luogo di preghiera preferito da don Orione, in origine una cappelletti in mezzo alle vigne che è diventato una piccola chiesa con un altare moderno nelle vicinanze. È un luogo raccolto e se ci si arriva come noi al tramonto si ha a disposizione una vista che spazia dalle colline tortonesi alla pianura alle Alpi nei giorni limpidi. Due belle orette lontani da tutto ( non dai cacciatori che si sentivano in lontananza, al punto che ci siamo messe a parlare forte: non si sa mai). Faccio notare che il Giulio a 86 anni ha camminato senza fiatare per due ore e si è seduto come tutti noi, cani compresi, solo alla cappella prima di scendere ( e sì, ha preso un grappolo d’uva dalla vigna che abbiamo costeggiato…) in un modo o nell’altro, una situazione d’altri tempi.

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Muto

L’ultimo è il labrador felice. Lago d’Arpy. Una meraviglia.

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Terme ad usum Delphini

Avevo un voucher per le Terme di Pré, e l’ho usato. Intendiamoci, l’unica frequentazione che ho avuto con le Terme, adesso si dice Spa, è stato per curarmi la sinusite a Salice Terme da bambina, e dovrei tornarci, perché la sinusite col tempo non se n’è andata, ma è ancora lì viva e vegeta. Non ci sono più le Terme a Salice Terme, però, e la QC terme che gestisce, oltre a Pré Saint Didier, San Pellegrino, Dolomiti Val di Fassa, Bormio vecchie e nuove, Milano, Torino, Roma e ora anche Chamonix, non si è avvicinata nemmeno alla voragine di debiti dello stabilimento di Salice. Almeno così mi hanno riferito i bene informati del posto.

Così sono andata, senza saper bene cosa aspettarmi, e portandomi dietro il mio costume da bagno – che al resto ci pensavano loro, almeno così recitava la prenotazione , che mi dava appuntamento tra le nove e le nove e mezza. Insomma una levataccia, ma , ed era l’unica nota minacciosa del foglio, l’ingresso era consentito solo nell’orario specificato. I ritardatari fuori. Poi, a tutti gli effetti, puoi restare lì sino all’ora di chiusura, alle 23. Volevo andare prima che la temperatura esterna rendesse certe “attrazioni” agibili sono al prezzo di una broncopolmonite, e grazie al calor bianco di questo settembre sino alle 16 potevi stare tranquillamente al sole in costume da bagno senza ulteriori orpelli.

Comunque sono arrivata alle nove e un quarto già bella stressata, e ho fatto la coda. L’addetto distribuiva caffè e biscotti, ma il mio turno di entrata è arrivato prima di loro. Primo check in nome e numero di prenotazione, e una scheda magnetica “che servirà per l’armadietto”, secondo check in, dopo altra coda, la cassa, dove paghi l’ingresso e tutte le prestazioni (e quando dico tutte, dico proprio tutte ). Io ho prenotato un massaggio corto da 25 minuti al modico prezzo di 44€ – tutti i prezzi si trovano chiari ed elencati sul sito QC Terme , quindi niente sorprese. L’addetta mi ha dato il voucher per l’accappatoio e un braccialetto per il massaggio, che naturalmente non sono poi riuscita ad allacciare (e non c’è riuscita nemmeno la signora volonterosa che negli spogliatoi si è offerta di aiutarmi, quindi non nutro particolari sensi di colpa).

Comunque sono scesa negli spogliatoi, ho trovato a fatica un armadietto libero, sono miracolosamente riuscita a capire come si apriva e chiudeva (ho visto signore più ganze e truccate di me che dicevano parolacce davanti alla serratura). Mi sono cambiata, e mi sono resa conto che l’accappatoio non aveva tasche. Fortunatamente ho incrociato una signora che la chiave dell’armadietto l’aveva allacciata al polso, e ho capito perché la chiave suddetta era allacciata ad un braccialetto con chiusura a scatto. Così sono andata a cercare il luogo dove dovevo essere massaggiata. E mi sono persa. All’ingresso avevo detto scherzando che ci voleva una piantina, e credetemi ci vuole: i massaggi, per esempio, si fanno in due luoghi diversi in due parti opposte del “sistema”. Insomma un po’ di tempo ad orientarti lo perdi. Il massaggio è stato davvero rilassante. Il mio massaggiatore (Gabriele – in quel settore sopra il buffet ho visto solo uomini) si è dedicato a collo spalle e schiena – perché il massaggio corto è concentrato su una o più parti a richiesta. E io sono stata benone. Poi mi ha detto di rilassarmi ancora, cioè di sdraiarmi da qualche parte per una decina di minuti , perché ogni massaggio può avere un effetto destabilizzante. Io sono scesa , mi sono imbattuta nella sala della pietra e mi sono sdraiata in uno dei letti. Durante la giornata ho visto gente beatamente addormentata su letti amache sdraio grossi pouf. Beati loro. Siccome non c’è un ordine preciso , un percorso prestabilito , ma si può fare quel che si vuole quando si vuole, sono uscita nel giardino delle terme. Che tipo di giornata fosse, lo si vede dalla foto in alto, dove ci sono anche la veranda dell’Ancient Casino e la cascata.

Nel giardino ci sono due costruzioni in legno che contengono tre saune finlandesi due da sessanta gradi e una da novanta, che hanno diverse indicazioni. Lo confesso, prima di sabato non ero mai stata in una sauna. Io ho la pressione bassa, e il calore unito all’umidità una volta mi ha fatto quasi svenire. Ora ho scoperto che la sauna finlandese fa per me, è calda e secca e quella apposita mi ha aperto le vie respiratorie molto bene – il baio di coraggio, cioè la vasca con l’acqua a temperatura della Dora , 15° , no, grazie. Ho scoperto strada facendo che ci sono saune in tutti e due gli edifici e mi sono lanciata – o meglio, ho provato il bagno di vapore profumato e purificante della fonte bianca, che è la fonte termale calda originaria, e un’altra sauna adatta ai reumatismi con un grande braciere al centro. Non sono morta, non sono svenuta, ma sono stata dentro sempre dieci minuti, se non meno. Il bello sono le vasche, che erano un vanto anche delle terme originarie di Giovanna Battista di Nemours, fondatrice del termalismo in Valle, anno 1680. Hanno tutte l’acqua a 35°e gli idromassaggi, dall’interno puoi scivolare nella grande piscina centrale, farlo e trovarsi in mezzo alla neve deve essere molto suggestivo (ma la broncopolmonite è sempre in agguato) la più panoramica è quella della veranda dell’Ancient Casino, che ha una vista su tutta la catena del MonteBianco.

Devo dire la verità. Dopo due ore non sapevo più che fare. Ho fatto una pausa , ho mandato un whatsapp ad una delle mie chat e un’amica mi ha risposto con molte faccine dicendomi, non sai nemmeno rilassarti. In realtà c’è voluto un po’ di tempo perché il cervello finalmente si svuotasse, e io cominciassi a godermela, a rientrare negli spogliatoi, prendere il telefono, fare qualche foto. Ho superato persino il percorso Kneipp, la versione meno dura della vasca di coraggio dove l’acqua passa da 35 a 15° ed è un vero toccasana per la circolazione.

È stata una bella esperienza? Sì ma con qualche accorgimento.

– non è un’esperienza che consiglio a tutti. Ci sono persone, e ne conosco, che sarebbero a disagio in mezzo a decine di corpi sommariamente vestiti, ancorché coperti da asciugamani. Bisogna star bene con se stessi e il proprio corpo, il che non significa essere giovani belli o esibizionisti ( e sì c’erano ragazze con bikini davvero minuscoli, ma c’erano anche due simpatiche coppie di ultrasessantenni che si sono davvero divertiti ed erano assolutamente a loro agio). Per non parlare dello spogliatoio, dove le cabine per cambiarsi sono quattro e tutte ci siamo vestite/svestite davanti all’armadietto, come in palestra o in piscina.

– memorizzate il numero dell’accappatoio: è l’unica cosa che vi permetterà di ritrovarlo in mezzo a decine di altri tutti uguali. Idem per le ciabatte. Gli habituè se le portano da casa, non penso soltanto come misura igienica, ma perché le possono riconoscere . L’ingresso dà diritto ad un accappatoio e a una salvietta su cui dovete sedervi in sauna e ovunque ci sia da sedersi. Dopo un’ora l’accappatoio è zuppo, e infilarsi dopo una serie di getti d’acqua calda in un accappatoio bagnato e freddo non è il massimo. Ergo, bisogna cambiarlo. Costa due euro. Io l’ho cambiato quantomeno, e così molti altri

– Io non ho mangiato niente. E sono stata benone. Vedete voi se riuscite a stare a mollo in una vasca a stomaco pieno. O semi pieno.

– Nei week end c’è gente e fatalmente talvolta si deve aspettare. Con pazienza.

– Ci sono solo due situazioni:o si sussurra, o si tace. Ci sono cartelli dappertutto. C’era silenzio persino in giardino. L’unico che ho sentito parlare con un tono di voce abbastanza normale, pareva che urlasse. In pochissimo tempo , intorno al suo gruppetto c’era un vasto spazio vuoto. C’erano tre ragazze che parlavano di uomini in una delle vasche interne e riuscivo a sentirle perché la vasca era un metro quadro. Questo per me è meraviglioso (siamo in Italia, ci pensate?).

-Non è un’esperienza per single. Eravamo credo in due in tutte le terme. A me non ha dato fastidio e credo neanche all’altro single , un ragazzo del luogo, da come lo hanno salutato alla porta; l’ ho ritrovato nella vasca e in una sauna. Ma io sono una persona che sta molto bene con gli altri, ma a cui fa molto piacere stare con se stessa e che certe cose preferisce farle a modo suo. La tipologia prevalente (e più felice) erano coppie di giovani innamorati che si sbaciucchiavano tutto il tempo dappertutto senza il minimo imbarazzo , beati loro, gruppetti di tre o quattro persone , tipo tre amici o amiche, due sorelle con una figlia, due coppie, due amici o due amiche; ho osservato coppie che erano insieme ma nemmeno si guardavano tra di loro. In questi casi , le terme non fanno granché. Soprattutto non trascinateci una persona riluttante, specie se uomo. Penso con terrore a come avrebbe reagito mio marito, nel caso assai improbabile fossi riuscito a portarlo sin lì (avevo buttato lì l’idea una volta, e la risposta era stata “vacci tu”.)

Prima di uscire meglio fare la doccia. E poi cospargersi per bene di crema per il corpo. A disposizione, almeno delle signore, c’erano i prodotti del Dottor Nicola, che come sapete io amo molto; poi c’era chi aveva il suo arsenale di fiducia. Io che dopo la crema mi sono passata la terra e un filo di mascara, sono uscita praticamente a faccia nuda. Del resto sono andata a fotografare il ponte di pietra sull’orrido che è lì a due passi e a far e un pezzo di sentiero panoramico, quindi non c’era bisogno di un grande apparato.

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