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Intanto, zitti zitti, si prosegue con il podcast : https://anchor.fm/alpslover/episodes/Il-mio-rifugio-euca5n

Tutti gli altri episodi sono nella pagina dedicata.

Wandern am Meraner Höhenweg
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Viaggi artistici (#viaggimentali n. 6)

“Nei giorni scorsi una rappresentanza ridotta, causa covid, del Comitato Smart Land è stata ospitata in sala consiliare in Comune a Volpedo per un incontro conoscitivo finalizzato alla realizzazione del percorso ciclabile protetto da Viguzzolo a Volpedo, che raddoppierebbe la lunghezza del tratto in realizzazione tra Tortona e Viguzzolo.

Presenti per il comitato Enrico Pertusi, Martina Lo Jacono e Claudio Cheirasco. Per il Comune di Volpedo la sindaca Elisa Giardini, il vice sindaco Antonio Lugano, il consigliere Claudio Gnoli. All’incontro era presente anche Pierluigi Pernigotti, direttore dei Musei Pellizza da Volpedo. La nuova ciclabile potrebbe infatti rivalutare alcuni luoghi legati alla memoria del pittore del quadro “Il Quarto Stato“.

Ora che il tratto Tortona-Viguzzolo è cantierato è tempo di pensare a come raggiungere Volpedo e di conseguenza Monleale. Il Comitato Smart Land aveva già avuto incontri informali con il compianto sindaco Giancarlo Caldone. Incontri che si erano conclusi con la promessa di rivedersi quando fossero cominciati i lavori sul tratto Tortona Viguzzolo.

L’interesse del Comune di Volpedo alla realizzazione dell’opera è molto forte. Come già successo per i 5 chilometri che verranno inaugurati a fine estate, anche qui sarà determinante fare rete con gli altri comuni attraversati dal percorso e con la Provincia di Alessandria e poi andare alla ricerca di bandi che possano finanziare i lavori.

Volpedo è raggiungibile da Viguzzolo passando da Castellar Guidobono, poi la strada si biforca: a destra si prosegue dritto per Monleale lungo la Strada del vino e dei sapori dei Colli tortonesi; a sinistra si attraversa il Curone sul Ponte della Diletta e si raggiunge Volpedo da strada Rosano attraverso i comuni di Volpeglino e Casalnoceto.

Se il primo tratto consentirebbe di raccordarsi alle poche centinaia di metri di pista ciclabile già realizzati lungo il Curone in prossimità dell’abitato di Monleale, il secondo tratto è quello più interessato alla memoria dei nostri luoghi. Storia antica, antichissima, e storia recente. Rosano fu un centro importante in epoca romana, situato lungo uno dei tracciati della Via Postumia, la via consolare fatta costruire nel 148 a.C. dal console romano Postumio Albino per unire via terra Aquileia a Genova, ma non solo. Il parco di Rosano è stato frequentato da molti pittori a cavallo tra Otto e Novecento: è rappresentato in un famoso quadro di Cesare Saccaggi ed esistono molte foto di Giuseppe Pellizza ritratto insieme ad altri in prossimità del vascone di Rosano (oggi perduto). In tempi ancora più recenti il Ponte della Diletta sul Curone è diventato famoso per via di quello che veniva chiamato “L’uomo del bosco“, un eremita che negli anni Sessanta del Novecento si era edificato una casupola sulla riva del torrente, suscitando tra gli abitanti dell’epoca timore e curiosità.

Riguardo alla “ciclabile per Volpedo“, Comitato Smart Land, Comune di Volpedo e Associazione Pellizza da Volpedo si sono dati appuntamento dopo Pasqua per un sopralluogo al fine di farsi un’idea del possibile tracciato da seguire. Poi sarà il momento, anche per il Comune di Volpedo come già fu per quello di Tortona, di farsi capofila di altri comuni per proporre alla Provincia la realizzazione del secondo tratto della ciclopedonale delle Terre Derthona.”

Ho ricevuto questo interessante comunicato stampa proprio da Claudio Cherasco, che è anche un giornalista, e ho deciso di riprodurlo, perché come sapete la zona del tortonese mi interessa e perché la valorizzazione del turismo lento in quella zona potrebbe essere una chance interessante. A Volpedo e dintorni ci sono già diversi itinerari che valorizzano i luoghi frequentati da Pellizza, come in Monferrato per Morbelli e Carrà. Tra l’altro, un itinerario come quello della Fogliata è percorribilissimo a piedi in bici a cavallo pure in monopattino. Certo, andare in bicicletta sulla provinciale da Totona a Salice è abbastanza un suicidio, per questo una rete sia di piste ciclabili, sia di strade secondarie può favorire un turismo slow, una soluzione che è da auspicare anche nelle nostre terre alte, che tra non molto avranno difficoltà ad avere la neve tutti gli anni…

un paesaggio che potrebbe aver dipinto Pellizza (il paese sullo sfondo è Monleale)

In ogni caso, auguri ( e lasciate stare gli agnellini)

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Gattini

Mi rendo conto che da quando ho iniziato a trasformare questo blog da cosa strettamente personale a magazine “serio” due cose sono scivolate via dai riflettori: la sfiga e i gatti.

Per la prima, considerando il livello globale, direi che siamo a posto per qualche secolo. Qualsiasi cosa possa andar male, e che non sia legata alla salute, o ai soldi, o a entrambi, non è poi così sfortunata. Inoltre, a prescindere dal COVID, solo in settimana abbiamo avuto la porta container incagliata a Suez, e un gigantesco ingorgo, e quello che s’è venduto i nostri segreti militari per un po’ di crocchette per cani. Che si può aggiungere?

Quindi restano i gattini.

In questo anno di tutto a distanza o quasi, mi sono resa conto che ci sono molti gattari che non ti aspetti, e che quasi tutti i gatti adorano, per restare in metafora, le luci della ribalta. Dei miei, la più presenzialista è Pipisita, e non ci si poteva aspettare di meno dalla Principessa della casa. L’ha vista chiunque, e più il consesso è di alto livello ( leggi professori universitari, politici, alti funzionari del ministero) e più lei guarda con sussiego. In un paio di occasioni ( una mentre stavo tenendo una relazione) ho dovuto prenderla, mostrarla al consesso e farla gentilmente scendere. Chiudere la porta dello studio significa o registrare i belati, o trovarsi la porta a strisce e con quello che costano gli infissi non è un’opzione praticabile. I gatti sono animali territoriali e non puoi lasciare le porte chiuse.

Questa settimana mi è andata benissimo perché la temperatura mite ha favorito il generale spiaggiamento in terrazza lato cortile. In compenso abbiamo visto tutti il certosino del vicesindaco di Volpedo.

Fanny e soprattutto Cinorosino, che è famoso sui social, non si palesano quasi mai. Di solito si addormentano nei dintorni o si strusciano sui miei piedi, lontano da occhi indiscreti. Ho parlato dei miei gatti ( e di catbombing) con due docenti universitarie ( una ha uno splendido gattone bianco ed è appena stata nominata in una prestigiosa commissione ministeriale) e con la vicepresidente della nostra rete nazionale ( Antonella non c’è il gatto rosso? No, la bella del video è Pipisita, ormai la conoscono tutti, docenti, studenti dei laboratori, ora anche la rete. Ah anche i miei studenti, adesso dorme su …divano poltrona terrazzo si è perso nel ting tong degli ingressi su zoom… non si possono tenere le porte chiuse)

Appunto

Quindi come doveroso annunzio di Pasqua, sui vostri schermi, e non è detto tanto per dire, gattini

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Indiani metropolitani (#viaggimentali n. 5)

(foto di Ornella Giacobone)

Indiani nel senso di scout: siamo diventati esperti, tutti più o meno, di itinerari metropolitani – tutti intendendo coloro i quali non rimpiangono soltanto la folla del bar . Intendiamoci, anche a me piacerebbe ritornare a vedere gli amici (mi sto ripetendo? direi di sì), farmi una buona cena, ridere e scherzare, viaggiare, andare in montagna senza dover coprirmi con l’autocertificazione del lavoro ( e io svolgo un lavoro di ricerca che ha maglie larghe, per fortuna). Però la scorsa settimana sono uscita esattamente quattro volte: casa lavoro e ritorno per tre volte, uscita di ricerca la quarta, con un mazzetto di autocertificazioni (compresa la locandina del corso per cui stavo lavorando) per le quali ci ha di sicuro rimesso le penne un tronco d’albero e che naturalmente non mi ha richiesto nessuno. Anche così, evito accuratamente di passare nelle zone più normalmente affollate della mia picccola città, per evitare l’inevitabile incazzatura. In ogni caso, quasi tutti coloro che come me camminano e come me sono chiusi in casa (cioè nei confini del proprio comune), si ingegnano e mi condividono itinerari “da provare”. In questa settimana pasquale ho ben due itinerari “da provare” e ben due giorni di ferie in cui provarli…

Quello che vedete, invece è l’itinerio “da provare” di Milano, le cui foto mi sono state mandate da un’amica come me in crisi di astinenza (che per di più ha la seconda casa a Ceresole). Siamo in zona Niguarda, e le foto si riferiscon alla grande area del Parco Nord, vicino a dove abita la mia amica (il quartiere ovviamente è più noto per l’ ospedale). A me, per ovvie ragioni, piace molto il murale della partigiana Lia, cui il vicino Teatro della Cooperativa aveva dedicato uno spettacolo (altra cosa che ci manca, ma a casa mia, con la chiusura del teatro, ci manca da ormai dieci anni, quasi undici); anche i fiori sugli alberi sono bellissimi. Per restare a Milano, l’ultima volta che ci sono stata risale, appunto a poco più di un anno fa, a villa Necchi Campiglio aperta dal FAI. Milano sembra diventata lontanissima.

E’ primavera, di nuovo, e di cantare sui balconi non ha più voglia nessuno. Una cosa è certa, se già prima tendevo ad evitare le folle oceaniche, adesso direi che la prospettiva di invecchiare in un faro insieme alle foche mi sembra parecchio allettante

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Giornata dell’acqua

Acqua
Opera dell’uomo (centrale elettrica di Molare , di Piero Portaluppi)

Sto studiando da un po’ il rapporto tra l’architetto milanese e la montagna e questo è un assaggio (il resto è come sempre un felice connubio tra lavoro e passione- sono una persona fortunata)

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#viaggimentali n.4 Cercasi Miracolo

Ci sono posti in cui, per ragioni che sovente non è facile sviscerare, mi è stato difficile arrivare. non li proprio trovati. Uno di questi è il santuario del Boca, e no, non è una fisima del cugino cercatore di chiese. si trova nella riseva anturale del monte Fenera, ed era mia madre che voleva vederlo. Non l’ abbiamo mai trovato: nel senso che in un modo o nell’altro abbiamo girato in tondo senza costrutto in un’epoca in cui non erano così progrediti i navigatori; e anche dopo, una volta che avevo provato ad andarci io, e i navigatori già c’erano da un bel po, niente, non l’avevo trovato.

Invece la volta che sono andata in bassa Valsesia, dopo la passeggiata, ho pensato di fare un altro tentativo, e miracolosamente, ci sono arrivata senza praticamente fare niente di particolare. Ho usato il telefono, ho girato a destra un po’ all’improvviso, abbastanza all’improvviso da farmi strombazzare dietro, e poi niente, tutto dirittto. E alla fine ci sono arrivata facilmente. Ma siccome era già buio o quasi, prima di visistare la chiesa ho fatto un giro intorno alle vigne, verso Prato Sesia, sotto nuvoloni che non promettevano nulla di buono (un falso allarme, in ogni caso).

Nessuno.

Nemmeno intorno alla chiesa, che è enorme, c’era anima viva. L’auto che è inopinatamente arrivata nel piazzzale, solitaria e abbastanza incongrua, dà l’idea delle proporzioni. L’insieme aveva qualcosa di vagamente familiare, e una volta trovato il provvidenziale cartello con lo spiegone ho capito perché. La cappella originaria, incastonata nell’abside e con il bassorilievo miracoloso della croce, esiste sin dal 1600. La chiesa nelle proporzioni attuali è stata costruita su progetto di Alessandro Antonelli nell’Ottocento. Lui era un architetto molto amante delle proporzioni gigantesche e in quel luogo in mezzo al nulla la chiesa sembra fuori posto; ma mettiamoci nei panni dei fedeli che l’hanno finanziata. Il luogo doveva essere molto frequentato, le pareti sono coperte di ex voto di guarigione, e davanti alla chiesa c’erano due bar e un ristorante, chiusi (quando sono andata non eravamo ancora in zona rossa come adesso). Come dicevo un silenzio abbastanza inquietante.

Siccome però un miracolo direi che ci vuole, dati i tempi, speriamo che l’immagine miracolosa ci dia una amno.

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We are back

E’ ricominciato il podcast, con un nuovo episodio a settimana, tutti i lunedì. Ok è mercoledì, ma come potete capire ‘sta faccenda dei vaccini mi ha mandato veramente ai matti (e infatti ho perso la mia abituale compostezza). Troverete questo e tutti i link nella apposita pagina Podcast nel menu iniziale e qui: https://anchor.fm/alpslover/episodes/We-are-back-esoivc

We are back, e per restarci: tutti i lunedì, I promise, giurin giuretta

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Prepararsi alla primavera (#viaggimentali n.3)

Come ho già raccontato, con la città di Bressanone ho un rapporto speciale, perché dopo un burrascoso rapporto iniziale (io come sempre avrei voluto dare una seconda possibilità, ma mio marito non ne voleva sentire parlare), è diventato un luogo del cuore non appena ho avuto la possibilità di tornarci. Sono sempre informata sulle loro iniziative.

Mi scrive Erica Kircheis, della Brixen Tourismus Gen. / Bressanone Turismo Soc. Coop.:

“Probabilmente non è un caso che le Nazioni Unite abbiano istituito proprio per il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Giornata Internazionale delle Foreste per accrescere la consapevolezza dell’importanza di tutti gli alberi che compongono il polmone verde del pianeta Terra. Le foreste ci offrono sostentamento, riparo e puliscono l’aria che respiriamo. Questa giornata serve a incoraggiare le persone a proteggere boschi e foreste. E forse proprio a causa dell’attuale situazione che questi luoghi assumono un significato ancora più prezioso. Infatti, ora più che mai ogni momento trascorso nel bosco è un’esperienza liberatoria: escursionisti, sportivi e altre persone in cerca di svago qui possono fare il pieno di energia 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Con il risveglio della natura, l’aumento progressivo delle ore di luce, in primavera cresce il desiderio di trascorrere più tempo all’aria aperta. Le restrizioni provocano fame di aria, boschi e montagna. Mai come adesso si ha bisogno di nuove energie positive. Bressanone e dintorni promettono esperienze uniche a stretto contatto con la natura. Qui circondati da boschi e prati, laghi e montagne si ha lo scenario perfetto dove praticare attività per rigenerarsi e vivere momenti di piacere.

“Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa”, affermava Henry David Thoreau. La natura era per Thoreau fonte di benessere e soluzione esistenziale. Come allora, anche oggi camminare nel bosco fa bene. Oggi lo sostiene anche l’ONU, che ha recentemente riconosciuto i benefici della terapia forestale e la sensazione che tutti gli appassionati di montagna da sempre hanno.

Con oltre 400 chilometri di sentieri segnalati, molti dei quali all’ombra di cime di conifere e chiome di alberi decidui, Bressanone in Alto Adige offre numerose possibilità di scoprire la natura pura a piedi, in bici, da soli o con guide esperte. Per chi desidera ricaricare le proprie batterie, godersi il silenzio e assaggiare le prelibatezze della cucina dei boschi e dei prati l’escursione guidata “Luoghi segreti e tesori delle erbe” fa al caso giusto. Insieme ad una guida esperta si cammina da S. Andrea lungo sentieri poco frequentati in direzione della Malga Ochsenalm, un posto meraviglioso sopra il limite del bosco. Lì, dove la tranquillità domina ancora la giornata, ci si fortifica con uno spuntino prima di visitare il maso delle erbe Schmiedthof, dove si potrà scoprire qualcosa di più sulla coltivazione di diversi tipi di erbe aromatiche e officinali.

Bressanone è circondata da fitti boschi e vasti prati che nascondono meravigliosi luoghi di energia come ad esempio Colle Libero, dove in una radura in mezzo al bosco sorge un santuario. Quello che una volta era considerato il luogo delle streghe danzanti, è ora una meta di pellegrinaggio con una piccola cappella, un luogo di preghiera e di ringraziamento. Un posto all’aperto in uno spiazzo circondato da alte conifere, con vista sulle vette che si stagliano nel cielo, facilmente raggiungibile con una breve passeggiata da San Giorgio ad Eores, dove si fa il pieno di energia positiva.

Ai Mountain Days Südtirol dal 21 maggio al 13 giugno non solo si possono vivere nuove sfide e momenti unici in montagna, ma anche ricaricare le batterie e sentire il vero atteggiamento altoatesino nei confronti della vita. Vivere la bellezza delle montagne, in vetta, nella foresta o a valle. HIKE | SUNSET | DINNER – Magia del tramonto è uno dei momenti emozionanti ed un’esperienza completa in programma. Insieme ad una guida escursionistica si sale prima di sera sul Monte del Bersaglio con la sua fantastica vista sul Gruppo delle Odle e su Bressanone, si ridiscende alla piattaforma panoramica di Spelonca per una cena all’aperto con prodotti regionali assistendo allo spettacolare tramonto.

La tendenza del “forest bathing” degli ultimi anni sottolinea il significato antico e nuovo della foresta come “luogo di nostalgia e di desiderio”. Nel “forest bathing”, infatti, è proprio questo effetto positivo sulla salute e sul benessere l’obiettivo dichiarato, e non l’azione per raggiungere obiettivi sportivi o per arrivare da qualche parte. Ritrovarsi nel bosco per allontanare lo stress e la fretta, favoriti da diversi esercizi di percezione e consapevolezza: rilassarsi – fermarsi – aprire i sensi – meravigliarsi – meditare – respirare – fare movimenti dolci – rilassare gli occhi – e dedicare del tempo per sé stessi. Così alberghi circondati da boschi e sospesi sui tronchi sopra Bressanone hanno sviluppato programmi benessere legati alla natura.”

In realtà mi è sempre piaciuto appoggiarmi agli alberi e passeggiare in un bosco è una di quelle attività per cui posso commettere un reato (ossia uscire dal comune di residenza). Ma guardate le date: maggio, giugno. Chissà che non abbiano aperto le gabbie per alllora: cioè che ci abbiano vaccinati un po’, per esempio. Certo quelli che si assembrano per prendere un aperitivo non sembrano in grado di cedere al fascino della natura… Per carità, mancano anche a me le sere in cui davanti ad un aperitivo chiacchieravi senza fretta della tua vita e dello stato del mondo (ho la fortuna di avere amici giovani che allo stato del mondo ci pensano) ed evito anche solo di menzionare, cinema, teatro, concerti.

Non vedo l’ora di tornare a Bressanone: anche se viste le circostanze, per ora non abbiamo più fatto salti in avanti (perché il Giulio è stato testé vaccinato, io anche, ma i cancellieri di tribunale ancora no).

Wandern am Meraner Höhenweg (foto courtesy Brixen Tourismus Gen. / Bressanone Turismo Soc. Coop.)
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Meta

Come Boris è una meta-serie (cioè una serie televisiva che parla di tipi che girano una serie televisiva _ questa è una tipica spiegazione da insegnante per boomers ma non solo che non hanno mai visto Boris e sì, ieri sera ho guardato #Propagandalive) questo è un meta-post, cioè un articolo che parla di un articolo. O meglio di un articolo che parla di una pagina di questo sito che parla di un’altra cosa. La pagina è questa e parla del Podcast e raccoglie tutti i link agli episodi.

Il podcast sta per tornare con una terza stagione speciale, visto che stiamo in zona rossa. Poiché, dati alla mano, la prima stagione è piaciuta di più di quella dedicata al Piemonte, direi che a quei temi tornerò (alla fine, il mio scopo non è educare, ma intrattenervi un po’ con le mie chiacchiere). Per cui, appuntamento tutti i lunedì, così la settimana è migliore (forse).

Inanto, questa è l’anteprima dell’immagine.

mentone

Immagine, che, come si diceva qualche post fa, ha a che fare con gli anniversari

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Le montagne degli altri (#viaggimentali n.2)

Il giorno del mio compleanno mi ha chiamato il mio amico Giuseppe, e la prima cosa che gli ho detto (prima ancora di sapere come va lui, la mamma, il fratello, il cane Alì babà e la scrittura) è stata << caccia le foto>>.

Ecco qui, l’Etna in tutto il suo splendore. Dalle sue finestre. Poi naturalmente a trovare Giuseppe un giorno o l’altro dovrò andare. È più vicino del Canada.

foto @raycanter

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