Achtung

Cari tutti, tanto che sono ancora in ferie qualcuno ha pensato bene di clonare il mio account Facebook. Se seguite la mia pagina o il mio profilo personale, controllate: non troverete più la mia faccia ma, guess what, il mio ragatto. Se qualcuno con la mia foto vi chiede l’amicizia non sono io ma un bot arabo (pare). Mi sto ovviamente attivando ma state accorti. Come se non avessi altro da fare.

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Terzo suggerimento

Basta guardare

Ma come direte voi , ci reblogghi una cosa che hai scritto prima del covid . Ehm sì. Perché probabilmente ci fa più fresco che nella bocca dell’inferno (o se preferite quella parte più piccola, circolare …va beh immaginate). Quindi è un suggerimento

Sì ci sono passata anche con la pioggia
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Seconda possibilità: back to Slovenia

Se ben ricordate, ai tempi mi ero innamorata della Slovenia, e mi ero detta che mi sarebbe tanto piaciuto tornarci: il problema è che sicuramente la Slovenia non è dietro l’angolo, specie per noi che abitiamo sulla bocca dell’inferno (in questo periodo, particolarmente sulla bocca dell’inferno.)

Per cui come potete capire sono saltata su un viaggio di lavoro, tempo fa, per avere la possibilità di vedere qualcosa che da storica avevo sempre voluto vedere eccetera: Kobarid, cioè Caporetto, che oggi è in Slovenia. E’ un paesino, in realtà non ha nulla di particolare se non il somigliare ad un ridente paesino austriaco – ricordate, era una delle cose che mi avevano colpito, il fatto che fosse molto evidente che quella parte di mondo fosse molto più simile al vecchio Impero austroungarico che al mondo slavo, alla Carinzia , nella fattispecie.

Caporetto si trova lungo il corso dell’Isonzo (Soča in sloveno), che scorre nei due paesi e da questa parte del confine tra Piezzo e appunto Kobarid forma una bellissima valle molto verde, e percorsa da sentieri e piste ciclabili, che sono il fulcro del turismo estivo (se siete stanchi di biciclette, vi ricordo che Tadej Pogačar sta vincendo il Tour de France, e c’è ovviamente una ragione, ho visto anche lì bimbi piccolissimi in bicicletta, quelle vere, non quelle che danno ai bambini per imparare ora che non usano più le rotelline come ai miei lontanissimi tempi).

Ma altrimenti Kobarid sta giustamente sfruttando il turismo storico. Ci sono molte descrizioni della battaglia (anche di Barbero) l’unica vagamente comprensibile resta quella di Isnenghi. Ecco se ci andate, andate al piccolo ma organizzatissimo museo della battaglia, e lo capite: non dalle immagini high tech, che quando ci sono andata io non hanno funzionato, ma se ci siete, fatevi azionare manualmente il plastico che riproduce i luoghi, e lo capite. Poi uscite sulla piazza, e cercate di riperire i punti cardinali e capirete da dove sono passati gli austriaci (e a questo punto il gioco, per così dire è fatto).

Poi naturalmente potete salire, a piedi, all’Ossario dei caduti della battaglia, da dove potete avere una panoramica della valle, e capire, se mai vi siete posti il problema, quale catastrofe è stata la prima guerra mondiale. Tra l’altro l’Ossario ha una notevole somiglianza con l’altro ossario, quello di Redipuglia, altro posto che suggerisco sempre di visitare anche se adesso più che una visita è una prova di sopravvivenza che non è consigliabile per tutti.

e poi potete sempre tornare a Trieste e fare il bagno nell’unico stabilimento che divide ancora tra uomini e donne…

Qui trovate tutte le informazioni sul museo.

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Excusatio non petita

ok, mi autoaccuso, la canicola ha avuto il meglio su di me. Sino a un certo punto, però. Perché nel mio tranquillo stato ariacondizionato, insieme ai gatti strategicamente posizionati, ho ripreso a scrivere, ma non per il sito, non per substack, non per la serie di cose che devo scrivere- almeno tre: ho ripreso la seconda stesura di un giallo che avevo scritto due anni fa, e che aveva un finale di m…Perché una bella mattina mi sono svegliata con un finale, e ci sono andata dietro. E ho pure iniziato il seguito. Che ci farò? Boh, magari lo metto su wattpad, e qualcuno lo scopre.

In ogni caso, con il caldone, di uscire non ne avevo nemmeno per scherzo, sinché sono riuscita a farmi ospitare dalla mia cara amica Ornella, come sempre quando fa troppo caldo a Milano nord e sulla bocca dell’inferno (e siamo ancora all’inizio di luglio). Comunque, dato che sono finalmente fuggita dal caldo e dall’avvento dei centauri che come i miei followers di lungo corso sanno è il segnale della fuga, vi lascio tre suggerimenti di weekendini per il resto del mese, che possono essere suggerimenti anche per vacanze più lunghe, perchè poi, guys, come dicono gli influencers, quest’anno vado ad esplorare il Portogallo.

Primo suggerimento

Fuori da Innsbruck

Allora andare a Innsbruck non è certamente una novità, dato che cerco di andare almeno una volta l’anno, ma questa volta vi lascio due località fuori Innsbruck.

L’itinerario combinato parte dall’Achensee, perfetto per un tuffo, dato che è perfettamente balneabile. Gli alberghi di Pertisau, molti almeno, hanno la spa, che permette di alternare bagni in lago a vasche calde (il contrasto invernale è molto affascinante, ma anche in estate merita).

A poca distanza dal lago, due località sono molto piacevoli, Rattemberg e Kufstein. Rattemberg è un delizioso paesino medievale, con belle case a traliccio e una torre, e molti artigiani che lavorano il vetro che è la specialità locale

Era domenica

Nelle vicinanze, Kufstein è nota per la sua fortezza (si può salire all’ingresso anche grazie ad un ascensore a cremagliera, ma poi vi toccano lo stesso le scale) che domina la città dall’alto di una rupe. Ai suoi piedi un dedalo di viuzze e di strade medievali, che si girano benissimo a piedi. More info su http://www.kufstein.com Nella fortezza c’è anche un museo della città, e il ristorante è gettonatissimo per i matrimoni (ce n’era uno questo inverno quando ci sono tornata io). La fortezza risale al 1200, ed ha persino un organo al’aperto (Heldenorgel) con 4948 canne che viene suonato ogni giorno a mezzogiorno. Nelle vicinanze ci sono altri laghi, tutti balneabili, il più bello dei quali a mio parere è l’Hechtsee. Se no potete sempre girare per Kietzbuhel e andare a vedere la Streif tutta verde (fa impressione anche così, ve lo assicuro) o fare il bagno nel laghetto che ha l’acqua tiepida, praticamente.

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Sopravvivere al calore

Cari e care, bisogna sopravvivere alla calura .

Sopravvivere Cinorosino style

Cosa ho fatto in questo periodo? Come tutti ho cercato di sopravvivere alla prima ondata di caldo, stando ovviamente seduta sulla bocca dell‘inferno, ossia Mandrognistan Ville, che già secondo il nostro vicesindaco manca di aura, quindi vi lascio immaginare cosa pensano quelli che devono viverci tutti i giorni.

Come si sopravvive alla calura? Beh Cinorosinostyle, abbracciando il condizionatore: come da foto si trova nella perfetta diagonale per prendere il fresco e dato che al momento è l’unica stanza che ho condizionata , io lavoro (si fa per dire, che il caldo mi obnubila il cervello) e lui dorme.

Si può andare a pucciarsi da qualche parte, come ho fatto con il lago di Mergozzo (e più di una volta) specie nei giorni feriali quando si trova più facilmente parcheggio (questo se siete nonni o genitori on duty ). In feriale va bene anche la Liguria, se avete pazienza.

O si fa un giro in Appennino : A Voltaggio o a Persi (ho sperimentato di persona) dalle 17 fa superfresco.

O si va in montagna- ma per questo ci vuole un post apposta

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Fermi tutti, ho sbagliato

Le bici non sono state il primo argomento, ma saranno il secondo. Abbonatevi, sinché è ancora gratis…

https://antonellaferrarisalpslover.substack.com/p/dato-che-dobbiamo-iniziare-da-qualche

Ho finalmente inizato a usare Substack, perché non si può essere sorpassati dalle novità (a differenza di cose come Threads, Bluesky e altri che sono stallati questo pare in crescita)

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Boh passeggiata di inizio estate?

Se non vi viene nemmeno per sbaglio di scapicollarci in Liguria nei week end a rischio di essere presi in ostaggio dai liguri e soprattutto dalle autostrade liguri, potrete andare al lago. E l’escursione che propongo non vi costringerà a cercare un parcheggio, a meno che non vogliate prendere un bagno nelle acque limpide ma ancora freddine del lago di Mergozzo. E lì, ho scoperto, sono dolori: nel senso che ho lasciato l’auto precariamente a casa di dio.

Il posto si chiama Cà d’la Norma, ed è un sito megalitico nei dintorni di Bracchio, da dove si parte e dove si può lasciare l’auto. Di fronte al parcheggio, subito prima di un ponticello, parte una strada asfaltata che dopo un centinaio di metri finisce nel nulla. E girarsi , attenzione non è facile e soprattutto non potete lasciare l’auto lì in mezzo.

A sinistra prendete un sentiero in leggera discesa che si inoltra nel bosco e seguitelo in saliscendi sino alle indicazioni verso destra dove, dopo una breve e leggera salita si trova la costruzione (una stanza e un vestibolo), chiamata così in omaggio alla Norma di Bellini (che era una sacerdotessa druidica).

Poi appunto, in spiaggia

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Ribadisco, Petrarca non era scemo

E probabilmente nemmeno i papi, se di tutti i posti dove si potevano trasferire, erano stati convinti a trasferirsi ad Avignone (ora, non ce l’ho particolarmente con il palazzo dei Papi, tuttavia ci sono posti che in ogni caso preferisco, e anche Amica Giovane – io c’ero andata in treno, lei in auto aveva rischiato di finire nel Rodano, e in entrambi i casi non era stata una buonissima esperienza. In più, le periferie di Avignone, che ho attraversato spesso, ricordano sensibilmente la Romania di Ceausescu)

Poi c’è un’altra faccenda. Il ricordo distorce la realtà. Sono stata per la prima volta in Provenza , ehm, negli anni Settanta. E mentre la Camargue era rimasta più o meno la stessa (o meglio, quando ci sono tornata i ricordi più o meno coincidevano con quello che stavo vedendo, fenicotteri compresi). Di Saint Marie de la Mèr, per esempio, non ricordavo né la passeggiata a mare, né la piaggia. La prima, facile che negli anni Settanta non ci fosse o fosse molto diversa, ma che non mi fossi accorta della spiaggia mi pare un po’ strano, non fosse altro perché c’ero andata con mia madre, che come me tendeva a buttarsi nelle pozze – magari non a fine marzo, però ecco. Mio padre, da buon semilangarolo, non sapeva nuotare. Lo mettevi in acqua e andava a fondo

Sono tornata ad Arles, che è – stavo per dire ovviamente – uno dei centri più belli e importanti della zona, con un anfiteatro tra i più belli della Provenza – avendoli visti tutti posso dire tranquillamente, il più bello. Il centro ruota intorno, proprio, all’anfiteatro, l’arena – era prevista una Feria per Pasqua, ossia i combattimenti di tori, la corrida classica. Ad eravamo andati a vedere però la corrida non cruenta, ossia il torero e gli altri che si limitavano a fare acrobazie vicino al toro senza ferirlo. Ebbene non mi ricordavo quasi nulla, soprattutto il fatto che il camminamento intorno all’anfiteratro era in pendenza, e non ricordavo nemmeno il teatro romano, che probabilmente non era visitabile allora, e che è molto interessante (quello di Orange è conservato meglio) In ogni caso , con il biglietto combinato visitate tutto. Non ricordavo nemmeno l’ubicazione della cattegrale rispetto all’anfiteatro. e soprattutto, non ricordavo la libreria sopraffina a due passi dall’Arena, che conserva una selezione di libri sull’antichità e dove puoi anche berti una birra.

Insomma, Arles è sempre molto bella, ma io mi sono aggirata come una sonnambula cercando di orientarmi

I pensionati salveranno il turismo

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buon compleanno, Italia

Lo so questo è, penso, il più lungo ponte disponibile quest’anno. Prendendo due giorni di ferie, tipo venerdì e lunedì, si possono fare ben 5 giorni, con cui si può visitare una capitale Europea, visto che ci sono ancora i voli, e non è detto che ci saranno poi ancora, tra l’altro.

Quindi, dato che fa caldo ovunque, tanto vale andare direttamente dove fa ancora più caldo, ossia in Provenza, questo naturalmente se riuscita a sopravvivere alle autostrade verso la Liguria che probabilmente oggi saranno un’unica coda in coda da Milano a Genova e oltre (e non credete ai comunicati ufficiali che millantano di togliere i cantieri). Certo, per il week end degli 80 Anni della Repubblica vi consiglio di andare in Francia, ma è solo per una ragione logistica: ovunque in Italia ci sarà il mondo, in Liguria pure di più.

Una giusta soluzione combina villaggi percés, lavanda, adesso che è stagione, e anche arte.

Noi abbiamo iniziato da Carpentras, che ha un delizioso centro storico in generale ben conservato, dove si notano il Duomo, le mura, con le porte monumentali, e soprattutto la sinagoga (controllate gli orari, ed evitate il sabato, ovviamente).

Da lì abbiamo fatto un pellegrinaggio letterario, a Fontaine de Vaucluse, sulle tracce delle chiare fresche e dolci acque di Petrarca. Quando ci siamo andate noi, l’ultima parte dell’itinerario sino alla fonte era chiusa per pericolo di caduta massi, e non so se erano necessari lavori di ripristino di qualche tipo. In ogni caso, Petrarca aveva ragione, le acque del torrente, che a inizio primavera erano piuttosto impetuose , avevano un colore cangiante davvero insuperabile Nel caso abbiate un’anima da fachiri, nelle vicinanze si trova il mitico Mont Ventoux, la cui ascensione da Parte di Petrarca ha dato vita all’alpinismo moderno (e ai récit d’escalade). Ora che non c’è più la neve la strada asfaltata è percorribile sino alla cima, sia in auto sia in bicicletta. Attenzione al sole e alla disidratazione

Nelle lunghe sere di questo periodo è poi quasi necessario direi ammirare un tramonto. Dei villaggi che abbiamo vistato, sulla via del ritorno verso Carpentras il villaggio di Gourdon in cima ad un crinale che si affaccia verso ovest, offre una vista davvero straordinaria.

Chiare e fresche, tramonti, e Carpentras

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Come si diceva, Substack

open.substack.com/pub/antonellaferrarisalpslover

Questo è il link al mio Substack, che inizierò a far funzionare a brevissimo: vi faccio anche vedere il primo tema, così, uno spoiler

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