open.substack.com/pub/antonellaferrarisalpslover
Questo è il link al mio Substack, che inizierò a far funzionare a brevissimo: vi faccio anche vedere il primo tema, così, uno spoiler

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Questo è il link al mio Substack, che inizierò a far funzionare a brevissimo: vi faccio anche vedere il primo tema, così, uno spoiler

Nel giorno in cui il Giro arriva e parte da casa mia, e poi ci torna dopo poco, ecco che andare in bicicletta è la soluzione più interessante per la tarda primaversa, l’estate e pure l’inizio dell’autunno. Ma non qui, dove la salita più importante è quella del Cristo, ma un po’ più in là.
Una destinazione che pedala da sempre
Bressanone è il cuore di tutto questo. La città, con il suo centro storico medievale di rara bellezza, i portici e le torri campanarie, è da anni un punto di riferimento per il cicloturismo alpino. Non solo per la rete di percorsi che la circonda, ma per un approccio culturale alla mobilità in cui la bici viene trattata con rispetto: dagli automobilisti, dai trasporti pubblici — portarla sul treno o sull’autobus è prassi normale — e dalle strutture ricettive certificate Bett+Bike, che garantiscono rimessaggi sicuri, officine attrezzate e tutto ciò che serve a chi arriva in bici e vuole ripartire in bici.
Il paesaggio fa il resto. Si parte dai fondivalle dolci e accessibili — meleti, vigneti, viste fluviali — adatti alle famiglie e a chi vuole pedalare senza pensieri. Si sale verso i panorami d’alta quota del Brixen Bikepark alla Plose, la montagna di casa di Bressanone, dove cinque percorsi per tutti i livelli si snodano tra i boschi con le Dolomiti patrimonio UNESCO sullo sfondo. La Jerry Line scende per 4,2 km senza tratti impegnativi, la Hammer Line aggiunge qualche salto in più, mentre Sky Line e Rock Line regalano adrenalina pura a chi cerca il tecnico e il veloce. E per chi vuole sconfinare, ci sono i grandi itinerari internazionali: il percorso Monaco–Venezia di 560 chilometri attraversa tre paesi passando dall’Alto Adige, e l’EuroVelo 7 — la Sun Route — percorre l’Europa dalla Norvegia a Malta per 7.400 km, entrando in Italia dalla Val Pusteria e collegandosi alla ciclabile dell’Isarco.
La bike festa Südtirol: una festa, non una fiera
Dal 17 al 20 settembre 2026 Bressanone ospiterà per la prima volta la bike festa Südtirol, un appuntamento annuale organizzato da Bressanone Turismo che vuole essere qualcosa di diverso dal classico salone di settore. Non una esposizione fieristica, ma un format esperienziale a 360 gradi che unisce cultura della bicicletta, incontro, movimento e gusto.
Il programma si articola in quattro mondi: la brand festa per conoscere le novità dei marchi più interessanti del settore, la ride festa con tour in bici per ogni livello, la people festa per talk, workshop e incontri tra appassionati, e la gusto festa che porta sulle tavole il meglio dell’Alto Adige, dai vini della Valle Isarco alle specialità delle osterie contadine, passando per le degustazioni di mele della Gusto Lounge.
Il cuore fisico dell’evento è l’Expo Area nel centro storico, dove biciclette d’alta gamma e componenti di ultima generazione incontrano persone appassionate. Accanto, l’Innovation Gallery apre uno spazio al futuro della mobilità: prototipi, designer emergenti, start-up che non offrono risposte ma pongono domande — sulla città, sul movimento, sull’ambiente. Servizi pratici completano l’offerta: Bike Repair per controlli e riparazioni, deposito custodito e Bike Wash per tornare in sella dopo i tour. E un programma per bambini, perché la festa è aperta proprio a tutte e tutti.
Una festa concepita da donne, aperta a tutte e tutti
C’è un aspetto della bike festa Südtirol che vale la pena raccontare con chiarezza, proprio in occasione di una giornata dedicata alla mobilità come diritto universale: questo evento non nasce da una logica simbolica. È concepito, organizzato e realizzato in modo determinante da donne. Non come azione di rappresentanza, non come quota rosa applicata al mondo delle due ruote, ma come fatto concreto. La bici come spazio di progetto, di decisione, di leadership.
La bicicletta, del resto, ha una storia lunga con la libertà femminile. Fu uno dei primi strumenti di autonomia fisica e di movimento per le donne — un mezzo che non chiedeva permesso. Quel filo non si è mai spezzato. Oggi si manifesta, tra l’altro, nella presenza alla bike festa Südtirol di SHER, brand di abbigliamento sportivo sviluppato a partire da un punto di vista femminile: funzionale e progettato per il corpo reale di chi pedala, non come variazione in rosa dell’offerta maschile.
A dare ulteriore profondità a questo racconto sarà anche la presenza dell’altoatesina Maria Canins, una delle grandi pioniere del ciclismo femminile internazionale. Originaria dell’Alta Badia, Canins è stata tra le prime donne a imporsi nelle grandi corse a tappe, vincendo due volte il Tour de France Féminin e conquistando anche il Giro d’Italia Femminile. Alla bike festa Südtirol sarà presente in occasione delle uniche date italiane della Bike Film Tour, durante la proiezione di “Breakaway Femmes”, film dedicato alle atlete che negli anni Ottanta aprirono la strada al Tour de France femminile. La sua partecipazione lega la memoria sportiva al presente: non una celebrazione nostalgica, ma il riconoscimento di una storia che continua a pedalare.
L’evento non è “per donne”: è aperto a chiunque voglia pedalare, scoprire, assaggiare, incontrare. Ma porta con sé una consapevolezza che spesso manca nel mondo del ciclismo organizzato: che una comunità bike al femminile esiste, è in crescita, è vivace — e merita visibilità senza per questo dover creare spazi separati. La bike festa Südtirol sceglie l’inclusione come metodo, non come slogan.
Pedalare Bressanone: in città e fuori
Chi vuole scoprire Bressanone in bici non deve aspettare settembre. I tour guidati in ebike Urban Life Ride partono dall’Ufficio del Turismo e conducono lungo il corso dell’Isarco tra storia, architettura e natura. Una delle tappe più suggestive è l’Abbazia di Novacella, fondata nel XII secolo dai canonici agostiniani e ancora attiva con una rinomata tradizione vitivinicola.
Per chi cerca un’esperienza più sportiva, la Plose amplia il raggio della scoperta. Accanto ai tracciati del Brixen Bikepark, la montagna di casa di Bressanone propone percorsi per e-MTB e mountain bike che uniscono panorami d’alta quota, boschi, malghe e soste nei rifugi. E settembre, in Alto Adige, è il momento migliore per farlo: la stagione è ancora nel pieno, la luce si fa dorata, i vigneti cominciano a colorarsi e i rifugi in quota offrono ancora le ultime settimane di apertura. Un tempo sospeso, ideale per chi vuole tenere insieme movimento, paesaggio e gusto.
E noi?
Del mio rapporto con il Giro vi parlerò probabilmente su Substack, che bisognerà che un giorno o l’altro implementi (presto presto). Vi ho già detto che dovete cercare sempre alpslover? So che ci farò, naturalmente (ossia parlerò di sports vari, e farò dello spirito, perché le cose serie le riservo per il lavoro). Il problema, come sempre è cominciare.

Courtesy BrixenTourism
Oggettivamente, questo non è un week end da andare in giro. oppure potete andare al #SalTo, ma io ho già dato, ho già premiato, ho già mangiato un tramezzino dell’esselunga, che probabilmente era una delle cose più commestibili, in piedi davanti a un’uscita di sicurezza, e sono (siamo) stati redarguiti adeguatamente, e ho speso una quantità davvero eccessiva di denaro in libri, e ormai la pila nell’ingresso, il colpevolizzante ammasso di libri non letti sta raggiungento in altezza la specchiera Biedermaier che era di mio marito.
In montagan forse no.
Quindi vi racconto di quando sono andata a provare le mie caviglie in un punto che so già che le mie caviglie detestano, ossia il calvario di Campertogno. Lo detestano perché per raggiungere il santuario della Madonna del Callone alla fine della salita occorre percorrere una sconnessa scalinata di pietra.

Quando ci sono stata la prima volta avevo lasciato mia mamma alla prima chiesa , la Madonna degli Angeli e io ero salita sino alla fine. Un gradino dopo l’altro chiedendomi quali peccati avessero da espiare i valsesiani per fare una simile penitenza. Già allora alla fine avevo visto la Madonna, più che altro perché era parecchio umido, il che è una costante della Valle, e i lastroni parecchio instabili ( in altre parole non è una bella mulattiera militare). Questa volta il fondo era abbastanza umido ed era appena spiovuto
Salire (nel mio caso non sino alla fine, ma sino alla tappa intermedia della casa del notaio – tutte le chiese e gli edifici principali sono secenteschi) non è stato difficile: conoscendo il mio pollo, cioè la caviglia, ho usato subito i bastoncini.
Scendere eh ho fatto fatica, sul misto lastroni foglie secche umidità. Ho idea di averci messo lo stesso tempo. In effetti però le mie caviglie hanno retto alla sollecitazioni in salita e in discesa (due sere dopo, ad un appuntamento a Tortona ho camminato a passo svelto sino al luogo del rendez vous. Stupendomi di me stessa)
Comunque la Madonna del Callone è un’ escursione classica e ben segnalata che parte dalla piazzetta principale di’ Campertogno. Contate un’ora e mezza a salire che se non amate le gradinate ammazza ginocchio ci vogliono tutte.
A Campertogno il negozio La Truna vende ottimi formaggi locali
Come ho detto in un post precedente, un posto dove è sempre molto bello passare la primavera è la Provenza: un luogo, come la Toscana, dove non appena ti giri trovi qualcosa di bello da vedere. Un luogo, dopo giugno, che diventa praticamente una fornace, e per di più sovraffollata. Quindi ti passa la voglia.
Ma la primavera… la primavera è la stagione migliore. Ovviamente, Mistral permettendo e noi abbiamo avuto il Mistral che stava soffiando da ben una settimana ( e il nostro padrone di casa di Carpentras ci ha detto che non era una cosa normale). Se non vi è mai capitato, il mistral è un po’ come la bora ( che però viene da nord) e in più ulula. Perfetto per dormire bene.
Comunque, a parte questo leggero inconveniente ( attenzione ai cappelli), siamo state benissimo e abbiamo visto tanti ruderi romani e abbazie, di cui vi parlerò, e anche la cappella di Maria Maddalena, che se avete letto Dan Brown, o anche solo visto il film, sapete di che parlo.
Perché è vero che in Provenza il culto di Maria Maddalena è molto diffuso e la sua tomba o presunta tale si trova a St Maximin-de-la- Saint Beaune. Nelle vicinanze di Alps si trova invece la grotta in cui passava le ore in meditazione. Naturalmente si tratta di un luogo già noto ai culti precristiani dove si adoravano le divinità della fecondità, tradizione che si è innestata anche nel culto cristiano ( abbiamo scoperto che lì vanno le coppie che desiderano avere figli.
Si arriva da un parcheggio a tre km dell’ Hotellerie de la Sainte Beaune, do parte un bel sentiero dritto che in 250 metri di dislivello è una mezz’ora vi porta su. Amica giovani sono partite belle vivaci, io che non avevo più messo un paio di scarponi da due anni ho detto altolà, andate pure che se va bene vengo su al mio passo, se no ci rivediamo alla macchina che fa beep ( sì ero io alla guida nonostante le mie vicissitudini che vi racconterò su Substack se vi abbonate). Quel giorno lì faceva abbastanza caldo perché il Mistral aveva finalmente smesso ( l’ultimo giorno, ovviamente). Mentre salivo, avendo l’impressione che mi sorpassassero anche gli ottantenni, mi hanno chiamato dall’ufficio, e io per concentrarmi, mi sono fermata un attimo (ma dove sei? Spetta che sto sputando l’anima su una montagna. Ma non sei andata in Provenza?). Comunque grazie al mio collega ho ripreso ad andare in mezzo alla foresta- dove comunque è sconsigliabile avventurarsi in estate- e lemme lemme mi sono fatta il mio sentiero dritto, sino a quando ho visto la madonna, ossia il cimitero degli abati, e le ragazze che si sbracciavano sulla terrazza. Ci ho messo 45 minuti senza doparmi, che mi sembra tutto sommato una risultato considerate le circostanze.
Ohhh non ero proprio sicura di venir su . Amica Giovane che era sdraiata su una panca mi ha risposto: ho contato sulla tua cocciutaggine.




Inizia di solito con ieri ho visto i pitosfori fioriti e ho fatto il bagno (segue foto di Fidanzano Ingegnere a mollo ma leggermente perplesso). Segue con mio Voglio uscire di qui
Perché amici/e, aprile sarà anche il più crudele dei mesi non a caso, perché chi lavora negli istituti culturali lavora anche il week end e io ho tirato il fiato di domenica giusto per i Dialoghi delle Carmelitane di Poulenc al Regio. Eh sorry, ho preso i biblietti a ottobre.
Sono anche andata via per lavoro, quindi vi lascerò anche un bell’itinerario triestino tra qualche giorno, ma soprattutto sono andata in ufficio. E già so che, causa una serie di impegni familiari i miei week end di maggio saranno quantomeno risiscati.
Comunque sono stata portata al mare e ho anche fatto il bagno (acqua a 17°, ma spiaggia a 26 e comunque sempre più caldo del lago di Poschiavo). Dopo e in attesa di trovarci un posto per cenare, siamo salite sul Monte Beigua. Allora, se leggete i commenti degli utenti vi diranno che la strada fa schifo. Allora, bella non è, ma il tratto più stretto è quello iniziale, man mano che si sale la strada si allarga e migliora (attenzione però, che in questo periodo la strada da Varazze, tranne i week end è chiusa in orario lavorativo. Per i lavori appunto, e c’è un tratto di asfalto scarnificato, subito prima della cima. Cima che coincide grosso modo con i ripetitori (uno dei pochi monti in cui prende qualcosa). poi si può salire alla cappelletta, o farsi un po’ di strada dell’Alta via dei Monti Liguri.
Domenica eravamo oltre le nuvole e il panorama al tramonto spettacolare. E sì, avevo un abito simil elegante, perché a primavera smetto finalmente con i pantaloni, e un soprabito Max Mara (mettersi/togliersi il costume da bagno è più facile per me se ho un abito addosso. o una gonna). Su ci voleva l’orsetto, che mi è stato prestato.

Auguri primaverili



Dernice, Giarolo, Antola. Appennino delle 4 provincie at its finest
Perché puoi andare/vedere/parcheggiare in posti che tra un mese, che dico già nella settimana di Pasqua saranno irraggiungibili.
Quindi godetevi il mare di Cassis nella bassa Provenza


Così pulito limpido (mosso) e nemmeno troppo freddo




Non ho fatto il bagno tranquilli (ma sei pazza mi è già stato detto). Ma davvero meritava
Anche la sosta in un caffè liberty affacciato sul porto
E in primavera inizia la lunga serie di cose da fare – e poi non si ha comunque tanto tempo. Perché il vero lusso non sono i soldi, ma il tempo. E i punti sulla patente ma questa è una cosa talmente tragicomica che ve la racconto un’altra volta.
Comunque, dato che finalmente sono tornata nella mia amata Val Grana, da dove mancavo ormai da un anno, vi posso dare qualche suggerimento cultural-escursionistico .
Prima di tutto, al filatoio di Caraglio hanno prorogato sino al 6 aprile la mostra dedicata a Helmuth Newton, con un centinaio di scatti, per lo più di moda e pubblicità, alcuni dei quali molto famosi, che dice molte cose sull’estetica degli anni 80/90 e di come in realtà la moda viva di grandi ricordi – ci sono Monica (Bellucci) e Kate (Moss) che sono in giro ancora adesso, e la loro faccia è ancora la stessa ( il che non si può dire di molte. Il che non vuol dire nemmeno che non abbiano fatto qualcosa alla faccia, ma lo hanno fatto bene, senza prendere quell’aria affamata e risucchiata che hanno tante adesso.
Intanto a Cuneo, c’è una selezione di quadri provenienti dalla Galleria Borghese a Roma, che è una delle cose meravigliose da vedere a Roma. È al museo Civico, ed è gratis ( é aperta nei week end)
E se invece volete farvi una passeggiata, magari pure in famiglia, nei dintorni ci sono i Ciciu del Villar, a Villar San Costanzo, vicino a Dronero ( non ve li potete perdere, che ci sono i cartelli e un ampio parcheggio). Ci sarà anche un sacco di fango dato il meteo del week end . Tanta bella pioggia che non ha smesso un secondo, anche se non livello Sisteron ( se non ricordate che cos’è il livello Sisteron leggete qui: in sintesi i livelli sono Courmayeur 1, Courmayeur Val Ferret, Bregenz, Sisteron. Sabato 14, gli avrei dato giusto un livello Courmayeur 1, battente ma sopportabile, tutto sommato).
I Ciciu sono comunque formazioni modulate dall’erosione delle rocce calcaree alla base. Sono molto antiche e probabilmente tra qualche migliaio di anni non ci saranno più o meglio sarà rimasto solo il fungo sommitale più “duro”. Ci sono diversi itinerari di scoperta da vanno da una a tre ore e ci vogliono in ogni caso scarpe con un bel grip anche indipendentemente dalla pioggia . In questa stagione, facile che non troviate nessuno.




A Roma ho avuto una mattinata quasi intera tutta per me, e l’ho passata agli scavi di Ostia antica, né nelle mie numerose visite alla capitale non avevo mai visitato.
Qui subito un consiglio. In inverno la quasi totalità dei mosaici che costituiscono il bello del luogo vengono coperti. Quindi i 18 euro del biglietto, come direbbero i giovani, sono un po’ una ladrata: non c’è nessuno sconto, ma si tratta di un museo statale, per cui vale l’ingresso gratuito per i docenti con l’attestazione della scuola.
Ciò detto, la visita è interessante e richiede tempo e scarpe buone, e soprattutto ginocchia in forma, La sinagoga, la più antica d’Italia e antecedente alla fondazione di Roma, si trova dalla parte opposta rispetto all’ingresso, e ci vogliono almeno quaranta minuti ad arrivarci. Ho potuto vederla solo dall’esterno perché la mia mattinata è finita prima del previsto. Anche così è facile farsi un’idea della città romana, e soprattutto dei cambiamenti che la geografia del luogo ha subito nel corso dei secoli – a due passi, esattamente dall’altra parte della strada c’è l’Ostia medievale e rinascimentale con il turrito castello di Giulio II, praticamente un quadro seicentesco. Intorno, Ostia mare, quella delle infiltrazioni mafiose, del monumento a Pasolini, e della domanda che ci ha attanagliato per una buona metà della giornata: ma c’è gente che va in ferie a Ostia?
Non paghe, la domenica siamo andate per catacombe sull’Appia, cercando una catacomba che non avessimo mai vista, ossia non quella di San Callisto. Le catacombe di San Sebastiano sono molto interessanti, e sfatano una serie di luoghi comuni sulle catacombe stesse, ad esempio non erano in senso stretto un rifugio, e sono state abbandonate non solo per questioni politico religiose, ma perché lo scavo del tufo era diventato pericoloso.
Dopo di che siamo passate da Populonia, perché sia mai che ci perdiamo un etrusco strada facendo,e dal Golfo dei Baratti che è una meraviglia in ogni stagione.





Amici romani avendo guidato sul GRA e dintorni, tanta stima.
Lo so che siamo sull’orlo della terza guerra mondiale, ma purtroppo non possiamo farci nulla, direttamente ( e siamo governati da un gruppo di cialtroni, e non è che l’opposizione sia meglio – non credevo di arrivare in vecchiaia a dire questo, ma è così. Andiamo avanti di post in post sperando in meglio. Intanto, donna vita libertà, così capite da che parte sto; perché gli esuli di quella dittatura, quando studiavo in Francia, li ho conosciuti)

Sì è proprio lei, Roma capitale appena finito il giubileo, con i romani che finalmente tiravano il fiato ( i romani sono felici del giubileo come i parigini delle olimpiadi: ai milanesi è andata complessivamente meglio, ma come si diceva ci sono abituati, ai grandi eventi. In effetti anche i romani, e da molto più tempo) Io ovviamente mi sono ben guardata da andarci durante il giubileo, che , sorry, Leone, ma alla fine Lutero con la faccenda delle indulgenze forse non aveva proprio del tutto torto. Ma ho avuto un’opportunità e ho detto perché no.
Per una parte consistente della adolescenza e prima gioventù ho avuto un rapporto molto stretto con Roma, che poi si è interrotto a causa dei casi della vita. Quando? Beh pensate che la metro A finiva a Ottaviano.
Abbiamo fatto un giro in centro ( vi racconterò cosa abbiamo fatto gli altri giorni), che senza sforzo e senza scopo ha finito per toccare alcuni luoghi iconici. Siamo scesi a piazza di Spagna, salutato Trinità dei Monti e la Barcaccia, nonché la colonna dell’Immacolata, visto un po’ di vetrine in via Condotti e poi siamo tornati a Montecitorio (la nostra guida è un assistente parlamentare). Lì io mi sono ricordata che non avevo mai visto il Pantheon e mi sono messa in coda (e quei 40 minuti di coda mi hanno tagliato le gambe nel pomeriggio. Adesso vi assicuro che va meglio, ma ho più riabilitazione specifica nelle ginocchia). Però, grande botta di vita, ho flirtato con l’addetto (un mio coetaneo) prova vivente che i romani hanno visto tutto e possono parlarne con divertita superiorità. Dopo ho ritrovato i giovani , e la domanda su dove sia davvero sepolto Vittorio Emanuele ancora mi turba. No non è vero, onestamente non mi importa granché, credevo fosse sepolto all’Altare della Patria con il Milite Ignoto, vedete un po’. Poi ci siamo dirette al lungotevere, a salutare la cassazione (io in viale Trastevere nemmeno morta) e anche il Mausoleo di Adriano aka Castel S.Angelo. Poi dato che avevamo fame ci siamo fermate a uno dei chioschi più sul fiume, e io ho preso una pizza farcita che ho digerito perfettamente spessa e unta com’era – buonissima. Questo è un grande mistero non troppo gaudioso: ho mangiato una pizza gourmet, per lavoro e me l’hanno offerta: era buonissima, ma ne ho mangiato la metà – e già quello – ed è andata a spasso nel mio stomaco tutta la sera. Un macigno, e ho camminato subito dopo, certo non come a Roma. Hanno sentenziato che è tutto nella lievitazione
Quindi, anonimo fornaio di Roma, fatti avanti, le tue pizze sono una manna per il mio stomaco.
poi naturalmente era lì proprio lì e ci siamo fatti tutta via della conciliazione con Pellegrini turisti avventori sfruttatori vari. (Via della conciliazione, sorry è veramente brutta). La coda degli aspiranti a entrare nella Basilica faceva il giro del colonnato del Bernini: credo ci fosse un solo metal detector funzionante. Ciaone addio au revoir.
Ci siamo trascinate sino a Ottaviano discutendo nel fatto che sia il papa nuovo sia quello vecchio, siano bruttissimi nei santini. Poi abbiamo ripreso la metro sino a Cinecittà. Lì in effetti ci sono diversi parcheggi di prossimità. Azzeccare l’ingresso del più grande ha richiesto un paio di tentativi . Trovare la cassa , che è unica, anche . Ed è nell’unico posto non riparato dalla pioggia. Una chicca. Si paga subito perché è a forfait, e costa davvero poco, due euro per mezza giornata. Il suk di Anagnina è gratis ma ci vuole molta fortuna. Anche di ritrovare la macchina al ritorno direi.




Domenica, paghi di aver sfidato il raccordo, siamo andate alle catacombe di San Sebastiano, che sono molto interessanti e sfatano alcuni miti ricevuti soprattutto dalla narrativa.
C’era gente, ovviamente, ma meno che alle feste comandate.
Quanto sia bella Roma di solito ce lo dimentichiamo davanti a certi evidenti problemi, ma una volta che sei lì…come ti giri c’è un capolavoro, una vista, uno scorcio