Seguire il cuore. L’intervista a Tamara Lunger

In occasione dell’IMS (International Mountain Summit) di Bressanone  ho incontrato Tamara Lunger, protagonista della presentazione di sabato 13 ottobre, per parlare delle sue passioni , dei suoi progetti, del suo futuro. L’ho incontrata nella hall del Brixen Forum, in mezzo ai musicisti che preparavano il sound check per la serata. Tamara è arrivata dalla Walk and Talk del giorno al rifugio Santa Croce di Lazfons, sorridente e gentilissima, e molto dispiaciuta  per il disguido del giorno precedente quando era saltato l’appuntamento organizzato dall’ IMS.  C’è rumore, ma non avendo in programma dirette multimediali, a cui peraltro sembra molto più abituata, possiamo parlare tranquillamente. L’unico mezzo elettronico funzionante è l’IPhone che registra perfettamente il nostro discorso, e la mia Canon.

L’ultima volta in cui ho letto di te nella stampa  è stato in primavera al tuo ritiro dal Lange Weg (1)  Mi vuoi raccontare come è andata?  (E’ evidente che  di quest’ultima esperienza non è particolarmente soddisfatta) “L’idea è bellissima, mi piace molto e lo rifarò sicuramente in futuro, ma non quest’anno …non è stato organizzato bene,  eravamo sette sconosciuti e non ci siamo amalgamati bene. Litigavamo tutte le mattine su cosa fare, quanto fare…”

I problemi muscolari ora sono passati però…

“Sì sì, tutto a posto”

E’ evidente che per lei il partner in montagna è molto importante. 

-Con Simone Moro hai formato una cordata che secondo me segna una svolta nel ruolo delle donne nella comunità alpinistica. Tamara e Simone sono assolutamente alla pari.

“A me piace molto andare in montagna con lui, molto molto, perché ormai ci conosciamo bene e lui sa come prendermi, se mi deve lasciare più in pace o spronarmi… e poi una altra cosa, io sono la parte più sensibile più sentimentale e lui più  fattivo, razionale. “Tami adesso dobbiamo scalare con la testa e non con il cuore e quindi aspettiamo un altro giorno e poi partiamo” mi dice e alla fine io devo sempre dirgli, Simo avevi ragione. E’ un dare e ricevere e un crescere insieme. Una volta lui ha detto “Io mi sento protetto con Tamara come con un altro compagno di cordata uomo.  Tamara è forte abbastanza, è brava da tirarmi fuori dalla merda.”  Questo per me è un complimento bello: dice che io sono il più forte alpinista che lui abbia visto in alta quota e questo mi fa molto piacere”

Tamara sorride. Simone le ha fatto davvero il più bel complimento possibile: con lei si sente al sicuro. Sa che in qualsiasi circostanza difficile potrà contare su di lei, come contava su Anatoli Bukreev il grande alpinista kazako morto durante l’ascensione invernale dell’Annapurna, da cui Simone Moro miracolosamente si era salvato.

– Come ti dicevo prima, Non sono tante le donne come te …

“Forse pensano di non essere in grado,  in Himalaya vedo molte alpiniste che fanno cose con l’ossigeno e  gli sherpa, a me non interessa, ma forse per loro è importante, forse semplicemente non credono di essere capaci di fare questa cosa .Devi avere un compagno di cordata che fa le cose come le vuoi tu e io in Simone ho trovato un compagno.

Io però non voglio vedermi uguale o meglio di qualcuno, io voglio sempre crescere, Per me ognuno ha il suo carattere e il suo talento e la sua capacità »

Robert Jasper, ieri sera(2) ha raccontato le sue avventure in solitaria in Groenlandia, e ha detto che , anche se ama molto arrampicare con altri, con la famiglia o con gli amici, sente il bisogno, di tanto in tanto, di stare in montagna completamente da solo.  Tu che ne pensi? T è mai venuta questa tentazione?

Sto pensando già da un po’ che forse dovrei partire per una cosa così, forse non così difficile, sarebbe sicuramente bello perché capisci veramente cosa puoi fare, devi essere sempre con le antenne fuori, il pericolo,  il cibo , la logistica e l’ umore,  la testa,, devi avere sotto controllo tutto.  Cresci un sacco.

Come ti senti qui a Bressanone?

E’ come essere a casa. Sono venuta qui il primo anno, ho seguito tutte le conferenze, io stavo iniziando e volevo essere come loro… E’ stata come una scuola.

E ora lo sei diventata, come loro

“Dopo  le ultime esperienze devo capire cosa voglio veramente, se fare gli Ottomila, se dedicarmi all’avventura. Ho già deciso che non voglio andare in un campo base dove ci sono altre persone, questo per me è molto importante , e allora devo trovarmi altre mete dove non c’è nessuno o fare altro. “

Beh, certamente al Pik Pobeda questo inverno non avrete trovato molte persone (Anche quella del Pik Pobeda è stata un’avventura estrema, un monte isolato in uno dei luoghi più freddi e inospitali della terra, in Siberia, il cui campo base è raggiungibile solo in slitta e con temperature che in alcuni casi hanno sfiorato i settanta gradi sotto zero)

“ Al Pik Pobeda, nessuno, davvero bellissimo. Come vivono lì , è un mondo a parte, dove io dico ci sono dei veri uomini, noi siamo diventati mezze camicie, non siamo più costretti a uscire dalla nostra confort zone, lì si cresce ,  se uno non prova veramente non se ne rende conto . Lì davvero comprendi come  sia vivere al limite e sentirmi una formica vicino a questa natura bellissima. E se tu sei al campo tre del Nanga d’inverno,  guardi fuori un bellissimo tramonto, con le montagne intorno e dici cacchio, io sono una delle pochissime persone che possono vedere tutto questo, e mi sento talmente fiera e orgogliosa di avere avuto questa possibilità. Prima di me erano in pochissimi e io sono qui ora. Io posso far parte di questi pochi. Affrontare tutto con molto rispetto, sentire per me questa energia sacra .”

Parlando di situazioni estreme, che cos’è il limite per te?

“Il limite è quando perdi lavita, se tu ci arrivi  vicino a questa cosa capisci molto di più su di te,  se hai pensieri chiari, se hai il panico, se vai fuori di testa. Lì vedi davvero chiaro in te stesso.

Il tuo ultimo sogno?

“ Il mio sogno sarebbe di muovermi con il vento, con la natura, in India quando ho volato con il parapendio, abbiamo volato con le aquile, sentivo di fare la cosa giusta, la cosa che volevo fare , ero totalmente immersa nella  natura, e se seguo la natura seguo il mio cuore,  Come quando dopo un allenamento ti tuffi in dentro ad un lago molto freddo, anche queste cose  ti riportano vicino alla terra…

NOTA

1. Il Red Bull Der Lange Weg è il più lungo percorso di scialpinismo della storia che  va dai dintorni di Vienna a Nizza in Francia, prendendo non l’itinerario più diretto , ma il più difficile, che prevede la scalata del Grossglockner, del Pizzo Palù, della Punta Dufour nel Rosa e del Monte Bianco, in soli quaranta giorni. Tamara si è ritirata durante il percorso per problemi muscolari,

2. Il 12 ottobre Robert Jasper ha raccontato le sue scalate in Groenlandia, mettendo in evidenza la bellezza dei luoghi, ma anche le difficoltà e i fastidi (le zanzare), e le paure (gli orsi polari)

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Outdoor

Questo week end, ancora monco causa scatolini che si moltiplicano (se li chiamo scatolini forse sembra meno devastante doverli sistemare) mi porta però ad un evento che mi sembra molto interessante, specie in vista della scelta delle mie prossime vacanze estive: il TOF-Travel Outdoor Fest 2019 di Parma, che si è inaugurato oggi. Nelle parole dell’Amministratore Delegato di Fiere di Parma, Antonio Cellie, ” Il turismo outdoor deve essere soprattutto accessibile. Il segreto di questa Fiera è proprio l’accessibilità. Noi dobbiamo rendere accessibili le nostre  destinazioni. Per farlo bisogna utilizzare dei mezzi leggeri come sono i camper ed i caravan. Per renderle fruibile è necessario attrezzarsi con buone bici, buone scarpe ed anche delle buone mazze da golf. Fiere di Parma ha fatto uno sforzo di investimento unendo più discipline per far capire come e quanto può essere varia e attiva un’esperienza turistica. Ora tocca al settore organizzarsi. Esiste una fascia intermedia di sportivi non agonisti, anche all’estero, che vorrebbero fare del turismo esperienziale e outdoor in Italia ma non sempre trovano la giusta offerta. Questa Fiera è il momento di formazione permanente e di organizzazione dell’offerta. Perché senza offerta non ci può essere domanda e mercato”.

E oggi c’era Francesco Moser, che è sempre stato uno dei miei idoli sportivi. Come ho scoperto questa manifestazione? Da Luisa, of course, il cui compagno è (era?) un appassionato camperista. È stata lei a insistere perché ci andassimo, sostenendo che, anche negli anni precedenti, uno dei focus era proprio l’escursionismo e il trekking. Così domenica si fa due passi a Parma… e il prossimo week end lo dedicherò alle risaie e all’amicizia ( a ben guardare anche questo…all’amicizia ovviamente) Vi racconterò, stay tuned

Come vi dicevo, Moser e il suo gregario ( foto Fiere di Parma).

#postserio (articolo in collaborazione)

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Nuntio vobis

Ho finito il trasloco infinito. O meglio, lo finirò domani. ( per chi legge sarà già oggi). Finirò di smontare gli scatoloni probabilmente a Natale. Del 2019. Ora posso prendere finalmente appuntamento con un osteopata e sperare di risistemare il mio stiramento in modo da non vedere le stelle, i pianeti e tutti i santi ogni volta che mi rigiro nel letto ( sempre per colpa del rectus abdominis inferiore) Così forse posso tornare in montagna con le racchette, perché essere in grado di compiere una torsione senza svenire e senza imbottirmi di toradol è meglio.

Non vuol dire che si rimanga con le mani e piedi in mano ( ma exploit come quello della scorsa settimana non li ripeterò per un po’). Domenica scorsa, approfittando della prima domenica del mese e dei musei gratuiti, abbiamo esplorato un paio d’angolo poco conosciuti di Milano. O forse poco conosciuti a me, che ignoravo che a Milano di fosse un civico Acquario al parco Sempione, in una splendida villa Liberty unico edificio rimasto dei padiglioni dell’esposizione universale del 1900. Io adoro il Liberty ed ero praticamente in estasi ( anche in orgasmo olfattivo da ciambellone del vicino luna park). In ogni caso la coda di padri madri bambini giargiani, extracomunitari e turisti in attesa di entrare aggratis per vedere i pesci era lunga tutto foro Bonaparte. Avevamo ovviamente un piano B, perché non eravamo del tutto certi di riuscire a smaltire la coda prima dell’ultimo ingresso alle 17. Non avrei voluto essere nei panni dei due impiegati che ad un certo punto hanno risolutamente tagliato la coda dicendo: questi sono gli ultimi. E ci è andata di, beh lo sapete. Siamo stati l’ultimo gruppo a entrare. E oltretutto ne valeva davvero la pena, perché ricostruire tutti i tipi di ambiente acquatico tipico del nord: laghi, fiumi, paludi, laghi di montagna, e un piccolo assaggio di Mediterraneo . Niente di paragonabile a quello di Genova, ma perfetto e a misura di bambino – quelli che c’erano si divertivano rumorosamente. E ripeto la villa valeva da sola l’attesa. Dopo esserci rifocillati nel nostro bar, ossia il Caffè del Piccolo, nello splendido chiostro rinascimentale del Piccolo Teatro Grassi, poi poiché una chiesa non può mancare mai, ho trascinato il mio plotoncino in via San Nicolao, dove nella omonima chiesetta neoclassica si trova la statua di Sant’Espedito. Pare che conceda grazie in modo molto veloce, un altro Santo degli impossibili. Non si so mai, un miracolo può sempre servire .

Prima i miracoli

Poi i pesci
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Neve, ancora

Ieri ho fatto una cosa che nemmeno a trent’anni- e oggi infatti il mio muscolo stirato mi dava fastidio, ma anche lì, sarà una faccenda lunga. Ho fatto un tour del norditalia, che nemmeno la ventiquattrore di Le Mans, il tutto, naturalmente il giorno della Grande Nevicata.

Tappa numero 1 Milano Ticinese. Firma. Di cosa, venticinque lettori, lo saprete a suo tempo, ma tranquillizzatevi, non mi renderà ricca. Famosa, magari. Il tutto è durato talmente poco che la maggior parte della faccenda è stato l’andare e venire dal parcheggio di San Donato.

Tappa numero 2. Firmato il contratto (in realtà consegnato il contratto già firmato) e ridiscesa in viale Monte Nero, ho detto alla mia amica, che mi aveva aspettato in caffè di vicino, “E se andassimo ad Aosta?” – dove ancora e sino alle 19 si srotolava la millenaria Fiera di Sant’Orso “Sìiiii”. D’accordo, lei è peggio di me. Ci è andata bene che non essendo ancora l’ora di punta, non ci siamo impantanate nella mefitica tangenziale nord e in un paio d’ore, alla massima velocità che ricavo dalla Vecchia Megane con le gomme da neve, ci siamo parcheggiate all’inizio di Viale Battaglione Aosta, con ancora un’ora e mezza circa per fare un giro tra le bancarelle. In realtà, avevo già i miei agenti segreti che avevano scoperto tutto quello che c’era da scoprire (la Betta e suo marito c’erano stati il giorno prima, ma per qualche ragione non riusciamo mai ad andare insieme – in realtà perché i turni di Gianmarco non coincidono con i miei). Lo ammetto, io preferisco i giorni feriali…Lo so ai commercianti di Aosta piace di più il week end, ma noi che passeggiamo, vuoi mettere la libertà di passeggiare in libertà tra i banchi, chiacchierare con gli espositori, soffermarsi senza essere travolti dalla ressa. Ho avuto l’impressione che a Donnas ci fosse più gente, ma era domenica ed era una giornata luminosa e bellissima. Anche mercoledì lo era, ieri, in omaggio alla Grande Nevicata incipiente era molto più nuvoloso, anche se all’arrivo il sole al tramonto occhieggiava da sotto le nuvole. Comunque la mia Silvia è rimasta entusiasta, come a Donnas: ha comperato frutta di legno, l’uccellino di Sant’Orso, la gallina nel nido con pulcini e uova, un coniglietto. Io ho comperato un altro tatà gatto dal mio amico Rudy Mehr di Gressoney, che era come sempre in piazza Chanoux. Nelle foto, un po’ di artigiani che mi sono piaciuti. Il ciondolo, quest’anno un delizioso stambecco, era esaurito quasi ovunque. Non abbiamo fatto in tempo a fare un salto al padiglione gastronomico, ma ho trovato in piazza della Repubblica un formaggio di capra della Valle di Lanzo da urlo.

Tappa n.3 da Aosta a casa. Siamo partite alle sette e mezza, minuto più, minuto meno. Non faceva niente di particolare. A Nus ha iniziato a nevischiare, pioggia mista ad acqua, e ha continuato tranquillo sino a Casale. Da Casale ha iniziato a nevicare pesantemente, e l’autostrada cominciava a riempirsi di neve. Nulla di che, con le gomme da neve, ma probabilmente nel tratto appenninico sarà stato peggio. Avevamo l’idea di cenare da qualche parte, ma saggiamente (haha) abbiamo rinunciato.

Ecco il racconto per immagini di ieri ( non di Milano, perché il parcheggio di SanDonato e viale Monte Nero non sono nulla di che)

( foto di Elisabetta Merlo)

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Neve

“Amo la neve. In questo sono assolutamente figlia della mia terra. I fiocchi di neve mi riempiono di allegria e felicità, fin dall’infanzia. E sono infanzia. Sono il silenzio ovattato delle mattine d’inverno quando mi affacciavo alla finestra e scoprivo un paesaggio bianco e silenzioso, magia pura. Sono io che corro da mia madre e le dico “Nevica”, come se fosse una scoperta. iSono impronte scure nel bianco, i giochi, un luogo conosciuto che diventa speciale, lo sfarfallio luminoso dei fiocchi che scendono, che si posano lievi e freddi sulla pelle. Palle di neve, sorrisi, corse, alberi bianchi, quiete, gioia. L’inverno dei disegni a scuola, l’inverno delle fiabe. ” (Carla Reschia)

Qualche volta rubo. Specie se amo i libri di chi scrive. Specie se ( oggi sono in una scuola) vedo la neve fitta dai finestroni . E i bambini, quelli che non fanno il tempo pieno, la prima cosa che dicono alla mamma è “nevicaaa”. Come noi.

Poi a prescindere da tutto, meno male, almeno la camera a gas si calma un po’. La natia Mandrognistan ville si piazza tra i primi dieci nella classifica delle città più inquinate: possiamo ancora migliorare.

La fiocca dalla mia finestra al lavoro

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Questo strano inverno

Ieri guardavo in tv la libera di Wengen. In Svizzera c’erano montagne di neve e la nord dell’Eiger, in ombra mentre gli atleti sfrecciavano ai suoi piedi a 120 all’ora era lustra di ghiaccio. A Mentone sentivo il bollettino della neve francese, stessa cosa ( tranne nei Pirenei). Dal mare si vedevano le cime innevate del Mercantour.

Oggi siamo andate tra ragazze alla fiera di St.Ours a Donnas, l’altra fiera, ma non secondaria, più compatta e per alcuni aspetti, più genuina, perché distribuita nelle vie principali del vieux village . Siamo talmente poco alla moda che in un’intera giornata non ci siamo fatte nemmeno un selfie…

Lo ammetto, non riesco quasi mai ad andare alla fiera di Donnas perché non mi ricordo mai le date, ma quest’anno non riuscirò ad andare ad Aosta ( ma tranquilli, ci andranno i miei agenti segreti) e tornare a Donnas dopo un milione di anni o più è stato davvero bellissimo, complice anche una giornata che sino alle cinque ci ha offerto una temperatura gradevolissima. Ma appunto, una temperatura gradevolissima al venti gennaio non è proprio usuale, specie se la neve si trova soltanto a duemila metri o più, sulla cima delle montagne. A valle, è tutto marrone, e siamo già in una condizione di siccità che non si può non sottolineare. Siamo arrivate alla mezza, abbiamo trovato facilmente parcheggio al campo sportivo, non vicinissimo, ma neanche lontanissimo, abbiamo trovato la pro loco e abbiamo deciso di fermarci a mangiare qualcosa ( astuti, hanno messo un Tazebao con il menu e i prezzi a lato della provinciale) : dopo una attesa di circa un quarto d’ora – c’era il mondo – abbiamo ottimamente mangiato a prezzi modicissimi . E grazie ai volontari della pro loco che sono stati davvero simpaticissimi. Va detto che una coda così educata, tranquilla, senza nessuno che spingeva o si spazientiva, non pareva nemmeno italiana. E poi abbiamo passeggiato in mezzo a una fiumana ininterrotta di persone che si fermavano, osservavano e discutevano ogni pezzo. E da tanti frammenti di conversazione captati qua e là il ritornello più frequente era ” molto meglio che ad Aosta” ( sorry boys). Alcuni espositori sono ovviamente gli stessi, ma molto spazio a Donnas è dato dagli scultori in legno e alle scuole di scultura. Io ho comperato un soprammobile perfettamente inutile che fa bella mostra di sè nella fotografia in alto. (Indovinate cosa…). Ho accarezzato di fare correre il tatà (il giocattolo con le rotelle) davanti ai gatti, ma ho rinunciato ( perché ci tengo al mio acquisto)… però sarebbe stato carino vedere la loro reazione.

Ps. L’ho fatto. Non lo hanno degnato di uno sguardo. Ora è in cima alla libreria a sparger profumo di legno fresco.

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Ancora in Costa Azzurra (almeno con la mente)

Per  chi come me lavora nella comunicazione e nella ricerca storica, gennaio è, veramente, un mese di superlavoro: soprattutto per il Giorno della Memoria organizziamo eventi, incontri, mostre e soprattutto dobbiamo divulgare quel che facciamo. Il che è precisamente quello che faccio come day job. E devo dire che a parte qualche sporadica escursione camminatoria ieri pomeriggio – io Tobia e Lulù – viaggio principalmente con la testa, o con i ricordi.

Non ricordo nemmeno più come mi sono avvicinata a Mentone. Se non che c’eravamo capitate io e mia madre, probabilmente dopo aver letto da qualche parte della Fête du Citron. Ho passato da bambina molti inverni a Sanremo ( Sanremo in inverno, Courmayeur in estate) camminando su e giù per l’entroterra. Mentone, che è a pochissimi chilometri dal confine, mantiene la sua aria tipicamente genovese pur essendo altrettanto tipicamente francese. E soprattutto si può camminare praticamente dal confine a Montecarlo lungo il mare prima e poi sul sentiero dei Doganieri, che gira lungo il cap Martin sino alla casa che le Corbusier si fece costruire proprio a picco sul mare ( il Cabanon). Il bello di Mentone sono le viuzze della città vecchia, le scalinate ripide che conducono al punto di osservazione migliore : il cimitero sul castello…e come sempre in Francia avresti voglia di restarci e fare un picnic ( la gente gioca a bocce al Père Lachaise, o almeno lo faceva…), comunque non fatelo, è vietato. Mentone è uno dei miei posti preferiti anche per andare al mare: acqua pulita, belle onde , ciottoli – se non che in effetti sono due anni che non metto più piede sulla costa , quale che sia , in estate. Chissà, magari ci tornerò. Fuori stagione, se posso: la Costa azzurra in estate è più o meno come Rimini, un delirio. E fa caldo. Due cose che se posso cerco di evitare. E ora, prima di dormire, deliziatevi con questi colori.

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Una regione per tutte le stagioni

Una delle ragioni più tristi dell’invecchiare, è che finisci presto o tardi per ritrovarti nei panni, se non dei tuoi genitori, almeno di una parte consistente del tuo parentado, al mare in inverno, in montagna d’estate. E considerando che la neve sulle piste, sino ad ora viene dai cannoni per lo più, più che dal cielo ( ci sono ovviamente eccezioni, ma se avete guardato in tv le gare sulla “Stelvio”- con o senza Salvini, sapete cosa voglio dire) chi come me va di racchette resta un po’ spiazzato .  Nelle aree disponibili in giornata dal natio Mandrognistan, stiamo così. Inoltre , ci metti meno tempo ad arrivare a Mentone che a raggiungere Livigno e la sua neve vera. E avendo letto in lungo e in largo le aberrazioni dei cosiddetti vacanzieri di Natale sulle piste, preferisco per il bene del mio stomaco malandato rimandare ad un periodo più propizio. Magari quando il provvidenziale asteroide sarà caduto.

Oggi ero ad Antibes, quintessential French Riviera, ma sarà stata l’ora pomeridiana o non so che, i turisti erano meno numerosi di quanto mi sarei aspettata, e ho trascorso un pomeriggio delizioso arrampicandomi nelle stradine del Viel Antibes, in mezzo a botteghe, vecchi palazzi ( un eclettico mix di Ottocento, Art Nouveau e anni Trenta) sino ad arrivare alle mura della cittadella fortificata da Vauban come contrafforte verso i pericolosi Savoia . Ricordo ai più che abbiamo ceduto Nizza e la Savoia nel 1860, mannaggia a noi, e Garibaldi, che appunto era di Nizza, non l’aveva mandata giù.

Scendendo dalle mura con in faccia il Forte, si arriva al porto turistico dove il più piccolo degli yacht ormeggiati è praticamente una portaerei e dove, sino a domani, c’il solito, onnipresente, e alquanto spiazzante mercatino di Natale con le casette di legno. Altrettanto spiazzante, volevo solo avere la migliore visuale per una foto, la trafila controllo/ metal detector . Non mi dà nessun fastidio, per la verità, oltre alle casette, c’erano le giostre , la pista di pattinaggio e i bambini che giocavano, quindi benissimo, visto che di Jersey, posto che servano, nemmeno l’ombra. Ma anche questo è un segno dei tempi. Se anche la pista di pattinaggio vi sembra incongrua in riva al mare, probabilmente ormai fa parte degli stereotipi di Natale.

Tips Antibes si trova all’uscita 44 dell’A8, l’autostrada più cara del mondo dopo la RAV Aosta – Traforo del Monte Bianco. Il consiglio, se non lo avete, è di procurarsi il telepass europeo, che fa risparmiare tempo, affannose ricerche di monetine perché nel primo tratto ci sono tre caselli in venti metri, praticamente, e strombazzate da parte del prossimo se non si è veloci abbastanza. La città vecchia è quasi completamente pedonalizzata, ma ci sono parcheggi comodi un po’ dappertutto e non proibitivi in quanto a costo. L’attrazione principale della città, oltre alle mura , al panorama, alle spiagge e alla storia, è il museo Picasso, che soggiornò per un po’ ad Antibes e poi anche a loro lasciò una dotazione di quadri. Però voglio dedicarci un po’ di tempo e sarà per un prossimo viaggio. A tutt’oggi ci sono ancora in giro i gilets jaunes, ma non facevano blocchi stradali, almeno ad Antibes.

La Befana vi saluta e vi raccomanda di assaggiare la famosa galette des Rois al frangipane. Chi trova la fava- cioè la sorpresa, diventa il re della festa.

English version: a riviera for all seasons

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