Sono nata in un anno Olimpico, per di più quando le Olimpiadi le abbiamo avute in casa ( prima che sindaci a 5 stalle iniziassero a squittire). Quindi con le Olimpiadi ho un rapporto piuttosto stretto, e con le Olimpiadi invernali ancora di più, perché nella mia vita ho vissuto in presa diretta ben due Olimpiadi che si sono svolte a nemmeno cento km da me, e questo è uno dei vantaggi di abitare in Mandrognistan Ville ( uno dei pochi, in effetti).
Torino 2006 per noi piemontesi è stata una esperienza bellissima , con i portici invasi da turisti, tutti felicissimi di essere lì, che scoprivano una città bellissima e sconosciuta ai più. Ho ancora in una vetrinetta dello studio i gadget e i pin di quell’edizione che ho conservato gelosamente, insieme all’orsetto di Mosca 1980. Avevo anche un bel maglione della squadra norvegese ( allora ti potevi comprare, nel negozio in piazza Vittorio anche il merchandising delle altre squadre, non solo di quella italiana) ma purtroppo non mi va più bene. E già allora costava una cifra. Adesso li ho visti sul sito dello sponsor norvegese e costano ancora una cifra , troppo una cifra.
Sono andata a Milano in questi giorni, a vedere se intercettavo un po’ di spirito Olimpico, e sinceramente non saprei. I Milanesi sono abituati ai grandi eventi, e dopo la Fashion week, là Design Week, l’Expo, che portato milioni di persone in città, che non si gasino più di tanto ci sta. E tuttavia proprio per questo direi che la stanno prendendo benissimo. La metro era più piena del solito e di gente con al collo accrediti vari che scrutava le piantine ( sui vagoni vengono annunciati chiaramente in inglese e in Italiano gli snodi che ti permettono di andare a Rho, Assago e Rogoredo dove ci sono le arene del ghiaccio). No non ho incontrato gli hockeisti canadesi che prendono la metro come tutti. Purtroppo. A me l’hockey piace, a Torino eravamo riuscite, io e mia mamma a intrufolarci all’Oval a vedere gente che si allenava ( adesso probabilmente la polizia ti rimuoverebbe senza tanti complimenti – eppure allora c’era già stato l’attentato alle torri gemelle.) Ci sono sorridenti poliziotti dappertutto, persino i buttafuori ( o buttadentro ) del negozio del negozio olimpico in piazza Duomo sorridono , pure quello alto due metri con la barba, il codino e le dimensioni complessive dell’armadio di nonna. Io di solito sono gentile con commessi e security che fanno un lavoraccio. Meno con il main sponsor dell’evento che pretende di farti pagare con la visa o in contanti. Risultato, l’unico souvenir che ho portato a casa è una calamita da frigo. Costosa.

Ai tempi di Torino non c’erano ancora i telefonini, e infatti ho foto analogiche che dovrei recuperare in archivio. Una linea di continuità però c’è: quelli con le corna. Se sono rosse, sono canadesi; se sono blu sono americani. Quando li ho visti in piazza Duomo, lo spirito olimpico si è finalmente fatto sentire.































