Seguire il cuore. L’intervista a Tamara Lunger

In occasione dell’IMS (International Mountain Summit) di Bressanone  ho incontrato Tamara Lunger, protagonista della presentazione di sabato 13 ottobre, per parlare delle sue passioni , dei suoi progetti, del suo futuro. L’ho incontrata nella hall del Brixen Forum, in mezzo ai musicisti che preparavano il sound check per la serata. Tamara è arrivata dalla Walk and Talk del giorno al rifugio Santa Croce di Lazfons, sorridente e gentilissima, e molto dispiaciuta  per il disguido del giorno precedente quando era saltato l’appuntamento organizzato dall’ IMS.  C’è rumore, ma non avendo in programma dirette multimediali, a cui peraltro sembra molto più abituata, possiamo parlare tranquillamente. L’unico mezzo elettronico funzionante è l’IPhone che registra perfettamente il nostro discorso, e la mia Canon.

L’ultima volta in cui ho letto di te nella stampa  è stato in primavera al tuo ritiro dal Lange Weg (1)  Mi vuoi raccontare come è andata?  (E’ evidente che  di quest’ultima esperienza non è particolarmente soddisfatta) “L’idea è bellissima, mi piace molto e lo rifarò sicuramente in futuro, ma non quest’anno …non è stato organizzato bene,  eravamo sette sconosciuti e non ci siamo amalgamati bene. Litigavamo tutte le mattine su cosa fare, quanto fare…”

I problemi muscolari ora sono passati però…

“Sì sì, tutto a posto”

E’ evidente che per lei il partner in montagna è molto importante. 

-Con Simone Moro hai formato una cordata che secondo me segna una svolta nel ruolo delle donne nella comunità alpinistica. Tamara e Simone sono assolutamente alla pari.

“A me piace molto andare in montagna con lui, molto molto, perché ormai ci conosciamo bene e lui sa come prendermi, se mi deve lasciare più in pace o spronarmi… e poi una altra cosa, io sono la parte più sensibile più sentimentale e lui più  fattivo, razionale. “Tami adesso dobbiamo scalare con la testa e non con il cuore e quindi aspettiamo un altro giorno e poi partiamo” mi dice e alla fine io devo sempre dirgli, Simo avevi ragione. E’ un dare e ricevere e un crescere insieme. Una volta lui ha detto “Io mi sento protetto con Tamara come con un altro compagno di cordata uomo.  Tamara è forte abbastanza, è brava da tirarmi fuori dalla merda.”  Questo per me è un complimento bello: dice che io sono il più forte alpinista che lui abbia visto in alta quota e questo mi fa molto piacere”

Tamara sorride. Simone le ha fatto davvero il più bel complimento possibile: con lei si sente al sicuro. Sa che in qualsiasi circostanza difficile potrà contare su di lei, come contava su Anatoli Bukreev il grande alpinista kazako morto durante l’ascensione invernale dell’Annapurna, da cui Simone Moro miracolosamente si era salvato.

– Come ti dicevo prima, Non sono tante le donne come te …

“Forse pensano di non essere in grado,  in Himalaya vedo molte alpiniste che fanno cose con l’ossigeno e  gli sherpa, a me non interessa, ma forse per loro è importante, forse semplicemente non credono di essere capaci di fare questa cosa .Devi avere un compagno di cordata che fa le cose come le vuoi tu e io in Simone ho trovato un compagno.

Io però non voglio vedermi uguale o meglio di qualcuno, io voglio sempre crescere, Per me ognuno ha il suo carattere e il suo talento e la sua capacità »

Robert Jasper, ieri sera(2) ha raccontato le sue avventure in solitaria in Groenlandia, e ha detto che , anche se ama molto arrampicare con altri, con la famiglia o con gli amici, sente il bisogno, di tanto in tanto, di stare in montagna completamente da solo.  Tu che ne pensi? T è mai venuta questa tentazione?

Sto pensando già da un po’ che forse dovrei partire per una cosa così, forse non così difficile, sarebbe sicuramente bello perché capisci veramente cosa puoi fare, devi essere sempre con le antenne fuori, il pericolo,  il cibo , la logistica e l’ umore,  la testa,, devi avere sotto controllo tutto.  Cresci un sacco.

Come ti senti qui a Bressanone?

E’ come essere a casa. Sono venuta qui il primo anno, ho seguito tutte le conferenze, io stavo iniziando e volevo essere come loro… E’ stata come una scuola.

E ora lo sei diventata, come loro

“Dopo  le ultime esperienze devo capire cosa voglio veramente, se fare gli Ottomila, se dedicarmi all’avventura. Ho già deciso che non voglio andare in un campo base dove ci sono altre persone, questo per me è molto importante , e allora devo trovarmi altre mete dove non c’è nessuno o fare altro. “

Beh, certamente al Pik Pobeda questo inverno non avrete trovato molte persone (Anche quella del Pik Pobeda è stata un’avventura estrema, un monte isolato in uno dei luoghi più freddi e inospitali della terra, in Siberia, il cui campo base è raggiungibile solo in slitta e con temperature che in alcuni casi hanno sfiorato i settanta gradi sotto zero)

“ Al Pik Pobeda, nessuno, davvero bellissimo. Come vivono lì , è un mondo a parte, dove io dico ci sono dei veri uomini, noi siamo diventati mezze camicie, non siamo più costretti a uscire dalla nostra confort zone, lì si cresce ,  se uno non prova veramente non se ne rende conto . Lì davvero comprendi come  sia vivere al limite e sentirmi una formica vicino a questa natura bellissima. E se tu sei al campo tre del Nanga d’inverno,  guardi fuori un bellissimo tramonto, con le montagne intorno e dici cacchio, io sono una delle pochissime persone che possono vedere tutto questo, e mi sento talmente fiera e orgogliosa di avere avuto questa possibilità. Prima di me erano in pochissimi e io sono qui ora. Io posso far parte di questi pochi. Affrontare tutto con molto rispetto, sentire per me questa energia sacra .”

Parlando di situazioni estreme, che cos’è il limite per te?

“Il limite è quando perdi lavita, se tu ci arrivi  vicino a questa cosa capisci molto di più su di te,  se hai pensieri chiari, se hai il panico, se vai fuori di testa. Lì vedi davvero chiaro in te stesso.

Il tuo ultimo sogno?

“ Il mio sogno sarebbe di muovermi con il vento, con la natura, in India quando ho volato con il parapendio, abbiamo volato con le aquile, sentivo di fare la cosa giusta, la cosa che volevo fare , ero totalmente immersa nella  natura, e se seguo la natura seguo il mio cuore,  Come quando dopo un allenamento ti tuffi in dentro ad un lago molto freddo, anche queste cose  ti riportano vicino alla terra…

NOTA

1. Il Red Bull Der Lange Weg è il più lungo percorso di scialpinismo della storia che  va dai dintorni di Vienna a Nizza in Francia, prendendo non l’itinerario più diretto , ma il più difficile, che prevede la scalata del Grossglockner, del Pizzo Palù, della Punta Dufour nel Rosa e del Monte Bianco, in soli quaranta giorni. Tamara si è ritirata durante il percorso per problemi muscolari,

2. Il 12 ottobre Robert Jasper ha raccontato le sue scalate in Groenlandia, mettendo in evidenza la bellezza dei luoghi, ma anche le difficoltà e i fastidi (le zanzare), e le paure (gli orsi polari)

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Ancora in Costa Azzurra (almeno con la mente)

Per  chi come me lavora nella comunicazione e nella ricerca storica, gennaio è, veramente, un mese di superlavoro: soprattutto per il Giorno della Memoria organizziamo eventi, incontri, mostre e soprattutto dobbiamo divulgare quel che facciamo. Il che è precisamente quello che faccio come day job. E devo dire che a parte qualche sporadica escursione camminatoria ieri pomeriggio – io Tobia e Lulù – viaggio principalmente con la testa, o con i ricordi.

Non ricordo nemmeno più come mi sono avvicinata a Mentone. Se non che c’eravamo capitate io e mia madre, probabilmente dopo aver letto da qualche parte della Fête di Citron. Ho passato da bambina molti inverni a Sanremo ( Sanremo in inverno, Courmayeur in estate) camminando su e giù per l’entroterra. Mentone, che è a pochissimi chilometri dal confine, mantiene la sua aria tipicamente genovese pur essendo altrettanto tipicamente francese. E soprattutto si può camminare praticamente dal confine a Montecarlo lungo il mare prima e poi sul sentiero dei Doganieri, che gira lungo il cap Martin sino alla casa che le Corbusier si fece costruire proprio a picco sul mare ( il Cabanon). Il bello di Mentone sono le viuzze della città vecchia, le scalinate ripide che conducono al punto di osservazione migliore : il cimitero sul castello…e come sempre in Francia avresti voglia di restarci e fare un picnic ( la gente gioca a bocce al Père Lachaise, o almeno lo faceva…), comunque non fatelo, è vietato. Mentone è uno dei miei posti preferiti anche per andare al mare: acqua pulita, belle onde , ciottoli – se non che in effetti sono due anni che non metto più piede sulla costa , quale che sia , in estate. Chissà, magari ci tornerò. Fuori stagione, se posso: la Costa azzurra in estate è più o meno come Rimini, un delirio. E fa caldo. Due cose che se posso cerco di evitare. E ora, prima di dormire, deliziatevi con questi colori.

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Una regione per tutte le stagioni

Una delle ragioni più tristi dell’invecchiare, è che finisci presto o tardi per ritrovarti nei panni, se non dei tuoi genitori, almeno di una parte consistente del tuo parentado, al mare in inverno, in montagna d’estate. E considerando che la neve sulle piste, sino ad ora viene dai cannoni per lo più, più che dal cielo ( ci sono ovviamente eccezioni, ma se avete guardato in tv le gare sulla “Stelvio”- con o senza Salvini, sapete cosa voglio dire) chi come me va di racchette resta un po’ spiazzato .  Nelle aree disponibili in giornata dal natio Mandrognistan, stiamo così. Inoltre , ci metti meno tempo ad arrivare a Mentone che a raggiungere Livigno e la sua neve vera. E avendo letto in lungo e in largo le aberrazioni dei cosiddetti vacanzieri di Natale sulle piste, preferisco per il bene del mio stomaco malandato rimandare ad un periodo più propizio. Magari quando il provvidenziale asteroide sarà caduto.

Oggi ero ad Antibes, quintessential French Riviera, ma sarà stata l’ora pomeridiana o non so che, i turisti erano meno numerosi di quanto mi sarei aspettata, e ho trascorso un pomeriggio delizioso arrampicandomi nelle stradine del Viel Antibes, in mezzo a botteghe, vecchi palazzi ( un eclettico mix di Ottocento, Art Nouveau e anni Trenta) sino ad arrivare alle mura della cittadella fortificata da Vauban come contrafforte verso i pericolosi Savoia . Ricordo ai più che abbiamo ceduto Nizza e la Savoia nel 1860, mannaggia a noi, e Garibaldi, che appunto era di Nizza, non l’aveva mandata giù.

Scendendo dalle mura con in faccia il Forte, si arriva al porto turistico dove il più piccolo degli yacht ormeggiati è praticamente una portaerei e dove, sino a domani, c’il solito, onnipresente, e alquanto spiazzante mercatino di Natale con le casette di legno. Altrettanto spiazzante, volevo solo avere la migliore visuale per una foto, la trafila controllo/ metal detector . Non mi dà nessun fastidio, per la verità, oltre alle casette, c’erano le giostre , la pista di pattinaggio e i bambini che giocavano, quindi benissimo, visto che di Jersey, posto che servano, nemmeno l’ombra. Ma anche questo è un segno dei tempi. Se anche la pista di pattinaggio vi sembra incongrua in riva al mare, probabilmente ormai fa parte degli stereotipi di Natale.

Tips Antibes si trova all’uscita 44 dell’A8, l’autostrada più cara del mondo dopo la RAV Aosta – Traforo del Monte Bianco. Il consiglio, se non lo avete, è di procurarsi il telepass europeo, che fa risparmiare tempo, affannose ricerche di monetine perché nel primo tratto ci sono tre caselli in venti metri, praticamente, e strombazzate da parte del prossimo se non si è veloci abbastanza. La città vecchia è quasi completamente pedonalizzata, ma ci sono parcheggi comodi un po’ dappertutto e non proibitivi in quanto a costo. L’attrazione principale della città, oltre alle mura , al panorama, alle spiagge e alla storia, è il museo Picasso, che soggiornò per un po’ ad Antibes e poi anche a loro lasciò una dotazione di quadri. Però voglio dedicarci un po’ di tempo e sarà per un prossimo viaggio. A tutt’oggi ci sono ancora in giro i gilets jaunes, ma non facevano blocchi stradali, almeno ad Antibes.

La Befana vi saluta e vi raccomanda di assaggiare la famosa galette des Rois al frangipane. Chi trova la fava- cioè la sorpresa, diventa il re della festa.

English version: a riviera for all seasons

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100 cose

Così, come primo post del Nuovo Anno – che anche se già ci immaginiamo che non sarà poi così diverso dal precedente, Leopardi Docet , però un pochino di speranza ci resta – iniziamo parlando di due cose che amo: Courmayeur, e i libri. Per dirla con Fruttero e Lucentini questo è un classico libro da coffitebol. Bello spesso e pesante, e infatti è stato fotografato sul tavolo etto ottocentesco che lo ospita e che era di mia nonna. E’ la mia unica traccia di vita cormaiorese. Sono andata a Courmayeur una sola volta negli ultimi anni durante le vacanze natalizie, e ho giurato a me stessa che non avrei ripetuto l’esperienza. E a giudicare da quella specie di invasione degli unni di cui i gruppi si lamentano su Facebook ho fatto bene anche quest’anno a lasciare perdere. Per altro se usate per la pubblicità il Milanese imbruttito, poi non lamentatevi ( ma loro fanno satira, sul milanese cumenda che fattura paga pretende, e poi magari ti frega la piantina da due euro sulla fioriera che hai messo in via Roma – spoiler, una di di queste due cose è reale, indovinate quale), e anche l’app e sito iMontBlanc, se pubblica trenta foto di adolescenti festanti al SuperG, è perché si indirizza a quel pubblico lì ( il Super G è diventato nel bene e nel male il simbolo di questa nuova Courmayeur e a vederlo chiuso e spettrale in estate, un po’ come tutto il Plan, mi ha fatto ricordare di quando era il nostro après piscina…)

Per tornare al libro, è esattamente come ci aspetterebbe, con molte bellissime foto, e i testi che in alcuni casi, e mi spiace dirlo, sono un po’ troppo redazionali ( e avendo lavorato milioni di anni fa nel settore, helas, posso dirlo, mancano un po’ di entusiasmo). Ci sono tutte le cose che ci si aspetta, dalle Terme al Super G allo Skyway ai liquori di Gojo ai formaggi di Panizza, alla Buona Stampa, ai negozi di lusso; ci sono negozi e luoghi che non riesco a ricordare dalle mie ultime visite, ma forse perchè non ci ho fatto molto caso… E però, anche se è sicuramente un libro da avere, e infatti l’ho comperato, un pochino mi ha deluso. Un plauso per l’App iMontblanc, però, è la più aggiornata tra quelle del suo settore che ho sperimentato (su quella di Innsbruck, per fare un esempio, ci sono ancora negozi defunti da almeno tre anni)

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Chissà

Non è mio, ma dei millanta auguri che ho ricevuto, questo è di gran lunga il migliore

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Cosa fare a Natale se andate in vacanza

Ok, questo è un post , serio, di pura invidia. Perché in questa settimana in cui l’Istituto è chiuso e noi siamo in ferie, io mi sto dedicando ad una parte di studi che devo aggiornare e , soprattutto, al trasloco infinito (buoni propositi per il 2019:rendere il trasloco infinito , finito. Una buona volta.) Così, mentre noi affoghiamo nel nebbione ( non so se sia una buona notizia, ma in queste vacanze di Natale sono ricomparsi nel natio Mandrognistan quei bei nebbioni di una volta, quelli che Whitechapel di Jack lo Squartatore levati proprio, quelli che imboccare contromano una via del centro e non rendersene conto era non solo possibile, ma facilissimo), altrove il cielo è blutrail, e persino c’è neve.

A Bressanone, per esempio. “La Plose, a soli 7 km dalla città di Bressanone, è considerata uno dei comprensori sciistici più soleggiati dell’Alto Adige e ha molto da offrire, specialmente agli intenditori.

Le ampie piste sui versanti soleggiati della Plose fanno vivere una esperienza sciistica unica. Le numerose piste e i diversi livelli di difficoltà rendono lo sci un’esperienza indimenticabile sia per i principianti sia per gli esperti. La fantastica vista delle Dolomiti dalle pendici soleggiate della Plose rende la giornata di sci un’esperienza da vivere appieno. La leggendaria pista Trametsch è considerata in assoluto il meglio per ogni amante dello sci. Con partenza dal Rifugio Plose a 2.446 metri, questa discesa si snoda su bellissime piste fino alla stazione a valle della cabinovia della Plose ad un’altezza di 1.067 metri. Un’esperienza sciistica unica, caratterizzata da un totale di 1.400 metri di dislivello e di 9 km di discesa. Ma sulla Plose non si divertono solo gli sciatori. La montagna di casa di Bressanone, infatti, offre a principianti e ad esperti slittinisti una possibilità unica per slittare. RudiRun, la pista da slittino di 9 km, è una delle piste più lunghe delle Alpi. La pista per slittino offre divertimento a tutti ed è una grande attrazione per chi visita la Plose. E non c’è solo la pista da slittino RudiRun: l’offerta della Plose comprende anche la discesa in slittino fino alla Rossalm. E qui, ci si potrà fermare per una pausa nei confortevoli rifugi, godendo di una magnifica vista. Non avete ancora molta esperienza con lo slittino? Durante le Giornate dello slittino vi mostreremo come si va con questo divertente mezzo. Ogni domenica dal 26.12.2018 al 03.03.2019, presso la stazione a monte della cabinovia Plose, un esperto sarà a vostra disposizione. Otterrete così utili consigli su come divertirvi con lo slittino.

 

Chi invece sulla Plose preferisce non usare lo slittino, può percorrere a piedi, con le racchette da neve o gli scarponcini, i numerosi sentieri per escursioni invernali e godersi nelle giornate invernali di sole lo splendido panorama delle Dolomiti, Patrimonio UNESCO. Diversi sentieri escursionistici e escursioni guidate con ciaspole regaleranno tutto ciò che si desidera.” – Grazie Erica Kircheis. A parte le facili considerazioni su l’elefante sullo slittino, io in slittino mi sono sempre divertita moltissimo, anche quando ero adolescente. Poi certo puoi passare alla disciplina olimpica, ma lì c’è un bel salto…Quando sono stata a Plose, a ottobre, a parte le temperature non certo ottobrine, la prima cosa che ho pensato guardando il panorama e avviandomi sull’itinerario scelto, è stato, chissà se si può ciaspolare. Si può. Avrei dovuto immaginare che molti itinerari di raccordo tra i rifugi, che sono in falso piano o in dolce saliscendi sarebbero stati perfetti anche per le ciaspole. Voi che potete, andate.

Plose in autunno, Plose ora (foto courtesy Brixen.org)

(Finirà, il trasloco e io avrò finalmente una vita nuova) #post in collaborazione con Brixen.org)

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Natale

Buon Natale da Gesù Gattino ( e pensate che io ho smesso di fare il presepe per questo) Passatevela bene, folks.

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Meglio del prosciutto

( un prete e un rabbino si incontrano in treno e il prete continua a magnificare le virtù del prosciutto di Parma all’altro. I due scendono alla stessa stazione e ad aspettare il rabbino c’è una splendida ragazza: la moglie. Il rabbino si volta verso il prete e gli dice strizzando l’occhio ” meglio del prosciutto…” – Grazie a Elena Loewenthal, anche se questa è una storiella classica della cultura ebraica)

Ho preso una botta di freddo accompagnando un caro amico alla sua ultima dimora (veglia funebre accompagnata dalla sua Confraternita, santo rosario, funerale, spargimento delle ceneri del defunto sulle ortensie del giardino – anche se quest’ultima parte me l’hanno solo raccontata) Così ho trascorso domenica e parte di lunedì con la seconda cosa più bella dopo l’andare in montagna: letto – gatto – libro (ok, per chi è in coppia c’è anche una terza possibilità).

E che libro. Il breve e densissimo piccolo libro di Paolo Cognetti che racconta del viaggio in Dolpo compiuto lo scorso anno, e già diventato un numero monografico di Meridiani Montagne . Non è un romanzo, non è un reportage, è probabilmente Il leopardo delle nevi dei nostri tempi (a lui piacerebbe, credo, sentirselo dire, e avendo letto quel libro in tempi non sospetti posso ben dirlo . Tra l’altro credo che il libro di Mathiessen , così “psichedelico”, sia adesso piuttosto datato). Ma è il tema fondamentale del libro che mi ha profondamente toccato. L’idea della montagna come civiltà destinata ad arrendersi alla modernità , e di una sorta di fraternità che deriva da tradizioni e comportamenti trasversalmente diffusi in tutte le terre alte.

Ai gatti è piaciuto. O meglio, è piaciuta l’idea che io stessi insieme a loro, leggendo ad alta voce.

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