Pecora triste

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(Pecora piangente, come noi). Allora, un intero week – end, e un totale fallimento. Si comincia con Corsicato, Il volto dell’altra, che è giusto un’operina, felliniana, piacevole, anche, ma niente di piu. Insomma, un altro che si ė perso. Poi Hitchcock, altra cosa piacevole e recitata benissimo (Mirren e Hopkins, se vi par poco), ma anche qui, un’operina, e per di più il maestro era molto più cattivo di come appare. Ma almeno siamo rimasti svegli sino alle fine. Invece per L’ipnotista di Lasse Halstrom, sonno profondo sino alla fine. Cinque pecore, e magari anche di più, sonno rem prima della fine dei titoli di testa. È pensare che i gialli scandinavi, da buon lettore di Nesbø, gli piacciono pure , ma, e questo lo dico sentendomi giustamente colpevole, questo era troppo sconclusionato per generici svegli. Grrr…

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Ma le piante ?

Masone , tramonto, ripresa (triste ) allenamenti

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Ah,

Ah, questa sera, dovendo dare le arance a mio marito e la scatoletta di orata al gatto, ho finito per dare la scatoletta al marito e le arance al gatto. Il marito, tutto sommato, l’ha presa bene (tanto ormai vuoi bene solo al gatto), lei aveva la coda bassa di quando è perplessa.

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Springtime….

20130407-215640.jpg(pecora che piange)

No, meglio non cantare vittoria troppo presto, visto che Pasqua, Pasquetta e tutte le vacanze se ne sono andate tra uno starnuto e l’altro . Oggi c’era il sole e io ne ho approfittato per una passeggiata sola soletta in Val Borbera…Ma stamattina avevo i piedi freddi. Amen. Certo il meteo non ci ha aiutato. Avrei dovuto sintonizzarmi su Accuweather e stare lì. Inutile, caro Mercalli, dire che le previsioni vanno controllate ora per ora. A partire da trentasei ore prima. Tuttavia sono un po’ pochine se sei sposata ad un paranoico con la paura della pioggia e l’ansia da freddo. Ri – amen. Tanti saluti da Vercelli, da Casale, da Castelceriolo, dai dintorni. Ah, la pecora cinematografica piange, siamo sempre in tempi di vacche magre.

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Vacche magre

Vacche magre. Al cinema non si vede una cosa decente che è una (oddio, sì qualche operina come Quartet, o qualche horror neanche scemo, che però finisce o male come Sinister o sconfina nel paranormale più becero come La madre; per tacere poi di tutte le immani c…ate fatte da attori sull’orlo della pensione, per tacere del cinema italiano.) Triste. Fuori, i dieci cosiddetti saggi hanno il difficile compito di ciurlare nel manico sinché il Parlamento avrà eletto un nuovo Presidente della Repubblica ( e noi si andrà a votare facendo esami di maturità – dai che alle donne nonno Napo ha fatto un favore, noi siamo troppo impegnate a sopravvivere per divertirci con questi giochetti) Lo smacchiatore di giaguari? non pervenuto. Vacanze? non fatemi ridere. Salute? mio marito ieri aveva la febbre e io non è che stia poi tanto bene. Pranzo di Pasqua (e Pasquetta)? consumato. Litigi pasquali? fatti e dimenticati. Rogne? sempre numerose. Casa? meglio sorvolare. Montagna? desaparecida. Il nuovo Papa? Beh lui dalla sua ha lo Spirito Santo, non scherziamo. Fra l’altro, tanto a Torino come ad Asti ho visto manifesti inneggianti al nuovo papa. Qui niente. O siamo come da tradizioni, autentici miscredenti, o anche la Diocesi sta messa come il Comune. Il Comune? dissestato come le strade (lo so, questa era troppo facile…)La gatta? ha catturato il suo piccione (evvai). I compiti? non corretti (anche qui, non ci sperate, ho ancora due giorni) Invidia? per Simone Moro che scrive su fb di quando va a correre per tre ore nei boschi. Ora, nel natio Mandrognistan non farebbe lo stesso effetto…

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Pasqua con la pioggia, o con il diluvio

Pasqua con la pioggia, o con il diluvio universale (politico, morale economico, civile, fatevoi…)

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Torino è la mia città

Inutile, quando vado a Torino, mi sento sempre a casa. Come se avessi camminato appena per qualche isolato. Specie in una giornata come martedì, quando le montagne erano di un bianco abbacinante, e tirava un vento sottile e freddo che illuminava tutto. Camminavi sui Murazzi deserti con i cancelli sprangati, e il sole era caldissimo, sembrava di stare a Parigi. Anche le ragazze, tacchi alti, abiti grafici, erano molto parigine. Solo le maschere del Museo Egizio erano troppo sabaude (la sabauditudine viene anche alle romene), ma quello è l’effetto mummia: come si faccia a rendere così polveroso quello che dovrebbe essere il secondo museo di antichità esula dalle mie capacità di comprendere. É una di quelle circostanze in cui la città fa un gigantesco autogoal (ora, è anche la città del Toro, e qui di autogoal siamo esperti…): non sapere rendere affascinante una materia affascinante senza ricorrere a Giacobbo rivela una certa mancanza di intelligenza. La prossima volta chiamo Super Busio e le faccio tirare qualche tonno-polpetta. Però i poveri che chiedono l’elemosina sono tanti…gli anziani dignitosi stanno insieme ai giovani fricchettoni ( e al Valentino c’ ė anche una meravigliosa palestrina di macchine per l’aereobica, la resistenza e lo stretching. Bella, pulita, nemmeno vandalizzata, c’è ne fossero. E vecchietti anche lì). Da Baratti c’era Chiambretti, così abbiamo a tuo anche un pò di star spotting per i nostri ospiti spagnoli ( che a ben guardare erano un coacervo di brutti luoghi comuni). E un bicerin.

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Grandioso

vorrei averlo scritto io

Invece lo ha scritto Giacomo Poretti di Aldo Giovanni e Giacomo sulla Stampa di oggi. Avrei voluto staccar lo dal giornale e stamparlo sul frigo perché il mio martirio lo leggesse. Sono reduce da un sabato in cui il brasato era cattivo, lui si addormenta davanti alla tv e io ho le vene varicose , eccetera. Tutto perché per il brasato avevo usato il dolcetto che mi aveva regalato la signora Elisabeta. Lo fa suo marito, non sarà un vino stellare, ma è perfettamente bevibile, magari un po’ aspro. Apriti cielo. Lo voglio avvelenare. Non riesco nemmeno a mangiare un brasato ( che poi ha mangiato)
Stamattina, dopo aver spulciato la Parodi ( Benedetta) ho trovato un boeuf bourguignon, ho fatto tutto per benino, ho preso il vino di Elisabeta, l’ho diluito leggermente, ho aggiunto quel che dovevo aggiungere, ho rischiato persino che asciugasse troppo nella pentola a pressione, e l’ ho accompagnato con un’insalatina di pollo e carciofini e della polenta ( ” ecco sei la solita montanara, io preferisco gli spaghetti”) e alla fine aah, che buono il miglior spezzatino del mondo, adesso sì che hai aperto il vino buono(lo stesso, LO GIURO), beviamoci su qualcosa, ah sì una buona freisa di Barolo . Ho evitato di parlargli del boeuf, del vino, di tutto. Ma il fegato è mio. Cracco, Bastianich, Iannaccone, Ducasse, Vercel ( cercate l’intruso), tiè. Come vedete, però, la montagna c’entra sempre.

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Per noi

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Delusione

 

 

 

 

 

 

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Il film di Salvatores Un’educazione siberiana è una vera delusione. Sarà per il doppiaggio che sembra il Commissario Zuzzurro del Drive In del povero Peter Stormare (sschì); sarà perché dopo un po’ di discorsi sentenziosi del nonno ( e non portare soldi in casa, e proteggi tizio e caio, e non usare armi in salotto, e accoppare il tuo prossimo sì, per una buona ragione, ma la droga no non sia mai), capisci perché Gagarin preferisca andarsene per i fatti suoi, e noi quasi con lui. Come da un materiale come il libro di Lilin Salvatores sia riuscito a tirar fuori un film così inerte (girato benissimo, fotografato benissimo, recitato anche benissimo, ma inerte, privo di cuore) non mi riesce chiaro.

tre pecore , nella seconda parte non succede nulla, e si sente.

Non sprecate denaro sull’ultimo Die Hard, cinque pecore e una menzione d’onore allo sceneggiatore, per contro Quartet è la riprova di come solo gli inglesi, e un americano senile, possano fare un film divertente che è anche un omaggio alla musica di Verdi (zero pecore). Se poi volete vedere un film di gangsters molto d’antan, va bene anche Gangster squad, in cui Josh Brolin è proprio uno di quegli uomini  veri di cui molto si sente il bisogno (tre pecore, anche qui)

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