Avevo una mezza idea di fare alcune cose, ma sono incappata nella settimana freddissima di cui hanno parlato tutti con le temperature che la sera scendevano vicino o addirittura sotto lo zero (a St . Raphael – l’unico posto in cui la temperatura era accettabile era Cannes, e non credo che sia colpa del fatto si passi il confine del Var).
Così sono andata a fare un giro alle gorges du Verdon che non avevo mai visto e ne ho approfittato per fare una mini passeggiata ma sono proprio i primi tentativi (riuscito, ma non mettiamo il carro davanti alle zampe).
Ho fatto il percorso a nord (D952), che in inverno rimane al sole sino al tramonto (e però per fare le foto ricordate che siete contro sole): l’idea era di ritornare su Ayguine, ma al terzo tratto ghiacciato con le stalattiti di ghiaccio che precipitavano sulla strada ho deciso di lasciar perdere e di fermarmi nei vari punti panoramici e poi al lac de Sainte Croix. Il migliore resta comunque il point sublime all’inizio dove si può camminare anche un po’
Per il resto, bello è bello ma insomma è come la val Borbera – ésprit Mandrognistan at its finest.
Sono in vacanza, che è sempre un bel modo per iniziare l’anno, anche se quest’anno sono sola: per motivi diversi né Lulu né Amica Giovane hanno potuto venire – e non a causa di (nuovo) Fidanzato Ingegnere, che è un unicorno di uomo (nel senso che ha davvero tutte le virtù e se glielo chiedo viene anche a sistemarmi una presa difettosa nel bagno, perché ovviamente siamo stati già presentati): no, c’è di mezzo una questione di lavoro e lo sapevamo da un po’. Lulu invece ha la situazione familiare della maggior parte delle persone di una certa età: quella di essere l’unica caregiver di una persona ancora più anziana. E’ capitato anche a me e per molto tempo, tra l’altro.
Comunque sto nei dintorni di St. Raphael, in un posto praticamente deserto (in estate sicuramente no) dove ci siamo solo io, i locals, che sono piuttosto amichevoli, e gli scoiattoli.
Ma siccome se nasci storica poi ti tocca, stamattina, dopo essere andata a far la spesa, sono andata sino ad Agay, che è a due passi praticamente, a vedere un posto che avevo già costeggiato un paio di volte senza fermarmi (perché non è che puoi imporre le tue ossessioni storiche proprio a tutti. Ho trascinato mio marito a Mauthausen, e dopo mi ha pregato di smetterla- perché è una esperienza che non vuoi ripetere)
Sono andata alla Plage di Dramont, che ora a chiama, più pomposamente Plage du Debarquement. Perchè gli alleati, nel ‘44 non sono sbarcati solo in Normandia dove tra l’altro è morto un terzo delle vittime francesi di tutta la guerra. A ferragosto dopo qualche incertezza, hanno invaso la Francia anche da Sud, dove tra l’altro hanno incontrato molta meno resistenza – perché infatti si sono ben guardati dallo sbarcare a Marsiglia o a Tolone e a Frejus sono finiti sulle mine.
Comunque ho scoperto che la spiaggia vista mezzo da sbarco è un posto ideale per fare un picnic. Ieri c’erano almeno quattro gruppi di persone sedute ai tavoli di legno allestiti vista mezzi da sbarco.
Il mezzo da sbarco
C’è da dire che la spiaggia è in un posto decisamente caldo e assolato. Qui sta facendo freddissimo e tira un vento molto poco mediterraneo (ma d’altro canto siamo quasi in Provenza-
Dato che oggi è una giornata strepitosa e io sto andando all’opera vi lascio una foto del nostro padre Viso.
Quel che si intravede sotto si chiama smog, ed è quella cosa che ogni volta che esco di casa mi fa tossire. Che gioia. Sarebbe una giornata da montagna ma il pericolo valanghe sul nostro pezzo di arco alpino sta tra 4 e 5. Lasciamo stare.
Aggiornamento: oggi 31 dicembre in Mandrognistan ville c’era la nebbia (o lo smog in forma visibile) , faceva un freddo degno di inverni di un tempo- e se tirate botti spaventando flora fauna e esseri umani, spero vi si attacchino alle mani ( Alpslover comprensiva per il sociale)
Buon Anno (che sarà come quello vecchio, come ben diceva il buon Leopardi)
Un ortopedico, lol. E l’ho avuto, tra l’altro, insieme a una bella infiltrazione di cortisone in situ. Però era molto più ottimista di me– e lì non ci vuole molto. E in più mi ha assicurato che ho ottime ginocchia per una persona della mia età. E su quest’ultima cosa temo non ci sia molto da fare o da dire ( una mia ex studentessa è diventata chirurgo plastico, almeno potrei farmi fare qualche punturina ma non nel ginocchio).
A oggi immagino avrete finito con i regali di Natale, messo su le pentole, salvato i doni per i bambini dalle grinfie del gatto, salvato l’albero di Natale dalle medesime grinfie _ ma okkio che anche i cani ci possono mettere del loro. Cosa manca? l’ansiolitico per il pranzo di Natale? Le bombe per capodanno no, per favore: non è perché ho dei gatti che tutto sommato del rumore se ne fregano che questo va bene per tutto.
Sta nevicando su mezzo nord Italia – mi diceva un collega di Cuneo che in città nevischia ma basta fare due passi più in là che fiocca secco. Quindi vi lascio con l’idea di potervi rotolare nella neve, adeguatamente bardati sino all’epifania, oppure sedervi davanti al mare con un buon libro e lasciar scorrere la vita. Va bene tutto.
Allora questa la consueta lista in aggiornamento, di cose da fare sino a Natale- ossia stressarsi fuori casa, anziché in casa propria, perché Natale è bello per i bambini ma dalla fine dell’adolescenza in là, come si dice qui, finisce di essere un nolo.
PIEMONTE. Ad Asti, sino a Natale, mercatino natalizio in piazza Alfieri, con ruota panoramica, giostra natalizia ( va bene anche per gli anziani), cibarie ( tante) e addobbi, pantofole e i cappelli dell’ atelier di Valentina Pesce che mi piacciono molto. Nelle vicinanze, il villaggio di Natale di Govone.
Poi il mercato degli angeli a Sordevolo, il villaggio di Natale al ricetto di Candelo, le casette e la ruota panoramica di Mandrognistan Ville (disperato tentativo per non sprofondare ancora più in basso nella classifica delle province in cui si vive peggio): lo ammetto, non ho ancora avuto tempo di guardarle, ma stay posted.
Piazza Alfieri dall’alto
Nel week end di Sant’Ambrogio, la consueta kermesse di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo, dove ci sarà tutto il mondo e un altro po’. Il 13 presepe vivente in notturna a Pian Munè, che è bellissimo e vale davvero la pena -anche a salire in funivia come gli invalidi come gentilmente mi hanno suggerito di fare.
Si deve comunque scendere a piedi e quest’anno c’è la neve, quindi o ciaspole o ramponi. Per info i social di Pian Munè in particolare Instagram.
Valle d’Aosta. In pieno svolgimento il Marché Vert Noel ad Aosta, nella centralissima piazza Chanoux. E’ piccolo, raccolto, ha molte idee regalo graziose, e lo si può visitare praticamente in mezz’ora. Così vi avanza tempo per le mostre che ci sono ad Aosta, o per vedere l’area archeologica di St. Martin de Corléans. Ricordate la Fiera di San Martino? Ho accompagnato la mia amica unicamente perché volevo vedere il museo, che quel giorno, in contemporanea con la Fiera, era gratuito. Ne vale assolutamente la pena, è possibile toccare le stele e le incisioni (ecco magari meglio non abbracciarle in un afflato di neopaganesimo, ma è possibile toccarle -ricordate, i menhir di Carnac non si toccano). Portarsi via delle stele che pesano parecchie tonnellate non è facile come rubare i gioielli del LOUVRE, ma vi assicuro che probabilmente ci sono più allarmi. Comunque, interessantissimo, con un allestimento spettacolare e un’energia pazzesca. Tra l’altro stanno ancora scavando.
C’è un mercato natalizio a Chatillon, a Courma hanno già illuminato l’abete.
Trentino e sud Tirol
Sono già in pieno svolgimento i mercatini da Trento a Vipiteno. E la prima o quasi settimana di dicembre – è anche la settimana di San Nicola e della sfilata dei Krampus – i suoi aiutanti secondo molte tradizioni: San Nicola non solo non lascia regali per i bambini cattivi, ma li fa prendere dai Krampus che sembrano mamutones di Mamoiada con le corna.. Questa settimana sono in val di Fassa e nel Salisbughese. Di Innsbruck ho già parlato nel post precedente.
A Bressanone, al mercatino di Natale, alcune bancarelle speciali sono veri e propri tesori nascosti, dove l’antica arte artigianale si esibisce in tutta la sua magia. Per la prima volta al mercatino di Natale si trova uno dei prodotti artigianali più originali: i ricami con penne di pavone. Ancora oggi questi ricami adornano i costumi tradizionali con cinture e bretelle riccamente decorate, ma allo stand XanderFederkielstickerei di Alexander Patzleitner si trovano anche borse e portafogli, nonché custodie per cellulari dal look tradizionale. Per il falegname e designer Michael Lunger di Holz Live esiste solo il legno proveniente dalle foreste locali. Da esso ricava tipiche decorazioni natalizie e piccoli oggetti. Ama particolarmente il legno di cirmolo, che lavora per ricavarne cuori, stelle e lanterne. Anche Johann Gafriller lavora il legno. Al mercatino di Natale espone i suoi lavori di tornitura, come ciotole e altri articoli decorativi natalizi. Anche la produzione di candele è una tradizione in Alto Adige. Irmgard Mayrhofer con le sue figlie si è dedicata a questo mestiere e nel suo stand Mimata vende anche portacandele in argilla, radici di melo e altri prodotti in legno. Le numerose palline di Natale colorate della Kunststube Lissy attirano davvero l’attenzione. E qui mi piacerebbe davvero andare, e invece ( mi tocca lavorare). Se lo trovate, un bell’articolo di Jeanne Perego su “Il Dolomite” mette in evidenza l’aspetto solidale che c’è dietro alcuni stand. Un motivo in più per andare a Bressanone.
(Foto Brixentourism)
Francia
Il primo mercatino natalizio l’ho visto a Aix en Provence, deliziosa cittadina piena di fontane dove già a metà novembre occupava Cours Mirabeau, il pieno centro della città vecchia, un posto perfetto per un mercatino natalizio, perché il viale è pieno di caffè e ristoranti, e ci sono molte fontane coperte di muschio.
Il mercatino
Il 7 dicembre mercatino natalizio a Sospel, il 14 grande Mercato natalizio a Tenda ( tutte e due vicino alla frontiera italiana ora che il Tenda è finalmente aperto), itinerario dei presepi a Roquebrune, mercatini a Mentone e anche a La Turbie.
Magari cantata da Micheal Bublè ( che personalmente preferisco a Mariah, anche se nessuno batte il buon Bing Crosby o Nat King Cole)
Eppure dicembre non è nemmeno incominciato, ed è Natale quasi dappertutto, e sì anch’io ho già fatto l’albero di Natale, con supervisione
Lo so, hanno un aspetto truce in questa foto, ma sono stati quasi bravi
E sì, anche Pepita ha la coda corta.
Comunque, prima di tediarvi con la solita solfa del cosa fare a Natale, che comunque è già in via di compilazione, vi scrivo qualcosa sul Natale a Innsbruck, che in effetti era una cosa che volevo vedere da parecchio tempo, ed è curioso , o meglio penso sia frutto di attenta programmazione il fatto che la Alpinmesse abbia coinciso con l’apertura dei due principali mercatini natalizi della città, quello alla Markthalle e quello della città vecchia. Che sono quelli più “vecchi” e tradizionali.
Adesso funziona anche quello in Maria-TheresienStrasse, e un altro si tiene anche nel quartiere più decentrato ma alla moda di Wilten.
Come si vede, molto colorato, molto artigianale ( in questo somiglia al mercato di Aosta), con oggetti in legno, vetro e ceramica, gioielli in argento, molti addobbi natalizi in legno, candele artigianali.
Specialità locali, anche, ma lo scopo sembra essere altro. E, onnipresente, il Glühwein, il vino speziato caldo che non chiamiamo vin brûlé , che onestamente alle dieci del mattino non mi pareva il caso. Sotto la neve molto romantico. Ma tutta la città era decorata, con grandi sagome di cavalli e renne e i personaggi di Alice. ( ok lo confesso, me lo aspettavo più grande più bello più tutto, come sempre le aspettative sono troppo alte, ma già ero contenta che ero arrivata sin lì e che che caviglia ginocchio e altre frattaglie stavano bene).
Il pomeriggio, approfittando dei de cuius stabili, ho fatto un salto sino ad Hall, ho manifestato un parcheggio per non pagare un altro esoso ticket, e ho scoperto che lì c’è un delizioso piccolo mercato molto locale di botteghe e artigianato, con le sciure eleganti del posto che bevevano Glühwein al posto dell’aperitivo (Hall è stata per parecchi secoli la capitale del Tirolo e la sede della Zecca), e i bambini che giocavano. Una meraviglia e zero turisti ( ma pure a Innsbruck in un giorno feriale).
Ieri sera ho iniziato a buttar giù alcune considerazioni sulla due giorni della Alpinmesse.
Cifre. ovviamente niente numeri ancora, ma tuti quelli con cui ho parlato sono stati concordi nel parlare di una notevole affluenza per il primo giorno, dato c’erano anche alcuni eventi per la stampa a cui io ovviamente non ho potuto partecipare perché ero per strada. Domenica di gente ce n’era, e alcuni incontri, come quello con Gerlinde Kaltenbrunner, erano ben pieni, con la gente in piedi e stravaccata qui e là (è quello penso che ha ucciso il mio ginocchio per metà pomeriggio, ma ci sta assolutamente). Tra l’altro Gerlinde è una delle mie atlete preferite con Nives Meroi e con la buonanima di Chantal Mauduit, e mi ha fatto piacere sentirla parlare, e capivo abbastanza anche quel che diceva. Meno piacere ovviamente sentire dire che le donne atlete in montagna hanno ancora difficoltà a trovare sponsor per finanziare le spedizioni. D’altro canto, programma alla mano, quello era anche l’unico incontro che avesse come protagoniste atlete donne.
Ho assistito ad altri due talk, e quello di Lukas Wörle era sicuramente il più interessante, non solo per il magnifico documentario che lo accompagnava. Panorami mozzafiato.
La fiera in sè: come sempre non grandissima e un po’ caotica (raggruppare tutti insieme gli istituzionali no?). Spazi stampa non pervenuti – ho chiesto. eccellente idea il guardaroba, che non ricordo se ci fosse nelle altre edizioni, ma le mie risalgono a prima del Covid. In ogni caso utilissimo: fuori si era a -5, dentro a +30 almeno. E non ho dovuto trascinarmi dietro il cappotto pesante. Era enorme: SalTo prendi nota. Ristorante un po’meh, l’ultima volta avevo peso un piatto caldo vero e proprio, questa volta la cosa migliore davvero erano i pokè di pollo riso avocado e chutney. In compenso tutti ti offrivano il caffè, quello che ho preso da Haglöf era particolarmente buono.
Come sempre gli spazi bambino numerosi e simpatici – gli unici con sedie e poltroncine in cui stravaccarsi, per genitori e nonni tra l’altro. In ogni caso, complimenti alla queen bionda di cinque anni – non di più di direi – che si arrampicava come un gatto con un vestitino di paillettes.
Gli italiani: Karpos, che aveva un paio di giacche antivento con l’esterno in pile davvero carine; Ferrino e Grivel (che però, confesso, non ho trovato). Lato turismo, l’Alpe Adria trail, che è un progetto interreg, la provincia di Cuneo, e le valli Maira e Lanzo. Tutti e due lamentavano di essere in un corridoio un po’ defilato, ma di avere comunque avuto, specie nella giornata di sabato, parecchi contatti. Gli ambienti della provincia di Cuneo penso siano apprezzabili dagli austriaci che amano i luoghi un po’defilati e selvaggi. E bene ha fatto la provincia di Cuneo a venire. Sicuramente la regione Piemonte dovrebbe allargare i suoi orizzonti , lo pensavano un po’ tutti gli operatori con cui ho parlato. Ah e Salewa è sempre il main sponsor dell’evento.
Una delle cose che in generale mi interessa approfondire è la fotografia con i droni. Al primo piano c’era un affare con almeno sei rotori, grande quanto il letto della stanza superior in cui sono alloggiata: oggettivamente dava l’impressione di poter abbattere una intera squadra di carriarmati. E forse, chissà, veniva da lì – non mi stupirei affatto. La versione piccola, grande come un IPad, costava 5000 e rotti euro, ridotti a 4200 dal prezzo fiera. Forse se me lo paga il National Geografic.
Per la roba più tecnica, vi faccio un post di consigli per gli acquisti, cioè di quello che mi è piaciuto, che tanto non mi paga nessuno, per Natale. Io il regalo di Natale me lo sono già fatto (a meno che non vogliamo chiamare regalo di natale il passaggio dall’ortopedico.
Prima di tirare le fila di questa edizione dell’Alpinmesse, che vi posterò domani con tutta calma, vi lascio un bella galleria di immagini (bella perchè sono le immagini che ho scattato io, va da sè)
Dall’alto, in senso orario: il colpo d’occhio del Messe Innsbruck, Gerlinde Kaltenbrunner, una delle pochissime donne che hanno scalato tutti i 14 ottomila , lei è stata la prima a farlo senza ossigeno supplementare, mentre la prima in assoluto, Edurne Pasaban, ha usato ossigeno in due occasioni , la terza è Nives Meroi con il marito, la prima coppia in assoluto e potrei continuare; Lukas Wörle che ha parlato della prima scalata al Cherieen Saar in Karakoram, i fratelli Weger, che sciano in famiglia, novità da Häglof, una panoramica di scarpe da La Sportiva (anch’io ho preso un loro paio di scarpe, sempre per migliorare la tenuta del mio ginocchio), lo stand della Val Maira e della Valle di Lanzo, a cui va il mio sentito grazie (alle persone, non allo stand in sé)
Sono tornata a Innsbruck, dopo parecchi anni, per partecipare alla Alpinmesse, che si tiene oggi, sabato 22 novembre e domani. L’ultima volta a Innsbruck è stato, ci pensavo guidando sin qui, nel 2021 dopo il corso a Bolzano, ma erano i santi, troppo presto per la Alpinmesse, che di solito si svolgeva dopo il 10. Quest’anno finalmente il lavoro mi ha lasciato relativamente in pace – non del tutto, perché per varie ragioni sono partita oggi e non ieri e mi sono persa in questo modo la visita riservata alla stampa (buffo che possa definirmi come stampa). A me in ogni caso piace molto vedere l’effetto sui visitatori, quindi mi va bene egualmente..
Domani vi racconterò, anche perché tra la mia ultima visita e adesso c’è stato il covid, che ha radicalmente cambiato la prospettiva generale dell’andare in montagna.
Siccome sono una persona abitudinaria, sono andata a fare un giro sino a Wattens allo Swarovski Kristallwelten. E indovinate un po’? Renne conigli e alberi di Natale dappertutto. Mentre vagavo tra le vetrine piene di ariane grandi e di collier grandi come uova pensavo “ragà, diamoci una calmata”, che valeva per entrambe le cose .
Sono uscita in un tramonto limpido e freddo e ben sotto zero con l’idea di fare ancora un giro a Hall in Tirol e poi andare in albergo. Decorazioni natalizie ovunque . Nell’incrocio all’ingresso, un enorme albero di Natale di neon, abbastanza orrendo. Amen, non si può sfuggire, tra l’altro ci sono già i mercatini natalizi in città.
Una delle cose migliori che si possono fare, soldi e soprattutto salute permettendo (se volete saperlo la zampa va decentemente è il ginocchio che sta sopra che mi sta uccidendo) è andare in luoghi che in estate sarebbero inavvicinabili per il caldo e la folla. Come la Provenza. Così sono , questa mattina almeno in Camargue, nell’Etang de Vaccares , a vedere centinaia di fenicotteri rosa che passeggiavano indisturbati . La nostra meta era il faro di Gacholles, cui si arriva a piedi dopo un certo andirivieni di stradine tra gli stagni, e quattro km di sterrato con molti buchi (d’altra parte per cosa ho comprato la macchina che fa beep che è un Suv?). Comunque arrivate al parcheggino ci siamo fatte lietamente km3,2 ar per arrivare al faro, abbiamo salutato la simpatica signora dell’accueuil che stava giustamente andando a pranzo, e fatto pipì nel più strano dei bagni chimici. E siamo tornate alla macchina, io Amica giovane e i miei problemi muscolari. Poi siamo andati a pranzo a Les Saint Maries de la Mèr con l’idea di vedere poi il santuario. Il pranzo era eccellente. In chiesa c’era un funerale. Abbiamo fatto un giro, siamo tornate e abbiamo giocherellato con l’idea di chiedere ai cassamortari quando finiva (stavamo intraudendo una pessima versione dell’Ave Maria di Schubert. Poi ha attaccato la chitarra manouche e abbiamo capito che era un funerale vip. Alla fine siamo riuscite a vedere la chiesa, ma siamo arrivate ad Aigues Mortes con il buio – anche perché siamo rimaste a guardare il tramonto in spiaggia a Les Saintes Maries ( che ci fosse una spiaggia proprio non lo ricordavo). Comunque abbiamo dribblato la pioggia