
Stefano Pivato e la cultura della bicicletta (che per i romagnoli “ha qualcosa del cane”)

Stefano Pivato e la cultura della bicicletta (che per i romagnoli “ha qualcosa del cane”)
È la settimana di Milano Montagna

Trovate A questa pagina tutte le informazioni e i programmi. Hanno iniziato lunedì con Simone Moro e proseguono sino a domenica. Ci andrò, e riferirò
Stanno iniziando a domandarmi perché non vado più in montagna. La risposta è semplice. Lavoro. Tecnicamente è da un mese che non vedo più un rilievo degno di questo nome, e in altre circostanze sarei praticamente sull’orlo della crisi di astinenza. Invece, in effetti, no.
Cambiare lavoro mi ha aiutato ad essere meno stressata. Non che lo stress e l’ansia siano diminuite, ma sono di tipo diverso, e legate alla maggiore responsabilità che ho ( e così riesco a superare anche gli occasionali svarioni, che ci sono. L’ultimo tra l’altro mi fa sospettare che sia urgente una passeggiata dalla mia amica oculista)
In realtà anche il natio Mandrognistan offre occasioni di cultura. Che spesso facciamo noi, ossia l’istituto per cui lavoro adesso, da soli o con altri. E questo, avrete capito, è un #postserio e sponsorizzato, nel senso che divulgo il lavoro che faccio
Occasione n. 1

Il Festival Adelio Ferrero. L’unica occasione in Italia di parlare di cinema, e critica cinematografica. Festival storico, che ha subito le vicissitudini legate alla scandalosa mancanza di un teatro. Per la cronaca, io ero là, quando la sala fu invasa dalla polvere di amianto. E questa volta sono dall’altra parte, insieme al figlio di Carlo Rambaldi, che sabato mattina ha affascinato una platea di studenti ( il mio contributo è stato organizzare la cosa, e vi assicuro, se non siete avvezzi a come funzionano le istituzioni scolastiche, che non è facile). Il festival dura ancora oggi, cercate su Facebook, e venire a sentire Giuliana De Sio e Shel Shapiro. Al Teatro Alessandrino.
Occasione n.2

Ecco qui. Noi siamo quelli in alto a sinistra, nella locandina.
Alessandria è città delle bicicletta, perché il barone Michel fu il primo in assoluto a guidarne una per strada. Qui. Un pazzo, a scapicollarsi sui sanpietrini. Come noi adesso, qui le strade non sono proprio conciate benissimo. Il libro è divertentissimo, avendolo letto in anteprima posso ben dirlo, e l’autore molto simpatico. Se vi piacciono i libri e le biciclette tutto questo fa per voi.
( al povero critico, giornalista, addetto ai lavori non si nega il buffet. Almeno quello)
La ferrata del Donnerkogel, in Austria, vanta una scala di 40 metri sospesa nel vuoto. Consideraioni sulla povertà del messaggio turistico.
— Leggi su www.gognablog.com/oltre-il-limite-del-ridicolo/
Oggi mi “limito” a consigliare una lettura , di Gogna, che ha un titolo quanto mai azzeccato. Sapete che condivido i suoi scritti perché solitamente mi ci riconosco e in questa critica all’inutile mi ci riconosco anche di più. Leggete e capirete perché






Sì, è la stessa marmotta. Alla fine si è pure voltata a guardarmi, con l’aria di dire, ma sei ancora lì? e mollami, dai.
Tra le dieci cose che mi deliziano di più (le altre sono: leggere, scrivere, nuotare, fotografare, andare in montagna, camminare, bere un bicchiere di vino mentre fuori piove, accarezzare i gatti, passare del tempo con le amiche) c’è anche guardare le marmotte. Sedermi da qualche parte e starle a guardare mentre mangiano , corrono, litigano, si rotolano.
Ho passato bellissimi pomeriggi, sospeso escursioni, o almeno ritardato la partenza e l’arrivo, preso la pioggia, per star lì ancora un po’.
In questo specifico caso, non so nemmeno potuto sedermi, perché stavo facendo la carrozzabile per il Petit Mont Cenis ( su cui non farei passare la mia auto comunque) e lei (loro, ma lei era la più vicina) erano giù per la scarpata vicino al lago del Moncenisio.
Per qualche ragione non riesco ad immaginarmi un inizio autunno senza passare dal Moncenisio prima che nevichi e chiudano il passo, che, ribadisco e non per la prima volta, ai tempi di Napoleone era aperto e passavano le diligenze postali, mentre ora è sacrificato ai bisogni delle piste da sci.
E comunque, la calma passeggiata di quasi sei km che porta al rifugio – ora è chiuso – è particolarmente rilassante in questo periodo dell’anno, quando la temperatura è mite, il sole non è troppo feroce a duemila metri, e magari non c’è troppo vento, e si cammina con bel passo cadenzato. Poi senti il fischio e ti fermi. Le marmotte le trovi in pratica dappertutto lungo il percorso, dappertutto nella conca del lago , e attenzione sulla départimentale perché al tramonto attraversano anche la strada per andare a bere. Sono uno spettacolo rilassante. Molto rilassante. Marmotta – therapy
Tip: Si accede alla carrozzabile per il Petit Mont Cenis subito prima del passo, dove c’è una evidentissima indicazione. Si parcheggia lungo la strada dove si può. Se proprio volete farvi una strada strettissima, dove due auto affiancate non passano, fatti vostri… Il lago si può percorre tutto a piedi, anche se il tratto lungo la dipartimentale 1006 è di sicuro poco piacevole. Chiude di solito verso il venti ottobre, a volte prima ancora delle nevicate.

E così, invece di dedicare il mio tempo a qualcos’altro, ho detto addio all’estate e benvenuto autunno facendo un ultimo bagno ad Alassio.
Oddio è stata più o meno un’odissea di incidenti, autostrade chiuse, code, casini, soste pipì d’emergenza, confabulazioni con il vigile urbano sul pagamento del parcheggio con app (ad Alassio come altrove paghi anche l’aria che respiri) e finalmente mi sono buttata in acqua. Buttata… al primo impatto freddina, onde alte, bandiera rossa, spiaggia comunale oltre il bastione saraceno di borgo Coscia già smantellata ( tecnicamente la stagione balneare è finita il 15). Però dopo un po’ si stava bene, diventava quasi calda.
L’ambiente spiaggia però è già autunnale. Le badanti sono drasticamente diminuite con sostituzione da parte di famigliole tedesche e turisti del sabato



C’è anche un gruppo di escursionisti, nordic walkers vattelappesca ( che dopo vogliono andare a vedere il budello) . Origine antropo etnica: bergamasca (titolone: La bergamasca alla conquista del sole) . Il sole purtroppo resta semi latitante e velato tutto il giorno, accompagnato da folate di vento freddine. Mi aspettavo il temporale ampiamente previsto, ma fortunatamente mi ha lasciato in pace ( almeno sino alla partenza)
No, non siamo tornate indietro. In questi fine settimana di settembre ci sono moltissime cose da fare, ovunque,
Infatti io ho trascorso il week end nutrendomi: nutrendo il mio ego di scrittrice ad AleComics, nutrendomi del calore degli amici che sono venuti “su al nord” a presentare questa avventura editoriale (portandone altri, simpaticissimi), e sì uhm anche mangiando e bevendo ottima cucina piemontese alla Fontana ( neanche tanto, bevendo, due bottiglie tra Barbera giovane e grignolino in sette, proprio il minimo sindacale)
Ma veramente, ci sono in giro moltissime occasioni e un tempo ancora estivo (pure troppo, e le previsioni, dopo un abbassamento delle temperature a metà settimana sono di nuovo soleggiate per il fine settimana quindi…
Se avete in mente appuntamenti gastronomici, Cheese Bra (Natural is possible) farà salire il vostro colesterolo a suon di formaggi di tutto il mondo https://cheese.slowfood.it/en/
Per tutto il prossimo week end le strade di Bra si animeranno dei migliori cultivar dell’Italia e dell’Europa, nell’incantevole paesaggio delle Langhe.
In Val d’Aosta è iniziata (e terminerà domenica prossima) la settimana di Plaisirs de Culture https://www.lovevda.it/it/banca-dati/2/cultura/valle-d-aosta/plaisirs-de-culture-en-vallee-d%E2%80%99aoste/78877 Ci sono aperture straordinarie e visite guidate dei maggiori monumenti storici della Vallée.
Oppure potreste tornare in Sud Tirolo e fare un giro a Bolzano, una gradevolissima città che ho avuto occasione di vedere quest’estate in una giornata intensamente calda ( e anche a settembre potrete trovare il caldo: sia Trento sia Bolzano possono essere veramente un forno).







Come si vede dalle immagini, noi ci siamo state in un giorno di tempo incerto, il più indicato per godersi i portici del centro storico. Dal duomo in piazza Walther alle vie dei portici (via dei Portici, appunto, ma anche via Argentieri, via della Mostra e tutti i vicoli e passaggi trasversali) sino a Castel Mareccio e alle sue meravigliore pareti affrescate e ai simboli della riforma nascosti da formule esoteriche . Una visita che consiglio assolutamente, il biglietto costa sette euro , il percorso è indicato dai cartelli e se riuscite ad arrampicarvi sulle strette scale di legno avrete davanti un delizioso panorama su tutta la conca. Non siate pigri, con un po’ d’attenzione ce l’ha fatta anche Tobia.
Le vie dei Portici sono anche le vie dello shopping in una città piacevolissima e cosmopolita, con una qualità della vita elevata e pronta a sperimentare soluzioni di mobilità sostenibile all’avanguardia, come i bus a idrogeno. Per pranzo, state alla larga dai caffé turistici di piazza del Duomo, e seguite il consiglio dei locali ( interrogati in momento di pioggia da Luisa mentre aspettavano l’autobus ci hanno indirizzato alla gasthouse Fink in via della Mostra, in un palazzo del Cinquecento con cucina tipica del territorio – e dogfriendly, va da sé)
Come ho già forse raccontato, le vacanze al mare non sono più state nella mia lunghezza d’onda più o meno per tutto il periodo in cui sono stata sposata, e questo ha significato , più o meno, le nozze d’argento.
Poi, dopo aver passato al mare un po’ di tempo durante l’inverno, sono tornata al mese di giugno con Luisa in Costa azzurra (i giardini i Hambury, ricordate? ) e forse, a giugno, fuori stagione, non fa testo. Invece tra fine agosto e settembre, grazie a mia cugina Millina e a suo figlio Beniamino, ho finito per passare ben una settimana ad Alassio. Non proprio nel pienissimo della stagione, che come sapete le folle oceaniche non sono ( più) il mio forte – per quello ci volevano Bob Dylan e Neil Young.
Ad Alassio c’ ero già stata. A dieci anni. In inverno. Questo per far capire come contrariamente alla maggior parte di noi italiani, il mare non ė mai stato l’opzione principale. In altre parole , non mi ricordavo quasi niente, se non che avevo un cappello di velluto e un cappottino con il collo di pelliccia ( vera: ai tempi il sintetico era roba veramente da poveracci )
Alassio ė veramente una bella città. Poi quando sono entrata nel budello di venerdì sera, ho cercato di scappare. Troppa folla. In spiaggia, nei nostri bagni almeno, i bagni Palace all’ in circa trenta metri in linea d’aria da casa nostra, c’era gente ma non cosī vicina da dover guardare lo schermo dei loro cellulari. Abituata a Chiavari da piccola, e a Mentone poi e al loro tremendo acciottolato assolutamente deleterio per le giunture, la spiaggia di sabbia oggettivamente ė più comoda. Peccato che la suddetta sabbia te la porti in giro nei secoli dei secoli, nonostante la doccia ai bagni e quella a casa. Però cammini, nell’ acqua, e tanto. Noi in media tre km la mattina e altrettanti al pomeriggio. Poi venerdì , cioė due giorni fa in un pomeriggio di tempo incerto siamo andate a piedi sino a Laigueglia e ritorno lungo la passeggiata a mare e i km tra una storia e l’altra sono diventati 12. Mia cugina Millina per fortuna era stanca quanto me ( anche se a differenza mia ė stata una colonna del CAI). Alla sera, alla festa di Borgo Coscia abbiamo speso i nostri cosciarelli ( la moneta locale) in polpo con le patate della trattoria Astigiana ( ogni esercizio del Borgo propone una specialità e devi cercare il chiosco giusto, dopo ovviamente aver cambiato alla cassa euro in cosciarelli.)
Nella tornata settembrina, senza Beniamino e con tempo più variabile, non siamo andate più ai bagni, ma in uno dei fazzoletti di spiaggia libera rimasti ( il tratto più lungo ė praticamente a Laigueglia). Con appunto, le badanti russe e qualche ragazzo del posto. Siccome l’etichetta, ho scoperto, suggerisce di salutare i propri vicini di ombrellone ( a meno che non siano nascosti dentro un igloo di plastica – ci sono) ci è scappato un dobri den e abbiamo avuto la certezza che quella non era la spiaggia dei turisti russi che alloggiava al grand Hotel Alassio cinquanta metri più in là. Ma poi ha importanza?Alassio ė un posto variamente internazionale.
Per una di quelle piacevoli coincidenze che accadono troppo poche volte, il mio lavoro mi ha condotto ad Assisi per una Summer School ( secondo me, un buon numero di partecipanti è stato convinto proprio dalla location). Facendo qualche calcolo approssimativo, la mia ultima volta ad Assisi…beh, dovevo essere una studentessa universitaria ai tempi in cui andavano di moda i robottoni giapponesi. E anche allora c’ ero andata per una Summer School, di giornalismo, questa volta – sono certa di avere gli appunti da qualche parte. Fortunatamente, nonostante l’impegno mentale, un paio d’ore per visitare la città , che non ricordavo benissimo, lo ammetto, perché la memoria mi va in pappa, le abbiamo ricavate. La prima sera, una scappata alla Porziuncola, disertata dal turismo religioso, ma aperta per la preghiera dalle nove alle undici, con la recita di Vespri e compieta ( una fortuna possibile durante il mese di agosto, quando tutte le basiliche sono aperte la sera.)
Il giorno dopo siamo salite ad Assisi, eravamo all’ Hotel Cenacolo, un elegante resort a Santa Maria degli Angeli, la cui unica mancanza consisteva nel non aver…una piscina ( meglio, lì non mi sono buttata e non ho fatto la figuraccia della vita – una volta o l’altra vi racconterò cosa disse ad Orta SanGiulio la moglie, svedese, del filosofo Giuliano Pontara, a proposito di tuffi, donne e studentesse – una lezione di vita, e di disincanto). Da Santa Maria degli Angeli ci sono molti autobus, 1€30 Il biglietto, che portano sino a piazza Matteotti, in cima alla città. Da lì uno splendido itinerario panoramico unisce tutte le basiliche, San Rufino, Santa Chiara , San Francesco ( attenzione l’orario di chiusura estivo ė alle 18 e trenta, e anche se nessuno vi caccia con l’aplomb del mio vecchio parroco, dopo un po’ i frati gentilmente e in molte lingue esortano i fedeli/ turisti, a uscire. I body Guard che vi esortano a non fotografare sono un filo più rudi, e io come sempre, ho finto di non essere italiana, e una foto illegale degli affreschi di Giotto l’ho presa, come ho già raccontato.
Ecco, gli affreschi di Giotto…qualcosa ė andato perduto nel terremoto, ma la maggior parte delle scene ė intatta ( basta vedere la Predica agli uccelli vicino al portone d’ingresso, o l’espressione di Innocenzo III che ascolta San Francesco). Dovremmo essere più rispettosi di un’eredità che nessun altro paese al mondo può vantarsi di avere ( ed è rovinata forse dal turismo vociante un po’ kitsch, ma basta osservare con attenzione il genio di Giotto e si viene rimessi miracolosamente al mondo – e rispetto a quanto mi sarei aspettata non c’era così tanta ressa. Un negoziante con cui ho parlato mi ha detto che il periodo di maggior affluenza ė in primavera)
Poi non contenti della camminata siamo scese lungo la via francigena lastricata con i nomi dei benefattori che hanno comperato un mattoncino. Camminarci sopra ė comodissimo, pensare alla commercializzazione della fede molto meno comodo – una delle ragioni per cui preferisco non andare a Lourdes…scendere da Assisi al tramonto con la rocca alle spalle e la palla del sole davanti, un po’ meno rovente di quanto lo era stata durante il giorno ( alle corte, temperature saldamente oltre i trenta gradi, un caldo boia) e capisci perché da queste parti molte persone avevano esperienze mistiche, e Giotto dipingeva come ha dipinto…