Quello che dimentichiamo

Per una di quelle piacevoli coincidenze che accadono troppo poche volte, il mio lavoro mi ha condotto ad Assisi per una Summer School ( secondo me, un buon numero di partecipanti è stato convinto proprio dalla location). Facendo qualche calcolo approssimativo, la mia ultima volta ad Assisi…beh, dovevo essere una studentessa universitaria ai tempi in cui andavano di moda i robottoni giapponesi. E anche allora c’ ero andata per una Summer School, di giornalismo, questa volta – sono certa di avere gli appunti da qualche parte. Fortunatamente, nonostante l’impegno mentale, un paio d’ore per visitare la città , che non ricordavo benissimo, lo ammetto, perché la memoria mi va in pappa, le abbiamo ricavate. La prima sera, una scappata alla Porziuncola, disertata dal turismo religioso, ma aperta per la preghiera dalle nove alle undici, con la recita di Vespri e compieta ( una fortuna possibile durante il mese di agosto, quando tutte le basiliche sono aperte la sera.)

Il giorno dopo siamo salite ad Assisi, eravamo all’ Hotel Cenacolo, un elegante resort a Santa Maria degli Angeli, la cui unica mancanza consisteva nel non aver…una piscina ( meglio, lì non mi sono buttata e non ho fatto la figuraccia della vita – una volta o l’altra vi racconterò cosa disse ad Orta SanGiulio la moglie, svedese, del filosofo Giuliano Pontara, a proposito di tuffi, donne e studentesse – una lezione di vita, e di disincanto). Da Santa Maria degli Angeli ci sono molti autobus, 1€30 Il biglietto, che portano sino a piazza Matteotti, in cima alla città. Da lì uno splendido itinerario panoramico unisce tutte le basiliche, San Rufino, Santa Chiara , San Francesco ( attenzione l’orario di chiusura estivo ė alle 18 e trenta, e anche se nessuno vi caccia con l’aplomb del mio vecchio parroco, dopo un po’ i frati gentilmente e in molte lingue esortano i fedeli/ turisti, a uscire. I body Guard che vi esortano a non fotografare sono un filo più rudi, e io come sempre, ho finto di non essere italiana, e una foto illegale degli affreschi di Giotto l’ho presa, come ho già raccontato.

Ecco, gli affreschi di Giotto…qualcosa ė andato perduto nel terremoto, ma la maggior parte delle scene ė intatta ( basta vedere la Predica agli uccelli vicino al portone d’ingresso, o l’espressione di Innocenzo III che ascolta San Francesco). Dovremmo essere più rispettosi di un’eredità che nessun altro paese al mondo può vantarsi di avere ( ed è rovinata forse dal turismo vociante un po’ kitsch, ma basta osservare con attenzione il genio di Giotto e si viene rimessi miracolosamente al mondo – e rispetto a quanto mi sarei aspettata non c’era così tanta ressa. Un negoziante con cui ho parlato mi ha detto che il periodo di maggior affluenza ė in primavera)

Poi non contenti della camminata siamo scese lungo la via francigena lastricata con i nomi dei benefattori che hanno comperato un mattoncino. Camminarci sopra ė comodissimo, pensare alla commercializzazione della fede molto meno comodo – una delle ragioni per cui preferisco non andare a Lourdes…scendere da Assisi al tramonto con la rocca alle spalle e la palla del sole davanti, un po’ meno rovente di quanto lo era stata durante il giorno ( alle corte, temperature saldamente oltre i trenta gradi, un caldo boia) e capisci perché da queste parti molte persone avevano esperienze mistiche, e Giotto dipingeva come ha dipinto…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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