Ci andavano per curarsi la tisi (invece io…)

Il proprietario e fondatore dei Giardini Hanbury, a due passi dal confine, ha fatto quello che molti vittoriani facevano: cercavano di curarsi la tisi, e nel frattempo invitavano architetti e paesaggisti a rifargli il giardino

La tisi ovviamente non guariva a nessuno, ma a noi sono rimasti meravigliosi giardini che ora che sono diventati un dipartimento dell’università di Genova sono tenuti piuttosto bene ( chi li ha visti alla fine degli anni Ottanta ricorda che erano in pessimo stato)

Mettiamo subito in chiaro: i giardini mi piacciono, ma essendo notoriamente non proprio un pollice verde, non ho una particolare passione per le piante, e soprattutto, le mie competenze in fatto di botanica si riducono proprio alle basi ( e in montagna sono andata per anni con un libro per riconoscere le piante e un altro per riconoscere le rocce – poi ho smesso per le ovvie ragioni di opportunità e di peso sulle spalle) In ogni caso, lo ammetto, all’ennesima distesa di succulente (credevo ormai di aver ricordato la differenza tra aloe e cactus, ma a distanza di pochi giorni, nada, nisba, scomparsa nel nulla) mi sono davvero sentita come il ragazzino incontrato all’ingresso, che cercava disperatamente l’uscita…

In realtà , per chi ha già problemi di asma e stava combattendo con la bronchite incipiente, un giardino pieno di pollini non è proprio il massimo della vita. in compenso è stata una passeggiata ottima da un punto di vista fisico (se soffrite il caldo, però, vi sconsiglio l’esperienza in piena estate e al pomeriggio, il senso di discesa è da est verso ovest e avreste il sole proprio in faccia. Questo vale ovviamente anche per le foto). Il giardino si trova lungo il fianco della collina di Mortola e dalla strada scende verso il mare. L’itinerario di visita segue ovviamente lo stesso andamento – anche se al momento l’accesso al mare non è aperto. Quindi si scende per la visita e si risale per uscire. Ci sono frecce di colore diverso, rosso per scendere, blu per salire, ed è virtualmente impossibile, o così dicono, perdersi. Noi ad un certo punto non abbiamo più trovato le frecce, ma siamo risalite lo stesso (sperando in realtà che le due simpatiche signore della biglietteria si ricordassero di noi e non ci chiudessero dentro – non c’era moltissima gente) .

Non è una visita breve: contate almeno un’ora e mezza per tutto il giro, che si allunga invariabilmente se vi fermate a fotografare le tartarughe nella vasca, le ninfee, la Nike di Samotracia in blu o villa Hanbury e i suoi mosaici.

Due ultime considerazioni: come si diceva, sono andata due giorni al mare come la Regina Vittoria, per respirare meglio e mi è venuta la bronchite. Secondo, nel natio Mandrognistan c’è gente che ti ruba la biancheria sporca dall’atrio di casa. Così è.

Ah e ragazze, mettete un po’ alla volta anche i nomi in italiano sul cartellino delle piante: quelli in latino sono così belli, ma pensate a noi poracce che non sappiamo distinguere una rosa da una foca

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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