Bar Sport Paradiso

Ho ancora un residuo di influenzina, e stamattina, guardando il quotidiano sabaudo nelle pagine dedicate al nostro Mandrognistan, (ecco l\’indirizzo, se riuscite a trovare le pagine locali complimenti) ho visto un trafiletto piccolo piccolo che annunciava la scomparsa della nonnina di Alessandria Jolanda Bocchio vedova Zaccone. Ecco, io, la signora Jolanda, la conoscevo bene, anche se da qualche mese non avevo più sue notizie. Però sapevo che era ancora viva. La “signora Jolanda” era la moglie di Zaccone, il mitico proprietario del bar all’inizio di corso Roma, autore del mitico cocktail bibi (c’era dentro dell’aperol e del campari, ma credo che la ricetta, Pietro se la sia portata nella tomba): diciamo, la Jolanda e sua sorella (o era la cognata?) Adriana erano quelle che lavoravano davvero, mentre Zaccone “creava” e cazzeggiava con i clienti. La signora Jolanda se n’è andata alla meravigliosa età di 104 anni portati benissimo e adesso starà prendendosi un paradisiaco caffè con mamma e papà.

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Escursionismo pop

Uno degli ultimi numeri di Alp (che potete sempre trovare nel blogroll) conteneva una lunga sezione intitolata Alpinismo pop ossia popolare, di massa, se si può usare un tale ossimoro per qualcosa che di massa non è mai stato. Mi chiedevo, in questi giorni di riposo per influenza non di stagione (ma niente suini che volano) se non esistesse anche un escursionismo pop ossia un escursionismo di massa, di grandi numeri, su certi itinerari. (L’articolo ha toccato, come si dice, una corda in me proprio perché, in questo alpinismo pop mi ci sono trovata, durante la mia gita al Passo dei Salati e oltre – poco oltre. Io mi ero sentita felicissima di essere parte, anche se per poco, della più nobile categoria degli alpinisti, una sorta di salto di qualità, ma come sempre è tutta una questione di prospettiva).

Mi chiedevo, dicevo, se esiste un escursionismo pop, perché abitualmente quello in cui mi imbatto io è precisamente il contrario, ossia il deserto assoluto.  Certo ci sono quasi sicuramente delle eccezioni, probabilmente più nell’emisfero orientale (delle Alpi, ossia Trentino e Sud Tirolo) che qui da noi. Ad esempio, ma sono veramente i primi che mi vengono in mente, gli itinerari che conducono ai vari Rifugi nel gruppo del Catinaccio (c’ero stata però al 15 d’agosto e in funivia a Campitello c’era veramente tutto il mondo) e la processione ininterrotta verso il Piz Boè (e dal Piz Boè) che creava degli ingorghi nei due o tre punti in cui occorre procedere lungo i cavi (la cosa a mio marito aveva dato più fastidio che non la corda fissa o il sentiero scivoloso – per tutti gli scarponi che lo avevano calpestato, ma c’era gente se non proprio in sandali, in scarpe da ginnastica di sicuro). E sto parlando di escursioni, non di quei luoghi come che so il Rifugio Auronzo o la Punta Helbronner dove la maggior parte dei visitatori va a vedere il Dente del Gigante o le Tre Cime e può andarci anche nei proverbiali sandaletti (salvo nel primo caso patire un mucchio di freddo – ma ricordo di aver preso il sole in bikini alla Aiguille du Midi, senza patire il freddo più di tanto)

Dalle nostre parti il posto più frequentato è il Giro del Monte Bianco e non tutti gli itinerari. Ad esempio, il col Ferret è più frequentato del col de la Seigne e la variante del Col Checrouit anche meno, se non c’è la funivia. A Chamonix, il Balcone Plan des Aiguilles – Montenvers quando l’ho fatto io brulicava di gente (al punto che ho deviato, con un gruppetto di gente, verso Blaitière, scendendo così a piedi sino a Chamonix anziché prendere la funivia, perché non c’era modo di nascondersi un attimo e fare pipì). I Conoscitori, ho scoperto, la fanno, come avevo fatto io, in senso inverso cioè da Montenvers al Plan, perché è meno faticoso salire subito al Signal, che è una bella botta, ma almeno sei fresco e hai le Jorasses davanti, piuttosto che arrivarci dopo aver fatto tutta la strada ( e l’altro versante è molto più ripido). Io non avevo scelto consapevolmente, semplicemente, per prendere la funivia c’era un’ora di coda, mentre per il trenino del Montenvers avevo poi aspettato dieci minuti…

Un’altro posto frequentatissimo è il Lac Blanc, un paio di orette di strada, negli ultimi anni assai maltenuta (troppa gente?) E poi…il Rifugio Pastore sopra Alagna, il Lago Miage – che è tornato ad essere una vera escursione perché bisogna trascinarsi sino al Combal…

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Il solito tempo del cavolo

Val Mastellone

Val Mastellone

Bello vero? tempo para autunnale come solo la Valsesia, anzi la val Mastellone riesce a essere. Questa è presa da Rima, il paese dei maestri del marmo trompe l’oeil, abitanti residenti in inverno sette (non il sindaco)…

Prima ero troppo avanti, adesso sono rimasta indietro ( molto indietro, questo tempo autunnalmente incerto risale a dieci giorni fa. Oggi nel Mandrognistan in piena follia bancarellara (Gagliaudo tra i mercanti, facevano 25 gradi abbondanti e un caldo belluino. Quindi sempre tempo del cavolo è.  Dieci giorni fa ho fatto un bel giro naturalistico intorno alla frazione (abitanti 7 residenti in pieno inverno – senza il sindaco) e ho contemplato da sotto una piacevole umidissima cascatella un faraonico albergo in costruzione (a Rima c’è giusto un gite d’etape) tutto legno tutto montano. Bello anche, ma c’è da domandarsi quanto sarà frequentato. Io adoro la Val Mastellone, ma credo ci voglia veramente un grande amore per la solitudine, che è quello che ho io, ma vedo che è scarsamente condiviso.

Bene prometto che mi porterò avanti con il lavoro .. ci saranno tanti bei pomeriggi in cui quel che potrò fare sarà ricordare…

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Per stare sulla notizia (Afghanistan)

Mi sono seduta davanti al computer e mi sono detta, di che scrivo? In realtà potrei scrivere di un sacco di cose, dalla mia minivacanza sul lago Maggiore, a Innsbruck, alla mia incipiente menopausa a un po’ di altre cose (anche della Gelmini, visto che la scuola è cominciata). Ma la guerra in Afghanistan è una cosa troppo importante. Ho il massimo rispetto per le persone che scelgono quel tipo di carriera (che di solito la scelgono perché non sono ricche e famose) e oltre ai pericoli oggettivi devono probabilmente aver a che fare anche con le disfunzioni che ogni struttura di ampie dimensioni in Italia ha ( e probabilmente si incazzano a morte – le due persone che conosco e che hanno fatto carriera nell’esercito, uno negli alpini e uno nei carabinieri, di tanto in tanto si incazzavano a morte e probabilmente ancora lo fanno). Non dico nulla di nuovo (anche perché lo hanno detto in tanti) scrivendo che l’immagine che diamo all’estero è troppo Papi e troppo poco gente così (soldati nel peace keeping, medici senza frontiere di emergency o d’università, insegnanti, artisti, professionisti). Peccato.

Quanto al nostro essere in Afghanistan, solo le anime belle si illudono che una missione di peace keeping o di “democratizzazione” sia una passeggiata dove tutti ti lanciano fiori, e solo le stesse anime belle che credono che far finta che il mondo non esista e ritirarci da tutti gli scenari di impegno migliori la nostra politica estera (ma ce l’abbiamo, una politica estera?)

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A fiüm a fiüm: Val Borbera naturista

Sono andata a prendermi un’ora di sole, approfittando delle belle giornate e di quella temperatura calda ma non afosa che segna il passaggio dall’estate all’autunno ( se aprile è il più crudele dei mesi settembre è il più dolce, a metà tra i rigori dell’estate e quelli dell’autunno) Ormai alle Strette c’era poca gente, famigliole con bambini silenziosi, due o tre ragazzi immersi nei loro Mp3. Penso che nella mia ansa dove il fiume fa una bella pozza profonda non ci sarà più nessuno. Ed è così. Mi sistemo e poi quando sono sdraiata su un isolotto in mezzo al fiume con i piedi nell’acqua bella fresca (ormai anzi freddina) mi accorgo che più oltre c’è qualcuno. Allora, sono miope e nemmeno riesco a vedere se è uomo o donna, vedo solo che ha sopra una specie di tendina rossa. Mi faccio coraggio e mi infilo nell’acqua, perché la pozza è tanto larga e profonda che si possono fare un po’ di bracciate. Dopo un po’ mi accorgo che c’è qualcuno che mi osserva, come se aspettasse di poter fare il bagno (oggettivamente la pozza non è così grande da nuotarci in due): è un uomo, non giovanissimo, un po’ nerd, con grossi occhiali e un costume a boxer rosso pomodoro. Un po’ a disagio esco, fingo di farmi i fatti miei, intanto il mio vicino si butta, si fa una nuotatina e se ne torna subito alla sua sdraio, dove si toglie i pantaloncini rossi li deposita su un ramo, mi mostra le terga e si ri – sdraia come prima. Ops. La tendina non era una tendina, erano boxer rosso pomodoro. Come dicevo, le Strette erano abbastanza deserte, e nulla vieta di darsi al naturismo lontano da occhi indiscreti. Tecnicamente, ero io che ero andata a rompergli i maroni (letteralmente…) Volevo farmi il giro del canyon nel torrente ed ho ovviamente rinunciato. Come sempre, noi siamo più avanti, anche il naturismo, abbiamo !

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Noi, che siamo cresciuti con Mike

Visto che chiunque, da ieri, ha parlato a torto o a ragione della scomparsa di Mike Bongiorno (come se ci fosse tanto da stupirsi se una persona di 85 anni raggiunge i suoi maggiori), mi accodo pedissequamente, offrendo alla storia il mio personale ricordo. Non di quando ho incontrato Mike, perché di persona non l’ho mai incontrato, anche se tutti a Cervinia dicevano di sapere dove fossero le sue finestre. Ma di quando la signora Longari è caduta sul pisello odoroso. Mi piaceva la signora Longari, che mi pare di ricorsare fosse molto anni ’60, soprattutto perché parlava di piante a me sconosciute, e che sono rimaste assolutamente tali anche adesso. Quando perse al Rischiatutto noi eravamo a Courmayeur e in casa Salluard non c’era la televisione. O meglio, il ragioniere aveva un mastodontico televisore (mastodontico nei  miei ricordi vuol dire più grande del nostro) in salotto, ma lo guardava pochissimo – e soprattutto i miei non gli avrebbero mai chiesto di farmi guardare la sua tv, perché ero io che volevo vedere il Rischiatutto. Il bello è che probabilmente il ragioniere, se glie lo avessero chiesto, avrebbe pure detto di sì perché bambina ero la classica buonina che non combinava guai (sono diventata stronza dopo). Comunque anno 1967 o giu di lì, ci trasferimmo tutti nel bar del Ferrato, vicino all’Hotel Ange (che è risorto anni fa con un altro nome dopo anni di relativo abbandono, ma non è più un hotel). Mio padre si prese il suo fernet (mio padre beveva sempre un fernet dopocena), mia madre non ricordo e con un fernet e un non ricordo rimanemmo lì per l’intera serata, con tre o quattro avventori, il padrone del Ferrato e il suo cane pastore che era famoso come il Silvestro del maresciallo.

In giro non c’era molta gente, quando ritornammo tristemente da Salluardche era già a letto (tristemente perché io facevo il tifo per la signora Longari, eravamo usciti apposta e lei aveva perso;  e io mi sentivo in colpa) . Forse erano tutti in casa a vedere la tv, o forse anche allora non c’era molta gente a Courmayeur.

In ogni caso chi ha più o meno la mia età ha cercato di rispondere alle domande dei telequiz di Mike, facendosi del buon vecchio nozionismo sempre utile; quello, più il maestro Manzi, e io a quattro anni sapevo leggere e scrivere. Resisterò alla tentazione di dire bei tempi, ma sicuramente non sembrano passati 40 anni (che già non son pochi) ma 4 secoli. Che c’entra Berlusconi?, niente ha parlato a sproposito anche ieri.

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Un’estate di scoperta

Sono troppo indietro, o troppo avanti, non so, e non vi ho ancora annoiato con le mie avventure austriache – ma non temete lo farò – e nemmeno ancora vi ho ammannito un tour virtuale di fotografie, e pure questo arriverà, che sono andata a fare un’escursione. In un posto che io e mia madre avevano deciso un paio di volte di vedere e poi per qualche ragione non c’è stato il modo o il tempo.

Ecco qui

passo dei Salati
passo dei Salati

Sabato scorso, con tempo incerto secondo le meteo (ormai il quotidiano sabaudo c’azzecca una volta su dieci) ho preso la funivia da Alagna Valsesia sino al passo dei Salati (dove va l’accento?). Uno dei posti più belli che mi sia capitato di visitare. E poi, dalle basse nuvole di Pianalunga siamo saliti al di sopra della coltre e su, come si può vedere dalla foto, il cielo era tutto sereno. Se la foto vi par più schifosa del solito, dopo aver caricato pile e quant’altro, ho lasciato tutto in macchina al parcheggio della funivia. E in questi casi, non ti salva che il cellulare, che non essendo di ultima generazione fa fin troppo bene il suo lavoro. Ho fatto il giro ai rifugi Città di Vigevano e Guglielmina, e mi sono accodata alla processione internazionale di alpinisti che con felice sprezzo del solito meteo incerto per la domenica salivano a punta Indren e al rifugio (visti argentini, tedeschi, sloveni). Non sono arrivata sin là, ovviamamente, ma mi sono limitata a guardare il panorama dopo aver risalito il primo salto (ho le gambine corte, gente, il gradino iniziale del sentiero, tagliato nella roccia, ha richiesto uno sforzo – o forse sono le ginocchia di due volte ventenne che cominciano a lamentarsi).

Conclusione: gli alpinisti son tutti giovani e magri (come gli eroi son tutti giovani e belli di Guccini) e io mi sono fermata al caseificio di Piode, altamente consigliabile, ho comperato la toma della Valsesia, sono tornata in macchina e ne ho staccato un pezzetto con il coltellino che tengo sempre in macchina. Che piacere…(come il cioccolato, il sesso, la montagna, Picci)

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Sempre antropologico

Qualche precisazione sul post della scorsa settimana da Innsbruck, anche perchè con il caldo che fa qui, la mia pressione non mi consente troppe elucubrazioni. E’ oggettivamente vero che ad Innsbruck la bellezza femminile è notevole e ben distribuita in ogni fascia d’età (quella maschile, per la par condicio, quest’anno va detto scarseggiava alquanto). Per evitare danni irreparabili alla psiche, basta far una cinquantina di km e ritrovarsi in Baviera: lì anche la più squarza, come dicono a Genova, fra noi ha le possibilità di Elisabeth Taylor da giovane. La classe è acqua, per così dire. Nel mio piccolo, sono stata abbordata dal solito vecchietto (senza offesa per gli amici over 60, ma io ho un seguito tra gli ultrasessantenni…) e anche da un commesso di libreria, peccato che mio marito scalpitasse di fuori…Ho molto da raccontare, compresa l’estate più calda degli ultimi dieci anni, dicono a Innsbruck, e il cervello non mi funziona abbastanza per farlo…(devo avere di nuovo la massima a 90)

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Aggiornamento

Due parole grazie ai potenti mezzi dell´Hotel Maximilian di Innsbruck (link la prossima volta) . fa un caldo incredibile, in giro c é pochissima gente (Ischgl  a ferragosto pareva un incubo bergmaniano) e si cammina, si cammina. E come diceva lo scomparso prof. Scamuzzi ai miei compagni di scuola del tempo che fu, figa a pacchi. Tremendo, per noi quasi due volte venticinquenni…

A presto

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Chiuso per ferie

Dato che, crisi o non crisi, Mandrognistan città sembra una città morta (non come negli anni ’70, ma comunque morta), un incubo bergmaniano o qualcosa del genere, ho deciso di affiggere anch’io un bel cartello con su scritto, chiuso per ferie, almeno temporaneamente.

A chi resta, c’è il nuovo centro commerciale Panorama (in Mandrognistan città ne sono già morti altri due, ma a questo hanno fatto apposta la tangenziale, per cui…) che anche lui è da solo un incubo bergmaniano.

Se siete come mio marito e un altro tot di gente che conosco che va in delirio alla soal idea delle vacanze, pazientate ancora 10 gioni10, non è poi così tanto… E buon Ferragosto !

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