Mi serve una vacanza

Posto che dopo tre volte comincio già ad annoiarmi ad andare intorno all’argine tutti i sabati (se questa è la definitiva dimostrazione che sono una sociopatica ci sto) giovedì ho finalmente chiuso dietro le spalle la porta di casa e sono scappata (anche qui, la scelta dei termini aiuterebbe uno psicanalista) Avevo fatto come sempre tanti buoni propositi, studiato le carte, pensato e ripensato, poi le cose sono andate a puttane come sempre (mi si è bloccato il marito ed è diventato una belva – a ragione – ma bisogna stargli alla larga perché quando diventa così’ mena) e alla fine sono andata solo a Machaby. Risultato : mi è passata la tosse, si è disintorpidita la gola, è andata via anche la sinusite (forse anche lei aveva bisogno di una vacanza e poi è tornata subito qui). No il peso che era calato si è piantato di nuovo (effetto degli antistaminici e della codeina, spero). Però:
sano sudore,
alberi verdissimi,
cielo azzurro
camminare in mezzo alle margheritine,
guardare il panorama
comperare il lardo di Arnad (no quello no, tranquillizzati Giulia)
respirare
stare in pace.
Per poco.

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Il club del sabato pomeriggio

So già che due volte è poco (una reale e una virtuale, perché oggi è venerdì) per farne un can can, ma ho trovato un gruppo di persone con cui camminare. Il gruppo del sabato pomeriggio. Un gruppo intercambiabile per la verità, i cui membri fissi siamo io e la mia dietologa, che deve aver preso molto sul serio il mio dimagrimento (alle corte, mi sono già piantata, ma persevero). Sabato scorso siamo andate a Quargnento da una sua amica, che ci ha fatto fare un bel giro di un paio d’ore in mezzo alla campagna, tra stradine asfaltate e non, con tanto di sali su- scendi giù da una collinetta. Bello, anche se causa pollini a momenti morivo. E meno male che sabato scorso il tempo era così solatio che il mio martirio che correggeva compiti ha bofonchiato ” entro un’ ora piove”. Tutti abbiamo convenuto che fare la stessa strada quest’estate ci sarà da morire di caldo. Domani si torna sull’argine, invece, e c’è pure sua madre. Il mio martirio è molto contento, ma di smuoverlo non c’è verso, anche perché la scorsa settimana il suo ginocchio ha di nuovo smesso di funzionare. Stato gambe, ottimale, anche se alla fine avevo i piedi in fiamme – devo cambiare le calze, credo. Comunque neanche un filo di acido lattico. Passato l’effetto endorfinico, però, mercoledì ero un’ameba.

La mia santa figlia pelosa ormai spulciata, e anche casa è, spero, libera da parassiti indesiderati, ora ha il raffreddore e ti starnutisce addosso senza nessun ritegno. In teoria sta prendendo antibiotici da una settimana, in pratica credo che riesca anche a sputare la polvere di antibiotico dal suo cibo. E continua a voler uscire a guardare i dannati piccioni anche se io che vado sempre in bicicletta, la mattina gelo.

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Emergenza felina

Scusate il ritardo, ma non abbiamo potuto essere su questi schermi, causa infestazione felina. In altre parole, la principessa ha preso le pulci dai piccioni. Accidenti alla sua mania di piazzarsi sul terrazzo. Ma ho visto che si grattava sino a diradarsi il pelo e ho chiamato la veterinaria. E intanto ho trovato la pulcetta. A suo onore, la principessa è stata bravissima dal veterinario, si è lasciata fare la puntura, si è lasciata mettere l’antipulci stamattina. Però oggi pomeriggio voleva uscire, e ci guardava, me e il boss come se fossimo due merdacce schifose. Va da sé che oltre a lei dobbiamo disinfestare il terrazzo e tutto ciò su cui si è seduta ultimamente, vale a dire tutta casa. Ma tanto nel week end piove.
Comunque, il mio 25 aprile è stato nostalgico e famigliare. Sono andata a Masio e poi sono andata lungo il Tanaro, dove andavo da bambina con il cane, in strada della Rotta. A Masio non c’ è più quasi niente di ciò che era Ia mia infanzia, però ci sono bambini di ogni colore, e ancora vecchi che coltivano gli orti. Anche la strada è diversa, adesso è asfaltata e c’è molta meno ombra, ma è tutta ordinata, con le panchine e il panorama è molto più bello di quanto ricordavo, il fiume largo. Quelle erano tra le poche occasioni in cui mio padre si lasciava andare a parlare del passato, di cui non parlava mai troppo volentieri.

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Lasciate stare i coniglietti

Dopo la solita altalena parto – non parto, siamo ancora qui

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E questa è la nostra primavera: il cespuglio di fronte alla nostra dietista che avrebbe voluto alienassimo le nostre colombe (due) e le nostre uova di Pasqua (due, ma una è al latte e spero se la mangi tutta Francesco) . D’altro canta sapere che non sono più un caso clinico aiuta molto: ho perso già tre chili nonostante la colomba e grazie soprattutto alla sgambata alla Benedicta , tre ore di saliscendi che hanno tirato su il mio livello di acido lattico. Vacanze senza montagna sono ormai in classico di Pasqua perché la luminosa primavera di marzo è diventata la pioggia battente di aprile. I miei coniglietti girano a mille e l’unico che gode come sempre è il gatto .

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Kipple

Oggi era primavera. Non che questo posto migliori con il sole, ma certo è meglio di una giornata di nebbia ( permettimelo, Mr.Eliot) . Specie se il cielo è limpido e andando in bicicletta a comperare la marmellata si vedono nuvole e Appennini, e intanto si smaltiscono pizza, insalata di mare e gelato. E stendere la biancheria con il gatto che si strofina nel sole è bello. Basta dimenticarsi del kipple, quello dei romanzi di Philip Dick, che si riproduce nel mio cosiddetto studio, senonché prima di andare a dormire ti prende l’orrore, tipico della sindrome da pulizie di primavera della montagna di carte, ricevute, scarpe non ancora lucidate, riviste non ancora o mai lette, camicie da stirare, vestiti pronti per il giorno dopo, cosmetici pronti per non svegliare l’uomo che dorme eccetera. Così si mette tutto in fretta a posto o quasi, così si va a letto contenti, sapendo che alla prima occasione il kipple si sarà già riprodotto. Appunto

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La luminosa primavera (continued)

Dicevamo… Francesco che ha la luminosa faccia come il suo fondoschiena, pronti  via, le chiede se ha un biglietto da visita e così dopo una settimana diamo il benservito al dottore numero uno (nel modo classico, scomparendo) e ci scapicolliamo sino a Castelletto Monferrato (questa è un’immagine di repertorio)

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Da allora, il mio signore ha perso quattro chili, e io ben uno. Lo so c’è differenza, però vedere la bilancia che finalmente si muove…Così, luminosa e flessuosa come una silfide, mi preparo a exploit  primaverili ed estivi…(speriamo)

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La luminosa primavera dello Yorkshire

Mentre i miei alunni postano su fb foto più o meno infreddolite dai quattro angoli dell’Europa, qui stamattina è arrivata la luminosa  primavera (anche ieri, però), io devo smettere di pensare ai miei calzini e occuparmi di cose più serie (il dentista , l’imbianchino, l’amministratore, l’iscrizione all’esame d’inglese, lo studio per l’esame d’inglese e ho già la fame nervosa).  Tra le quali, come si vede, prendere una boccata d’aria è escluso, accidenti – ormai sono in astinenza perenne come un drogato da cocaina. In compenso ho perso un chilo, e spero di non ritrovarlo mai più. Sono a dieta. Ho una nuova dietologa, perché ci siamo stufati ci farci prendere a pesci in faccia, e pagare. L’unico masochismo che concepisco, come dice la mia amica Luisa, è essere sposata a mio marito e avere un lavoro alquanto alienante. Tra L’altro, Luisa, mi rendevo conto che mi hai  regalato un turbante…versione alla moda,  ma pur sempre un turbante. Non l’ho fatto vedere a Francesco sennò stavamo ancora qui a discutere. Come tua madre. Come la Baralis. Vabbé.

Per tornare alla dietologa, al cinema Francesco  incontra una sua ex alunna che non vede da un po’, si scusa per aver russato per tutto il film (era Snowpiercer, e ieri un’autorevole rivista inglese l’ha definito uno dei più interessanti del decennio. Forse abbiamo visto un altro film, ma sono cinque pecore secche, qui, per tutti e due) parlano del più e del meno, lei gli dice qualcosa del tipo come sta bene prof., lui si lamenta della pancia e lei risponde, ma io faccio la dietologa…. (to be continued… è suonato il campanello. Si era capito, che sono a scuola a far niente per mancanza di classi?)

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Devastante

Ora ho un intero cassetto di calzini spaiati…che non si appaiano. Effetto delle pulizie di primavera…perché non le fanno gli uomini? Su certe vette a giudicare dai rifiuti che si vedono in giro, ci vorrebbero proprio. Il cambio di stagione fatidico è arrivato, e non c’è niente di più gelido di una primavera delle nostre parti, quando piove. Domenica ero sopra Serravalle a guardare le pratoline, ma sono scappata perché faceva un freddo cane. Sono passata dall’outlet a cambiare un pezzo della Bialetti e lì tirava un vento appena meno freddo. Eppure tutti passeggiavano impavidi sotto lapioggia, potenza dello shopping…

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Sì, viaggiare…

Ho talmente voglia di scappare, che me lo sogno persino di notte…stanotte ho sognato che scappavo in macchina con Theo, il re del cortile…

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Forse perché, come si vede, ha un debole per la mia automobile. Sarà la primavera, sarà la montagna di cose da fare che mi perseguitano, sarà la stanchezza o la vecchiaia, o Saturno contro – no quello è Francesco, ha Saturno contro a perpetuità – ma il pensiero di rimanere un altro pomeriggio nel mio non troppo amato cessato mi fa strillare. E non se ne vede la fine. Ormai le foto postate dalla Gabry su passione montagna mi creano delle crisi d’invidia. Ho persino accettato di accompagnare i miei alunni alla Benedicta nel mio giorno libero ad aprile, per essere sicura almeno di farmi un’escursione da qualche parte (in mezzo alle lamentele di quei poveretti dei miei alunni…sigh)

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Happy

Uno dei miei venti lettori (è il bello di avere venti lettori, specie se qualcuno di loro ti conosce personalmente) si è giustamente lamentato che gli ultimi post erano un po’ lamentosi. E ha ragione, ovviamente , ma se Eliot dice che aprile è il più crudele dei mesi, il più crudele dei mesi per me è marzo. È il mese in cui ho perso mia madre, è il mese della natura che rifiorisce e le due cose sono inconciliabili, oltre alla sensazione del tempo che passa. Ci sono posti che un po’ attenuano questa sensazione di vuoto. Di solito, e per limiti spaziotemporali, passo due orette in val Mastellone, che piaceva molto anche a mia madre. Ma anche così, non posso che lamentarmi

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