Il ritorno del calzino spaiato

No, non significa che il calzino scomparso sia riemerso. Anzi. Ho scoperto di aver un intero cassetto di calzini spaiati. Si sono spaiati anche i calzini da montagna…Ok non è un gran male, basterebbe passarci un paio di orette…mi sono già cascate le braccia. Tanto in montagna almeno per ora non si va. Per varie ragioni. Non tentate di ritrovare i calzini spaiati. I calzini si vendicano sempre.
Anche le buone azioni si vendicano…per cui se qualcuno ha sentito le orecchie fischiare a rischio di far ribaltare qualche treno, è colpa/merito del suo orologio ( Perché non mi hai mai regalato un orologio d’oro? Eccetera. D’accordo, non capisco i suoi bisogni. Non li ho mai capiti. Forse non sono più innamorata di lui. Dovrò farmene una ragione e farmi venire mil coraggio di farci qualcosa. Oppure no. Ah, nel frattempo ho corrotto la gatta. O forse è lui che emana vibrazioni che lei non gradisce. A vederla come dorme, non si direbbe. )
Ah, questo va ovviamente alla voce cazzeggio (perché i grandi alpinisti che seguo su internet sembrano non avere un problema psicologico a questo mondo? Forse perché non hanno a che fare con la scuola italiana?)

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Considerazioni

Ad una certa età, un compleanno non è un semplice evento, ma una tragedia

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Ora pro nobis

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Selfie dal Mottarone

Bella ragazza felice che per un giorno è riuscita a lasciarsi dietro l’aria viziata (in senso reale e metaforico) e poi è tornata a casa senza nemmeno litigare – l’ unico modo, veramente sarebbe di rientrare prima ancora di essere uscita, ma ci sto lavorando – e poi ha quel brividino strano, che tac, al termometro legge, rullo di tamburi, 38,8. Attimo di sconcerto/ sconforto, ricorso ad una tachipirina in corso di scadimento, e il termometro che è rimasto piantato intorno ai trentotto sino a stamattina salvo scendere a razzo a 37 e 2 . Nel frattempo, un’ameba, con mio marito che prima pretendeva manicaretti, poi finalmente si è reso conto che era meglio se si dava da fare. Punto più alto, guardare i due episodi persi di Persons of Interest sul tablet courtesy of Berlusca e del suo abbonamento pay tv. Voglia di fare alcunché, zero. Mercoledì sotto la pioggia Francesco si dedica con sua sorella all’arduo compito di rinnovare la sua patente che è scaduta sei dico sei mesi fa, anche se l’ultima volta che ha guidato è sempre quella che non eravamo ancora sposati, tre auto fa, nella notte dei tempi. L’ho scoperto io in banca, dove l’aveva lasciata come documento principale. Torna vincitore dall’ardua tenzone e mi dice “Ho un po’ di mal di testa. Mi misuro la febbre”. 38,5. Apriti cielo. Me l’hai attaccata tu, disgraziata (il che è magari vero, o l’ha presa a scuola o al poliambulatorio che notoriamente è il posto migliore per prendersi qualcosa). Ovviamente sta per morire, chiamate don Marasini per l’estrema unzione, e si addormenta. (nel caso…) La gatta che durante la mia influenza è rimasta sulla mia pancia facendo amorosamente le fusa, quando si è ammalato anche lui è tornata sulla sua poltrona da cui ha resistito a ogni tentativo di farla tornare sul letto, come a dire, una sì, tutti e due non ce la posso fare. In realtà non sopporta di sentir tossire, e abbiamo tutti e due la tosse, non la stessa tosse, perché lui ha il catarro, mentre io ho la tosse tracheitica, dixit il dottore (in tutto questo faccio notare che ci siamo dati all’automedicazione), che ha anche pronunciato la parola magica CODEINA. Eccheddiamine aveva di sbagliato il buon vecchio Senodin, codeina aromatizzata alla fragola, che non c’è santo, la tosse te la faceva passare , ha allevato una generazione di tossicodipendenti precoci? Ma andiamo…

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Lost in calzino.

Lo so, oggi era S. Violentino, ma adesso siamo già nell’ era di S. Faustino e possiamo, per pochi minuti, salvarci dai luoghi comuni. A me il mio martirio ha dedicato una poesia, e stasera stavamo a prenderci a male parole come al solito. La cosa più pressante è un’altra. No, non le Olimpiadi, o peggio la crisi di governo ( ne avevamo uno?). È la sparizione dei calzini. Prima capitava sporadicamente ai calzini da montagna che viaggiavano tra cassetto, zaino e bagagliaio, dove almeno un paio staziona in permanenza per le emergenze. Adesso la lavatrice li ingoia tutti e me li risputa spaiati. Quelli miei e quelli del mio martirio. Quelli di cotone da mocassini, che io non riesco a mettere collant sotto i pantaloni, come quelli “riposanti” – che modo orrendo – che ci mettiamo tutti e due. Sulla mia sedia dove tengo,gli abiti da mettere per la scuola ha stazionato per un mese un calzino nero spaiato. Il compagno è spuntato fuori questa sera sotto ad una camicia di mio marito. Due giorni fa il gatto stava giocando con un paio di calze lunghe blu faticosamente riappaiate. Le ho ri lavate a mano e appese insieme . Nel caso , avete visto una calza grigia taglia L?

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Les amis

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Au Theàtre Macallé, un morceau d’histoire de la culture di territoire

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Il ritmo della vita

Ieri, dopo una settimana di clausura, siamo andati a trovare dei nostri amici a Vercelli. C’era un sole irreale, e le montagne erano così belle e nitide che ho avuto un momento di contemplazione da cui mi sono. Risvegliata bruscamente pensando “Oddio ho cannato l’uscita”. Invece no. Oggi, che ero in giro sotto la pioggia, e non pareva che ci fosse un nesso tra il tempo di ieri e quello di oggi, vedevo le nuvole rincorrersi e lasciare sprazzi di grigio chiaro (chiamarlo azzurro mi sembra eccessivo). Ritmo. Tutto ciò che ci circonda ha un ritmo interno. Quello della natura, quello che gli uomini sono capaci di creare. Sabato sera ho visto l’ultimo film dei fratelli Coen. È una sintesi del pensiero ebraico, con una tradizione tradizionale, quella del giovane inetto, che ha talento, ma è sostanzialmente meschino ( e infatti potrebbe persino aver ucciso il gatto che lo ha accompagnato – e che recita benissimo), irresponsabile, inconcludente. Ma è il ritmo, quello della musica folk dei primi anni Sessanta che rende tutto più chiaro e comprensibile (il film alla fine scioglie nel sogno il circolo vizioso in cui sembra che la vicenda si avviti) . Alla fine, il ragazzetto con il naso a becco che canta sta cambiando la storia, e forse però il nostro Llewyn nemmeno lo ha capito. Un capolavoro , appunto.

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Piazza Nevona 2

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In realtà questa era la foto che volevo postare sin dall’inizio, il solitario passante nei giardini di piazza Genova (piazza Matteotti per voi del resto del mondo), l’unico momento in cui la piazza si è spogliata del suo mal digerito multiculturalismo per ritornare quello che era e dovrebbe essere: uno spazio per bambini, giochi e passanti solitari. Senza voce, ha ritrovato la sua voce.

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Piazza Nevona

Alessandria, quando nevica, è sempre bella. Peccato che dopo poco tempo si trasforma in una putrida poltiglia… Anche così è l’unica possibilità, allo stato attuale di vedere della pudreuse

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Insolito e crudele

Sto mangiando troppo. Come sempre quando sono ansiosa. In effetti questo succede sempre quando mi manca l’aria. Ad esempio, e se togliamo come sempre il solito lavoro soldi scuola ecc. ho ancora tante di quelle grane che se avessi dieci euro per ogni grana sarei milionaria ( o che so, sarei il capo della Fratellanza Ariana). E intanto in montagna non si va. Qui ormai più che un blog sull’andare in montagna è un blog sul non andare in montagna. Neanche alla Fiera di Sant’Orso. Quest’anno sono in scrutini, come sempre o quasi. Quindi…Ho dovuto insegnare il computer al mio martirio, e i risultati sono buoni: nel tempo in cui arriva alla pagina del registro elettronico, il preside avrà finito gli scrutini. È partito dal grado zero e ora sta zampettando con un dito (uno!!) sulla tastiera Arrivarci da mac e da pc e a me nel frattempo è venuto un travaso di bile. Ma neanche lui sta tanto bene, per la verità. Per rilassarci tutti , vi consiglio il blog di un caro amico iridediluce. Ha delle musiche splendide.

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A ciascuno la sua montagna

Sto leggendo le note che Simone Moro manda dal Nanga Parbat e le immagini meravigliose che vengono postate sul sitopassione montagna e mi servono per rilassarmi ( lo so che Moro si diverte molto meno, a trenta sotto zero sulla parete più larga del mondo e almeno spero che questa volta riesca a salire la Rupal in inverno, mentre l’estate australiana è più che torrida) e poi mi sono messa a far cucina e mi è stato detto che c’erano troppe carote nel minestrone. Fate l’amore, non la guerra e non mettete carote nel minestrone. E il gatto oggi ha messo il suo culo peloso ovunque – e se le dicessi andiamo in montagna mi farebbe probabilmente una pernacchia…

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