Se è autunno, si va in giro sugli Appennini e in collina- 1

Anche perché con quello che costano il gasolio e l’autostrada (e le bollette, le tasse, le spese condominiali ecc ecc) il camminatore povero deve adeguarsi. Facilmente, tra l’altro, dato che la temperatura è ancora più o meno dolce (non sto facendo riflessioni sul clima – non sappiamo ancora che tipo di inverno sarà – ma qui siamo più o meno nella media degli ultimi anni – freddino la mattina, caldo a mezzogiorno con i gatti che si fiondano in terrazzo , freddino la sera di nuovo. Poi saprò dirvi se ai Santi come era uso metterò il cappottino leggero o il giaccone, o se rimarrò in maglietta come lo scorso anno a Bolzano)*

Comunque ho scoperto Moncalvo. No, non perché non ci sia mai andata, al contrario c’ero stata con mio marito da fidanzati, ma appunto, stiamo parlando degli anni Novanta. E la domenica che ci sono stata c’erano alcune particolarità interessanti. Il mercato dell’antiquariato, sui bastioni di piazza Carlo Alberto, per incominciare. La partita di pallapugno -di serie C, ho sentito dire da una signora al bar – mentre guardava i perdenti che allo stesso bar stavano bevendo. Se non avete mai visto una partita di pallapugno, che è una cosa molto piemontese, ve lo consiglio caldamente. Dai bastioni, oltre alla vista panoramica sulle colline, la partita si vedeva benissimo. Le chiese aperte, con l’Associazione Caccia che faceva le visite guidate alle opere del “Moncalvo” – Guglielmo Caccia, appunto, nella chiesa di Sant’Antonio e in quella più grande di San Francesco in cima a un altro belvedere. Nelle due chiese si ha praticamente una panoramica dei vari periodi della produzione dell’artista dalle prime opere a quella lasciata incompiuta è terminata per sua volontà dalla figlia Orsola, anche lei pittrice – una delle poche dell’epoca della Controriforma.

In più, sempre sulla piazza principale si può ancora ammirare la facciata della sinagoga, ultima testimonianza di un rito piemontese diverso da ogni altro.

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Solo cose belle

Se non sapete cosa fare nel week end e avete voglia di restare al livello del mare oppure sotto, c’è una splendida occasione di vedere cose belle a Mercanteinfiera alle Fiere di Parma. Non dovete nemmeno arrivarci, a Parma, perché lo spazio di Fiere di Parma è a casa del diavolo rispetto alla città, ma a due passi dal casello autostradale sulla A1, e lì ci sono cartelli indicatori ovunque.

Mercanteinfiera è la fiera dell’antiquariato e modernariato, dove espongono i maggiori antiquari italiani. C’erano bellissime cose e le poche foto che ho messo non rendono assolutamente l’idea (lo spazio delle Fiere di Parma è grande e caotico e ci si perde molto molto facilmente, ci sono andata due volte e per due volte non riuscivamo a ritrovare l’uscita). Naturalmente alcune cose avevano prezzi fuori serie (un quadro di Baj a 40000 euro, per dire, o un biliardo inglese per 12000 e non ho idea – non sono assolutamente esperta nella cosa – di quanto potessero costare alcuni modelli di Rolex particolarmente rari) ma molte erano assolutamente abbordabili (una lampada di Versace per 150 euro, tutto lo Sheffield che vi può venire in mente – e pure le decorazioni di Natale di vetro, bellissime, ma ho evitato a causa degli elementi da sbarco che mi infestano casa)

Oggettivamente, la cosa più bella erano i gioielli antichi, molti dei quali erano espressione di un artigianato altissimo, e i tavoli napoletani di marmo intarsiato (quelli se li metto in casa mi sprofonda il pavimento)

C’era esposta anche una ruota da mulino, che mi piacerebbe sapere chi l’ha comperata (e sopratutto dove ha intenzione di metterla).

Soprattutto, tutti gli espositori erano più che disposti a raccontare spiegare dare consigli (sabato e domenica che saranno i giorni di maggiore affluenza non garantisco) – ad esempio una signora che aveva orecchini vintage mi ha spiegato come distinguere la bella bigiotteria dalla paccottiglia ( e ho scoperto di averne molta e bella, dato che ormai è diventata vintage insieme a me – ed è invecchiata anche meglio). Poi ho comperato una collana americana degli anni Cinquanta. Molto bella, originale e non mi ha svuotato il portafoglio.

Consigli: il biglietto online ha uno sconto (12 euro, ridotto per gli studenti), più otto per il parcheggio, comodissimo se lo paghi in anticipo. Volendo, si mangia anche.

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Tornare bambini

L’ho scritto già più volte, che finalmente mi metto a fare i conti con il passato. In realtà, non si tratta di nostalgia per una qualche fantomatica golden age; nemmeno per ciò che è bello e dolce della vita. Solo, venire a capo di esperienzze del passato, per andare avanti.

Però certe volte bisogna ritornare bambini.

Sono andata per la prima volta al Museo Oceanografico di Monaco, che ero, appunto, una bambina. L’anno in cui Ungaretti declamava i versi dell’Odissea (prima dello sceneggiato in cui la divina Irene Papas e uno sconosciuto attore albanese recitavano nei panni di Ulisse e Penelope). E io avevo paura delle murene. Ora le due cose non sono veramente collegate, o meglio si tratta di due programmi televisivi diversi: i viaggi di Cousteau, l’Odissea. E in uno dei documentari, era saltata fuori da un buco, la murena. E io mi ero presa uno spavento. Ora io con i pesci ho avuto problemi, da piccola. Non li mangiavo, perché avevo ingoiato la classica lisca. Non li ho mangiati sino all’adolescenza, quando durante una gita scolastica a Chioggia, di cui non ricordo praticamente nient’altro, ci portarono del fritto di pesce. E il resto è storia, per così dire.

Poi la balena/pescecane/capodoglio o che sia di Pinocchio (l’illustrazione sul mio libro era decisamente uno squaloà_§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§è (Pipisita passò e scrisse, e chi sono io per cancellare?) mi faceva anche più paura eccetera.

Nota sociologica: nella mia infanzia io trascorrevo le vacanze estive un mese in montagna e un mese al mare, e le vacanze invernali di solito da qualche altra parte. Per anni siamo andati a Sanremo, per questo con il ponente più ponente ho avuto sempre un certo feeling. Adesso (a parte le differenti condizioni di allineamento ferie) sarebbe improponibile.

Er murena

Così, ben sicura dell’autobus che mi ci avrebbe portato, sono sbarcata in place d’Armes e mi sono arrampicata sulla Rocca in una domenica insolitamente calda anche per settembre . 18 euro assolutamente ben spesi (ma niente riduzioni per noi over tutto, diamine?).

Ricordavo vagamente che l’acquario era nel sottosuolo, ma questo non esaurisce il museo- da questo punto di vista l’acquario di Genova è superiore. Il resto del museo è dedicato alle esplorazioni di uno dei Grimaldi, che si dedicò agli oceani, all’antartide e al mondo sottomarino ( uno dei curatori del museo è stato proprio Cousteau, infatti c’è anche il suo sommergibile e un’esperienza tridimensionale di quello che si prova a scendere con un batiscafo e c’è ancora lo scheletro della balena.)

E c’è anche l’educazione ambientale con l’ologramma del princioe Alberto che spiega come salvare gli oceani ( lui è un filo creepy – almeno io mi aspettavo che da un momento all’altro saltasse su a dire, ti prego Obi wan sei la nostra unica speranza, ma ho visto troppi film di Guerre stellari – quelli veri)

In ogni caso i molti bambini erano felicissimi di essere lì (in terrazza ci sono anche le tartarughe)

Quindi se siete in Costa Azzurra con i bambini sapete dove andare- poi non dite che amo Erode

(mi sono resa conto dopo – ho lo scoppio ritardato in tutto, che questo è il millesimo articolo del blog)

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Buttiamola in politica

Facciamo che ero in silenzio elettorale, che stavo preparando nuovi e mirabolanti cammini – e questo è pure vero e ci è saltato sopra un impegno di lavoro che avevo felicemente rimosso, ops

In realtà, ovviamente, le cose stanno in modo molto più prosaico, ho scritto per lavoro, non ho ancora finito, e dovrei pure stirare – come vedete preferisco ancora scrivere questo blog che stirare, almeno sinchè la pila della roba nella cesta non comincerà a oscillare come la torre di Pisa. E in più è autunno. E in più ci sono state le elezioni, e siamo stati trombati (per di più, per molti aspetti, giustamente trombati). E in più sono arrivate un paio di bollette abbastanza cringe. Insomma, nulla di molto diverso da quello che succede pure a voi.

Per cui, dato che abbiamo avuto una campagna elettorale balneare, elezioni semibalneari e un governo autunnale, parliamo di spiagge.

Ho scoperto a mie spese che il ciottolo non piace al mio ginocchio, specie a quella parte cartilaginosa che è lì attaccata un po’ posticcia (al mio istruttore di pilates è appena partita proprio quella parte cartilaginosa lì e non era proprio felicissimo, a lezione, figuratevi se non sto attenta ora che ho il preventivo del dentista che aleggia forse su di me. Forse, perché anch’io devo fare ancora la TAC).

Comunque avevo l’intenzione di nuotare e ho nuotato pochissimo, perché il mare era sempre molto mosso, ho camminato poco sul bagnasciuga, perché mi dava fastidio il ciottolo, e mi ritrovavo alla sera con i dolori al ginocchio e non poteva che essere la spiaggia, perché camminando in altri contesti il ginocchio stava benissimo – due domeniche fa ho passato un’intera domenica sui tacchi senza fare un plissé. Quindi ho iniziato a notare le spiagge di Mentone.

Una delle cose che mi aveva attirato di Mentone originariamente era proprio la prevalenza di ciottoli, che la rende molto simile a Chiavari: tutte e due con i ciottoli grossi, i pietroni, li chiamava opportunamente mia madre. La spiaggia di sabbia che c’è a Mentone, in parte libera (Sablettes) in parte tutta attrezzata (il resto di Garavan) in realtà non mi piace, non per la sabbia, ma per il mare, che è il mare chiuso del porto, sempre tranquillissimo, certo, ma con il tempo ho imparato ad apprezzare il mare aperto e a non amare troppo il recinto degli scogli. Mentre facevo su e giù ho cominciato a notare le differenze. La plage du Fossan, che è quella vicina al museo Cocteau, ha sassi grossi, grossi gradini , ma l’acqua è più tranquilla perché dentro un’ansa, poi c’è la lunga plage du Casino, che è quella ho più frequentemente utilizzato, perché alla fine è in mezzo a tutto, e poi c’è quella Borrigo, subito dopo il Casino, che è misto sabbia e ciottoli, e ha un mare splendido, pulito, senza meduse (quelle le avevo beccate a suo tempo) e di solito con una grossa corrente.

Per carità, non si può avere tutto.

Appunto

Da sapere: alle cinque cala il sipario, ossia il parapetto della passeggiata a mare mette in ombra la spiaggia. Lo sapevo? non lo sapevo (tecnicamente è la seconda volta che vado al mare a Mentone negli ultimi anni. Al mare non vuol dire in pieno inverno, vuol dire in spiaggia , a fare il bagno, insomma andare al mare). Però fare il bagno al tramonto non ha davvero prezzo.

Ah, l’acqua era ancora abbastanza calda, e in giro di gente ce n’era pochissima: da quel che ho capito la stagione finisce il 31 agosto o giù di lì, il che rafforza la mia convinzione che al mare bisogna andarci fuori stagione. Ho riscoperto il piacere di leggere, scrivere e fissare il vuoto facendo nulla: un vero relax

Ah, tutte queste spiagge sono assolutamente gratis, libere e belle sempre. Ma pure sulla Promenate a Nizza i tre quarti sono spiaggia libera, anche dalle parti del Negresco (infatti milioni di anni fa ho fatto il bagno anche a Nizza)

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Quello che non si vede

Non volutamente messo immagini, se non due, che sono su Instagram, ma in mezzo al lavoro e con la prospettiva di parecchie rogne varie da affrontare- e le tasse da pagare- ho deciso, potendo, di staccare.

L’idea era di fare qualche giorno di mare e una bella escursione. Ho in corso d’opera deciso di cambiare destinazione di escursione e risalire la vallée de la Vesubie con le sue gole, che a detta della guida sono molto belle – ed è vero- e camminare lì.

Maps me dava strade e sentieri che finivano nel nulla, ma ho dato la colpa al wifi del Residence Chateuneuf ( il mio Résidence, che ormai considero una sorta di seconda casa permanente, perché, santi subito, che un buco me lo trovano sempre, ed è bello, in centro e con il parcheggio privato)

Come sempre to cut a long story short aveva ragione Maps me e non era il wifi (purtroppo)

Le strade interrotte e il paesaggio sempre più lunare che incontravo man mano si univano alle case sventrate, a pezzi di asfalto e di pavimenti penzolanti a e ai manifesti di protesta dopo Roquebillière e avevano un unico denominatore: la tempesta Alex del 2020

Se la terribile tempesta, che vi ricordo ha portato via anche la strada a ridosso del colle di Tenda, che è ancora non transitabile, passata l’emergenza è scomparsa dai titoli dei giornali, come da noi Vaia d’altro canto, è ben presente nelle necessità del territorio. E’ ancora lì.

Una parte delle strade e dei ponti sono già transitabili, ma i sentieri sono sicuramente non in cima alle priorità. Soprattutto, dappertutto si vedevano, letteralmente, pezzi di montagna franati a valle – se siete mai stati nei pressi della diga del Vajont e avete visto la frana del Monte Toc, capite cosa intendo: è la prima cosa che letteralmente mi è venuta in mente.

Comunque è vero che Saint Martin Vesubie è un piacevole paesino di montagna con una chiara impronta medievale: in quaranta km passi dal livello del mare a 1000 metri e la differenza si vede. Il paese è arroccato lungo la rue Cagnoli, tutta in pendenza, con il suo canalino scavato per convogliare le acque in caso d’incendio. Ci sono diverse belle chiese, ma più che la parrocchiale settecentesca mi è piaciuto l’Oratorio dei Pénitents Blancs, che ha uno splendido altare del Seicento. E la natura intonrno è davvero splendida. Il mio itinerario parte (partiva?) dal lago artificiale di Boréon, a qualche km dal paese, dove c’è anche un centro di documentazione sul lupo e un parco zoologico, e risaliva il vallon des Erps, ma boh, ho camminato nel bosco per un po’ senza meta, e c’era un totale silenzio, che se paragonato alla folla di escursionisti che ho trovato a Finale, giusto un giorno prima, era ancora più inquietante. Così non mi è rimasto che tornare al lago che ha acque davvero cristalline e stare a guardare i pescatori (uno ha anche acchiappato una trota)

il pescatore fortunato

L’altra ragione per cui ho scelto la Vésubie, dicevo, sta nelle sue gole, attraversate da una strada sinuosa che a volte scompare sotto le rocce, tanto belle da far dimenticare le curve della strada (la guida Michelin, sempre poetica). Uno scenario perfetto per un film di 007, se resuscita.

manca solo la Aston martin
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Un vero spirito di emulazione

Lo avevo detto lo scorso anno, a me il Tor fa scattare lo spirito di emulazione o se preferite quando trenta chili fa e soprattutto quaranta anni fa ( direi soprattutto quaranta anni fa) correvo agile come una gazzella verso Pian delle Stelle( chi bazzica Bardonecchia e dintorni sa dov’è e com’è )

Diciamo che è comunque nostalgia. Se mi rimettessi a correre partirebbe immediato il coro greco di maestra di pilates, chiropratico e no dottore nuovo no perché nemmeno mi conosce e nemmeno sono certa di volerlo tenere

Per altro, il mio originario allenatore credo corra ancora.

Comunque sono andata a Masone sabato scorso, domenica mi aspettava una bella riunione famigliare e non avevo voglia di andare troppo in giro, così pensando che avrei preso un po’ di sole e sgambato un po’, visto che il Tor des Glaciers era appena partito, sono andata a cercare l’itinerario per il passo della Frua.

Non l’ho trovato.

O meglio, ho fatto la prima parte del sentiero. Sono arrivata ad un gruppo di case, mi è venuto incontro un cane, un altro ha cominciato ad abbaiare e io mi sono confusa. In realtà il primo cane era amichevole e scodinzolante e abbiamo fatto subito amicizia, il secondo era nel recinto, ma di segnavia manco l’ombra. Ho chiesto a due signori che prendevano, il fresco ma nada.

L’idea era un nuovo itinerario da provare con la cuginanza nei nostri giri autunnali, ma dovrò fare un altro sopralluogo. Tempo freschetto.

Sole con alone
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Al pelo

Stamattina sono arrivata in ufficio al pelo al pelo perché ho guardato, a casa, l’arrivo del Tor. Sì perché quest’anno il primo classificato, lo svizzero Jonas Russi (quello che lo scorso anno è arrivato secondo – vi ricordo come è andata qui) è comodamente arrivato a un’ora civile, le otto e mezza del mattino. Secondo quest’anno dovrebbe essere Simone Corsini (il “mio” Franco Collè quest’anno si è ritirato quasi subito per problemi ai tendini, e poi è rimasto a fare il tifo per Russi, con cui aveva corso sin quasi alla fine lo scorso anno).

Stamattina pioveva a Courma (è bruttino pure qui e io con grande sprezzo del pericolo sono venuta in bicicletta) e come al solito non c’erano le folle. Amen

Jonas Russi al traguardo (foto dalla pagina Facebook TorX)

A differenza di Collè lo scorso anno, Russi è molto più umano, ed è abbastanza distrutto (anche perché l’ultima nottata è stata abbastanza fredda e piovosa, dopo giorni in cui in fondovalle faceva decisamente caldo. E anche lui è arrivato a Malatrà aggrappato alle corde e alla voce delle guide che facevano strada.

Per altro è già partito il Tot Dret (ieri sera a Gressoney) e in giro ci sono gli ultramaratoneti del Tor des Glaciers, dove quest’anno il francese Raichon va in giro da solo, con dietro il “solito” Papi e l’inglese Tiaan Erwee, staccatissimi: poteter vederli anche quest’anno sul tracker: https://owaka.live/tor450-2022.

Ne avremo, come sempre sino a domani. Nel frattempo qui ha smesso di piovere e io sono tornata a casa senza bagnarmi.

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Una piccola sorpresa ben nascosta.

Un’ulteriore riprova che questa è un’estate fuori dalla norma, a parte cospargermi di Autan quando vado in ufficio dove abbiamo l’invasione di zanzare più letale degli ultimi anni, a parte tutte le cose che sono capitate nel frattempo, come la dipartita della sovrana più longeva della storia e la vittoria della nazionale di pallavolo un secondo fa, praticamente, ebbene invece di passare il mio tempo a scrivere, come faccio di solito (va beh, senza molto costrutto) e come dovrei per lavoro – e quindi spero che il direttore di QSC NON mi legga – o leggo o passo il tempo con amici e parenti. Ho persino aiutato Lulù a smantellare l’ufficio e a portar via gli scatoloni. No, non va in pensione, cambia lavoro e città. Quando mi ha visto giovedì ( le avevo whatsappato che avevo avuto una giornataccia) mi ha detto “ammazza che faccia” e poi siamo andate a bere. Io, alcolici.

Quindi, il suggerimento arriva ben fuori tempo massimo, perchè quando leggerete sarete al lavoro, ma vien bene per il prossimo week end e per quelli a venire.

Domenica scorsa sono andata a esplorare un posto nuovo, con una amica che me lo ha , come si dice, fortemente suggerito. Lia è una ragazza che cammina, ma per varie ragioni non riusciamo mai a trovarci; finisce sempre che tra impegni suoi e miei o ci vediamo tre volte in una settimana o stiamo mesi solo sentendoci al telefono. Così dato che di Gurro mi aveva parlato più volte , siamo finalmente riuscite ad andare.

Gurro, dall’alto

Gurro è un paesino della Val Cannobina (Cannobio, se ricordate, è quel posto in cui io e Lulù abbiamo incontrato i complottisti di Qanon in carne e ossa), in cui nel Cinquecento, dopo la battaglia di Pavia, un gruppo di mercenari Scozzesi decise di stabilirsi, perché aveva affinità con la loro patria lontana.

Gurro lo avete in foto, se siete stati nelle Highlands potete giudicare voi, io come guida ho le foto di Irene e del suo fidanzato di Glasgow e spoiler, affinità zero. Però sono veramente gemellati con un clan scozzese, con tanto di Kilt, la croce di Sant’Andrea la vedete ovunque in paese, il piccolo museo delle tradizioni popolari è grazioso (il biglietto si compra nel bar sulla piazza, il “Circolo degli scozzesi”, 3 euro), e ci sono un mucchio di gatti. Commento della mia amica:”saranno stati ubriachi” e non stento a credere ( non gli abitanti di Gurro , i loro antenati scozzesi; d’altro canto oltre alla pastorizia e a un po’ di agricoltura di sussistenza da quelle parti nel Cinquecento non penso fosse poi tanto diverso dalla vita in Scozia. E certo, appendere l’alabarda al chiodo poteva essere allettante)

A Gurro si arriva in automobile, con una strada abbastanza stretta da rendere difficoltoso il transito di due veicoli affiancati, quindi lasciate a casa il suv. Tra l’altro all’ingresso del paese c’è un ristorante pizzeria molto frequentato, e questo spiega il traffico su e giù. Noi abbiamo pranzato a Cannobio al Beer-Bante sul lungolago e merita davvero ( scelto leggendo il menu).

Al ritorno siamo passati dalla Val Vigezzo e a Santa, sorpresa:

Gli spazzacamini!

Eh sì, avevo sbagliato week end , il 5 era il giorno del Raduno internazionale degli spazzacamini e c’erano confraternite (se si chiamano così) da tutta Europa. La sfilata si era svolta la mattina, ma gli spazzacamini erano ancora tutti in città, e pure sui tetti e c’erano musica e canzoni ovunque. Ci siamo divertite tantissimo. Non posso consigliare di andarci, naturalmente, se non di farvi un promemoria per il prossimo anno, ma a metà ottobre c’è la festa della zucca, per non parlare del trenino della Centovalli che diventa trenino del Foliage. E così è saltato fuori anche il consiglio.

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Polemicuccia n.2? Polemicuccia n.2!

Lo so, ci sono cose più importanti di questa, ne convengo, ma durante l’estate ho letto diversi interventi, sulla stampa locale e non , fisica e non, sulle panchine giganti.

Questo è il sito ufficiale dove trovare anche la mappa di tutte le panchine in Italia e nel mondo, e persino le istruzioni su come costruirne una, nel caso. L’Italia è letteralmente coperta. Dalle Langhe, dove Chris Bangle, designer americano, si è trasferito, a conquistare il mondo. Per carità, ha senso se si pensa al paesaggio delle Langhe e delle vigne dove il movimento ha attecchito all’inizio. Valorizzava un paesaggio e un panorama che non sempre era adeguatamente conosciuto.

Poi la cosa, distruggendo le buone (?) intenzioni dei promotori, è sfuggita di mana e le panchina sono fiorite come funghi un po’ ovunque, anche e soprattutto in luoghi che non ne avevano assolutamente bisogno: non ultimo il pian della Mussa (la vedete come immagine del sito, e non è un endorsment). Gognablog, come sempre affidabile e sul pezzo, ne aveva parlato a suo tempo, cioè al momento della “posa” a maggio di quest’anno, qui. La questione non riguarda solo il Piemonte, ma anche la Lombardia, soprattutto prealpi e Laghi, e si sta allargando in tutte le direzioni. Nel post che ho citato si riporta anche la vivace discussione su facebook con tanto di insulti reciproci, al netto dei quali si può vedere come una netta maggioranza è contraria al fenomeno e quasi tutti pensano una a una moda e soprattutto pensano che siano brutte.

Lo ammetto, a me all’inizio piacevano, e ne ho anche vista qualcuna, più per caso che per deliberato bisogno. In un paio di casi mi ci sono anche arrampicata sopra (ho le prove fotografiche che non fornirò):se non siete teenagers non è comodissimo salirci sopra.

La faccenda del Pian della Mussa l’ho approfondita a posteriori. In sintesi, ero lì che aspettavo la cena e il carro attrezzi e gironzolando senso scopo ho visto l’indicazione. Ricordo di aver pensato “Ma anche qui!?” Nel giro dei dieci minuti sono passate tre coppie a osservarla, nessuna ci è salita sopra, tutti hanno fatto foto e selfie e via. Ho fatto anch’io un po’ di foto.

Andrò controcorrente, ma non è così brutta. In realtà è in un posto molto panoramico, dove una panchina ci sta bene perché, appunto, invita alla contemplazione del panorama. Una panchina qualunque, anche due, meglio, per sedersi comodi a guardare il panorama, dopo una bella escursione, che cosa c’è di meglio?

E qui, appunto, casca l’asino (scusate la vecchia battuta, ma avete visto a milioni il vecchio Silvio su tiktok, quindi nemmeno dovrei scusarmi in realtà). La big panchina è un elemento del paesaggio, non un supporto per goderselo, ma non si integra, è un corpo estraneo, è finta, è una panchina non panchina, che non serve allo scopo.

E quindi basta, per favore, riportiamo le panchine nelle Langhe e lasciamo in pace la montagna.

Questa?
O questa?

SCEGLI!

(Ci ha preso la mano, questa cosa)

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E così si è passato l’agosto…al mare

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