Cantare

Venire a scuola in bicicletta canticchiando Kurt Weill. Impagabile . Bilancio di un primo weekend di NaNoWrimo : bof . La vita ha preso il sopravvento

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Visioni di Halloween

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Dybbuk anima inquieta, solitamente malvagia, che si alimenta del corpo di un vivo. Il più noto è quello protagonista di un dramma di S. Asshke, appunto Il Dybbuk. Se l’ anima è buona, invece, dice la Qabbalah luriana, si tratta di Ibbur, che aiuta i vivi, manda sogni premonitori, porta fortuna (sempre possessione si tratta, però). E così ora che è Halloween, arriva il film sulla possessione, con tanto di rabbino esorcista (è il rapper Matysiau). E come sempre, gli esorcisti fanno una brutta fine. Gli altri si spaventano, ma alla fine neanche poi tanto,sì, le infestazioni da falene danno fastidio, ma pensa se fossero scarafaggi…
Neanche lo spettatore si spaventa più di tanto, l’idea è buona, ma il film è girato in maniera abbastanza piatta. E per le anime buone, nemmeno troppo splatter Tre pecore, nemmeno l’horror funziona più.

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Visioni (senili): Io e te di Bernardo Bertolucci

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Vedendo questo film ho fatto fatica a riconoscere l’autore di Ultimo tango e di novecento . Per un puro caso conosco bene il libro di Ammaniti da cui il film è tratto, che è anche l’ unico dell’ autore che ho letto. Ma dopo aver visto i due film che Salvatores ha tratto dalle sue opere, con ben maggiore potenza e furia, non sembra lo stesso scrittore. Il finale soprattutto nel romanzo è tutt’ altro che morbido e pacificato. Dalla rabbia degli esordi, Bertolucci si è trasformato in un pasticcere sabaudo ( questa l’ ho rubata a mio marito). Carino, certo. Ma quando mai avremmo detto una cosa del genere di un autore ben altrimenti rappresentativo del nostro cinema? Invecchiare, si invecchia tutti: resta da vedere come.
Pur sempre, tre pecore ( ha dormito mentre lei vomitava nel bagno e poi nel vaso da fiori tra i vestiti della contessa)

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Visioni: una settimana italiana

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Una settimana stranamente tutta dedicata al cinema italiano.
Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni. Che è un registra delicato costruttore di storie, un osservatore acuto della vita. Questo film descrive in modo realistico ed efficace il mondo della scuola, con Scamarcio il supplente idealista che le mie alunne morirebbero per avere, Margherita Buy la preside comprensiva (troppo, nella realtà non ho mai conosciuto nessuno che non fosse molto più autoritario), il grandissimo Roberto Herlizka come insegnante geniale ma disilluso. Gli studenti non sono il solito campionario di casi umani, ma incarnano problemi e questioni purtroppo frequenti.
Tutti i santi giorni di Paolo Virzì., dove si descrive una stramba coppia di giovani precari o quasi (una cantautrice troppo raffinata per il suo pubblico) e un giovane dotto in lingue antiche che ha preferito un lavoro tranquillo ad una carriera di docente all’ estero. Il film racconta la loro umanissima e veritiera odissea di aspiranti genitori alle prese con le terapie per la fertilità, un mondo che oscilla tra il tragico e il grottesco. L’argomento, che potrebbe essere tragicamente tremendo è però trattato con mano leggera.
Il comandante e la cicogna di Silvio Soldini, che con questo film ritorna alle commedie più leggere e surreali, con le statue di Mazzini e Garibaldi che commentano dall’alto le vicende dell’Italia disgraziata di questi giorni. È un’invenzione simpatica, ma il film, dopo si arena un po’. Grande Mastandrea, comunque.
Rispettivamente, una, zero, una pecora (dati i tempi, un miracolo)

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Un mercoledì in val d’Aosta

Dal Teo in cortile – anche lui in montagna – a Issime , a Gaby . Bella strada solitaria . Tempo così così . In questo periodo le meteo non sono molto precise

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Altre parole

Questa volta taccio, perché è di  mio marito, ed è molto bella

L’inverno del ’55

Madre mia perché
non mi hai abbandonato
quando gli angeli piangevano lacrime di ossidiana

e quando dalle monadi impenetrabili del nostro essere
bruciavano i fuochi.
Cantava allora l’arcobaleno
sopra il cielo ricurvo e risonante
di un’arpa mai ascoltata

e così in un attimo si ricongiungeva
il corpo disfatto e verticale
del nostro araldico
e principesco vuoto
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Visioni: Reality di Matteo Garrone

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I film che premiano nei festival di solito si possono raggruppare, grosso modo,  in tre categorie: quelli che sono capolavori così evidenti da essere in qualche modo banalizzati dalla  forza della loro stessa bellezza, quelli che devono essere premiati per il prestigio del loro autore (quindi sono belli per forza), quelli che ti domandi che cosa si sono fumati i membri della giuria per averli premiati.  Reality ricade nella seconda categoria. Ed è, purtroppo per il suo autore, un brutto film, o almeno un film non riuscito. L’iperrealismo algido di Garrone ha bisogno, per non essere totalmente inerte, di una idea forte di base (e una sceneggiatura altrettanto forte). E questo non ce l’ha : che un simpatico pescivendolo impazzisca per essere scritturato dal Grande Fratello al punto da immaginarsi di essere spiato per vedere se sia degno di entrare in quella Casa non costituisce propriamente una novità. Nemmeno che  da una religione (la televisione) passi ad un’altra (la Religione con la maiuscola) e si serva della seconda per confermare la prima, nemmeno: lo diceva già anche Marx. Recitato benissimo, da solidi caratteristi e da sconosciuti (il protagonista ha una faccia che farebbe impazzire Scorsese), però tre pecore (la seconda parte è noiosissima)

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Commenti

Guarda qui, sono dimagrito, e sono uno splendido quasi sessantenne, senza un capello grigio e sono ancora sexy, come me lo dicevano sempre le mie alunne di Asti. Le mie lolite. Se la canta e se la suona e io non ho nemmeno più la forza di discutere. Amen.

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Primo autunno

Poche cose sono peggiori della strada del Combal . Averci messo meno di un ‘ ora a passo di carica mi fa una buona candidata alla bronchite. Ora lo so che dico delle banalità , ma finché non vedi con i tuoi occhi la scomparsa del ghiacciaio di Lex Blanche è solo una frase. Terribile. Però il lago si interra a causa dei sedimenti. Seduta su una panchina vicino allo chalet del Miage in via di ristrutturazione, senza vento ( quindi niente bronchite) ho ammirato un paesaggio che pareva lunare, anche per via delle nuvole basse. Al ritorno, sempre a passo di carica per non prendere quello che sembrava il temporale del secolo, e invece è fortunatamente abortito subito, è arrivata la nemesi: le ciocche. In termine tecnico, le vesciche al tendine di Achille, cosa che non dovrebbe succedere, dato che avevo scarpe e calze collaudatissime. E invece è la strada, la sua pendenza, la sua configurazione. Sempre. Meno male che ormai i cerotti per le vesciche li tengo nel cruscotto della macchina. A Courmayeur, tutti i negozi di alimentari sono chiusi il mercoledì ( e io che ero venuta su praticamente per Gojo): in giro non c’erano nemmeno gli zombi. La proprietaria della Buona Stampa mi ha praticamente tenuto lì a chiacchierare e mi ha fatto persino lo sconto. Il “nostro”Scoiattolo è in via di ristrutturazione: ragazzi, prepararsi ad un ritocco dei prezzi.

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Buoni?

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