Inverno

Le vacanze sono finite, tutti si congratulano con me per l’aspetto strepitoso che ho, io sono andata a calzar le mie racchette una sola volta e dopo due giorni sono stressata esattamente quanto prima ( con le tasse che incombono, la pensione che scompare, l’inquilino che non paga, le fatture che si accumulano – e infatti avrete già notato che il blog ha ripreso ad uscire a singhiozzo) voi perdonerete me, e io forse perdonerò il mondo . La Fornero no, però.

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Novità

Se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno sarà dura, molto dura…

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Via tutto

Mentre oggi alle 5 un gruppo di sventurati ballava danze country in via Dante, mi domandavo dove andremo a finire se non a ramengo per cui, beccatevi le renne e tanti auguri

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Rieccola

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La pecora cinematografica, cioè. Risvegliata dal suo torpore (e negli ultimi tempi ha dormito un sacco) dall’ultimo film di Stephen Frears, Philomena, premio a Venezia per la sceneggiatura, che mostra come per fare un buon film occorra, in ogni caso, una buona sceneggiatura. E questo ce l’ha, ed è meravigliosamente girato , è recitato in una maniera superlativa, è divertente, commovente, riscaldante. Cinema narrativo, nella miglior accezione del termine, e come lo fanno gli inglesi, non lo fa nessuno. Zero pecore, un miracolo.(siamo stati in sonno rem per un mese e mezzo, dicevo) . Siamo andati con il cugino piacione, che si è mangiato la frittatina di antipasto (ricetta del nipotone che l’ha rubata a Gordon Ramsey, le cose che guardano i ragazzi in tv), il pollo al vino precedentemente cotto , gli zucchini al verde e i carciofi del gastronomo Mimmo, comperati mentre lui e il mio martirio davano la caccia alla piccola Stronza che alla vista dell’ospite, che per altro conosce benissimo, si è eclissata. Ricomparendo come se niente fosse al mio arrivo quando ormai il suo affranto papà aveva i nervi a pezzi. Una piccola Stronza appunto (ok , l’abbiamo viziata indegnamente, e siamo genitori totalmente privi di polso-io , cioè)

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A Christmas Carol

(Parte di questo ho cercato di inviarlo la sera di Natale, ma non so perché la nuova versione di wordpress non me lo lasciava fare. Ho dovuto lavorarci un po’ su. In ogni caso, qualcuno dei miei venti lettori si è giustamente lamentato. E’ colpa della scuola – e dei compiti e dell’avere ventimila studenti e del lavorare troppo – qui una volta tanto dò ragione al mio martirio, E’ colpa della scuola se ho avuto poco tempo per scrivere, e ancora meno per andare in montagna. Qui però se non mi dò una mossa rischio di sclerare, Ma Di Bruttto, come diceva il gendarme Huber . )
Dovendo sopportare mio marito e mia cognata a Natale e a S. Stefano ho preferito invitare la vigilia il cugino di mio marito, il cugino piacione, giusto per fare cucina in modo normale e aver qualcuno che mangiava senza protestare. Prova superata: merito del macellaio e del bue di Carrù. Di Natale, mia cognata ha fatto a mano gli agnolotti . E qui non ho nulla da dire: la dieta è morta tra l’antipasto e il panettone. Poi siamo tornati a casa presto a riposarci ma prima abbiamo cercato un automatico per le sigarette dietro casa. Come è successo nemmeno io lo so. A casa suona il tel. numero sconosciuto, ma al telefono in realtà c’è Marco Rena, un vecchio amico di cui ormai ho notizia per interposta consorte (lavoriamo insieme). Ha trovato il portafoglio di mio marito, documenti soldi tutto.
Mode Grinch, off.

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Grrr

Niente anche oggi, nonostante il sole. Rischio valanghe 5 un po’ dappertutto. Sempre più sclerante. Si rimanda a lunedì

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Entropia 2

Sempre per quel che dice la mia migliore amica, che se tuo marito non facesse certe cose in certe circostanze , dovresti preoccuparti. Infatti. Siamo sotto Natale e sta sclerando, il che negli ultimi anni si è tradotto con il prendersela con il mondo intero, vivi e morti. E vi assicuro che questa è una raffinata forma di understatement rispetto alle parole che gli escono di bocca, al mio indirizzo, in primis , ma temo ormai che un giorno o l’altro le stesse parole gli saliranno alle labbra presente qualcun altro.
Non che la depressione di Natale non colpisca anche me: oggi ho deciso di andare affare il mio solito minimo allenamento in un posto che amavo molto da bambina. Già questo ė patologico: come insegna il ragazzo della via Gluck, quando torni poi non riconosci il posto. Io sono andata sino all’ospedale Borsalino, e alla presa dell’acquedotto dove andavo a cogliere fiori con mia nonna ( e prendevamo il filobus, quando ad Alessandria eravamo autenticamente avanti) . A parte che oggi c’era una umidità praticamente solida, la stolida tristezza del luogo mi ha enormemente colpito. Niente, a parte la presa dell’acquedotto era simile al passato, persino il Borsalino, dopo l’ alluvione è stato restaurato alla perfezione, ad eccezione delle due palazzine razionaliste ai lati dell’ingresso. Ovviamente, non c’era nessuno, ovviamente ero sola con la mia tristezza, e tornare a casa non ha migliorato l’umore.

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Entropia

Mentre le vacanze di Natale si avvicinano a grandi passi e io ho effettuato soltanto un’altra uscita ( e, fra l’altro la regolarità con cui questo blog usciva è andata a catafascio , ma spero di emendarmi presto), alcune cose sono , come dire, rimaste in un limbo da cui continuano a far capolino senza trovare una soluzione. Tralasciamo, per ovvie ragioni le consuete geremiadi tasse-lavorinonfatti-scuola-soldichemancano-vogliovivereinunmondocivile. Per quelli sto piangendomi addosso in carne e ossa con tutti quei pochi che conosco, ancorché lato scuola ci sarebbero alcune cose divertenti da raccontare che però contribuirebbero a rafforzare il lato depressivo.
Quello che ci sta sopra minacciosamente ha piuttosto a che fare con la poco allegra convinzione che il graciously getting older, come dicono gli inglesi, è una (colossale) panzana autoconsolatoria: la vecchiaia, con i suoi annessi e connessi di cose che non funzionano a livello generale e particolare, ti salta addosso senza preavviso, non gradualmente, una ruga qui un indebolimento del ginocchio là. Come se, quando la data di scadenza si avvicina, le tessere come i pixel del digitale terreste in una brutta serata, cominciano a sgretolarsi. E in più, ci si è messo anche il medico di mio marito a dire che certe cose (cuore polmone cervello sangue e altro, molto altro) sono lì scritte nei nostri geni, come la tuche di Platone, e non c’è modo di modificarle ( e grazie per questa dovuta ventata di ottimismo). Mentre ci consoliamo con la caduta del libero arbitrio e con la caduta verticale della fiducia nella medicina, senza nemmeno poterci consolare con la convinzione platonica che almeno il destino si può scegliere prima di arrivare qui.
La parte consolatoria sta che sono andata a Courmayeur, prima della grande nevicata, approfittando di una delle insulse assemblee dei miei studenti ( a dire il vero nemmeno le nostre dei bei tempi andati erano sensate…). Il bello era che su di neve c’è n’era già un bel po’ e pur essendo un venerdì pre week end in giro non c’era nessuno ma proprio nessuno. La Val Sapin perfettamente percorribile con racchette, il passo talmente lento che mi sono vergognata, il sole caldo, la temperatura a meno quattro. Nemmeno un negozio aperto per comperare un etto di fontina, e il negozio di alimentari della vecchia parrucchiera amica di mia madre scomparso per sempre.
Anche questo va messo in conto all’entropia.

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Yesssss

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Ecco qui, non chiedetemi come (in realtà l’ultima parte è una specie di schemone senza troppo rispetto per la grammatica, ma…ce l’ho fatta, ho scritto 50000 parole nel mese di Novembre, per lo più di notte, nei ritagli di tempo, sull’ipad, nelle riunioni noiose a scuola, insomma ho barato un po’, ma ce l’ho fatta…Ora viene il bello

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Indovina ….

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