Neve

“Amo la neve. In questo sono assolutamente figlia della mia terra. I fiocchi di neve mi riempiono di allegria e felicità, fin dall’infanzia. E sono infanzia. Sono il silenzio ovattato delle mattine d’inverno quando mi affacciavo alla finestra e scoprivo un paesaggio bianco e silenzioso, magia pura. Sono io che corro da mia madre e le dico “Nevica”, come se fosse una scoperta. iSono impronte scure nel bianco, i giochi, un luogo conosciuto che diventa speciale, lo sfarfallio luminoso dei fiocchi che scendono, che si posano lievi e freddi sulla pelle. Palle di neve, sorrisi, corse, alberi bianchi, quiete, gioia. L’inverno dei disegni a scuola, l’inverno delle fiabe. ” (Carla Reschia)

Qualche volta rubo. Specie se amo i libri di chi scrive. Specie se ( oggi sono in una scuola) vedo la neve fitta dai finestroni . E i bambini, quelli che non fanno il tempo pieno, la prima cosa che dicono alla mamma è “nevicaaa”. Come noi.

Poi a prescindere da tutto, meno male, almeno la camera a gas si calma un po’. La natia Mandrognistan ville si piazza tra i primi dieci nella classifica delle città più inquinate: possiamo ancora migliorare.

La fiocca dalla mia finestra al lavoro

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Questo strano inverno

Ieri guardavo in tv la libera di Wengen. In Svizzera c’erano montagne di neve e la nord dell’Eiger, in ombra mentre gli atleti sfrecciavano ai suoi piedi a 120 all’ora era lustra di ghiaccio. A Mentone sentivo il bollettino della neve francese, stessa cosa ( tranne nei Pirenei). Dal mare si vedevano le cime innevate del Mercantour.

Oggi siamo andate tra ragazze alla fiera di St.Ours a Donnas, l’altra fiera, ma non secondaria, più compatta e per alcuni aspetti, più genuina, perché distribuita nelle vie principali del vieux village . Siamo talmente poco alla moda che in un’intera giornata non ci siamo fatte nemmeno un selfie…

Lo ammetto, non riesco quasi mai ad andare alla fiera di Donnas perché non mi ricordo mai le date, ma quest’anno non riuscirò ad andare ad Aosta ( ma tranquilli, ci andranno i miei agenti segreti) e tornare a Donnas dopo un milione di anni o più è stato davvero bellissimo, complice anche una giornata che sino alle cinque ci ha offerto una temperatura gradevolissima. Ma appunto, una temperatura gradevolissima al venti gennaio non è proprio usuale, specie se la neve si trova soltanto a duemila metri o più, sulla cima delle montagne. A valle, è tutto marrone, e siamo già in una condizione di siccità che non si può non sottolineare. Siamo arrivate alla mezza, abbiamo trovato facilmente parcheggio al campo sportivo, non vicinissimo, ma neanche lontanissimo, abbiamo trovato la pro loco e abbiamo deciso di fermarci a mangiare qualcosa ( astuti, hanno messo un Tazebao con il menu e i prezzi a lato della provinciale) : dopo una attesa di circa un quarto d’ora – c’era il mondo – abbiamo ottimamente mangiato a prezzi modicissimi . E grazie ai volontari della pro loco che sono stati davvero simpaticissimi. Va detto che una coda così educata, tranquilla, senza nessuno che spingeva o si spazientiva, non pareva nemmeno italiana. E poi abbiamo passeggiato in mezzo a una fiumana ininterrotta di persone che si fermavano, osservavano e discutevano ogni pezzo. E da tanti frammenti di conversazione captati qua e là il ritornello più frequente era ” molto meglio che ad Aosta” ( sorry boys). Alcuni espositori sono ovviamente gli stessi, ma molto spazio a Donnas è dato dagli scultori in legno e alle scuole di scultura. Io ho comperato un soprammobile perfettamente inutile che fa bella mostra di sè nella fotografia in alto. (Indovinate cosa…). Ho accarezzato di fare correre il tatà (il giocattolo con le rotelle) davanti ai gatti, ma ho rinunciato ( perché ci tengo al mio acquisto)… però sarebbe stato carino vedere la loro reazione.

Ps. L’ho fatto. Non lo hanno degnato di uno sguardo. Ora è in cima alla libreria a sparger profumo di legno fresco.

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Ancora in Costa Azzurra (almeno con la mente)

Per  chi come me lavora nella comunicazione e nella ricerca storica, gennaio è, veramente, un mese di superlavoro: soprattutto per il Giorno della Memoria organizziamo eventi, incontri, mostre e soprattutto dobbiamo divulgare quel che facciamo. Il che è precisamente quello che faccio come day job. E devo dire che a parte qualche sporadica escursione camminatoria ieri pomeriggio – io Tobia e Lulù – viaggio principalmente con la testa, o con i ricordi.

Non ricordo nemmeno più come mi sono avvicinata a Mentone. Se non che c’eravamo capitate io e mia madre, probabilmente dopo aver letto da qualche parte della Fête du Citron. Ho passato da bambina molti inverni a Sanremo ( Sanremo in inverno, Courmayeur in estate) camminando su e giù per l’entroterra. Mentone, che è a pochissimi chilometri dal confine, mantiene la sua aria tipicamente genovese pur essendo altrettanto tipicamente francese. E soprattutto si può camminare praticamente dal confine a Montecarlo lungo il mare prima e poi sul sentiero dei Doganieri, che gira lungo il cap Martin sino alla casa che le Corbusier si fece costruire proprio a picco sul mare ( il Cabanon). Il bello di Mentone sono le viuzze della città vecchia, le scalinate ripide che conducono al punto di osservazione migliore : il cimitero sul castello…e come sempre in Francia avresti voglia di restarci e fare un picnic ( la gente gioca a bocce al Père Lachaise, o almeno lo faceva…), comunque non fatelo, è vietato. Mentone è uno dei miei posti preferiti anche per andare al mare: acqua pulita, belle onde , ciottoli – se non che in effetti sono due anni che non metto più piede sulla costa , quale che sia , in estate. Chissà, magari ci tornerò. Fuori stagione, se posso: la Costa azzurra in estate è più o meno come Rimini, un delirio. E fa caldo. Due cose che se posso cerco di evitare. E ora, prima di dormire, deliziatevi con questi colori.

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Una regione per tutte le stagioni

Una delle ragioni più tristi dell’invecchiare, è che finisci presto o tardi per ritrovarti nei panni, se non dei tuoi genitori, almeno di una parte consistente del tuo parentado, al mare in inverno, in montagna d’estate. E considerando che la neve sulle piste, sino ad ora viene dai cannoni per lo più, più che dal cielo ( ci sono ovviamente eccezioni, ma se avete guardato in tv le gare sulla “Stelvio”- con o senza Salvini, sapete cosa voglio dire) chi come me va di racchette resta un po’ spiazzato .  Nelle aree disponibili in giornata dal natio Mandrognistan, stiamo così. Inoltre , ci metti meno tempo ad arrivare a Mentone che a raggiungere Livigno e la sua neve vera. E avendo letto in lungo e in largo le aberrazioni dei cosiddetti vacanzieri di Natale sulle piste, preferisco per il bene del mio stomaco malandato rimandare ad un periodo più propizio. Magari quando il provvidenziale asteroide sarà caduto.

Oggi ero ad Antibes, quintessential French Riviera, ma sarà stata l’ora pomeridiana o non so che, i turisti erano meno numerosi di quanto mi sarei aspettata, e ho trascorso un pomeriggio delizioso arrampicandomi nelle stradine del Viel Antibes, in mezzo a botteghe, vecchi palazzi ( un eclettico mix di Ottocento, Art Nouveau e anni Trenta) sino ad arrivare alle mura della cittadella fortificata da Vauban come contrafforte verso i pericolosi Savoia . Ricordo ai più che abbiamo ceduto Nizza e la Savoia nel 1860, mannaggia a noi, e Garibaldi, che appunto era di Nizza, non l’aveva mandata giù.

Scendendo dalle mura con in faccia il Forte, si arriva al porto turistico dove il più piccolo degli yacht ormeggiati è praticamente una portaerei e dove, sino a domani, c’il solito, onnipresente, e alquanto spiazzante mercatino di Natale con le casette di legno. Altrettanto spiazzante, volevo solo avere la migliore visuale per una foto, la trafila controllo/ metal detector . Non mi dà nessun fastidio, per la verità, oltre alle casette, c’erano le giostre , la pista di pattinaggio e i bambini che giocavano, quindi benissimo, visto che di Jersey, posto che servano, nemmeno l’ombra. Ma anche questo è un segno dei tempi. Se anche la pista di pattinaggio vi sembra incongrua in riva al mare, probabilmente ormai fa parte degli stereotipi di Natale.

Tips Antibes si trova all’uscita 44 dell’A8, l’autostrada più cara del mondo dopo la RAV Aosta – Traforo del Monte Bianco. Il consiglio, se non lo avete, è di procurarsi il telepass europeo, che fa risparmiare tempo, affannose ricerche di monetine perché nel primo tratto ci sono tre caselli in venti metri, praticamente, e strombazzate da parte del prossimo se non si è veloci abbastanza. La città vecchia è quasi completamente pedonalizzata, ma ci sono parcheggi comodi un po’ dappertutto e non proibitivi in quanto a costo. L’attrazione principale della città, oltre alle mura , al panorama, alle spiagge e alla storia, è il museo Picasso, che soggiornò per un po’ ad Antibes e poi anche a loro lasciò una dotazione di quadri. Però voglio dedicarci un po’ di tempo e sarà per un prossimo viaggio. A tutt’oggi ci sono ancora in giro i gilets jaunes, ma non facevano blocchi stradali, almeno ad Antibes.

La Befana vi saluta e vi raccomanda di assaggiare la famosa galette des Rois al frangipane. Chi trova la fava- cioè la sorpresa, diventa il re della festa.

English version: a riviera for all seasons

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100 cose

Così, come primo post del Nuovo Anno – che anche se già ci immaginiamo che non sarà poi così diverso dal precedente, Leopardi Docet , però un pochino di speranza ci resta – iniziamo parlando di due cose che amo: Courmayeur, e i libri. Per dirla con Fruttero e Lucentini questo è un classico libro da coffitebol. Bello spesso e pesante, e infatti è stato fotografato sul tavolo etto ottocentesco che lo ospita e che era di mia nonna. E’ la mia unica traccia di vita cormaiorese. Sono andata a Courmayeur una sola volta negli ultimi anni durante le vacanze natalizie, e ho giurato a me stessa che non avrei ripetuto l’esperienza. E a giudicare da quella specie di invasione degli unni di cui i gruppi si lamentano su Facebook ho fatto bene anche quest’anno a lasciare perdere. Per altro se usate per la pubblicità il Milanese imbruttito, poi non lamentatevi ( ma loro fanno satira, sul milanese cumenda che fattura paga pretende, e poi magari ti frega la piantina da due euro sulla fioriera che hai messo in via Roma – spoiler, una di di queste due cose è reale, indovinate quale), e anche l’app e sito iMontBlanc, se pubblica trenta foto di adolescenti festanti al SuperG, è perché si indirizza a quel pubblico lì ( il Super G è diventato nel bene e nel male il simbolo di questa nuova Courmayeur e a vederlo chiuso e spettrale in estate, un po’ come tutto il Plan, mi ha fatto ricordare di quando era il nostro après piscina…)

Per tornare al libro, è esattamente come ci aspetterebbe, con molte bellissime foto, e i testi che in alcuni casi, e mi spiace dirlo, sono un po’ troppo redazionali ( e avendo lavorato milioni di anni fa nel settore, helas, posso dirlo, mancano un po’ di entusiasmo). Ci sono tutte le cose che ci si aspetta, dalle Terme al Super G allo Skyway ai liquori di Gojo ai formaggi di Panizza, alla Buona Stampa, ai negozi di lusso; ci sono negozi e luoghi che non riesco a ricordare dalle mie ultime visite, ma forse perchè non ci ho fatto molto caso… E però, anche se è sicuramente un libro da avere, e infatti l’ho comperato, un pochino mi ha deluso. Un plauso per l’App iMontblanc, però, è la più aggiornata tra quelle del suo settore che ho sperimentato (su quella di Innsbruck, per fare un esempio, ci sono ancora negozi defunti da almeno tre anni)

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Chissà

Non è mio, ma dei millanta auguri che ho ricevuto, questo è di gran lunga il migliore

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Cosa fare a Natale se andate in vacanza

Ok, questo è un post , serio, di pura invidia. Perché in questa settimana in cui l’Istituto è chiuso e noi siamo in ferie, io mi sto dedicando ad una parte di studi che devo aggiornare e , soprattutto, al trasloco infinito (buoni propositi per il 2019:rendere il trasloco infinito , finito. Una buona volta.) Così, mentre noi affoghiamo nel nebbione ( non so se sia una buona notizia, ma in queste vacanze di Natale sono ricomparsi nel natio Mandrognistan quei bei nebbioni di una volta, quelli che Whitechapel di Jack lo Squartatore levati proprio, quelli che imboccare contromano una via del centro e non rendersene conto era non solo possibile, ma facilissimo), altrove il cielo è blutrail, e persino c’è neve.

A Bressanone, per esempio. “La Plose, a soli 7 km dalla città di Bressanone, è considerata uno dei comprensori sciistici più soleggiati dell’Alto Adige e ha molto da offrire, specialmente agli intenditori.

Le ampie piste sui versanti soleggiati della Plose fanno vivere una esperienza sciistica unica. Le numerose piste e i diversi livelli di difficoltà rendono lo sci un’esperienza indimenticabile sia per i principianti sia per gli esperti. La fantastica vista delle Dolomiti dalle pendici soleggiate della Plose rende la giornata di sci un’esperienza da vivere appieno. La leggendaria pista Trametsch è considerata in assoluto il meglio per ogni amante dello sci. Con partenza dal Rifugio Plose a 2.446 metri, questa discesa si snoda su bellissime piste fino alla stazione a valle della cabinovia della Plose ad un’altezza di 1.067 metri. Un’esperienza sciistica unica, caratterizzata da un totale di 1.400 metri di dislivello e di 9 km di discesa. Ma sulla Plose non si divertono solo gli sciatori. La montagna di casa di Bressanone, infatti, offre a principianti e ad esperti slittinisti una possibilità unica per slittare. RudiRun, la pista da slittino di 9 km, è una delle piste più lunghe delle Alpi. La pista per slittino offre divertimento a tutti ed è una grande attrazione per chi visita la Plose. E non c’è solo la pista da slittino RudiRun: l’offerta della Plose comprende anche la discesa in slittino fino alla Rossalm. E qui, ci si potrà fermare per una pausa nei confortevoli rifugi, godendo di una magnifica vista. Non avete ancora molta esperienza con lo slittino? Durante le Giornate dello slittino vi mostreremo come si va con questo divertente mezzo. Ogni domenica dal 26.12.2018 al 03.03.2019, presso la stazione a monte della cabinovia Plose, un esperto sarà a vostra disposizione. Otterrete così utili consigli su come divertirvi con lo slittino.

 

Chi invece sulla Plose preferisce non usare lo slittino, può percorrere a piedi, con le racchette da neve o gli scarponcini, i numerosi sentieri per escursioni invernali e godersi nelle giornate invernali di sole lo splendido panorama delle Dolomiti, Patrimonio UNESCO. Diversi sentieri escursionistici e escursioni guidate con ciaspole regaleranno tutto ciò che si desidera.” – Grazie Erica Kircheis. A parte le facili considerazioni su l’elefante sullo slittino, io in slittino mi sono sempre divertita moltissimo, anche quando ero adolescente. Poi certo puoi passare alla disciplina olimpica, ma lì c’è un bel salto…Quando sono stata a Plose, a ottobre, a parte le temperature non certo ottobrine, la prima cosa che ho pensato guardando il panorama e avviandomi sull’itinerario scelto, è stato, chissà se si può ciaspolare. Si può. Avrei dovuto immaginare che molti itinerari di raccordo tra i rifugi, che sono in falso piano o in dolce saliscendi sarebbero stati perfetti anche per le ciaspole. Voi che potete, andate.

Plose in autunno, Plose ora (foto courtesy Brixen.org)

(Finirà, il trasloco e io avrò finalmente una vita nuova) #post in collaborazione con Brixen.org)

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Natale

Buon Natale da Gesù Gattino ( e pensate che io ho smesso di fare il presepe per questo) Passatevela bene, folks.

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Meglio del prosciutto

( un prete e un rabbino si incontrano in treno e il prete continua a magnificare le virtù del prosciutto di Parma all’altro. I due scendono alla stessa stazione e ad aspettare il rabbino c’è una splendida ragazza: la moglie. Il rabbino si volta verso il prete e gli dice strizzando l’occhio ” meglio del prosciutto…” – Grazie a Elena Loewenthal, anche se questa è una storiella classica della cultura ebraica)

Ho preso una botta di freddo accompagnando un caro amico alla sua ultima dimora (veglia funebre accompagnata dalla sua Confraternita, santo rosario, funerale, spargimento delle ceneri del defunto sulle ortensie del giardino – anche se quest’ultima parte me l’hanno solo raccontata) Così ho trascorso domenica e parte di lunedì con la seconda cosa più bella dopo l’andare in montagna: letto – gatto – libro (ok, per chi è in coppia c’è anche una terza possibilità).

E che libro. Il breve e densissimo piccolo libro di Paolo Cognetti che racconta del viaggio in Dolpo compiuto lo scorso anno, e già diventato un numero monografico di Meridiani Montagne . Non è un romanzo, non è un reportage, è probabilmente Il leopardo delle nevi dei nostri tempi (a lui piacerebbe, credo, sentirselo dire, e avendo letto quel libro in tempi non sospetti posso ben dirlo . Tra l’altro credo che il libro di Mathiessen , così “psichedelico”, sia adesso piuttosto datato). Ma è il tema fondamentale del libro che mi ha profondamente toccato. L’idea della montagna come civiltà destinata ad arrendersi alla modernità , e di una sorta di fraternità che deriva da tradizioni e comportamenti trasversalmente diffusi in tutte le terre alte.

Ai gatti è piaciuto. O meglio, è piaciuta l’idea che io stessi insieme a loro, leggendo ad alta voce.

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La stagione del Natale 4

Sparkling Christmas!

Il week end di Sant’ Ambrogio, grande della Chiesa e patrono di Milano, è il week end di apertura della Scala, dell’albero in piazza Duomo (main sponsor Unipol, 40000 luci a led, il legno venduto per beneficenza, lo chiamano Christmas Tree mica albero di Natale) dell’albero Swarovski in Galleria dove le luci saranno anche di più e dove uomini donne bambini cani preti e giapponesi tutti volevano il selfie e la Fiera degli Obei Obei, che è come il mercatino di Mandrognistan ville ma cento volte più in grande, con cento volte più gente – diciamo che le persone di oggi, il nostro mercatino natalizio del centro le fa da qui sino all’Epifania. Forse. Le bancarelle corrono tutto intorno al Castello Sforzesco, già che sei lì un salto a vedere la Pietà Rondanini, ora che ha un museo tutto suo, è d’obbligo, così si ha anche la scusa della cultura. Ah durano due giorni, poi ti arrangi con Porta Venezia, la Darsena…ma gli Obei sono anche un rito della vecchia Milano, anche se ci sono gli africani e i cinesi e le olive calabresi.

E noi, io e il cugino piacione siamo andati a fare i babbani in mezzo ai maghi praticamente. Di milanesi in giro credo pochissimi ( il cugino ha quasi travolto un cinese mentre mi faceva una fotografia), probabilmente quelli che sono andati alla prima a 2500 e rotti euro ( per i lefebvriani del Circolo degli amici della Musica con cui sono andata a vedere Poulenc – regia di Emma Dante – Livermore è un punk, praticamente) . In compenso, Mandrognistani fieri di esserlo, ben tre gruppi in metropolitana che tornavano a Famagosta carichi di pacchetti. Non mi capita quasi mai di andare a Milano di Domenica, ormai ci vado quasi sempre di giorno e per lavoro, più o meno, e devo dire che in un giorno feriale, quando la città vive lavora produce eccetera non c’è così tanta ressa. In Italia non c’è città che abbia così tanto bene imparato a costruire ex novo il mito di se stessa come Milano. L’unico posto in giro in cui ci sia un’idea di futuro.

Consigli: in giornate come questa i cani ingombranti, o mignon, le carrozzine, i bambini troppo piccoli è meglio lasciarli a casa. Non si divertono, e in generale danno fastidio agli altri ( io personalmente ho persino un po’ paura per loro , e questo nonostante abbia col tempo imparato a stare nella folla, anche se un concerto di Vasco Rossi con 100000 altre persone anche no grazie, e mannaggia questo sinora mi ha impedito di andare a vedere Bruce Springsteen dal vivo, ma posso ancora lavorarci, prima che io, e lui, si diventi troppo decrepiti)

La metro si può pagare direttamente con una carta di credito contactless senza bisogno di fare il biglietto: un mito ( come dicevo, non sembra nemmeno di stare in Italia): zero code, zero stress

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