Piccola storia horror

scrittore alle stelle

Mentre il mondo gira, non si sa quanto bene, io ho prodotto le cinquantamila parole, una più una meno, del NaNoWriMo. Su cosa ho scritto, per ora, silenzio: da qui a Natale mi dedicherò a un secondo giro di editing (il Nano, in realtà, era una riscrittura).

Però in questi giorni, mentre nel frattempo lavoravo, scrivevo altre cose, parlavo e facevo notte (salvo crollare con i gatti il giorno dopo), mi è capitata questa avventuretta.

Sabato scorso ho deciso di affrontare una delle questioni ancora irrisolte – nonostante che la mia casa sia sempre ancora più o meno un disastro (ma meno) – cioè la seconda cantina, quella che ancora è piena di scatoloni sino al soffitto, piena di roba varia, molta della quale potrebbe finire felicemente in discarica. Sabato scorso, dicevo, ho affrontato la cosa insieme al mio amico Walter, che giustamente si lamenta perché lo cerco quando ho bisogno un uomo di fatica (d’altro canto, è l’unico che conosco: in questo caso però, il plus è che la maggior parte degli scatoloni li ha fatti lui, quindi c’è una sorta di giustizia poetica, per così dire, nel fatto che mi aiuti anche a spacchettare.) Abbiamo messo insieme una dozzina di scatoloni che il lunedì ho portato da sola in Casa di Quartiere (alla Comunità San Benedetto al Porto), dove però i ragazzi mi hanno dato una mano.

Comunque, ho portato a casa due tappeti, che improvvidamente avevo lasciato lì (ma stanno benone e dopo una settimana il vago sentore di cantina se n’è andato) e un’ennesima borsata di lenzuola. Allora, saliamo in ascensore, io, Walter, due tappeti, e una borsa dell’Esselunga con le lenzuola. E la porta non si chiude. Una volta. Due volte. Walter comincia a fare batture cretine e io prendo le scale. Arriva. Scarichiamo i tappeti. Le porte dell’ascensore cominciano a battere. Stiamo a guardare, poi Walter toglie un pezzo di filo che pende tra le porte, e i battenti finalmente si chiudono. Poi Walter se ne va e io non ci faccio caso. Lunedì mattina. Prendo l’ascensore per andare al lavoro, la porta si apre, io entro e le porte cominciano a sbattere. Dopo un po’ esco e prendo le scale.

Torno la sera, prendo l’ascensore a terra, arrivo su, le porte si aprono e poi non si chiudono più. Il giorno dopo scendo un piano, e funziona tutto. Salgo per caso con il mio vicino del piano di sopra. Le porte si aprono e si chiudono senza fiatare. Comincio a pensare che l’ascensore ce l’abbia con me.

Chiamo l’amministratore, che mi dice che qualcuno si è lamentato e sono già passati gli addetti (ah menomale, allora non ce l’aveva solo con me). Arrivo a casa, prendo l’ascensore, le porte ricominciano a sbattere dietro di me. Delle due l’una o l’ascensore è indemoniato, o ci sono i fantasmi. Insomma, per una settimana sono salita e discesa un piano più in basso. Oggi sono scesa stamattina e ancora nel pomeriggio per portar su l’albero di Natale e boh, non è successo niente. Rinuncio a capire. (o forse i fantasmi non hanno fatto straordinari nel week end)

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#Postserio

Siamo, per la seconda volta in un mese, a mollo. Non in Alessandria città, per fortuna, anche se adesso, a tarda sera di domenica, il Tanaro è proprio al filo del parapetto. Masiamo circondati dall’acqua dei fiumi. Dalla Bormida, dal solito Rio Lovassina che ormai dal 1935 allaga con regolarità i dintorni di Spinetta, dal tanaro, da rii e torrentelli che alla prima pioggia inondano i campi.

E ci sono zone dove non c’è luce, per guasti vari, o l’acqua.

Siamo fortunati, rispetto a zone, nell’Acquese e nell’Ovadese, per non parlare del crinale appenninico (da Genova guardavano con preoccupazione ai nostri accadimenti)

Ah ma da noi è tutto aperto: come faranno i docenti ad arrivare al lavoro (e tutti gli altri pendolari) con strade e autostrade a pezzi, sono cavoli loro . Tenerci all’asciutto, però, sono cavoli tuoi, caro sindaco – se metti a posto il Lovassina, per esempio, passi alla storia.

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Hallo Hallo

Se fosse la canzoncina dei sette nani, potrei dire “andiam a lavorar”. Ebbene ci sono andata a lavorare e pure a scrivere, mentre i gatti o dormivano o boicottavano. Ma non possono lamentarsi, perché specie la sera sono uscita pochissima ( stasera mi chiama Il Grande Longo: Alura come sei messa? Ma veramente stasera sarei già in modalità pile gatto libro letto…Ah beh allora, che vitalità. Chiusa lì e non fatevi illusioni, abbiamo un film che aleggia su di noi, ma sto cercando di barattarlo con un altro in cui sono automobili e circuiti – ha già detto che mi fa uno spiegone – perché mi sa che il posteriore ancorché tonicissimo di JLo non sia sufficiente a tenerlo sveglio)

Comunque ho scritto molto e qui nemmeno una riga. In realtà sono più o meno immersa nel Nanowrimo, che quest’anno ho preso così sul serio da iscrivermi a una cosa che si chiama discord, dove ci sono le chat del gruppo italiano dei wrimos. Motivante è motivante. Ho lavorato meglio al progetto che ho in mente, e pure a certe cose di lavoro che ho scritto. Ci sono anche i write in , le war, gli sprint …sto a malapena iniziando a capire come funziona. Ma qui niente.

Non sono andata nemmeno a Innsbruck per la Alpinmesse, complice il posizionamento di quest’anno subito dopo il lungo week end dei Santi, che invece ho preferito sfruttare a scopo camminatorio.

Tuttavia ecco alcune immagini della rassegna di quest’anno (di Simon Rainier – grazie all’ufficio stampa della Alpinmesse e a Stephanie Bartl)

Salewa è sempre il main sponsor

Il tempo è stato buono, 8000 presenze il primo giorno.

Due focus principali.
Secondo Andreas Eder, Presidente e Responsabile delle Operazioni di Soccorso Alpino di Mayrhofen nella Zillertal: “Fondamentalmente, si tratta di creare maggiori responsabilità tra gli scialpinisti. Naturalmente, tutti hanno il diritto di entrare in un pendio innevato.
Alla fine, nessuno può impedirlo con mezzi legali. Tuttavia, ogni atleta di montagna che si lancia nel terreno aperto dovrebbe rendersi conto che il soccorso alpino potrebbe, nel peggiore dei casi, arrivare a negare qualsiasi aiuto. Ciò è dovuto al fatto che il rispettivo responsabile delle operazioni è responsabile di ogni membro del team. Maggiori informazioni portano a una maggiore responsabilità personale e a una maggiore consapevolezza del rischio. Per se stessi e per gli altri”

Secondo elemento . La sostenibilità ambientale . No Greta non ha colpito anche qui. Il mondo della montagna già da almeno vent’anni, dalle prime campagne ecologiche di Patagonia e di altri marchi ha iniziato a interrogarsi rispetto alle proprie responsabilità rispetto all’ambiente. Riciclare, usare energie rinnovabili , avere un basso impatto ambientale.

Nel giro di due settimane di qui e di là della Regione Alpina si parlava di ambiente e di cambiamenti climatici. Eppure siamo qui sovente a mettere il dito su eventi e manifestazioni che in Italia ma non solo sembrano andare in senso opposto ( il raduno della Jeep a San Martino di Castrozza questa estate, tanto per dire…) Mentre io sono qui sul letto beatamente sdraiata con i gatti sono cullata dal suono della pioggia. Due settimane fa siamo stati sull’orlo di una alluvione e ieri l’acqua alta a Venezia a sfiorato il massimo mai registrato (187 cm su 194), l’archivio preziosissimo del nostro istituto gemello dell’Iveser ha rischiato moltissimo ( e per fortuna non è accaduto nulla, ma i danni alla struttura sono pesanti) mentre i turisti se ne vanno felici nell’acqua alta dicendo how wonderful. Come diceva Beppe Viola “Wonderful a te”?

Se volete ammirare le immagini di Simon andate qui

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Se ancora non ci credete – 3. Dalla teoria alla pratica

Venerdì 18, a Milano Montagna, ho assistito ad una interessante conferenza di Valentina Bosetti, intitolato Strategie per il cambiamento climatico. La prof.ssa ha iniziato parlando dell’ Intergovernmental Panel On Climate Change (IPCC), un organismo delle Nazioni Unite fondato nel 1988, cui attualmente partecipano 195 paesi membri dell’ONU. Il sito spiega che  i governi partecipano al processo di revisione e alle Sessioni plenarie, in cui vengono prese le decisioni principali sul programma di lavoro dell’IPCC e le relazioni  scientifiche sono accettate, adottate ed approvate in modo da fornire ai governi e ai decisori politici tutte le informazioni necessarie in materia di cambiamenti climati.

In altre parole, tutto questo che sta scritto nei report, generali e parziali (l’ultimo è uscito lo scorso settembre e si intitola Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate, e potete scaricarlo a questo indirizzo) è frutto di un attentissimo lavoro direvisione da parte dei governi in cui ogni singola parola è vagliata da stuoli di avvocati come si vedono solo nei film americani. Immaginate, che so, i legali del simpatico bin Salman e degli altri paesi produttori di petrolio che leggono che forse, forse forse, è meglio diminuire l’uso di carburanti fossili…

Anche così, e senza scaricare la decina di documenti di cui il dossier è composto, proviamo a commentare i primi due paragrafi delle Headlines, che sono destinate ai governi – anche al nostro, e non solo perché ci sono scienziati italiani nel panel, che come tutti lavorano a titolo assolutamente volontario).

“A1. Over the last decades, global warming has led to widespread shrinking of the cryosphere, with mass loss from ice sheets and glaciers (very high confidence), reductions in snow cover (high confidence) and Arctic sea ice extent and thickness (very high confidence), and increased permafrost temperature (very high confidence). {2.2, 3.2, 3.3, 3.4, Figures SPM.1, SPM.2}
A2. It is virtually certain that the global ocean has warmed unabated since 1970 and has taken up more than 90% of the excess heat in the climate system (high confidence). Since 1993, the rate of ocean warming has more than doubled (likely). Marine heatwaves have very likely doubled in frequency since 1982 and are increasing in intensity (very high confidence). By absorbing more CO2, the ocean has undergone increasing surface acidification (virtually certain). A loss of oxygen has occurred from the surface to 1000 m (medium confidence). {1.4,3.2, 5.2, 6.4, 6.7, Figures SPM.1, SPM.2}”

Non traduco letteralmente ma:

  1. Il riscaldamento globale è una realtà, e i suoi effetti hanno condotto al restringimento della criosfera (ghiacciai e banchisa polare), la diminuzione della neve e l’aumento della temperatura del permafrost – e queste conclusioni sono condivise praticamente da tutti gli scienziati
  2. gli oceani sono più caldi e più acidi per effetto del CO2 – e questo è praticamente certo

I corsivi sono nel testo orginale e non solo nella traduzione mia.

Conclusioni, to cut come sempre a long story short. Se i governi continueranno lungo le linee guida del trattato di Parigi, la situazione, che già a questo punto è grave, non peggiorerà ulteriormente, e potrà essere stabilizzata. Se non fanno nulla, potrebbe peggiorare, esponendo faste fasce della popolazione a fenomeni di siccità carestie denutrizione malattie, per non dire manifestazioni climatiche estreme dagli effetti devastanti. Direte, potrebbe. Bene, rileggete il paragrafo di questo post. Se con la revisione dei governi l’IPCC ci consiglia di incrementare le politiche “pulite”, e non uscire dal protocollo di Parigi (ditelo a Trump). Vuol dire che ai governi serve un’enrgico richiamo al significato filosofico e classico del termine POLITICA: agire per la polis, che siamo noi razza umana e il mondo in cui abitiamo.

Anche noi possiamo fare la nostra parte, perché è certo che l’unione fa la forza. Ci sono le buone pratiche, che non sono andare a New York in barca a vela come fa Greta, perché non tutte abbiamo un principe azzurro a favore di media. e nemmeno dobbiamo diventare tutti vegetariani. Ma possiamo mangiare meno carne, pretendere che venga prodotta in maniera più etica, diversificare, riciclare, pretendere da consumatori che si producano auto più pulite e che costino un prezzo ragionevole, magari prendere il treno, e pretendere che arriva ovunque e magari in orario.

Ah Trenitalia, non esiste più un treno notturno diretto Torino – Parigi ( o meglio esiste, se vai a Milano). Vent’anni fa il Napoli express passava sotto casa alla 23 e ti scaricava alle nove alla Gare de Lyon, cuccette e vagone letto. Noi il treno per andare a Parigi, seicento chilometri un po’più a nord, vorremmo anche prenderlo. Ci fosse.

(Questo è un post serissimo, e anche un po’ incazzato, perché nel frattempo, il clima ci ricorda sempre anche gli anniversari, c’è stata una alluvione e io a vedere la tomba dei nonni a Montaldeo andrò dopo i santi. Forse. Lo so, ci sono strade libere, tra una frana e l’altra, me le ha mostrate un amico che fa l’autista di pullman per l’Arfea, ma le foto non mi hanno particolarmente invogliata…quindi immagtinate come si sentono gli abitanti di Castelletto d’Orba, e cito solo loro per amore di brevità. Ero a Casalnoceto, domenica 20, e la provinciale per Rivanazzano era un tale fiume d’acqua che ho dormito da Lulù per tornare a casa in un intervallo prima che chiudessero come al solito Ponte Bormida. Immaginate. I fenomeni climatici estremi, ci sono ora.)

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Considerazioni sparse su un week end sostenibile

Era la settimana di Milano Montagna: https://www.milanomontagna.it/en/

Ne ho approfittato per fare un giro a Milano (in realtà una passeggiata di qualche chilometro alla caccia degli edifici progettati da Piero Portaluppi) e per fare incontri interessanti.

No, non ho assistito alla presentazione del libro su Wielicski, anche se mi sarebbe piaciuto, ma questo è il problema di noi provinciali che vanno nella capitale morale del paese e poi si trovano sole e spaesate a tarda ora nella metropoli. ma ho fatto lo stesso incontri interessanti, appunto. Il primo, casualmente ma non troppo, va incontro ad un desiderio delle due donne e di Tobia per le prossime vacanze natalizie : il progetto di Fondazione Cariplo dedicato alle Prealpi bresciane :http://www.attivaree-valliresilienti.it/it/index.html# Le valli resilienti sono la Val Trompia e la limitrofa valle Sabbia. Al momento sto ancora studiando un itinerario, e vi terrò informati.

Le vignette di Caio

Il secondo incontro interessante è stato con le vignette di Caio (https://www.caiocomix.com/). Un mito, che mette gentilmente e argutamente alla berlina vizi e virtù – soprattutto i primi – della comunità di arrampicatori, chiodatori, boulderisti fanatici e così via. E che, e questo non lo sapevo, con il fratello ha gestito per anni la zona di arrampicata in Valchiusella intorno al rifugio Piazza, e il rifugio medesimo. Devo averci parlato, a lui o a suo fratello, anni fa quando frequentavo di più quella splendida valle, che ancora è uno dei miei luoghi preferiti. Poi, per una di quelle ripicche interno – Cai di cui noi piemontesi siamo specialisti (veramente, in ogni campo e nel mio natio Mandrognistan potrei fare un elenco da durare da qui a Natale), è finito tutto. Poi non lamentiamoci se a Milano fanno le Olimpiadi – senza voler generare polemiche sulle grandi opere e blablabla. noi è si interrotto un esperimento perfettamente sostenibile e ad impatto zero.

La terza questione è ancora più complicata e ve la rimando al prossimo post.

(post #sponsorizzato dall’entusiamo delle ragazze dello stand delle Valli Resilienti)

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Alla presentazione

Stefano Pivato e la cultura della bicicletta (che per i romagnoli “ha qualcosa del cane”)

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Finalmente

È la settimana di Milano Montagna

Trovate A questa pagina tutte le informazioni e i programmi. Hanno iniziato lunedì con Simone Moro e proseguono sino a domenica. Ci andrò, e riferirò

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Con la cultura si mangia (2). Almeno il buffet

Stanno iniziando a domandarmi perché non vado più in montagna. La risposta è semplice. Lavoro. Tecnicamente è da un mese che non vedo più un rilievo degno di questo nome, e in altre circostanze sarei praticamente sull’orlo della crisi di astinenza. Invece, in effetti, no.

Cambiare lavoro mi ha aiutato ad essere meno stressata. Non che lo stress e l’ansia siano diminuite, ma sono di tipo diverso, e legate alla maggiore responsabilità che ho ( e così riesco a superare anche gli occasionali svarioni, che ci sono. L’ultimo tra l’altro mi fa sospettare che sia urgente una passeggiata dalla mia amica oculista)

In realtà anche il natio Mandrognistan offre occasioni di cultura. Che spesso facciamo noi, ossia l’istituto per cui lavoro adesso, da soli o con altri. E questo, avrete capito, è un #postserio e sponsorizzato, nel senso che divulgo il lavoro che faccio

Occasione n. 1

Io sul palco

Il Festival Adelio Ferrero. L’unica occasione in Italia di parlare di cinema, e critica cinematografica. Festival storico, che ha subito le vicissitudini legate alla scandalosa mancanza di un teatro. Per la cronaca, io ero là, quando la sala fu invasa dalla polvere di amianto. E questa volta sono dall’altra parte, insieme al figlio di Carlo Rambaldi, che sabato mattina ha affascinato una platea di studenti ( il mio contributo è stato organizzare la cosa, e vi assicuro, se non siete avvezzi a come funzionano le istituzioni scolastiche, che non è facile). Il festival dura ancora oggi, cercate su Facebook, e venire a sentire Giuliana De Sio e Shel Shapiro. Al Teatro Alessandrino.

Occasione n.2

Ecco qui. Noi siamo quelli in alto a sinistra, nella locandina.

Alessandria è città delle bicicletta, perché il barone Michel fu il primo in assoluto a guidarne una per strada. Qui. Un pazzo, a scapicollarsi sui sanpietrini. Come noi adesso, qui le strade non sono proprio conciate benissimo. Il libro è divertentissimo, avendolo letto in anteprima posso ben dirlo, e l’autore molto simpatico. Se vi piacciono i libri e le biciclette tutto questo fa per voi.

( al povero critico, giornalista, addetto ai lavori non si nega il buffet. Almeno quello)

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Con la cultura si mangia

Sabato ho avuto la certezza che il mio natio Mandrognistan si colloca, turisticamente parlando, nel terzo mondo.

Siccome la mia amica Luisa si lamentava , giustamente, che dalle nostre avventure estive non c’eravamo più viste ( avevo ancora da consegnarle il suo regalo di compleanno, che è stato un mese fa), ho altrettanto giustamente ceduto ad un suo invito ad andare con lei alla notte bianca della cultura a Brescia.

Ora, non credo che la maggior parte di noi pensi a Brescia come ad un luogo turistico. Per parte mia, ricordavo di esserci stata una volta o subito prima o subito dopo l’attentato del 1974, e poi ci ero forse fugacemente passata . Ma della città ricordavo appena piazza della Loggia.

Ebbene mi sbagliavo. Brescia è un luogo che ha moltissime cose da offrire oltre piazza della Loggia, che è comunque bellissima, e ora anche un luogo di memoria.

In primo luogo, l’organizzazione. Notte bianca della cultura significa non soltanto apertura dei musei e dei luoghi significativi, significa organizzare eventi, permettere la loro fruizione, anche con prenotazione, e perché no, organizzare il cibo e le bevande ( che sono un corollario, anche giusto e necessario, ma non il solo focus). Luisa non è riuscita a prenotare una visita che aveva in mente , ma:

Abbiamo visitato gratuitamente Santa Giulia, che è un gioiello, dove anche senza eventi e concerti , che pure c’erano, si fa il pieno di cose belle. Il percorso 1 mostra la Brescia Longobarda con Il monastero e la chiesa di Santa Maria in Solario, con la splendida croce detta di Desiderio; il percorso 2 i fortunati ritrovamenti romani, tra cui la Vittoria alata di bronzo. Da tener presente che la via dei Musei dove si trova Santa Giulia era il decumanus della Brexia romana, e poco più in là si trova l’affascinante parco archeologico, pure quello visitato gratuitamente, con il Capitolium, il teatro e tutta la parte sotterranea del foro, già originariamente su due livelli. Uno spettacolo.

Il foro
Il Capitolium

L’unica cosa che ha un po’ spiazzato è stato il fatto che sia il duomo vecchio, sia il Duomo nuovo erano entrambi chiusi. Abbiamo però potuto partecipare ad una deliziosa visita guidata alla Biblioteca Queriniana, dove non solo erano visitabili le sale di lettura che sono parte del polo bibliotecario di Brescia, ma i bibliotecari a turno illustravano la storia e le opere d’arte ( e un giovane bibliotecario ci ha anche portato nell’edificio principale dove c’erano le toilette, perché questo capita alle signore anziane)

La biblioteca queriniana

Popolo in giro: tantissimo. Molti bresciani, ma anche molti turisti ( Brescia per noi è relativamente vicina, da casa di Luisa anche di più e abbiamo scoperto che il parcheggio, sarà stato il sabato, la sera o cosa, in piazza Arnaldo da Brescia ci è costato quatto euro e mezzo per sei ore – nel natio Mandrognistan ci parcheggi venti minuti nella piazza principale) . Di sabato , movida ovunque: in piazza Arnaldo da Brescia, dove c’erano ragazzi e ragazze molto in tiro, nel piazzale antistante dove c’era il festival dello street food, in piazza Paolo VI e zone limitrofe, dove poi abbiamo cenato . E in giro anche due carampane, non proprio in età da movida, che però hanno fatto piacevolmente le due del mattino.

Perché vivo nel terzo mondo? D’accordo noi non abbiamo ruderi romani da mostrare, ma chiese romaniche, dipinti e affreschi interessanti e pure il ponte Mayer sì. Ma il museo del cappello, non si sa, il museo di Marengo boh, la Cittadella che da sola basterebbe per visitare la città, è fruibile a metà ed è sempre ad un passo dal degrado…

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Oltre il limite del ridicolo –

La ferrata del Donnerkogel, in Austria, vanta una scala di 40 metri sospesa nel vuoto. Consideraioni sulla povertà del messaggio turistico.
— Leggi su www.gognablog.com/oltre-il-limite-del-ridicolo/

Oggi mi “limito” a consigliare una lettura , di Gogna, che ha un titolo quanto mai azzeccato. Sapete che condivido i suoi scritti perché solitamente mi ci riconosco e in questa critica all’inutile mi ci riconosco anche di più. Leggete e capirete perché

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