Suggestioni suggestioni

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Fiori

Il giorno della festa della Repubblica mi hanno portato in un giardino fiorito

Come sapete avendo un pollice non proprio verdino (ma mi sto curando), e sufficienti allergie da tenere a bada, non ho un grosso amore per i giardini, anche se da Boboli a Versailles finendo ai giardini Hambury, la mia dose di fogliame l’ho avuta – e pure da bambina pensavo e che palle.

Non è un caso quindi che pur avendo frequentato spesso la panoramica Zegna, nei giardini dell’oasi c’ero passata una volta sola. Mi ricordavo ovviamente dove si trovavano, così ho fatto tranquillamente da navigatore umano. Ovviamente c’era tutto il mondo (quello che non era andato al mare, non era deragliato nella galleria a Roma, non era in coda da qualche altra parte). Quindi il primo teorico consiglio, sarebbe di non andarci di domenica e alle feste comandate , ma si fa come si può .

Ci siamo fermati nella Conca dei rododendri, dove non c’erano i rododendri (è ancora presto), ma c’erano gli oleandri fioriti, e anche un po’ abbacchiati per via della grandinata dello scorso week end. Non è una passeggiata lunghissima, giusto un paio di km, ma abbastanza per assaporare la tranquillità della natura e pure una bella installazione a specchi.

Queste, prima di essere valorizzate dagli Zegna, sono le terre di fra Dolcino, il grande eretico: il monte Rubello, il luogo in cui fu catturato dagli uomini del vescovo di Vercelli, si raggiunge facilmente dalla bocchetta di Mergosio, un poco più avanti

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Da questa settimana ci sarà un cambiamento nella programmazione del blog: i due consueti articoli usciranno lunedì /martedì e giovedì/venerdì. Così avrete tutto il tempo di utilizzare i suggerimenti per il week end, se volete. Più comodo per voi, e anche per me , che faccio esattamente la stessa cosa. Tranne oggi, che ho “lavorato” (ma ci sono lavori molto peggiori dell’operatore culturale, e tenetevi forte, dove sono andata faceva molto molto fresco) e domani, che mi tocca il dentista (a Reggio Emilia, io le cose facili mai, ma del resto nemmeno i miei denti sono “facili”, mannaggia a loro)

Nel frattempo, un fiore

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Tornando alle terme…

Nonostante l’infelice esperienza di Lulù con la multa , la nostra esperienza in val Brembana è stata più che positiva, e dovremmo tornarci ( l’elenco dei posti in cui “ dovremmo tornare” sta diventando bello lungo).

In più, tale elenco è stato ulteriormente allungato durante la nostra permanenza alla Taverna di Arlecchino (ci siamo andati su suggerimento della proprietaria del nostro b&b e poi abbiamo scoperto che è un presidio del Gusto di Slow food e si trova pure nella guida del nostro Massobrio e in parecchie altre, e credetemi, ne vale davvero la pena) Lo chef Michele Moretti era in sala con una coppia di amici, ci siamo messi a parlare, e non solo ci ha offerto un taleggio che era la quintessenza di questo formaggio (una piccolissima produzione locale), ma ci ha dato una serie di suggerimenti su dove andare e cosa fare.

E noi abbiamo prontamente obbedito, il giorno dopo, andando dalla frazione Oneta dove si trova la Taverna a piedi a Cornello dei Tasso (Tasso quello della Gerusalemme Liberata, non il simpatico animaletto), che è sicuramente l’escursione breve (un’ora un’ora e mezza a.r.) della zona, ed è facile capire perché: è alla portata di tutti, su una bella mulattiera largamente lastricata, una via commerciale esistente sin dal medioevo, è in larga parte in ombra nel bosco, quindi relativamente al fresco anche in periodo di caldo torrido, e quando ci siamo andate lo era, si trovano posti gastronomicamente interessanti all’inizio e alla fine, e sia Oneta, sia Cordello sono deliziosi Borghi antichi, con notevoli palazzi, chiese ed affreschi che valgono una visita (la chiesa di Cordello custodisce tracce di affreschi del ‘400 molto interessanti)

Il sentiero parte proprio dietro la Taverna di Arlecchino, è segnalato dai cartelli, a metà strada si può sostare all’Oratorio di Sant’Anna, è una volta arrivati a Cordello ci si può riposare o aggirarsi nelle viuzze e ammirare i resti del castello dei Tasso. L’andata in questo senso è in leggera discesa, quindi il ritorno in leggera salita, ma assolutamente non fastidioso, e nel bosco si aprono scorci interessanti.

Consigli: per il sentiero ci vogliono scarpe adatte, e non scivolose. A Oneta la sosta nella frazione minuscola è consentita solo ai residenti e conviene lasciare l’auto o al piccolo parcheggio, o lungo la strada. Il nostro b&b, Il posto delle fragole, si trova nella frazione più alta di Sentino (si tratta dei piccoli abitati che circondano San Giovanni Bianco), in un posto assolutamente panoramico e tranquillissimo. La signora Monica fa uno yogurt davvero eccellente. Lo abbiamo trovato per caso ed è stata una vera sorpresa.

I portici di Cordello

Alla fine, ecco qui il video dell escursione: https://youtu.be/krNVuZzveAs

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Suggerimento super quick (finisce domani)

Dagli Trenta a visioni più recenti, da Regina, a Carol Rama, Lucia Pescador e molte altre, un viaggio davvero affascinante.

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Altro piccolo post (nemmeno infrasettimanale)

Sono andata al Salone del Libro, per lavoro – non che le altre volte ci sia andata a divertirmi – e mi sembra giusto lasciarvi un paio di impressioni, più che altro, i suggerimenti degli utenti (dell’utente nel mio caso) per il prossimo anno, caro @SalTo.

B come bambini: quelli che fanno delle elementari, che erano tanti, almeno lunedì, tutti in fila per due con le mascherine e nessuno che facesse i capricci. Chapeau a loro e soprattutto alle loro insegnanti. Tra l’altro sono partita con le migliori intenzioni, ma a portare la FFP2 o 3 tutto il tempo non ce l’ho fatta. Ho evitato gli assembramenti e stop. Pazienza. La cosa più rischiosa che ho fatto in due anni dopo la Fnac a Nice, ma lì avevo la mascherina. Per i bambini, tra l’altro, ci sono molte più attività che in passato e questa è un’ottima cosa, i lettori si allevano da piccoli. E l’editoria illustrata per ragazzi ha delle vere e proprie opere d’arte.

B come bagni: ne vogliamo parlare ancora?

C come cibo: quest’anno ho avuto l’impressione che ci fosse un filo più di scelta, ma è anche il primo anno che mangio dentro.

C come Comunicazione: ben riuscita, ma che ve lo dico a fare? ormai avete intercettato pure i ragazzini con TikTok, di cui non mi avvalgo, perché boomer, ma è entertainement quindi ci sta.

E come editoria di montagna: Hoepli, edizioni del Capricorno, Corbaccio, Cai e poco altro. Sempre peggio.

G come grandi Editori. Non li considero quasi mai, perché al Salone vado per quelli che altrimenti non avrebbero visibilità. Ma i loro stand erano affollatissimi.

L come Liguria: cari amici della Regione Liguria, ne vogliamo parlare? Spero che essendo lunedì ci fosse già un clima di sbaracco generale, ma il vostro triste stand semivuoto era la plastica illustrazione dello stereotipo del genovese con il braccino molto corto. Anche perché c’era proprio davanti lo stand della regione Puglia con un’illuminazione che l’abete natalizio di Times Squares a New York scansate proprio. Ma pure Marche, Friuli, lo stesso Piemonte, che aveva uno stand istituzionalissimo, ma almeno animato e con depliant vari: facevano tutte una bella figura. Pensateci.

L come Lingotto: mi perdo tutte le volte, e fa sempre caldo. Il centro commerciale è sempre più bello.

L come libri. Parti sempre dal presupposto che no, tanto sono senza soldi/non so più dove metterli/la lista dei libri da leggere nell’ingresso arriva al soffitto e poi ne compri quattro e un nuovo mazzo di tarocchi. D’altro canto al salone vai per quello, e mi sono trattenuta. Ho comperato il libro di Linda Cottino e Silvia Metzeltin, perché è giusto così.

K come Keller. Ho già detto che ormai mi sono comprata tutto il loro catalogo ( e ci sono anche montagne, tra l’altro)? sono di Rovereto e sono benemeriti della letteratura mitteleuropea

O come Oval: non ricordavo quanto bello fosse questo edificio. Anche perché ci sono entrata nel 2006 per le olimpiadi e poi mai più.

P come premiazione: quello per cui ci sono andata: molta confusione, tanti studenti, per lo più grandi, e grandi lettori, il solito frastuono indescrivibile; ma era il loro momento, e forse poteva durare pure di più.

S come Sedie (ma anche panchine pouf ecc). FATE SEDERE LA GENTE. Lo dicono in molti sin dalla prima edizione. Quest’anno poi c’era la finta spiaggia con le sdraio, ma trovare un posto a sedere per mangiare è stata un impresa, e i bambini di prima mangiavano seduti per terra. Capisco che a sei anni ci si possa anche divertire, ma sull’asfalto rovente anche no.

S come Stand: il più grosso in quanto a misure è quello del Libraccio. Dice qualcosa.

T come triste: fuori nell’area cibo c’era uno stand con su scritto “trovare l’amore al Salone”. Due sedioline e un tavolino deserti e uno più triste dell’altro. Peggio della Liguria. Meglio andare in montagna, va, che in qualche rifugio si trova sempre da chiacchierare…

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Le terme, appunto

San Pellegrino

Come avevo preannunciato, questo week end terme. E no non è nostra intenzione testare tutte le QC Terme del nord, ma ce ne sono di vicine e belle a relativa distanza da Mandrognistan Ville: San Pellegrino, in effetti, è più vicino di Bormio e Pré Saint Didier . In un paio d’ore e con i nostri tempi biblici, e dopo aver tranquillizzato Tobia che è stato lasciato tristissimo a casa, eravamo parcheggiate e mangiate ( i nostri famosi lunch al parcheggio e qui faceva meno caldo che al Vittoriale. Ma sempre caldo, perché questo è il week end del primo caldone)

La fonte

Se come me siete patite del Liberty, il palazzo delle terme è un orgasmo di decorazioni , compreso lo scalone che si vede in tutte le pubblicità, e la sala che racconta la storia dell’acqua famosa nel mondo, che ha un magnifico soffitto affrescato

Tutte le attrazione del percorso wellness sono però nel nuovo e moderno edificio che fa da appendice e che si sviluppa su tre piani ( in modo un po’ più chiaro che in altri stabilimenti, devo dire). Ci sono saune, piscine e stanze relax al piano terra, cascate e una vasca fredda di acqua ferruginosa, la terrazza solarium al primo piano (altre vasche e percorso kneipp), un idromassaggio panoramico all’ultimo piano.

E sempre un super aperitivo offerto

Relax assicurato

Un unico caveat: se avete come noi il biglietto escape 5 ore , che va bene perché per un’intera giornata lo sapete mi annoio, dovete essere fuori dall’edificio entro la scadenza, pena una multa abbastanza salata: 12 euro. Che Luisa ha pagato incazzatissima per pochi minuti, io ero uscita appena prima, con tutta calma, ma casualmente nel tempo (mi ero persino fermata a bere dal distributore- ci sono tisane a disposizione per gli ospiti davvero buonissime). Quindi occhio (pare tra l’altro che sia pratica comune anche a Sirmione e Boario, ma aspetto conferme, please)

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Secondo suggerimento: andare al mare e camminare

Il secondo suggerimento ci ri-porta in Liguria, sempre se riuscite a superare il disgusto per il traffico.

Come vi ho detto, quel pezzo di Liguria non è il mio preferito, vuoi perché è il risultato della speculazione selvaggia degli anni Sessanta, vuoi perché mezzo Mandrognistan si è comprato, in quegli stessi anni, le due stanze al mare e quindi preferisco non avvalermi.

Però un certo numero di amici giurava sulla bellezza di Varigotti e quindi ho provato. Almeno, volendo, si può andare da Finalmarina a Varigotti a piedi , come si può fare il tratto tra Borgio Verezzi e Pietra Ligure. A Varigotti, dopo aver gironzolato per le sue stradine ( deserte, fuori stagione, e senza nemmeno un negozio) si può salire a punta Crena dal parcheggio del centro storico. Due le alternative, salire al castello e godersi il panorama, o proseguire sul sentiero dopo il primo visivo e continuare sino a scendere alla spiaggia. In entrambi i casi, meglio dei tre km sulle pietre della spiaggia che abbiamo fatto noi (ricordatemi di non andare a Varigotti d’estate).

L’acqua aveva la classica temperatura da tedeschi, quando siamo andati noi, adesso se siete coraggiosi, potreste anche fare il bagno.

Punta Crena e il castello
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Suggerimenti

Con almeno un ponte di una certa lunghezza in arrivo, e mentre due gazze bisticciano nel giardino di fronte a casa mia, vi scrivo alcuni suggerimenti su dove trascorrerlo. Il mio ponte lo trascorrerò, se tutto va bene, alle terme (cioè se riusciamo a prenotare l’ingresso)

Primo suggerimento: la Val Susa.

Era da parecchio tempo che volevo andare a vedere l’orrido di Chianocco; avevo tentato la scorsa primavera e mi ero imbattuta in un corteo No Tav; questa volta sfortunatamente, salgo emi fermano nuovamente i carabinieri, ma per una circostanza sfortunata:il funerale di un ragazzo di diciannove anni (alla fine sono andata a leggere i manifesti). Tutto il paese era lì, e lasciata l’auto davanti alla protezione civile come mi avevano consigliato, non ho potuto far altro che osservare da lontano tutte le persone presenti.

In realtà l’ho fatto perché in qualche modo mi sembrava di disturbare, con il mio atteggiamento sportivo vacanziero quello che per Chianocco era sicuramente un momento triste. L’imbocco del sentiero è di fianco alla chiesa, superato il ponte sul torrentello, lo stesso che salta giù nel canyon. Da lì si possono scegliere diversi itinerari di varia lunghezza, tutti ottimamente segnalati.

Io ho scelto quello dell’Orrido vero e proprio,proprio perché non lo avevo mai visto. Il sentiero risale il torrente sino a una prima piccola cascatella, e lì ho avuto la prima sorpresa, era una cascatella artificiale, il salto era un muretto di cemento. Il sentiero piega a sinistra, abbandona una piccola grotta dove c’è un segnale di pericolo e i nastri di chiusura, e risale con bei saliscendi nel bosco, mai faticoso e sempre molto panoramico sinché arriva al bordo del canyon, da dove si può cadere dall’alto, qualora uno voglia buttarsi al di là della recinzione. Il panorama è ampio sulla media Val Susa, anche se quando sono andata io c’era un filo di foschia pomeridiana

Proseguendo si arriva ad un bivio, e per vedere il canyon dal basso si scende verso destra, sino a quello che in bassato doveva essere un bacino piuttosto ampio, perchè qualcuno ci ha subito piazzato una piccola diga che chiude l’imbocco del canyon. Invece ora il torrentello è davvero sottile, e ho potuto attraversarlo facilmente per salire ad un punto più alto sulla riva sinistra dove c’è un secondo belvedere

Il fatto che nello spiazzo ci fosse un cerchio di pietre mi fa supporre che sia un punto di ritrovo (o il luogo di un sabba, chissà), e anche che il lago non è così ampio da parecchio.

In ogni caso ho trascorso un pomeriggio rilassantissimo. Tasso di assembramento post Covid: zero. Non un’anima viva, eccetto gli uccelli.

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Culturale: l’alpinismo è uno sport?

Tranquilli, inizia seriamente poi precipita subito.

Alcune settimane fa, nell’ambito di un corso di formazione di storia dello sport, abbiamo parlato di alpinismo: una di quelle volte, insomma, in cui lavoro e passioni si intersecano. Il prof. Morosini ci ha raccontato del significato sociale e politico di andare in montagna nel periodo postunitario.

Di come le Alpi come terreno di gioco non fossero solo un simbolo di bravura sportiva, ma anche di conquista “reale”, e ha fatto il ben noto esempio dell ‘Eiger e di Emilio Comici, che era anche Commissario prefettizio.

Ora ci si arrampica per sport – ero a Finale, ricordate, e ho anche quell’età in cui ho visto le prime gare di arrampicata sportiva. Da “arrivare in cima” a arrivare e basta. È certamente diverso scalare in montagna dal salire su un muro; ho visto alle Olimpiadi che un fuoriclasse come Adam Ondra nemmeno si è classificato, se non ricordo male. Salire su un muro non è salire sulla roccia. Per altro, nemmeno nuotare in piscina e nuotare in mare sono la stessa cosa. A me piacciono tutte e due, ma non sono la Pellegrini.

Io mi arrampico poco. Nel senso che non mi sono mai spinta oltre il “mani e piedi “ che capita di tanto in tanto camminando.

Poi uno le avventure se le va a cercare…

Pochi giorni fa ho rimesso l’auto in garage, ho chiuso, ho risalito due piani, e quando ho fatto per tirar fuori le chiavi per aprire il cancello automatico ho realizzato che erano rimaste in macchina che era rimasta in garage che era ovviamente chiuso. Mi era anche capitato nella casa vecchia, ma lì c’era una porta sempre aperta che faceva entrare nelle cantine del palazzo di fianco e da quello (Francesco non c’era) ero tornata dove sto adesso e avevo svegliato mia madre per farmi aprire la porta . Molti anni fa quindi. Invece ho chiamato mia cugina che ha le chiavi e le ho detto dove poteva trovare anche quelle del garage. Ho interrotto la sua cena e mi sono messa ad aspettare.

Il mio garage si trova nel palazzo adiacente a dove abito adesso (meravigliose case di geometri – cioè senza nessuna pretesa di bellezza architettonica) e si può uscire con il cancello di emergenza nel cortile. Ma da lì ovviamente non esci più perché non c’è un apriporta. Intanto che aspettavo mi sono messa a valutare l’altezza del cancello di recinzione. Che non è altissimo, in effetti. Così, ho aperto a 90° il cancelletto d’emergenza da cui ero uscita, l’ho appoggiato alla recinzione, sono salita, da lì ho appoggiato i piedi alla scatola metallica dell’ allaccio dei VVFF (perché ho le gambine corte e facevo fatica a salirci direttamente) e ho agilmente scavalcato la cancellata saltando giù a piedi uniti. Oplà.

Oddio, oplà fa pensare a un agile balzo, proprio , ecco, no. Avevo dei mocassini, tra l’altro, che non ammortizzano moltissimo. Comunque ho recuperato la borsa e l’ombrello e sono andata tutta fiera ad aspettare mia cugina.

Sono stata tutta fiera sinché ho scoperto che il cancello automatico che dà sul cortile, spingendo un po’ si apre benissimo… senza fare tutta questa pantomima. Però vuoi mettere.

Cinorosino sulla cuccia mobile – a caso
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