Bric dei Gorrei

Sono in maturità, è tornato internet, e non mi capacito del perché (scusate, ma talvolta le cose sono troppo esoteriche anche per me) e oggi sono andata in Appennino. Devo dire che poche volte ho avuto una bella soddisfazione con così poca fatica. Il Bric dei Gorrei, davvero a una mezz’oretta di strada da Piancastagna – ma si può raggiungere anche da Abbasse, io ho fatto l’anello al ritorno, è un cucuzzolo verdeggiante da cui la vista spazia sulle tre valli in cui sono avvenute, per la maggior parte, le vicende della guerra partigiana qui in Provincia. Con una giornata limpida come oggi, con nuvole d’ogni colore – e un bel po’ di vento – era davvero bellissimo. Da Piancastagna il sentiero passa dietro al monumento e al centro rete di Memoria delle Alpi ( e lì, caro sindaco di Ponzone, una strappata alle erbacce gioverebbe) e si inotra sul fianco della montagna, sopra la strada, sempre ben visibile e segnalato (segnavia bianco -rossi), quasi in piano sfocia su un’ampio sterrato  dove in lontananza, per fortuna, scorrazzavano dei rumorosissimi quad. Si percorre in falso piano sinché il segnavia, collocato un po’ precariamente su di un alberello, ci conduce in breve salita sul piasto cucuzzolo erboso che si percorre sino al mucchietto di pietre che sta a indicare la vetta. Al ritorno alla sterrata si va a detra sino a incotrare in discesa la strada provinciale ( mi sono orientata a vista). Ci voleva – ho avuto una settimana assai poco allegra.

Ah, Ennio, buone valigie e buon viaggio  – mi perdo uno dei miei venti lettori  che si trasferisce, beato lui in montagna.

bric dei gorrei, la cina con il mucchio di pietre

bric dei gorrei, la cina con il mucchio di pietre

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Talking Politics (e sempre in crisi)

Non voglio parlare del referendum, né dei ballottaggi, almeno di questi. Delle elezioni europee sì, perché da lì piovono soldi purché burocraticamente documentati. Ne abbiamo parlato io e Luisa domenica scorsa (questa domenica lei che lavora in un comune era precettata sino alle ore piccole). L’Europa ha pagato i restauri alla caserma di Machaby per trasformarla in un ostello ( così almeno diceva il cartello lo scorso anno, adesso non c’era più e i lavori parevano quasi finiti). Per far cosa un ostello a Machaby non è chiaro , se poi devi portare le persone e i loro bagagli con un fuoristrada. E i sentieri della libertà, in tutto il Piemonte e Savoia (e pure Svizzera,  è un progetto interreg). Peccato che spesso i locali, specie in Val Borbera, vedessero assai di malocchio i cartelli di segnalazione…L’Europa, come fornitore di denari, non pare proprio vicinissima alle nostre montagne, almeno non nell’indicare una prospettiva concreta che combatta lo spopolamento in modo sostenibile con la conservazione dell’ambiente.

Le uniche novità sono le strade di montagna a pedaggio come i nostri “vicini austriaci” fanno da un po’. Intendiamoci, io che sono un’automobilista sono d’accordo, specie se serve a fare la manutenzione…  E i riugi del CAI di Belluno che sono senza soldi…appunto, gira e rigira sempre lì si finisce.

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In crisi nera ( ma non per il mio andare in montagna)

Torniamo in montagna …finalmente, posto che riesca a trovare un network a cui connettermi (il mio router è andato – sto scrivendo dal lavoro e non so come andrà)

Nemmeno le foto posso inviare, ma quelle si trovano già nella mia galleria. Dunque le gole di Gondo, in Svizzera. Visto che sto scrivendo in situazione di fortuna, avrò  pensieri di fortuna.

– Non conoscevo la punta settentrionale del mio Piemonte, e ho fatto male, la zona mi è molto piaciuta, a metà tra la bassa Val di Sua e la Val d’Adige. Pensare che mia zia ha passato trent’anni di vacanze tra Crodo e Bognanco.

– Ho fatto il tratto tra Gabi e Gondo, o quasi, partendo da metˆ, ossia dalla Alte Kaserne, ora museo napoleonico. La cartina igp non è precisissima, ma ci sono molti cartelli indicatori, in tedesco, ma comprensibilissimi. Il tratto più spettacolare è dalla caserma verso Gondo, dove il sentiero è una passerella metallica, ben protetta, ma proiettata direttamente sopra il torrente. La vertigine c’è e io di solito non soffro particolarmente di vertigini. (al ritorno è passata, ma all’andata sono andata con i piedi spettacolarmente di piombo) Per contro verso Gabi, il sentiero è piuttosto aereo in un paio di tratti scoperti di sfasciumi: sospetto che sia una conseguenza della neve di quest’inverno

– e c’era gente pure l“, il che è sempre una consolazione, anche se era un giorno feriale. Potessi prendermi sempre le vacanze a giugno o a settembre. Invece no, gli insegnanti sono costretti ad intrupparsi con il gregge del ferragosto, con tutto il rispetto. E quest’anno che ho un fiume di maturandi, rischio di non farmi nemmeno i 35 giorni come da contratto nazionale.

– c’era ancora neve, in molti punti a nord, e i torrenti erano gonfi d’acqua.

– la Svizzera è diversa, e non solo perché la benzina costa meno (ho fatto il pieno a Gondo); le infrastutture della ss.33 ( e della ferrovia) dopo il confine parlano da sole: sono tutte arrugginite.

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Lo so dovrei parlare di montagna. Ma

Prometto che poi si ritorna alla solita, si fa per dire, routine (anche perché avrei molto da raccontare). Ma preferisco finire con quanto ho iniziato domenica – finire, naturalmente andando da tutt’altra parte.

Tutti noi, che abbiamo due volte vent’anni, talvolta anche meno, cominciamo ad essere affezionati ai nostri ricordi. più si invecchia e più si è affezionati, alla fine della vita, qaundo davanti non c’è più nulla o quasi, quello che ci rimane è il passato dietro le spalle. Il nostro passato è una entità differentemente condivisibile: é noto, infatti che i testimoni oculari di un certo evento si contraddicono spesso tra di loro, e non per menzogna o cattiva volontà, ma perchè, come dice, tra gli altri Cristina Bicchieri in un bel libro di qualche anno fa, Ragioni per credere, ragioni per fare, ogni fatto è una descrizione, e cioè un punto di vista; la comparazione è  possibile solo in presenza di linguaggi comuni (giochi linguistici comuni) o condivisi nelle regole.

Esempio (dalle stelle alle stalle – di solito è il contraio). Sabato un gruppo di miei compagni di scuola del liceo si è ritrovato a pranzo a casa di uno di loro.  La mia amica Luisa è stata invitata, io no, e domenica mentre passegiavamo per la campagna nella canicola mi ha raccontato chi c’era, chi non c’era e perché. Premetto che i miei anni di Liceo non sono stati particolarmente felici, per molte ragioni, e agli occhi del mondo dovevo apparire parecchio stronza (me lo dicono ridendo anche gli amici più cari – però se mi sopportano da allora significa che il mio livello di stronzaggine era tollerabile, e soprattutto che la sottoscritta è cambiata moltissimo da allora). Agli occhi del mondo, però, io sono ancora la stessa ragazza di allora; ai miei occhi, però, sono loro gli stessi individui di allora, che ho visto scomparire dalla mia vita all’80% dopo l’ultimo giorno di maturità. Quelli con cui avevo qualche rapporto “vero” allora, sono gli stessi che vedo ancora oggi, e tra i quali conto alcuni amici. A onor del vero, Luisa mi ha detto che si sono stupiti moltissimo quando ha detto che ero la persona cui voleva più bene al mondo (e grazie, naturalmente, anche se non puoi leggere questo blog dal lavoro se no Brunetta e il tuo nuovo sindaco ti uccidono), stupendosi del fatto che fossimo così amiche già allora… e la domanda sorge opportuna, dov’erano? Io e Luisa eravamo sempre insieme e dalla V ginnasio, pure compagne di banco. Appunto, questi sono gli scherzi della memoria.

Chissà se ci sarà la famosa riunione di classe di cui tutti parlano da trent’anni? Trent’anni esatti quest’anno, tra l’altro. Il fatto che a parte i “pranzi parziali” non ci sia mai stata, la dice lunga su quanto la nostra classe si amasse appassionatamente…la nostra omologa III C si vede ancora adesso regolarmente. Lo so so, sono cosa che fanno tanto provincia padana…

MA.

(se andrò alla riunione di classe, posto che mai si decidano a farla? Boh?)

mia madre al col Checrouit, 1958

mia madre al col Checrouit, 1958

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Dovrei parlare di montagna, ma…

Appunto, dovrei parlare di montagna, ma…

Giuro che dalla prossima volta riprenderò a tappeto. Ma…

Ci sono cose che, seppure non importantissime, si devono affrontare (per la verità ce n’è più d’una, e andrò con ordine). Ma…

Domenica e lunedì prossimi ci sono i refendum (da noi anche le Provinciali, forza Filippi – non che sia di un entusiasmo bestiale, e potrei anche dire che sono stanca di turarmi il naso ecc. Ma…)

E quindi, courtesy of Scuola per la Buona Politica…

“Il primo quesito è riferito alla Camera dei Deputati e concerne l’abolizione del meccanismo di coalizione fra le liste in gara. Il premio di maggioranza, allora, sarà attribuito alla singola lista che avrà ottenuto più voti a livello nazionale. L’abolizione delle colazioni comporta anche l’uniformarsi delle soglie di sbarramento al 4%.
Il secondo quesito è volto ad introdurre lo stesso meccanismo per il Senato. L’abolizione delle coalizioni comporterebbe l’attribuzione di premi di maggioranza regionali alle liste più votate in ogni regione ed una soglia di sbarramento dell’8% regionale.
Il terzo quesito ha come scopo quello di abolire le candidature multiple.

Riguardo ai primi due quesiti, i promotori del referendum sostengono che tali modifiche garantirebbero una maggiore stabilità, favorendo coerenza e coesione, riducendo il numero dei partiti e favorendo la transizione verso un sistema bipartitico. Gli oppositori lamentano il fatto che un’ulteriore riduzione della rappresentanza della classe politica eletta in Parlamento si accompagnerebbe a una sostanziale immobilità del panorama politico. Il problema della scarsa coesione dei partiti di un’eventuale maggioranza sarebbe spostato sul piano della compilazione di liste comuni invece che degli apparentamenti di coalizione, allontanando sempre di più la composizione del Parlamento dalla realtà del paese e aggravando l’effetto distorsivo per cui una lista guadagna la maggioranza dei seggi a prescindere dalla percentuale di voti ottenuti. Tale riforma, inoltre, non andrebbe a intaccare due problemi latenti in questo sistema elettorale: l’instabilità dovuta alla frammentazione dei premi di maggioranza al Senato e la crescente ostilità dell’opinione pubblica nei confronti del meccanismo delle liste bloccate.
Impedendo a uno stesso candidato di presentarsi in più collegi, il terzo quesito è difeso dai promotori per eliminare il meccanismo per cui gli eletti in più collegi si trovano a poter arbitrariamente scegliere quale posto mantenere, decidendo, di fatto, fra i primi esclusi di quei collegi, i futuri Parlamentari. Se tizio viene eletto nei collegi A (dove il primo non eletto è Caio) e B (dove il primo non eletto è Sempronio), sarà solo Tizio a decidere chi tra Caio e Sempronio dovrà diventare Parlamentare della Repubblica.”

Caio, Sempronio, appunto. MA.

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Prigioniera dei cavalli

Gente non si esce più di casa. O meglio…. Lo scorso anno quell’anima ineffabile del nostro sindaco ( o forse quello ancora prima) hanno avuto la geniale pensata di organizzare un concorso ippico internazionale in piazza Garibaldi, la piazza più rinomata di Mandrognistan città (aka Alessandria). Per una settimana il traffico è impazzito, il mercato è stato spostato a casa del diavolo, i negozianti si sono lamentati, le vecchiette non hanno potuto uscire di casa e io, che pur essendo quasi due volte venticinquenne ancora mi muovo, da una parte avevo i cavalli che passavano contromano in corso Teresio Borsalino, accaldati e spaventati dal traffico, e dall’ altra un corso di traffico ancor più congestionato.

Indovinate cosa è successo quest’anno? Peggio, senonché, caro signor sindaco Fabbio, diabolicum perseverare est. E’ venerdì, qui fuori è un delirio, nel week end sarà peggio, e al momento non posso nemmeno scappare come avevo in programma di fare (ma ci riuscirò).  I negozianti sono inviperiti, perché hanno perso la clientela abituale che non li può raggiungere e non sanno se ne avranno di nuova, i parcheggi non esistono, ma certo le multe per sosta vietata aumenteranno il nostro contributo all’intera faccenda (inutile dire che ci sono gli sponsor, se tra gli sponsor ci sono le Municipalizzate, le municipalizzate siamo noi contribuenti).

Però tra quindici giorni c’è il ballottaggio per le Provinciali (il Mandrognistan è l’unico posto dove un certo partito non ha perso rovinosamente come altrove, d’altra parte se il nuovo che avanza ha 70 anni…). E ho tempo per fare propaganda…

Sono inviperita e si vede, ma che diamine non viviamo sulla luna (anche se noi del Mandrognistan tendiamo un po’ alla contemplazione :< – sì so anche usare gli emoticon)

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C’era una volta…

C’erano una volta, più corretto, così, i miei addominali. E li rimpiango sempre di più, perché ho finito di leggere, con il consueto ritardo, il monografico di Alp dedicato a Luisa Iovane. Credo di avere già detto che quel che abbiamo in comune è il mangiare del gatto tutte le mattine. La verità è che specie di questi tempi la mia pressione massima, la mattina, non deve essere oltre i 90 di massima, mi gira la testa se solo mi chino sulla ciotola, del gatto, altro che le flessioni…Ma siccome mi ha proprio ispirato, vado a farli ora, gli addominali, intanto che cuoce la cena. Tanto la gatta di farli non ne ha bisogno e dorme. Forse aver quasi due volte 25 anni nuoce gravemente alla salute (degli addominali)…

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Con Luisa a Machaby

Mi rendo conto, che sabato si vota per le Europee, che si vota anche per le mie provinciali, ne hanno parlato anche giornali insospettabili come il Corrierone, tempo fa; che il signore con il trapianto sta su tutte le prime pagine die giornali, specie di quelli stranieri (certo non è che i politici stranieri siano indenni dalla passione per le minorenni, ma almeno dopo, se pescati con le mani nella marmellata, si dimettono, o li fanno dimettere, o li trombano alle elezioni, comunque spariscono). Mi rendo conto, dicevo, di tutto questo. Potrei cazzeggiare sul fatto che la mia tradizione politica ormai mi fa tristezza, quando non rabbia, e che non so più per chi votare, e quanto al futuro, attualmente mi fa solo rabbia. Non è che perché qui scrivo di montagna io viva sotto una campana di vetro (quantunque, comincio a pensare che potrebbe piacermi) Di tutte queste cose ho parlato con Luisa andando a Machaby, ieri, festa della Repubblica. Si va ad Arnad, dalla SS 26 si seguono le indicazioni (cartelli marrone), si lascia la strada principale che porta a Bonnavesse  e si lascia l’auto (chiusa, su Alp sono comparsi per anni memmentos di alpinisti che hanno avuto l’auto svaligiata) nello slargo davanti alla mulattiera militare o più su al parcheggio. E si cammina meditando per una ventina di minuti (proprio meditando…) dal Santuario , della fine del Seicento, si può salire al paese, al pilone Lomasti, al forte di Machaby in 45 minut,i al passo delle Finestre in due ore. O si può guardare le nuvole sdraiati sul muretto del piazzale come abbiamo fatto noi. Però continuo a non sapere per chi votare ( e ho volutamente dimenticato il referendum)

A proposito di valori famigliari, Nives Meroi ha rinunciato alla vetta per seguire il marito in difficoltà… Si commenta da solo

il santuario in un giorno di pioggia

il santuario in un giorno di pioggia

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no, no, niente post

Però leggetevi la nuova pagina sul Mandrognistan: talvolta bisogna fare sul serio…

leggete, leggete antropologia del mandrognistan

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Primavera, estate, autunno, inverno…ancora primavera

Che era il titolo del più bel film di Kim Ki Duk. All’inizio avevo pensato di dare questo titolo al blog, ma c’era il problema del copyright. Comunque, questa è la mia prima primavera come blogger, e me ne sono andata in Valsesia, anzi in Val Mastallone (sono prevedibile, anzichè pianificare delle uscite particolari, finisco sempre negli stessi posti. A camminare sopra Cravagliana, per esempio, senza una meta precisa, ma con nel naso questo splendido profumo.

glicini

glicini

In ogni modo, se volete ripercorrere le mie orme, non si sa mai, ho preso il sentiero 573, che attraversa le prime case del paese e mi sono persa nei meandri della foresta di castagni. Era piacevolmente nuvoloso e umido e ho passato un paio d’ore a svuotarmi il cervello, non c’è una meta precisa da segnalare, il sentiero di biforca diverse volte e si possono scegliere destinazioni diverse o restare a mezzacosta al di sopra del paese. Questo è l’esatto contrario del correre o del fitness walking, è proprio slow. Ah, non disturbate il siamese che amoreggia…

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