Visioni (già film del lunedì) : Bella Addormentata

Se c’ è un difetto nel film di Bellocchio, al di là delle polemiche veneziane ( il premio al giovane attore Falco sembra proprio un contentino), è nel finale, che in un certo senso si avvita per eccesso di spiegazione. Sino ad allora le ragioni e i sentimenti dei protagonisti sono emersi in maniera chiara, sullo sfondo del caso mediatico di Eluana Englaro e del cinismo di certa politica. I personaggi, ciascuno a modo suo e con differenti motivazioni, sono però onesti nel prendere una posizione piuttosto che l’ altra, quando il denominatore comune vero è il dolore. Il politico Pdl ha aiutato la moglie malata terminale staccando la spina, il giovane che manifesta pro Englaro, ha un fratello bipolare e sa di non avere diritta una vita normale, l’ attrice famosa che ha abbandonato tutto e tutti per mettere in scena la figlia in coma non vede la vita che continua nel figlio e nel marito, il medico del pronto soccorso è pronto a passare la notte accanto ad una tossica autolesionista e con tendenze suicide (una Maya Sansa troppo bella per essere vera). Paradossalmente un film nato sulla morte, si chiude con una nota di speranza. Da vedere assolutamente. ( zero pecore, com’è ovvio)

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Il film del lunedì. The dark knight rise. Cioè Batman la fine?!

Diciamocelo, Batman, più che dei nostri soldi ha bisogno di un buon analista; e il suo regista di un montatore che lo convinca a tagliare un po’. Il film decolla lentissimo e tutta la prima ora sostanzialmente è piena di dettagli inutili. La vicenda principale, quando finalmente Nolan si decide ad affrontarla, si risolve in un’oretta e il plot è tanto prevedibile che non esiste nessuna sorpresa o suspense. Al commissioner Gordon servono invece degli occhiali nuovi perché se la Gatta che Batman e Wayne sono la stessa persona lo capisce in due minuti ( ma lei è Gatta) lui ci arriva finalmente solo alla fine del film, dopo più di tre ore, e a quel punto se Batman è diventato il martire di Gotham City o se è a Firenze a spassarsela, non importa più a nessuno. Certo che c’ è la batwing, la batmoto e qualche altro gadget divertente e anche qui nel cast c’ è chiunque ci sia stato nei due film precedenti ( anche qualcuno morto). Dopo Batman arriverà Robin e per metà film hai l’imbarazzante sensazione che anziché con la Gatta o con Miss Tate, quello che il pipistrello veramente vuole è fare lingua in bocca con l’agente Blake non ancora Robin. La voce del cattivo è quella di Filippo Timi, ed è, come si dice, anche troppo.

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La fontina senza la puzza è come una ferrari senza motore

Stasera stavamo mangiando un pezzo del formaggio che abbiamo portato dall’Austria,il Kaiser Max, e mio marito ha commentato che sapeva di fontina, la fontina come una volta , stagionatura, puzza e tutto quanto. Segue discussione sulla fontina di una volta e di come mai la fontina che compro io non sappia di fontina(???). Siamo tornati a casa, a scuola, piove, mio marito ha il raffreddore, il gatto ha il raffreddore e nonostante ciò vuole stare sul balcone, io ho svuotato un cassetto per far spazio ai suoi pullover e ricavarne per i miei vestiti altrove. Segue doverosa riflessione sulla tempistica. Preparazione alle ferie, un mese tra prenotazioni, informazioni, opera di convincimento, tempo delle ferie, dieci giorni. Post ferie, altri quindici giorni. Senza commento. Se non che Giovanni, Bacco, Caligola o come si chiama il ciclone di adesso, mi viene sonno.

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Ultimi giorni di sole – e il film del lunedì

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Ci tocca occuparci anche dei blockbusters come il film di Stallone , ora solo attore (la regia affidata al solido mestierante Simon West ) insieme a tutti proprio tutti i protagonisti degli action movies degli ultimi venti anni . Pensate a un nome. C’ è. Il che dà luogo a trovatine interessanti, ma chi sei Rambo? Naturalmente non occorre commentare la congruità della trama o la psicologia dei personaggi . È strano come un gioco sparatutto in cui si passano due orette a contare i proiettili. È anche divertente . Non rilassante come il lago di Mergozzo .

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A ritroso

Sono tornata da due giorni e non solo ho due case che somigliano ad un campo profughi, ma questa sera mentre mi accingevo a cucinare, mi è caduta su un piede una leccarda di ferro. Indovinate quale piede? e quale dito? Appunto. Gente, non avete pregato abbastanza.
In ogni caso vi racconto un po’ delle ultime cose (il film del lunedì tornerà martedì perché proprio non avevamo forze stasera). A ritroso. Sabato siamo andate a cena con il cugino Alberto il piacione, perché era il suo compleanno. Considerato il suo braccino, è piovuto, ma non molto, giusto il tragitto Mandrognistan ville – Castelceriolo. Abbiamo mangiato da Cesare (cioè alla Fontana di Lobbi) e benissimo, tanto che non mi sembra di aver mangiato fuori. Sabato ho anche fatto due lavatrici, oggi ho stirato la lavatrice n.1, la due si sta ancora asciugando e la tre è in stand by perché nel frattempo il lavello dell’unico bagno di piazza Genova ha avuto uno choc e si è bloccato. Stasera intanto che guardicchiavo la replica dei Soprano ho sturato anche quello. Venerdì siamo tornati a notte fonda (ormai mio marito ci ha preso gusto, perché abbiamo passato gli ultimi due giorni, cioè gli ultimi soldi, per essere precisi, a Monaco di Baviera. Venerdì mattina siamo andati a Dachau con la Schellbahn. Me l’ero perso quando la scuola era andata ad Amburgo. L’ho trovato un po’ troppo museificato, la stessa impressione che ho avuto alla Risiera, a Trieste, dove però ci sono alcune parti (le celle, il museo) dove il luogo ti colpisce molto. Così, colazione a Dachau (fa il paio con il caffé di Auschwitz, e tutti e due danno la misura del tempo che è trascorso: ad Auschwitz puoi prendere il caffé, una delle cose più orrende che abbia bevuto in vita mia tra l’altro, probabilmente l più orrenda). Al ritorno abbiamo fatto una dovuta sosta nei giardini di Nynphemburg, un altro dei castelli hollywoodiani dei re di Baviera, poi abbiamo ripreso l’auto nel garage dell’hotel (caro quanto i garage di superficie, sono una cosa impossibile) e via…

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Finestra sul cortile

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Notturno Innsbruck

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Antropologia (e gattologia)

Devo averlo già detto, ma a Innsbruck ci sono le donne più belle del mondo. Per dirla con i miei alunni maschi, quei pochi etero, patata a mucchi. Giovani, mature o vecchie, magre o rotonde, scalze o con il tacco 16, con un sacco o minigonne di dieci centimetri, hanno tutte gli occhi brillanti e un sorriso splendente. Non sto parlando delle amiche di raiteri che ci sono (e Innsbruck ai tempi di’ oro era famosa anche per i suoi bordelli). Sto parlando delle altre, di noialtre. Questo è uno di quei casi in cui dei benefici della dieta mediterranea si può benissimo dubitare. Anche il figlio più grande di Frau Penz, che ieri serviva a tavola in assenza del papà, era la perfetta sintesi tra i lineamenti appuntiti della mamma e il metro e novanta abbondante di herr Penz sr. Questo però non toglie che i tirolesi, pur in generale assai calorosi ( niente a che vedere con i cugini sudtirolesi), abbiano un culto delle regole assai rigoroso come ho sperimentato a mie spese, ma in tutti i campi. Scenetta di stamattina: due ragazzi rincorrevano il tram n. 1, quello di Bergisel, che era ripartito ma era fermo al semaforo a due metri due dalla fermata. Hanno bussato, ma niente da fare il guidatore non li ha fatti salire: non erano alla fermata. In giro c’ è una maglietta con su scritto, Innsbruck, my ass, che ovviamente non vendono nei negozi dei turisti, ma dallo spacciatore numero tre di Francesco. Lo spacciatore numero due, Arkoustic di fronte al Dom, come ci ha visto è uscito con due bicchieri di sekt (non sto scherzando), del tipo, alleluia anche quest’ anno sopravvivo sino all’ inverno. Nel frattempo, la signorina pelosa ci ha barattato con Giorgino: lo aspetta e si mette a pancia all’ aria per farsi coccolare.

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Chiamate l’ esorcista

Un caro amico di Francesco, insigne latinista a cui mio marito racconta le mie numerose malefatte, ci chiama Bibì e Bibò che ( questo è per gli under 50) erano una coppia di ragazzini terribili le cui avventure erano pubblicate sul glorioso Corriere dei Piccoli anteguerra. Bibì e Bibò sono partiti domenica mattina non prestissimo con l’intenzione di fermarsi a mangiare al Grill Bauli di Verona, subito prima dello svincolo dell’ A22 cosa che hanno fatto arrivando a Verona senza litigare (nel senso che Francesco si è addormentato ad Alessandria Ovest e si è risvegliato a Desenzano) mentre io sentivo Podipodi a basso volume. Abbiamo trovato un pò di code sino a Trento, e questo ci ha un pò rallentati, ma in compenso abbiamo ammirato una Lotus, tre Ferrari di cui una nera, e una Maserati Pininfarina nuova di zecca. Arriviamo quasi a Innsbruck, io stavo pagando il pedaggio dell’ Europabrucke, e suona il telefono. È Milena, la badante gatta numero uno. Passo il tel. a Francesco. Lui impallidisce e mi dice” non è riuscita a entrare in casa” poi mi prende a male parole perché la copia delle chiavi non funzionava. Inchiodo la macchina sulla corsia di emergenza, e mi metto a urlare: ho provato tutte le copie che ho fatto per lei e per Giorgino, il cat sitter n.2. E andavano benissimo, oltretutto quella è una porta un po’ complicata e le ho fatto un bello spiegone. Faccio mente locale e dico “ha fatto scattare la serratura di mezzo”, il chiavistello di rinforzo che è una sbarra di ferro di dieci centimetri che all’interno scorre semplicemente, ma da fuori ha una chiave che dà venti giri su se stessa e si blocca regolarmente: infatti non solo non la usiamo mai, ma io non avevo nemmeno fatto la copia perché la mia chiave non funzionava e anzi mi ero raccomandata con Milena, Giorgino già lo sapeva, di non toccarla mai. Arriviamo, molliamo le valigie, nemmeno guardiamo la stanza com’è
e aspettiamo Giorgino. Lui arriva con suo padre e nemmeno lui riesce a entrare: ci dice che le sue chiavi scorrono benissimo, ma c’ è qualcosa che blocca. Appunto. Per farla breve alle otto abbiamo ripreso la macchina caricati come molle e alle due e ventidue del mattino eravamo a casa, dopo aver mangiato un panino in un autogrill, comperato quattro cd di Mina nel medesimo autogrill, preso un nubifragio con lampi e tuoni a Trento e cantato a quarciagola Se telefonando
e La conversazioneper non addormentarci (ora so che Mina funziona alla grande). La serratura di mezzo era bloccata e solo Francesco avrebbe potuto aprirla perché ha l’unica chiave che funziona. La gatta era sveglissima e stava benone, le abbiamo dato una scatoletta e siamo piombati nel letto. A metá nottata Francesco è caduto dal letto sul ventilatore e mentre lui si faceva un impacco freddo sul ginocchio io ho riavvitato con il cacciavite la base del ventilatore. Il giorno dopo gli ho chiesto se lo avevo sognato e mi ha detto di no. Abbiamo dormito sino alle undici, sino a quando mia cognata in tutta calma, è arrivata con Milena. Poi io ho scambiato le mie chiavi con la copia, ho spiegato la faccenda, ho rifatto lo spiegone e siamo ripartiti. Abbiamo raccolto in un autogrill uno studente tedesco di filosofia e gli abbiamo dato un passaggio sino a Innsbruck: studiava anche flauto e fagotto. Era romeno di origine e parlava un pessimo inglese, esattamente come le mie alunne. Ma era simpatico e lui e Francesco parlavano di musica mentre io filavo a tutta birra. Va bene, la ruota della fortuna ha finalmente girato. La gatta è accudita, i badanti sono entrati, tutto bene e noi ci riposiamo finalmente nella Stubaital , bel tempo pace serenità un filo di sonnolenza. Poi Francesco ha avuto l’ idea di lasciar l’auto davanti all’ albergo e un quarto d’ora dopo quando siamo scesi c’ era la polizia che la stava portando via. Sono corsa in tempo per poterla recuperare subito ovviamente previo pagamento della rimozione : 200€ e il giovane e simpatico poliziotto non mi ha fatto pagare la sosta vietata
Conclusione: a casa nostra ci sono i troll e io ho bisogno di un esorcista. Ho urgente bisogno di un esorcista. Mio marito ormai è rassegnato e non si arrabbia nemmeno più.

Inviato da iPad

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Sfiga

Precisazione: il primo agosto ho perso il portafoglio tornando da Alagna (prima o poi metterò su qualche foto) SI accettano preghiere per la mia attenzione e rituali contro il malocchio (il sovrintendente Giribaldi, in questura salutandomi ha detto “Arrivederci”, poi si è subito corretta “scusi scusi non volevo gufare”, due patenti in un anno, altro che gufare…

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