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Se è venerdì eccetera
Scusate, mi è partito il pulsante. Dicevo della mia amica che si lamenta: venisse in piazza Genova di venerdì, si beccherebbe il karaoke del bar Tucano, che è in sè e per sè un insulto alla musica intera (e quello del piano bar era meno cane di quelli che suonavano lo scorso anno). Poi sull’angolo la panetteria tiene dei party pizza e coca cola (se ho capito bene) il mercoledì, ed è musica tecno. Gli altri giorni sono la polizia, i carabinieri, la guarda di finanza o tutti insieme, per i cinesi o le coccole, dove ci sono uomini di mezza età con catenoni e ragazze con ancora il cartellino del prezzo attaccato, (cfr. post precedente) e i pensionati che le guardano visto che con la loro pensione solo quello possono fare. Questa è la gioia della vita estiva in città…come vorrei essere in montagna. Poi ti viene in mente Cogne…
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Se è venerdì, allora è il karaoke
C’èuna mia amica che si lamenta sempre su Facebook del rumore che fanno, fuori
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Perché no
Stasera mio marito è andato a cena con la sua Quinta, quella che esce adesso. Tutto triste, in fondo mi lasciava da sola col gatto. Ma che bello… quando si spiaggia sul divano e io cerco di sgattaiolare via per fare qualcosa, qualunque cosa, se si sveglia mi cerca subito come se fossi scomparsa ( e considerato che domenica quasi mi cadeva un armadio addosso quasi dovrei essere contenta). Se penso che una volta mio padre non lo tenevi in casa dopo cena nemmeno legandolo… o andava al caffè con i suoi amici, a guardare l’avvocato Fracchia o qualche altro che giocava a scopa e a briscola o si faceva un giro in sezione, o anche solo andava a prendere il caffè al bar tanto per fare il giro dell’isolato… Ma gli uomini non potrebbero tornare al bar come una volta? Oddio adesso nei bar dei dintorni ci sono i vecchietti macedoni che giocano a carte, ossia fanno quel che faceva mio padre quarant’anni fa e che loro ancora facevano nel natio villaggio. O le amiche di raiteri, quelle che non sono sul suo ipad. Meglio che stia a casa, tutto sommato
Pubblicato in camminare in città, matrimonio, me
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Sfiga o comunque sia
Come dicevo, per una volta che riesco ad uscire, e vi ricordo che l’ultima volta è stato il 25 aprile, poteva almeno non piovere (il litigio con il mio martirio è stato a scoppio ritardato perché la sveglia ha suonato troppo presto, due ore prima). Inoltre, ci vuole un pezzo “Sfiga “ ogni anno, così ci mettiamo in pari sin da ora. Allora l’idea era di andare al lago Vargno, ma sono arrivata a Pont St. Martin e gocciolava, più in alto pioveva, su al Camp Coumarial tuonava. Io ho preso l’ombrello e ho sbagliato strada. Cioè sono andata a destra e dovevo andare diritto (ma ho confuso le lettere: il sentiero era il 2D, mentre la mia guida diceva 2B) Pazienza: considerato che pioveva a dirotto, tuonava e il sole si è visto alle sette, anche se ho sbagliato strada va bene lo stesso. Ormai ero in tale astinenza che stavo per sclerare: se n’è accorto pure il mio martirio, che avendo già sclerato di suo, con ragione per carità e una volta tanto io non c’entro, non ha avuto il coraggio di piantarmi delle grane (come ho già detto, le ha piantate dopo). La zona è bella, sono stata ripagata da una vista eccellente e allora, speravo, che una sfiga sola sarebbe bastata. Sbagliavo (ovviamente) – continua…
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Il sesso degli angeli
Ho ancora dei pezzi rimasti sull’ altro computer, e in attesa, vi tocca un post sul sapore delle mele. Che è come dire il sesso degli angeli, appunto. Questo anche per dire il tenore delle nostre discussioni all’ora di pranzo. Le pesche non sanno di niente, le mele non sono mature, sono aspre, le albicocche sono acide. Quelle che avevamo nell’orto, però (orto in cui non h ai mai messo piede se non per mangiare i prodotti e che adesso è la cosa più simile alla foresta amazzonica che mi sia dato di vedere, nel senso che per entrar ci vuole il machete e il nipotone, da solo, fa quel che può e tutto considerato è moltissimo ( se aspetta gli zii sta fresco). Ovviamente, una risposta non v’è, anche se la domanda è possibile, per dirla con Wittgenstein. Il mistico, ossia che non so scegliere la frutta migliore, non è proponibile: l’ ultima volta che le mele le ha scelte lui, erano marce.E amen.
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Odore di latte e di erba
C’ è una ragione per la quale quando posso finalmente uscire piove ? È una macumba di mio marito ? O Dio mi vuole così male?
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Insopportabile
Siccome, come la Lucy dei Peanuts ho anch’io diritto ai miei giorni scorbutici, ecco qui:
I bambini che piangono, piangono, strillano e le madri di ogni nazione che li lasciano piangere piangere piangere….insopportabile ( a questo punto, meno male che non ho avuto figli)
Il meteo ( che forse mi ha anche rovinato un paio di scarpette decenti) va beh, ormai è come sparare su Alfano ( a proposito, che fine ha f atto lo smacchiatore di leopardi?)
Il mio sesto raffreddore, la mia ottava tosse : insopportabili. Ho male a tutte le costole.
L’elettricista che non si decide a finire: insopportabile, per non parlare del preventivo. Mettere un contatore del gas perché la mia defunta inquilina non si fidava del gas (?!!): più che insopportabile, mi tocca andare all’Amag.
Sapere per certo che devo andare a fare la denuncia della cantina, e presto: scoraggiante. Sì perché in giro c’ è un nuovo sport, svaligiare cantine. Qui in piazza Genova, due volte in sei mesi, adesso in via Wagner. Ora, io in cantina ci tengo ormai solo rumenta e ce la tengo da quando prendono di mira le cantine, ma che ansia ogni volta.
I genitori della I di Francesco, che hanno scritto una lettera delirante al consiglio di classe, pontificando per dritto e per rovescio. Ora, mio marito non ė noto per aver un linguaggio particolarmente sorvegliato, a me per esempio, dice di tutto. Ma ė un insegnante superlativo. E oggi, incazzato com’era, ė stato perfetto. Speriamo che la lettera scritta con l’avvocato sia sufficiente, se no ci tocca dare querela: mai lasciare spazio agli stronzi, infestano il mondo già abbastanza. Anche loro, insopportabili, specie perché ho aspettato fuori che il consiglio finisse, origliando senza vergogna dietro una porta chiusa. E ribadisco, il fatto che mio marito non abbia mandato a cagare nessuno, come sto facendo io adesso, torna davvero a suo onore ( ma tocca a me vivere con lui, che in questi giorni è stato davvero insopportabile.
Bene, finito, ho ancora cinque giorni scorbutici buoni, più un numero imprecisato di giorni così così.
Montagna? La prossima settimana, ma meglio non dirlo troppo forte. Insopportabile, anche questo.
Pubblicato in attualità, mariti, matrimonio, meteo, montagna, Scuola, sfiga
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Salon Antonella
Niente nastro , ma ė come se.
Sensazioni:
non sopporto più l’incessante rumore di fondo di tutta la gente che parlava ( o gridava per farsi sentire nel frastuono, a sua volta).
Non sopporto più i bambini ( sorry, è un effetto della vecchiaia)
Non sopporto più la generale sensazione di abbandono ( sorry, anche questo è un effetto della vecchiaia, o della crisi): ascensori che non funzionano, scale mobili ferme, gradini scrostati e fatiscenti, bancomat in panne, code alla toilette. Ma
Mi vanno bene i commessi o venditori, editori o quant’altro che vivaddio conoscono quello che vendono.
Mi vanno bene gli sconti, promozioni, prezzi fiera ( è la crisi, bellezza)
Mi vanno bene gli scrittori che parlano in maniera simpatica e senza spocchia.
Scarso vip watching, quest’anno: Bruno Gambarotta, Aragno L’ editore in capo.
Scomparsi molti piccoli editori, temo che la morte di Alp sia anche un de profundis per l’editore a di montagna: a parte Priuli e Verlucca, che hanno ereditato i Licheni dalla Vivalda, non c’era più nessuno. Tranne quelli del festival Letteralture, che facevano promozione sorridente ed entusiastica. Così, anche per interposta promozione, andateci.
Pubblicato in camminare, camminare in città, media, scrittura
Contrassegnato camminare, Salone del libro, Torino
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Sempre lei, la pecora triste
Che non metto come al solito, per non affollare la pagina. Dopo aver passato la domenica in compagnia dell’ Anna Karenina sceneggiata da Tom Stoppard (io che detesto Keira Knightley quasi quanto Emily Watson – e Lars Von Trier) che in effetti è una messa in scena del testo, mi ė venuto da ripensare a ciò che ho visto in questo periodo, e a dir la verità due cose sole sono da menzionare. La prima è Il figlio dell’altra di Lorraine Lévy , che come il film tratto dal famoso libro di Rushdie I figli della mezzanotte tratta dello scambio di due neonati in culla. Ma se Bollywood punta sulla commistione tra fiabesco- romanzesco e storia, il film franco israeliano segue i due riluttanti quasi fratelli, riluttanti a sostituire l’identità genetica con quella famigliare acquisita. Tutti e due finiscono con una nota di generale ottimismo, ma il film della Lévy ha molta maggiore asciuttezza. L’altra sorpresa che se avete perso consiglio caldamente di procurarvi, ē il filmfrancese di Michele Placido: perché ė unnoir come ormai nemmeno i francesi sanno più fare, perché è una occasione di vedere Daniel Auteuil e Mathieu Kassovitz, e persino di scoprire Luca Argentero in un ruolo brutto e sporco e cattivo che lo valorizza molto. Appunto una sorpresa. Adesso c’ è Cannes e tutti lì a parlare del seno della Jolie. Che se avessi io una spada di damocle come quella sulla testa, probabilmente andrei anch’ io a farmi operare. Questo week end Fausto ci fa rivedere Diritti, anche questo da rivedere se lo si è perso.






