


Così, una strana estate



Così, una strana estate
Ricordate don Ulrico? Se come me siete ormai avanti con gli anni e con l’Alzheimer incipiente (grazie, marito mio), ricorderete che in Amici miei il Sassaroli squadrando i quattro che facevano casino nella sua clinica per il Melandri che continuava a ripetere “Ho visto la Madonna” ordina minacciosamente “Chiamate don Ulrico”. Bene, io ho bisogno di don Ulrico. Senza contare la macchina, dove ormai l’aria condizionata funziona alla cazzo, cioè quando vuole lei, (e il guasto è talmente esoterico che tutti hanno gettato la spugna) – d’altro canto a che serve l’aria condizionata – si sono rotti nell’ordine, la macchina del caffè, il lampadario di cucina (oggi girava per casa l’ineffabile signor Robotti vestito esattamente come quest’inverno) e pure la moka. Ah, e Francesco ha perso il suo adorato pettine di corno, e quindi non viene in montagna. ma poi l’ha trovato. Però viene sempre solo per farmi piacere, e di malavoglia (perché, gli altri anni? come dice Luisa, dovrei preoccuparmi solo nel caso in cui mostrasse entusiasmo) Comunque la valigia l’ho preparata, la Giulietta l’ho affittata (se ti danno una Golf non vengo), e i cat sitter sono stati avvisati…Se qualcuno può dire una preghiera, glie ne sarei grato.

Tre giorni di canicola e l’unica che sta bene è la gatta. Dovremmo essere in vacanza e invece l’unica cosa che mi sembra di fare è lavorare. A Serravalle il festival non è finito in tromba ma con un peto. Ieri James MacCarthy figlio di ha suonato nell’indifferenza generale. Il mio portafoglio piange, anche se alla fine ho comperato mutande… È vero però che non le ho comperate da Cerruti…
So la la vuol dire così così in tedesco, un buon commento per un anno davvero un po’ così così…però coraggio ( a tutti quelli che ne hanno bisogno)

Come siamo carini…
Mi domando perché ho comperato un costoso programma per gestire i due blog e poi sono qui con l’Ipad appoggiato sul gatto (delicatamente) che si riempie di peli a gestire il nulla davanti alla televisione. In questa settimana ero troppo morta per gestire alcunché. Anche il teatro stanca, specie se tutte le mattine ti alzi alle sei. Anche il teatro, specie se intenso come Orsini che legge Dostojevskij vorrebbe un attimo di riposo. Nel frattempo il mondo naviga in mezzo alle fogne piccole e grandi e una principessina viziatissima prende il fresco(!) in terrazza e fa su piccioni – tre, sino ad oggi. Montagna? Stringo i denti – non troppo, temo di aver fastidio in un dente…
Consola vedere al festival di Asti tanti alessandrini. Consola meno, se si pensa allo stato pietoso del nostro teatro. Dopodiché, ieri sera mentre aspettavamo Pippo Delbono ( è un’ abitudine di Asti di portare allo svenimento il pubblico pagante) ho dato un’occhiata ai vicini: carampane magrissime ed elegantissime, insegnanti di mezza età, gay-fighetti in sciarpa viola, radical chic (nero- beige) critici in gilet da pesca. Quanto a Pippo, meglio il suo avvocato Argento in Cha cha di Risi, lo spettacoloIl tempo degli assassini non ha senso alcuno.
Ci avevo pensato a lungo, e avevo trovato una bella meta, oddio guardando la street view la strada era così stretta che non so se la macchina ci passava. Poi ho guardato le previsioni e mi sono cascate le braccia. Se vado su domani piove. E sarebbe la terza volta . Dieci giorni fa, al lago di Malciaussià era nuvoloso. Volevo andare al lago Nero. Il pianoro sopra il lago della diga era pieno d’acqua. Sono arrivata al guado sciaguattando con l’acqua alle caviglie. Il guado aveva l’acqua a pelo a pelo, e passi. Ho trovato il sentiero, le indicazioni erano giuste, ho fatto cento metri e mi sono ritrovata con l’acqua alle caviglie. Mi sono sentita un filo scoraggiata. Ho lasciato perdere. Cavolo. Fra l’ altro la bella strada così affollata nelle domeniche d’estate ( cito) era così stretta e ripida che non avrei voluto trovarmici davvero. Così sono andata sino all’orrido in fondo al lago. E ho camminato sulla diga e intorno a Pietramorta. Finché ha cominciato a piovere.
Scusate, mi è partito il pulsante. Dicevo della mia amica che si lamenta: venisse in piazza Genova di venerdì, si beccherebbe il karaoke del bar Tucano, che è in sè e per sè un insulto alla musica intera (e quello del piano bar era meno cane di quelli che suonavano lo scorso anno). Poi sull’angolo la panetteria tiene dei party pizza e coca cola (se ho capito bene) il mercoledì, ed è musica tecno. Gli altri giorni sono la polizia, i carabinieri, la guarda di finanza o tutti insieme, per i cinesi o le coccole, dove ci sono uomini di mezza età con catenoni e ragazze con ancora il cartellino del prezzo attaccato, (cfr. post precedente) e i pensionati che le guardano visto che con la loro pensione solo quello possono fare. Questa è la gioia della vita estiva in città…come vorrei essere in montagna. Poi ti viene in mente Cogne…