Les amis

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Au Theàtre Macallé, un morceau d’histoire de la culture di territoire

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Il ritmo della vita

Ieri, dopo una settimana di clausura, siamo andati a trovare dei nostri amici a Vercelli. C’era un sole irreale, e le montagne erano così belle e nitide che ho avuto un momento di contemplazione da cui mi sono. Risvegliata bruscamente pensando “Oddio ho cannato l’uscita”. Invece no. Oggi, che ero in giro sotto la pioggia, e non pareva che ci fosse un nesso tra il tempo di ieri e quello di oggi, vedevo le nuvole rincorrersi e lasciare sprazzi di grigio chiaro (chiamarlo azzurro mi sembra eccessivo). Ritmo. Tutto ciò che ci circonda ha un ritmo interno. Quello della natura, quello che gli uomini sono capaci di creare. Sabato sera ho visto l’ultimo film dei fratelli Coen. È una sintesi del pensiero ebraico, con una tradizione tradizionale, quella del giovane inetto, che ha talento, ma è sostanzialmente meschino ( e infatti potrebbe persino aver ucciso il gatto che lo ha accompagnato – e che recita benissimo), irresponsabile, inconcludente. Ma è il ritmo, quello della musica folk dei primi anni Sessanta che rende tutto più chiaro e comprensibile (il film alla fine scioglie nel sogno il circolo vizioso in cui sembra che la vicenda si avviti) . Alla fine, il ragazzetto con il naso a becco che canta sta cambiando la storia, e forse però il nostro Llewyn nemmeno lo ha capito. Un capolavoro , appunto.

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Piazza Nevona 2

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In realtà questa era la foto che volevo postare sin dall’inizio, il solitario passante nei giardini di piazza Genova (piazza Matteotti per voi del resto del mondo), l’unico momento in cui la piazza si è spogliata del suo mal digerito multiculturalismo per ritornare quello che era e dovrebbe essere: uno spazio per bambini, giochi e passanti solitari. Senza voce, ha ritrovato la sua voce.

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Piazza Nevona

Alessandria, quando nevica, è sempre bella. Peccato che dopo poco tempo si trasforma in una putrida poltiglia… Anche così è l’unica possibilità, allo stato attuale di vedere della pudreuse

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Insolito e crudele

Sto mangiando troppo. Come sempre quando sono ansiosa. In effetti questo succede sempre quando mi manca l’aria. Ad esempio, e se togliamo come sempre il solito lavoro soldi scuola ecc. ho ancora tante di quelle grane che se avessi dieci euro per ogni grana sarei milionaria ( o che so, sarei il capo della Fratellanza Ariana). E intanto in montagna non si va. Qui ormai più che un blog sull’andare in montagna è un blog sul non andare in montagna. Neanche alla Fiera di Sant’Orso. Quest’anno sono in scrutini, come sempre o quasi. Quindi…Ho dovuto insegnare il computer al mio martirio, e i risultati sono buoni: nel tempo in cui arriva alla pagina del registro elettronico, il preside avrà finito gli scrutini. È partito dal grado zero e ora sta zampettando con un dito (uno!!) sulla tastiera Arrivarci da mac e da pc e a me nel frattempo è venuto un travaso di bile. Ma neanche lui sta tanto bene, per la verità. Per rilassarci tutti , vi consiglio il blog di un caro amico iridediluce. Ha delle musiche splendide.

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A ciascuno la sua montagna

Sto leggendo le note che Simone Moro manda dal Nanga Parbat e le immagini meravigliose che vengono postate sul sitopassione montagna e mi servono per rilassarmi ( lo so che Moro si diverte molto meno, a trenta sotto zero sulla parete più larga del mondo e almeno spero che questa volta riesca a salire la Rupal in inverno, mentre l’estate australiana è più che torrida) e poi mi sono messa a far cucina e mi è stato detto che c’erano troppe carote nel minestrone. Fate l’amore, non la guerra e non mettete carote nel minestrone. E il gatto oggi ha messo il suo culo peloso ovunque – e se le dicessi andiamo in montagna mi farebbe probabilmente una pernacchia…

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Inverno

Le vacanze sono finite, tutti si congratulano con me per l’aspetto strepitoso che ho, io sono andata a calzar le mie racchette una sola volta e dopo due giorni sono stressata esattamente quanto prima ( con le tasse che incombono, la pensione che scompare, l’inquilino che non paga, le fatture che si accumulano – e infatti avrete già notato che il blog ha ripreso ad uscire a singhiozzo) voi perdonerete me, e io forse perdonerò il mondo . La Fornero no, però.

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Novità

Se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno sarà dura, molto dura…

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Via tutto

Mentre oggi alle 5 un gruppo di sventurati ballava danze country in via Dante, mi domandavo dove andremo a finire se non a ramengo per cui, beccatevi le renne e tanti auguri

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Rieccola

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La pecora cinematografica, cioè. Risvegliata dal suo torpore (e negli ultimi tempi ha dormito un sacco) dall’ultimo film di Stephen Frears, Philomena, premio a Venezia per la sceneggiatura, che mostra come per fare un buon film occorra, in ogni caso, una buona sceneggiatura. E questo ce l’ha, ed è meravigliosamente girato , è recitato in una maniera superlativa, è divertente, commovente, riscaldante. Cinema narrativo, nella miglior accezione del termine, e come lo fanno gli inglesi, non lo fa nessuno. Zero pecore, un miracolo.(siamo stati in sonno rem per un mese e mezzo, dicevo) . Siamo andati con il cugino piacione, che si è mangiato la frittatina di antipasto (ricetta del nipotone che l’ha rubata a Gordon Ramsey, le cose che guardano i ragazzi in tv), il pollo al vino precedentemente cotto , gli zucchini al verde e i carciofi del gastronomo Mimmo, comperati mentre lui e il mio martirio davano la caccia alla piccola Stronza che alla vista dell’ospite, che per altro conosce benissimo, si è eclissata. Ricomparendo come se niente fosse al mio arrivo quando ormai il suo affranto papà aveva i nervi a pezzi. Una piccola Stronza appunto (ok , l’abbiamo viziata indegnamente, e siamo genitori totalmente privi di polso-io , cioè)

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