Notizione 

La prima è di carattere locale : Lo svuotamento del lago del Moncenisio , che avviene, secondo la regolamentazione francese  , ogni dieci anni . L’ultima volta hanno usato un robot subacqueo. Questa volta la strada sarà chiusa alla Gran Scala e a quanto pare ci sarà tolleranza zero anche per gli escursionisti. Lunedì 29 a Lanslebourg ci sarà la presentazione delle iniziative turistiche che potranno sfruttare l’evento ( saranno visibili la strada Napoleonica e l’ospizio). Chez nous, zero. 

La seconda non è più una notizia, ormai. Ieri Simone Moro è arrivato in vetta al Nanga Parbat, realizzando la prima ascensione invernale della montagna e arrivando a quattro 8000 scalati in inverno, un altro record . Per lui la prima pagina della Gazza, e se la merita 

  

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Triste

Per una blogger che parla di montagna, non andare in montagna è un bell’handicap. E infatti , zero. Neanche una passeggiata sull’argine dopo essere andata a prendere le scatolette per il gatto. Ho avuto l’influenza. Di nuovo. Il giorno di carnevale con tutti i miei programmini fatti , vado dal meccanico a recuperare la mégane che dopo molto penare è tornata all’onore del mondo ( due persone, due auto , un gatto). In realtà c’è ancora del lavoro da fare, ma camminare cammina. E io che ho fatto la strada dal garage a via Righi sotto la pioggia e ho portato la macchina a casa. La sera sentivo freddino, poi ho cominciato a battere i denti, poi ho constatato di avere la febbre a più di trentotto. Vai di tachipirina. Il venerdì finalmente la febbre passa, il sabato sono sfebbrata, e decidiamo di non annullare la cena a Vercelli, che per altro abbiamo già rimandato due volte per varie ragioni ( tipo, lui è sempre in Svizzera, io sono sempre aTorino, oppure malata). Ovviamente prendiamo la mégane che è come andare con il freno a mano tirato ( gente, sarà poco ecologico, ma a me piacciono le auto veloci, avessi i soldi andrei a correre a Monza come faceva il Grande Longo), ma almeno non prendo freddo, scendo di casa salgo in auto, riscendo , risalgo,eccetera. Cena carinissima, a mezzanotte suggerisco di levare le tende. La mattina alle sei mi sveglio totalmente afona. Parolacce. Vado alla guardia medica, il medico di turno scuote la testa, e mi riempie di antibiotici (fermenti lattici gastroprotettore inalazioni che a onor del vero non ho fatto tantissimo). La voce è tornata giovedì, che il mercoledì ho dovuto andare a Torino mio malgrado perché se no buttavo via sei mesi di lavoro è una specializzazione quasi presa.

Ora dico io, ma i vari Confortola, Nardi, Meroi, Killian Jornet eccetera, secondo voi un malanno come la gente normale lo prendono mai? E vanno in montagna lo stesso?

  
(Foto Aosta Immagina)

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Immagina (parte seconda)

Prima di tutto, le foto. 

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Avevo promesso alle due signore che vendevano il ciondolo della Fiera in Piazza Chanoux che le avrei messe nel blog, tanto erano simpatiche e sorridenti e così faccio. Direi che sono un eccellente lasciapassare della Fiera (al di là del fatto che sempre secondo AostaSera ormai c’era più gente che al Family Day).

I fiori, che sono un’altra costante. Io li compro sempre (quando vado e come si vede non è poi così spesso – tra l’altro sono una delle cose più abbordabili in quanto a prezzo)

DSC00473DSC00466Questa scultura e altre che ho visto (non molte, ma in numero sufficiente) sono secondo me un buon segno: il fatto cioè che specie fra gli espositori più giovani, la scultura in legno esca dalla stretta del realismo folcloristico e si avventuri in qualcosa di nuovo

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Immagina

Dovevamo partire in tre, poi in due, poi alla fine sono andata da sola. Alla Foire , alla St.Ours. Approfittando dell’assemblea studentesca, ho preso ferie, ho nutrito la mia parte di #Family every day, come ogni brava moglie cattolica gli ho raccontato una gigantesca bugia bianca, e grazie alla Giulietta  ( e a un colpo di lato b) alle 15,30 ero già parcheggiata dietro la stazione. Ho fatto, un po’ per caso , un itinerario più lungo, cioè sono partita dall’inizio, dall’arco di Augusto, mentre di solito, arrivando al pomeriggio, iniziavo circa a metà, alla Porta Pretoria. Così strada facendo mi sono vista la fiera – fiera: le macchine agricole, la piadina, il diavolo del torrone e l’indiano che suona il piffero ( non manca mai). 

Sino alla Porta Pretoria il flusso era bi direzionale, perché via S.Anselmo è più larga. Il sito di AostaSera, il quotidiano online della Valle d’Aosta, stasera parlava trionfalisticamente di 161.000 presenze. Li avranno calcolati come i due milioni del Family day di Roma, ho paura. Impressionisticamente, anche nell’ultima parte del percorso , dopo piazza Chanoux, si cammi nava decentemente e ho potuto quasi sempre avvicinarmi agli espositori senza essere travolta da nessuno. Se si eccettuano le carrozzine. Allora, i bambini in carrozzina, lasciateli a casa, o metteteli in un marsupio, se proprio volete. Schiacciare i piedi alle gente con le ruote non fa bene a nessuno ( non è colpa dei bambini, ovvio, ma dei genitori bamba). La vera calca era in Piazza Chanoux e nel padiglione delle attività artigianali. Lì faceva davvero molto caldo. Alla fine, dato che mi ricordavo il vento gelido di cinque anni fa, mi  sono coperta troppo. Alle cinque e mezza quando sono venuta via c’erano ancora dieci gradi e non sono scesi sotto i nove gradi sino a casa. Non un alito di vento. Il vin brûlée era fine a se stesso, e , per dire, alle quattro mezza città era già discretamente ciucca. Delle persone parlerò domani, però oggi mi sono proprio divertita ( stessa sensazione dell’Expo, far parte di qualcosa, quella civiltà della montagna che è anche un po’ mia). Sul sito Della Regione tutte le informazioni. Questo è il manifesto di quest’anno

  

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Non so se sapete

Il titolo del post precedente era una citazione. No, non tiriamocela troppo. In realtà è un refuso, ma poi mi è venuto in mente Psmith e l’ho tenuto. Psmith ( la p ovviamente è muta) è il protagonista di tre tra i meno noti romanzi dell’assai prolifico Woodehouse: Mike, Psmith in banca e Psmith giornalista. Ho ereditato i primi due dal mio prozio farmacista. Il terzo l’ho scovato su una bancarella. Psmith è un flemmatico dandy che travolge senza fare un plissé le vite degli altri con l’unico scopo di lavorare il meno possibile, e giocare a cricket. Molto inglese. Peraltro , dopo averli letti ho capito finalmente come funzionava il cricket: avevo un professore a Cambridge che giocava, il malcapitato lo aveva detto in classe e ci aveva trovato ai bordi di Parker’s Pieces a fare tifo calcistico per la sua squadra ( lui lanciava). Così il lunedì anziché spiegarci letteratura – ci stava preparando a quel famoso CAE che bene o male dovrò rifare- ci aveva fatto lo schemone alla lavagna : bowler ( lui), batsman, fielders, wicketkeeper, runs, over e così via. I romanzi di Woodhouse parlano appunto di cricket, e a parte qualche attentato al buon senso in traduzione (sono degli anni Trenta e nessuno ha mai ovviamente pensato di ritradurli) sono deliziosi. Si definiscono per essere assolutamente non – italiani. Anche i miei amici Mishkalè sono assolutamente non italiani (il nesso logico è debolissimo): fanno musica klezmer, sono professori d’orchestra, il batterista è il nostro amico Luciano, uno degli spacciatori di musica del mio martirio, e per andarli a sentire dal vivo dopo i due dischi che Luciano mi ha regalato mi sono sobbarcata una trasferta a Cereseto (quella dopo era a Borgo San Dalmazzo che era nettamente più scomodo).  La temperatura esterna alla fine del concerto era ben sottozero però il panorama dalla piazza della chiesa decisamente incomparabile (vedi il Monviso in fondo a sinistra). Il concerto è stato magnifico, Francesco ha fatto finta di essere geloso (guarda che ci sarà sua moglie – non c’era) e Luciano contento che fossi andata a sentirli. Lo so doveva stare nella marmotta, ma va bene così

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PSfiga (sì, anche in inverno)

  
(Fonte: The Guardian)

Tre settimane fa circa il mio telefono ha iniziato a non funzionare, nel senso che io potevo sentire chi mi chiamava, ma chi mi chiamava non sentiva me. Ho cambiato telefono (cordless), perché quel genere di tecnologia ha la data di scadenza come la maionese, con il cordless nuovo (Motorola) uguale. Chiamo la Vodafone, prima segnalazione, niente. Seconda segnalazione, la signora esteuropea del call center dice ok la chiamo sul fisso e ovviamente si fa un’idea. Dieci giorni di discussioni infruttuose (internet in tutto questo tempo ha continuato a funzionare) e oggi mi arriva un modem nuovo di zecca. Passo un’oretta e mezza a installare il tutto (il primo che mi dice è facilissimo lo prendo a mazzate)
poi faccio la prova del nove, chiamo il cugino di Francesco, Alberto.
Niente. Mentre a me veniva, come avrebbe detto mia nonna quella più colta, un sacré nom ad Alberto viene in mente una genialata. Tiro fuori il vetusto telefono da tavolo di mia suocera, con ancora scritto SIP sul coperchio, lo attacco alla Vodafone Station, telefono, sbaglio numero, e una signora gentile mi dice no, guardi, ha sbagliato numero. E io grazie grazie, allora mi sente !!!, la signora avrà pensato che sono scema (o miracolata) e comunque siamo di nuovo connessi con il mondo. Attaccati ad un telefono fisso di trent’anni fa, ma connessi con il mondo. Il quesito, appunto, è: qualcuno sa spiegarmi che diavolo è successo? Al di là della carrettata di sfiga che mi porto appresso, ovviamente. Commento di mio marito (che non ha mosso un dito): dovevi chiedere prima ad Alberto
Considerato che, in un lasso di tempo relativamente breve, ci hanno lasciato David Bowie e Alan Rickman, a Itzak Rabin hanno fatto un bypass coronarico oggi, e la bicicletta mi ha lasciato…a piedi ( la caldaia, la macchina per il caffè, la mia vecchia automobile, la password della stampante a scuola) se mi facessi un sonno di bellezza  sino a Natale?

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Altrove

Di David Bowie, parlo altrove Bye bye Duke

Qui se continuo a vedere foto di neve ( due volte in montagna e neanche una goccia), mi torna la gastrite. Non che mi abbia lasciato del tutto, però.

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Finalmente 

Siccome non capisco con quale criterio wordpress carichi lo streaming foto, temo dobbiate accontentarvi di questo, anziché della foto molto più significativa che avevo in mente. In ogni caso, finalmente nevica. Anche qui. Solo che qui ha fatto finta, mentre in montagna grazie a dio , si è vista un po’ ovunque. Anche dalle webcam della valle d’Aosta e del Sudtirolo si vedono un po’ tutti i luoghi deputati, da Livigno a Plan de Corones con la loro brava spruzzata di poudreuse. 

In montagna ci sono andata, quando ancora neve zero. Mi ero ripromessa di tornare a Mergozzo in inverno e cosī è stato. E non c’era nessuno. Una zombie lande peggio del natio Mandrognistan, ma tutto sommato affascinate. Siccome c’era il sole, ho fatto un giro intorno al lago, passando sotto il monte , scoprendo troppo tardi ( stava venendo buio),  un itinerario un’altra mulattiera militare a tratti ben conservata che faceva l’intero giro della montagna, che mi suggerisce un altro ritorno. In fondo, avendo scoperto un nuovo itinerario, devo completarlo …La temperatura non era ancora invernale, e la neve sul monte Leone in lontananza indicava uno zero termico oltre i 3000 metri. 

Vi posto, per un po’ di neve vera, questo bel link http://youtu.be/PeGvQy3iXnU della scuola di sci di Courmayeur. Del 1963. Chi è stato bambino allora ricorderà l’ovovia del col Checrouit e le creste della Youla, un ambiente severo e splendido. E non potrà non ricordare la neve “vera”, di cui c’è abbondanza nel filmato. Interessante dare una occhiata al versante italiano del Bianco, per confrontare lo stato dei ghiacciai allora è adesso. E preoccuparsi un altro po’ .

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Happy

  
Appunto 

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Come non mai

Un racconto per bambini di cui non ricordo più il titolo (ma era già allora d’avanguarda, parlava di cagnolini e di feste natalizie) iniziava con una cosa del tipo “un Natale senza neve non è più Natale”. Poi arrivavano sia la neve sia il cucciolo ( un cane maltese). 

La neve, come tutti sanno non è arrivata. Vedere nelle fotografie striature di neve in mezzo ai fiori o quasi personalmente mi mette depressione. È finto. È come sciare a Doha. Mancano i grattacieli, ma l’aria del deserto è la stessa. Ho accompagnato un amico a Genova in aeroporto, lui tornava a Catania, e c’erano 19 gradi. Rischia di fare più freddo giù, mi ha detto. Io ho fatto un giro al centro commerciale Fiumara , adesso che hanno fatto un enorme bypass che salta il centro di Cornigliano, e a parte che è simile al nostro Panorama, faceva un tale caldo che ho dovuto scappare.

Poi c’ è chi va in giro, al Nanga Parbat c’è una vera folla ( dei nostri ci sono Nardi e Moro, chapeau). Io mi accontenterei di molto meno. Come una passeggiata. Una vista. Ma alla mia due volte venticinquenne esistenza è toccato dover fare i compiti (non correggerli, farli io). Ma passerà. Intanto è passata la prima tornata gastrolesiva.

Auguri. (Potete interpretarli come vi pare)

  
( come si vede in questa cartolina c’è tutto, gattini, cagnolini, e pure Babbo Natale)

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