Riassunto

Arrivata in casa, sentito i gatti, evitato la fuga, lanciato i vestiti di qua e di là, bevuto, lavata sommariamente, messo telefono sotto carica, effettuato rabbocco di crocchette, sedato un principio di rissa tra felini (che nei giorni in cui sono stata via non hanno proferito neanche un pfff ), cercato di dare una coccola ai medesimi (lei come sempre è sulle sue), risposto a un whatsapp, fatto un impacco sostitutivo ( di inalazioni), balzata in letto, buona notte

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Diciassette (Millediciassette)

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Ecco. Non è una novità straordinaria che quest’anno sia riuscita a coprire la Fiera di St. Orso. Non c’erano impegni di lavoro. Il tempo era decente (molto più ad Aosta, che era meravigliosamente sgombra dal nebbione) Nessuno mi aspettava – anche se i gatti diventano sempre più esigenti. Arrivando ho ascoltato il radiogiornale della Valle d’Aosta dove sia il cronista sia una giovane espositrice dicevano che la Fiera era molto più vivibile, c’era meno ressa, e in questo modo si poteva avere con il pubblico un rapporto migliore.

Bene. Ho parcheggiato alla Cogne come al solito. E non mi è parso che trovare parcheggio fosse più semplice del solito, ma fortunatamente un’auto è uscita proprio davanti a me e quindi ho avuto fortuna. Non c’era ressa: è vero, in altri anni in via di Porta Pretoria la massa era talmente compatta che non si poteva camminare , anche con il percorso obbligato. Invece si poteva camminare agevolmente ovunque, e ho potuto non avendo l’angoscia di un ritorno prefissato , girare tutto il centro il città, compreso il mercato delle specialità gastronomiche in piazza Plouves. C’erano nomi nuovi da scoprire, anche se in realtà alcune persone che ho intravisto dietro i banchi non erano sconosciute, appartenenti ad altre realtà. E poi lo stand da cui pavlovianamente ero attratta : Bonne Vallée (grazie alle signore della “ditta” che si sono messe in posa). Mentre la solita mamma con passeggino bambino super palloncino ingombrantissimo (lo so, chiamatemi Erode) chiedeva lumi sui biscotti, io mi sono avventata sui torcetti e sui biscotti di farina di castagne – che in assoluto sono i miei preferiti. In realtà avrei potuto comperarmi l’intero stand, e come sapete io non sono sponsorizzata da nessuno,  quello che raccomando è true and tested – e mangiato, in questo caso.  I prodotti si trovano presso l’azienda a Donnas, e in negozi selezionati in tutta la valle.

I miei altri acquisti non si discostano molto dalla tradizione: le ciotole di Gressoney, una cintura di cuoio di un laboratorio di Gressan e i fiori di legno . Stavolta però ho trovato in rue Croix de Ville un piccolo laboratorio che aveva  mazzetti di stelle alpine e fiori colorati, piccoli, da vasetto. Bellissimi. Li porterò a mamma e papà, quando avrò il coraggio di andarci,  e gli altri fiori colorati a Francesco. Sono passata in tutto il centro, compreso il Duomo, e ho fatto una lunga e piacevole camminata. In effetti ho trovato poche persone, nessun alpino allegro (ma la veillà era già passata) e un certo numero di turisti stranieri. Alla fine è stato bello, una giornata rilassante.

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Buon Compleanno

Oggi è/sarebbe stato il tuo compleanno.

Volevo scrivere qualcosa, poi ho trovato nella posta questa lettera di Luciano, e c’è tutto.

Lo lascio così com’è:

“Cara Antonella, finalmente riesco a trovare un po’ di tempo per scriverti dopo un paio di settimane impegnative fra prove e allestimenti in corso d’opera per la giornata della memoria. E’ già trascorso quasi un mese da quando Francesco è partito per un lungo viaggio, ed immagino, per esperienza, che i momenti bui, la tristezza, il freddo di una stanza che sembra vuota cominciano a mordere con il passare dei giorni, sono sicuro che hai la forza, la serenità, e la fiducia per affrontarli ed allontanarli. Più di un anno fa Francesco mi confidò, tra le nostre purtroppo brevi discussioni in campo musicale, e trascorsi di amicizie probabilmente conosciute in comune a Torino, che il vostro rapporto, la vostra relazione d’amore lo aveva “salvato”da un difficile momento di crisi della sua vita, e mentre me ne parlava vedevo i suoi occhi illuminarsi di un qualcosa che solo il cuore poteva spiegare. Ma lo vedevo anche nei vostri battibecchi tipici di un rapporto profondo e smussato dagli anni che solo con una persona che conosci bene ti puoi permettere di avere, e soprattutto ho sempre notato la tua premura di seguirlo, capirlo ed assecondarlo nelle sue passioni….lo incontrerai attraverso gesti quotidiani, attimi di vita, ci sarà sempre a guardarti di nascosto, magari mentre bevi un buon bicchiere di vino o ascolti un bella canzone di Sandy Denny……Io ogni volta che sarò sotto quel portico ad Alessandria non potrò non pensarlo e ricordarlo anche solo per un attimo.
Un abbraccio fortissimo…..a presto Luciano.” img_0541

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Non sento più la musica

A dire il vero, non sapevo bene dove pubblicare questo articolo, probabilmente lo pubblicherò così come è su tutti e due i blog italiani.

Ho ripreso a scrivere oggi. A lavorare da una settimana, a finire le mie ricerche da un paio di giorni, a organizzare il Giorno della Memoria e altre attività “pubbliche” anche da prima ( e grazie Luciana che hai pensato che mi avrebbe fatto bene). A fare un passo alla volta per costruirmi una nuova esistenza, ho cominciato mercoledì e ieri ho dato una piccola spallata verso quella direzione. Non so bene quanto mi costerà questa direzione, ma sono andata all’Ikea, una nuova cucina non mi costerà un patrimonio, e poi a casa mia all’inizio potrò sempre dormire per un po’ nel mio letto di ragazza. Tanto i gatti ovunque dorma litigano lo stesso per il posto anca. Nell’alloggio che era di Francesco non riesco a stare. Forse perché è morto qui. Forse perché rientrare in una casa silenziosa ogni volta è un colpo al cuore. Forse perché io invece non sento più la musica, non riesco più a sentirla, mi dà quasi fastidio a pelle. Troppi fantasmi.

Non riesco più nemmeno ad andare in montagna, nemmeno a pensare alla montagna. Ho milioni di cose da fare. Non morite per carità la vigilia di una festa, e fate testamento, o meglio fatelo e avvisate gli altri. Così da non lasciarli impreparati sulle vostre volontà, in balia dei litigi che inevitabilmente seguiranno la vostra eredità. Bello scherzo mi ha fatto il mio martirio, andarsene così, e lasciarmi con un altro martirio. Ma con rispetto parlando, Francesco, te ti avevo scelto, a suo tempo, trentadue anni fa (perché siamo stati insieme così tanto), tua sorella anche no. Carlo il nipotone io lo scelgo, perchè in certi aspetti è uguale a te, e grazie, il resto dello della compagnia, anche i due litiganti pelosi, lo scelgo io, no strings attached

Poi, questo è un blog dedicato alla montagna e quest’anno volevo fare un salto di qualità, non raccontare parenti serpenti, lo ha già fatto Monicelli e poi io ho solo un serpentello in mezzo ad una marea di amicizie e aiuto (di quello che resta, non di quello che tra sei mesi boh, perché c’era già prima. Deve solo tornare il Grande Longo).

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Farewell

Farewell my love 1955-2017

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A venire

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Mentre l’anno finisce in gloria insieme alla lavatrice (devo avere un mucchio di rabbia repressa, per questo le cose finiscono per rompersi – o forse è solo una vecchia lavatrice) vi lascio con questa immagine della via Romana poi francigena di Donnas. Venerdì dopo un ennesimo semilitigio con il mio martirio (ma forse dovrei finirla di farmi martirizzare, ho preso e mi sono fatta una camminata sulle frazioni di Donnas, con abbastanza salite da aver le gambe indolenzite il giorno dopo. Bella la vista sulle rocce montonate appena sotto Albard. Nemmeno un sentiero, la strada asfaltata che collega le frazioni e qualche scorciatoia. Ho finito al buio, ma ormai non è una novità. Tempo peggiore delle previsioni,con nuvole, cinque gradi sopra (cioè, molto più caldo che nella bassa).

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Buon Natale

La stella c’è. Il resto, per favore sia silenzio. Buon Natale a tutti,  che hanno l’anima in montagna.

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Un poster senza foto, tanto c’è la nebbia (la neve, il buio)

Mentre Caifa sta cercando di arrampicarsi su per il bordo del letto (perché siamo in mano aCaifa, giusto per ricordare la mia tanto amata suocera) E la micia ringhia perché vuole fare la stessa cosa, due parole sullo stato dell’arte: malandato. Il primo a essere malandato è il mio martirio che ha il raffreddore da una settimana.Considerato che l’ultimo lo ha preso vent’anni fa, siamo su una brutta china. E come sapete gli uomini sono pronti a chiamare il 118 un secondo dopo i 37°. Io ho la stessa cosa:facile a dirsi, dato che stando nello stesso posto, i germi hanno modo di conoscersi biblicamente e di moltiplicarsi. In realtà, non proprio la stessa cosa: lui ha la tipica tosse catarrosa da fumatore, io ho la tosse isterica da tisica. A tutti e due, il termometro oggi ha dato un esito inquietante: 32,2°. Ora è anche vero che ci aggiravamo per casa come zombi, ma da qui ad aver la stessa temperatura…(degli zombi, ovvio). Così, per sicurezza abbiamo ripreso il vecchio e dannoso termometro a mercurio – ma ecologico, proclama l’etichetta, e made in Germany. Il vecchio termometro ha proclamato per lui una zona di quasi sanità, e a me ha suggerito di prendere qualche giorno di riposo. Il termometro elettronico temo prenderà la via del riciclo. Beh, meglio essere malati prima di Natale che durante o dopo. E forse nel 2017, se ho letto bene, Saturno smetterà di stazionare nel mio salotto.

Comunque, in montagna c’ero andata, e proprio nei giorni del nebbione (in uno dei quali, per esigenze di lavoro ero andata ascuola in bici, e a parte il ghiaccio nei buchi, era pressoché impossibile respirare). La cosa più bella è stato vedere il nebbione salire e avviticchiarsi ai lampioni, per lasciare il passo ad un cielo limpido e terso. A Borgosesia. Sono andata a camminare sopra il Sacro Monte di Varallo, dove c’è un cammino panoramico che porta sul cucuzzolo del monte stesso, che non è veramente un monte, ma una specie di promontorio. Era quasi buio, e lo spettacolo delle luci di Varallo e della bassa Valsesia era spettacolare. Il sentiero inizia subito a destra dell’ingresso al Sacro Monte e sale a diverse zone picnic. Gente, cioè padroni di cani tre, e al ritorno il Sacro Monte deserto. Devo dire che ho scelto il giro esterno perché pensavo che i cancelli chiudessero, ma alle sei quando sono venuta via nel buio più pesto, i cancelli erano aperti e in giro non c’era anima viva. Un giro per le cappelle l’ho anche fatto, ma alcune si illuminavano, altre no – sono buie anche di giorno – e non so bene con quale criterio . Dovrei chiedere al nostro anico Villata, che di Varallo è un grande esperto e ha anche scritto un libro su Gaudenzio Ferrari. E però questa cosa mi stranisce.Tutto aperto? E se poi ci vanno a fare le messe nere?

Varallo era splendente di luci e decorazioni natalizie, e io me nesono tornata mestamente a casa nella nebbia.

Se interessa, questo è Il libro di Edoardo e costa un patrimonio

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Se non vi ha preso il Krampac

Oggi è San Nicola, e in molti paesi i bambini hanno ricevuto i regali (se non li ha portati via il Krampac) 

Io ho rimediato l’ennesimo litigio. Decisamente, non sono più la persona di una volta, o meglio, non ho più la pazienza di una volta. Breve recensione del Marché vert  di Aosta (che se aspettavo di sapere che qualcuno ci andasse e me lo dicesse, vero…) E’ la prima volta che lo vedo, e in effetti è il secondo mercatino natalizio che vedo, di montagna, dopo quello di Trento di anni fa.

E’ piccolino, ma in effetti è in una location assolutamente splendido: il teatro Romano di Aosta, restaurato e illuminato è veramente una meraviglia. Non ci sono migliaia di stand, è molto raccolto, e per lo meno troviamo artigiani locali, alcuni dei quali (d’Socka, les draps di Valgrisanche, alcune ceramiche e sculture in legno) sono anche alla Foire de St.Ours. Ci sono stand di prodotti tipici (jambon de Bosses, birra, miele, fontina e altro) alcuni stand istituzionali, della Vallée, dello Skyway, delle Terme di PréSt.Didier, e i prodotti di erboristeria del Dottor Nicola (e  faccio volentieri pubblicità – gratis http://www.dottornicola.it), dove ho riassortito il mio shampoo e “assaggiato” altri prodotti). Devo dire, non ho comperato regali di Natale: ormai la mia lista di legali è talmente corta che ho già accontentato tutti o quasi. Andare sin lì è stato un regalo in sé, un’ora e mezza di macchina a traffico praticamente zero ed ero già parcheggiata nel parcheggio, vuoto, vicino all’Arco d’Augusto e in cinque minuti di zona pedonale si è lì. E se siete fan di Rocco Schiavone, potrete andarvi a sedere sul pezzo di muro romano che è stato utilizzato per il telefilm (che in tempi normali è chiuso e a pagamento)

Il centro di Aosta non è diverso da quello di Alessandria e di altre città (purtroppo): vuoto e in crisi. La giornata limpidissima , bella, fredda , sotto zero, ma basta un paio di guanti.

Qui sotto c’è Innsbruck (fonte, www.Innsbruck.info ). luci ne abbiamo, fascino anche. Però Aosta è un po’ casa nostra. (in questo weekend lungo c’ è anche Santa Maria Maggiore e il trenino delle Centovalli, insieme alle migliaia di persone che ci andranno, in un giorno feriale, ad Aosta c’erano solo locali.)

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Natalino

L’immagine pIù natalizia che probabilmente vedrete su questo blog: i mercatini natalizi di Aosta, il Marché Vert Nöel al Teatro Romano, che è particolarmente suggestivo in queste notti così limpide. La revue della cosa à la prochaine.

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