Addio Ueli Steck

Eiger record 2015 : se qualcuno tra voi che leggete questo blog non ha idea di chi sia Ueli Steck, può farsi un’idea vedendo questo video. Lo avevo postato a suo tempo su fb, commentando la bellezza e la perfetta inutilità della cosa. Vederlo danzare sulla nord dell’Eiger,  la classica Heckmair sulla parete più pericolosa del mondo, o almeno che aveva avuto quella fama, era uno spettacolo, vederlo correre , letteralmente, sul ragno, era davvero una cosa dell’altro mondo, lui un alieno di un altro pianeta. E sentirlo dire con perfetta naturalezza, che sì, date le condizioni (che, obiettivamente, non sono proprio semplicissime da avere), si poteva fare in meno di due ore (quanti giorni ci svevano messo Heckmair, Harrer e soci nel ’38?), anche più alieno.

Solo lui poteva avere l’idea del concatenamento Everest Lothse in quel modo: salire al campo 2, il campo base avanzato oltre l’Ice fall dove lui e Simone Moro avevano litigato con gli sherpa, attraversare il Western Cwm, fare l’Horbein diretto sino in vetta, scendere dalla strada normale – e mi pareva quasi di sentirlo dire “permesso… permesso” ai turisti arrancanti sull’Hillary step- al Colle sud risalire in cresta il Lothse, e poi scendere al campo 2 dalla normale. Sentirlo raccontare da lui sembrava facile. (Everest Lothse project). Come sempre, perché e come sia caduto non ha quasi importanza. E’ così.

Pubblicato in alpinisti, attualità, Himalaya, inmontagnadognicosto, Uncategorized, visioni | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Parte quinta del riassunto, la bellezza

Francesco mi aveva prevenuto che la bellezza della grande Moschea di Cordoba, la Mesquita, toglieva il fiato. Una foresta di colonne, grande tanto da poter contenere una cattedrale al suo interno. Una foresta di colonne che respira. O almeno , questa è l’impressione che ho avuto. Una foresta umana, a dispetto delle molteplici sovrapposizioni religiose che ha subito, dove la bravura degli artigiani e degli architetti ha creato ciò che dovrebbe essere il vero scopo del nostro stare al mondo, del nostro esserci, la bellezza. 

Cordoba è tutta bella e bianca, e in quel biancore ti immagini che il tiepido febbraio diventi un luglio rovente e che i fiori che qui sono in anticipo si secchino in un lampo. È anche la città dei filosofi, di Averroè e Maimonide e di Ibn Gebirol ( almeno per la nascita), delle tre religioni, di una eredità ebraica che la Spagna di oggi cerca di riconquistare – la juderia di Cordoba, proprio dietro la moschea, conserva un fascino non finto e  la riscoperta di edifici come la piccola sinagoga, il suk (zuk), i mulini sul Guadalquivir. 

Un ricordo bellissimo, e un monito su come fare turismo responsabile, dove il traffico privato è dirottato dal centro, ma dove i mezzi pubblici ci sono e i taxi tanti e poco costosi, dove il turista è una risorsa, e certo accanto a tante attività, quelle sì più banali e globalizzate, è facilissimo, se appena si ha la possibilità , imbattersi nella vita del luogo nel suo cibo, e nelle sue abitudini . La coda di toro stufata, con tutto il rispetto per il toro, è una squisitezza.

Pubblicato in camminare, camminare in città, me, memoria, viaggi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Riassunto parte quarta: sublime 

Pubblicato in camminare, camminare in città, me, memoria, viaggi, visioni | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Puntata 3 del riassunto -Come a primavera

Sul mare è sempre primavera, più o meno. Intanto non ci sono più le mezze stagioni, signora mia, è ormai non più (solo) un luogo comune, ma un azzardo climatico. Di fatto siamo noi diversamente giovani, dai trent’anni in su, che rimpiangiamo i ciliegi in fiore e i tailleur di mezza stagione color rosa o verde pastello. Noi donne, voglio dire, gli uomini costretti al giacca – e -cravatta benedicono il tasmania e il fresco di lana tutto l’anno. A Malaga fine febbraio erano quasi tutti in infradito e shorts – e ti viene ovviamente da pensare che con il caldo torrido andranno in giro nudi? Ma era Carnevale, e i più vestiti erano i bambini costretti nei costumi di angelo o Zorro o Frozen  o Topolino e Minni ( viene da pensare, tra l’altro, tutti personaggi Disney. Aver avuto la Commedia dell’arte ha reso originali persino i nostri Carnevali). Abbiamo perso il piatto frote, la sfilata dei carri allegorici la sera , quando il gruppo doveva tornare a Siviglia. Ma Malaga, anche non andando al mare o al porto offriva molto lo stesso. Il museo Picasso, parzialmente in ristrutturazione, purtroppo, frutto di un legato della famiglia alla città natale del maestro, che qui passò l’infanzia. “Un terno al lotto”, ha detto la nostra guida, dicendo c he questo ha trasformato Malaga da aeroporto sulla via di Torremolinos e Marbella  e delk resto della trafficatissima Costa del Sol, in città turistica autonoma. Ha ragione, anche monco come lo abbiamo visto noi, il museo merita, e intanto che rinforzavano le mura del Castello, un’altra Alcazaba moresca, è saltato fuori un intero teatro romano in perfetto stato di conservazione e stanno ancora scavando. La Cattedrale, anch’essa costruita sopra un’antica moschea, di cui rimane solo il giardino degli aranci è bellissima ( e costa più del museo Picasso). Ha uno splendido soffitto a cupola e un solo campanile (la chiamano infatti la Manquita, cioè la monca – non è chiaro se sono finiti i soldi o se si sono accorti che il terreno sabbioso non avrebbe retto il peso). Bellissima: non quanto la fritura malaguena (niente accenti nella tastiera italiana) con i bianchetti e la verdura, gustata in un caffé dietro plaza de la Costitution, abbastanza lontano dai turisti e senza buttadentro, che annaffiato di vino bianco ben freddo sarebbe stata altro che la morte sua, ma avevo troppo caldo per il vino. La compagnia di suonatori folkloristici bardati dei colori della confraternita ( se ho capito bene) non aveva palesemente quel problema: erano allegri come alpini in raduno e hanno cantato per tutto il tempo del nostro pranzo. Tra piazza della Costituzione, Plaza de la Merced, dove c’è la casa natale di Picasso, la città vecchia, e Marques del Lario, la via principale, si trovano i marchi della globalizzazione e tante botteghe carine.

Ma forse dovevamo andare in spiaggia.


Foto di gruppo con Picassso e foto di gruppo di suonatori avvinazzati

Pubblicato in camminare in città, viaggi | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Puntata 2 – del riassunto Granadaaa, cantava Claudio Villa

“Ah, sei fortunata, a Granada in questa stagione vedrai la Sierra Nevada con la neve (appunto…Nevada, neve, haha)”. Averla vista, la Sierra Nevada, uno dei suoi picchi o un’altra altura tanta da poter essere tacciata almeno di Appennino. Invece niente. Oltre al tempo decisamente freddino, appunto per la vicinanza delle montagne, la Sierra è rimasta ben nascosta dietro una coltre di nebbia. Favoriti dall’albergo vista sull’ Alhambra, ci siamo goduti il centro storico e la fortezza. Meglio ricordare , tuttavia, che se la discesa è brevissima – in dieci minuti si scende alla Plaza Nueva, la risalita dura il triplo, secondo la consueta ratio della salita, ossia dai trenta ai quaranta minuti a seconda di quanto ti basta il fiato (e a me partita con una congrua scorta di antibiotici, antinfiammatori, antitutto, il fiato non bastava; o meglio dopo aver fatto la salita due volte in un giorno, alla terza ho salutato gli astanti e preso un taxi.) Non solo, oltre ad essere decisamente conservatori- Granada fu una delle prime città a consegnarsi a Franco, e anche a non saperlo, è difficile ignorare la lista di poveri parroci vittime della furia dei rossi i cui nomi sono scolpiti a fianco dell’altar maggiore in Cattedrale (scritto proprio la furia del comunismo, alla faccia del politicamente corretto)- oltre a essere decisamente conservatori, dicevo, gli abitanti di Granada sono assai poco malleabili , resilienti, quel che volete:abbiamo rischiato di non poter visitare l’interno del palazzo del Sultano, una meraviglia di fontane e decorazioni, perché qualcuno a monte aveva sbagliato la data della nostra prenotazione. Il consiglio al viaggiatore, che sitrova in molte guide, ma è veramente da seguire, è prenotare la visita online. L’Alhambra ha un numero chiuso di visitatori giornalieri, e venduta la quota di biglietti non fanno entrare più nessuno. Veramente. Per questo contrattempo, abbiamo perso la visita al palazzo del Generalife, e pazienza, ma siamo riusciti avedere il resto e il tramonto rosato sulle pietre della fortezza dell’Alcazaba ha un fascino particolare. Ma Granada è anche il pittoresco quartiere arabo dell’Albaycia, dove le case costano molto più di un attico con vista Colosseo, la Cattedrale, le tombe di Ferdinando e Isabella nella Capilla Real, le viuzze del centro storico, il dolce Pio V di pan di Spagna e crema, che si chiama così in onore del papa Pio V, che a sua volta era originario del natio Mandrognistan (tout se tient). Bocadillos di jamon serrano, caffè, acqua da un litro e mezzo, dolci, 14 € in una pasticceria della Reyes Catolicos piena di boiseries e stucchi (in quattro, ossia tre euro e rotti a persona). Un gelato e un Negroni vista tramonto su Palazzo Carignano, 22€, in una pasticceria piena di boiseries e stucchi a Torino (Pepino). 

Ossia hanno già vinto. Centro storico rigorosamente chiuso al traffico, autobus sino a tarda notte, taxi numerosissimi e poco costosi. Vita notturna gradevole, anche se non affollatissima (ma ci siamo stati a metà settimana, quando lì è poco vivace, ma qui ci sono gli zombi per strada)

Il cortile dei leoni

Per informazioni Il sito ufficiale

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Puntata 1 -del riassunto

Se vi state chiedendo se la nebbia si è spostata, la risposta è sì,  ci ha raggiunto a Siviglia. Si può dire che dal natio Mandrognistan, abbia rincorso il liceo scientifico in trasferta  nella bassa spagnola, bassa che, ricordo ai digiuni di geografia, sta un po’ più giù di Catania. Più o meno. Però, nonostante il clima decisamente più mite, almeno a Siviglia – in realtà dappertutto con la sola eccezione di Granada- c’era la nebbia mattutina che velava la Giralda , e anche qualche bruttura assortita. Ho sempre avuto una certa diffidenza verso la Spagna. Però mia zia- la mitica zia Ester, era stata anche a Siviglia, e nell’altrettanto mitica Plaza de Toros, aveva visto il Cordobès, che è come dire aver visto Pelé, Maradona e pure Messi. Perché torear a Siviglia è come essere a Wembley, a San Siro,  al Maracanà ( a proposito, i Galacticos, fuori Madrid, stanno sulle tortillas un po’ a tutti quanti, pare). I tori, per quel che mi riguarda, possono stare liberi e felici, e Siviglia ha fascino, ma non quanto le altre città dell’Andalusia che ho visto: la Giralda, che è la banderuola collocata in cima alla torre già minareto della moschea, l’Alcazar e i suoi giardini, e le sue maioliche, la sua commistione di gotico e moresco, le viuzze della scomparsa juderia, dove stanno ricostruendo a poco a poco una storia millenaria che si è interrotta bruscamente per non riallacciarsi veramente mai, il fiume e i suoi quartieri alternativi, il Mirador Parasol, il  simbolo di quell’esposizione universale degli anni Novanta che ha tirato fuori la città da un abbandono un po’ delabré.( lo dice il grande Longo che in Spagna è di casa), la fintissima Plaza de Espana, ma tanto pittoresca. E quasi non ci si ricorda che qui è nato Don Giovanni (il Burlador de Sevilla, appunto). Si beve bene e si mangia anche meglio, se si presta l’orecchio al parlare degli avventori – e se senti parlare spagnolo è meglio.

Peccato che il nostro albergo fosse in capo ai lupi e di una americanaggine terrificante (non so come siano le normative sulla sicurezza, ma in Italia, persino da noi, lo avrebbero già chiuso) – seppur con piscina ( nelle stati calde si va sopra i 50)

Pubblicato in viaggi | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Riassunto

Arrivata in casa, sentito i gatti, evitato la fuga, lanciato i vestiti di qua e di là, bevuto, lavata sommariamente, messo telefono sotto carica, effettuato rabbocco di crocchette, sedato un principio di rissa tra felini (che nei giorni in cui sono stata via non hanno proferito neanche un pfff ), cercato di dare una coccola ai medesimi (lei come sempre è sulle sue), risposto a un whatsapp, fatto un impacco sostitutivo ( di inalazioni), balzata in letto, buona notte

Pubblicato in gatti, giù dai monti via nel mondo, viaggi | Contrassegnato | 1 commento

Diciassette (Millediciassette)

dsc00949

 

Ecco. Non è una novità straordinaria che quest’anno sia riuscita a coprire la Fiera di St. Orso. Non c’erano impegni di lavoro. Il tempo era decente (molto più ad Aosta, che era meravigliosamente sgombra dal nebbione) Nessuno mi aspettava – anche se i gatti diventano sempre più esigenti. Arrivando ho ascoltato il radiogiornale della Valle d’Aosta dove sia il cronista sia una giovane espositrice dicevano che la Fiera era molto più vivibile, c’era meno ressa, e in questo modo si poteva avere con il pubblico un rapporto migliore.

Bene. Ho parcheggiato alla Cogne come al solito. E non mi è parso che trovare parcheggio fosse più semplice del solito, ma fortunatamente un’auto è uscita proprio davanti a me e quindi ho avuto fortuna. Non c’era ressa: è vero, in altri anni in via di Porta Pretoria la massa era talmente compatta che non si poteva camminare , anche con il percorso obbligato. Invece si poteva camminare agevolmente ovunque, e ho potuto non avendo l’angoscia di un ritorno prefissato , girare tutto il centro il città, compreso il mercato delle specialità gastronomiche in piazza Plouves. C’erano nomi nuovi da scoprire, anche se in realtà alcune persone che ho intravisto dietro i banchi non erano sconosciute, appartenenti ad altre realtà. E poi lo stand da cui pavlovianamente ero attratta : Bonne Vallée (grazie alle signore della “ditta” che si sono messe in posa). Mentre la solita mamma con passeggino bambino super palloncino ingombrantissimo (lo so, chiamatemi Erode) chiedeva lumi sui biscotti, io mi sono avventata sui torcetti e sui biscotti di farina di castagne – che in assoluto sono i miei preferiti. In realtà avrei potuto comperarmi l’intero stand, e come sapete io non sono sponsorizzata da nessuno,  quello che raccomando è true and tested – e mangiato, in questo caso.  I prodotti si trovano presso l’azienda a Donnas, e in negozi selezionati in tutta la valle.

I miei altri acquisti non si discostano molto dalla tradizione: le ciotole di Gressoney, una cintura di cuoio di un laboratorio di Gressan e i fiori di legno . Stavolta però ho trovato in rue Croix de Ville un piccolo laboratorio che aveva  mazzetti di stelle alpine e fiori colorati, piccoli, da vasetto. Bellissimi. Li porterò a mamma e papà, quando avrò il coraggio di andarci,  e gli altri fiori colorati a Francesco. Sono passata in tutto il centro, compreso il Duomo, e ho fatto una lunga e piacevole camminata. In effetti ho trovato poche persone, nessun alpino allegro (ma la veillà era già passata) e un certo numero di turisti stranieri. Alla fine è stato bello, una giornata rilassante.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Buon Compleanno

Oggi è/sarebbe stato il tuo compleanno.

Volevo scrivere qualcosa, poi ho trovato nella posta questa lettera di Luciano, e c’è tutto.

Lo lascio così com’è:

“Cara Antonella, finalmente riesco a trovare un po’ di tempo per scriverti dopo un paio di settimane impegnative fra prove e allestimenti in corso d’opera per la giornata della memoria. E’ già trascorso quasi un mese da quando Francesco è partito per un lungo viaggio, ed immagino, per esperienza, che i momenti bui, la tristezza, il freddo di una stanza che sembra vuota cominciano a mordere con il passare dei giorni, sono sicuro che hai la forza, la serenità, e la fiducia per affrontarli ed allontanarli. Più di un anno fa Francesco mi confidò, tra le nostre purtroppo brevi discussioni in campo musicale, e trascorsi di amicizie probabilmente conosciute in comune a Torino, che il vostro rapporto, la vostra relazione d’amore lo aveva “salvato”da un difficile momento di crisi della sua vita, e mentre me ne parlava vedevo i suoi occhi illuminarsi di un qualcosa che solo il cuore poteva spiegare. Ma lo vedevo anche nei vostri battibecchi tipici di un rapporto profondo e smussato dagli anni che solo con una persona che conosci bene ti puoi permettere di avere, e soprattutto ho sempre notato la tua premura di seguirlo, capirlo ed assecondarlo nelle sue passioni….lo incontrerai attraverso gesti quotidiani, attimi di vita, ci sarà sempre a guardarti di nascosto, magari mentre bevi un buon bicchiere di vino o ascolti un bella canzone di Sandy Denny……Io ogni volta che sarò sotto quel portico ad Alessandria non potrò non pensarlo e ricordarlo anche solo per un attimo.
Un abbraccio fortissimo…..a presto Luciano.” img_0541

Pubblicato in famiglia, mariti, Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Non sento più la musica

A dire il vero, non sapevo bene dove pubblicare questo articolo, probabilmente lo pubblicherò così come è su tutti e due i blog italiani.

Ho ripreso a scrivere oggi. A lavorare da una settimana, a finire le mie ricerche da un paio di giorni, a organizzare il Giorno della Memoria e altre attività “pubbliche” anche da prima ( e grazie Luciana che hai pensato che mi avrebbe fatto bene). A fare un passo alla volta per costruirmi una nuova esistenza, ho cominciato mercoledì e ieri ho dato una piccola spallata verso quella direzione. Non so bene quanto mi costerà questa direzione, ma sono andata all’Ikea, una nuova cucina non mi costerà un patrimonio, e poi a casa mia all’inizio potrò sempre dormire per un po’ nel mio letto di ragazza. Tanto i gatti ovunque dorma litigano lo stesso per il posto anca. Nell’alloggio che era di Francesco non riesco a stare. Forse perché è morto qui. Forse perché rientrare in una casa silenziosa ogni volta è un colpo al cuore. Forse perché io invece non sento più la musica, non riesco più a sentirla, mi dà quasi fastidio a pelle. Troppi fantasmi.

Non riesco più nemmeno ad andare in montagna, nemmeno a pensare alla montagna. Ho milioni di cose da fare. Non morite per carità la vigilia di una festa, e fate testamento, o meglio fatelo e avvisate gli altri. Così da non lasciarli impreparati sulle vostre volontà, in balia dei litigi che inevitabilmente seguiranno la vostra eredità. Bello scherzo mi ha fatto il mio martirio, andarsene così, e lasciarmi con un altro martirio. Ma con rispetto parlando, Francesco, te ti avevo scelto, a suo tempo, trentadue anni fa (perché siamo stati insieme così tanto), tua sorella anche no. Carlo il nipotone io lo scelgo, perchè in certi aspetti è uguale a te, e grazie, il resto dello della compagnia, anche i due litiganti pelosi, lo scelgo io, no strings attached

Poi, questo è un blog dedicato alla montagna e quest’anno volevo fare un salto di qualità, non raccontare parenti serpenti, lo ha già fatto Monicelli e poi io ho solo un serpentello in mezzo ad una marea di amicizie e aiuto (di quello che resta, non di quello che tra sei mesi boh, perché c’era già prima. Deve solo tornare il Grande Longo).

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento