Provenza sotto la neve

Dall’alto, la Fondation Maeght e il villaggio di Saint Paul de Vence. Una cosa mi ha particolarmente colpito, oltre i Giacometti, Calder, Mirò, Braque, Chagall, Bonnard, Léger, è stata l’atmosfera da pellegrinaggio che si respirava nelle sale. Anche i bambini (c’erano) erano silenziosi e compresi, davanti a una bellezza che sembra incomprensibile. Ho amato soprattutto i mobili di Calder – ricordo una bellissima mostra a Torino un milione di anni fa – le facce, i disegni, le sculture stilizzate. Un tempio. Che ospita una collezione straordinaria integrata in un edificio che armonizza opere d’arte, scultura, architettura, natura.

Informazioni pratiche. In inverno la fondazione è aperta dalle 10 alle 18; alle 19 in estate. Prezzo del biglietto intero, 15€, più altri cinque per il permesso di fotografare (senza il quale non si può fotografare nemmeno il giardino con le statue).

Sai t Paul de Vence è un delizioso paese medievale fortificato da Francesco I, dove nel corso degli anni hanno vissuto prima gli artisti amici dei Maeght ( che sono sepolti nel piccolo cimitero insieme a Chagall), poi gli attori del cinema (Montand, Signoret, Lino Ventura). Bisogna immaginarlo al tramonto, tinto di rosa e con il mare sullo sfondo. Oggi nevicava. E mi dicono che il clima invernale ( veramente invernale) non è poi così raro. Passeggiare tra le strette stradine medievali ( ma Folon stava lavorando alla cappella dei Penitents Blancs) è estremamente piacevole. È un invito , a passeggiare. A non avere fretta. Peccato che il maltempo mi stia perseguitando E fortunatamente mi sono portata vestiti da montagna per venire al mare.

Pubblicato in camminare, Foto, inmontagnadognicosto | Contrassegnato , , , | 1 commento

Gallo, gallina…pollo?

Come avevo suggerito qualche tempo fa, il mio netto miglioramento coté salute al ritorno al mare lo scorso anno mi ha fatto pensare qualche giorno au bord de mer. Intanto il cielo può essere #blutrail ovunque, e io ricordavo con mia mamma poi e i miei genitori prima (molto prima) tante belle camminate. D’altro canto, tutto questo mare in inverno, tra Rapallo, Chiavari e Sanremo, che faceva bene a me, non poteva finire senza qualche camminata in alto…anche perché era già un problema portare mio padre al mare in qualunque stagione. A Rapallo d’estate, con il solleone, eravamo probabilmente gli unici a scapicollarci nei boschi sino al santuario di Montallegro, dove peraltro ci si andava in funivia, oppure in autobus, in macchina o magari in bici senza morire (no, in bici forse si moriva anche di più). Comunque mi sono trovata un residence a Mentone, ho fatto bagagli assortiti ( una pentola, cibo, vestiti, macchine fotografiche), ho sistemato i gatti, che due giorni fa facevano il diavolo a quattro e stamattina hanno mangiato a crepapelle, e sono partita non prestissimo ( ci tento sempre ma mai che ci riesca). A Masone era grigio, a Ventimiglia nevicava. Non scherzo. Nel giro di un chilometro la temperatura è precipitata da tredici a sei gradi, il cielo era nero, nella val Roya c’era la neve, e nevischiava, misto a pioggia, probabilmente nemmeno è arrivata al suolo, ma sul mio parabrezza si schiantava che era una bellezza. E tirava un ventone.

Ventone che c’era anche a Mentone, e la temperatura non arrivava a otto gradi. Sono riuscita ad aprire la cassaforte per impadronirmi della chiave del mio monolocale. E già questo è stato un successo, considerato che le mie esperienze con cassaforti serrature e affini non sono state felicissime. Dopo un rapido giro in città- semideserta- sono andata al monastero dell’Annonciade, a qualche chilometro dal centro. Non so se era il mistral, ma portava via l’ombrello e anche me. Addio camminata. Ma il monastero è in una posizione meravigliosa e la vista è favolosa.

La costruzione delle statue di agrumi della fête du Citron è in pieno svolgimento e li vedo dalle mie finestre. Animali esotici. Bollywood. Il primo si capisce, il secondo che sarà?

Pubblicato in French Riviera, meteo | Contrassegnato , , | 2 commenti

Anche no

Leggo su La Stampa di ieri che qualcuno ( le associazioni dei commercianti di Aosta) vorrebbero spostare la Fiera di Sant’Orso nei week end – come sempre, del resto, quando le date del 30 e del 31 gennaio cadono a metà settimana. Perché, ovviamente, il numero dei visitatori cala. Io stessa, per diversi anni, ho dovuto rinunciare per impegni di lavoro non negoziabili ( ossia le valutazioni di fine quadrimestre) e solo da due anni a questa parte, avendo cambiato Istituto, non ho più questo problema . Lo so anch’io che nei week end la folla è tale che si cammina a mala pena – e si riesce a malapena a vedere il lavoro degli artigiani che invece dovrebbero essere il fulcro del l’avvenimento. Quindi no. Per favore lasciate la Fiera lì dov’è, adamantinamente gli ultimi due giorni di gennaio, come da secoli. Non per restare ostinatamente ancorati al passato, ma perché qui la coerenza paga in termini di pubblicità, di riconoscimenti ( L’ UNESCO tanto vituperato e talvolta inutile se non dannoso qui però può dare un riconoscimento in termini di visibilità. Piuttosto, per attirare i visitatori, si potrebbe pensare ad una tariffa autostradale speciale per la Fiera…perchè quello sì, è un furto legalizzato e se c’è una cosa che fa da deterrente sono proprio quei costi. Io stessa, non avendo urgenze particolari al ritorno, e nemmeno le aveva il mio compagno di viaggio, ho preso la statale al ritorno, statale che non avevo più percorso da anni. Perché il prezzo non valeva quella mezz’ora in più di viaggio in un tramonto rosato assai piacevole .

Come si può vedere anche dalla foto.

Pubblicato in attualità, camminare in città, Val d'Aosta | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Dopo la Fiera

un po’ di colore alla fiera di Sant’orso di quest’anno. Il simpatico signore di Arnad -Le-Vieux, produttore di lardo sopraffino e altre prelibatezze potete recuperarlo su Raiplay, la puntata di oggi di Linea Verde. Nel padiglione gastronomico, a cui quest’anno ho dedicato più tempo del solito, perché sono andata con il cugino piacione che voleva fare incetta di formaggi per la sua girolle, lo stand del lardo è stato teatro di una delle nostre migliori figure (Ma questa bella signora è sua figlia? ehm no, ma la signora è stata lusingatissima lo stesso, e no, non era nemmeno la moglie). Sulla bocca di tutti, la domanda: ma trentamila visitatori in meno?, o solo trentamila? cosa dice aostasera.it? Il mistero, questa volta, è rimasto tale, almeno per me. Impressionisticamente, mi pareva che le strade fossero leggermente più libere rispetto allo scorso anno, ma il senso unico probabilmente facilitava il cammino. Il mio amico Rudi Mehr di Gressoney, questa volta, aveva portato il tornio, così almeno il turista medio si renderà conto che una ciotola è una ciotola, e non si ripete .

Io ho comperato un tagliere nuovo, e non ho ceduto alla tentazione di comperare altri oggetti che pur mi piacevano, per non essere sommerso dal kipple che sempre più si moltiplica.

Pubblicato in camminare in città, inmontagnadognicosto, media, Uncategorized | Lascia un commento

Successo

Lo so, non si parla di montagna, ma il successo come scrittore di un amico si deve festeggiare

Vai così Giuseppe Maresca

Pubblicato in attualità, media, scrittura | Contrassegnato , | Lascia un commento

Emozioni (tu chiamale se vuoi ecc.)

Lo ammetto, questo week end mi ha dato grandi emozioni. Da tastiera, perché tra la caviglia convalescente e l’influenza che mi abbandona lentamente ho ricominciato solo questa settimana a vedere che sensazioni mi dava il camminare. Invece una parte della mia famiglia fa sul serio. Dannatamente. Va detto, Francesco era un po’ una mosca bianca in una famiglia ben altrimenti sportiva. Infatti oggi suo cugino Enrico Roggeri e suo nipote Beniamino Ariotti hanno corso la Marcialonga di fondo arrivando… in fondo alla gara, in otto ore e mezza Beniamino, quasi nove ore Enrico che ha due anni meno di me. ( in caso interessasse Qui ci sono gli stats di Beniamino)

Chapeau. Nessuno aveva ovviamente ambizioni classifica (gli élite hanno fatto i settanta km in tre ore): arrivare in fondo senza ammazzarsi è già un enorme successo. Curioso, ma non troppo: il più giovane, che si è meticolosamente allenato sin da quest’estate, ha avuto i crampi. Il più anziano (maturo, meglio), no. Perché ha bevuto e si è rifocillato nei punti di sosta, l’ha presa con il suo tempo eccetera.

(Foto courtesy Beniamino Ariotti)

Eccoli nei selfie durante e dopo gara . Va detto che il gruppo Verdefondo di Alessandria ha fatto benissimo: tra novellini e veterani sono arrivati tutti al traguardo e alcuni anche con un tempo ragguardevole. Chapeau.

Seconda cosa. Avrete almeno orecchiato la vicenda di Tomek Mackiewitz e Elisabeth Revol sul Nanga Parbat (se non ne avete sentito/visto nulla, su Montagna tv c’è tutta la storia a cominciare dall’ultimo post). In sintesi la coppia di alpinisti, dopo un tentativo andato a vuoto lo scorso anno, quando invece Simone Moro e altri riuscirono, sono tornati sul Nanga Parbat per la ripetizione in invernale di una via aperta da Messner e non completata integralmente. Sappiamo che sono arrivati in vetta. Ma sembra che al ritorno Mackiewitz per un incidente sia stato colpito da cecità da alta quota. I due sono scesi sino a 7000 metri circa, poi Elisabeth ha lasciato il compagno in una tenda e ha proseguito la discesa, questa volta lungo la più diretta via Kinshofer, chiedendo al tempo stesso soccorso via radio. I due sono saliti in stile alpino, senza ossigeno e senza una grande spedizione di supporto al seguito; avevano finanziato la spedizione con il crowdfunding. Il Pakistan non è il Nepal, dove operano da anni agenzie di soccorso con gli elicotteri: il Karakoram è considerato zona militare, volano solo elicotteri militari con molte limitazioni. E però, una mobilitazione internazionale, nonché l’intervento dell’ambasciatore francese, ha procurato gli elicotteri. Dalla spedizione polacca al K2, che sta tentando di scalare l’ultimo ottomila non ancora scalato in inverno, sono partiti quattro alpinisti, assolutamente volontari, tra cui Adam Bielicki e Denis Urubko, sono arrivati al campo base del Nanga e hanno risalito 1200 metri di parete in poche ore, continuando anche di notte, per incontrare Elisabeth, che ha continuato a muoversi nonostante i congelamenti a mani e piedi. L’hanno trovata questa notte, portata al campo base e messa su un elicottero che l’ha trasportata in ospedale a Islamabad. Ma non hanno potuto tornare a cercare Tomek. Il maltempo ha raggiunto la montagna e risalire a piedi, nuovamente, la parete, sarebbe stato troppo pericoloso. Questa storia mi ha veramente interessato e appassionato. Lei ha avuto un enorme coraggio. Quanto ai membri della spedizione polacca… a usare la parola eroi si rischia la retorica, ma che altro sono? Non li ha obbligati nessuno, hanno corso un rischio non indifferente, a quaranta sotto zero. Lo so, al momento sono il top dell’alpinismo mondiale. Meriterebbero che una scala mobile apparisse per magia sul fianco del K2 per portarli fino in cima. Se la meritano, quella cima. E a noi fa piacere sapere che esistono persone così. Addio Tomek, che è restato sulla sua montagna…

Pubblicato in alpinisti, attualità, Himalaya, neve | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Il morbo infuria, il pan non manca, Rosino sventola – bandiera bianca

Scusa, neh, Aleardo, infine sei solo un poeta romantico minore, questo giochino gli inglesi lo fanno con Keats

Lo so manca la bandiera bianca che questa mattina Rosino era più che pronto a sventolare sulla specchiera Biedermaier che fu di mia suocera e prima di lei di qualcuno dei parenti Roggeri più titolati. Il morbo infuria davvero, ottocentomila malati la scorsa settimana, tra cui io. E questa è una buona vecchia vera influenza, non le malattie bronchiali virali parainfluenzali come quella che ho preso lo scorso anno ( due settimane di tosse raffreddore bronchite catarro antibiotici, che se fossi stata la Signora delle Camelie sarei schiattata ben prima di guarire al tiepido sole di Siviglia). Tra l’altro, il tiepido sole dovrebbe suggerirmi qualcosa. No , ripeto, questa è la buona influenza vecchia maniera, nel senso che prima mi è venuta la febbre, poi i dolori muscolari e alle ossa, e oggi, dopo tre giorni, gli annessi e connessi. Mia cugina, che l’ha avuta agli inizi di gennaio, tossisce ancora. Io detesto essere malata, e tenderei a farle in piedi, le influenze, come faceva mio padre, che ricordo benissimo durante gli anni dell'”asiatica”‘ antenata dell’ H1N1 o 3PO, aver fatto il diavolo a quattro per uscire come al solito. Tenderei a farle in piedi, dicevo, se non mi spiaggiassi quasi subito. Mio cugino Beniamino che tra due settimane correrà la Gran fondo di sci nordico con lo zio, ha fatto così, palestra piscina e Gressoney , e nel frattempo ha lasciato in casa qualche germe per buona misura e altri ne avrà sparsi per il mondo. Ma oltre ad avere il fisico bestiale ha anche molti ma molti meno anni di me… E poi a far troppo i gadani un po’ si rischia. E morire d’influenza , o per le sue complicazioni, succede anche adesso. E non per scatenare la diatriba, ma che mi sono vaccinata a fare? Così non mi resta altro che leggere e frenare la squadra di guastatori che si scatenano appena giro il capo. Bandiera bianca. Appunto

Pubblicato in altro, attualità | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Seriamente

http://gognablog.com/un-comunista-leggendario/. Vi chiederete, che c’entra?  Soprattutto se la mission di questo blog è un approccio di tipo umoristico/ ironico al mondo della montagna. Tutto vero.

Ma: ( che come sapete segna l’inizio di una perorazione barra panegirico barra dimostrazione barra tutte e tre le cose insieme)

Non sono un’umorista professionista, e tanto di cappello ai team che producono battute a raffica  – non si può ignorare che in Italia un comico ha fondato un partito politico , che non fa ridere se non saltuariamente e involontariamente, per lo più;

Talvolta non c’è proprio niente di cui ridere , in montagna o altrove. Una delle ultime notizie della settimana ad avere diffusione nazionale, la malattia della sciatrice Elena Fanchini, non è di certo una bella notizia . E le auguro di tutto cuore di rimettersi presto. Ci sono state buonissime notizie dai nostri atleti nello sci, Dorothea Wierer, Peter Fill. Ma anche lì, trovare immagini della gara della Wierer è stata un’impresa, al di fuori dei canali della Fisi. Non per fare del qualunquismo spicciolo, ma che pago il canone a fare?

Vi linko ( ok, condivido il link al sito di Alessandro Gogna, che fa più bello) perché è una delle migliori risorse online, un vero e proprio magazine, e perché avevo letto della spedizione femminile sul Pic Lenin nel libro di Linda Cottino, che ho conosciuto quando lavoravo per Alp . Tout se tient. E Gogna dice sempre cose giustissime, bellissime ecc. in un ambiente come quello alpinistico che tende a prendersi un po’ troppo sul serio. ( ma anche lui è sempre serissimo). Anche nell’articolo si parla di cose divertenti come totalitarismo e gulag – talvolta la storica che è in me si lascia prendere la mano. 

Ho ancora male alla caviglia… Lo so è banale, ma sono le cose banali che alla lunga logorano.

Pubblicato in alpinisti, attualità, media | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

E buon anno

E’ quasi il 5 gennaio, e non riesco ad essere particolarmente umoristica, e in più ho ancora una caviglia gonfia. Ecco, due foto di Aosta, e dei suoi mercatini, ma ho preferito la città e i colori al mercatino in sé.

E state attenti là fuori, il rischio valanghe è arrivato a 5/5

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il Natale (preso) sul serio 2. Stream of sfiga

Da quando non ne parlavo più, di sfiga?. Dopo un anno che definire tragico è un eufemismo, la sfiga era alla fine una cosa amichevole e nota…

Comunque, essendo la casa il luogo più pericoloso del mondo , sono caduta in casa e mi sono procurata una piccola (cioè tale da non dover richiedere fasciature) distorsione. Abbastanza da farmi saltellare per casa con una stampella (di Francesco) e da farmi riposare con piede all’aria e ghiaccio. I gatti sono felicissimi. Il tipo da cui avevo prenotato le mie vacanze in montagna via Airbnb un po’ meno , perché ho disdetto – ma con il tutto esaurito che c’è in questo periodo avrà trovato di sicuro qualcun altro. Comunque, avendo passato una divertente mattinata al pronto soccorso, un must delle feste natalizie, mi ritengo fortunata che la mia distorsione non si sia trasformata in una broncopolmonite virale.

In più, nella giornata delle caviglie (dixit l’ortopedico che mi ha visitato), c’erano tutti polsi, avanbracci e affini risultato delle giornate di ghiaccio di qualche settimana fa, e io ormai essendo più affine ai vecchietti che ai giovani mi sono sentita in compagnia (essendomi rotta una spalla causa scippo anni anni fa, i frequentatori della sala gessi durante le vacanze sono miei amici, tutti.)

La seconda parte dello stream of sfiga riguarda le foto che ho fatto ai mercatini di Natale, perché al mercatino di Natale di Aosta ci sono andata, da altre parti no, nemmeno quest’anno perché ero impegnata con il trasloco 2.0, quello che avrei finito durante le vacanze natalizie e invece il trasloco ha finito me, più o meno. E quello 3.0, ossia la biblioteca di vinili di Francesco è ancora in altissimo mare. Se invece pensiamo alla visita in se, non ho molto di diverso da segnalare rispetto allo scorso anno. Piacevole, ben organizzato, in una location sempre più bella. Niente da segnalare.

Quanto a voi, state attenti là fuori, che il rischio valanghe è molto alto, dappertutto.

E buon anno

Sì, vi tocca pure il video tarocco, guardate in che stato la vostra blogger è ridotta.

Pubblicato in cazzeggio, sfiga, Uncategorized | Contrassegnato , | Lascia un commento