Nissa

Comunque, avendo approfittato della giornata, del bus e della buona sorte, ho passato una giornata a Nizza, ex Italia, partendo proprio dalla piazza Garibaldi ( che come già detto più di una volta era di Nizza e con Vittorio e Camillo Benso che glie l’hanno ceduta ai francesi si arrabbiò moltissimo. Tra l’altro, se c’è una piazza di Nizza che trasuda piemontesità è proprio piazza Garibaldi e non solo per la statua dell’eroe dei due mondi con il classico piccione appollaiato sulla testa ( Nizza riconoscente…di che, considerato che oltre a esserci nato l’eroe suddetto ha sparso eroismo in tutto il mondo ma non in patria)

Ad ogni modo… subito alle spalle della piazza, per chi è interessato ci sono molti negozi di antiquariato e brocantage. In particolare, le Village Ségurane, un insieme di diversi negozi su due piani, e lungo la darsena del porto vecchio, vicino alla pasticceria Florian, Les Puces de Nice, un vero mercato delle pulci simile a quello di Clignancourt, ma ovviamente molto più piccolo. Io ho trovato un paio di orecchini che mi piacevano e per portarmeli via ho dovuto risvegliare il proprietario dalla sua meditazione zen…quasi quasi facevo prima a scappare via senza pagare.

Ho fatto un giro per la città vecchia, ma essendo l’ora di pranzo era quasi tutto chiuso, e quelli che non erano chiusi erano in ferie, perché il periodo subito dopo capodanno in Costa Azzurra è bassa stagione, per rianimarsi, anche per i prezzi, con l’arrivo del Carnevale dal 10 febbraio.

Anche il molto turistico mercato del course Saleya era terminato e così mi sono dedicata…allo shopping, perché signora mia, che si fa a Nizza se non un po’ di shopping ? (in effetti ho ancora un museo da vedere, a Cimiez, ma sono stata pigra e non so con che autobus andarci, ehm). In realtà la buona ragione era comperarmi un paio di stivaletti alle Galéries Lafayette. Che non ho comperato, dopo averne provati un po’. Ho comperato un altro paio di scarpe che devono la loro giustificazione al loro prezzo ragionevole (grazie alle ventes privées) e al fatto che cercavo da mesi un paio di scarpe di quel colore

Le fatidiche scarpe

Dal centro mi sono spostata sulla Promenade. In questi giorni ho scoperto che l’aperitivo /il soggiorno al Negresco, prezzi a parte, è il sogno più o meno proibito dei nostalgici di Caccia al ladro come me. mi sento meno sola.

Però questa volta, dato che dovevo tornare al Porto Vecchio a caccia della fermata, ho fatto a piedi l’altra parte della promenade, quella verso est, che contorna la collina del Castello e alcuni monumenti memoriali di varie guerre, molto simili ai nostri (ossia monumenti memoriali similfascisti senza avere avuto mai il fascismo, se non di straforo)

Ho avuto persino il tempo di farmi un selfie davanti all’insegna I❤️Nice come una turista qualsiasi (e no il selfie è troppo orrendo perché lo possa pubblicare qui o altrove – basti pensare che il ritratto migliore che ho è anche quello in cui ho indosso una vecchia t-shirt grigia a righini, ma tant’è, spero che si guardi la mia faccia è non la t shirt)

La scritta senza di me
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Spostapovery ( da ricchi)

Sono andata a Nizza in bus pensando speranzosa di non dovermi cercare un costoso parcheggio a pagamento ( e qui ho fatto bene, i posti in centro si contavano su mani e piedi, Massena completo ecc). Ma alla Gare Routière di Mentone sono saltate fuori alcune novità e non del tutto piacevoli

Prima di tutto il biglietto che costava un euro e mezzo ne costa ormai (dal 4 gennaio) 2,5 – fate i conti della percentuale. Il biglietto urbano subirà un piccolo ritocco di 20 centesimi . L’autista consigliava tutti di caricare le proprie tessere prima che arrivassero gli aumenti.

Seconda cosa, stanno rifacendo la rete dell’acquedotto, per razionalizzare la distribuzione dell’acqua, quindi ci sono lavori un po’ dappertutto ( a dir la verità, rifacendo in auto la stessa strada non ho trovato tutto questo disastro, ma un autobus doppio è ovviamente un’altra cosa). Così, da ottobre, io ovviamente non avevo sentore della cosa, il 100 si sdoppia in due tratte, il 608 da Mentone a Monaco, poi si cambia e si prende il 607 sino a Nizza, che arriva sino al Porto vecchio. All’andata si cambia a St. Roman, al ritorno a Place d’Armes, dove per fortuna qualcuno ha gentilmente pensato a mettere un cartello che avverte che bisogna spostarsi alla fermata più avanti. E meno male.

La fermata

In più- e per una persona come me vuol dire un supplemento d’ansia ( sì sì ho detto ansia, anche se faccio finta di cavarmela sempre poi mi viene la gastrite) – bisogna cercare il capolinea per il ritorno, che ovviamente non è dall’altra parte della strada – non vorremo rendere le cose troppo facili al povero pendolare turista viaggiatore occasionale… no è dietro. Ma non subito dietro, bensì due vie dietro a novanta gradi. E per fortuna autista numero due a cui ho chiesto ha dato una spiegazione abbastanza chiara, non del tutto chiara, perché c’era un un bel gruppo di gente che vagava come anime del purgatorio alla ricerca della fermata, ma abbastanza perché alla fine ci siamo ritrovati tutti dalla parte giusta.

W la solidarietà tra pendolari. Ho fatto la pendolare per un congruo numero di anni e lo so. Se vi chiedete perché il bus anziché il treno posso dirvi che il costo degli abbonamenti ferroviari non lo so, ma il singolo biglietto costa molto molto più caro, il bus è più lento ma è il mezzo più conveniente, specie se si abita in uno dei molti centri abitati lungo la strada.

E l’autobus permette di osservare da vicino molti spicchi di vita ( compreso l’autista del ritorno che pareva una comparsa del Trono di spade con tanto di barba bianca vichinga e anelli con il teschio alle dita.)

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Perdersi (consapevolmente)

Fuori di casa quasi fuori stagione/ fuori vacanza aggiunge un tocco anche più piacevole alle cose. Non che noi non si sia ancora nel pieno periodo periodo natalizio, ma in Francia, dove le vacanze natalizie sono molto più brevi, ma quelle invernali a febbraio sono molto più lunghe, l’atmosfera natalizia è già sulla via del dimenticatoio, via le decorazioni, via le casette dei mercatini dedicati, via le luminarie natalizie sulla passeggiata…

La conseguenza più evidente è ovviamente che è pieno di italiani ( ma per fortuna riesco come sempre a mimetizzarmi nell’ambiente circostante)

In più, oh miracolo, ci ho messo, dal natio Mandrognistan, due ore e dieci minuti di autostrada deserta e senza restringimenti per lavori. Ossia il tempo che ci mettevo quando viaggiare non era un calvario ( per molti aspetti) e potevo andare e venire in giornata, se avevo voglia di Francia. Naturalmente non durerà perché i cantieri riprenderanno appena finite le feste, ma pazienza.

La mia idea è approfondire la conoscenza della città uscendo da tutti i circuiti turistici. Oggi infatti volevo andare a vedere una delle molte riserve naturali di Mentone ( sono tutte a pagamento tranne i giardini di Carnolès) e naturalmente mi sono persa. O meglio ero soprappensiero e ho imboccato la strada precedente al Boulevard Ibanez, me ne sono accorta subito e poi ho deciso di perdermi.

Consapevolmente.

Prendendo come guida la cappella ortodossa che è in cima al cimitero sulla collina ( dove ci sono anche i ruderi del castello – o meglio l’indizio che lì nel medioevo, prima che la comprassero i Grimaldi, c’era un castello) , dopo il palazzo che ospita la succursale locale di Sciences Po c’è un arco che con ogni probabilità era una vecchia porta della città vecchia e che porta direttamente per la rue Longue, sotto la scalinata che porta alla Chiesa di San Michele ( panoramicissima e a prova di selfie, tra l’altro) . Nella via confluiscono diversi passaggi coperti, come quelli che ho trovato a Villefranche a settembre.

Poi mi sono fatta tutta la passeggiata a mare, e i miei chilometri lentamente si sono accumulati…

La scalinata

E non sentire suonare il telefono di solito è il regalo più bello ( non fa tacere il senso di colpa per i gatti, che mi hanno guardato ovviamente malissimo e che distruggeranno casa o staranno male o tutte e due le cose insieme – pensate se avessi dovuto preoccuparmi per dei figli, se mi faccio tutte queste paranoie per i micioni)

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Andare in montagna (anche se io non ci sono)

Come avevo anticipato, avevo per il periodo dell’avvento una serie di progetti che per varie ragioni non si sono concretizzati (adesso però ho magnifici infissi nuovi, per dire – un gran regalo di Natale non c’è che dire, e anche piuttosto costoso).

Gli amici di Bressanone mi mandano molte buone ragioni per andarli a trovare e io ve le giro:

  1. Fotografare la meraviglia invernale. Il paesaggio invernale offre un quadro unico e indimenticabile. Quando la neve ricopre il paesaggio come una coltre bianca, gli oggetti nel paesaggio assumono un nuovo significato. Un albero, una staccionata, una baita, che sarebbero solo un elemento periferico in un prato estivo, nella neve appaiono come isolati dall’ambiente circostante e possono così creare un forte effetto fotografico. Alla casetta panoramica all’inizio del WoodyWalk sulla Plose, una finestra di legno incornicia le Odle. Basta scattare!
  1. (Ri) Scoprire il centro storico. Bressanone ha molto da offrire con la sua cultura e la sua storia. Sulle tracce degli affreschi medievali troverete anche una creatura mitica mai vista, un cavallo snello con una proboscide di elefante arrotolata a tromba, sul dorso una torre da battaglia in legno con cavalieri di ferro. Le magnifiche mura storiche incontrano le nuove opere architettoniche. Il Duomo con il chiostro, la nuova e moderna biblioteca civica, l’Hofburg, che da quest’anno apre le sue porte anche in inverno, la Vertikale e altri tesori della città vescovile possono essere facilmente esplorati da soli. In alternativa, guide esperte vi mostreranno gli angoli più belli di Bressanone in un classico tour del centro storico o in un tour storico teatrale.
  1. Puro piacere di sciare. La Plose, a soli 7 km dalla città di Bressanone, è considerata uno dei comprensori sciistici più soleggiati dell’Alto Adige e ha molto da offrire. Le ampie piste perfettamente battute e di tutti i livelli di difficoltà, per la maggior parte al di sopra del limite degli alberi, offrono una vera esperienza sciistica e una sensazione di spazio e libertà. La fantastica vista sulle Dolomiti dai pendii soleggiati della Plose rende una giornata di sci un’esperienza speciale. Il momento in cui finalmente ti trovi sulle piste, il sole che splende, la neve che luccica e scrocchia sotto gli sci, è semplicemente impagabile.
  1. Ridurre lo stress e raccogliere le forze durante un’escursione invernale. Con gli scarponi da trekking sui sentieri segnalati o con le racchette da neve quando la neve è profonda e fresca, i sentieri percorsi in estate possono essere riscoperti e assumere un’atmosfera magica grazie alla neve. Bastano pochi fiocchi di neve per cambiare completamente un paesaggio familiare e dare alla natura un’atmosfera selvaggia, incantata e avventurosa. Il giovedì dal 5 gennaio al 16 marzo, la guida alpina Max Röck vi accompagna lungo gli splendidi paesaggi invernali di Bressanone. Prenotate la vostra escursione guidata con le ciaspole presso l’ufficio del turismo. In nessun altro periodo dell’anno il silenzio è più tangibile e grazie alla totale assenza di rumori ci si può concentrare completamente sulla neve scintillante, sulle cime bianche delle montagne e su sé stessi.
  1. Godersi il sole facendo il pieno di vitamina D. Aria frizzante, cielo azzurro intenso, luce meravigliosa – c’è solo in inverno. Sui pendii soleggiati della Plose si scia sempre al sole, anche nelle brevi giornate di dicembre (solo la pista Trametsch è esposto a ovest). Su nessuna spiaggia al mondo è così rilassante come in una sedia a sdraio a 2000 metri di altitudine con i caldi raggi del sole sul viso.
  1. Sfrecciare su una delle piste da sci più lunghe dell’Alto Adige: Con i suoi nove chilometri di pista e i 1400 metri di dislivello, la Trametsch in combinazione con la pista Plose è una delle piste più lunghe del Sudtirolo. Il punto di partenza è il rifugio Plose a 2.446 metri sul livello del mare. Non è solo la lunghezza del pendio che è impressionante, ma anche la vista nella parte superiore. Prima che la pista Plose blu si unisca a quello nero della Trametsch, le cime delle Odle, uno dei gruppi dolomitici più belli, sono un compagno costante. Nella parte superiore la pista è ampia. Da Valcroce in poi, l’azione diventa più veloce e i quadricipiti sono davvero messi alla prova in brevi sezioni ripide fino alla fine. Decisamente non per principianti: la pista Trametsch nel comprensorio sciistico della Plose ha una pendenza del 60 per cento nel punto più ripido.

E mangiare e bere (soprattutto bere, lo so che mi conoscete – ormai sono diventata la zia avvinazzata del mio parentado, anche se in realtà bevo un bicchiere di vino ogni tanto: ma quell’ogni tanto deve essere superlativo)

(foto Brixen Tourismus)

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Buon anno se siete in montagna (e anche se non ci siete)

Dato che sto scrivendo prima di aver trascorso Capodanno e non so se sarà come lo scorso anno champagne in riva al mare e nessuno per chilometri (la variante home made letto-gatti – champagne non necessariamente in quest’ordine va bene lo stesso) non mi azzardo a fare previsioni e nemmeno la lista delle cose da fare (quella di quest’estate non è andata benissimo, ma qualcosa in effetti ho fatto – tipo andare al Pian della Mussa e forare una gomma). Posso solo dire che l’anno inizia con Mercurio retrogrado, che è meno peggio di Saturno retrogrado (soprattutto dura di meno) ma è meglio non distrarsi troppo.

Anyway, se la bullet list di quest’estate hanno è andata così così, possiamo riprovarci, perché le cose che sono andate male, se ripetute, possono solo andare meglio – o peggio. Ma si vedrà.

  • il Monviso sempre
  • il Monte Antola, davvero o un’escursione a Fontanigorda
  • il Verdon
  • il mio elefante bianco, la Turra
  • il mio super elefante bianco, che se continuo a pensarci sarò troppo vecchia per farlo, il lago Licony
  • stiamo bassi: un viaggetto al Nord (Europa).

Poi certo ci sono cose prosaiche come le bollette da pagare, il riscaldamento, altre cose altrettanto prosaiche e il big big goal per davvero, che lo scrivo bello grosso, così lo sapete anche voi, e magari ci mettete le Good vibes, i cuoricini, i gattini e quant’altro:

IL LIBRO

(anzi due, che in giro ne ho due e magari uno dei due finalmente vede la luce -late bloomer, c’est moi)

(qui c’è la Paolina Borghese con la coda che vi fa gli auguri con sussiego)

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Videino per buona misura

Come buon anno, ho pubblicato un video su You Tube: https://youtu.be/rJDnbUa9oIY Con la neve, che qui si vede poco, sulle Alpi francesi pure meno, a Courmayeur un po’ di più.

Fate i bravi, non schiantatevi da qualche parte, non spaventate gli animali e ci vediamo nel 2023 (tranquilli sarà tale quale al 2022, Leopardi docet – tanto peggio di così non andare. O forse sì)

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La montagna preferita dei Mandrognistani (suggerimento tardivo)

Perché tardivo? Perché a quest’ ora così a ridosso del Capodanno, per trovare un letto ci vorrà un miracolo.

Come la Liguria, un po’ovunque a est e a ovest, ma specialmente tra San Bartolomeo e Imperia, le Alpi marittime sono state il luogo preferito dai Mandrognistani per farsi la seconda casa negli anni del Boom economico, specialmente per quelli che non potevano permettersi i prezzi già poco economici della val d’Aosta. Quindi si sono sparsi tra Frabosa Sottana e Soprana, San Giacomo di Roburent e Limone Piemonte. Soprattutto Limone Piemonte. Non so perché, ma mio marito trovava Limone un po’ meh (ci aveva, come tutti, appunto, passato dei giovanili capodanni). I miei che non erano motorizzati, non si avvalevano (la gestione dei mezzi pubblici della zona, come già si diceva nel post precedente a proposito di Cuneo, non era e non è facilissima)

Ci sono tornata di recente, ma prima delle nevicate di questo periodo ( se googlate Limone Piemonte webcams noterete che di neve ce n’è un bel po’ e questo spiega la sua popolarità in anni in cui non c’è più neve nemmeno in posti delle Alpi francesi in cui nevica sempre)

La piazza della chiesa

Come si vede, siamo all’inizio dell’inverno, non c’è ancora un singolo fiocco di neve in giro, la stagione non è ancora iniziata (era prima dell’8 dicembre) e in giro non c’era assolutamente nessuno.

Lo so, alla maggior parte delle persone tutto questo non piace, ma io adoro la montagna fuori stagione, quando nei paese semidisabitati ci stanno solo quelli che realmente la abitano la montagna. E allora è facile farsi raccontare della vita quotidiana e dei luoghi interessanti da vedere e da scoprire camminando (lo ha fatto il tabaccaio/giornalaio e tanto altro), che mi ha anche consigliato quale cartina comperare -oltre ai taccuini ho anche la fissa delle mappe cartacee- quella che costava di meno, nella fattispecie. E mi sono segnata già un po’ di idee per tornare…

Il Monviso è sempre lì, presente nella pianura

Certo, se il centro storico di Limone mantiene tutte le caratteristiche del borgo di montagna, la parte più esterna, nuova, è frutto della speculazione edilizia degli anni Sessanta, e non è bello a vedersi: anzi è proprio modello geometra brianzolo (con tutto il rispetto) ossia casermoni del tutto incongrui con l’ambiente circostante, nati dalla necessità di portare la città in montagna, immagino. Un modo di essere che per fortuna , almeno quello , è finito . In ogni caso, se volete incontrare Mandrognistani in inverno, quelli che non sono a fare i fighi all’ après ski a Courmayeur o in altri posti esotici- e c’è ne sono, provate qui.

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Cuneo Città di Montagna (come Torino)

A Cuneo ci vai (o meglio ci andavi) per fare il militare: ricordate la battuta di Totò << Sono un uomo di mondo, ho fatto il militare a Cuneo>>? E oggettivamente, per tante reclute che venivano spedite qui dagli antipodi dell’Italia doveva essere un bello shock culturale. Il fatto di essere stata una città di guarnigione è la sola cosa che Mandrognistan Ville e Cuneo hanno in comune, in effetti, anche se a Cuneo ci sono ancora gli alpini, oltre naturalmente aver fatto la propria grossa parte durante la guerra di Liberazione. Ah sì e tutte e due hanno un duomo neoclassico (Napoleone è passato anche di qui, non solo politicamnte ma anche come impostazione artistica – magari abbattendo chiese preesistenti)

A Cuneo ci sono le montagne e si vedono bene, specie nelle giornate limpide come quella in cui ci sono tornata… Passeggiando per la centralissima piazza Galimberti, che è il cuore della città si vedevano d’infilata la pianura a nord e lo snodo alpino verso sud (vi ricordo che il traforo del colle di Tenda è ancora chiuso al traffico e i locali, almeno a sentire le conversazioni da ristorante, non sono felicissimi).

A Cuneo ci si va per i cuneesi al rum, che sarà un luogo comune ma vi assicuro che sono una delle cose più buone a questo mondo; io li ho presi da Arione, perchè mi piaceva la vecchia insegna.

Rispetto alla mia ultima visita, via Roma ha subito un drastico restauro e direi restyling. Ora le facciate sono state riportate al loro splendore e caffè e ristoranti spiccano molto di più. Noi abbiamo pranzato allo “Zuavo”, dentro a un cortiletto, grazie al sempre benedetto Tripadvisor, perché i ristoranti che ricordavo, di un milione di anni fa, ovviamente non c’erano più, il caffè dove facevano le colazioni salate durante un orrido corso di “riqualificazione” del Ministero ( che aveva messo insieme il sud del Piemonte, cioè Cuneo Asti e Alessandria, dimenticando che per le altre due andare sino a Cuneo non era una passeggiata, e non lo è nemmeno adesso, se prendi i mezzi. Cioè devi andare a Torino e poi cambiare… in effetti anche in auto finisce che è più comodo quel giro lì piuttosto che scapicollarsi nella nebbia il tratto dell’Autostrada-che-non-c’è).

Quindi sì, il mio rapporto iniziale con Cuneo è stato di natura essenzialmente utilitaristica, poi ci sono finita in vacanza con mio marito, perché mi era piaciuta molto, e noi volevamo esplorare il Cuneese. L’albergo dove eravamo stati entrambe le volte, l’Albergo Ligure in via Savigliano – una parallela di via Roma- è ancora lì. E sempre nelle vicinanze vi consiglio di ammirare la facciata della vecchia sinagoga di Cuneo (tutte le informazioni qui ) che si trova proprio nella contrada Mondovì dove fu originariamente istuito il ghetto. Come molte sinagoghe piemontesi è ormai visitabile solo in particolari occasioni.

E poi, come in molte città di frontiera, in questo caso ligure piemontese, ci sono i portici, in via Roma ma non solo: un invito alla passeggiata e al flaner ( e flaneggiando di qua e di là si fanno km)

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Natale (d’autore)

Quest’anno, dato che sono più pigra del solito e sto cucinando vi offro un Natale d’autore. In realtà non lo offro io, ma appunto l’autore, Stefano Tartarotti, che lo ha lasciato per la sua bolla di Twitter.

In realtà mi piace moltissimo l’immagine, che è tenera e pure appenninica (lo skyline è quello delle colline di Piozzano, in provincia di Piacenza), un must per noi che abbiamo quelle montagne basse dietro casa.

Per cui, buon Natale, buona cucina, non arrabbiatevi con il prossimo e grazie @tartaro7

Ps – la chiesa che si vede in primo piano merita davvero una visita

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Torino sotto le luci

Per finire in gloria la ricognizione delle tre città del triangolo industriale ( lo so avevo altre mire, ma causa lavoro e altre questioni non ci sono riuscita, a uscire dal nord- ovest), ecco Torino e la sua forestina di pini davanti al Palazzo reale.

Okkio agli slogan

Ora, forse uno spettacolo no, ma certamente le luminarie d’artista, sì, in tutto il centro storico e in via Roma. E purtroppo anche molti senza tetto che non trovano posto nelle strutture, o non vogliono. Non sono particolarmente amante del “decoro”, ma l’indifferenza fa male, e l’impotenza molto di più.

Dalle foto di un sabato qualunque si vede molta gente e molte luci, noi ( io e Lulù) abbiamo fatto le turiste e il lèche vitrine e non abbiamo comperato nulla perché ormai gli armadi traboccano e dovremmo anzi darci al riciclo creativo, a Marie Kondo, insomma a tutte quelle cose che vanno per la maggiore – mentre scrivo ho gli operai in casa che mi stanno cambiando gli infissi e ho appena blastato il caposquadra nonché titolare della ditta che mi detto che “qui ci sono troppe cose” e io gli ho parlato dei mobili antichi e di pregio. Se arrivo a Natale e non è detto che non muoia assiderata nel frattempo, avrò settimane di pulizia e di riordino, e nel frattempo, pensate ai gatti che sono chiusi in una stanza, e Fanny Tossicchia (è stata portata dalla dott.ssa Donnini con celerità – potrebbe aver contato il fatto che alla segretaria ho assicurato “no no è Fanny, non è la Belva!) Quindi pace e non vi omaggio il triste albero di Natale di Mandrognistan Ville, perché quest’anno non mi sento molto Grinch.

Ah, a Torino non c’erano mercatini di Natale particolari, ma ci sono le bancarelle in via Garibaldi.

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