Perdersi (consapevolmente)

Fuori di casa quasi fuori stagione/ fuori vacanza aggiunge un tocco anche più piacevole alle cose. Non che noi non si sia ancora nel pieno periodo periodo natalizio, ma in Francia, dove le vacanze natalizie sono molto più brevi, ma quelle invernali a febbraio sono molto più lunghe, l’atmosfera natalizia è già sulla via del dimenticatoio, via le decorazioni, via le casette dei mercatini dedicati, via le luminarie natalizie sulla passeggiata…

La conseguenza più evidente è ovviamente che è pieno di italiani ( ma per fortuna riesco come sempre a mimetizzarmi nell’ambiente circostante)

In più, oh miracolo, ci ho messo, dal natio Mandrognistan, due ore e dieci minuti di autostrada deserta e senza restringimenti per lavori. Ossia il tempo che ci mettevo quando viaggiare non era un calvario ( per molti aspetti) e potevo andare e venire in giornata, se avevo voglia di Francia. Naturalmente non durerà perché i cantieri riprenderanno appena finite le feste, ma pazienza.

La mia idea è approfondire la conoscenza della città uscendo da tutti i circuiti turistici. Oggi infatti volevo andare a vedere una delle molte riserve naturali di Mentone ( sono tutte a pagamento tranne i giardini di Carnolès) e naturalmente mi sono persa. O meglio ero soprappensiero e ho imboccato la strada precedente al Boulevard Ibanez, me ne sono accorta subito e poi ho deciso di perdermi.

Consapevolmente.

Prendendo come guida la cappella ortodossa che è in cima al cimitero sulla collina ( dove ci sono anche i ruderi del castello – o meglio l’indizio che lì nel medioevo, prima che la comprassero i Grimaldi, c’era un castello) , dopo il palazzo che ospita la succursale locale di Sciences Po c’è un arco che con ogni probabilità era una vecchia porta della città vecchia e che porta direttamente per la rue Longue, sotto la scalinata che porta alla Chiesa di San Michele ( panoramicissima e a prova di selfie, tra l’altro) . Nella via confluiscono diversi passaggi coperti, come quelli che ho trovato a Villefranche a settembre.

Poi mi sono fatta tutta la passeggiata a mare, e i miei chilometri lentamente si sono accumulati…

La scalinata

E non sentire suonare il telefono di solito è il regalo più bello ( non fa tacere il senso di colpa per i gatti, che mi hanno guardato ovviamente malissimo e che distruggeranno casa o staranno male o tutte e due le cose insieme – pensate se avessi dovuto preoccuparmi per dei figli, se mi faccio tutte queste paranoie per i micioni)

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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