Mi rendo conto, che sabato si vota per le Europee, che si vota anche per le mie provinciali, ne hanno parlato anche giornali insospettabili come il Corrierone, tempo fa; che il signore con il trapianto sta su tutte le prime pagine die giornali, specie di quelli stranieri (certo non è che i politici stranieri siano indenni dalla passione per le minorenni, ma almeno dopo, se pescati con le mani nella marmellata, si dimettono, o li fanno dimettere, o li trombano alle elezioni, comunque spariscono). Mi rendo conto, dicevo, di tutto questo. Potrei cazzeggiare sul fatto che la mia tradizione politica ormai mi fa tristezza, quando non rabbia, e che non so più per chi votare, e quanto al futuro, attualmente mi fa solo rabbia. Non è che perché qui scrivo di montagna io viva sotto una campana di vetro (quantunque, comincio a pensare che potrebbe piacermi) Di tutte queste cose ho parlato con Luisa andando a Machaby, ieri, festa della Repubblica. Si va ad Arnad, dalla SS 26 si seguono le indicazioni (cartelli marrone), si lascia la strada principale che porta a Bonnavesse e si lascia l’auto (chiusa, su Alp sono comparsi per anni memmentos di alpinisti che hanno avuto l’auto svaligiata) nello slargo davanti alla mulattiera militare o più su al parcheggio. E si cammina meditando per una ventina di minuti (proprio meditando…) dal Santuario , della fine del Seicento, si può salire al paese, al pilone Lomasti, al forte di Machaby in 45 minut,i al passo delle Finestre in due ore. O si può guardare le nuvole sdraiati sul muretto del piazzale come abbiamo fatto noi. Però continuo a non sapere per chi votare ( e ho volutamente dimenticato il referendum)
A proposito di valori famigliari, Nives Meroi ha rinunciato alla vetta per seguire il marito in difficoltà… Si commenta da solo

il santuario in un giorno di pioggia





Eccola qui la piena del Tanaro, il giorno dopo, quando il peggio dovrebbe essere passato (o almeno me lo auguro) Dopo l’alluvione del 1994, il ponte Cittadella, pregevole manufatto militare dell’epoca di Carlo Alberto, è ancora lì, con le sue fondamenta sempre più erose dall’acqua, non più un baluardo ma un reale pericolo. Io sono conservatrice, e questa città ha pochissima memoria storica e ha allegramente demolito cose anche pregevoli senza un sospiro di ripensamento, però… Se, ma si deve tenere, si deve lasciare, ci sono progetti faraonici, fatti da grandi architetti, insomma, anche noi abbiamo il nostro ponte sullo Stretto. O meglio un ponte troppo stretto, troppo basso, e che ci fa paura. (anche a me, che non ci abito nelle vicinanze)