Sempre per stare sulla notizia…

Sono le 19, ora italiana del Nord, fuso orario di Greenwich o quel che vi pare, e ri- nevica (vi risparmio la solita foto di piazzale Ambrosoli con la neve illuminata dai riflettori) Vi risparmio anche la solita tiritera del stiamo a casa che è meglio: Mercalli il metereologo di Fazio scriveva sulla Repubblica di domenica che ormai siamo tutti come Indiana Jones nei nostri suv, non ci spaventa niente e poi rimaniamo bloccati (mi diceva oggi il mio medico che si rimaneva in autostrada bloccati anche 30 anni fa, ma forse c’erano meno tir, e certo, ci si aspetterebbe, adesso, che ci fossero un po’ più di spartineve in giro – questa è per lei, signor sindaco che era così soddisfatto dell’altra volta. Noi un po’ meno.). Se siete in giro per la rete, andate sul blog di Mente Locale (qui spesso Radio Popolare si sente con in sottofondo Radiomaria che dice il rosario) oggi in trasmissione si accettavano scommesse su quando sarebbe comparsa la molto annunciata neve e rallegratevi che a Montreal vanno per i 14 sottozero ( a Palermo non so) Ecco il link per il mitico blog di mente locale.

Ah secondo mio marito non nevica e io ho preso dell’acido

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Tutti pazzi per i mercatini

Ho deciso, dopo aver scritto un post qualche giorno fa, che le cose da fare prima di morire ( o qualcosa del genere) meritavano non solo la scrittura, ma anche l’azione. Così, cominciando dal più fattibile, ho preso ferie e ho deciso di visitare un mercatino di Natale.

il mercato natalizio di TrentoEccolo qui, il mercatino natalizio di Trento, che non sarà il più antico o il più rinomato, come Bressanone o Vipiteno, ma ha indiscutibilmente il pregio di essere raggiungibile in tre orette di auto a passo turistico. Che dire? Io amo molto Trento, e la sua pulizia (che non vuol dire niente cartacce per le strade), amo la tranquilla cordialità delle persone, ancor più in un’ infrasettimanale, quando tra le bancarella girava, sì, qualche turista, ma per lo più all’ora di pranzo c’erano studenti appena usciti di scuola – meglio il canederlo che MacDonald – e gente del posto che cercava i regali di Natale lontani dalla folla che si immaginava strabocchevole dei fine settimana.  Tutti gli stand avevano merce graziosa, erano locali tutti tranne due (Aosta e Rimini), i prezzi oscillavano dal fattibile al meno fattibile (le statue in legno) e nell’insieme era tutto molto pittoresco. Diciamolo, per me che ho famigliarità con la Sant’Orso sia di Donnas, sia di Aosta nulla di veramente nuovissimo. Ma, ripeto, vedere cose molto simili senza essere schiacciata dalla folla strabocchevole (ancora!) che nelle due succitate occasioni inevitabilmente trovi, senza contare gli alpini “allegri” è stato molto riposante. Fare un giro da Disertori dopo e poi una passeggiata nel centro storico di Rovereto che è molto raccolto, ha piacevolmente completato una bella giornata ( anche dal punto di vista meteo) Andando e tornando, con i miei amici (mio marito non c’era) abbiamo eviscerato (letteralmente) lo stato dell’Italia, delle nostre vite, del mondo e dell’inanità generale.

Conclusione (cattiva). Di giovedì, a Trento c’è il mercato ambulante. Lui è da una parte (intorno al Duomo); il mercatino di Natale da un’altra (in Piazza Fiera lungo le mura). Da queste parti i mercatini di Natale proliferano. E sono per lo più tristissimi: dove si confonde l’artigianato – quale – con le solite paccottiglie dei cinesi (che non festeggiano il Natale). Ha senso?

Seconda cosa. Atmosfera natalizia, qui e là, zero. La crisi c’è si vede si sente. Checché ne pensi Colui.

Modifica del 12 dicembre: ho scritto proprio eviscerare: puoi sviscerare le sfortuna del Toro, ma la propria vita merita un esame più approfondito.

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La vita prende il sopravvento

Ci sono delle volte in cui, semplicemente, la vita si incarica di mostrarti che non sempre tutto va come desideri, o come puoi sperare, non necessariamente a te, ma a qualcuno che ti sta viino, più o meno, e finisci per apprezzare quello che hai, anche se apparentemente non ti soddisfa. Criptico? In realtà non molto, una ragazza più giovane di me, mia parente, che è gravemente malata. E allora non si ha tanta volgia di parlare del più e del meno, nemmeno su un blog.

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Appoggiandoci al passato

Causa avverse condizioni del tempo, questo week end non si è combinato nulla, così mi tocca e vi tocca, un’aulica rievocazione di gita passata, in questo caso, Alpe Baranca, in Valsesia. Anzi, in fondo alla Val Mastellone, una tributaria della valle principale che si imbocca all’ultima uscita di Varallo. Si percorre la valle sino alla fine e si parcheggia dopo le ultime case di Santa Maria ( o dove si trova posteggio: le ultime due volte tutto lo spazio era occupato). E ci si imbatte in un enorme cartello esplicativo del progetto  I Sentieri della Libertà (vi rimando per brevità al sito di Memoria delle Alpi che li ha prodotti come – meritorio- progetto Interreg tra Italia, Francia e Svizzera:  www.memoriadellealpi.net) che indica la strada. E qui c’è il primo problema. O io era particolarmente bolsa quella volta lì a metà luglio ( e le due volte precedetni – l’Alpe si è fatta desiderare) o nel cartello c’è qualcosa di sbagliato, perché dà un tempo di percorrenza di 45 minuti e io ci ho messo un’ora e 40. Per il lago, anche di più. In ogni caso, il sentiero è uno e non è possibile sbagliare: costeggia le case, poi sale sovrastando il torrente, che resta ben visibile e a mezza costa. All’altezza della cappelletta si ignora la deviazione verso sinistra e si procede. La prima tappa conduce, a circa milleseicento metri, ad un gruppo di baite abbandonate; più oltre, sempre costeggiando il torrente, si risale lungo un salto che forma una bella cascata. A questo punto si attraversa il torrente su un solido ponte di legno e si risale con un lungo tornante un po’ noioso, per la verita, il versante destro della valle. A questo punto il più è fatto, il sentiero quasi in piano supera dieversi costoni, e si porta in un bel pianoro dove ci sono alcune baite, abitate, una delle quali si trova proprio sotto un grosso masso. Credi di essere arrivata all’Alpe Baranca, ma in realtà la costruzione vera e propria è più oltre nel prato. In realtà, quando sono arrivata in cima, la sensazione più immediata è stata di scorforto. Il panorama è tipicamente valsesiano, anche pittoresco, ma sinceramente la visuale non mi è parsa all’altezza della fatica. D’accordo, faceva caldo, e in luglio la Valsesia può essere particolarmente umida, tanto umida che il sudore ti si appiccica umidiccio dappertutto e ti taglia legambe – o almeno a me fa quest’effetto. Ho  provato a seguire il sentiero in direzione del passo del Baranca e del Lago, ma a pomeriggio inoltrato brutti nuvoloni si stavano accumulando proprio in cima al passo e, memore di acquazzoni presi in passato, ho lasciato perdere. Una vittoria a metà, insomma: senza contare che avendo incontrato almeno una ventina di persone, nessuna delle quali mi è parsa particolarmente provata, ero proprio io ad aver avuto una giornata no. (Continua…nel senso che a quel benedetto Lago prima o poi dovrò arrivarci)

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Prima neve

Una volta tanto, si sta sulla “notizia”: nevica!!! Una grande notizia, dato che tutto il nord Italia è sotto la neve, e ogni volta, come se abitassimo ai tropici, tutti si stupiscono e si fanno cogliere impreparati, le città si trasformano in pantani e tutto si blocca. Ma stamattina alle sette, l’ora della fotografia, avevo proprio l’impressione di camminare sopra un manto bianco ancora intonso. E mezz’ora dopo, quando sono uscita di casa, era proprio così

alle sette  di stamatina eravamo così

alle sette di stamatina eravamo così

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Cappuccino, giornale, webcam

Non ho aggiunto il cornetto perchè non sempre fa parte della mia colazione. Però il rituale è quello, sveglia, bagno, terapie varie (si sa, alla mia età…) e poi intanto che il latte bolle, tiro via il giornale dallo zerbino perché me lo portano sino a casa e accendo il computer. Di solito il portatile che sta quasi sempre in cucina, perché in cucina si fa di tutto non solo mangiare (lo dice anche la pubblicità) Sono figlia dell’era digitale, ma più che altro dell’adsl: prima di avercela e di avere un computer wi-fi (grazie Apple), la faccenda era più lunga dolorosa la posta letta in media una volta a settimana (non rispondi mai…?! era la lamentela più comune). Oddio non è, anche adesso, che la posta la legga tutti i giorni, perché comunque è una cosa che mi stressa, a meno di non trovare messaggi di amici, però un filo più solerte la sono. E in ogni caso, da quando al mio vecchio (obsoleto), ma ancora perfettamente funzionante Imac (quello che in quanto a somiglianza ricordava un po’ il retro di Alien, classe 2000, per intenderci) con mac Os 9.2.1 con due nuovissimi portatile e Imac (quello che è quattro volte più potente ma spesso la metà), posso vedere foto e video in tutta la loro perfezione. E così, accendo,  apro firefox e clicco sui miei preferiti : e c\’è tutta l\’Europa, compreso Ponzone… Così vedo anche che tempo fa: andare al lavoro con la neve che scende o il sole che splende sul Goldenes Dachtl è tutta un’altra cosa.

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Luoghi del cuore

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Ieri sono andata in montagna con la mia amica Luisa – vedete che non sempre sono sola soletta. Volevo portarla in un posto che fosse significativo per me, piacevole e non troppo faticoso per lei, che non è una camminatrice. E ho pensato al lago di Meugliano, in Valchiusella: un laghetto artificiale in una zona, quella dell’anfiteatro morenico di Ivrea, che la Regione sta rivalutando anche dal punto di vista escursionistico. Andando, mi ha detto che c’era un laghetto in Valchiusella che aveva scoperto per caso quest’estate. Insomma, volevamo tutte e due la stessa cosa: se consideriamo la cosa da un punto di vista metafisico, è una riprova ulteriore delle buone vibrazione che la Valchiusella emana. Anch’io l’ho scoperto per caso, una volta che andando a zonzo con mia madre, avevamo seguito le indicazioni. Anche lei lo amava molto. Nel lago si accoppiano i rospi, quando è stagione – ci sono i cartelli indicatori che invitano a non disturbarli, e nemmeno ad investirli con l’auto. Lungo il lago c’è un piacevole sentiero che invita a correre ( e infatti c’era un ragazzo che si allenava) e seguendo le indicazioni nei boschi si possono raggiungere i paesi vicini, Traverselle, la strada o perdersi nei boschi – che è quello che abbiamo fatto noi ieri, passeggiare senza una meta precisa. Il vento aveva spazzato via le nuvole, e in quota non era così forte come in pianura. Non c’era neve, se non sulle cime – il lago è bellissimo in ogni stagione, anche in inverno quando la superficie è ghiacciata. Ciascuno di noi ha un luogo del cuore – più di uno in realtà, e averne uno in comune con Luisa, che è la mia migliore amica, mi ha reso questo week end assolutamente blissful  (un po’ di inglese, dato il titolo, di tanto in tanto ci vuole)

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Saltando qua e là

Faccio il pesce in barile, o mi scuso, un’altra volta, perché ho saltato un appuntamento? Mettiamola così: non riesco a scrivere decentemente se ho la frebbre o il raffreddore, e nemmeno se ho un mattone sullo stomaco. Ma, mi si dice, se ho superato la prova della bagna caoda piemontese doc (e due bottiglie di barbera Tre Vescovi di Vinchio) sono virtualmente pronta per scalare l’Everest, quello culinario almeno. Ringraziando gli amici di Asti, mi è venuta in mente che c’è una categoria di camminare che non ho ancora affrontato, ma che per molti sta comunque nella categoria escursioni: e cioè camminare in citttà, dentro le città. Di solito, quando  si va in giro, non si guarda mai in alto, se lo si fa si chiama turismo ed è un’altra cosa, anche se facendo il turista di solito si macinano dei bei chilometri, posto che non ci si faccia trasportare come pacchi da un posto all’altro. No, abitualmente noi guardiamo tutti il selciato i nostri piedi le cacche di cane per non calpestarle o dritto davanti  a noi, se abbiamo all’orecchio un auricolare (ormai siamo tutti matti, se il primo segnale che le rotelle girano a rovescio è parlar da soli come diceva mia nonna). Mentre invece camminare consapevolmente, consapevoli del camminare, è tutta un’altra cosa, è molto zen, per alcuni, ed è un bell’esercizio, se come abbiamo fatto lunedì mio marito ed io si va in giro per un posto carino come Biella: siamo saliti dal parcheggio della funicolare al piazzo a piedi, rischiando di perderci perché io non avevo la minima idea di dove andare – ma è stato un attimo, nella mia vita precedente sono stata di sicuro un cane da tartufi, non perdo mai la strada- guardando i palazzi, specie quelli color ocra della parte bassa della città. La giornata era bella, non c’era nebbia (Biella è tristissima quando piove o quando c’è la nebbia che sale) e persino in strada Trossi (l’idea era di finire con un po’ di shopping) non c’era il solito traffico pazzesco.

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Interlocutorio, di metà settimana, quando fuori piove e non c’è un c#*+] da fare.

Allora, posti in cui mi piacerebbe andare prima di morire (diciamo che ho raggiunto un’età in cui cominci a fare elenchi del genere…)

La cima del Monte Bianco (che, a parte l’altitudine, non dovrebbe presentare grossi problemi se ci vado con una  guida)

Il lago Licony (un classico dei miei genitori che non sono mai riuscita a raggiungere per varie ragioni)

Il camino de Santiago ( e non sono nemmeno troppo credente…)

Il campo base dell’Everest o del K2 (qui oltre all’altitudine, all’allenamento, alla colite ed ad altri possibili effetti collaterali c’è pure la questione quattrini…)

Il trenino del Bernina

I mercatini natalizi di Innsbruck (ci credereste, non ne ho mai visto uno purchessia)

La Fenetre d’Arpette e il col de la Croix du Bonhomme (sono i due pezzi che mi mancano per completare il Tour du Mont Blanc)

Il Fort de la Turra, che mi sta sul gozzo da st’estate.

New York (qui basterebbe un’overdose di valium per mettere sull’aereo il mio compagno…)

Continua…

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La stagione invernale è già cominciata

Ieri ho approfittato del tempo clemente: molto clemente in Bassa Val d’Aosta c’erano 15 gradi. Non avevo particolari obiettivi; solo, respirare meglio, possibilmente non l’aria umida di pioggia (e il rischio alluvione) di un’intera settimana. Sono andata a Courmayeur, per molte ragioni che sarebbe troppo lungo raccontare adesso , ma soprattutto perché non ci sono più passata dalla scorsa primavera – per andare a Chamonix, tra l’altro – e questa estate l’argent de poche ha consentito una sola vacanza, quella in Austria, appunto. Il tempo era bello, l’autostrada deserta, molta neve sulle cime, diciamo oltre i duemila metri, arrivo a Morgex e Bianco se la dorme sotto le nuvole. Tutta la catena se la dorme sotto le nuvole, per la vertià e dire che al mattino sulle webcam era più sereno che non si poteva. Sino a Planpensieux tutto normale incrocio i due soliti Suv, e mi accorgo, però che di neve ce n’è già, che ai lati della strada uno spartineve li ha ordinatamente ammucchiata un bel po’. A Lavachey parcheggio davanti all’Albergo Lavachey, i Suv parcheggiati sono almeno tre o quattro e dal Golf a lì ho già rischiato di investire una mezza dozzina di persone di ogni età e quasi altrettante carrozzine. C’è neve dappertutto, almeno una ventina di centimetri a occhio e croce. Meno male che prima di partire ho buttato in macchina, oltre al borsone con gli scarponi eil solito corredo, calzettoni guanti berretto sciarpa di pile, anche il sacco con le racchette da neve. Anche lì, senza una ragione particolare, pensavo fosse troppo presto, ma le webcam da giorni facevano già vedere neve un po’ dappertutto. E meno male. Al tornante sopra Lavachey la strada era chiusa, si poteva per la verità camminare anche nella striscia d’asfalto libera, ma che diavolo, le racchette pesano e di neve ai lati ce n’era più che abbastanza. Le ho trascinate sino al primo parcheggio dell’Arnouva superata solo da un quindicenne in orecchino in MTB. Le  giornata aveva dei colori splendidi e ho fatto anche un po’ di foto ( le metto su a giorni). Oddio c’erano un po’ troppi milanesi per i miei gusto (questa la capirebbe papà e Giorgio Bocca e anche Remo, che saluto), ma anche così è stato perfetto.

Nell’attesa dei miei capolavori, fate come me  – ogni mattina o quasi, per linkare le webcam più interessanti

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