Basta vivere

Anche questo andrebbe in Mandrognistan, ma assume una valenza per così dire universale (anche se è molto Vecchio Mandrognistan, in effetti). Stamattina andando al lavoro sotto la galaverna (che ieri sera sembrava proprio nevischina) Due vecchietti si sono incontrati davanti al supermercato (uno per la verità era fermo davanti alla vetrina di un gioielliere): quello che pareva leggermente più vecchio ha chiesto “Alura, c’me tat stai?” E l’altro ha risposto semplicemente e fatalisticamente “A son viv”

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Auguri

Su Alp (http://www.alpmagazine.it/index.php ) leggo del prossimo passaggio di consegne tra Linda Cottino, che è un’amica e chi? La rivista non lo dice. Che poi qui nella bassa la rivista arrivi sempre con i soliti quindici giorni di ritardo e io la legga poi dopo un’altra settimana causa tempo mancante… va beh, facciamo finta di niente. Per quanto ne so Linda potrebbe essere già partita per chissàdove…Auguri, in ogni caso. A lei e ad Alp.

Ah, c’è anche una pagina su Facebook adesso

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Giasòn (che dovrebbe andare in Mandrognistan)

Ieri sera andando al cristo ho visto candele di ghiaccio precipitare dal cavalcavia…il che non è ovviamente un invito per i ghiacciatori a venire nel nostro Basso Mandrognistan, ma il ricordo di quando ghiacciava anche il Tanaro e si andava a pattinarci sopra. Mio padre lo faceva. Cosa da non fare ora, per carità, anche se dovesse trasformarsi in una lastra immobile sino a primavera. E però questo è finalmente un inverno – inverno. Cosa questo voglia dire in termini climatici generali non so, e non se ne viene mai a una

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Un inizio da sballo

No, non sto parlando di Avatar (che pure…).

Bello vero? Così era la Val Devero giovedì scorso prima della nevicata che ha lasciato il nord sotto la solita morsa del solito gelo. Una splendida pista che da Goglio Devero, sotto l’alpe, ma la strada era troppo poco pulita per i miei gusti di guidatore, mentre questa pista che dalle ultime case di Goglio porta alla frazione di Esigo era perfetta: poco battuta, ma con neve solida, un filo crostosa in superficie e un magnifico panorama. Tutto nel bosco, pericolo zero, un’ora di strada perfetta. Stalattiti di ghiaccio grosse una mano. Una giornata stupenda e persino con il sole.

Comincio ad affezionarmi sempre di più a quei luoghi dove la montagna è veramente montagna, non così addomesticata dal turismo (e dai troppi soldi). Ne riparlerò. Per saperne di più: http://www.alpedevero.it/

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Panico da saldi

Primi di gennaio,  tempo di saldi. Ciò che volevamo comprare per Natale, ma non potevamo permetterci è ora in vendita a molto meno (se lo avete acquistato comunque, probabilmente vi ritroverete con un emicrania a vedere il nuovo prezzo – a meno che naturalmente siate il tipo di persona che non pensa mai ai soldi – quindi significa che ne avete tonnellate ). L’apertura varia da città a città: quest’anno la maggior parte dell’  hot spot shopping ha iniziato il 2 gennaio.  In Piemonte, Torino, Cuneo, e noi appartengono a quest’ultimo gruppo, quello che ha iniziato più tardi, alla vigilia della Befana, ma poiché il vero Alessandrino ha un’anima nomade, ho già avuto i miei acquisti prima della vendita ufficiale: visto che sono un cliente fedele a Vicolungo Outlet, posso ottenere un invito personale inviato per posta o e-mail, per godere da dal 26 al 31 dicembre della stessa riduzione  che le altre persone avranno qualche giorno dopo ( e con molte meno code). L’invito, quest’anno, è stato inviato  a 8000 persone (o forse 80.000?) In ogni caso, il giorno di Santo Stefano l’Outlet era pieno zeppo di gente pronta a  digerire il tacchino di Natale. Ho comprato una giacca e due gonne al 50% del cartellino del prezzo, e purtroppo scoperto che la mia boutique preferita ha chiuso (non per sempre, spero, in questi luoghi di solito c’è un giro d’affari enorme). Domenica 3, armata con la carta di credito di mio marito, ho cercato di avvicinarmi al negozio Max Mara  (Diffusione Tessile), nei pressi di Vicolungo, ma non al suo interno.  C’è voluta circa mezz’ora solo per arrivare dall’autostrada: il giornale sabaudo  poi titolava La carica dei 100.000 (che deve essere un’esagerazione, ma la gente era ovunque) Da Max Mara non si lottava per un tailleur, semplicemente perché espongono un campione per modello e si deve chiedere alle vendeuses esattamente ciò che vuoi (e provartelo:  non è consentito riportarlo indietro). Poi sono andata anche a Serravalle  e sì, c’è gente lotta per un paio di scarpe  di Prada… nonostante la pioggia di ieri. Ma io non dovevo comperarle, e la dolcevita di cashmere che volevo prendere a Francesco per il suo compleanno era lì che mia aspettava…

Sono andata in montagna? Sììì… ma vi lascio con l’acquolina in bocca sino a mercoledì.

Qui in Mandrognistan città, non so, perché non vado da anni. Li ha fatti anche Ferrari (quello che non li faceva mai perché era superiore…) Ma vestirsi lì vuol proprio dire essere morti…

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Tanto per precisare …

Sul quotidiano sabaudo di oggi c’è un intervento di Eugenio Testa, delle guide alpine del Monviso (http://www.alps.it/index.htm ) che mette in guardia i racchettatori della domenica che a colpi di ciaspole provocano incidenti a sé e agli altri (soprattutto ad altri, visto quel che è successo in Trentino dopo Natale) Tutto vero, per carità: mai andare su pendii aperti se non si è più che sicuri delle condizioni della neve, del meteo, e del rischio valanghe, se si è principianti iniziare da sentieri che si conoscono già dall’estate perché nella neve è facile perdere l’orientamento… Ma io farei alcune considerazioni in più: chi si avventura  fuori pista, è sconsiderato a prescindere dal mezzo che usa; dovrebbe probabilmente starsene in un rifugio a sorseggiare vin brulé, anziché calzare sci pelli o racchette.  Inoltre, se è vero che in Nord Europa si usano per lo più su terreno pianeggiante, non è poi così vero negli Usa, io la mania l’ho presa lì, dove  lo snowshoeing è uno sport invernale come gli altri, dove ci si assumono i rischi del caso. Le piste battute, che ci sono nei paesi civili, come Svizzera, Austria, Francia tanto per restare sulle Alpi, noi ovviamente ce le sogniamo: lì davvero i praticanti sono migliaia,  i sentieri permettono di fare escursioni in quasi totale sicurezza, ma siamo sicuri che poi qui siano così tanti? Io che sulle racchette ci vado da dieci anni, continuo a sentirmi una mosca molto bianca (sarà perché le mie uscite sono per lo più infrasettimanali?)… fatemele vedere le folle (e io mi cercherò qualcos’altro da fare… immediatamente). Se sono scettica, è perché ad andar su racchette si fa una fatica notevole e così, non so, non la vedo l’Italica stirpe che di fatica si ammazza.

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Via via…

Come dice la canzone di Paolo Conte sono andata via… con me. Un po’ confidando nelle meteo della val d’Aosta (quelle della Stampa erano troppo belle per essere vere). Avevo un’idea in testa, e quando, arrivata a Courmayeur, ho visto che nevicava secco, ho deciso che tanto valeva andarci lo stesso. In val Veny. Ho mollato la macchina al supermercato, quello appena prima del bivio, e mi sono trascinata nella mota sino all’imbocco della Val Veny. E due squinzie dietro, di quelle che per fare due passi sembra che si muova un carrozzone da circo. Cinguettavano e si prendevano foto reciprocamente (prendevano foto della barriera che chiudeva la strada, inutile perché dietro c’erano almeno due metri di neve ) quando come Dio ha voluto si sono tolte dai piedi, ho messo su le racchette e sono sprofondata sino alle ginocchia: soffice, polverosa e non abbastanza assestata. Non ha fatto, cioè, abbastanza freddo e infatti, benché nevicasse, il termometro segnava solo un grado sotto zero. A fare quattrocento metri sino alla cava ci ho messo quaranta minuti. Poi ho desistito, mi sono girata, mi è scivolata la fettuccia della racchetta (e vuol dire davvero che devo darmi per vinta e cambiarla?) e sono finita col culo nella neve (soffice, polverosa ecc.) Tirar su la mia carcassa spiaggiata è stato molto divertente. Però , una volta uscita sulla strada, ho preso la vecchia strada di Entrelevie, con un palmo di neve per terra, e ho macinato un po’ di strada. Poi ho fatto la spesa al supermercato, ho lasciato il solito pacco di quattrini a Goio, menomale che ci vado due volte l’anno. e sono scappata: troppi milanesi, troppa neve, troppa gente che va in montagna e non sa tenere la macchina, troppo di tutto.

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A mo’ di augurio…

“Si scioglierà la neve, incontreremo l’alba dalle dita rosa, abbracceremo il sole e canteremo quel che scoppia in petto affinché i proprio desideri siano ascoltati ed io di cuore esprimo il mio augurio per ciò che è e sarà. Ci sia un pacco prezioso pronto per essere scartato e sia il tesoro di una vita”. Questo me lo hanno mandato oggi due cari amici e io ve lo giro.

Auguri !

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Poudreuse

Alla fine, non sono andata in montagna giovedì e neppure venerdì. E se tanto mi dà tanto, non ci andrò neanche prima di Natale. (Dopo, col gatto in vacanza in corso Borsalino, non si sa – un giorno o l’altro bisognerà spiegare al mondo perché ho due case, ma non due mariti, posto che al mondo importi qualcosa, ovviamente)
Però c’è la neve, e per due giorni ha fatto un freddo tale quale a New York, che è  un posto freddissimo – non come l’altopiano di Asiago, che è sicuramente il posto più freddo d’Italia, se si esclude forse la vetta del Monte Bianco e non è detto. In compenso sembra che con infallibile sfiga si scelga per andare a teatro le sere in cui su tutto il nord Italia babbo gelo ecc. Lo scorso anno ci è successo ben due volte. Una volta ho lasciato perdere io, salvo scoprire che aveva lasciato perdere anche la compagnia, e quindi lo spettacolo è stato rinviato con sollievo di tutti a marzo. Stavolta quando alle cinque cadevano larghi fiocchi io ero sul punto di lasciar perdere, perché ormai non si riesce a vedere prosa decente in città e ormai abbiamo dovuto arrenderci all’evidenza di dover andare nel teatrino di Valenza: ma andare aValenza con la neve vuol dire la Colla, su cui c’è l’obbligo di catene o pneumatici da neve, o la salita dei Pellizzari, e l’una cosa o l’altra non sono proprio gradevoli da fare. La collina è la collina e bisogna comunque scavallare (ma di tante opere pubbliche inutili, un tunnel sotto la Colla no?). Mio marito mi detto di chiamare il teatro per vedere se c’era la navetta, che bisogna comunque prenotare dieci dicasi dieci giorni prima. Impensabile. Invece no: in uno slancio di inaspettata razionalità, “per le particolari circostanze”, il teatro ha riaperto le prenotazioni. Qualcuno si vede che ha visto lo spettro del Natale passato presente e futuro. A parte che anche un pullman si può schiantare sulla Collaü, siamo andati e venuti lisci come l’olio e lo spettacolo era magnifico (io adoro Dürrenmat).
Ciliegina sulla torta: a Valenza abbiamo visto uno spazzaneve. Nel natio Mandrognistan, invece, nada.

Anziche la solita foto dal mio balcone, ecco piazza Matteotti giusto prima di andare.

piazza Genova magica

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Camminare in città.

Speravo oggi di potervi parlare di una bella gita in montagna…
Ma stanotte è nevicato, imbiancando un poco la piana e lasciandomi perplessa. Cosa sarà successo in montagna? meno male che ieri, ultimo giorno utile, pare,  ho portato l’auto dal gommista per montare le gomme da neve e poi mi sono fatta una lunga camminata sino a casa ( e avanti e indietro sono cinque chilometri buoni)
Il mio gommista sta a’ riva Tani, in via Righi, e così sono passata da via Righi, via Lumelli, piazzetta Bini, di fronte a case vecchie e cortili antichi e attività per lo più chiuse Mac Döner, tappezziere, ferramenta, la panetteria Sandroni, quella “storica”, via Alessandro III, dove ci sono negozi in chiusura, altri già belli e chiusi e altri di cui non ho mai sentito parlare. E poi il corso, in cui non passo ormai più…
Chissà quando anche in Alessandria c’erano le ciminiere… è il titolo di un libro cercatelo su www.isral.it. Non ci sono più, ma non c’è più neanche il lavoro.

prima neva sul parcheggio

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