Panico da saldi

Primi di gennaio,  tempo di saldi. Ciò che volevamo comprare per Natale, ma non potevamo permetterci è ora in vendita a molto meno (se lo avete acquistato comunque, probabilmente vi ritroverete con un emicrania a vedere il nuovo prezzo – a meno che naturalmente siate il tipo di persona che non pensa mai ai soldi – quindi significa che ne avete tonnellate ). L’apertura varia da città a città: quest’anno la maggior parte dell’  hot spot shopping ha iniziato il 2 gennaio.  In Piemonte, Torino, Cuneo, e noi appartengono a quest’ultimo gruppo, quello che ha iniziato più tardi, alla vigilia della Befana, ma poiché il vero Alessandrino ha un’anima nomade, ho già avuto i miei acquisti prima della vendita ufficiale: visto che sono un cliente fedele a Vicolungo Outlet, posso ottenere un invito personale inviato per posta o e-mail, per godere da dal 26 al 31 dicembre della stessa riduzione  che le altre persone avranno qualche giorno dopo ( e con molte meno code). L’invito, quest’anno, è stato inviato  a 8000 persone (o forse 80.000?) In ogni caso, il giorno di Santo Stefano l’Outlet era pieno zeppo di gente pronta a  digerire il tacchino di Natale. Ho comprato una giacca e due gonne al 50% del cartellino del prezzo, e purtroppo scoperto che la mia boutique preferita ha chiuso (non per sempre, spero, in questi luoghi di solito c’è un giro d’affari enorme). Domenica 3, armata con la carta di credito di mio marito, ho cercato di avvicinarmi al negozio Max Mara  (Diffusione Tessile), nei pressi di Vicolungo, ma non al suo interno.  C’è voluta circa mezz’ora solo per arrivare dall’autostrada: il giornale sabaudo  poi titolava La carica dei 100.000 (che deve essere un’esagerazione, ma la gente era ovunque) Da Max Mara non si lottava per un tailleur, semplicemente perché espongono un campione per modello e si deve chiedere alle vendeuses esattamente ciò che vuoi (e provartelo:  non è consentito riportarlo indietro). Poi sono andata anche a Serravalle  e sì, c’è gente lotta per un paio di scarpe  di Prada… nonostante la pioggia di ieri. Ma io non dovevo comperarle, e la dolcevita di cashmere che volevo prendere a Francesco per il suo compleanno era lì che mia aspettava…

Sono andata in montagna? Sììì… ma vi lascio con l’acquolina in bocca sino a mercoledì.

Qui in Mandrognistan città, non so, perché non vado da anni. Li ha fatti anche Ferrari (quello che non li faceva mai perché era superiore…) Ma vestirsi lì vuol proprio dire essere morti…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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