Mai dire mai…..

Ok, mi pare di aver detto che lo Stream era finito… Mi sbagliavo, sto aspettando l’ idraulico, il mitico signor S. dal parrucchino scomposto, colui che non ha mai visto una ricevuta fiscale nemmeno in fotografia, perché nel momento in cui ho deciso di lavarmi i capelli ho provocato una cascata d’acqua sotto il lavello in piazza genova. Non è ancora finita. E francamente ho così voglia di andare in montagna che solo la micia riesce a calmarmi. Decisamente non sono un tipo casalingo.

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La fine della storia

Chi mi segue su fb già come è andata a finire. Per gli altri: il mio (ex) veterinario ha più o meno preso una cantonata. La micia è stata operata d’ urgenza mercoledì e si è ripresa benissimo. Ha una cernierina di punti sulla panchina rasata, e non li lecca nemmeno. Siamo persino riusciti a darle gli antibiotici per tre giorni di fila: ora ha per così dire mangiato la foglia e il cibo con pastiglia è ancora lì. Vedremo. È venuto il caldaista – non lo stesso giorno fortunatamente – e ha cambiato la caldaia. Evviva. Se questo vuol dire che il giro di sfiga è finalmente finito ( oddio, veramente ci sarebbero alcuni problemi minori, ma non si può andar troppo per il sottile)…

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Stream of sfiga (con tante scuse)

Ecco forse non tanto andare a Lourdes, in questo la mia alunna Agnese ha ragione, perché insegno – tra un po’ mi toccherà dire insegnavo – filosofia, ma la tentazione di vedere in tutto ciò che succede un unico Stream, appunto, è forte. Al punto che ho creato una nuova categoria. Questa è la ragione per cui, dopo un periodo di post più o meno regolari, c’è stato uno stop. Come saprete lo scorso week end abbiamo avuto la tormenta, il blizzard, i ghiaccioli sui balconi, il giasòn come si diceva qui. Io avevo già parlato con il caldaista e avevo lasciato acceso la caldaia anche la notte in corso Borsalino….non è bastato. E mentre io arrancavo alle otto del mattino verso l’ ospedale con meno quattordici per fare la fisioterapia (commento medio degli amici: che culo!!) i miei tubi si congelavano felicemente, e mercoledì con il “rialzo” della temperatura a zero gradi, esplodevano. Il mio vicino del piano di sotto, che sia detto senza offesa, è un pezzo di merda, voleva buttar giù la porta. Mentre io mi facevo stiracchiare la spalla, mio marito veniva svegliato nell’ ora mattutina più dolce, quella in cui è così bello sonnecchiare, mandava di corsa mia cognata a chiudere l’ acqua e a trattare con gli astanti (che volesse buttar giù la porta me lo ha detto la vicepreside, perché hanno chiamato pure scuola). Nel pomeriggio è venuto il caldaista, che probabilmente si sta sfregando le mani per tutto il lavoro che ha e la diagnosi è stata infausta: la paziente è deceduta, d’ altro canto non era stata costruita per resistere a quelle temperature. E va bene, dopo i denti, altre lacrime e sangue. Andando avanti e indietro, ho capito che cosa significa vivere al freddo. Questa settimana però le cose dovrebbero aggiustarsi.
Nel week end è stato poco bene mio marito e questa è una catastrofe, considerato che gli uomini o minimizzano o credono di morire al primo starnuto e mio marito appartiene alla seconda categoria, difatti mi accusa di essere insensibile e fredda…In ogni caso siamo usciti domenica, come avevamo programmato, perché nella notte non ero rimasta vedova, dopo tutto, e lunedì è stato a casa dal lavoro.
La gatta è stata male. Ho scoperto che aveva avuto delle perdite non specificate, che però avevano sporcato il suo giaciglio e di converso il nostro letto e così alle nove uscita felice dall’ ospedale ho chiamato il nostro veterinario, che è stato possibilista, ma non incoraggiante: per sintetizzare, dovremo farla operare.
Ora mi aspetto che il veterinario e il caldaista mi telefonino allo stesso momento e sono a posto.
Meno male che non lavoro. Ah la spalla ha i suoi giorni buoni e i suoi giorni meno buoni. Oggi era un giorno buono, ma è meglio non dirlo troppo forte.

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Sotto la neve

https://www.evernote.com/shard/s125/sh/dfbcb65b-8f4f-4163-ad56-5848872788e1/b77c0ba8527486d8425beb983f429554

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I primi della lista

Certo che a sfidare una temperatura di – 17 per andare al Macallé vuol dire aver molta passione . Eppure c’era la sala piena. Quattro a zero per noi, sindaco Alemanno. Che pure, l’ultima volta che qui si è visto un freddo del genere era l’ inverno dell’ 84/85 e io che ero arrivata in facoltà dopo un viaggio da tregenda del tutto simile a quelli di cui si è letto nei giornali avevo scoperto che il mio relatore non si era mosso da Chivasso. Mi aveva pure telefonato per dirmelo ma io alle otto ero bell’ e partita.

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Farsene una ragione

Oggi ho deciso che dovrò farmene una ragione: quando ne sarò fuori, almeno in teoria, ci saranno le viole nei giardini. Strano ma vero, questo è il primo anno da molti in cui non avrò le racchette ai piedi. Sono andata in montagna sempre, persino un mese dopo la morte di mia madre, per affondare il dolore nella neve (ho ancora gli schizzi di quel pomeriggio a Chamonix). Invece no. Sto accettando la mia forzata immobilità. In effetti non ho ancora spinto i miei muscoli al di là della soglia del dolore. Sono diventata più saggia, o solo semplicemente più vecchia? O più realistica, semplicemente? Le tre cose, probabilmente: più saggia, perché cerco di valutare onestamente le mie forze, che non sono molte, e questo perché sono oggettivamente più vecchia e ci metto molto più tempo a recuperare, fisicamente e mentalmente. Perché, impegnata come sono sono stata nell’ ordinario e nello straordinario, il mio stress post traumatico si è manifestato nell’apatia. Certo meno dieci e i candelotti alle finestre non aiutano a uscire di casa. Però è vero, niente ansia, niente affanno da mancanza d’aria fresca… Mi starò trasformando in un gatto, visto che la mia dorme praticamente tre quarti della giornata…

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Candelotti

I candelotti non sono dinamite, ma ghiaccio, ed era da un po’ che non ne vedevo in giro nel natio Mandrognistan. Tutta questa neve e questo ghiaccio fanno tanto montagna, il lastrone di ghiaccio su cui scivoliamo no. E non ditemi che i due spartineve due (li ha visti tutti il mio alunno La Piana) hanno fatto tutto il lavoro. Certo che dopo novanta giorni di calore quasi primaverile e polveri sottili alle stelle, la neve nel nord Italia è diventata una notizia da apertura dei tgg.
Io ho sfidato la gelata, e la visita fiscale, ma queste cose rientrano in ciò che si può giustificare, per passare un’altra istruttiva mattinata in Questura. Primo, regalategli un sacco di sale: nel cortile c’era una lastra tale, che oltre ad essere pochi, se qualcuno nel frattempo si rompe una gamba stiamo freschi. Secondo, sono un testimone inattendibile; nel senso che non ho riconosciuto il riconoscibile, o forse il sospetto non è quello che ha rapinato me. Terzo, perché se ti rompono una spalla o qualche altro arto, se è per questo, deve essere ancora classificato come furto? Ho cercato di farlo capire al gentile – e con me, devo riconoscerlo, sono stati tutti gentilissimi- sovrintendente che mi assicurava che il mio cellulare sarebbe stato ritrovato: chissenefrega del telefonino. Il telefonino è un oggetto e di molti oggetti, presto o tardi, si può fare a meno, di un arto, se non torna come prima, no. E tu sei un invalido (in piccolo, rispetto a quelle vere, ma sempre un invalido). È di quello che il tipo dovrebbe rispondere. A proposito, mi telefoni, signora Abbiati, non intendevo scappare, mi sistemi anche la spalla, la prego ( in tanto che il mio fisiatra n.2 se ne va a Zanzibar….)

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Libera

Giorno uno: allora signora, la frattura si è saldata perfettamente, vada casa e si tolga il tutore (l’ortopedico) Come scusi ? (io) sì , basta strapparlo via (l’infermiere) ??!!(io, scoraggiata). In ogni caso, sì, il tutore è venuto via facilmente .
E il braccio a ciondolare pesantissimo e inerte. Senza contare le piaghe da decubito rimaste sotto il tutore. Tagliare la carne da sola? Non scherziamo. Aprire la porta del frigo? Sì, si può fare. Lavarsi i denti? Sì, anche questo. Alzare il braccio? Esageruma nen. Tenere la posizione della panca? Fantascienza. Prendere il gatto in braccio? Sì picci. Ogni movimento, un dolore.
Ma. Se penso al mio gomito dieci anni fa, ho fatto più movimenti oggi che allora in un mese di fisioterapia. E se vedo domani la stessa fisioterapista di allora, scappo a gambe levate.

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I’m black

Aderisco alla campagna internazionale contro il SOPA, la proposta di legge allo studio del Congresso americano, che limiterebbe drasticamente la diffusione di materiali protetti da copyright in rete, anche non per fini di pirateria. Così oggi il mio blog è in nero.

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Contenente, contenuto, considerazioni finali

Contenente: un portafoglio, un berretto, un paio di guanti, tre mazzi di chiavi, due chiavette USB, le caramelle, un porta documenti, con i documenti, un rossetto, un fazzoletto, un pettine, una spalla.
Contenuto:
due mattinate in questura, una ad esaminare facce lombrosianamente patibolari (unico riconosciuto con certezza: un innocuo barbone che straparla in piazza della Libertà); una ad aspettare con altri disgraziati per il duplicato della patente: all’ispettrice che mi diceva che questa città è ormai in caduta libera non ho potuto non dire che tocca a loro fare qualcosa – possibilmente non delle retate al Ribaldo cfr.articolo che certo non sono pericolose come pattugliare le strade buie;
A tutt’oggi cinque serate/ mattinate in sala gessi. Delirante, il nostro ospedale oscilla tra l’efficienza e il terzo mondo senza sapere esattamente da che parte pendere;
Una mattinata in comune, e ho riavuto la carta d’identità;
Tre telefonate e la banca ha sistemato tutto;
Tre viaggi a vuoto alla Renault per riavere la scheda dell’ auto, comprese di carro attrezzi per portare l’auto sin là – il coglione che mi ha rapinato – che possa rompersi una gamba – non si è reso conto che era parcheggiata a due metri. Da Milano hanno mandato LA SCHEDA SBAGLIATA!! Viaggetto a Lourdes? Mio marito dice che dovevo arrabbiarmi di più, ma ho già una spalla rotta, non mi resta che ridere in faccia alla sfiga.
Conclusioni finali : ricordare al mondo che alle vittime di qualcosa bisognerebbe rendere la vita più facile, ricordare alla polizia che sentirsi rispondere non abbiamo volanti in zona non contribuisce ad aumentare il civismo dei cittadini (lo so lo so hanno problemi anche loro), considerare che perdonare è al di là delle mie forze e che penso che ogni azione si giudica dalle conseguenze.
Al momento io e la Pipisita ci riposiamo un sacco…Perché quando esco, mi guardo sempre alle spalle.

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