Stream of sfiga (con tante scuse)

Ecco forse non tanto andare a Lourdes, in questo la mia alunna Agnese ha ragione, perché insegno – tra un po’ mi toccherà dire insegnavo – filosofia, ma la tentazione di vedere in tutto ciò che succede un unico Stream, appunto, è forte. Al punto che ho creato una nuova categoria. Questa è la ragione per cui, dopo un periodo di post più o meno regolari, c’è stato uno stop. Come saprete lo scorso week end abbiamo avuto la tormenta, il blizzard, i ghiaccioli sui balconi, il giasòn come si diceva qui. Io avevo già parlato con il caldaista e avevo lasciato acceso la caldaia anche la notte in corso Borsalino….non è bastato. E mentre io arrancavo alle otto del mattino verso l’ ospedale con meno quattordici per fare la fisioterapia (commento medio degli amici: che culo!!) i miei tubi si congelavano felicemente, e mercoledì con il “rialzo” della temperatura a zero gradi, esplodevano. Il mio vicino del piano di sotto, che sia detto senza offesa, è un pezzo di merda, voleva buttar giù la porta. Mentre io mi facevo stiracchiare la spalla, mio marito veniva svegliato nell’ ora mattutina più dolce, quella in cui è così bello sonnecchiare, mandava di corsa mia cognata a chiudere l’ acqua e a trattare con gli astanti (che volesse buttar giù la porta me lo ha detto la vicepreside, perché hanno chiamato pure scuola). Nel pomeriggio è venuto il caldaista, che probabilmente si sta sfregando le mani per tutto il lavoro che ha e la diagnosi è stata infausta: la paziente è deceduta, d’ altro canto non era stata costruita per resistere a quelle temperature. E va bene, dopo i denti, altre lacrime e sangue. Andando avanti e indietro, ho capito che cosa significa vivere al freddo. Questa settimana però le cose dovrebbero aggiustarsi.
Nel week end è stato poco bene mio marito e questa è una catastrofe, considerato che gli uomini o minimizzano o credono di morire al primo starnuto e mio marito appartiene alla seconda categoria, difatti mi accusa di essere insensibile e fredda…In ogni caso siamo usciti domenica, come avevamo programmato, perché nella notte non ero rimasta vedova, dopo tutto, e lunedì è stato a casa dal lavoro.
La gatta è stata male. Ho scoperto che aveva avuto delle perdite non specificate, che però avevano sporcato il suo giaciglio e di converso il nostro letto e così alle nove uscita felice dall’ ospedale ho chiamato il nostro veterinario, che è stato possibilista, ma non incoraggiante: per sintetizzare, dovremo farla operare.
Ora mi aspetto che il veterinario e il caldaista mi telefonino allo stesso momento e sono a posto.
Meno male che non lavoro. Ah la spalla ha i suoi giorni buoni e i suoi giorni meno buoni. Oggi era un giorno buono, ma è meglio non dirlo troppo forte.

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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