Nano 2

Stando al sito NaNoWriMo qui finirò il romanzo a febbraio . A questo ritmo. Ma viene eccome. Dovevo probabilmente occuparmi delle ricerche prima e non ho fatto tutto e devo sopratutto programmare molto meglio le mie attività considerato che la scuola non può essere eliminata; devo fare anche in modo di non avere altre scadenze. Cosa che quest’anno non sono riuscita a fare. Ci vuole un piano B.

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Visioni alla rinfusa

Darsi alla scrittura non significa smettere con il cinema , anzi. Il vero problema è che di tutte queste visioni nessuna è particolarmente rilevante.
007 Skyfall . Il più serio e “realistico ” degli ultimi anni . Però ci perdiamo M . E però ci ritroviamo l’ Aston Martin .
Silent Hill . Revelation . Basta dire che non l’ha diretto Christoph Gans . Ed è tutto .
Monsieur Lazhar di Philippe Falardeau bel filmino canadese sull’ elaborazione del lutto . Vedere la scuola degli altri aiuta sempre
Le belve di Oliver Stone che è impazzito o ha preso troppo quaalude . Mai visto un film così inutile .
Red Lights di Rodrigo Cortès . Si vede volentieri perché è recitato in maniera superlativa . Ma anche qui, troppo verboso .
Tra tre e cinque pecore…

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NaNo

questo mese dovrete accontentarvi di post molto corti, perché partecipo al NaNoWriMo

, cfrqui

Ok tutto interferisce con tutto, la scuola con la montagna (sto in astinenza), la vita con la scrittura del NaNoWriMo, la sfiga con tutto. Oggi è stat una pessima giornata e non ho scritto neanche ma riga, avevo la testa completamente vuota. Certo ieri avrei dovuto andare in montagna, ma i miei cari alunni di IV sono scappati a dir loro da una scuola troppo fredda, e loro si sono presi un sei in condotta, io ho perso il mio pomeriggio buono. Ora piove e addio marmotte. Almeno potessi scrivere un po’. Va da sé che anche le visioni sono momentaneamente sospese, non perché non vada più al cinema, ma perché non ho molto tempo per scrivere.

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Cantare

Venire a scuola in bicicletta canticchiando Kurt Weill. Impagabile . Bilancio di un primo weekend di NaNoWrimo : bof . La vita ha preso il sopravvento

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Visioni di Halloween

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Dybbuk anima inquieta, solitamente malvagia, che si alimenta del corpo di un vivo. Il più noto è quello protagonista di un dramma di S. Asshke, appunto Il Dybbuk. Se l’ anima è buona, invece, dice la Qabbalah luriana, si tratta di Ibbur, che aiuta i vivi, manda sogni premonitori, porta fortuna (sempre possessione si tratta, però). E così ora che è Halloween, arriva il film sulla possessione, con tanto di rabbino esorcista (è il rapper Matysiau). E come sempre, gli esorcisti fanno una brutta fine. Gli altri si spaventano, ma alla fine neanche poi tanto,sì, le infestazioni da falene danno fastidio, ma pensa se fossero scarafaggi…
Neanche lo spettatore si spaventa più di tanto, l’idea è buona, ma il film è girato in maniera abbastanza piatta. E per le anime buone, nemmeno troppo splatter Tre pecore, nemmeno l’horror funziona più.

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Visioni (senili): Io e te di Bernardo Bertolucci

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Vedendo questo film ho fatto fatica a riconoscere l’autore di Ultimo tango e di novecento . Per un puro caso conosco bene il libro di Ammaniti da cui il film è tratto, che è anche l’ unico dell’ autore che ho letto. Ma dopo aver visto i due film che Salvatores ha tratto dalle sue opere, con ben maggiore potenza e furia, non sembra lo stesso scrittore. Il finale soprattutto nel romanzo è tutt’ altro che morbido e pacificato. Dalla rabbia degli esordi, Bertolucci si è trasformato in un pasticcere sabaudo ( questa l’ ho rubata a mio marito). Carino, certo. Ma quando mai avremmo detto una cosa del genere di un autore ben altrimenti rappresentativo del nostro cinema? Invecchiare, si invecchia tutti: resta da vedere come.
Pur sempre, tre pecore ( ha dormito mentre lei vomitava nel bagno e poi nel vaso da fiori tra i vestiti della contessa)

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Visioni: una settimana italiana

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Una settimana stranamente tutta dedicata al cinema italiano.
Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni. Che è un registra delicato costruttore di storie, un osservatore acuto della vita. Questo film descrive in modo realistico ed efficace il mondo della scuola, con Scamarcio il supplente idealista che le mie alunne morirebbero per avere, Margherita Buy la preside comprensiva (troppo, nella realtà non ho mai conosciuto nessuno che non fosse molto più autoritario), il grandissimo Roberto Herlizka come insegnante geniale ma disilluso. Gli studenti non sono il solito campionario di casi umani, ma incarnano problemi e questioni purtroppo frequenti.
Tutti i santi giorni di Paolo Virzì., dove si descrive una stramba coppia di giovani precari o quasi (una cantautrice troppo raffinata per il suo pubblico) e un giovane dotto in lingue antiche che ha preferito un lavoro tranquillo ad una carriera di docente all’ estero. Il film racconta la loro umanissima e veritiera odissea di aspiranti genitori alle prese con le terapie per la fertilità, un mondo che oscilla tra il tragico e il grottesco. L’argomento, che potrebbe essere tragicamente tremendo è però trattato con mano leggera.
Il comandante e la cicogna di Silvio Soldini, che con questo film ritorna alle commedie più leggere e surreali, con le statue di Mazzini e Garibaldi che commentano dall’alto le vicende dell’Italia disgraziata di questi giorni. È un’invenzione simpatica, ma il film, dopo si arena un po’. Grande Mastandrea, comunque.
Rispettivamente, una, zero, una pecora (dati i tempi, un miracolo)

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Un mercoledì in val d’Aosta

Dal Teo in cortile – anche lui in montagna – a Issime , a Gaby . Bella strada solitaria . Tempo così così . In questo periodo le meteo non sono molto precise

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Altre parole

Questa volta taccio, perché è di  mio marito, ed è molto bella

L’inverno del ’55

Madre mia perché
non mi hai abbandonato
quando gli angeli piangevano lacrime di ossidiana

e quando dalle monadi impenetrabili del nostro essere
bruciavano i fuochi.
Cantava allora l’arcobaleno
sopra il cielo ricurvo e risonante
di un’arpa mai ascoltata

e così in un attimo si ricongiungeva
il corpo disfatto e verticale
del nostro araldico
e principesco vuoto
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Visioni: Reality di Matteo Garrone

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I film che premiano nei festival di solito si possono raggruppare, grosso modo,  in tre categorie: quelli che sono capolavori così evidenti da essere in qualche modo banalizzati dalla  forza della loro stessa bellezza, quelli che devono essere premiati per il prestigio del loro autore (quindi sono belli per forza), quelli che ti domandi che cosa si sono fumati i membri della giuria per averli premiati.  Reality ricade nella seconda categoria. Ed è, purtroppo per il suo autore, un brutto film, o almeno un film non riuscito. L’iperrealismo algido di Garrone ha bisogno, per non essere totalmente inerte, di una idea forte di base (e una sceneggiatura altrettanto forte). E questo non ce l’ha : che un simpatico pescivendolo impazzisca per essere scritturato dal Grande Fratello al punto da immaginarsi di essere spiato per vedere se sia degno di entrare in quella Casa non costituisce propriamente una novità. Nemmeno che  da una religione (la televisione) passi ad un’altra (la Religione con la maiuscola) e si serva della seconda per confermare la prima, nemmeno: lo diceva già anche Marx. Recitato benissimo, da solidi caratteristi e da sconosciuti (il protagonista ha una faccia che farebbe impazzire Scorsese), però tre pecore (la seconda parte è noiosissima)

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