E’ estate se…

E’ estate se…ti senti morta per il caldo e non sai cosa mettere
se…all’una del mattina cominci a starnutire,
se…la bici ti si riempie di ragnatele se solo la lasci sola un’ora (accidenti a quel ragno)
se…la gatta smania per uscire in terrazza
se… passi un’ora a sistemare il condizionatore
se…in giro vedi solo uomini con orrendi pelacci al vento – bisogna diffondere al mondo la ceretta…
NO FERMA siamo solo a maggio , c’è ancora la scuola, anzi ormai non vai più a casa da scuola e oggi forse, sono stata sull’orlo di un bello sclero (“no, ma proprio tu che sei così calma…”sto ancora tossendo. Ditelo a mio marito).
Comunque, venerdì ho la mia ora d’aria e indovina …pioverà
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Le pratoline vengono da Monte Sole, quattro ore e mezza di salita con il mio tallone che è andato pesantemente in crisi e ventisei gradi (quelli del posto dicono che è assolutamente da evitare in estate).
La gatta ha fatto su un piccione e io ho dovuto chiamare Francesco perché facesse da becchino.

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Lo stato delle cose

Stamattina, per uscire, ho deciso di vestirmi da donna, cosa che ultimamente non mi accade molto spesso. Ho tirato fuori una gonna mai messa, blu, la giacca di pelle e ho deciso di infilarmi un paio di scarpe nere con il tacco. Dopo un’ora che camminavo, guardandomi distrattamente i piedi mentre infilavo i dischi comperati da mio marito in auto, mi sono resa conto che in realtà avevo infilato un paio di scarpe blu. Questo dice due cose: 1) che l’atrio di piazza Genova è buio anche con la luce accesa – è lì che c’è l’armadio delle scarpe e 2) che ormai le cose mi passano vicino senza che me ne accorga. Ho passato una settimana aspettando il Trofeo Mezzalama, per vedere cime e neve, che quest’inverno ne ho vista pochina e niente, ieri poi nel trambusto delle cose da fare mi è totalmente passato di mente. Come, per lo scrivere, ho un sacco di idee, cose da scrivere, suggerimenti, e poi mi sento troppo stanca per metterle su carta, o su web, che è carta virtuale. Stanotte sono stata sveglia e neppure vi ho raccontato le mie ultime uscite…ma queste, la prossima volta….devo fare un po’ di restyling del blog

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Addenda

Se la gatta smania per andar sul terrazzo e io non riesco più a trovare l’antipulci ( che avevo previdentemente già comperato)

Se guardando la tv mi rendo conto che ho già fatto in tempo a vedere Leo di Caprio trasformarsi da giovane efebo in quarantenne bolso con il faccione ( aprile  è il più crudele dei mesi anche per lui)

Se anziché mandare in montagna mi tocca passare giornate splendide con venti gradi e zero nuvole a scuola ( questo lo scrivono su fb anche i miei alunni ed ex alunni, e per una volta li capisco)

Se quando sono finalmente libera ( litigi a parte), piove.

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È primavera se…

Se mio marito si fa prendere dalla depressione più del solito (“aprile è il più crudele dei mesi”).

Se il signor Destro mette fuori i suoi ficus superdotati.

Se Teo va a dormire nei suddetti vasi.

  

Se non sai se metter via le racchette, tirar fuori i sandali, o tenere il pile a portata di mano. E ti vesti sperando invano di somigliare a Inès de la Fressange. 

Se hai sempre voglia di uscire perché c’è il sole, andare al lago, persino al mare, e ti viene l’ansia per lo sporco che si accumula sui vetri.

Se la linea delle montagne all’orizzonte è così bella da essere commovente 

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A grande richiesta

    

Anziché le uova, mademoiselle Rospo. È vero, sono più grandi, dei maschietti, e diventano molto ricercate in questo periodo…quando i compagni della loro specie saltano letteralmente sul dorso. Quella che ho fotografato si stava riposando, evidentemente, perché non l’ha spostata nemmeno la pigna che ho fatto rotolare vicino a lei. Tra l’altro si mimetizzano praticamente ovunque, foglie, ciottoli, terra, alberi. Ora che la primavera ci ha illuso ed è tornata la pioggia, possiamo serenamente pensare a tutti quegli animali che sopravviveranno alla Pasqua in santa  pace…

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Telefonami tra quarant’anni 

Tanti ne passeranno alla prossima eclissi 



(Foto courtesy di Serena Chandra Penpa).

E naturalmente il mondo non sarà più un mio problema anche se sarò lì a guardare. Strano venerdì. Prima l’eclisse che scatena vibrazioni negative- non nei pargoli scatenati che in piazza assediavano i volontari della società degli Astrofili. Poi la primavera che è sul punto di scaricare la seconda di molte perturbazioni da week end. Poi mio marito che fa cadere l’iPhone procurandogli danni non irreparabili ma certo fastidiosi. Poi tre giorni di litigi, ininterrottamente . Poi sono andata in Valchiusella. Non a Cravagliana dove vado di solito a salutare la primavera. Al lago di Meugliano. Dove a salutare la primavera ci pensano i rospi. In calore. Direttamente sul prato- attenzione a non calpestarli perché si mimetizzano praticamente con tutto: erba, foglie secche, pigne, pietre, muschio. E gracidano tutto il tempo. Pigolano in realtà. Non vi metto una foto perché la maggior parte di voi non ne vede, credo, la poesia.

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Hop

Talvolta è più facile cambiare aria del tutto. Dopo due giorni così così (leggi litigi continui e molta stanchezza) oggi dopo due aspirine – sia lode a te Herr Bayer – ho preso l’auto e via. Per dove mi è venuto in mente mentre dribblavo la polizia sotto casa, e sono andata al mare, da cui mancavo ormai da più di un anno. Dato che gli argini sono chiusi… Il nordic walking qui pare aver persino più senso ! e poi Arenzano ha di bello l’essere praticamente immutabile, persino il negozio dove comperavo le borse con mamma è lì inalterato di fronte al Municipio. Certo adesso ci sono i cinesi, che si fanno aprire i negozi di scarpe ( ma meglio la focaccia, dài).

Ho corso, anche . Peccato che il giorno dopo – i due pezzi  sono il frutto di un doppio salvataggio – avessi così male al tallone da non poter appoggiarlo. Non hop, ma ooops 



Questo è lo splendido percorso pedonale / ciclabile da Arenzano a Cogoleto che segue il tracciato della vecchia ferrovia, gallerie e tutto ( queste ultime non troppo illuminate)

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Surrogato

La luna sul tetto

Oggi sono andata a camminare in campagna. Dovrei dire in collina. Volevo andarci ieri, ma invece tutto è andato a rotoli. Per prima cosa, si è guastato l’ascensore, e così il mio martirio è rimasto bloccato in casa. Dovevamo andare a pranzo con amico numero uno e così invece abbiamo comperato tre pizze e ce le siamo mangiate a casa nostra, l’accampamento degli albanesi. A metà pizza telefona amico numero due, quello che talvolta il sabato ci snobba, dicendo vengo anch’io. Gli si è risposto, bene, però ti porti la tua pizza. D’altro canto, magari avrebbe potuto chiamare prima e io avrei preso la quarta pizza + dessert. Ma Francesco era convinto che fosse già giù con me. Mezza bottiglia di fuoco dell’Etna dopo aveva cambiato idea. I commensali sono stati rispediti ai rispettivi domicili ( uno a Varzi) a pomeriggio inoltrato. Così niente e io ho passato la serata leggendo i racconti horror di  Howard (Urania). Oggi dopo aver reso presentabili due vetrate ( pulire forse è esagerato), mi sono fatta a piedi la salita di San Salvatore al tramonto, chiedendomi, non per la prima volta chi fosse il demente che ha costruito due palazzi di dieci piani sul crinale della collina. Poi ho comperato due libri anziché la mimosa, e ho passato la serata a litigare con mio marito ( sto diventando  ripetitiva)

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Gattara primaverile

Ho trascorso tre giorni sulla luna, senza far compagnia alla Cristoforetti. Cioè, sono andata a un convegno a Torino. Scoprendo che gli universitari di adesso sono molto più fortunati di me. Hanno un campus superbello fatto di sicuro da un archistar, con i gabinetti puliti .  Ripeto, puliti. Io ho passato quattro anni a Palazzo Nuovo a respirare l’Eternit e per entrare nei gabinetti ci voleva coraggio, per lo meno in quelli di filosofia. Quelli nei sotterranei di giurisprudenza  erano meglio, se superavi la claustrofobia. E pure la mensa decente. E il panorama della Dora Riparia ( beh però la Mole dall’ ufficio di Michelangelo Bovero aveva un fascino particolare) che fa tanto Parigi. Il convegno grazie agli amici dell’ Istoreto che si sono fatti il mazzo è riuscito benissimo e ha detto cose molto interessanti, e anche il nostro laboratorio, quello mio e di Elisa Malvestito è riuscito benissimo, e anche noi abbiamo detto eccetera, cercando di capire nel frattempo, perché i computer del nostro laboratorio di informatica facevano cose strane. Fortunatamente anche i computer che ci sono nella mia scuola fanno sempre cose strane, ma siccome hanno duecento anni puoi pure giustificarli. Lì, un po’ meno. Poi andavo a casa e litigavo con il mio martirio. Certo che qualcuno ti copra d’insulti perché fai un lavoro che ti piace e in cui sei senza falsa modestia pure brava ti toglie un po’  del piacere di farlo. Senza contare che sono andata avanti e indietro,da Torino,a tutte le ore. E il giorno del mio compleanno, mentre i corsisti banchettavano a Torino, io comperavo il gelato ad Alessandria.  Però. Ai convegni capita anche di avere delle belle conversazioni chiarificatrici, di quelle che ti fanno venire quei momenti aha, come ho fatto a non rendermene conto. Torni a casa con le idee chiare e poi litighi  tutto il week end.

Ma ho avuto le montagne. Giovedì pomeriggio erano tutte lì ad aspettarmi dal Monviso al Monte Rosa. E al prossimo convegno mi fermo  a dormire 



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Cinquanta sfumature di pelo

Che preferisco a ogni altra cosa. Forse è persino vero che resto con mio marito solo per il gatto. No, non voglio parlare di 50 sfumature ecc (ho letto un estratto del libro su amazon tempo fa e faceva ridere, figuratevi il film), no nemmeno voglio parlare di sesso ( alla mia età…) e nemmeno del gatto che ormai è più famoso di me ( la gente ormai mi chiede come sta il gatto anziché il marito. Il marito sta bene grazie , è ormai tornato il suo solito sè, e comincio a rimpiangere il periodo in cui è stato in clinica). No nemmeno di mio marito perché comincio a pensare che la vita vada avanti anche senza di lui. Ci vuole forse quello che i francesi chiamano il passage à l’acte. Mercoledì pomeriggio avevo così voglia di un po’ di aria fresco che sono riuscita letteralmente a scrollarmelo di dosso e anche se era ormai metà pomeriggio sono corsa a Masone per un po’ di aria fresca. Un chilometro in salita e quattordici minuti dopo mi congratulavo con me stessa e potevo dedicarmi a fare qualche fotografia. Vabbè, gli Appennini non sono le Alpi, e nemmeno la salita invernale al Manaslu ( sto seguendo Simone Moro), e nemmeno la neve è la stessa ( sì a Masone c’era ancora una traccia di neve) e però me lo sono fatto bastare. Ho dovuto. Guardare le foto di montagna o le webcam come quelle di Alagna alla fine fa venire la rabbia. Poi per carità c’è chi passa il tempo a dormire….

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