Uno sguardo sul ponte

Questo è un post doppio, nel senso, che una parte la trovate qui e l’altra, su la marmotta

Di solito, come già avevo spiegato, le cose relative al natio mandrognistan dovrebbero andare sulla marmotta ( e infatti ci andranno), tuttavia, un paio di considerazioni andrebbero fatte anche qui, sul vecchio e sul nuovo ponte.

I Savoia, notoriamente, sono statti costruttori di ponti , solitamente per ragioni militari e il nostro vecchio Cittadella non faceva eccezione. Domenica scorsa, andando a passeggiare sul ponte nuovo di zecca, pensavo a quelle tracce che si trovano prima del lago Combal e che erano una chiusa costruita proprio per deviare il torrente Dora in caso di necessità, essendo tutta la zona una sezione militarizzata – come il Mont Fortin, il col Chvannes, il Piccolo San Bernardo e così via. Noi siamo nati a cavallo delle Alpi, e a cavallo delle Alpi il presidio dei passi era militarmente fondamentale – e per noi, adesso , una struttura escursionistica straordinaria. Detto questo, noi loro eredi in quanto a manutenzione non siamo stati altrettanto solerti. La guerra , almeno sui passi alpini nostri, è finita, ma la cementificazione dei torrenti e la costruzione di edifici in alveo – tanto per dire, la mia nuova scuola è costruita a cento metri in linea d’aria dalle sponde e infatti il giorno dell’alluvione del 1994 l’acqua è arrivata al primo piano, dove sono io in questo momento – è responsabile di molti disastri più o meno annunciati. Siamo responsabili noi, in realtà, anche se la natura stessa si incarica di ricordarci che non tutto è controllabile e prevedibile al cento per cento. 

(D’accordo, i nessi logici qui sono carta vetro)

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Un post di sole foto

Queste sono le foto della gita a Giovo.

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Non ferma a Donne

In questi giorni, prima della grande pioggia, sono andata in giro a recuperare dei pacchi ( Dalani è una jattura peggio dei siti di moda online) e dovendo poi da lì finire a Serravalle mi sono trovata a girare per la campagna. E ad un certo punto, tra Boscomarengo e il complesso di Santa Croce e il nulla, mi sono trovata a Donne. E mi sono fermata a Donne. Lo so , per i non Mandrognistani questo riferimento è assolutamente inutile, ma chi è uso alle tradotte di Trenitalia già FF.SS sa che a Donne non si fermavano nemmeno i regionali ( o locali, o accellerati). Ora so che Donne esiste, perché, veramente, l’ignoto è a due passi da noi e ci sfugge. E non è nemmeno un brutto posto: nemmeno bello, veramente, depositi agricoli, qualche cascina, un paese lungo, come accade sovente in montagna, dove non c’è un capoluogo ma tanti frammenti sparsi. Stavo tornando a casa in ritardo, ma tanto il martirio arrivava alle due, che ho sentito in radio la notizia del Nobel a Bob Dylan. Fosse il Buon Vecchio Zio Bob dei tempi andati, li mandava a quel paese tutti quanti.

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Una bella gita di fine estate (cito)

Forse dovevo lasciare questa foto alle sue dimensioni originali, così,miei venti lettori, avreste potuto apprezzare la devastazione che è il ghiacciaio di Pré de Bar. Io mi ricordo, e ho le foto ingiallite degli anni Ottanta a dimostrarlo, che la lingua glaciale copriva tutta quella parte di morena che è in ombra nella foto. Avevo tutta una serie di intenzioni che come sempre non si sono concretizzate, e così, dopo aver parcheggiato il mio martirio ad un collegio docenti, ho preso la macchina e verso mezzogiorno l’ avevo piazzata sotto un’albero all’Arnouva. C’era il mondo. E sì, al Golf c’era gente che beveva champagne servita da camerieri in livrea (qualunque commento richiederebbe una molotov di accompagnamento). Per tornare all’Arnouva c’era gente in spiaggia sul greto della Dora, non una nuvola in cielo, non una bava di vento. Veramente, volevo andare al Miage, poi la collega che doveva accompagnare il mio martirio, aveva detto qualcosa del tipo, oh la Val Ferret, e a me, in effetti la val Ferret è sempre piaciuta di più. Mi sono messa gli scarponcini, i bastoni, l’acqua, il cappello, la crema solare, e sono partita baldanzosa, con un anno di palestra e di corsa collinare alle spalle, che non avranno fatto niente per la mia linea, ma che diamine, che sono morta sul tapis roulant a fare? Non so, sarà stato il caldo, la troppa baldanza, la vecchiaia, la linea, insomma al bivio per il Dalmazzi avevo le pulsazioni fuori controllo. Molto fuori controllo. Ho preso la scorciatoia decidendo di darmi un ritmo, come faccio sempre nelle escursioni lunghe (4/4) ed è passata. Nel senso che mi superavano anche le giovani madri che spingevano un passeggino. Al vecchio bivio per la morena si è levata una leggera brezza, e mentre fotografavo il ghiacciaio stavo sempre meglio. All’Elena c’era un po’ d’aria, e mi sono rimessa la maglietta: sì perché, anche se la mia tartaruga non è più quella di una volta, sono rimasta in top ginnico e calzoni corti. Al rifugio c’erano i soliti giapponesi che bevevano vino ( ho avuto un deja vu, c’erano giapponesi anche l’ultima volta che c’ero stata), la mamma con la carrozzina, escursionisti di Tour armati di tutto punto, e cari gestori, sorridete di quando in quando che non vi si rovina il turismo se lo fate. Sono scesa dall’itinerario che prosegue per Bellecombe, le ginocchia non hanno protestato, ma i Merrel in discesa non sono abbastanza ammortizzati. Dovrò sostituirli. A Courmayeur, la vigilia della partenza del Tor, c’era il pieno di sportivi, e quella atmosfera che ho respirato nella mia infanzia, sintetizzabile nella formula più scarponi, meno golf. Giovani e sportivi, stranieri, e la Buona Stampa piena di gente. Grazie per essere lì. Tornata a casa appena in tempo, e mi è rimasta la voglia.

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Non ci sono piú le mezze stagioni (signora mia)

Ma le mezze stagioni – o l’estate a ottobre, a me ammazzano. Oggi c’erano 26 gradi e io che stavo sputando bronchi davanti alla cassiera dell’Esselunga, mi son vista offrire un sucaj. Cara. Brutto segno. Non perché sono uscita con la febbre, che ho da giovedì sera, non troppo alta, insomma la solita febbriciattola, perché abbiamo finito le medicine in due e l’unica farmacia aperta è quella di largo Catania, dove quando arrivi scopri di avere trenta persone davanti. Non perché devi fare la spesa, e lo hai chiesto a tua cognata, che però dato che non hai soldi spicci, non è così entusiasta di anticiparli sino a lunedì. Non perché tuo marito non uscirebbe nemmeno sotto minaccia di morte. Ma perché al primo bacillo che passa, magari espulso da una cara collega in sala professsori – e non sto dicendo cara in senso sarcastico, è davvero una cara persona, ma giovedì non stava proprio benissimo -diciamo che era messa come me- mi vede e mi si avvinghia. Io però sono troppo vecchia per seminare batteri in giro alla mia età. O in altre parole, l’eroina l’ho fatta a vent’anni, quando persino il preside, vedendomi, mi mandò a casa (e avevo un’infezione batterica  ai linfonodi che ci vollero tre settimane di punture a mandar via) Poi certo, esco per comperare le sigarette al mio martirio, con la febbre. Grazie signor Fossati, che sei aperto 365 giorni l’anno, anche la mattina di Natale. Il pomeriggio no, misericordiosamente. Chissà se si va in pensione dal matrimonio o c’è un’implacabile Fornero anche lì.

Però questa volta sto facendo quel che si fa davvero quando si è malati. Cioè niente. Guardo telefilm sul tablet, dormo, leggo,gratto uno qualunque dei gatti e poi grido se si azzuffano. Poi mi metto a tossire e loro smettono:i gatti odiano il rumore della tosse. O guardo le foto di montagna nei gruppi su facebook. Pensieri montani, Noi che amiamo le montagne, Passione montagna – augury Gabry ! – uno dei miei siti di riferimento, Il comune di Carcoforo, loveVDA, iMontBlanc, Valle d’Aosta immagina, Montagne delle valli Lanzo ,Orco, Soana. E ce ne saranno di sicuro delle altre. Poi Nardi, Confortola, Barmasse, Anker, ecc. Così mi viene la depressione. Tutte queste persone che salgono di qua e di là- a parte la salute, come fanno a lavorare?


Un raro momento di pace, con Piede (Mano era in vacanza- ha ha) e maglietta di papà . Montagne niente.

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Foliage

Ecco qui, autunno, foliage, Appennini, se uno ha poco tempo (veramente l’abbazia di S. Maria della croce a Tiglieto è abbastanza in capo ai lupi). Ed è comunque una meraviglia. 


A proposito , solo a piedi. L’auto si lascia un km. più in là. L’anello completo dura due ore ed è spiegato nella cartellonistica al parcheggio. In un’oretta si vede già molto. 

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Un post senza foto

Perché non ho scaricato quelle fatte oggi. Ho tossito per tutta la strada sino a Giovo, dove volevo fare un pezzo di Alta via dei monti Liguri. Veramente avevo un’altra idea, poi qualcuno ha cominciato a dire, ma il posto dei funghi…così da nord sono andata a sud, con nuvole nere che occhieggiavano dal mare. Sì, da Giovo si vede il mare. Ho parcheggiato sul piccolo slargo dopo il cartello indicatore, ho aspettato che mi passasse il raffeddore, mi sono infilata talloniera e scarponi, ho preso i due nuovi bastoncini che sono il tributo al dio Decathlon che ha appena aperto (un paio di bastoncini in ogni auto), e ho imboccato il passaggio sopraelevato che fa attraversare la strada. Segnavia presente, poi subito scomparso, erbacce un casino – gente c’è passata una troupe intera di Meridiani montagna , tagliare un po’ d’erba no? Però dopo l’area picnic la traccia diventava più larga sino a trasformarsi in una pista battuta in mezzo ai castagni, che restava in alto sul crinale prima a sinistra, poi verso monte. Esplorando sulla sinistra ho trovato quella che sembrav una garitta e poi sono tornata sulla strada principale. Ormai non puoi stare più tranquillo neanche nei boschi. La mia pista è confluita in una stradella asfaltata, dove un tale in un’apecar stava parlando al telefono. Prima ho continuato a monte e sono arrivata ad una zona militare, poi sono tornata indietro in discesa. Il tipo parlava sempre al telefono, e trenta metri dopo è salita una jeep guidata da un tale che aveva un colbacco di astrakhan(!!!). Il pezzo più brutto è stato tornare all’auto percorrendo la statale nel punto in cui non c’è il marciapiede, e ci sono le macchine. Il marciapiede invece ha una splendida vista  mozzafiato lato mare e me la sono goduta tutta.

Ho incontrato un bel gattone bianco e nero, e così, fiduciosa della fortuna che si annunciava, ho parcheggiato in piazza a Sassello nell’esatto momento in cui arrivava il solito vecchietto sdentato con una cassetta di porcini. E uno sciame di gente si avvicinava. Mi sono portat a casa il mio chiletto di porcini (il vecchietto va detto, era ampiamente in zona multa), e tutti erano sollevati dal fatto che avesse finalmente piovuto, perché una settimana fa non c’era un fungo a pagarlo un milione, troppo secco il clima. In effetti il terreno era già pesante. Qui non è ancora venuta una goccia d’acqua…

Sono tornata a casa contenta, la dieta può attendere (però dai, i porcini ci possono stare)

Ah i bastoncini da nordic walking in un unico pezzo, non telescopici, in alluminio con punta rinforzata, sono una favola, e ho azzeccato , assolutamente azzeccato la lunghezza.

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Là fuori

Non ho scritto prima e dopo il terremoto, e non ho intenzione di farlo adesso.  Inutile mescolare la mia dabbenaggine a quella generale.

Parlerò d’altro, anche se non nuovissimo. Ci sono ormai foto e articoli su diversi siti – a me è piaciuto molto questo http://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/insostenibile-irresponsabilita-nell-affrontare-le-montagne.html.

Parlo dei dementi che si sono fatti fotografare in maglietta ed infradito sul ghiacciaio. Problema non nuovo in verità. Già quand’ero piccola si trovava in montagna l’occasionale visitatore che era del tutto fuori luogo. Una delle cose che faceva regolarmente imbestialire mio padre in montagna era vedere gente che andava in giro senza scarpe adatte. Insomma turisti. Che frequentavano di preferenza proprio quei luoghi in cui la montava diventava più o meno un’attrazione turistica: La funivia dei Ghiacciai e la Mer de Glace (lì il francese in infradito era oggetto di culto) Dove sono i turisti in infradito? a Punta Helbronner, catapultati direttamente dallo Skyway. Ma non è colpa dello Skyway, come non lo era dei vagoncini della Aiguille du Midi. La colpa è della disinformazione colpevole: se leggi un cartello in cui, per dire, ti si avverte che stai per inoltrarti in una zona pericolosa da affrontare adeguatamente attrezzato e preparato, ebbene non sta lì per bellezza, ma per fornirti un’informazione vitale . Poi se vuoi farti la foto per far vedere su Fb Instagram Twitter quanto sei bravo lo fai a tuo rischio e pericolo – e possibilmente non metti in pericolo altri se non te stesso. La differenza forse sono i social, che hanno livellato la percezione del mondo all’apparire (o all’Esserci), piuttosto che all’ Essere. Ma la montagna è, anche se il pericolo non appare evidente. E riesce sempre a livellare le esperienze verso il basso , se mi passate questa similitudine un po’ macabra. In conclusione, se io non gioco a Golf senza scarpe adatte (chissà perché la signora di cui parla Enrico Bonino nell’articolo mi ha fatto pensare al Golf), tu non andare in espadrillas su a Punta Helbronner e sopratutto non portarci i tuoi figli.

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Sommario

Che non vuol dire che si sia  camminato poi così tanto… Morale, gente, sono vecchia.

Achensee, sono stata a prendere il sole in costume sulla nave ( che non è affondata…)

Stubaital, il solito rund intorno a Neustift ( con bambini cani passeggini vecchi)

Innsbruck Inn Rund sino al Mühlauerbrucke, un sei km mal contati senza racchette e con la schiena che ha cominciato a farmi male dopo due. Ma ho incontrato la sorella di Conchita Würst. O forse era Conchita che si è tagliata i capelli più o meno come me

Silvretta, ho fatto finalmente il giro molto aereo sulla diga del lago artificiale

Lans, Lansersee e Lanselkopf, continua la mia esplorazione sui sentieri intorno a Innsbruck e il posto, una piccola montagna alle spalle di Wilten molto remunerativa ( un’oretta di strada guardando gli scoiattoli)

Questo è il Lanser Moor, un biotopo umido.

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Ops

Va beh, repetita juvant 

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