Una bella gita di fine estate (cito)

Forse dovevo lasciare questa foto alle sue dimensioni originali, così,miei venti lettori, avreste potuto apprezzare la devastazione che è il ghiacciaio di Pré de Bar. Io mi ricordo, e ho le foto ingiallite degli anni Ottanta a dimostrarlo, che la lingua glaciale copriva tutta quella parte di morena che è in ombra nella foto. Avevo tutta una serie di intenzioni che come sempre non si sono concretizzate, e così, dopo aver parcheggiato il mio martirio ad un collegio docenti, ho preso la macchina e verso mezzogiorno l’ avevo piazzata sotto un’albero all’Arnouva. C’era il mondo. E sì, al Golf c’era gente che beveva champagne servita da camerieri in livrea (qualunque commento richiederebbe una molotov di accompagnamento). Per tornare all’Arnouva c’era gente in spiaggia sul greto della Dora, non una nuvola in cielo, non una bava di vento. Veramente, volevo andare al Miage, poi la collega che doveva accompagnare il mio martirio, aveva detto qualcosa del tipo, oh la Val Ferret, e a me, in effetti la val Ferret è sempre piaciuta di più. Mi sono messa gli scarponcini, i bastoni, l’acqua, il cappello, la crema solare, e sono partita baldanzosa, con un anno di palestra e di corsa collinare alle spalle, che non avranno fatto niente per la mia linea, ma che diamine, che sono morta sul tapis roulant a fare? Non so, sarà stato il caldo, la troppa baldanza, la vecchiaia, la linea, insomma al bivio per il Dalmazzi avevo le pulsazioni fuori controllo. Molto fuori controllo. Ho preso la scorciatoia decidendo di darmi un ritmo, come faccio sempre nelle escursioni lunghe (4/4) ed è passata. Nel senso che mi superavano anche le giovani madri che spingevano un passeggino. Al vecchio bivio per la morena si è levata una leggera brezza, e mentre fotografavo il ghiacciaio stavo sempre meglio. All’Elena c’era un po’ d’aria, e mi sono rimessa la maglietta: sì perché, anche se la mia tartaruga non è più quella di una volta, sono rimasta in top ginnico e calzoni corti. Al rifugio c’erano i soliti giapponesi che bevevano vino ( ho avuto un deja vu, c’erano giapponesi anche l’ultima volta che c’ero stata), la mamma con la carrozzina, escursionisti di Tour armati di tutto punto, e cari gestori, sorridete di quando in quando che non vi si rovina il turismo se lo fate. Sono scesa dall’itinerario che prosegue per Bellecombe, le ginocchia non hanno protestato, ma i Merrel in discesa non sono abbastanza ammortizzati. Dovrò sostituirli. A Courmayeur, la vigilia della partenza del Tor, c’era il pieno di sportivi, e quella atmosfera che ho respirato nella mia infanzia, sintetizzabile nella formula più scarponi, meno golf. Giovani e sportivi, stranieri, e la Buona Stampa piena di gente. Grazie per essere lì. Tornata a casa appena in tempo, e mi è rimasta la voglia.

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camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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