Non sento più la musica

A dire il vero, non sapevo bene dove pubblicare questo articolo, probabilmente lo pubblicherò così come è su tutti e due i blog italiani.

Ho ripreso a scrivere oggi. A lavorare da una settimana, a finire le mie ricerche da un paio di giorni, a organizzare il Giorno della Memoria e altre attività “pubbliche” anche da prima ( e grazie Luciana che hai pensato che mi avrebbe fatto bene). A fare un passo alla volta per costruirmi una nuova esistenza, ho cominciato mercoledì e ieri ho dato una piccola spallata verso quella direzione. Non so bene quanto mi costerà questa direzione, ma sono andata all’Ikea, una nuova cucina non mi costerà un patrimonio, e poi a casa mia all’inizio potrò sempre dormire per un po’ nel mio letto di ragazza. Tanto i gatti ovunque dorma litigano lo stesso per il posto anca. Nell’alloggio che era di Francesco non riesco a stare. Forse perché è morto qui. Forse perché rientrare in una casa silenziosa ogni volta è un colpo al cuore. Forse perché io invece non sento più la musica, non riesco più a sentirla, mi dà quasi fastidio a pelle. Troppi fantasmi.

Non riesco più nemmeno ad andare in montagna, nemmeno a pensare alla montagna. Ho milioni di cose da fare. Non morite per carità la vigilia di una festa, e fate testamento, o meglio fatelo e avvisate gli altri. Così da non lasciarli impreparati sulle vostre volontà, in balia dei litigi che inevitabilmente seguiranno la vostra eredità. Bello scherzo mi ha fatto il mio martirio, andarsene così, e lasciarmi con un altro martirio. Ma con rispetto parlando, Francesco, te ti avevo scelto, a suo tempo, trentadue anni fa (perché siamo stati insieme così tanto), tua sorella anche no. Carlo il nipotone io lo scelgo, perchè in certi aspetti è uguale a te, e grazie, il resto dello della compagnia, anche i due litiganti pelosi, lo scelgo io, no strings attached

Poi, questo è un blog dedicato alla montagna e quest’anno volevo fare un salto di qualità, non raccontare parenti serpenti, lo ha già fatto Monicelli e poi io ho solo un serpentello in mezzo ad una marea di amicizie e aiuto (di quello che resta, non di quello che tra sei mesi boh, perché c’era già prima. Deve solo tornare il Grande Longo).

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Farewell

Farewell my love 1955-2017

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A venire

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Mentre l’anno finisce in gloria insieme alla lavatrice (devo avere un mucchio di rabbia repressa, per questo le cose finiscono per rompersi – o forse è solo una vecchia lavatrice) vi lascio con questa immagine della via Romana poi francigena di Donnas. Venerdì dopo un ennesimo semilitigio con il mio martirio (ma forse dovrei finirla di farmi martirizzare, ho preso e mi sono fatta una camminata sulle frazioni di Donnas, con abbastanza salite da aver le gambe indolenzite il giorno dopo. Bella la vista sulle rocce montonate appena sotto Albard. Nemmeno un sentiero, la strada asfaltata che collega le frazioni e qualche scorciatoia. Ho finito al buio, ma ormai non è una novità. Tempo peggiore delle previsioni,con nuvole, cinque gradi sopra (cioè, molto più caldo che nella bassa).

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Buon Natale

La stella c’è. Il resto, per favore sia silenzio. Buon Natale a tutti,  che hanno l’anima in montagna.

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Un poster senza foto, tanto c’è la nebbia (la neve, il buio)

Mentre Caifa sta cercando di arrampicarsi su per il bordo del letto (perché siamo in mano aCaifa, giusto per ricordare la mia tanto amata suocera) E la micia ringhia perché vuole fare la stessa cosa, due parole sullo stato dell’arte: malandato. Il primo a essere malandato è il mio martirio che ha il raffreddore da una settimana.Considerato che l’ultimo lo ha preso vent’anni fa, siamo su una brutta china. E come sapete gli uomini sono pronti a chiamare il 118 un secondo dopo i 37°. Io ho la stessa cosa:facile a dirsi, dato che stando nello stesso posto, i germi hanno modo di conoscersi biblicamente e di moltiplicarsi. In realtà, non proprio la stessa cosa: lui ha la tipica tosse catarrosa da fumatore, io ho la tosse isterica da tisica. A tutti e due, il termometro oggi ha dato un esito inquietante: 32,2°. Ora è anche vero che ci aggiravamo per casa come zombi, ma da qui ad aver la stessa temperatura…(degli zombi, ovvio). Così, per sicurezza abbiamo ripreso il vecchio e dannoso termometro a mercurio – ma ecologico, proclama l’etichetta, e made in Germany. Il vecchio termometro ha proclamato per lui una zona di quasi sanità, e a me ha suggerito di prendere qualche giorno di riposo. Il termometro elettronico temo prenderà la via del riciclo. Beh, meglio essere malati prima di Natale che durante o dopo. E forse nel 2017, se ho letto bene, Saturno smetterà di stazionare nel mio salotto.

Comunque, in montagna c’ero andata, e proprio nei giorni del nebbione (in uno dei quali, per esigenze di lavoro ero andata ascuola in bici, e a parte il ghiaccio nei buchi, era pressoché impossibile respirare). La cosa più bella è stato vedere il nebbione salire e avviticchiarsi ai lampioni, per lasciare il passo ad un cielo limpido e terso. A Borgosesia. Sono andata a camminare sopra il Sacro Monte di Varallo, dove c’è un cammino panoramico che porta sul cucuzzolo del monte stesso, che non è veramente un monte, ma una specie di promontorio. Era quasi buio, e lo spettacolo delle luci di Varallo e della bassa Valsesia era spettacolare. Il sentiero inizia subito a destra dell’ingresso al Sacro Monte e sale a diverse zone picnic. Gente, cioè padroni di cani tre, e al ritorno il Sacro Monte deserto. Devo dire che ho scelto il giro esterno perché pensavo che i cancelli chiudessero, ma alle sei quando sono venuta via nel buio più pesto, i cancelli erano aperti e in giro non c’era anima viva. Un giro per le cappelle l’ho anche fatto, ma alcune si illuminavano, altre no – sono buie anche di giorno – e non so bene con quale criterio . Dovrei chiedere al nostro anico Villata, che di Varallo è un grande esperto e ha anche scritto un libro su Gaudenzio Ferrari. E però questa cosa mi stranisce.Tutto aperto? E se poi ci vanno a fare le messe nere?

Varallo era splendente di luci e decorazioni natalizie, e io me nesono tornata mestamente a casa nella nebbia.

Se interessa, questo è Il libro di Edoardo e costa un patrimonio

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Se non vi ha preso il Krampac

Oggi è San Nicola, e in molti paesi i bambini hanno ricevuto i regali (se non li ha portati via il Krampac) 

Io ho rimediato l’ennesimo litigio. Decisamente, non sono più la persona di una volta, o meglio, non ho più la pazienza di una volta. Breve recensione del Marché vert  di Aosta (che se aspettavo di sapere che qualcuno ci andasse e me lo dicesse, vero…) E’ la prima volta che lo vedo, e in effetti è il secondo mercatino natalizio che vedo, di montagna, dopo quello di Trento di anni fa.

E’ piccolino, ma in effetti è in una location assolutamente splendido: il teatro Romano di Aosta, restaurato e illuminato è veramente una meraviglia. Non ci sono migliaia di stand, è molto raccolto, e per lo meno troviamo artigiani locali, alcuni dei quali (d’Socka, les draps di Valgrisanche, alcune ceramiche e sculture in legno) sono anche alla Foire de St.Ours. Ci sono stand di prodotti tipici (jambon de Bosses, birra, miele, fontina e altro) alcuni stand istituzionali, della Vallée, dello Skyway, delle Terme di PréSt.Didier, e i prodotti di erboristeria del Dottor Nicola (e  faccio volentieri pubblicità – gratis http://www.dottornicola.it), dove ho riassortito il mio shampoo e “assaggiato” altri prodotti). Devo dire, non ho comperato regali di Natale: ormai la mia lista di legali è talmente corta che ho già accontentato tutti o quasi. Andare sin lì è stato un regalo in sé, un’ora e mezza di macchina a traffico praticamente zero ed ero già parcheggiata nel parcheggio, vuoto, vicino all’Arco d’Augusto e in cinque minuti di zona pedonale si è lì. E se siete fan di Rocco Schiavone, potrete andarvi a sedere sul pezzo di muro romano che è stato utilizzato per il telefilm (che in tempi normali è chiuso e a pagamento)

Il centro di Aosta non è diverso da quello di Alessandria e di altre città (purtroppo): vuoto e in crisi. La giornata limpidissima , bella, fredda , sotto zero, ma basta un paio di guanti.

Qui sotto c’è Innsbruck (fonte, www.Innsbruck.info ). luci ne abbiamo, fascino anche. Però Aosta è un po’ casa nostra. (in questo weekend lungo c’ è anche Santa Maria Maggiore e il trenino delle Centovalli, insieme alle migliaia di persone che ci andranno, in un giorno feriale, ad Aosta c’erano solo locali.)

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Natalino

L’immagine pIù natalizia che probabilmente vedrete su questo blog: i mercatini natalizi di Aosta, il Marché Vert Nöel al Teatro Romano, che è particolarmente suggestivo in queste notti così limpide. La revue della cosa à la prochaine.

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Un racconto di metà novembre

Tutto comincia con una settimana di pioggia ininterrotta, che mi serve per dire, tanto oggi piove, prendo la macchina per andare a scuola. In realtà sono sempre talmente a filo di orario, che per prendere la bici partendo di casa a cinque minuti alle otto dovrei essere Eddy Mercks, (o Nibali, oWiggins o chi è che ha vinto l’ultimo Tour). Si sa che se piove un po’ andiamo tutti a bagno, e nessuno ci fa caso, perché in questo paese facciamo le pseudo riforme, ma la situazione idrogeologica del territorio non fa voti e  interessa ai soliti sfigati che devono conviverci. Ma giovedì pomeriggio, che ancora piove a dirotto, i genitori che mi stanno raccontando dei loro figli mi dicono anche che ponte Bormida è chiuso, e intanto abbiamo già saputo che il Tanaro è in piena in provincia di Cuneo, e mezza Liguria è a bagno. Il nostro piccolo savonese dorme felice e ignora . A sera arriva l’ordine di chiusura delle scuole, e il nostro solerte vicepreside si scusa per avercelo detto in ritardo, era alle udienze  anche lui. Venerdì pomeriggio c’è il sole, e la cosa sembra una presa per i fondelli. Pensiamo tutti che l’allarme è rientrato, il ponte è sempre chiuso, mia cognata stranamente non è in paranoia e io penso che finirò di interrogare i miei alunni di V.

Il Tanaro venerdì pomeriggio è così.


( la foto è di Ilaria Cutuli,  qui è la sua pag. Fb, che è una bravissima fotografa,  di grandissimo talento)

Alla sera tutti siamo pronti per tornare a scuola, io prendo facebook mentre sono al telefono e una mia amica, Patrizia Nosengo, il cui marito è dirigente alla Straneo, comunica che niente scuole ancora chiuse. Bormida è molto alto, è già uscito nelle zone golenali, ma la piena del Tanaro dovrebbe esserci stata. O no?. Intanto che io e mio marito vediamo un film bello e abbastanza straziante su Sky (Mr.Holmes, perché Ian Mckellan è così bravo), io ho fb sulla pagina di radio Gold e leggo allibita l’ordine di evacuazione delle zone intorno al fiume, gli spalti, via Pavia , l’Osterietta, gli Orti e trasecolo. Leggo che il sindaco ha dato ordine di evacuare ai paini alti 6,7000 persone e già i pazienti di Ospedale, Ospedaletto , Borsalino sono stati spostati ai piani alti.

Rewind. Venerdì mattina dovevo andare a Milano con il direttore dell’Isral, ad un seminario organizzato dall’Insmli, alla casa della memoria, che è di fronte al Bosco Verticale e solo per questo ero contenta di andarci. Giovedì sera, con la pioggia battente e le scuole chiuse ci ho ripensato e alle dieci mi sono chiamata fuori. Non sono un tipo particolarmente apprensivo, ma cercare grane gratis, ormai , anche no, e ho dato retta a mio marito – lo so poi è venuta l’alluvione. Comunque il mio direttore ci ha provato, ad andare in stazione, per poi tornare mestamente a casa, perché a quel punto, venerdì mattina, i treni non partivano un po’ ovunque, e c’era anche lo sciopero (sì, il tempismo di Trenitalia e dei suoi addetti). Meglio, altrimenti alle cinque saremmo stati in coda sulla Milano Serravalle, perché niente potrebbe fermare il Black Friday all’Outlet, probabilmente nemmeno una bomba.

Comunque, alle 22.30 di venerdì chiedo a mio marito,”Secondo te è meglio se tolgo la Mégane dal garage?” E lui dice : secondo me sì. Così inforco la bici, mi fiondo cigolando sino in corso Borsalino, e incrocio altri due che hanno pensato la stessa cosa: nell’altra alluvione, con mezza città allagata e le fogne saltate, in quel garage c’erano due metri d’acqua e addio automobili. Parcheggio la disastrata Mégane e il suo vetro ancora rotto in cortile, e vado su, dove mio marito è ancora inspiegabilmente sveglio e dopo la fine del film mi dice di mettere su Telecity. Ora, capisco l’emergenza, ma benedetta gente, un video ormai si fa con un telefono, e lo carichi via internet così lo mandi in onda appena arrivi: invece no, Telecity è ferma agli anni ’50, mezzo busto di Ketti Porceddu e Capone al telefono. Il video su fb dell’ingegnere capo della Provincia, pubblico, perché io non ce l’ho nei miei contatti, mostra che in zona Piscina l’acqua è ad un palmo, letteralmente, dal bordo del parapetto. A quest’ora, sarebbe a filo del vecchio ponte, ma il Meier, pur chiuso, ovviamente, è molto più alto e l’acqua non ristagna. I miei cugini hanno portato l’auto in pista, ma sono a posto.

Alle quattro mio marito mi sveglia per dirmi che è passata. Sabato mattina si tolgono i sacchi di sabbia, l’acqua è ancora alta, ma facciamo i turisti davanti all’eroe della giornata , il nuovo ponte Meier. E il sindaco , chapeau, ha avuto le … di far evacuare le persone, e ha fatto bene . Ha tenuto la città al corrente, e i social servono proprio a questo, poi la plebe spara cazzate lo stesso, ma il comune, il sindaco , il vicesindaco e radio Gold hanno tenuto costantemente informati i cittadini (per dire, caro sindaco di Asti, non hai la metà del talento della Rita), insieme ad alcune pagine di Alessandria particolarmente ben fatte. Non ci fossero state tutte le persone che hanno gestito l’emergenza , ci sarebbe stato un altro 1994. Oggi ho visto che disatri ne ha fatto in mezzo Piemonte, che sulle mie montagne fiumi e torrenti hanno fatto anche vittime, e la capanna Margherita sembra l’interno del mio freezer. Ma la nottata qui è passata.

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Bei tempi

Obbiettivamente, questo inizio d’inverno è anche, decisamente, un inizio di vecchiaia, o se preferite, sono caduta nella vecchiaia con tutte le scarpe. Sono in letargo. Voglia di allenarmi, zero, voglia di uscire, meno di zero. Mi sono obbligata, giovedì scorso, sì proprio il giorno in cui hanno inaugurato il nuovo faraonico pezzo di outlet a Serravalle, a fare una passeggiata corroborante, in val Borbera. E sono andata a Cà del Bello, che fa fine, non impegna, il panorama è bellissimo, ma non posso condividerlo perchè ho problemi di condivisione  i-Cloud, e in salita, il km lo faccio ancora in 14 minuti. Se mi impegno. E senza mal di schiena. Decisamente, le Salomon sono meglio. Ho visto tre gatti e una volpe, e non ho fotografato nessuno di loro. Faceva un freddo delizioso, ma non umido e così la mia termoregolazione interna si è finalmente aggiustata al freddo fuori. Per coloro che vogliono cimentarsi a salire con la stradina carrozzabile, avverto che il fondo è decisamente più sconnesso ripsetto allo scorso anno. Infatti io sono salita a piedi e ho incontrato la solita vecchia panda e un’ape.

Poi ovviamente sono andata a vedere il nuovo faraonico eccetera. La passerella fa veramente moderno europeo, nel senso che ne trovi di simili in tutte le capitali europee, e in tutti i centri commerciali. Non c’era nessuno, così mi sono fatta un giretto in pace, e ho fatto bene, almeno a giudicare dalla folla strabocchevole di domenica.

In tutto questo, la foto (credits Elisabetta Merlo) ci sta (io in quei pantaloni non più, hélas)

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Sorprese

In questo periodo di frequentazioni gastrolesive e tristezza, ieri tornando da Montaldeo e immersa in pensieri tetri su zii e prozii dalle tombe un po’ trascurate , mi sono fermata alla Pasticceria Alessia a Castelletto, dove ho ulteriormente caricato sul gastrolesivo prendendo una meringa con panna, e poi smaltendo il tutto facendo un giro tra le case diroccate sotto il castello. E ho scoperto le fonti. Più di una parrebbe. Le cui acque sono potabili e a disposizione (a cinque litri per volta).


La fonte vera e propria è in ombra sulla destra e alimenta il lavatoio. Questa è la fonte Carrozza

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