Ritorno alla base

Ritorno alla base vuol dire ritorno a Courmayeur, o per meglio dire, adesso, a Dolonne. Ritorno alla base vuol dire tornare a fare quel che ho fatto per moltissimi anni e questo è quello che ci vuole, probabilmente, quest’anno, perché non avrei spazio per viaggi più impegnativi per la mente. Almeno qui sono impegnate soltanto le gambe, che già oggi hanno preso una bella botta di vita. Sono stata al lago Verde, che è ben nascosto all’interno del cosiddetto Jardin du Miage, la morena mobile del lungo ghiacciaio ormai ricoperto di detriti, un cosiddetto ghiacciaio nero. Così ben nascosto che quando siamo andate io e la Paola Cavazzuti eoni fa ci siamo perse. E non siamo i soli a cui questa disavventura sia capitata ( risalire la prima morena, superare la seconda, poi svoltare a sinistra su un sentiero in salita – chiaro no?). Adesso hanno messo cartelli e bolli nuovissimi, in compenso il caldo ha gonfiato non poco gli affluenti della Dora e il primo guado non è stato una passeggiata. In soldoni, mi pareva di avere le gambette corte – cosa che capita quando devi risalire gradoni di roccia di altezza variabile. Tanta buona volontà – alla fine il mio ultimo allenamento è consistito nel caricare casse di libri – è stata ripagata dalla vista del lago che ancora esiste , o meglio resiste , con fatica

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Quello con le corna

Con un po’ di giravolte, ero convinta di aver scampato , almeno quest’anno, l’annuale raduno – con -parata (con il Sindaco in prima fila, chiunque fosse) della Madonnina dei Centauri. Invece, una bella foto della mia amica Ilaria Cutuli mi ha riportato indietro (molto!) nel tempo


(Foto Ilaria Cutuli) 

Quello con le corna. Rewind: quando ero piccola, e i centauri erano stanziati nei giardini pubblici, come quest’anno, tra l’altro. Andare a vedere le moto era un dovere per tutti i bambini, anche per le femmine come me che preferiva cose semoventi a quattro zampe piuttosto che su due ruote. Mio padre, che non ha mai preso la patente per l’auto, era però un appassionato, e spericolato, mi dicono, motociclista: un vespista e un guzzista. Non so perché abbia smesso, o meglio credo di sì, perché mia madre, volendo, poteva essere assai castrante; sul quando, direi quando ci siamo trasferiti in Pista, che era, ed è , un tranquillo quartiere borghese (d’accordo mi hanno scippato pure in Pista, ma questa è un’operazione nostalgia), fine Sessanta/inizio Settanta. In quegli anni, i motociclisti erano molto meno addomesticati di quelli che si vedono ora, molto più nazisti dell’Illinois o Hell’s Angels che Motoclub Arenzano. E c’era sempre qualche energumeno biondo con tanto di elmo con le corna vichinghe. Anche il signore della foto appare più paciosamente rassicurante che selvaggio, nonostante le corna. Nessuno finisce più in prigione per risse tra motociclisti alticci ( se mi ricodo la cosa con una certa precisione doveva essere frequente- noi abitavamo lì a due passi), ma ci sono sempre quelli che fanno impennare il Ciao. In ogni caso, io non ho mai avuto una moto, nemmeno un ciao. Sono passata direttamente dalla Graziella bici all’ auto, ben più pericolosa di un Ciao. In casa si scampavano i pericoli, e poi si andava in montagna.

Buon ritono comunque, signore con le corna.

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#giornatainternazionaledelbacio

Lo fanno anche loro (foto Parco Nazionale del Gran Paradiso)

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Domeniche d’estate

La domenica è di per sè una giornata strana. Per chi è solo , non sempre è possibile far finta che tutto vada bene,  e talvolta non c’è nemmeno la possibilità di andare in montagna a ritemprarsi. Cosìmi sono,svegliata presto. O meglio, mi hanno svegliato le festose campane del Duomo, ho fatto colazione, ho stirato, che è di solito la mia attività domenicale d’elezione, ho nutrito i gatti, e poi mi è venuto sonno, di nuovo. In realtà, che male c’è…Volevo andare a Cherasco alla fiera del libro antico, ma per vari motivi non voleva /poteva venire nessuno. In realtà avevo pensato di partire per tempo ecc. ecc.e al cugino piacione era presa la pigrizia, un altro aveva già un impegno, o il finissage di una mostra, cui ero stata invitata, eccetera. A Cherasco c’era comunque il nostro buon amico Luciano, con la sua compagna, quindi non andavo a vuoto .In tutto questo, mi sono svegliata alle due e mezza passate. Pranzare, non ne avevo voglia, così mi sono preparata un toast integrale, ho fatto la doccia anziché il bagno e alle tre e mezza passate, nella vampa di calore, sono partita. Non è chissà quale viaggio, alla fine in un’oretta scali il cocuzzolo su cui è costruita la rocca teatro di battaglie e armistizi napoleonici. Alle quattro e mezza in giro c’era pochissima gennte, e le bancarelle già stavano sbaraccando, mentre al mercato  del Mandrognistan, intravisto nell’andare , c’era il mondo. In più, la temperatura era accettabile e il vento  secco attutiva la vampa. Avevo fatto innumerevoli rotonde (dopo Alba ce n’è una ogni dieci minuti), scalato i tornanti, lasciato l’auto nel primo buco. Luciano era lì in centro e io più che guardare le bancarelle ho curiosato nei negozi di antiquariato, fotografato la chiesa romanica di San Pietro, la torre civica, l’arco di trionfo – poteva mancare? . Sant’Agostino, vari palazzi secenteschi con la classica facciata di mattoni a vista. E tutto il verde intorno, molto più verde della nostra disastrata pianura. Il cugino piacione poi telefonò per dire che gli sarebbe piaciuto venire, io stavo già tornando pensando che la prossima fiera è il dieci settembre, poi il 15 ottobre (carta e collezionismo), poi ancora artigianato e prodotti tipici a dicembre. Gastronomicamente si mangiano le lumache, lì non pronuncio giudizi. Se il Monferrato è Patrimonio dell’Unesco, c’è una ragione.


Cherasco inquietante, dunque. Era tutto così, il deserto. A sinistra nella foto, la torre civica.

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Pronti partenza via

Ho svuotato due mobili, la casa é piena di masserizia varie, libri, che quelli che ho già tirato fuori mia cognata non li ha letti intutta la vita, sacchi, piatti, stoviglie, gatti irritati e nervosi, scarpe,  piatti e vestiti. Domani si comincia.

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Programmazione

Ho realizzato in questi giorni che ho programmato i miei viaggi come non mai, il che in effetti è molto più vicino alla mia indole del dobbiamo proprio andare – facciamo come vuoi- partiamo domani ma non prima di aver sistemato i gatti. A dicembre, prima di tutto, sapevo che avrei fatto il viaggio in Spagna, a marzo mi sono prenotata l’Innsbruck di Pasqua,  poi ho sistemato il ponte del 2 giugno, e ora so già e da un po’ che ci sarà la Val d’Aosta in luglio, e , giusto ieri, ho prenotato per agosto!  E mi porterò in una campagna di escursioni la mia amica Luisa e il suo cane Tobia. ( E se anche Luisa non ne avesse voglia, Tobia che è un mezzo segugio va portato a spasso). Tutte novità. (specie per Luisa che di solito andava in Camargue con il suo compagno – ma lì mi sa che incombe la crisi del settimo anno) E i gatti li ho già sistemati – almeno per luglio. Il problema sarà sistemare anche me, ma non sarà sufficiente qualche crocchetta e una ciotola d’acqua pulita.

In realtà il mio viaggio, meglio il mio ritorno, in Valtellina è stato molto proficuo: nel senso che mi ha fatto venire voglia di tornare a saggiare alcuni degli itinerari che ho scoperto, in particolare la valle dei Forni e i suoi ghiacciai. A Santa Caterina aspettavano il ritorno di Marco Confortola dal Dhaulagiri. Per il resto non c’era pressoché nessuno. Se non bikers. In effetti ormai i ciclisti hanno superato o quasi , per numero, gli escursionisti che camminano. Come se si dovesse sempre andare di corsa, anche in montagna, o in bici, o di corsa proprio. E pensare che anni fa anch’io riuscivo a correre in montagna, e in effetti poche cose eguagliavano quella scarica di adrenalina (se non riprendere a salire dopo una lunga pausa. Adesso ho trovato anche il mio punto d’appoggio, il residence Casa dolce casa a Tirano, dove Nadia, la proprietaria, mi ha accolto con molta gentilezza, e mi ha dato moltissime informazioni sulla vita a Tirano e sulle escursioni da fare nei dintorni. Tra l’altro si trova in una piccola via tranquilla, via Ragazzi del ’99, che ha toccato una corda familiare, visto che anche mio nonno era un ragazzo del ’99 ( una delle prossime cose che voglio fare è scoprire dove ha combattuto).  La sera, lo ammetto, non avevo voglia di socializzare con i miei vicini, sorry, ho letto in santa pace ascoltanto gli uccellini e i grilli (lo so è una cosa che terrorizza un sacco di gente, ma non me che sono tutto sommato molto cittadina, o se preferite, che amo i vantaggi della città anche in montagna)

Santa caterina Valfurva

Il trenino rosso del Bernina, non poteva mancare

Il ciliegio di Nadia

Mentre stasera ho messo in funzione il ventilatore refrigerante, non posso che essere nostalgica del fresco…

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La montagna ferma il tempo

Sempre con in mente l’idea della ricostruzione di me stessa, sono partita. Come dice anche Lia, ormai è questione di tempo e di soldi. E di gatti, e di voglia. Ho tacitato il senso di colpa dando loro crocchette e coccole e bacini ( e il frontline, che non si sa mai – ma i dannati piccioni hanno smesso di venire a posarsi sul balcone). 

Il leit motiv è, affrontare l’ignoto. In compagnia, ma pur sempre ignoto, e fare un viaggio back to the roots.  Il primo pezzo che avevo scritto per Alp  riguardava il Pizzo Badile e la prima scalata di Riccardo Cassin della parete Nord ( il versante di Bondo). Piccolo particolare, io il Badile non solo non lo avevo mai scalato, non lo avevo mai neppure visto.  Se non in fotografia. Però, avevo visto molte fotografie, mi ero documentata,  le cie di vetta e tutto quanto, e quello sul Badile resta uno dei miei pezzi migliori. L’ho visto per l’appunto oggi. Il Badile, non il pezzo. L’ho fotografato, e poi è venuto giù un acquazzone. Potenza del simbolismo. 

Simbolismo due. A sera, con la convinzione che magari il temporale era passato, siamo andati a Bormio. Che è una cittadina molto graziosa, molto di montagna, e che non ha l’eleganza mozzafiato di Courma, o Cham, oppure Innsbuck. Ma mi è piaciuta. Ha l’aria della montagna – montagna, e non ha nemmeno troppi mostri da edilizia residenziale da anni del boom ( ma chi ha costruito quelle robe rosse sopra Sondalo, andrebbe messo al muro senza se e senza ma, la bruttezza fa male a tutti.) Mentre passeggiavamo nella via principale  di Bormio, guardo l’ora e dico, è ancora presto sono solo le sei e mezza. Ma va, mi dice Lia. Amen, un altro orologio si è fermato. E ormai sono cinque che mi hanno lasciato, e uno a titolo definitivo, perché gli Swatch quando si fermano , si fermano davvero. Voglio fermare il tempo, o almeno scendere per un po’ dalla giostra di fabbri, imbianchini idraulici avvocati…

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Notizie dalla mia cucina

In questi giorni, l’alpinismo e la montagna hanno avuto un po’ di risonanza in più nei media. Non in tv, per carità non sia mai, ma nella stampa sia online sia cartacea sia sui social media, sì. In parte è stata la morte di Ueli Steck, e già qui ci sarebbe da interrogarsi sul perché la morte faccia “più notizia”- ma è così sin dai tempi degli antichi romani, quindi, un po’ semplicisticamente, essere qui a scrivere della morte di altri ci fa sentire forti e “sopravvissuti”, è un climax psicologico e probabilmente non possiamo farne a meno.

Cosa è uscito dalle news di questi tempi ( fonti Montagna Tv e La Gazzetta dello Sport):

Marco Confortola in vetta al Dhaulagiri e poi impegnato in salvataggi in alta quota . Qui per vederlo in azione e avere un’idea di quello che fa, seguire il suo profilo fb come faccio io è  utile dilettevole sconfortante. Sconfortante perché a me che sto dietro una cattedra, che già è meglio di una scrivania, sapere che c’è chi la mattina ha davanti certi panorami e non un ospizio per anziani non sempre autosufficienti ( una sorta di memento mori anticipato), ecco mette una certa invidia. Però chapeau, c’è voluta forza e pazienza.

Hervé Barmasse e David Goettler  sono arrivati in vetta alla parete sud dello Shishapagma, ma forse non proprio in vetta vetta. Personalmente  rinunciare a pochi metri dalla cima, per non correre un rischio eccessivo, sembra una cosa sensata, che nulla toglie.

Simone Moro e Tamara Lunger hanno invece dovuto rinunciare all’ integrale delle creste del Kamchenjunga. Problemi di salute di Simone, questa volta. I virus intestinali fanno male al Giro d’Italia e anche in Himalaya, che è peggio, lo racconta anche Messner in uno dei suoi libri di quando prese la giardia in Karakoram, e gli ci volle un sacco di tempo a guarire. Anche qui, chapeau. Rinunciare è meglio che cadere.

Poi c’è la storia del tipo che è stato pescato nel Kumbhu senza permesso per scalare che voleva fare la traversata dell’Everest sud-nord, salgo in Nepal, scendo in Tibet, cioè in Cina , avete presente? Non aveva i soldi per il permesso. E nessuna esperienza alpinistica a cuii fare riferimento. Per tanto così, quando vinco al superenalotto ci vado anch’io, che ci vuole a salire sull’Everest, è tutta salita e ci posso andare con le ciaspole. (Per carità sto scherzando, ormai il senso dell’ironia è morto o moribondo) . Intanto come ogni anno vengono a dirci che è franato l’Hillary step. Per gli alpinisti occidentali non c’è più, per gli sherpa è sempre lì, mettetevi d’accordo una buona volta.  Capisco che l’Hillary step è l’attrazione turistica della via normale, che senza quello è veramente una micidiale salita su ghiaccio, dove ti ammazzano la fatica e l’altitudine più che le difficoltà alpinistiche. Ma la montagna è una cosa viva, nel nostro piccolo anche il Dru con la frana ha  cancellato una via famosa (e tecnicamente più difficile) ed è lì visibile a tutti, a testimoniare che i cambiamenti climatici ci sono e le conseguenze si vedono ovunque. Figuriamoci il terremoto.

La mia cucina nuova è pronta, il bagno è in fieri,  l’imbianchino ha dato forfait, il /i trasloco/chi incombe/ incombono e scalare l’Everest al confronto è la classica passeggiata di salute.

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Angeli

Oggi a pranzo, davanti a un piatto di tagliolini, ragionavamo io e Luisa sui casi della vita, e sulla nostra quarantennale amicizia. A Como . Dove siamo andate per dimenticare i nostri rispettivi problemi di lavoro,  di casa, personali. Perché tutte e due non eravamo più state a Como da almeno dieci anni o forse più. E le meteo erano clementi. Dopo l’immancabile giro in centro abbiamo preso la funicolare per Brunate e abbiamo fatto un lungo giro panoramico in mezzo alle ville liberty. Gli itinerari sono chiari, ben segnalati e con vista lago. Stavamo considerando l’idea di scendere a piedi (in salita due ore, 500m di dislivello, in discesa probabilmente un’oretta), quando dalla foschia il tuono si è fatto sentire. Abbiamo riguadagnato la funicolare in tutta fretta. In realtà su Como centro non è piovuto e ci ha solo disturbato. E ci ha lasciato un bell’arcobaleno. 

Se non ci fossero le amiche… sarei rimasta in casa a guardare il soffitto 

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Bisognerebbe 

Per quanto questa sembri una curiosa primavera, ho camminato. Ho camminato a Chamonix, ho camminato a Innsbruck (sotto la neve), ho camminato in Val Borbera. Poi sabato sono tornata dal lavoro sotto il diluvio, ho guardato i miei tristi zucchini rotolati nella farina di mais, ho guardato la farina di mais che miracolosamente Cinorosino non aveva fatto rotolare per tutta casa, e ho messo su il paiolo di rame. Il risultato fa tanto nouvelle cuisine. 

L’impiattamento come sempre lascia a desiderare, e qui credo di doverci lavorare, o finirò di mangiare come gli scimmioni di Kubrick…

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