Ritorno alla base V Tristemente

Questa è la Brenva. Sopra, il solito Monte Bianco con il raffreddore. Non posto nemmeno una foto del ghiacciaio di Pré de Bar, perchè avendolo visto in settembre, e poi ora , mi è sembrato in condizioni anche peggiori. Per non far brutte figure, ho fatto un salto alla Società delle Guide e ho parlato con Giorgio Passino. Che mi ha confermato che dopo un inverno senza neve o quasi, quelle erano le conseguenze. "Una tristezza", parole sue. Ho chiesto in che condizioni fossero le vie sul versante della Brenva – questo, senza sapere che di lì a pochissimo avrebbero chiuso il rifugio Gonella per mancanza d'acqua, e con lui la via normale italiana versante Miage. La via in condizioni migliori è la Küffner, specie con partenza dal rifugio Torino, che consente di salire scarichi e di evitare il bivacco alla Fourche- e di farsi la traccia sin là. Dal Torino per la Combe Maudite si traversa verso sinistra e si risalgono i pendii nevosi, molti dei quali ormai sono pietraie sino alla via classica per la vetta. Delle altre, la Mayor è stata fatta un paio di volte quest'inverno, la Sentinella rossa è poco ripetuta, in generale nella parte alta del ghiacciaio ci sono seracchi molto esposti anche per lo Sperone della Brenva. Il che significa che in estate sono vie che presentano difficoltà maggiori, se non proprio esplicitamente sconsigliate. Lui aveva portato un cliente in Valpelline, negli stessi giorni le guide del Cervino sconsigliavano vivamente di tentare la scalata.
È così, tutto secco. Con uno zero termico che salirà a 5000 m, quando nei giorni scorsi abbiamo visto una persistenza di neve anche a quote abbastanza basse, le condizioni delle pareti non potranno che peggiorare.

Rivolgetevi alle Guide, se volete salire da qualche parte con corde e ramponi. Per farvi accompagnare , o anche solo, come ho fatto io, per sapere esattamente come stanno le cose. La società delle Guide di Courmayeur organizza anche uscite di gruppo, per informazioni tel.0165842064 oppure Visitate il loro sito

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Ritorno alla base IV Ricordati che non hai più vent’anni 

Dopo uno stupefacente mercoledì in cui nel sempre cool mercato di Courmayeur non c’era quasi nessuno, nei nostri programmi, o almeno nei miei, c’era il balcone o traversata della Val Veny, dove sono stata Esattamente Trent’anni Fa, con Francesco, il che lo so a molti pare impossibile. Ma il tempo non ci ha mai dato molta sicurezza, quindi abbiamo deciso di andare solo a vedere il lago Checrouit, che è all’inizio della traversata.

Come si vede dalle immagini il lago è in buon stato, la temperatura accettabile – un tale si è persino buttato nel lago senza muta (a sentirlo parlare direi una lingua scandinava) salutato da applausi e fischi del non numeroso ma partecipe gruppo di gente che si riposava sulle rive del lago. Non avevo mai fatto il tratto tra la seggiovia di Maison Vieille e il lago perché trent’anni fa funzionava anche il tratto di funivia Checrouit Youla Arp, e dal Checroit al lago ci sono pochi minuti in discesa sulla pista da sci. Invede abbiamo cominciato con un’oretta di salita vista MonteBianco col raffreddore, cioè con un bel collare di nuvole. A differenza di altre , non so perché, ieri non era una buona giornata. A parole, avevo il fiatone. Forse perché l’età e la stazza si fanno sentire? Preferisco dire la prima o la seconda? Ho incrociato sessantenni informissima che saltavano sulle pietre come camosci, come facevo io trent’anni e trenta chili fa, quando avevo la tartaruga. Tardone sovrappeso nessuna ( definizione che mi sono data dopo aver visto le tragiche foto dell’Elena con la maglietta tecnica gialla). Comunque sportivamente siamo scesi dai 2100 metri del lago ai 1200 di Dolonne a piedi e il sentiero dal Plan a Dolonne non è proprio gradevole. Scendere può essere difficile come salire e talvolta anche di più  . Mia cugina beata lei e i 12 anni che ha meno di me, è partita come un fulmine . A me si è risvegliato il legamento da tacco 12 e me la sono fatta pian pianino. Oggi fare le scale non è proprio confortevole e la gamba è un po’ rigida. Ma oggi è San Pantaleone e si festeggia.

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Ritorno alla base III cartoline

Dall'alto: il lago Verney ( valle del Piccolo San Bernardo), la vecchia funivia ora sostituita dallo Skyway, via Roma 70, ma ora il civico è 2, il Monte Bianco fa capolino

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Ritorno alla base II – nemmeno una nuvola

Essere a Courma durante il week end risulta sempre divertente ( con buona pace dei membri del gruppo fb Courmayeur nel bene e nel male)  già sabato, su all'Elena – a proposito salita in scioltezza meno male se no cominciavo a preoccuparmi – la fauna in salita dopo le undici era già tutta un programma. Siamo saliti dalla mulattiera principale e scesi ad anello dall'altro sentiero sopra la cascata abbiamo incrociato : centri estivi, gente in superga , gente convinta, che correva, gente fin troppo convinta, che correva ansimando, bambini che strada facendo perdevano fiducia nei genitori e desiderio di tornare in montagna una volta raggiunta la pubertà, cani, infradito, mountainbikers che scendevano a tutta, o non scendevano saggiamente affatto. E non si menzionano gli automobilisti . Il sentiero alternativo in salita non lo farei nemmeno se avessi dieci anni di meno e volessi per forza darmi al masochismo; già in discesa obiettivamente, non è tra i miei preferiti e sospetto che sia così frequentato perché le persone sono confuse dalla collocazione dei cartelli. Oltretutto è più lungo. 

Domenica mattina che è il momento dello struscio, ero in paese. I miei sono andati a Messa a Nôtre Dame de la Guérison, io ho approfittato del fatto che erano dieci anni che non mettevo piede in san Pantaleone per andare a Messa lì, ancorché come sapete i miei rapporti con santa romana chiesa non sono dei più idilliaci. Ahimè don Mario il parroco ( don Cirillo si starà rivoltando nella tomba) ha fatto un'omelia talmente interessante che il mio vicino ha passato il tempo scorrendo fb al cellulare. Ora potremmo aprire un dibattito ma non è questa la sede. Dopo, mentre il vento cominciava a salire, ho fatto lo slalom tra i milanesi pensando alla Mina (" il problema di questo paese sono i milanesi" diceva in un'epoca in cui non esiteva  quasi il turismo di massa e nemmeno i vacanzieri del week end), ho guardato lo scavo del Majestic pensando al nome del can barbone della cugina di mio padre, perché loro andavano sempre lì, e ho fatto in giro alla Buona Stampa.

I padroni di cani meriterebbero un libro a parte. Ormai gli unici rumori che si sentivano erano i bambini ululanti e i cani azzuffanti. Nel primo caso è notorio che ormai solo la borghesia ricca produce prole, ma non sa/ non può/ non vuole educarla. Nel secondo, basterà credo il seguente esempio: in piazzetta della Brenva una signora trascinava un bulldog spiaggiato sui laterizi dicendo " dai non fare la stupida, tirati su". Alla fine l'ha presa in braccio con un grugnito .

Alla fine tornando a Dolonne sono passata a salutare la Mina e il ragionier Salluard, e questo spiega la foto sgranata con cui volgio renderle omaggio, a lei, a noi e al tempo che fu.

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Ritorno alla base

Ritorno alla base vuol dire ritorno a Courmayeur, o per meglio dire, adesso, a Dolonne. Ritorno alla base vuol dire tornare a fare quel che ho fatto per moltissimi anni e questo è quello che ci vuole, probabilmente, quest’anno, perché non avrei spazio per viaggi più impegnativi per la mente. Almeno qui sono impegnate soltanto le gambe, che già oggi hanno preso una bella botta di vita. Sono stata al lago Verde, che è ben nascosto all’interno del cosiddetto Jardin du Miage, la morena mobile del lungo ghiacciaio ormai ricoperto di detriti, un cosiddetto ghiacciaio nero. Così ben nascosto che quando siamo andate io e la Paola Cavazzuti eoni fa ci siamo perse. E non siamo i soli a cui questa disavventura sia capitata ( risalire la prima morena, superare la seconda, poi svoltare a sinistra su un sentiero in salita – chiaro no?). Adesso hanno messo cartelli e bolli nuovissimi, in compenso il caldo ha gonfiato non poco gli affluenti della Dora e il primo guado non è stato una passeggiata. In soldoni, mi pareva di avere le gambette corte – cosa che capita quando devi risalire gradoni di roccia di altezza variabile. Tanta buona volontà – alla fine il mio ultimo allenamento è consistito nel caricare casse di libri – è stata ripagata dalla vista del lago che ancora esiste , o meglio resiste , con fatica

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Quello con le corna

Con un po’ di giravolte, ero convinta di aver scampato , almeno quest’anno, l’annuale raduno – con -parata (con il Sindaco in prima fila, chiunque fosse) della Madonnina dei Centauri. Invece, una bella foto della mia amica Ilaria Cutuli mi ha riportato indietro (molto!) nel tempo


(Foto Ilaria Cutuli) 

Quello con le corna. Rewind: quando ero piccola, e i centauri erano stanziati nei giardini pubblici, come quest’anno, tra l’altro. Andare a vedere le moto era un dovere per tutti i bambini, anche per le femmine come me che preferiva cose semoventi a quattro zampe piuttosto che su due ruote. Mio padre, che non ha mai preso la patente per l’auto, era però un appassionato, e spericolato, mi dicono, motociclista: un vespista e un guzzista. Non so perché abbia smesso, o meglio credo di sì, perché mia madre, volendo, poteva essere assai castrante; sul quando, direi quando ci siamo trasferiti in Pista, che era, ed è , un tranquillo quartiere borghese (d’accordo mi hanno scippato pure in Pista, ma questa è un’operazione nostalgia), fine Sessanta/inizio Settanta. In quegli anni, i motociclisti erano molto meno addomesticati di quelli che si vedono ora, molto più nazisti dell’Illinois o Hell’s Angels che Motoclub Arenzano. E c’era sempre qualche energumeno biondo con tanto di elmo con le corna vichinghe. Anche il signore della foto appare più paciosamente rassicurante che selvaggio, nonostante le corna. Nessuno finisce più in prigione per risse tra motociclisti alticci ( se mi ricodo la cosa con una certa precisione doveva essere frequente- noi abitavamo lì a due passi), ma ci sono sempre quelli che fanno impennare il Ciao. In ogni caso, io non ho mai avuto una moto, nemmeno un ciao. Sono passata direttamente dalla Graziella bici all’ auto, ben più pericolosa di un Ciao. In casa si scampavano i pericoli, e poi si andava in montagna.

Buon ritono comunque, signore con le corna.

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#giornatainternazionaledelbacio

Lo fanno anche loro (foto Parco Nazionale del Gran Paradiso)

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Domeniche d’estate

La domenica è di per sè una giornata strana. Per chi è solo , non sempre è possibile far finta che tutto vada bene,  e talvolta non c’è nemmeno la possibilità di andare in montagna a ritemprarsi. Cosìmi sono,svegliata presto. O meglio, mi hanno svegliato le festose campane del Duomo, ho fatto colazione, ho stirato, che è di solito la mia attività domenicale d’elezione, ho nutrito i gatti, e poi mi è venuto sonno, di nuovo. In realtà, che male c’è…Volevo andare a Cherasco alla fiera del libro antico, ma per vari motivi non voleva /poteva venire nessuno. In realtà avevo pensato di partire per tempo ecc. ecc.e al cugino piacione era presa la pigrizia, un altro aveva già un impegno, o il finissage di una mostra, cui ero stata invitata, eccetera. A Cherasco c’era comunque il nostro buon amico Luciano, con la sua compagna, quindi non andavo a vuoto .In tutto questo, mi sono svegliata alle due e mezza passate. Pranzare, non ne avevo voglia, così mi sono preparata un toast integrale, ho fatto la doccia anziché il bagno e alle tre e mezza passate, nella vampa di calore, sono partita. Non è chissà quale viaggio, alla fine in un’oretta scali il cocuzzolo su cui è costruita la rocca teatro di battaglie e armistizi napoleonici. Alle quattro e mezza in giro c’era pochissima gennte, e le bancarelle già stavano sbaraccando, mentre al mercato  del Mandrognistan, intravisto nell’andare , c’era il mondo. In più, la temperatura era accettabile e il vento  secco attutiva la vampa. Avevo fatto innumerevoli rotonde (dopo Alba ce n’è una ogni dieci minuti), scalato i tornanti, lasciato l’auto nel primo buco. Luciano era lì in centro e io più che guardare le bancarelle ho curiosato nei negozi di antiquariato, fotografato la chiesa romanica di San Pietro, la torre civica, l’arco di trionfo – poteva mancare? . Sant’Agostino, vari palazzi secenteschi con la classica facciata di mattoni a vista. E tutto il verde intorno, molto più verde della nostra disastrata pianura. Il cugino piacione poi telefonò per dire che gli sarebbe piaciuto venire, io stavo già tornando pensando che la prossima fiera è il dieci settembre, poi il 15 ottobre (carta e collezionismo), poi ancora artigianato e prodotti tipici a dicembre. Gastronomicamente si mangiano le lumache, lì non pronuncio giudizi. Se il Monferrato è Patrimonio dell’Unesco, c’è una ragione.


Cherasco inquietante, dunque. Era tutto così, il deserto. A sinistra nella foto, la torre civica.

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Pronti partenza via

Ho svuotato due mobili, la casa é piena di masserizia varie, libri, che quelli che ho già tirato fuori mia cognata non li ha letti intutta la vita, sacchi, piatti, stoviglie, gatti irritati e nervosi, scarpe,  piatti e vestiti. Domani si comincia.

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Programmazione

Ho realizzato in questi giorni che ho programmato i miei viaggi come non mai, il che in effetti è molto più vicino alla mia indole del dobbiamo proprio andare – facciamo come vuoi- partiamo domani ma non prima di aver sistemato i gatti. A dicembre, prima di tutto, sapevo che avrei fatto il viaggio in Spagna, a marzo mi sono prenotata l’Innsbruck di Pasqua,  poi ho sistemato il ponte del 2 giugno, e ora so già e da un po’ che ci sarà la Val d’Aosta in luglio, e , giusto ieri, ho prenotato per agosto!  E mi porterò in una campagna di escursioni la mia amica Luisa e il suo cane Tobia. ( E se anche Luisa non ne avesse voglia, Tobia che è un mezzo segugio va portato a spasso). Tutte novità. (specie per Luisa che di solito andava in Camargue con il suo compagno – ma lì mi sa che incombe la crisi del settimo anno) E i gatti li ho già sistemati – almeno per luglio. Il problema sarà sistemare anche me, ma non sarà sufficiente qualche crocchetta e una ciotola d’acqua pulita.

In realtà il mio viaggio, meglio il mio ritorno, in Valtellina è stato molto proficuo: nel senso che mi ha fatto venire voglia di tornare a saggiare alcuni degli itinerari che ho scoperto, in particolare la valle dei Forni e i suoi ghiacciai. A Santa Caterina aspettavano il ritorno di Marco Confortola dal Dhaulagiri. Per il resto non c’era pressoché nessuno. Se non bikers. In effetti ormai i ciclisti hanno superato o quasi , per numero, gli escursionisti che camminano. Come se si dovesse sempre andare di corsa, anche in montagna, o in bici, o di corsa proprio. E pensare che anni fa anch’io riuscivo a correre in montagna, e in effetti poche cose eguagliavano quella scarica di adrenalina (se non riprendere a salire dopo una lunga pausa. Adesso ho trovato anche il mio punto d’appoggio, il residence Casa dolce casa a Tirano, dove Nadia, la proprietaria, mi ha accolto con molta gentilezza, e mi ha dato moltissime informazioni sulla vita a Tirano e sulle escursioni da fare nei dintorni. Tra l’altro si trova in una piccola via tranquilla, via Ragazzi del ’99, che ha toccato una corda familiare, visto che anche mio nonno era un ragazzo del ’99 ( una delle prossime cose che voglio fare è scoprire dove ha combattuto).  La sera, lo ammetto, non avevo voglia di socializzare con i miei vicini, sorry, ho letto in santa pace ascoltanto gli uccellini e i grilli (lo so è una cosa che terrorizza un sacco di gente, ma non me che sono tutto sommato molto cittadina, o se preferite, che amo i vantaggi della città anche in montagna)

Santa caterina Valfurva

Il trenino rosso del Bernina, non poteva mancare

Il ciliegio di Nadia

Mentre stasera ho messo in funzione il ventilatore refrigerante, non posso che essere nostalgica del fresco…

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