Partigiani, per sempre

Vi omaggio Qui l’ articolo dello scorso anno, che era dedicato alla valle Angrogna.

In questi anni, però, vi ho lasciato una serie di racconti diversi sui luoghi che in Piemonte e pure nel natio Mandrognistan, ci consentono sia di camminare, sia di ricordare, da soli o in compagnia.

Ve li elenco, per comodità, liberi di cercare nel sito ( la funzione di ricerca serve a quello).

Masio, da dove si possono fare bei circuiti a piedi o lungo il Tanaro, o verso i Mogliotti.

Tutta la Val Borbera. Dalle strette alle cima del Monte Antola , dove era collocata la missione alleata.

Alba, così vi rileggete I ventitré giorni della città di Alba di Fenoglio, dato che quest’anno è il centenario della nascita

La Val d’Ossola, per ricordare la Repubblica dell ‘Ossola, il primo vero laboratorio di libertà del Piemonte.

Alla Benedicta ci sono andata venerdì con i ragazzi di una scuola media, infreddoliti ( c’erano 5 gradi) ma interessati. L’incontro migliore però l’ho fatto prima del passo degli Eremiti ( se è giornata, si può pure salire al Tobbio): due caprioli che mi hanno squadrato con curiosità.

Nel caso servisse un altro tipo di promemoria, vi lascio il video degli Istituti piemontesi . Ci fosse una città che si è liberata il 25, tra l’altro.

Buon 25 aprile.

La Langa ( foto di Mariano Santaniello)
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Alla Benedicta in un giorno di pioggia

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E lunedì? dopo la grigliata, la Valsesia

Sapete che per me, non c’è primavera se non c’è la Valsesia. Così non molto tempo fa sono tornata a Prato Sesia, perché volevo prendere qualche ramo per il mio albero di Pasqua (prima , mio marito non spingeva sino a tanto la sua anglofilia). E già che c’ero, vedere la nuova panchina gigante collocata davanti alla chiesetta della Natività di Maria, nel punto sicuramente più panoramico.

Spoiler: non l’ho vista. Me ne sono beatamente dimenticata. Tanto che quando mi è venuto in mente ero già a Casale.

Pazienza. Ho fatto la strada che sale dal parcheggio a fianco del campo sportivo di Prato, ci sono le indicazioni. È più larga e comoda e meno scivolosa di quella che sale da via Cavour, il panorama, con o senza la panchina, è bello lo stesso. E dopo si può andar a comprare una sciarpa di cashemire da Loro Piana. Perfetta passeggiata post prandiale

Peccato che quando ci sono andata io era appena piovuto e mi sono infangata sino alle caviglie…

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Auguri

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Suggerimento pasquale

Il primo vero suggerimento sarebbe “non mangiate gli agnellini”: ve lo dice una onnivora che mangia molto low carb, ma non si nutre di cuccioli di ogni tipo. Ora si arrabbieranno con me gli allevatori sardi, ma probabilmente loro non mi leggono.

Se avete già superato le ore in autostrada e avete finalmente raggiunto la vostra destinazione, io ho un suggerimento, se vi trovate, ovviamente, tra Liguria e Costa Azzurra, se no diventa un po’ troppo difficile: le Gorges du Cians.

Se vi sembrano simili alle Gorges du Daluis, è vero, si può trovare lo stesso tipo di calcare rossatro, ma a differenza delle altre, sono molto più varie. La prima parte del canyon formato dal torrente Cians , che si getta nel Var nei pressi di Töuet sur Var, è costituita da torrioni di calcare bianco. Man mano che ci si inoltra verso l’interno, lungo una strada direi recentemente rimodernata (i tratti della vecchia strada, percorribili a piedi, sono decisamente più stretti ed aerei), si attraversa un vero deserto rosso.

Il letto del torrente è facilmente raggiungibile in diversi punti – che ufficialmente sono riservati ai pescatori – in effetti le uniche anime vive che mi è capitato di incontrare – ma non credo che se scendete spunti dal nulla una guardia forestale a multarvi. Questo consente di poter osservare la gola da molti punti di vista, decisamente panoramici.

Non vi lascio un itinerario a priori: fermarsi in ogni slargo e soprattutto percorrere a piedi la vecchia strada, passando sotto le rocce che scavano tunnel naturali, è più che soddisfacente se si ha un’anima contemplativa.

Ci si arriva dalla A8, uscendo a Nice St Isidore e alla prima rotonda svoltando subito a destra seguendo le indicazioni per Digne – Grenoble. Dopo una quarantina di km si svolta a destra ad un incrocio dove la strada per le gole è chiaramente indicata. impossibile perdersi, e non date retta al navigatore

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Un ultimo scampolo d’inverno

La scorsa settimana, prima delle due corse turistiche valdostane, mi sono presa un pomeriggio di quiete e meditazione a Mergozzo. Meditazione perché avevo voglia di un po’ di solitudine , un po’ di boschi, alle pendici del Mont’Orfano e poi ho deciso di percorrere la sponda del lago dove c’erano dei bambini e un cagnetto che facevano castelli di sabbia. Ho invidiato la loro energia: il tempo era tutt’altro che primaverile e tirava un vento decisamente freddo; anche i genitori erano infreddoliti. Poi mi è venuta voglia di costeggiare il lago dalla parte della strada e ho visto che il marciapiede era utilizzabile ben oltre il campeggio Lago delle Fate. Anzi: la spiaggia era percorribile e c’erano tracce di lampioni appena piantati (forse per una costruenda pista ciclabile?). Quindi, ho scoperto dopo un secolo, la spiaggia prosegue, c’è un bar estivo in mezzo agli alberi, e si può camminare a filo d’acqua molto più a lungo di quanto pensassi.

Sono rimasta lì a contemplare i colori, sino a quando un gruppetto di oche mi è venuto incontro minacciosamente. Avevano ragione loro e le ho lasciate stare.

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Scusa eh, St. Orso, anche di primavera va bene.

Ora che la Fiera è terminata e siamo andati e tornati tutti sani e salvi, posso dirlo tranquillamente, è andata bene anche in primavera. Lo so, non gridiamo alla lesa maestà. Capisco chi dice speriamo di no: dopo tutto, è stato il Covid. St. Orso non si tocca, come il Plana che è il Plana, e Sanremo è Sanremo. Persino il tempo, venerdì mattina, ha portato una ventata di gennaio: nevicava ovunque. Sapete che non ricordo una St. Orso sotto la neve, almeno negli ultimi dodici, quindici anni? Freddo belluino sì, da cappello e sciarpone (questo, non negli ultimi cinque anni), ma maltempo no, che sarebbe comunque una pietra tombale sulla manifestazione che non ha punti al chiuso o riparati, se non il padigliore in piazza Chanoux.

Sabato il clima era decisamente fresco ma il tempo splendido e la luce fantastica. In bassa Valle è nevicato tanto, nemmeno in inverno mi era capitato di vedere la neve così bassa, mentre la conca di Aosta era relativamente sgombra. Ho lasciato l’auto in un parcheggio in via Monte Vodice, dietro la caserma e davanti aun palazzone ondulato che non so se è la nuova università o il palazzo della regione, ma già a vederlo così dà l’idea di un mucchio di polemiche passate presenti e future. In ogni caso a due passi da piazza della Repubblica, dove iniziano le bancarelle di cibarie varie. Questo alle tre del pomeriggio.

C’era abbastanza traffico pedonale e i finanzieri che facevano rispettare il senso unico di circolazione, così abbiamo fatto tutta Croix de Ville, abbiamo guardato gli animali di Enrico Massetto, e abbiamo fatto il solito giro Duomo -piazza Chanoux . Ho ritrovato molti degli artigiani già presenti a Donnas, Binel, Barmasse, la signora delle tazze e pure quello delle mucchine che la mia amica non aveva comprato perché non le piacevano i colori. Stavolta c’erano altre mucchine e oggi le ha comprate. Si camminava bene e tuttavia, essendo una vecchia boomer, ho messo la mascherina, non lo scafandro che metto in ufficio, ma tant’è. Sulla piazza del Duomo e in piazza Chanoux, molta musica e molti balli. Ad aprile certamente è più facile andare vestiti con sontuosi costumi senza prendersi una polmonite e senza dar prova di eroismo.

In piazza Chanoux c’era il padiglione con gli artigiani più importanti e gli stand istituzionali, e lì abbiamo fatto un po’ di chiacchiere con vari sconosciuti (che sono rimasti tali perché ero troppo impegnata ad ascoltare loro e a evitare che cugino piacione facesse qualche battuta infelice – non l’ha fatta, ma dopo nel padiglioone gastronomico ha preso in mano una formaggetta, e solo perché la signora dello stand non stava guardando ha evitato il linciaggio: il Covid, santo qualcosa! Queste sono le circostanze in cui sono felice di essere una Journeywoman che se ne va da sola, e non deve giustificare le brutte figure di altri). In ogni caso ho comperato un mestolino da Rudi Behr, e dei fiori colorati per il mio albero di Pasqua.

In ogni caso il tempo è stato davvero primaverile, abbastanza da giustificare un pomeriggio piacevole e anche una sosta alla Patisserie Bovio, dove vado sempre

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La Saint Ours 2022

Ci siamo, da oggi iniziano le attività della Fiera di St. Orso primaverile, mentre è già annunciata la fiera di Pasquetta di Courmayeur (c’era l’annuncio oggi).

E’ già possibile visitare, da oggi, l’Atelier des Métiers in piazza Chanoux, con mascherina e GP e soprattutto il padiglione gastronomico in piazza Plouves dove ci sono moltissime prelibatezze. Il tutto con questi orari (sono gli stessi per i due padiglioni): 31 marzo e 1° aprile dalle 10.00 alle 19.00
2 aprile dalle 8.00 alle 20.00
3 aprile dalle 8.00 alle 19.00

La fiera vera e propria sarà sabato e domenica dalle 8 alle 18: oltre 1.000 artigiani lungo il centro storico di Aosta.
Per la Saint Ours 2022 è stato scelto come simbolo che contraddistingue ogni artigiano espositore Le sécateur (cesoia per potatura). È stato realizzato dalla falegnameria Lo Tzapoteun di Christian Chamonin. Ci saranno anche punti di ristoro rossi e neri gestite dalle varie Pro loco valdostane. Considerato che la Veillà sarà di sabato sera, prevedo un gran numero di gente allegra in giro.

Come si va alla Fiera: Con i mezzi pubblici
La stazione ferroviaria e l’autostazione dei pullman sono a due passi dalla Fiera. Per noi del Basso Piemonte il treno è fattibile ma scomodo (ci vogliono circa tre ore / tre ore e mezza a seconda delle coincidenze). Per chi viene in auto, ci sono i parcheggi esterni, gratuiti, serviti dalla navetta, oppure la ricerca fortunosa di uno stallo in città, a pagamento. Nelle ultime edizioni ho sempre trovato parcheggio, vedremo (andrò con il cugino piacione, che non posso piazzare su una navetta).

Dopo Donnas, ho letto dichiarazioni soddisfatte. Ne sono lieta; noi siamo andate di mattina abbastanza presto e venute via all’una e si girava benissimo (il parcheggio del campo sportivo era semideserto anche dopo). Ricordo di edizioni con ressa compatta ad ogni ora. Ho comperato alcune cose carine , soprattutto la volpe in legno e un altro tatà. E soprattutto i biscotti di Bonne Vallée (alla faccia della dieta cheto, mannaggia). Vedremo.

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Animali strani a Donnas

Foto mie e di Silvia Saccomandi

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Fuori tempo

Eh sì, come da giorni la pubblicità radiofonica ripete, questo e il prossimo week end saranno dedicati, in val d’Aosta, all’artigianato. Le due fiere gemelle di Donnas e di Aosta, anziché a gennaio, si terranno rispettivamente domani – con un anticipo questa sera con varie iniziative – e il prossimo week end (2/3 aprile) ad Aosta, in tempo per attirare il maggior numero di turisti, e senza sovrapporsi alle numerose fiere di Pasquetta, come quella di Courmayeur.

Che dire…

Nel nativo Mandrognistan si dice pitost che gnente, mei pitost (piuttosto che niente, meglio il piuttosto). e questo devono avere pensato anche in Valle, dopo che il Covid aveva fatto saltare l’edizione 2021 (manco i lanzichenecchi), e stava per far saltare pure quella di quest’anno. Così dopo millenni (dice sempre la pubblicità, ma esageruma nen) ci siamo spostati in primavera. Va bene tutto, pecunia non olet, e domani vi saprò dare qualche immagine in più. Intanto, per vostra informazione: https://www.fierasantorsodonnas.it/

https://www.lasaintours.it/la-saint-ours/

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