Ora…

Oops .

Se quel che c’è fuori è altro nevischio, il consiglio ovvio è di non precipitarsi a fare fuori pista proprio adesso. Lo so, le disgrazie capitano tutte nel week end perché ci precipitiamo fuori come conigli in libera uscita e se il rischio valanghe è tre o quattro o cinque, chissenefrega, questo è il tempo che ho. Certo che se una valanga ti prende poi di tempo non ne hai più… Gente “rischio marcato” vuol dire pericolo. Lo sappiamo che c’è pericolo, ma probabilmente scegliamo inconsapevolmente di ignorarlo. Ci crediamo tutti immortali, diciamo tanto a me non può accadere niente. A me è capitato di sudare freddo per un attimo, quando senti di essere sull’orlo di un equilibrio miracoloso…e girarmi e tornare in punta di ciaspola, sperando che madre natura ignorasse la mia presenza lì.

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Appennino

Una delle piacevolezze dell’inverno, almeno di questi inverni che ultimamente si vanno facendo più simili agli inverni veri, “di una volta”, è camminare sugli appennini. Da qui possiamo scegliere se camminare, andar con le ciaspole, se più in alto, come nella dorsale Borbera – Trebbia, probabilmente anche con gli sci –  lo scorso anno per lo meno era possibile, vista la tantissima neve caduta, quest’anno ancora non so. Ma quando ho poco tempo e non posso fare a meno di andare,  Masone e dintorni sono una manna per il mio allenamento. Giovedì sono andata  verso il passo della Frua, in realtà molto in basso, lungo l’orto botanico che il parco del Beigua ha allestito lungo la cascata del Serpente e più oltre. Tre chilometri di strada di buon passo insieme ad anime affini e sotto una leggera nevischiata, ma proprio leggerissima. Più oltre, avessi voluto potevo tirar su le racchette, ma come ho detto il tempo era poco.

cascata del serpente

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Febbraio…

Lo so, ci sarebbero molte cose da dire, ma preferisco iniziare con il racconto di un bel pomeriggio, ben documentato dalle foto che ho già  caricato nella mia pagina su Picasa (vd blogroll) . Sono (siamo) tornate alla St. Ours ad Aosta. Erano anni, come si dice, perché in questa parte dell’anno di solito sono sempre molto impegnata. Ma appunto quest’anno non è stato così, anche se probabilmente passerà un po’ di tempo prima che possa uscire dall’apnea da lavoro, in più la Betta ha accettato di venire con me e così abbiamo lasciato i nostri mariti a casa, e ogni tanto fa bene,  e ce la siamo filate in una bella giornata limpidissima, dovuta ad una nevischiata della sera prima. Arrivate presto, trovato parcheggio piuttosto vicino, prima della rotatoria dello stadio, e abbiamo potuto goderci una passeggiata in mezzo ad una notevole quantità di gente (mi immagino la domenica, dove almeno tre fra le mie conoscenze avevano pianificato una gita).Una notevole quantità, ma non la folla strabocchevole che in altre occasioni mi era accaduto di incontrare. A parte uno o due snodi nevralgici, siamo riusciti a muoverci quasi sempre agevolmente, anche nel padiglione delle specialità gastronomiche valdostane, anche, un po’ meno in quello di piazza Chanoux dove ci sono artisti, mobilieri e anche tessitori, con la solita fermata dalla cooperativa le Tissérands della Valgrisenche. Spese, sì – anche mangerecce – chiacchiere molte, aria fredda. Che ci impedisce di passarci la pensione, in val d’Aosta – ad arrivarci, ovviamente.

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Lo voglio!

Fine settimana in Apple – cioè le considerazioni a freddo dopo che i siti specializzati sono collassati sul momento… lo voglio, cioè non voglio risposarmi con mio marito, ancorché…Voglio il Tablet (che pure Steve, uno sforzo di immaginazione sul nome lo potevi pure fare), sperando che poi comrarlo qui non costi dieci volte tanto rispetto l’originale. E’ grosso come un quaderno, pesa come un quaderno, quale sarà il passo successivo? Un bocco note (di carta…? Certo però non ci puoi andare su internet…) e una penna.

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Basta vivere

Anche questo andrebbe in Mandrognistan, ma assume una valenza per così dire universale (anche se è molto Vecchio Mandrognistan, in effetti). Stamattina andando al lavoro sotto la galaverna (che ieri sera sembrava proprio nevischina) Due vecchietti si sono incontrati davanti al supermercato (uno per la verità era fermo davanti alla vetrina di un gioielliere): quello che pareva leggermente più vecchio ha chiesto “Alura, c’me tat stai?” E l’altro ha risposto semplicemente e fatalisticamente “A son viv”

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Auguri

Su Alp (http://www.alpmagazine.it/index.php ) leggo del prossimo passaggio di consegne tra Linda Cottino, che è un’amica e chi? La rivista non lo dice. Che poi qui nella bassa la rivista arrivi sempre con i soliti quindici giorni di ritardo e io la legga poi dopo un’altra settimana causa tempo mancante… va beh, facciamo finta di niente. Per quanto ne so Linda potrebbe essere già partita per chissàdove…Auguri, in ogni caso. A lei e ad Alp.

Ah, c’è anche una pagina su Facebook adesso

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Giasòn (che dovrebbe andare in Mandrognistan)

Ieri sera andando al cristo ho visto candele di ghiaccio precipitare dal cavalcavia…il che non è ovviamente un invito per i ghiacciatori a venire nel nostro Basso Mandrognistan, ma il ricordo di quando ghiacciava anche il Tanaro e si andava a pattinarci sopra. Mio padre lo faceva. Cosa da non fare ora, per carità, anche se dovesse trasformarsi in una lastra immobile sino a primavera. E però questo è finalmente un inverno – inverno. Cosa questo voglia dire in termini climatici generali non so, e non se ne viene mai a una

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Un inizio da sballo

No, non sto parlando di Avatar (che pure…).

Bello vero? Così era la Val Devero giovedì scorso prima della nevicata che ha lasciato il nord sotto la solita morsa del solito gelo. Una splendida pista che da Goglio Devero, sotto l’alpe, ma la strada era troppo poco pulita per i miei gusti di guidatore, mentre questa pista che dalle ultime case di Goglio porta alla frazione di Esigo era perfetta: poco battuta, ma con neve solida, un filo crostosa in superficie e un magnifico panorama. Tutto nel bosco, pericolo zero, un’ora di strada perfetta. Stalattiti di ghiaccio grosse una mano. Una giornata stupenda e persino con il sole.

Comincio ad affezionarmi sempre di più a quei luoghi dove la montagna è veramente montagna, non così addomesticata dal turismo (e dai troppi soldi). Ne riparlerò. Per saperne di più: http://www.alpedevero.it/

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Panico da saldi

Primi di gennaio,  tempo di saldi. Ciò che volevamo comprare per Natale, ma non potevamo permetterci è ora in vendita a molto meno (se lo avete acquistato comunque, probabilmente vi ritroverete con un emicrania a vedere il nuovo prezzo – a meno che naturalmente siate il tipo di persona che non pensa mai ai soldi – quindi significa che ne avete tonnellate ). L’apertura varia da città a città: quest’anno la maggior parte dell’  hot spot shopping ha iniziato il 2 gennaio.  In Piemonte, Torino, Cuneo, e noi appartengono a quest’ultimo gruppo, quello che ha iniziato più tardi, alla vigilia della Befana, ma poiché il vero Alessandrino ha un’anima nomade, ho già avuto i miei acquisti prima della vendita ufficiale: visto che sono un cliente fedele a Vicolungo Outlet, posso ottenere un invito personale inviato per posta o e-mail, per godere da dal 26 al 31 dicembre della stessa riduzione  che le altre persone avranno qualche giorno dopo ( e con molte meno code). L’invito, quest’anno, è stato inviato  a 8000 persone (o forse 80.000?) In ogni caso, il giorno di Santo Stefano l’Outlet era pieno zeppo di gente pronta a  digerire il tacchino di Natale. Ho comprato una giacca e due gonne al 50% del cartellino del prezzo, e purtroppo scoperto che la mia boutique preferita ha chiuso (non per sempre, spero, in questi luoghi di solito c’è un giro d’affari enorme). Domenica 3, armata con la carta di credito di mio marito, ho cercato di avvicinarmi al negozio Max Mara  (Diffusione Tessile), nei pressi di Vicolungo, ma non al suo interno.  C’è voluta circa mezz’ora solo per arrivare dall’autostrada: il giornale sabaudo  poi titolava La carica dei 100.000 (che deve essere un’esagerazione, ma la gente era ovunque) Da Max Mara non si lottava per un tailleur, semplicemente perché espongono un campione per modello e si deve chiedere alle vendeuses esattamente ciò che vuoi (e provartelo:  non è consentito riportarlo indietro). Poi sono andata anche a Serravalle  e sì, c’è gente lotta per un paio di scarpe  di Prada… nonostante la pioggia di ieri. Ma io non dovevo comperarle, e la dolcevita di cashmere che volevo prendere a Francesco per il suo compleanno era lì che mia aspettava…

Sono andata in montagna? Sììì… ma vi lascio con l’acquolina in bocca sino a mercoledì.

Qui in Mandrognistan città, non so, perché non vado da anni. Li ha fatti anche Ferrari (quello che non li faceva mai perché era superiore…) Ma vestirsi lì vuol proprio dire essere morti…

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Tanto per precisare …

Sul quotidiano sabaudo di oggi c’è un intervento di Eugenio Testa, delle guide alpine del Monviso (http://www.alps.it/index.htm ) che mette in guardia i racchettatori della domenica che a colpi di ciaspole provocano incidenti a sé e agli altri (soprattutto ad altri, visto quel che è successo in Trentino dopo Natale) Tutto vero, per carità: mai andare su pendii aperti se non si è più che sicuri delle condizioni della neve, del meteo, e del rischio valanghe, se si è principianti iniziare da sentieri che si conoscono già dall’estate perché nella neve è facile perdere l’orientamento… Ma io farei alcune considerazioni in più: chi si avventura  fuori pista, è sconsiderato a prescindere dal mezzo che usa; dovrebbe probabilmente starsene in un rifugio a sorseggiare vin brulé, anziché calzare sci pelli o racchette.  Inoltre, se è vero che in Nord Europa si usano per lo più su terreno pianeggiante, non è poi così vero negli Usa, io la mania l’ho presa lì, dove  lo snowshoeing è uno sport invernale come gli altri, dove ci si assumono i rischi del caso. Le piste battute, che ci sono nei paesi civili, come Svizzera, Austria, Francia tanto per restare sulle Alpi, noi ovviamente ce le sogniamo: lì davvero i praticanti sono migliaia,  i sentieri permettono di fare escursioni in quasi totale sicurezza, ma siamo sicuri che poi qui siano così tanti? Io che sulle racchette ci vado da dieci anni, continuo a sentirmi una mosca molto bianca (sarà perché le mie uscite sono per lo più infrasettimanali?)… fatemele vedere le folle (e io mi cercherò qualcos’altro da fare… immediatamente). Se sono scettica, è perché ad andar su racchette si fa una fatica notevole e così, non so, non la vedo l’Italica stirpe che di fatica si ammazza.

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