Springtime….

20130407-215640.jpg(pecora che piange)

No, meglio non cantare vittoria troppo presto, visto che Pasqua, Pasquetta e tutte le vacanze se ne sono andate tra uno starnuto e l’altro . Oggi c’era il sole e io ne ho approfittato per una passeggiata sola soletta in Val Borbera…Ma stamattina avevo i piedi freddi. Amen. Certo il meteo non ci ha aiutato. Avrei dovuto sintonizzarmi su Accuweather e stare lì. Inutile, caro Mercalli, dire che le previsioni vanno controllate ora per ora. A partire da trentasei ore prima. Tuttavia sono un po’ pochine se sei sposata ad un paranoico con la paura della pioggia e l’ansia da freddo. Ri – amen. Tanti saluti da Vercelli, da Casale, da Castelceriolo, dai dintorni. Ah, la pecora cinematografica piange, siamo sempre in tempi di vacche magre.

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Vacche magre

Vacche magre. Al cinema non si vede una cosa decente che è una (oddio, sì qualche operina come Quartet, o qualche horror neanche scemo, che però finisce o male come Sinister o sconfina nel paranormale più becero come La madre; per tacere poi di tutte le immani c…ate fatte da attori sull’orlo della pensione, per tacere del cinema italiano.) Triste. Fuori, i dieci cosiddetti saggi hanno il difficile compito di ciurlare nel manico sinché il Parlamento avrà eletto un nuovo Presidente della Repubblica ( e noi si andrà a votare facendo esami di maturità – dai che alle donne nonno Napo ha fatto un favore, noi siamo troppo impegnate a sopravvivere per divertirci con questi giochetti) Lo smacchiatore di giaguari? non pervenuto. Vacanze? non fatemi ridere. Salute? mio marito ieri aveva la febbre e io non è che stia poi tanto bene. Pranzo di Pasqua (e Pasquetta)? consumato. Litigi pasquali? fatti e dimenticati. Rogne? sempre numerose. Casa? meglio sorvolare. Montagna? desaparecida. Il nuovo Papa? Beh lui dalla sua ha lo Spirito Santo, non scherziamo. Fra l’altro, tanto a Torino come ad Asti ho visto manifesti inneggianti al nuovo papa. Qui niente. O siamo come da tradizioni, autentici miscredenti, o anche la Diocesi sta messa come il Comune. Il Comune? dissestato come le strade (lo so, questa era troppo facile…)La gatta? ha catturato il suo piccione (evvai). I compiti? non corretti (anche qui, non ci sperate, ho ancora due giorni) Invidia? per Simone Moro che scrive su fb di quando va a correre per tre ore nei boschi. Ora, nel natio Mandrognistan non farebbe lo stesso effetto…

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Pasqua con la pioggia, o con il diluvio

Pasqua con la pioggia, o con il diluvio universale (politico, morale economico, civile, fatevoi…)

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Torino è la mia città

Inutile, quando vado a Torino, mi sento sempre a casa. Come se avessi camminato appena per qualche isolato. Specie in una giornata come martedì, quando le montagne erano di un bianco abbacinante, e tirava un vento sottile e freddo che illuminava tutto. Camminavi sui Murazzi deserti con i cancelli sprangati, e il sole era caldissimo, sembrava di stare a Parigi. Anche le ragazze, tacchi alti, abiti grafici, erano molto parigine. Solo le maschere del Museo Egizio erano troppo sabaude (la sabauditudine viene anche alle romene), ma quello è l’effetto mummia: come si faccia a rendere così polveroso quello che dovrebbe essere il secondo museo di antichità esula dalle mie capacità di comprendere. É una di quelle circostanze in cui la città fa un gigantesco autogoal (ora, è anche la città del Toro, e qui di autogoal siamo esperti…): non sapere rendere affascinante una materia affascinante senza ricorrere a Giacobbo rivela una certa mancanza di intelligenza. La prossima volta chiamo Super Busio e le faccio tirare qualche tonno-polpetta. Però i poveri che chiedono l’elemosina sono tanti…gli anziani dignitosi stanno insieme ai giovani fricchettoni ( e al Valentino c’ ė anche una meravigliosa palestrina di macchine per l’aereobica, la resistenza e lo stretching. Bella, pulita, nemmeno vandalizzata, c’è ne fossero. E vecchietti anche lì). Da Baratti c’era Chiambretti, così abbiamo a tuo anche un pò di star spotting per i nostri ospiti spagnoli ( che a ben guardare erano un coacervo di brutti luoghi comuni). E un bicerin.

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Grandioso

vorrei averlo scritto io

Invece lo ha scritto Giacomo Poretti di Aldo Giovanni e Giacomo sulla Stampa di oggi. Avrei voluto staccar lo dal giornale e stamparlo sul frigo perché il mio martirio lo leggesse. Sono reduce da un sabato in cui il brasato era cattivo, lui si addormenta davanti alla tv e io ho le vene varicose , eccetera. Tutto perché per il brasato avevo usato il dolcetto che mi aveva regalato la signora Elisabeta. Lo fa suo marito, non sarà un vino stellare, ma è perfettamente bevibile, magari un po’ aspro. Apriti cielo. Lo voglio avvelenare. Non riesco nemmeno a mangiare un brasato ( che poi ha mangiato)
Stamattina, dopo aver spulciato la Parodi ( Benedetta) ho trovato un boeuf bourguignon, ho fatto tutto per benino, ho preso il vino di Elisabeta, l’ho diluito leggermente, ho aggiunto quel che dovevo aggiungere, ho rischiato persino che asciugasse troppo nella pentola a pressione, e l’ ho accompagnato con un’insalatina di pollo e carciofini e della polenta ( ” ecco sei la solita montanara, io preferisco gli spaghetti”) e alla fine aah, che buono il miglior spezzatino del mondo, adesso sì che hai aperto il vino buono(lo stesso, LO GIURO), beviamoci su qualcosa, ah sì una buona freisa di Barolo . Ho evitato di parlargli del boeuf, del vino, di tutto. Ma il fegato è mio. Cracco, Bastianich, Iannaccone, Ducasse, Vercel ( cercate l’intruso), tiè. Come vedete, però, la montagna c’entra sempre.

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Per noi

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Delusione

 

 

 

 

 

 

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Il film di Salvatores Un’educazione siberiana è una vera delusione. Sarà per il doppiaggio che sembra il Commissario Zuzzurro del Drive In del povero Peter Stormare (sschì); sarà perché dopo un po’ di discorsi sentenziosi del nonno ( e non portare soldi in casa, e proteggi tizio e caio, e non usare armi in salotto, e accoppare il tuo prossimo sì, per una buona ragione, ma la droga no non sia mai), capisci perché Gagarin preferisca andarsene per i fatti suoi, e noi quasi con lui. Come da un materiale come il libro di Lilin Salvatores sia riuscito a tirar fuori un film così inerte (girato benissimo, fotografato benissimo, recitato anche benissimo, ma inerte, privo di cuore) non mi riesce chiaro.

tre pecore , nella seconda parte non succede nulla, e si sente.

Non sprecate denaro sull’ultimo Die Hard, cinque pecore e una menzione d’onore allo sceneggiatore, per contro Quartet è la riprova di come solo gli inglesi, e un americano senile, possano fare un film divertente che è anche un omaggio alla musica di Verdi (zero pecore). Se poi volete vedere un film di gangsters molto d’antan, va bene anche Gangster squad, in cui Josh Brolin è proprio uno di quegli uomini  veri di cui molto si sente il bisogno (tre pecore, anche qui)

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Depressione

Sì, sì sono andata in montagna  ( con il marito che ha rugnato tutto il giorno – meglio che non aggiunga il commento della mia direttrice quando glie l’ho raccontato). Sono andata Cogne , che non vedevo da una vita e che non ricordavo così carina, con Luisa e Tobia, le racchette da neve, e un cane che che si tuffava come un folle nella neve fresca. Unico neo, la giornata un po’ nuvolosa, e qualche fiocco di neve verso le cinque.  Ci siamo mangiate le cr^epes (aah, hai mangiato con lei anziché andare a pranzo con me…), abbiamo scoperto dove si trova il posto camper di Cogne – deserto –  ci siamo arrampicate nella “Foresta incantata” con Tobia che faceva da traino (ma al ristorante è stato buonissimo) e poi ci siamo fatte una lunga e bella passeggiata nelle frazioni di Cogne. Tobia, alla fine, era così stanco, che una volta in macchina si è steso sulla coperta e ha ronfato felice per due ore.

Dove sta la depressione? Sono tornata a casa: marito, scuola, governo che non si fa, lo smacchiatore di leopardi che va in tv e sembra un pretino di campagna (non lo ha rianimato nemmeno Fazio), la mia inquilina anzianissima che non è più tra noi, quindi dovrò ristrutturare tutto prima di trovare un inquilino (!!), i soldi che non ci sono, le rogne di Francesco…

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Dopo il grande silenzio

Caro smacchiatore di leopardi, sono costretta ad ammettere di aver avuto ragione, quando a domanda ho risposto che in questo paese i leopardi (già gattopardi),sono molto difficili da smacchiare o anche solo da sloggiare, specie perché fa più effetto una toccata nel portafoglio ( o cento euro e un pacco di pasta) di tante belle parole. E almeno fossero state pronunciate con passione vera…
Caro Mr. B. adesso che hai vinto o quasi, rivoglio la mia Imu. Subito. Potendo, in contanti o a mezzo assegno.
Caro Beppe G. Ma vaffa ( tanto questo ė il tuo programma elettorale).
Voglio andare in montagna. Voglio trasferirmi in un paese civile qualunque.

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L’amore non è polenta

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Non una pecora sola, ma un intero gregge.
L’ influenza mi ha bloccato e così le visioni si sono accumulate.
Cominciando, tra il serio e il faceto, con un film in cui recita, come protagonista, uno dei miei attori preferiti, Marc Wahlberg ( e non chiedetemi perché, l’amore non è polenta). Il film è Broken City, ed è un onesto e ben fatto noir molto anni Settanta, con una bella storia giustamente complicata. Unico problema, quando mai un sindaco così affarista e senza scrupoli è stato eletto a New York? Tre pecore.
La bottega dei suicidi del regista francese Patrice Leconte è una occasione perduta. Non per la scelta della graphic novel, anche se l’ animazione non è originalissima. Ha suscitato molte polemiche e qualcuno scioccamente ha parlato di istigazione al suicidio, quando in realtà
i proprietari della “bottega dei suicidi” sono una brava famiglia di onesti commercianti che si convertono ai valori della vita: peccato che il loro figliolo nato con il sorriso sulle labbra sia veramente insopportabile, da istigazione all’ omicidio. Quattro pecore.
Il nuovo film di Katherine Bigelow, la straordinaria autrice di The hurt locker, ha diretto il molto atteso film sulla cattura di Bin Laden, che però, per quanto ben diretto e su di un argomento scottante, mi ha un po’ deluso: è una detection story abbastanza tradizionale, che resta però abbastanza in superficie, e se non si ha una certa familiarità con la questione, è persino noiosa. Sul tema, c’è un libro interessantissimo, Le altissime Torri, edito da Adelphi, che ricostruisce l’attentato del 2001 sino alla fuga di Bin Laden da Tora Bora, in pratica sin al punto da cui il film della Bigelow inizia. Quattro pecore (mio marito detesta i film di spionaggio).
Sempre nella corsa agli Oscar, c’ è il film di Agneszka Holland In darkness, che racconta di come un gruppo di ebrei di Leopoli riuscì a sopravvivere un anno e mazzo nelle fogne della città, nascosti e salvati da un operaio polacco, prima per denaro, e poi per spirito di solidarietà. Un altro film dove potentemente la voglia di vivere rende umana ma immane tragedia . Zero pecore.
E infine il film di Roberto Andò Viva la libertà dovrebbe essere proiettato coatta ente al caro Bersani, dato che il tema principale, al di là della fuga, a Parigi, del segretario di un partito di opposizione italiano, è l’ immobilismo del suddetto partito. Toni Servillo è semplicemente perfetto.
Una pecora

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