Mentre noi siamo al mare, c’è chi ha fatto seriamente dei trekking (indovinate chi?). In realtà il giro di Viso viene classificato come un trekking adatto anche ai boomer come me, e infatti due anni fa lo ha fatto una signora che conosco. Poi come sempre dipende tutto da molti fattori.
La variante che hanno fatto Amica Giovane e Dandyfunky ha il vantaggio di non passare da Pian della Regina e da Pian del Re, che in questi giorni sono preda dell’overtourism, in più su una strada che già normalmente è larga un metro.
Qui si parte e si arriva da Castello di Pontechianale, da quello stesso parcheggio da cui sono partita io per farmi male al tendine (a tutti e due)
1-Castello- rifugio Vallanta, che è una classica, in cui il sentiero non è quello del Bagnour , ma quello che parte subito dopo il ponte. (U9) Una tappa classica, dove si sale costantemente ma con regolarità. Le ragazze sono partite presto e salite a tutta, perché davano temporali nel primo pomeriggio, che si sono puntualmente scatenati, ma loro erano già al sicuro.
2 – Vallanta – refuge du Viso, dove si scollina in Francia attraverso il colle di Vallanta. Si scende attraverso tratti acquitrinosi al Lago Lestia e da lì al rifugio. La parte bella è costituita dalle praterie al di là del rifugio.
3- Refuge du Viso , Passage delle Traversette (il buco di Viso) , sentiero del postino, couloir del porco , rifugio Giacoletti. Probabilmente la tappa più dura. Il bello della variante è affrontare all’ombra la salita al Buco di Viso, e la discesa EE dal buco, e la risalita a pietraie del couloir del porco dove su un risalto si trova il rifugio Giacoletti che è una ex struttura militare.
4 – Rifugio Giacoletti – Rifugio Quintino Sella – Viso Mozzo. Il primo tratto è in falso piano, poi si costeggiano i laghi e al lago Chiaretto al bivio sono salite per un sentiero molto panoramico che finisci guess what in una pietraia che porta al colle di Viso e al rifugio Quintino Sella
5- Quintino Sella – Passo di Gallarino- Passo di San Chiaffredo, Castello (cioè 1400 m. di dislivello in discesa, un po’ pesante sulle ginocchia) , riprendendo l’itinerario iniziale all’alpe Gheit (le ragazze hanno deviato per il Bagnour e finalmente hanno potuto mangiare al rifugio Alevè).
Nota: i rifugi vanno prenotati con (largo) anticipo. Il rifuge du Viso non ha corrente elettrica, quindi non funzionano i telefoni e non c’è possibilità di ricaricarli: occorre portarsi dietro una batteria. E contanti (tanti).

Questa variante consente di vedere il Monviso da tutti i lati, sino ad averlo incombente e vicino al Giacoletti e al Sella.
Per il Viso Mozzo, che è una vetta panoramica di fronte al Monviso verso cui salgono le nuvole della pianura occorre contare un’ora , un’ora e mezza di salita diritta.

(Tutte le foto di Irene Martini)




















