Dopo che il fisioterapista mi ha fatto vedere uccellini colorati e che per di più mi è venuta la febbre, sono partita lo stesso (più che altro perché spararmi cinque ore di strada da sola anche no, così ha guidato Amica giovane, Dandyfunky ha fatto da cambusa e io … ho tossito) Vi risparmio il viaggio della speranza tra code, semafori, altre code, passeggiate in posti dell’Emilia e della Romagna oggettivamente brutti, sinché dopo una sosta a Cingoli (oggettivamente qui un bel panorama) siamo arrivati soddisfatti in fraz. Oppio di Acquacanina. Dove c’eravamo solo noi i caprioli e stamani le mucche.
Il primo impatto con il parco Nazionale dei Monti Sibillini ci ha messo però di fronte a una realtà che da noi nel nord ovest non hai veramente presente: il terremoto.
È venuto giù tutto: Vissio non esiste più, Castelluccio nemmeno e le persone vivono ancora nei container e nei prefabbricati. Una cosa tanto più stridente quando vedi i turisti che si aggirano in mezzo ai container per prendere il caffè e ammirare le fioriture (conoscendoci, la cosa più mainstream) Norcia non è sistemata molto meglio, tra chiese crollate e impalcature, e le botteghe storiche del centro ospitate in casette di legno fuori Porta ascolana. La stessa Acquacanina a due passi da noi è piena di edifici ingabbiati e deserti: una desolazione. Siamo transitati da Arquata del Tronto e grazie a Google ci siamo trovati in piena zona rossa e abbiamo fatto inversione tra i jersey e le macerie. Sono passati 8 anni.

Che l’Italia sia meravigliosa, è un dato di fatto, che i soldi per restaurare non si siano trovati anche; certo si stanno costruendo case nuove, antisismiche, ma la storia la casa la vita la memoria dei luoghi (e delle persone) non c’è più. E ci vorranno decenni per ricostruire (forse)

















































