The Last Day

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Questa è, per così dire, l’alba di domenica. Cioè le dieci del mattino di una domenica dove i pii Innsbrüker vanno a messa alle dieci, e poi a mangiare con i nonni. Più o meno. Noi siamo partiti con l’incubo delle code (e pensare che avevo giurato a me stessa, mai più di domenica). Comunque i cartelli elettronici dell’A22 erano molto più apocalittici della realtà. Noi ci siamo fermati comunque a Termeno (Tramin), patria del Gewürtztraminer, dove nel nostro locale con pergolato e vista sui vigneti era in corso una festicciola a base di birra. Noi ci siamo mangiati i fingerli (già, col bel tempo di quest’estate, ci saranno in giro funghi grossi come case) annaffiati da un Gewürtz freschissimo, e poi ho domandato alla cameriera se potevo comperare due bottiglie di vino. Lei ci ha pensato un po’, poi ha detto che si poteva. A fine pasto ho ripetuto la richiesta all’altra ragazza (la figlia?) e lei (ingenuamente?) mi ha risposto, ah ma il produttore abita qui di fronte, nella casa rossa, lo vendono loro. Di domenica? Da queste parti il riposo della domenica è sacro. E invece no. Stavano tagliando i rami in eccesso di un eucalipto e c’era un enorme frastuono, ma una donna giovane non solo mi ha aperto, ma mi ha portato dalla mamma che mi ha venduto tutto il vino che ho voluto e me ne ha fatto assaggiare dell’altro. Così si è tornati a casa allegri e con il bagagliaio pieno. Come al solito. Ora la scuola è ricominciata, la casa è un campo di battaglia e io mi sento già oltrepassata dalle circostanze. E infatti due giorni fa sono scappata in valle Spinti .

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Considerazioni

Con il sole è tutto più bello.
Gli uomini di qui stilisticamente sono un caso disperato (poi le donne sposano gli italiani perché fanno una figura migliore)
Le ragazze al contrario sono bellissime
Anche fra i lavoratori del teatro ci sono rivalità da lotta di classe ( specie se vai in giro con cashmirino grigio, tacco 12 di vernice, e borsa di Prada)

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Happy

Due giorni consecutivi di sole=felicità ( per la verità , menisco permettendo , siamo stati felici anche a bagnomaria ) , grazie a Milena e Irene che hanno giocato con la gatta, grazie a Norbert che stasera ha di nuovo il locale pieno, grazie ai due tenerissimi innamoratini di fianco a noi sono così belli che fotografarli sarebbe un reato…

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Prima pagina

Prima pagina del Tyroler Tageszeitung . Finalmente il sole .
Disperazione turistica in atto nell’entusiasmo del maître del Goldener Adler, alla mezza, deserto

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Buon Ferragosto

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Deserto anche il ricevimento degli Schützen.

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Piove

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Cougar

Ho contrabbandato il nipotone fuori casa. Non fuori dall’Italia, ho un finestrino che non funziona e questo rende difficile soddisfare le richieste di poliziotti e doganieri. Solo in Alta Val Formazza , alle cascate del Toce , e poi alla diga di Morasco. Meglio che non lo dica troppo in giro, ma a momenti morivo. Ho dimenticato cosa vuol dire camminare con un ventenne che porta il 47 di scarpe. Pinne. Ė salito in un secondo alla chiesetta di Riale e a me per stargli dietro a momenti saltava via il cuore. Diciamo che me la cavo meglio nell’enduro, passo dopo passo. E il lago è davvero bellissimo. Tutta la valle Formazza è un unico sistema di dighe: ci sono moltissimi sentieri ben segnalati e c’era persino un po’ di gente. Anche i turisti incongrui con i sandaletti ai piedi. Anche il cumenda varesotto con russa al fianco che lo faceva correre alla velocità della luce.

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Il bacino di Morasco è interamente percorribile in tutti i lati, oltre si va al rifugio Somma Lombardo, ai ghiacciai e alle vette al confine con la Svizzera ( sono senza cartina sottomano, si capisce?). E la cascata del Toce ( è aperta tutti i giorni, ad agosto) era davvero nel suo massimo fulgore.

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Un ordinario week end …di noia

Lo so, questo è un blog in cui dovrei scrivere di montagna. E infatti sono andata in montagna, urrah! A trovare le mia villeggianti che erano ancora in quel di Dolonne, e così ho potuto, finalmente, vedere la passerella sull’orrido di Pre St Didier. Con il sole. Con un sacco di vento. E poi siamo andati a passeggiare al Colle San Carlo, dove c’era tutto il mondo, quando, mi è stato detto, il giorno prima c’erano le ragnatele alle piante . Il deserto. Il problema che di gente, mi si dice , ce n’è pochina. E si può anche capire. Anche se poi nel corso del mese il brutto tempo è stato più o meno ammortizzato non si può pretendere che chi ha pochi giorni o si muove nel week end si prenda la pioggia così a capriccio. Siamo al Belvedere al colle San Carlo, e devo dire, mi sembra che la strada non sia più la stessa. Forse la memoria mi gioca brutti scherzi: mi sembrava più corta. Però la vista era spettacolare, e la compagnia sempre eccellente…(mamma mia, Alda, che passo!)
Invece stamattina, tempo incerto e esselunga piena come se non ci fosse più domani. E così abbiamo svuotato l’armadio del bagno (quello che mette in comunicazione con la terra di mezzo) risultato: quindici sacchi di immondizia varia, mezzo armadio svuotato, schiena a pezzi, gatta isterica, scoperta che l’altra metà è molto molto peggio. E c’ è chi non vuole andare in vacanza…

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Trent’anni di sopportazione (mia- ma anche sua)

Forse dovevo scrivere di paziente sopportazione. In realtà non sono ancora propriamente trenta, ma solo ventinove – saranno trenta il prossimo anno da che stiamo insieme, trenta da che ci siamo incontrati invece quest’anno. L’anno di iato sta a significare che mio marito era lento a decidere anche allora. Una vita. E non ė soltanto un modo di dire. Una vita rosicchiata pezzo per pezzo per non smentire mai l’avere opinioni diverse in tutto o quasi, tranne che su politica musica cinema e poco altro. Vestiti. Profumi. Sesso ( senonché, qui, misericordiosamente è intervenuta la vecchiaia).
Cosa è cambiato…molto. Non nella sua convinzione che andare in montagna sia turismo o una perdita di tempo, del resto lui non cambia mai le sue convinzioni, neanche quando la vita si incarica di dimostrargli il contrario. Però martedì scorso che sono andata a Mergozzo a camminare e a nuotare ( ed è arrivato il dannato nuvolone di Fantozzi anche lì), incazzandosi e brontolando quando sono arrivata a casa alle otto – (perché la gente normale e le famiglie vere cenano alle sette- mai cenato alle sette in vita mia) ebbene aveva preparato la cena, per due. Lo ha anche fatto oggi che sono andata banalmente dal parrucchiere.

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Però dopo un pomeriggio di relax e di camminare e di acqua bella fresca, guardate che bella faccia rilassata ha la scrivente

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Torino Cool

Cool, nel senso di fresca. Sono andata su (poi spiego perché “su”) e ho tenuto la giacca praticamente tutto il giorno (alla mostra dei Preraffaelliti anche ben stretta perché faceva un freddo cane) Perché su: perché Torino è praticamente una città di montagna, come Innsbruck, con cui ha in effetti molte cose in comune. Una città di montagna ha le montagne tutte intorno e queste hanno avuto a che fare con la sua storia e il suo essere.
Ho camminato come una dannata, perché con la storia della ZTL bisogna stare molto attenti a dove si passa. Ho mollato la macchina nel primo buco vicino all’Istoreto. Ricordarsi che in corso Palestro al martedì c’è mercato. E poi fare tutta via Garibaldi, andare a comperare libri alla Paravia così non chiude, e rendersi conto che in quella parte vecchia della città, tra il duomo e la Consolata, ci sono piccoli scorci di città che sono ammirevoli, e potresti essere a Praga, Vienna, o persino a Innsbruck. Se non che incontri una signora già in età con un vestito a fiori blu e un cappello di paglia traforata e pensi che non c’è Milano che tenga, solo a Torino sanno ancora portare il cappello con tale eccentrica eleganza. A Torino, esiste una certa eleganza persino nella farragine di certe ragazzine

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