
Questa è, per così dire, l’alba di domenica. Cioè le dieci del mattino di una domenica dove i pii Innsbrüker vanno a messa alle dieci, e poi a mangiare con i nonni. Più o meno. Noi siamo partiti con l’incubo delle code (e pensare che avevo giurato a me stessa, mai più di domenica). Comunque i cartelli elettronici dell’A22 erano molto più apocalittici della realtà. Noi ci siamo fermati comunque a Termeno (Tramin), patria del Gewürtztraminer, dove nel nostro locale con pergolato e vista sui vigneti era in corso una festicciola a base di birra. Noi ci siamo mangiati i fingerli (già, col bel tempo di quest’estate, ci saranno in giro funghi grossi come case) annaffiati da un Gewürtz freschissimo, e poi ho domandato alla cameriera se potevo comperare due bottiglie di vino. Lei ci ha pensato un po’, poi ha detto che si poteva. A fine pasto ho ripetuto la richiesta all’altra ragazza (la figlia?) e lei (ingenuamente?) mi ha risposto, ah ma il produttore abita qui di fronte, nella casa rossa, lo vendono loro. Di domenica? Da queste parti il riposo della domenica è sacro. E invece no. Stavano tagliando i rami in eccesso di un eucalipto e c’era un enorme frastuono, ma una donna giovane non solo mi ha aperto, ma mi ha portato dalla mamma che mi ha venduto tutto il vino che ho voluto e me ne ha fatto assaggiare dell’altro. Così si è tornati a casa allegri e con il bagagliaio pieno. Come al solito. Ora la scuola è ricominciata, la casa è un campo di battaglia e io mi sento già oltrepassata dalle circostanze. E infatti due giorni fa sono scappata in valle Spinti .










