Errata

Ho scritto l’articolo di ieri sulla base di varie fonti televisive e online, ma stamattina ad una più approfondita lettura, devo fare qualche precisazione in più. Sono sei le persone rimaste sotto la valanga in valle Aurina, una è rimasta ferita ed altre per fortuna ne sono uscite da sole. Il pericolo di distacco era segnalato come 2, quindi in teoria ben al di sotto della soglia di pericolo, ma con temperature in aumento probabilmente la situazione era più fluida e il vento che ieri soffiava su quella parte del l’arco alpino può avere movimentato la neve. Non cambia l’assunto. Con un inverno come quello che sta passando, senza essere mai veramente arrivato, molte cose date per scontate devono essere assunte cum grano salis. Per la nostra ed altrui sicurezza. L’unica volta che quest’anno ho messo i piedi in neve, era talmente marcia che ho preferito tornare indietro,  perché ero su terreno sconosciuto, anche se in basso. (Non ne ho ancora parlato). Quindi boh, state attenti là fuori.

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Attenzione

Mentre continua l’ecatombe artistico musicale di quest’anno già particolarmente sfortunato, la notizia di oggi, anzi le notizie di oggi, sono  i seimila mi piace alla pagina Facebook del comune di Carcoforo, e la valanga in valle Aurina. Nel primo caso, mi fa particolarmente piacere . A me la Val Sermenza piace molto, piaceva molto anche a mamma, e Carcoforo eRima sono due magnifici paesini. Se hai bisogno di pace e tranquillità quello è il posto giusto. Anni fa c’erano sette o otto residenti fissi e il sindaco nemmeno stava in paese, adesso gli abitanti sono una quarantina, dieci dei quali sono bambini, e molti giovani sono tornati all’ombra del monte Tagliaferro per riprendere le attività di famiglia. È da un po’ che non riesco ad andarci ma chissà ( fascite permettendo – sì la maledetta è tornata).

In valle Aurina sono morte sette persone per una valanga staccatasi sotto la vedretta di Ries. I travolti non sono i soliti pirla venuti ad ogni costo dalla città, ma scialpinisti per lo più altoatesini. Ora , che mi vengano a dire che non avevano letto il bollettino della neve mi sembra strano. Ormai il pericolo valanghe è indicato anche nella più sgrausa  delle applicazioni meteo. Fare una gita del genere con un livello di allerta tre o quattro è un’idiozia bella e buona anche se hai la pala l’arva e l’air bag. Arrivare in tre o quattro gruppetti sulla medesima cresta può anche essere una fatalità, ma la verità purtroppo è che non dovevano essere lì.

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Buon Natale 

Sta nevicando e tuonando …

  

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Notizione 

La prima è di carattere locale : Lo svuotamento del lago del Moncenisio , che avviene, secondo la regolamentazione francese  , ogni dieci anni . L’ultima volta hanno usato un robot subacqueo. Questa volta la strada sarà chiusa alla Gran Scala e a quanto pare ci sarà tolleranza zero anche per gli escursionisti. Lunedì 29 a Lanslebourg ci sarà la presentazione delle iniziative turistiche che potranno sfruttare l’evento ( saranno visibili la strada Napoleonica e l’ospizio). Chez nous, zero. 

La seconda non è più una notizia, ormai. Ieri Simone Moro è arrivato in vetta al Nanga Parbat, realizzando la prima ascensione invernale della montagna e arrivando a quattro 8000 scalati in inverno, un altro record . Per lui la prima pagina della Gazza, e se la merita 

  

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Triste

Per una blogger che parla di montagna, non andare in montagna è un bell’handicap. E infatti , zero. Neanche una passeggiata sull’argine dopo essere andata a prendere le scatolette per il gatto. Ho avuto l’influenza. Di nuovo. Il giorno di carnevale con tutti i miei programmini fatti , vado dal meccanico a recuperare la mégane che dopo molto penare è tornata all’onore del mondo ( due persone, due auto , un gatto). In realtà c’è ancora del lavoro da fare, ma camminare cammina. E io che ho fatto la strada dal garage a via Righi sotto la pioggia e ho portato la macchina a casa. La sera sentivo freddino, poi ho cominciato a battere i denti, poi ho constatato di avere la febbre a più di trentotto. Vai di tachipirina. Il venerdì finalmente la febbre passa, il sabato sono sfebbrata, e decidiamo di non annullare la cena a Vercelli, che per altro abbiamo già rimandato due volte per varie ragioni ( tipo, lui è sempre in Svizzera, io sono sempre aTorino, oppure malata). Ovviamente prendiamo la mégane che è come andare con il freno a mano tirato ( gente, sarà poco ecologico, ma a me piacciono le auto veloci, avessi i soldi andrei a correre a Monza come faceva il Grande Longo), ma almeno non prendo freddo, scendo di casa salgo in auto, riscendo , risalgo,eccetera. Cena carinissima, a mezzanotte suggerisco di levare le tende. La mattina alle sei mi sveglio totalmente afona. Parolacce. Vado alla guardia medica, il medico di turno scuote la testa, e mi riempie di antibiotici (fermenti lattici gastroprotettore inalazioni che a onor del vero non ho fatto tantissimo). La voce è tornata giovedì, che il mercoledì ho dovuto andare a Torino mio malgrado perché se no buttavo via sei mesi di lavoro è una specializzazione quasi presa.

Ora dico io, ma i vari Confortola, Nardi, Meroi, Killian Jornet eccetera, secondo voi un malanno come la gente normale lo prendono mai? E vanno in montagna lo stesso?

  
(Foto Aosta Immagina)

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Immagina (parte seconda)

Prima di tutto, le foto. 

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Avevo promesso alle due signore che vendevano il ciondolo della Fiera in Piazza Chanoux che le avrei messe nel blog, tanto erano simpatiche e sorridenti e così faccio. Direi che sono un eccellente lasciapassare della Fiera (al di là del fatto che sempre secondo AostaSera ormai c’era più gente che al Family Day).

I fiori, che sono un’altra costante. Io li compro sempre (quando vado e come si vede non è poi così spesso – tra l’altro sono una delle cose più abbordabili in quanto a prezzo)

DSC00473DSC00466Questa scultura e altre che ho visto (non molte, ma in numero sufficiente) sono secondo me un buon segno: il fatto cioè che specie fra gli espositori più giovani, la scultura in legno esca dalla stretta del realismo folcloristico e si avventuri in qualcosa di nuovo

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Immagina

Dovevamo partire in tre, poi in due, poi alla fine sono andata da sola. Alla Foire , alla St.Ours. Approfittando dell’assemblea studentesca, ho preso ferie, ho nutrito la mia parte di #Family every day, come ogni brava moglie cattolica gli ho raccontato una gigantesca bugia bianca, e grazie alla Giulietta  ( e a un colpo di lato b) alle 15,30 ero già parcheggiata dietro la stazione. Ho fatto, un po’ per caso , un itinerario più lungo, cioè sono partita dall’inizio, dall’arco di Augusto, mentre di solito, arrivando al pomeriggio, iniziavo circa a metà, alla Porta Pretoria. Così strada facendo mi sono vista la fiera – fiera: le macchine agricole, la piadina, il diavolo del torrone e l’indiano che suona il piffero ( non manca mai). 

Sino alla Porta Pretoria il flusso era bi direzionale, perché via S.Anselmo è più larga. Il sito di AostaSera, il quotidiano online della Valle d’Aosta, stasera parlava trionfalisticamente di 161.000 presenze. Li avranno calcolati come i due milioni del Family day di Roma, ho paura. Impressionisticamente, anche nell’ultima parte del percorso , dopo piazza Chanoux, si cammi nava decentemente e ho potuto quasi sempre avvicinarmi agli espositori senza essere travolta da nessuno. Se si eccettuano le carrozzine. Allora, i bambini in carrozzina, lasciateli a casa, o metteteli in un marsupio, se proprio volete. Schiacciare i piedi alle gente con le ruote non fa bene a nessuno ( non è colpa dei bambini, ovvio, ma dei genitori bamba). La vera calca era in Piazza Chanoux e nel padiglione delle attività artigianali. Lì faceva davvero molto caldo. Alla fine, dato che mi ricordavo il vento gelido di cinque anni fa, mi  sono coperta troppo. Alle cinque e mezza quando sono venuta via c’erano ancora dieci gradi e non sono scesi sotto i nove gradi sino a casa. Non un alito di vento. Il vin brûlée era fine a se stesso, e , per dire, alle quattro mezza città era già discretamente ciucca. Delle persone parlerò domani, però oggi mi sono proprio divertita ( stessa sensazione dell’Expo, far parte di qualcosa, quella civiltà della montagna che è anche un po’ mia). Sul sito Della Regione tutte le informazioni. Questo è il manifesto di quest’anno

  

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Non so se sapete

Il titolo del post precedente era una citazione. No, non tiriamocela troppo. In realtà è un refuso, ma poi mi è venuto in mente Psmith e l’ho tenuto. Psmith ( la p ovviamente è muta) è il protagonista di tre tra i meno noti romanzi dell’assai prolifico Woodehouse: Mike, Psmith in banca e Psmith giornalista. Ho ereditato i primi due dal mio prozio farmacista. Il terzo l’ho scovato su una bancarella. Psmith è un flemmatico dandy che travolge senza fare un plissé le vite degli altri con l’unico scopo di lavorare il meno possibile, e giocare a cricket. Molto inglese. Peraltro , dopo averli letti ho capito finalmente come funzionava il cricket: avevo un professore a Cambridge che giocava, il malcapitato lo aveva detto in classe e ci aveva trovato ai bordi di Parker’s Pieces a fare tifo calcistico per la sua squadra ( lui lanciava). Così il lunedì anziché spiegarci letteratura – ci stava preparando a quel famoso CAE che bene o male dovrò rifare- ci aveva fatto lo schemone alla lavagna : bowler ( lui), batsman, fielders, wicketkeeper, runs, over e così via. I romanzi di Woodhouse parlano appunto di cricket, e a parte qualche attentato al buon senso in traduzione (sono degli anni Trenta e nessuno ha mai ovviamente pensato di ritradurli) sono deliziosi. Si definiscono per essere assolutamente non – italiani. Anche i miei amici Mishkalè sono assolutamente non italiani (il nesso logico è debolissimo): fanno musica klezmer, sono professori d’orchestra, il batterista è il nostro amico Luciano, uno degli spacciatori di musica del mio martirio, e per andarli a sentire dal vivo dopo i due dischi che Luciano mi ha regalato mi sono sobbarcata una trasferta a Cereseto (quella dopo era a Borgo San Dalmazzo che era nettamente più scomodo).  La temperatura esterna alla fine del concerto era ben sottozero però il panorama dalla piazza della chiesa decisamente incomparabile (vedi il Monviso in fondo a sinistra). Il concerto è stato magnifico, Francesco ha fatto finta di essere geloso (guarda che ci sarà sua moglie – non c’era) e Luciano contento che fossi andata a sentirli. Lo so doveva stare nella marmotta, ma va bene così

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PSfiga (sì, anche in inverno)

  
(Fonte: The Guardian)

Tre settimane fa circa il mio telefono ha iniziato a non funzionare, nel senso che io potevo sentire chi mi chiamava, ma chi mi chiamava non sentiva me. Ho cambiato telefono (cordless), perché quel genere di tecnologia ha la data di scadenza come la maionese, con il cordless nuovo (Motorola) uguale. Chiamo la Vodafone, prima segnalazione, niente. Seconda segnalazione, la signora esteuropea del call center dice ok la chiamo sul fisso e ovviamente si fa un’idea. Dieci giorni di discussioni infruttuose (internet in tutto questo tempo ha continuato a funzionare) e oggi mi arriva un modem nuovo di zecca. Passo un’oretta e mezza a installare il tutto (il primo che mi dice è facilissimo lo prendo a mazzate)
poi faccio la prova del nove, chiamo il cugino di Francesco, Alberto.
Niente. Mentre a me veniva, come avrebbe detto mia nonna quella più colta, un sacré nom ad Alberto viene in mente una genialata. Tiro fuori il vetusto telefono da tavolo di mia suocera, con ancora scritto SIP sul coperchio, lo attacco alla Vodafone Station, telefono, sbaglio numero, e una signora gentile mi dice no, guardi, ha sbagliato numero. E io grazie grazie, allora mi sente !!!, la signora avrà pensato che sono scema (o miracolata) e comunque siamo di nuovo connessi con il mondo. Attaccati ad un telefono fisso di trent’anni fa, ma connessi con il mondo. Il quesito, appunto, è: qualcuno sa spiegarmi che diavolo è successo? Al di là della carrettata di sfiga che mi porto appresso, ovviamente. Commento di mio marito (che non ha mosso un dito): dovevi chiedere prima ad Alberto
Considerato che, in un lasso di tempo relativamente breve, ci hanno lasciato David Bowie e Alan Rickman, a Itzak Rabin hanno fatto un bypass coronarico oggi, e la bicicletta mi ha lasciato…a piedi ( la caldaia, la macchina per il caffè, la mia vecchia automobile, la password della stampante a scuola) se mi facessi un sonno di bellezza  sino a Natale?

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Altrove

Di David Bowie, parlo altrove Bye bye Duke

Qui se continuo a vedere foto di neve ( due volte in montagna e neanche una goccia), mi torna la gastrite. Non che mi abbia lasciato del tutto, però.

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