Settimana bianca for dummies, anche gli accompagnatori non scianti hanno il loro perché.

Oggettivamente, sciare è pericoloso, anche se ti chiami Sofia Goggia. E l’infortunio è sempre in agguato. Per carità sino ad oggi non abbiamo avuto incidenti gravi, ma capitomboli sì ( diciamocelo, sulle piste ci sono gli Alpini del Settimo che fanno servizio di soccorso e sono anche bei ragazzoni – scherzo, sono gentilissimi ed efficienti) e oggi mi sono traformata in un distributore di ghiaccio…in un coadiuvante soccorritore…poi c’ è anche chi si becca l’influenza, chi ha mangiato troppo, chi ha bisogno del ghiaccio perché si è rifatta il menisco, ma questo rientra nell’ordine generale. Ciaspolare sulle montagne è molto meno stressante. Certo che se gli studenti sono tutti come i miei accompagnarli è quasi una pacchia ( quasi…), anche se i cuscini camminano,da soli, e i materassi spariscono…Lo so di questo dovrei scrivere anche la versione politicamente scorrettissima, ma ci tengo al mio lavoro, a meno che non aboliscano in tempi brevi la maledetta Fornero e io possa andare in pensione in tempi ragionevoli , cioè prima di morire. Per la febbre ho distribuito tachipirina, per gli altri the e pacche sulle spalle e il trafugatore di materassi è stato, adeguatamente, stigmatizzato.

Però tutti, non io che ero la cocca dei prof, ma tutti gli altri ad un certo punto della loro vita hanno trafugato materassi in gita scolastica e noi eravamo certamente meno compressi di loro e schiacciati dalle aspettative di famiglia e di tutti. Ora si debbono accompagnare anche se sono maggiorenni. Intanto la neve sta a guardare

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Settimana bianca for dummies, l’unico ciaspolato re del comprensorio

Stamattina (ieri sera in realtà), è arrivata la neve. L’itinerario su ciaspole che Gianni, il coordinatore dei maestri della Scuola di sci del Civetta, ieri mi ha suggerito, oggi era pieno di neve fresca e pressoché intonsa. Con la traccia da fare. A proposito, niente impronte, se non vecchissime, sia lì, sia ieri pomeriggio verso Palafavera. Devo essere l’unico ciaspolatore folle

Ma , sostanzialmente, sono felicissima di aver qualche momento fuori dalle piste ( non temete, non vengo meno alla vigilanza dei miei quindici- ormai li riconosco tutti: solo che non sciando non posso rincorrerli a piedi e sono affidati a me solo in particolari momenti. Questo perché non si sa mai chi ti può leggere. ) I maestri di sci qui sono davvero super e lo dice una che appunto non scia. Gentilissimi, efficienti , molto bravi. I principianti di ieri , oggi stavamo in piedi sugli sci senza cadere e senza aiuto ( e qui si vede l’utilità dell’accompagnatore non sciante).

Scrivere ora questo post in mezzo alla neve, il top . Come si dice, sempre meglio che lavorare.

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Settimana bianca for Dummies, dove siamo

Non poteva mancare la gatta zoldana

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Settimana bianca for dummies, la partenza


Eccoci qui, pneumatici controllati, alcooltest fatto – agli autisti – caricato tutte le valigie e le attrezzature , controllato gli studenti, indottrinati i medesimi a dovere, fatto il censimento di attrezzature da affittare e armadietti da richiedere, e siamo partiti, con solo una mezz’ora di ritardo rispetto all’orario previsto, e comunque non ad un’ora così antelucana da impedirci di votare. Il viaggio è lungo e solo alla fine l’adrenalina si fa sentire , e alle 11 un gruppetto di disgraziati giocava a calcetto in corridoio. Si sono presi un mega cazziatone e ora tutto tace. Fuori.

Ingredienti: un docente accompagnatore non sciante, studenti 15 che ha incontrato per la prima volta stamattina, il monte Pelmo sotto la cui ombra andiamo (vanno) a sciare, un delizioso paesino a 1600 m. con tanta neve e zero mondanità. Speriamo di sopravvivere.

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Prossimamente

Prossimamente, guida per dummies alla settimana bianca… stay tuned. Naturalmente se sopravvivo io (l’accompagnatrice non sciante)

Se c’è la neve in Val di Zoldo non fa danno a nessuno

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Ho incontrato Marcel Hirscher e non l’ho riconosciuto ( di uomini e superuomini)

Ecco qui, Adam Ondra che ha presentato ieri a Riva del Garda il film sul suo 9c, perchè o qui o a Brno, dice. Cioè casa sua e il suo luogo del cuore. La foto ovviamente viene dall’Alpine Messe di Innsbruck di novembre, dove lui gentilissimo e disponibile ha fatto un pubblico da rockstar. Lui lo conoscevo, o meglio ero andata sin lassù per conoscerlo. Quest’estate , mentre me ne andavo in giro per il Tirolo con Luisa, abbiamo incontrato un tipo che si allenava con gli ski roller. Niente di trascendentale, al Piccolo San Bernardo avevo incontrato la squadra dell’Esercito che faceva la stessa cosa, senza che nessuno importunasse nessuno. Il tipo con la barba aveva un’ aria vagamente familiare e che non fosse uno convinto, ma un atleta top era evidente ad occhio nudo, io da dov’era lo vedevo di profilo, Luisa gli ha fatto una foto, poi sono arrivati due bambinetti con la mamma, e un telefono e lui ha fatto un selfie, ha sorriso e poi ha telato a velocità supersonica, ribadendo in noi il concetto che stessimo davanti a una star e non avessimo la più pallida idea di chi fosse. Ora c’è l’ho anzi l’ho scoperto iniziando a guardare la coppa del mondo di sci. Avevo davanti Marcel Hirscher e non lo sapevo. Francesco…no per certe cose era peggio di me. La sera che a Veruno ha incontrato il suo idolo Sonia Kristina, simpatica signora inglese con cui stavo chiacchierando da mezz’ora in attesa che finisse il diluvio universale ( un ‘icona del prog che negli anni Settanta spesso finiva i concerti a seno nudo di cui ovviamente tutto ignoravo prima che Francesco mi facesse ascoltare la sua voce spettacolare), e insomma glie l’avevo portata davanti perché la sua leggendaria chutzpa, grazie Erica Jong, una volta tanto l’aveva lasciato a piedi e senza parole.

Questo pippone per parlare delle Olimpiadi invernali in Corea, che ho visto sempre in differita, quando il resto dei nottambuli sapeva già come era andata a finire. Bene ma non benissimo, per usare una frase di moda. Oddio nemmeno Marcel ha vinto tutto ( bene ma non benissimo, del resto le cinque, sei Coppe del mondo che si è vinto in questi anni le ho recuperate un mese fa), nemmeno la Vonn, che non ha vinto niente. Noi però siamo un paese alpino, quando ce ne ricordiamo, e dovremmo avere un piano, come la Norvegia, l’Austria, il Canada. L’avevamo, dicono. Le ragazze in larga parte ci sono state, ma una Ledecka cioè una con la preparazione atletica e la testa per vincere in due diverse specialità, no non ce l’abbiamo. O se l’abbiamo ci regge una gara. Vogliamo una squadra di Fontana. Che la testa c’è l’ha. Se no che paghiamo le tasse a fare.

Ps. Mi dicono che la squadra di hockey femminile degli Usa che ha vinto la medaglia d’oro abbia chiesto più soldi. Alla Federazione. Chapeau.

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Provenza sotto la neve

Dall’alto, la Fondation Maeght e il villaggio di Saint Paul de Vence. Una cosa mi ha particolarmente colpito, oltre i Giacometti, Calder, Mirò, Braque, Chagall, Bonnard, Léger, è stata l’atmosfera da pellegrinaggio che si respirava nelle sale. Anche i bambini (c’erano) erano silenziosi e compresi, davanti a una bellezza che sembra incomprensibile. Ho amato soprattutto i mobili di Calder – ricordo una bellissima mostra a Torino un milione di anni fa – le facce, i disegni, le sculture stilizzate. Un tempio. Che ospita una collezione straordinaria integrata in un edificio che armonizza opere d’arte, scultura, architettura, natura.

Informazioni pratiche. In inverno la fondazione è aperta dalle 10 alle 18; alle 19 in estate. Prezzo del biglietto intero, 15€, più altri cinque per il permesso di fotografare (senza il quale non si può fotografare nemmeno il giardino con le statue).

Sai t Paul de Vence è un delizioso paese medievale fortificato da Francesco I, dove nel corso degli anni hanno vissuto prima gli artisti amici dei Maeght ( che sono sepolti nel piccolo cimitero insieme a Chagall), poi gli attori del cinema (Montand, Signoret, Lino Ventura). Bisogna immaginarlo al tramonto, tinto di rosa e con il mare sullo sfondo. Oggi nevicava. E mi dicono che il clima invernale ( veramente invernale) non è poi così raro. Passeggiare tra le strette stradine medievali ( ma Folon stava lavorando alla cappella dei Penitents Blancs) è estremamente piacevole. È un invito , a passeggiare. A non avere fretta. Peccato che il maltempo mi stia perseguitando E fortunatamente mi sono portata vestiti da montagna per venire al mare.

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Gallo, gallina…pollo?

Come avevo suggerito qualche tempo fa, il mio netto miglioramento coté salute al ritorno al mare lo scorso anno mi ha fatto pensare qualche giorno au bord de mer. Intanto il cielo può essere #blutrail ovunque, e io ricordavo con mia mamma poi e i miei genitori prima (molto prima) tante belle camminate. D’altro canto, tutto questo mare in inverno, tra Rapallo, Chiavari e Sanremo, che faceva bene a me, non poteva finire senza qualche camminata in alto…anche perché era già un problema portare mio padre al mare in qualunque stagione. A Rapallo d’estate, con il solleone, eravamo probabilmente gli unici a scapicollarci nei boschi sino al santuario di Montallegro, dove peraltro ci si andava in funivia, oppure in autobus, in macchina o magari in bici senza morire (no, in bici forse si moriva anche di più). Comunque mi sono trovata un residence a Mentone, ho fatto bagagli assortiti ( una pentola, cibo, vestiti, macchine fotografiche), ho sistemato i gatti, che due giorni fa facevano il diavolo a quattro e stamattina hanno mangiato a crepapelle, e sono partita non prestissimo ( ci tento sempre ma mai che ci riesca). A Masone era grigio, a Ventimiglia nevicava. Non scherzo. Nel giro di un chilometro la temperatura è precipitata da tredici a sei gradi, il cielo era nero, nella val Roya c’era la neve, e nevischiava, misto a pioggia, probabilmente nemmeno è arrivata al suolo, ma sul mio parabrezza si schiantava che era una bellezza. E tirava un ventone.

Ventone che c’era anche a Mentone, e la temperatura non arrivava a otto gradi. Sono riuscita ad aprire la cassaforte per impadronirmi della chiave del mio monolocale. E già questo è stato un successo, considerato che le mie esperienze con cassaforti serrature e affini non sono state felicissime. Dopo un rapido giro in città- semideserta- sono andata al monastero dell’Annonciade, a qualche chilometro dal centro. Non so se era il mistral, ma portava via l’ombrello e anche me. Addio camminata. Ma il monastero è in una posizione meravigliosa e la vista è favolosa.

La costruzione delle statue di agrumi della fête du Citron è in pieno svolgimento e li vedo dalle mie finestre. Animali esotici. Bollywood. Il primo si capisce, il secondo che sarà?

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Anche no

Leggo su La Stampa di ieri che qualcuno ( le associazioni dei commercianti di Aosta) vorrebbero spostare la Fiera di Sant’Orso nei week end – come sempre, del resto, quando le date del 30 e del 31 gennaio cadono a metà settimana. Perché, ovviamente, il numero dei visitatori cala. Io stessa, per diversi anni, ho dovuto rinunciare per impegni di lavoro non negoziabili ( ossia le valutazioni di fine quadrimestre) e solo da due anni a questa parte, avendo cambiato Istituto, non ho più questo problema . Lo so anch’io che nei week end la folla è tale che si cammina a mala pena – e si riesce a malapena a vedere il lavoro degli artigiani che invece dovrebbero essere il fulcro del l’avvenimento. Quindi no. Per favore lasciate la Fiera lì dov’è, adamantinamente gli ultimi due giorni di gennaio, come da secoli. Non per restare ostinatamente ancorati al passato, ma perché qui la coerenza paga in termini di pubblicità, di riconoscimenti ( L’ UNESCO tanto vituperato e talvolta inutile se non dannoso qui però può dare un riconoscimento in termini di visibilità. Piuttosto, per attirare i visitatori, si potrebbe pensare ad una tariffa autostradale speciale per la Fiera…perchè quello sì, è un furto legalizzato e se c’è una cosa che fa da deterrente sono proprio quei costi. Io stessa, non avendo urgenze particolari al ritorno, e nemmeno le aveva il mio compagno di viaggio, ho preso la statale al ritorno, statale che non avevo più percorso da anni. Perché il prezzo non valeva quella mezz’ora in più di viaggio in un tramonto rosato assai piacevole .

Come si può vedere anche dalla foto.

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Dopo la Fiera

un po’ di colore alla fiera di Sant’orso di quest’anno. Il simpatico signore di Arnad -Le-Vieux, produttore di lardo sopraffino e altre prelibatezze potete recuperarlo su Raiplay, la puntata di oggi di Linea Verde. Nel padiglione gastronomico, a cui quest’anno ho dedicato più tempo del solito, perché sono andata con il cugino piacione che voleva fare incetta di formaggi per la sua girolle, lo stand del lardo è stato teatro di una delle nostre migliori figure (Ma questa bella signora è sua figlia? ehm no, ma la signora è stata lusingatissima lo stesso, e no, non era nemmeno la moglie). Sulla bocca di tutti, la domanda: ma trentamila visitatori in meno?, o solo trentamila? cosa dice aostasera.it? Il mistero, questa volta, è rimasto tale, almeno per me. Impressionisticamente, mi pareva che le strade fossero leggermente più libere rispetto allo scorso anno, ma il senso unico probabilmente facilitava il cammino. Il mio amico Rudi Mehr di Gressoney, questa volta, aveva portato il tornio, così almeno il turista medio si renderà conto che una ciotola è una ciotola, e non si ripete .

Io ho comperato un tagliere nuovo, e non ho ceduto alla tentazione di comperare altri oggetti che pur mi piacevano, per non essere sommerso dal kipple che sempre più si moltiplica.

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