Don’t try this at home

Per una strana coincidenza nell’arco di due giorni ho visto due film di arrampicata, già di per sè  una cosa curiosa, perché al di fuori dei circuiti specializzati è praticamente impossibile. La scorsa settimana, mentre ero già in modalità cena- gatto- libro mentre il cugino piacione mi enumerava i film del tutto ininteressanti in programmazione alla locale multisala,  termina dicendo ah e poi c’è questo “evento speciale” Free Solo (pronunciato come scritto). E io, che già ero pronta per il letto dopo una giornatona lavorativa, sono saltata su, pensando “ma quando mi ricapita?” Mangio, mi vesto, esco. A quel punto il cugino piacione (cui, va detto, di Alex Honnold, del free solo e di Yosemite tutti insieme non potrebbe fregare di meno, il tutto per di più in un film sottotitolato che per lui è anche più faticoso seguire) dice no no ti accompagno. Ora, a me non piace andare al cinema da sola, ma a vedere un documentario di freeclimbing, chi potevo trovare, se non degli altri disperati come me? In ogni caso, andiamo, paghiamo (un’esagerazione: la ragazza alla cassa che ci conosce per habituè si è pure scusata)  e ci sediamo giusto in tempo. Ora, la cena del cugino piacione mi ha disturbato tutta la sera, e temo abbia disturbato anche coloro seduti in loco viciniore: siccome notoriamente nella piana circolano orde di vampiri inferociti, la sua cena deve essere stata una testa d’aglio vecchia con qualche foglia di lattughino. Mentre lottavo con le zaffate di nausea cercavo di ragionare sulle immagini che vedevo. Ovviamente non ho intenzione di pontificare sulla sua scelta di vita  (considerato che mi imbragherei per cambiare le lampadine al lampadario):  diciamo che mi sentivo molto vicino ad uno degli operatori che da terra diceva aagh mai più.  Eppure in tutto il film non hai mai l’impressione della vertigine che una scelta del genere comporta, piuttosto è suggerita; nel film abbondano primi piani delle mani di Honnold che si infilano in buchetti inconcepibili. Quello che viene reso esplicito è la preparazione atletica e psicofisica dietro alla prodezza, il lavoro di potenziamento fisico e mentale, la preparazione. Honnold impara letteralmente a memoria la parete, salendo più volte con Tommy Caldwell che la conosce a menadito. Poi, certo, possiamo fare tutte le considerazioni che vogliamo sull’alpinismo contemporaneo che viene per così dire fatto per essere trasmesso (e se anche fosse caduto, gli operatori con lui in parete con macchine e droni avrebbero filmanto lo stesso). Cinematograficamente bello, ma come dire, e anche questo è abbastanza paradossale, molto vecchio stile. Da un’impresa del genere mi sarei aspettata qualcosa di più visivamente interessante (o adrenalinico).

Il giorno successivo, girovagando sulla benemerita Netflix, mi imbatto nel film di Tommy Caldwell The Dawn Wall. Stesso posto, stessa parete, ma Caldwell ha liberato il versante orientale, il primo ad illuminarsi all’alba.  Ha scalato come Honnold, solo con le mani, ma legato, e già non è una cosa delle più semplici, con un compagno molto esperto in bouldering (per noi, sassismo) ma non in free climbing  e in più portandosi dietro una eredità pesante (un matrimonio fallito, un episodio traumatico in Kirghizistan). Caldwell è una figura sicuramente più interessante e a tutto tondo, anche nel gestire il circo mediatico che inevitabilmente avvolge i due scalatori rimasti in parete per tre settimane in inverno con i cronisti che facevano in tv commenti a caso. Honnold, con tutto il rispetto per la sua abilità tecnica e la sua freddezza…beh dà l’impressione di aver qualche difficoltà in più a relazionarsi con il mondo. (Magari ora, con il successo, la paternità, l’Oscar si sarà rilassato…)

In più, ho trovato The Dawn Wall decisamente più appassionante sul piano narrativo (oltre che molto più comoda la visione…). In ogni caso, meglio non ripetere a casa (anche la cena a base d’aglio)

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Il village perché

Una delle cose che i francesi sanno indiscutibilmente fare meglio di noi è valorizzare. Hai una pietra? Diventa un monumento. L’esempio che faccio sempre è Alesia, la città di Vercingetorige, visitata da scolaresche festanti, che non vanno a Barcellona o a Llret de Mar, ma a vedere una fila di pietre.

In più, sanno sfruttare il pittoresco come non mai (come da noi san fare giusto i toscani)

Questi sono Gorbio (in alto), e Sant’Agnès. Sono vicini a Mentone, variamente collegati grazie al Gr5 francese, trasudano pittoresco provenzale da ogni parte, e hanno la vista montagna mare a perdita d’occhio. Hanno la storia ( a Sant’Agnès un forte della linea Maginot con le opere in caverna) la piazzetta con il bar e la fontana e l’acciottolato (a Gorbio anche un albero centenario) e mettono felicemente alla prova le ginocchia di chiunque con i gradini sconnessi e dal passo troppo lungo. Però puoi fare delle meravigliose passeggiate in mezzo agli ulivi. O incontrare il gemello doppelganger di Cinorosino che entra in chiesa (a miagolare le sue preghierine ).

Ci si arriva in entrambi i casi per due meravigliose strade panoramiche che hanno un’altra cose in comune, anche questa tutta francese, la totale indifferenza verso la manutenzione (leggi guardrail inesistenti, paracarri sbreccati, buchi da fare invidia alla Raggi, impossibilità per due auto di media cilindrata di affiancarsi – scordatevi il suv o imparate a guidarlo).

D’estate saranno di sicuro roventi. Ma almeno l’aria è buona.

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Ritorno a Meugliano

Facendo una rapida ricerca all’interno del blog, prima di mettermi al lavoro, mi sono resa conto che l’ultima volta che sono andata a Meugliano è stato nell’estate del 2016. Sì, perché dopo l’inverno del Grande Acciacco – che non è ancora passato – dato che l’ultimo strappo continua a ripresentarsi, non ho veramente più camminato ( camminato, non passeggiato o vagabondato, che sono cose bellissime ma diverse).

Così ci ho provato. E naturalmente, se non sai se la macchina si rimetterà in moto non ti iscrivi al gran Premio di Montecarlo, ma fai un giro dietro casa. Appunto. Quello che mi ci voleva, era una bella passeggiata in saliscendi sul sentiero naturalistico ( alto e basso) in modo da saggiare l’insieme dei miei acciacchi. Niente da fare , sono sempre lì. Però è sempre molto piacevole rimirare il panorama della Valchiusella, e anche i rospi, che amoreggiavano nell’acqua limpidissima. Dovrei scrivere un post in inglese sulle meraviglie nascoste di una morena glaciale di milioni di anni fa, ma sinceramente non ne ho voglia. Un ecosistema così piccolo, che dipende dalla pioggia e anche dalla benevolenza dei visitatori, non reggerebbe all’impatto di un turismo maggiore. Anziché parlare, vi lascio qualche fotografia.

La storia dei rospi, se non l’avete mai letta, la trovatein questo vecchio post

Nella foto in alto si vede lo sbocco del sentiero naturalistico che circonda il piccolo lago glaciale

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Notizie- che ci siamo persi

1 – Inconcepibile . Sul solito gognablog ora sherpa. Credevo che sciocchezze del genere fossero più comuni sulle Alpi occidentali, che da troppo tempo si riempiono la bocca con lo sci e il turismo, ma devo ricredermi. No, niente spoiler, cari trenta lettori leggete l’articolo originale. Oltretutto i mutamenti climatici rendono lo sviluppo dello sci come divertimento di massa del tutto separato dalla presenza o meno della neve. Lo si può praticare in piazza Garibaldi come a Dubai. Basta avere i cannoni con cui sparare la neve. Persino una storica gran fondo come la Marcialonga non era che una striscia bianca in mezzo al verde. Ci sono molti modi per fare turismo sensibile, responsabile, ecologico, e diffuso, che non sia costruire obbrobri in quota – ce ne sono già abbastanza – o fare atterrare elicotteri sulle piste da sci.

2. Parlare di montane assassine, ma dopo Elisabeth e Tomek lo scorso anno, il Nanga Parbat ci tiene con il fiato sospeso anche quest’anno, a noi alpinisti da tastiera. Seguo Daniele Nardi da parecchi anni, insieme ad altri sportivi, e all’inizio non mi ha destato particolare preoccupazione sapere che lui e Tom Ballard non avevano comunicato con il campo base. Ma ormai, nonostante le ricerche e i droni e l’aiuto di altri come Alex Txikon, le speranze che siano al riparo da qualche parte è sempre più fioca.

Intanto i russi stanno salendo bene … sulla stessa montagna da cui la madre di Tom Ballard, il compagno di scalata di Nardi, non è più discesa (Tom è il figlio di Alison Hargraves, e la cosa più strana è che io ho ascoltato anni fa una conferenza sua e di suo padre, a proposito di Alison. Tom era praticamente un ragazzo, e io in questi giorni non fatto Il collegamento. O le mie sinapsi sono particolarmente affaticate o non ci sto più con la testa…

(foto da Internet – la parte cancellata, anni fa recitava tal quale “The killer mountain”)

Ex post. Non ho più aggiornato il post. Come è andata a finire lo avete letto probabilmente sui giornali specializzati e non. A me Daniele Nardi stava simpatico e lo seguivo da parecchio. Mi dispiace. Chi fa quelle cose lo mette in conto. Agli altri conviene accettare (vale anche per Lama – che ho intravisto il primo anno di Alpinmesse – Auer ecc)

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Fiesta!

Ecco qualche immagine della sfilata di oggi, farfalle, insettoni, unicorni, fate, Poseidone con i cavallucci marini ( d’altro canto siamo di fronte al mar Mediterraneo) e anche la strega che vola che già si trova all’ingresso della mostra. Devo dire che è stato un bel pomeriggio – lo dice una che ha sempre fuggito i carri carnevaleschi del natio Mandrognistan, anche quando i carri suddetti passavano sotto le sue finestre. A differenza di Nizza ieri – e Mandrognistan Ville sempre – il livello dei decibel era più che sopportabile, e c’erano gruppi che danzavano, suonavano, facevano evoluzioni acrobatiche. I bambini erano felicissimi.

Misure di sicurezza strettissime anche qui. Uno dei momenti migliori – io ero ad uno dei varchi all’angolo di Avenue Edouard VII – è stato quando un piccolo terrorista biondo di un paio d’anni circa si è scagliato contro la moto a di una coppia di poliziotti che stavano per la verità abbastanza pigramente a sorvegliare. È stato preso al volo, messo sulla moto a cavalcioni, e gli ha pure acceso il giroscopio per farlo divertire. Foto, selfie, applausi . I poliziotti li vorremmo sempre così.

O quando, a varchi ormai aperti e pacifica invasione del pubblico, ho incrociato una signora vestita da odalisca da capo a piedi. Che tirava coriandoli a un’altra donna che non ho visto in faccia. Se non aveva ottant’anni , ne aveva settantacinque ( e l’altra poteva essere a piacere figlia nipote badante). Che bello. Le donne di Mentone hanno davvero un certo non so che ( non come le parigine, che come certe ragazze di mia conoscenza, ce l’hanno solo loro), libertà, sole, atmosfera – anche se il mugugno mentonese pare esista, e sia ben documentato.

Comunque, se abitate bord de mer, intorno al Casinò, intorno ad Avenue Carnot, siete privilegiati. Ve lo potete guardare tranquillamente dalla finestra e riempire il pubblico di coriandoli e schiuma ( altro ottuagenario da un piano nobile – anche se di palazzone residenziale anno Settanta…)

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Arance, limoni o fiori, basta che sia Carnevale.

Domani, persino nel natio Mandrognistan Ville ci sarà una sfilata di carri carnascialeschi, che essendo una cosa serissima ha fatto litigare mezza città con l’altra mezza . L’anniversario della morte di Eco è trascorso invece in un concorde assordante silenzio – almeno non abbiamo tradito i suoi desideri testamentari.

Comunque, avevo due programmi da vivere con amici, e sono andati tutti e due a rotoli ( e il malorino che ha messo fuori combattimento – per poco – lo zio Giulio, ha fatto preoccupare me e Luisa. Alla fine ho fatto da sola quello che avevamo programmato in due, ossia il carnevale in Costa Azzurra.

La fête du Citron di Mentone è uno dei miei must da anni. Pagando il biglietto, dato che non ricordavo assolutamente il prezzo, mi sono detta che deve essere davvero tanto che non ci vado. Il tema di quest’anno sono le favole e i mondi fantastici. Il drago con le orecchie che scricchiolano ( o meglio, scricchiolavano venerdì, il giorno dopo l’inaugurazione) è bellissimo

Domenica ci sarà la sfilata dei carri ( sono parcheggiati in fondo alla passeggiata e ci sono draghi anche lì).

A Nizza, invece, oltre alla sfilata dei carri – che quest’anno festeggiano il centenario degli studi Victorine, c’è la battaglia dei fiori. Tutto il centro era chiuso e inaccessibile e bisogna lasciare l’auto abbastanza lontano. Al MOMAC nel mio caso – che costa comunque quanto a Mandrognistan Ville in centro, due euro circa l’ora. Il tutto si svolge nella parte bassa della pro e adesso du Paillon , in place Massena, sulla Promenade des Anglais. Attenzione è chiusa anche la spiaggia. A vedere la folla, direi quasi che la ratio era un poliziotto / un turista. I CRS, non i paciosi gendarmi locali, e l’esercito

Commenti dei locali, non del tutto positivi – niente stimola la sincerità del prossimo quanto lo stare in coda, a piedi – da quello che ho visto infatti barriere e transenne non vengono rimosse dopo la fine della sfilata. Restano lì. Il sabato e la domenica ci sono due spettacoli, ma si ripeteranno martedì 26, giovedì 28 e sabato due marzo : trovate tutte le informazioni Sul sito del carnevale di Nizza che è il più importante di Francia e, come recita il sito, uno dei più importanti al mondo. Ma loro mugugnano. Il mugugno genovese arriva ben oltre il confine, d’altro canto centocinquanta anni fa era in Italia ( accidenti Cavour, era meglio tenerci Nizza e la Savoia, mi sa) Per Mentone, anche la Fête du Citron ha il suo Sito

A Mentone c’è ancora una sfilata in notturna il 28, e i due corsi di domenica 24 e il 3 marzo.

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TOF!

E così siamo andate a Parma. E’ stata complessivamente una bella esperienza, anche molto divertente, anche se dai risultati non omogenei. Lo stesso amministratore delegato, nel comunicato stampa finale, ha rimarcato la lieve flessione nel numero dei visitatori rispetto allo scorso anno (un più che rispettabile risultato di 30000 visitatori  per tre giorni, in ogni caso).

Vediamo il positivo, innanzi tutto. Arrivarci è facile e ben segnalato, anche ( e proprio perché) dal casello la direzione non è proprio immediata. Se non ci siamo perse nemmeno una volta, vuol dire che il comune di Parma ha fatto il suo dovere. Accredito stampa rapido ed efficiente, fornito anche di parcheggio gratuito (Innsbruck dovrebbe davvero pensarci… ad aumentare i posti auto a disposizione di espositori e stampa – questi ultimi sono pari a zero); molti bar, ristoranti – ci mancherebbe – buoni e poco cari, bagni di specchiata pulizia, e anche luoghi in cui riposarsi. Espositori estremamente gentili ed entusiasti, con una menzione particolare all’assessora di un piccolo Comune del parco del Pollino, non solo perché Matera è capitale europea della cultura, ma perchè innamorata del suo territorio. Lo stesso per la zona di Volterra e Cecina. Non ero mai salita su un camper prima d’ora… lo so c’è sempre una prima volta e grazie a Luisa mi è quasi venuto voglia di comperarmene uno (va detto, aveva una competenza fin maggiore di quella di alcuni venditori)… se sopravvivo all’attacco di claustrofobia che quasi immediatamente mi prendeva entrando.

In negativo…  E’ uno dei pochi eventi business to client del settore, quindi mi sarei aspettata una maggior presenza di operatori turistici istituzionali, che hanno tutto l’interesse per favorire un turismo di questo tipo, accessibile e di moderato impatto ambientale. A parte il mio territorio, tristemente assente dallo stand del Piemonte,  pur molto ampio e ben fornito, molte regioni erano davvero in ordine sparso. Poco della Lombardia (solo la val Camonica) assente la Liguria e gran parte del Sud. Grande spazio, naturalmente all’Emilia, e alla zona di Parma. E poi… un po’ troppi piccoli espositori (tipo il venditore di coltelli, per intenderci), che in un evento del genere un po’ stonano

Poi, per carità io adoro guardare i ragazzini che arrampicano e /o corrono in bicicletta, specie se ragazze, perché so quanto sia difficile per il ciclismo femminile emergere a livello professionistico, nonostante il fatto che in Italia ci sono /siano state campionesse che hanno vinto veramente tutto. La mia ex studentessa Gaia Tortolina, professionista da due anni, ha dovuto cercarsi una squadra belga per poter emergere.

Insomma, un evento che può ancora crescere molto (e  ci spero davvero, perché ho tutte le intenzioni di tornare il prossimo anno)

tof (English Version)

 

Davide Cassani in canoa (foto Fiere di Parma)

la motociclettta di Don Camillo (foto Marisa Cristini)

 

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Outdoor

Questo week end, ancora monco causa scatolini che si moltiplicano (se li chiamo scatolini forse sembra meno devastante doverli sistemare) mi porta però ad un evento che mi sembra molto interessante, specie in vista della scelta delle mie prossime vacanze estive: il TOF-Travel Outdoor Fest 2019 di Parma, che si è inaugurato oggi. Nelle parole dell’Amministratore Delegato di Fiere di Parma, Antonio Cellie, ” Il turismo outdoor deve essere soprattutto accessibile. Il segreto di questa Fiera è proprio l’accessibilità. Noi dobbiamo rendere accessibili le nostre  destinazioni. Per farlo bisogna utilizzare dei mezzi leggeri come sono i camper ed i caravan. Per renderle fruibile è necessario attrezzarsi con buone bici, buone scarpe ed anche delle buone mazze da golf. Fiere di Parma ha fatto uno sforzo di investimento unendo più discipline per far capire come e quanto può essere varia e attiva un’esperienza turistica. Ora tocca al settore organizzarsi. Esiste una fascia intermedia di sportivi non agonisti, anche all’estero, che vorrebbero fare del turismo esperienziale e outdoor in Italia ma non sempre trovano la giusta offerta. Questa Fiera è il momento di formazione permanente e di organizzazione dell’offerta. Perché senza offerta non ci può essere domanda e mercato”.

E oggi c’era Francesco Moser, che è sempre stato uno dei miei idoli sportivi. Come ho scoperto questa manifestazione? Da Luisa, of course, il cui compagno è (era?) un appassionato camperista. È stata lei a insistere perché ci andassimo, sostenendo che, anche negli anni precedenti, uno dei focus era proprio l’escursionismo e il trekking. Così domenica si fa due passi a Parma… e il prossimo week end lo dedicherò alle risaie e all’amicizia ( a ben guardare anche questo…all’amicizia ovviamente) Vi racconterò, stay tuned

Come vi dicevo, Moser e il suo gregario ( foto Fiere di Parma).

(articolo in collaborazione)

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Nuntio vobis

Ho finito il trasloco infinito. O meglio, lo finirò domani. ( per chi legge sarà già oggi). Finirò di smontare gli scatoloni probabilmente a Natale. Del 2019. Ora posso prendere finalmente appuntamento con un osteopata e sperare di risistemare il mio stiramento in modo da non vedere le stelle, i pianeti e tutti i santi ogni volta che mi rigiro nel letto ( sempre per colpa del rectus abdominis inferiore) Così forse posso tornare in montagna con le racchette, perché essere in grado di compiere una torsione senza svenire e senza imbottirmi di toradol è meglio.

Non vuol dire che si rimanga con le mani e piedi in mano ( ma exploit come quello della scorsa settimana non li ripeterò per un po’). Domenica scorsa, approfittando della prima domenica del mese e dei musei gratuiti, abbiamo esplorato un paio d’angolo poco conosciuti di Milano. O forse poco conosciuti a me, che ignoravo che a Milano di fosse un civico Acquario al parco Sempione, in una splendida villa Liberty unico edificio rimasto dei padiglioni dell’esposizione universale del 1900. Io adoro il Liberty ed ero praticamente in estasi ( anche in orgasmo olfattivo da ciambellone del vicino luna park). In ogni caso la coda di padri madri bambini giargiani, extracomunitari e turisti in attesa di entrare aggratis per vedere i pesci era lunga tutto foro Bonaparte. Avevamo ovviamente un piano B, perché non eravamo del tutto certi di riuscire a smaltire la coda prima dell’ultimo ingresso alle 17. Non avrei voluto essere nei panni dei due impiegati che ad un certo punto hanno risolutamente tagliato la coda dicendo: questi sono gli ultimi. E ci è andata di, beh lo sapete. Siamo stati l’ultimo gruppo a entrare. E oltretutto ne valeva davvero la pena, perché ricostruire tutti i tipi di ambiente acquatico tipico del nord: laghi, fiumi, paludi, laghi di montagna, e un piccolo assaggio di Mediterraneo . Niente di paragonabile a quello di Genova, ma perfetto e a misura di bambino – quelli che c’erano si divertivano rumorosamente. E ripeto la villa valeva da sola l’attesa. Dopo esserci rifocillati nel nostro bar, ossia il Caffè del Piccolo, nello splendido chiostro rinascimentale del Piccolo Teatro Grassi, poi poiché una chiesa non può mancare mai, ho trascinato il mio plotoncino in via San Nicolao, dove nella omonima chiesetta neoclassica si trova la statua di Sant’Espedito. Pare che conceda grazie in modo molto veloce, un altro Santo degli impossibili. Non si so mai, un miracolo può sempre servire .

Prima i miracoli

Poi i pesci
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Neve, ancora

Ieri ho fatto una cosa che nemmeno a trent’anni- e oggi infatti il mio muscolo stirato mi dava fastidio, ma anche lì, sarà una faccenda lunga. Ho fatto un tour del norditalia, che nemmeno la ventiquattrore di Le Mans, il tutto, naturalmente il giorno della Grande Nevicata.

Tappa numero 1 Milano Ticinese. Firma. Di cosa, venticinque lettori, lo saprete a suo tempo, ma tranquillizzatevi, non mi renderà ricca. Famosa, magari. Il tutto è durato talmente poco che la maggior parte della faccenda è stato l’andare e venire dal parcheggio di San Donato.

Tappa numero 2. Firmato il contratto (in realtà consegnato il contratto già firmato) e ridiscesa in viale Monte Nero, ho detto alla mia amica, che mi aveva aspettato in caffè di vicino, “E se andassimo ad Aosta?” – dove ancora e sino alle 19 si srotolava la millenaria Fiera di Sant’Orso “Sìiiii”. D’accordo, lei è peggio di me. Ci è andata bene che non essendo ancora l’ora di punta, non ci siamo impantanate nella mefitica tangenziale nord e in un paio d’ore, alla massima velocità che ricavo dalla Vecchia Megane con le gomme da neve, ci siamo parcheggiate all’inizio di Viale Battaglione Aosta, con ancora un’ora e mezza circa per fare un giro tra le bancarelle. In realtà, avevo già i miei agenti segreti che avevano scoperto tutto quello che c’era da scoprire (la Betta e suo marito c’erano stati il giorno prima, ma per qualche ragione non riusciamo mai ad andare insieme – in realtà perché i turni di Gianmarco non coincidono con i miei). Lo ammetto, io preferisco i giorni feriali…Lo so ai commercianti di Aosta piace di più il week end, ma noi che passeggiamo, vuoi mettere la libertà di passeggiare in libertà tra i banchi, chiacchierare con gli espositori, soffermarsi senza essere travolti dalla ressa. Ho avuto l’impressione che a Donnas ci fosse più gente, ma era domenica ed era una giornata luminosa e bellissima. Anche mercoledì lo era, ieri, in omaggio alla Grande Nevicata incipiente era molto più nuvoloso, anche se all’arrivo il sole al tramonto occhieggiava da sotto le nuvole. Comunque la mia Silvia è rimasta entusiasta, come a Donnas: ha comperato frutta di legno, l’uccellino di Sant’Orso, la gallina nel nido con pulcini e uova, un coniglietto. Io ho comperato un altro tatà gatto dal mio amico Rudy Mehr di Gressoney, che era come sempre in piazza Chanoux. Nelle foto, un po’ di artigiani che mi sono piaciuti. Il ciondolo, quest’anno un delizioso stambecco, era esaurito quasi ovunque. Non abbiamo fatto in tempo a fare un salto al padiglione gastronomico, ma ho trovato in piazza della Repubblica un formaggio di capra della Valle di Lanzo da urlo.

Tappa n.3 da Aosta a casa. Siamo partite alle sette e mezza, minuto più, minuto meno. Non faceva niente di particolare. A Nus ha iniziato a nevischiare, pioggia mista ad acqua, e ha continuato tranquillo sino a Casale. Da Casale ha iniziato a nevicare pesantemente, e l’autostrada cominciava a riempirsi di neve. Nulla di che, con le gomme da neve, ma probabilmente nel tratto appenninico sarà stato peggio. Avevamo l’idea di cenare da qualche parte, ma saggiamente (haha) abbiamo rinunciato.

Ecco il racconto per immagini di ieri ( non di Milano, perché il parcheggio di SanDonato e viale Monte Nero non sono nulla di che)

( foto di Elisabetta Merlo)

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