Non di sola Val Borbera

Visto che ormai possiamo uscire e viaggiare, cioè darsi montagninamente alla pazza gioia (meteo permettendo, che sinora qualcosa ci ha pur rovinato) abbiamo continuato la nostra esplorazione locale e questa volta, complice una serie di commissioni da fare siamo andate in val Lemme a Carrosio. Lulù ricordava una serie di passeggiate che faceva da bambina, dato che lì aveva trascorso l’infanzia perchè il padre era il medico condotto. Purtroppo, come spesso avviene, molte cose sono cambiate, e non so parlando solo del fatto che siamo passate dall’infanzia alla vecchiaia in un amen. Sto parlando di paesaggio, antropizzazione, industrializzazione.

Nonostante la nostalgia del passato, il paese di Carrosio è molto grazioso, e molto ben tenuto, con una sua vocazione turistica legata alle colline del Gavi. Soprattutto, intorno al paese ci sono belle alture facilmente raggiungibili. Partendo dal parcheggio principale, dove poi la padrona del chiosco appena riaperto ci ha fatto un bell’aperitivo (probabilmente stupita di due avventori, nuovi, in un giorno feriale), si scende e si supera il torrente Lemme, si passa a fianco del campo sportivo , e si segue la strada che termina al b&b Villa Rocchetta (in realtà è interrotta al traffico perché la sede stradale siè deformata a causa delle frane dello scorso autunno). Però a piedi è facilmente percorribile e sicura e continua a svilupparsi all’interno del bosco. Camminando per un’oretta si raggiunge la sommità erbosa del monte Erbano in mezzo ai calanchi.

Tasso di assembramento zero 0 nul nada manco un grillo.

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Quattro passi sulle nostre montagne

Per uno dei cortocircuiti che accadono, non spesso e quindi è anche più bello, questa settimana l’articolo escursionistico andrà letto qui. Non temete, l’autore in entrambi i casi sono sempre io, nella duplice veste di storico e redattore. In questo post, se volete, si aggiunge la mia versione semiseria.

Il tasso di assembramento è pari a 2,1 (due persone e un cane – egualmente stupite di trovare altra gente) quindi significa trascorrere una giornata senza vedere praticamente nessuno. Certo, se cominciano radio Gold, il “Piccolo” e pure noi (dell’Isral) a diffondere le bellezze della Val Borbera, è finita. Ancora non mi capacito della folla che sale sul Tobbio, che non è proprio una passeggiatina. Mi consolo pensando che gli itinerari sono molti e forse non è nell’indole italica fare troppa fatica. Tranquilli, però, i due itinerari descritti sono veramente alla portata di tutti.

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Solitudine

Ricercare la solitudine non significa essere soli. Se, ora che è stato dato il liberi tutti, la montagna è /può essere il luogo privilegiato per trascorrere un’estate tranquilla, meglio non assembrarsi tutti nello stesso luogo, come i seguaci di un certo numero di partiti politici hanno fatto non molto tempo fa.

In questo, mi concederete, io ho una certa esperienza, che risale a ben prima del covid. Le folle oceaniche non mi sono mai piaciute, ad eccezione di alcune riunite per Bob Dylan o altri artisti così, e sono sempre disposta a fare un’eccezione per il Boss, qualora tornasse in Italia prima della senescenza mia e sua (probabilmente prima mia).

Per cui intendo suggerirvi qualche itinerario di varia lunghezza, partendo dal “vicino a me”, che sia rilassante e lontano dalla pazza folla.

Ho ripreso da poco a uscir di casa, spinta anche dalla cugina di mio marito che è una delle persone che cammina con me volentieri e viceversa. Al telefono mi dice di provare il Tobbio, e io penso con un brivido, nell’ordine, alla mia schiena, alla parte terminale con il sole a picco, e al fatto che come prima uscita il Tobbio è bello tosto.

Devo dire, meno male, perché a giudicare dalle fotografie che ho visto su Instagram, la cima del Tobbio quella domenica pareva la passeggiata a mare di Chiavari.

E poi, allora c’era ancora il divieto di espatrio regionale, e una serie di mete alternative mi sono state inesorabilmente bocciate dai confini. Poi ho pensato alla Val Borbera. Ho già scritto del santuario di Cà del Bello, e dell’itinerario classico che sale da Persi, ma in effetti per arrivarci ce ne sono altri tre. Noi siamo saliti da Alborasca (dopo Stazzano), dove si può lasciare l’auto in uno spiazzo, all’inizio del paese, poi si imbocca una stradina in salita che si chiama via Cà del Bello, che porta alla Bocchetta di Alborasca, dove si biforca il sentiero : a sinistra si va verso Sorli e poi attraverso la Bocchetta Barillaro si scende sino a Pertuso a destra (ma il cartello sembra puntare in basso) verso Stazzano. Da entrambe le parti il sentiero percorre la cresta, così si ha da un lato la parte pianeggiante della val Borbera, dall’altro la pianura tortonese.

Si passa il cippo che commemora il partigiano Rino Ghion (Tricoli) ucciso quasi alla fine della guerra, poi la strada scende verso Cà del Bello, il santuario della Madonna della Neve, edificato per la prima volta nel 1672 e poi ampliata a più riprese sino al Novecento. Luogo al fresco piacevole e panoramico, adattissimo per rifocillarsi. Ritorno all’auto per forza di cose dalla stessa strada. In tutto, un paio d’ore di passeggiata quasi sempre in ombra e con moltissimi fiori colorati.

tasso di assembramento 5 ( due ciclisti , un papà con due bambine che raccoglievano fiori)

qui l’altro itinerario da Persi, molto più corto, e pure carrozzabile, se avete la solita vecchia Panda.

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Da vedere

Anche se non siamo più in quarantena, per fortuna, ho trovato due cosette divertenti / interessanti da vedere, in attesa di completare una serie di articoli su escursionismo lontano dalle folle, che inizierà nel week end .

Quindi. Grazie a La Stampa, per aver condiviso questo video di Karpos su un atleta trentino, Alessandro Zeni, che però è in forza sezione militare di alta montagna del Centro sportivo dell’esercito di Courmayeur: Zeni ha scalato una placca (in realtà un insieme di vie concatenate ) valutata 9b, alla pari con il mitico Adam Ondra. Video qui

Secondo, troppo forte: le marmotte che litigano a Pila….

Terzo, un altro pazzo che è sceso con gli sci dal Monte Bianco, anzi dalla Poire, e siccome Edmond Joyeusaz, che spero non si offenderà per essere stato definito pazzo, è un quasi coetaneo, come dicono quelli di Boris che sono tornati di moda, daje!

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Con una sola fava

La lettura consigliata di metà settimana mette insieme tre cose per me importanti: la montagna, in questo caso la mia amata Val Divedro, Formazza, Devero e dintorni, il mio lavoro di storica, e anche quello di insegnante.

Io ho iniziato bene la giornata, quindi, enjoy Su Mountcity

Tra un po’ inizieranno a chiedermi i diritti…

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Prima che tutto finisca – tutto è finito

Le piante della Pista

Domenica scorsa ho voluto osservare la città un attimo prima della fine del blocco, prendendo la bici e il suo tremendo rumor di catena e attraversando Mandrognistan Ville da sud a nord, il che a una ciclista di età avanzata che viaggia con il Cancello ha preso esattamente venti minuti. Questo per dire come un posto come questo, ad una profondità inferiore al livello del mare, dovrebbe essere percorso solo da velocipedi. E invece no. Comunque in giro c’era, probabilmente a causa del tempo un po’ così, molta meno gente di quanto mi aspettassi: bambini e carrozzini, joggers in zona cimitero, vecchietti seduti sulle panchine, famigliole al parco Carrà, praticamente l’unico aperto, secondo un criterio che non mi è stato dato di capire, dato che è molto più piccolo dell’area argini e della Cittadella che invece sono chiusi e sono molto più grandi (vogliono impedire ai cingalesi di giocare a cricket?). lo ammetto, la città vuota mi piace, perché aumenta in questo modo il suo apsetto di esperimento razionalista popolato di zombi.

Poi hanno aperto tutto. Tutto che va inteso alla sabauda, non è tutto tutto aperto, anche perché secondo i dati del Post il natio Mandrognistan si colloca al nono posto tra le provincie più infettate dal coronavirus. Non bello.

Comunque, la sveglia me l’hanno data gli addetti del comune che hanno tagliato l’erba nel viale vicino a casa (ma non nei Giardini Pubblici) facendo un rumore da terza Guerra Mondiale nonostante i doppi vetri. A metà settimana ho fatto una scappata in ufficio, perché alcune cose dovevo assolutamente farle “in presenza”, come si usa dire. Noi come tutti gli Istituti culturali, abbiamo messo in atto le necessarie misure di distanziamento e di sicurezza, e i nostri abituali frequentatori sono rimasti basiti nel non poter più frequentare la sala di lettura (il che è stato fatto per il loro bene dato che i tre quarti di quelli che vengono per la lettura -i ricercatori di solito prendevano appuntamento anche prima- stanno ampiamente sopra gli ottant’anni). Sono andata e tornata sempre in bici, e il centro città, che infatti ho frequentato poco, era pieno di gente. Giovani pronti alla movida o comunque si chiami? nada: vecchietti come me che affollavano i dintorni dei bar aperti – pochi, c’è in corso una protesta – con cani, senza mascherine e senza distanza di alcun genere. In corso roma, invece era in corso la vasca, dove i giovani, con o senza mascherina, esibivano bermude e pance al vento. Giusto, abbiamo saltato la primavera a piè pari, ed è arrivata l’estate.

Sto preparandomi alla prima escursione fuori porta, per così dire, e ho già scoperto con raccapriccio che tutti i luoghi in cui volevo posare la mia schiena malandata sono oltre confine…

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Cosa c’è da sapere

Leggendo qui e là le nuove disposizioni vien fatto di pensare che siamo governati da pazzi : andare in spiaggia, fare il bagno solo per nuotare , ma non asciugarsi, nuotare ma non affogare perché non c’è il bagnino e altre amenità similari.

Quindi vi lascio da leggere, per chi ancora non l’ha letto/ trovato in giro il nuovo vademecum del Cai . In questa bella infografica si trova tutto quello che c’è da sapere su come rimettersi in piedi ( meglio “a”piedi) in sicurezza. Porrei un attimo l’attenzione sul “ valutare le proprie capacità”: per quanto tutti noi sportivi (nel mio caso, vabbè vuol dire tirarsela) abbiamo cercato di restare in forma, l’allenamento indoor non è mai come l’uscita sul terreno. E lo dice anche Robert Antonioli, uno che ne so molto più di me, che in un recente post su Instagram ha ricordato tre cose a chi si voglia buttare subito nello sci alpinismo ( ma vale per tutti noi).

1. La montagna è sempre lì, ma noi non ne conosciamo le condizioni, perché per tre mesi ci sono andati gli orsi, i lupi e gli stambecchi.

2. La montagna è sempre lì, ma noi siamo stati qui ( lui, beato in Valfurva). Possiamo tirarcela sin che vogliamo, ma la condizione non è da campionati mondiali.

3. Ha fatto caldo. Poi di nuovo freddo. Il tempo cambia in fretta e le condizioni della montagna richiedono una concentrazione assoluta. E infatti ci sono già stati incidenti di una certa gravità – la morte di Matteo Bernasconi dei Ragni di Lecco è notizia di oggi.

Se bazzicate Instagram, il suo profilo @robertaccio90 è pieno di splendide foto, animali soprattutto, il video di oggi vede protagonisti una volpe, un assembramento di stambecchi e una coppia di caprioli, e prima ancora un leprotto sotto la pioggia. Vi ricordo che io fotografo dei gatti in cucina…

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Su e giù per l’Appennino

Episodio del podcast, se volete ascoltare la pillola di montagna che è il podcast

Ora che è cominciata la fase 2 – e già averla fatta iniziare da queste parti mi sembra quantomeno un azzardo – ho cercato di capire se e come potevo azzardarmi fuori dal terrazzo. Il mio cugino giovane e sportivo ha tagliato la testa al toro e sabato mattina ha preso ed è andato con un amico a Caldirola (mentre io e sua madre gli suggerivamo scuse a distanza su whatsapp). Io che oggettivamente potrei aver difficoltà a spiegare a un carabiniere che sono una donna sportiva, ho accampato una Buona Scusa (vado dai nonni al cimitero), mi sono fatta l’autocertificazione ( ne ho già scritte e buttate una dozzina che nessuno mi ha mai chiesto) e sono andata a Montaldeo. Al cimitero, certo, che causa anche alluvione di fine ottobre non avevo più visto, ma soprattutto a camminare.

Non avevo velleità di nessun tipo, solo vedere se e quanto resistevo fuori casa senza aver l’ansia o il mal di schiena o tutte e due. Ho fatto un giro tra le cascine e le frazioni di Montaldeo, che si trova al centro di un itinerario ciclistico – religioso : Coppi, più madre Maria Mazzarello fondatrice delle figlie di Maria Ausiliatrice, suore salesiane, che è nata a pochi chilometri. Anche solo camminare lungo la provinciale sul crinale della collina è remunerativo, perché il panorama dai due versanti è molto bello e riposante, e molto verde in questa stagione.

All’inizio è stato un mettitoglilamascherina mettitoglilamascherina: pareva tutti gli ultrasettantenni del paese si fossero dati appuntamento nel tratto cimitero – paese. Poi finalmente nessuno. Nemmeno in paese, dove evidentemente si pratica il distanziamento o tutti i proprietari di seconde case per lo più genovesi sono rimasti bloccati a Genova, come noi. Ansia, presente. Che a me prende subito alla bocca dello stomaco. Poi , dopo un po’, cauto ottimismo. Si può fare. Non proprio entusiasmo, ecco. L’arbitrarietà dell’applicazione delle norme ti lascia quel vago sentore di star infrangendo tutte le leggi del mondo. Schiena complessivamente a posto.

Alla cappella di S.Michele , del XIII sec. , erba ad altezza ginocchia come un po’ ovunque e splendidi Iris, che sono la mia passione.

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Finestra sul cortile (ancora)

Se lunedì c’è stato il liberi tutti, io sono uscita oggi. Qualcosa è, però, sottilmente cambiato. Intanto non sono uscita per una necessità immediata (gatti, spesa, farmacia): sono andata in libreria, con il mio meraviglioso buono regalo dono dei colleghi per il mio compleanno, che se ben ricordate, è caduto a ridosso del lockdown. Quindi era lì, semidimenticato, finché, due giorni fa, facendo come al solito un’effimera pulizia delle carte sul tavolo di cucina, è saltato fuori come la lettera rubata di Poe (nel senso che era lì davanti a me, ma naturalmente non ci pensavo affatto).

Nella settimana del liberi tutti (non venitemi a dire che non ci avete pensato anche voi), in centro città c’era più gente, ma non una folla (e tanta gente senza mascherina, il che mi manda abbastanza in bestia), qualche ciclista, e tutti i negozi chiusi. Mi segnalano assembramenti sull’argine, che è l’ultimo posto dove vorrei andare dato che sono tutti lì a banfare goccioline al sole. I parchi sono chiusi. Tutti. Anche la cittadella. Anche il parchetto vicino a casa mia, in cui speravo tanto – anche se è un posto per farci giocare i bambini, e i cani, e forse per questo è chiuso. Anche il cimitero è chiuso – perchè i vigili sono sull’argine a controllare i runners. A parte questo, gli unici assembramenti che ho notato in centro erano formati da stranieri – e no, non sono seguace del capitano, mi domandavo soltanto se qualcuno ha pensato a tradurre le disposizioni di legge vecchie e nuove in arabo, albanese, francese e spagnolo, tanto per dire.

Spostarsi, non è chiaro. Giustamente molti si domandano come mai la montagna sia sparita dall’orizzonte politico -turistico di questo periodo. In parte, credo, c’entra il fatto che molte zone di montagna sono diventate pericolosi focolai d’infezione, non tutte certo, ma pensate a provincia autonoma di Bolzano, val Seriana, Val d’Aosta. E in quest’ultimo territorio , penso a Courmayeur, l’invito a starsene a casa, ai turisti e proprietari di seconde case, è arrivato come dire forte e chiaro. Per buonissime ragioni, magari, certo è che stanno correndo ai ripari. Poi ci sono zone dove invece il contagio è pressoché assente, come in molte delle mie zone appenniniche, o nel cuneese.

In circostanze come queste, sarei scappata nei dintorni di Masone, dove ci sono io, i cinghiali, e anche i lupi. Anche nei momenti di maggior traffico escursionistico non è che ci fossero proprio le folle. Ma non si può: siamo in Liguria, e vietato sconfinare ( a Gnocchetto ti sparano a pallettoni?) Quindi, a meno che i cimiteri di Masio e Montaldeo siano aperti, e io possa usare quella scusa (ma la faccenda cimiteri non è chiara, come si è visto) mi toccherà un’ora di strada per fare sport, da sola, sempre naturalmente che trovi pattuglie di poliziotti pronti a bersi la mia voglia di montagna.

Concludendo con una nota seria, non mi dimentico della tragedia che abbiamo vissuto. tornare sulle mie amate montagne lombarde, dopo questo, e pensare a quante persone sono morte, che magari avevo incrociato casualmente, con cui avevo scambiato qualche parola in un negozio o in un bar…non sarà mai più la stessa cosa. Almeno per me.

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Nostalgia

Tra un’ora ci sarà, a quanto pare, il liberi tutti. Vedremo- non significa, credo, che domattina prendiamo tutti la macchina e ci fiondiamo sulla prima montagna a disposizione… in realtà probabilmente ci fionderemo alle nostre postazioni di lavoro. La rivista Skialper, sul suo profilo Instagram, ha scritto un redazionale molto sensato: siete stati fermi due mesi, meglio essere prudenti, non sapete in che condizioni siete voi, e non sapete in che condizioni è l’ambiente circostante.

In ogni caso, stiamo attenti là fuori.

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