Prima che tutto finisca – tutto è finito

Le piante della Pista

Domenica scorsa ho voluto osservare la città un attimo prima della fine del blocco, prendendo la bici e il suo tremendo rumor di catena e attraversando Mandrognistan Ville da sud a nord, il che a una ciclista di età avanzata che viaggia con il Cancello ha preso esattamente venti minuti. Questo per dire come un posto come questo, ad una profondità inferiore al livello del mare, dovrebbe essere percorso solo da velocipedi. E invece no. Comunque in giro c’era, probabilmente a causa del tempo un po’ così, molta meno gente di quanto mi aspettassi: bambini e carrozzini, joggers in zona cimitero, vecchietti seduti sulle panchine, famigliole al parco Carrà, praticamente l’unico aperto, secondo un criterio che non mi è stato dato di capire, dato che è molto più piccolo dell’area argini e della Cittadella che invece sono chiusi e sono molto più grandi (vogliono impedire ai cingalesi di giocare a cricket?). lo ammetto, la città vuota mi piace, perché aumenta in questo modo il suo apsetto di esperimento razionalista popolato di zombi.

Poi hanno aperto tutto. Tutto che va inteso alla sabauda, non è tutto tutto aperto, anche perché secondo i dati del Post il natio Mandrognistan si colloca al nono posto tra le provincie più infettate dal coronavirus. Non bello.

Comunque, la sveglia me l’hanno data gli addetti del comune che hanno tagliato l’erba nel viale vicino a casa (ma non nei Giardini Pubblici) facendo un rumore da terza Guerra Mondiale nonostante i doppi vetri. A metà settimana ho fatto una scappata in ufficio, perché alcune cose dovevo assolutamente farle “in presenza”, come si usa dire. Noi come tutti gli Istituti culturali, abbiamo messo in atto le necessarie misure di distanziamento e di sicurezza, e i nostri abituali frequentatori sono rimasti basiti nel non poter più frequentare la sala di lettura (il che è stato fatto per il loro bene dato che i tre quarti di quelli che vengono per la lettura -i ricercatori di solito prendevano appuntamento anche prima- stanno ampiamente sopra gli ottant’anni). Sono andata e tornata sempre in bici, e il centro città, che infatti ho frequentato poco, era pieno di gente. Giovani pronti alla movida o comunque si chiami? nada: vecchietti come me che affollavano i dintorni dei bar aperti – pochi, c’è in corso una protesta – con cani, senza mascherine e senza distanza di alcun genere. In corso roma, invece era in corso la vasca, dove i giovani, con o senza mascherina, esibivano bermude e pance al vento. Giusto, abbiamo saltato la primavera a piè pari, ed è arrivata l’estate.

Sto preparandomi alla prima escursione fuori porta, per così dire, e ho già scoperto con raccapriccio che tutti i luoghi in cui volevo posare la mia schiena malandata sono oltre confine…

Informazioni su alpslover

camminatrice e scrittrice, insegnante e madre - di - gatto, moglie scoordinata e ricercatrice, vive nel profondo nord.
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2 risposte a Prima che tutto finisca – tutto è finito

  1. novecentomilaepiu ha detto:

    siamo ripiombati nel caos con assembramenti a complemento!!

    "Mi piace"

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